Il "ripristino" del nome di Dio


«Una traduzione che ripristina coraggiosamente il nome di Dio su solide basi è la Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane. Questa versione, attualmente disponibile in 25 lingue moderne, fra cui l'italiano, ripristina il nome di Dio tutte le volte che nelle Scritture Greche viene citato un brano delle Scritture Ebraiche che lo contiene. In questa traduzione delle Scritture Greche il nome di Dio compare in totale 237 volte e con valide ragioni». 

Queste parole, del tutto prive di incertezze, sono tratte dall'opuscolo Il nome divino che durerà per sempre, edito dalla "Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova", a p. 27. Secondo quanto vi si legge, la Traduzione del Nuovo Mondo - la Bibbia dei Testimoni di Geova (TNM) -, 'ripristinerebbe coraggiosamente il nome divino'. La parola "ripristinare" vuol dire letteralmente "riportare allo stato primitivo". L'uso di tale verbo farebbe quindi pensare che il Corpo Direttivo (CD) dell'organizzazione abbia tradotto la propria versione della Bibbia ricalcando fedelmente i testi redatti dagli apostoli e dagli altri cristiani del primo secolo d. C. e che in questi loro scritti vi sia riportato il nome Geova per ben 237 volte. È un fatto risaputo comunque che gli originali scritti cristiani, dal vangelo di Matteo al libro dell'Apocalisse, sono andati perduti e che le traduzioni bibliche attuali si basano su manoscritti posteriori. Quindi le fonti di cui disponiamo sono manoscritti ricopiati dagli originali. Questo è un fatto ammesso anche dalla Società Torre di Guardia; infatti, sempre nel medesimo opuscolo, alle pagine 23 e 24, si legge: 

«...occorre ricordare che i manoscritti delle Scritture Greche Cristiane che oggi possediamo non sono gli originali. I libri scritti di loro pugno da Matteo, Luca e dagli altri scrittori biblici, essendo molto usati, si logorarono rapidamente. Ne furono quindi fatte copie, che a loro volta si logorarono e furono ricopiate. Questo è normale, dato che le copie venivano di solito fatte per essere usate, non conservate».

Si dovrebbe comunque poter concludere, secondo quanto afferma la Società, che i più antichi manoscritti del Nuovo Testamento riportino il nome Geova. Ma le cose stanno davvero così? Assolutamente no. La verità è che in nessuno di questi manoscritti compare tale nome, ma vi si trova solo e soltanto il termine "Signore". Anche questo viene riconosciuto dalla Società: 

«I manoscritti del libro di Rivelazione (o "Apocalisse", l'ultimo libro della Bibbia) contengono il nome di Dio nella sua forma abbreviata, "Iah" (nella parola "Alleluia"). Ma a parte ciò, nessun antico manoscritto greco oggi in nostro possesso dei libri da Matteo a Rivelazione contiene il nome di Dio per esteso» (pag. 23). 

Quindi, per sua stessa ammissione, la Società Torre di Guardia riconosce che il nome Geova non si trova nei manoscritti del Nuovo Testamento. Ma allora perché perché lo hanno inserito per ben 237 volte nella TNM? Secondo il Geovismo «i cristiani apostati del II e del III secolo [tolsero il nome] nel ricopiare i manoscritti greci della Bibbia e non lo adoperarono quando tradussero la Bibbia in altre lingue» (pag. 27). Con tali parole il Corpo Direttivo rivolge ai cristiani del II° e III° l'accusa di apostasia. Ma è credibile che degli uomini timorati di Dio, prima abbiano alterato la Sua Parola, commettendo un grave peccato, e poi abbiano sofferto e siano morti per essa? Tutto ciò sarebbe davvero illogico e paradossale. Si tratta chiaramente di accuse insostenibili, sia dal punto di vista biblico che storico.

L'opuscolo in cui sono state espresse queste gravi accuse venne pubblicato nel 1984; cinque anni dopo, in una pubblicazione dal titolo La Bibbia: Parola di Dio o dell'uomo?, leggiamo delle affermazioni nettamente contrastanti. Ecco come la Società espresse il suo elogio nei confronti dei cristiani dei primi secoli (il grassetto è mio): 

«Nel 253 E.V. l'imperatore Diocleziano prese provvedimenti direttamente contro la Bibbia. Nel tentativo di cancellare il cristianesimo, ordinò che tutte le Bibbie cristiane venissero bruciate. Queste campagne di oppressione e genocidio furono una vera minaccia alla sopravvivenza della Bibbia. Se gli ebrei avessero fatto la stessa fine dei filistei e dei moabiti o se gli sforzi compiuti prima dai giudei e poi dalle autorità romane per eliminare il cristianesimo avessero avuto successo, chi avrebbe scritto e preservato la Bibbia? Ma nonostante tutto, i custodi della Bibbia - prima gli ebrei e poi i cristiani - non furono sterminati e la Bibbia è sopravvissuta» (pp.16-17).

In cinque anni, quei primi cristiani, da apostati sono stati quindi elevati a custodi della Bibbia, un cambiamento di opinione da parte del CD davvero molto benevolo ma che rimane comunque contraddittorio. Mettendo a confronto queste due opinioni, infatti, non possiamo che concludere che una di esse è falsa: i primi cristiani o erano custodi o erano apostati falsificatori della Bibbia! Senza alcuna ombra di dubbio possiamo affermare che è falsa l'accusa di apostasia. 

Perché la Torre di Guardia ha voluto esprimere simili accuse? La risposta è che, pur di giustificare la presenza del nome "Geova" nel Nuovo Testamento, non si sono risparmiati nemmeno coloro che con fede e devozione hanno fatto pervenire a noi le Sacre Scritture. Anzi, leggendo la Traduzione del Nuovo Mondo, si può dire che i veri apostati sono proprio coloro che hanno tradotto e pubblicato questa traduzione, dato che essa si discosta notevolmente dai testi originali. Che possano, a questo proposito, i testimoni di Geova  riflettere e meditare sulle parole di 2 Corinzi 4:2: «Al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio» (CEI). 

La Società dei TdG riconosce l'estrema la meticolosità, attenzione e cura che vennero adottate dai primi cristiani nel ricopiare gli scritti originali:

«Copie delle Scritture Ebraiche furono trascritte con coscienziosa cura e gli scribi presero insolite precauzioni per assicurarsi che non vi fossero errori. Controllavano l'esattezza contando il numero delle parole, perfino il numero delle lettere, e se anche una sola lettera era sbagliata, scartavano quella parte del manoscritto e la riscrivevano. A prova di questa accuratezza, manoscritti che risalgono al decimo secolo E.V. contengono essenzialmente lo stesso materiale del "rotolo del mar Morto" di Isaia scoperto di recente, che fu copiato nel primo o secondo secolo a.E.V. Oltre mille anni di copiatura e ricopiatura non avevano provocato alcuna alterazione al testo della Bibbia! Simile minuziosa cura dei particolari si ebbe nel ricopiare i manoscritti delle Scritture Greche Cristiane. Così siamo sicuri che i testi ebraico e greco, da cui sono state tradotte le nostre Bibbie moderne, sono essenzialmente uguali ai manoscritti originali che furono 'ispirati da Dio'. Lo studio comparato di decine di migliaia di manoscritti in molte lingue ne dà prova. Sì, la Bibbia stampata, come l'abbiamo ora in più di 1.500 lingue, è la stessa "parola" scritta a mano sotto ispirazione di Dio, dal sedicesimo secolo a.E.V. al primo secolo E.V.» (Opuscolo "Buona notizia", 1977, pag. 41).
«Il testo che noi abbiamo a disposizione è in sostanza quello redatto dagli scrittori originali, e la sua accuratezza è confermata dal fatto che i cristiani contemporanei lo accettavano» (La Bibbia: parola di Dio o dell'uomo?, p. 59). 
«Dobbiamo essere contenti di sapere che la generale autenticità del testo del Nuovo Testamento è stata rimarchevolmente confermata dalle scoperte moderne che hanno ridotto così tanto l'intervallo fra gli originali autografi e i più antichi manoscritti esistenti, e che le differenze tra le varie lezioni, per quanto interessanti, non influiscono sulle dottrine fondamentali della fede cristiana» (Tutta la Scrittura è ispirata, p. 319).

Se l'uso del nome divino - come affermano i Testimoni - è essenziale per la salvezza ed è una delle verità fondamentali alle quali bisogna credere, come mai Dio avrebbe permesso che scomparisse dagli antichi manoscritti? Se Dio ha preservato la Sua parola dalla corruzione e dalla contaminazione (come si legge nelle frasi succitate), facendo in modo che arrivasse a noi sostanzialmente come fu scritta, perché non si trova traccia alcuna nei manoscritti del Nuovo Testamento del nome Geova? Se tale supposta alterazione fu opera di scribi disonesti ed apostati, che sostituirono il tetragramma (JHWH) con il titolo Signore - come sostengono i Testimoni - come mai Dio non avrebbe impedito questa grave alterazione? Se le cose stanno in questo modo, che fiducia possiamo avere che non siano state cambiate anche altre parti essenziali e fondamentali della Scrittura?

Riassumendo tutto quello che abbiamo considerato finora possiamo arrivare a due conclusioni certe: 

1) Tutti i manoscritti, sia ebraici che greci, sono accurati e sono stati copiati correttamente e fedelmente agli originali.
2) In tutti manoscritti del Nuovo Testamento non compare mai il nome Geova ma sempre il termine "Signore". 

Sorge quindi spontanea la domanda: con quale autorità il CD si è permesso di inserire il nome Geova per ben 237 volte nel Nuovo Testamento?

Sempre l'opuscolo Il nome divino che durerà per sempre, a pag. 26, risponde: 

«Perciò laddove gli scrittori delle Scritture Greche Cristiane citano le preesistenti Scritture Ebraiche, il traduttore ha il diritto di rendere la parola Kyrios con "Geova" ogni qualvolta il nome divino appariva nell'originale ebraico». 

Avete letto bene? Il CD si è arrogato il diritto di modificare la Parola Di Dio, sostituendo Kyrios (Signore), con Geova, 'dimenticandosi' delle parole che si trovano in Apocalisse 22:18,19: «Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro» (Nuova Riveduta).

Per giustificare tale inserimento ("ripristino"), non disponendo di manoscritti che lo autorizzino, la Società si è appoggiata all'"autorità" di alcune traduzioni ebraiche del Nuovo Testamento. Ecco cosa si legge al pag. 1567 della TNM con riferimenti, al sottotitolo "Ripristino del Nome Divino": 

«Nel corso dei secoli sono state fatte molte traduzioni in ebraico delle Scritture Greche Cristiane o di parti d'esse. Tali traduzioni, contrassegnate in quest'opera dalla lettera "J" seguita da un esponente numerico, hanno ripristinato in vari luoghi il nome divino nelle ispirate Scritture Greche Cristiane. Hanno ripristinato il nome divino non solo nelle citazioni dalle Scritture Ebraiche, ma anche in altri luoghi dove i brani richiedevano tale ripristino».

Il fatto che in traduzioni del NT (o di parti d'esso) dal greco all'ebraico alcuni studiosi abbiano inserito il tetragramma  in alcuni luoghi dove compare il termine greco Kyrios, non dimostra assolutamente che il "nome divino" fosse riportato anche negli scritti originali! Semplicemente questi traduttori inserirono nel testo - di loro iniziativa, senza avere il sostegno di alcun manoscritto greco del NT - le quattro consonanti ebraiche JHWH per rendere il greco Kyrios. Si noti che gli ebrei ortodossi leggono Signore quando trovano il tetragramma nel testo, seguendo la vocalizzazione dei Masoreti i quali apposero alle consonanti JHWH le vocali della parola Adonaj o Elohim quando precedeva Adonaj, per significare che bisognava pronunciare uno dei due altri nomi. Citare questi traduttori quindi non rende in alcun modo legittimo l'inserimento del nome Geova nel NT da parte della Società Torre di Guardia.

La Watch Tower, ogni volta che nella sua traduzione delle Scritture Cristiane "ripristina" il nome Geova, nelle note in calce cita le summenzionate versioni ebraiche per "giustificare" tale inserimento. Ecco un esempio tratto dal vangelo di Matteo, cap. 1 versetto 20; nella TNM in questo passo si legge:

«Ma dopo che ebbe riflettuto su queste cose, ecco, l'angelo di Geova* gli apparve in sogno, dicendo: "Giuseppe, figlio di Davide, non aver timore di condurre a casa tua moglie Maria, poiché ciò che è stato generato in lei è dallo spirito santo». 

L'asterisco rimanda alla nota in calce che recita:  

«"Geova": J3,4,7-14,16-18,22-24,28(ebr.), [JHWH] (Yehowàh); gr. [Kyrios], senza l'articolo determinativo, "Signore". The Holy Scriptures, di J. N. Darby, 1920 (corrispondente alla "Elberfelder Bibel" tedesca, 1891), dice in una nt. a Mt 1:20: "'Signore' senza articolo, che significa, come in molti altri casi, 'Geova'". Questo è il primo dei 237 luoghi delle Scritture Greche Cristiane in cui il nome divino "Geova" ricorre nel testo principale di questa traduzione».

Quindi, non potendo disporre dell'autorità degli antichi manoscritti, la Società si è appoggiata a delle traduzioni ebraiche del NT, la più antica delle quali  risale solo al 1555! Ma, come dicevamo, nessun antico manoscritto greco del Nuovo Testamento riporta il "nome divino" nella forma Geova o in qualche suo equivalente.

La Società si dimostra poi incoerente nell'applicare la regola di citare traduzioni ebraiche. Quando, infatti, queste traduzioni sono in contrasto con la sua "teologia", le note in calce rimangono stranamente mute. Per esempio, in Ebrei 1:10-12 si legge nella TNM (il grassetto è aggiunto):

10 E: "Tu in principio, Signore, ponesti le fondamenta della terra e i cieli sono [le] opere delle tue mani. 11 Essi periranno, ma tu rimarrai continuamente; e tutti invecchieranno come un abito, 12 e tu li avvolgerai come un mantello, come un abito; e saranno mutati, ma tu sei lo stesso e i tuoi anni non finiranno mai".

Perché non vi è alcuna nota in calce che rimanda alle traduzioni ebraiche di questo passo? Non vi è alcun dubbio che qui si stia parlando di JHWH, il Creatore del mondo. Il silenzio della nota e la mancanza del "ripristino" del nome Geova in questo versetto dipende semplicemente dal fatto che qui lo scrittore ispirato si sta riferendo al Figlio di Dio: sarebbe molto contrastante con le dottrine dei TdG chiamare il Figlio di Dio Geova...

Lo stesso accade nel cap. 3 versetto 15 della prima lettera di Pietro:

Ma santificate il Cristo come Signore* nei vostri cuori, sempre pronti a fare una difesa davanti a chiunque vi chieda ragione della vostra speranza, ma con mitezza e profondo rispetto.

L'asterisco rimanda alla nota che dice: «"Il Cristo come Signore", [ALEF] ABC, TR, "il Signore Dio"; J7,8,11-14,16,17,24, "Geova Dio"». I simboli [ALEF] ABC, TR stanno rispettivamente ad indicare: Alef:  il Codice Sinaitico, manoscritto greco (gr) del IV sec. d.C.; A: Codice Alessandrino, gr., V sec. d.C; B:  Ms. Vaticano 1209, gr., IV sec. d.C.; C:  Codice Ephraemi rescriptus, gr., V sec.d.C.; TR: Textus receptus (Testo comunemente accettato), Scr. Gr., di R. Estienne (Stefano), 1550. I simboli J7,8,11-14,16,17,24, indicano invece quelle traduzioni ebraiche che in questo passo hanno inserito il tetragramma al posto di Kyrios. Anche in questo caso la Watch Tower si dimostra incoerente e contraddittoria, infatti anziché seguire come al solito l'esempio delle traduzioni ebraiche, come ha fatto per 237 volte, qui si attiene ai manoscritti greci che contengono la parola "Signore" (Kyrios). Perché questa incoerenza? Semplicemente per evitare di far dire all'apostolo che bisogna santificare il Cristo come Geova, attribuendo quindi al Signore Gesù lo stesso nome che nel Vecchio Testamento viene usato per il Padre.

Un altro esempio, Filippesi 2:10-11(il grassetto è aggiunto): 

10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio di quelli che sono in cielo e di quelli che sono sulla terra e di quelli che sono sotto il suolo, 11 e ogni lingua confessi apertamente che Gesù Cristo è Signore alla gloria di Dio Padre.

Cosa dicono le traduzioni ebraiche di questo passo? Quale parola usano al posto del titolo "Signore"? La nota in calce della TNM è anche qui insolitamente muta. 

Questi sono alcuni esempi che dimostrano come la Bibbia possa essere tradotta seguendo ragionamenti che si alternano a seconda della propria convenienza e del proprio credo religioso, e nel fare ciò la Società Torre di Guardia è vera maestra: il "ripristino del nome divino" nella TNM non è un caso isolato, esistono, infatti, molti altri versetti rimaneggiati e resi conformi alle dottrine del CD. 

Il Corpo Direttivo, per paura che i suoi adepti possano venire a conoscenza di questi fatti, rivolge durissime accuse contro gli "apostati" e le persone che esaminano criticamente la TNM: 

«Alcuni, come certi odierni apostati, operano slealmente come agenti di Satana per minare la fede dei membri più nuovi della congregazione cristiana. (2 Corinti 11:13) Anziché limitarsi a usare la Bibbia come fonte del vero insegnamento, concentrano i loro sforzi nel tentativo di screditare la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, come se gli insegnamenti dei testimoni di Geova dipendessero completamente da essa» - La Torre di Guardia del 15 agosto 1990, pag. 16. 

Con queste parole si vorrebbe far credere che un testimone di Geova potrebbe servirsi, senza nessun problema, di una Bibbia diversa dalla Traduzione del Nuovo Mondo. Se questo fosse vero, perché alla prossima adunanza, tu che sei testimone di Geova, non provi a consultare regolarmente un'altra traduzione durante l'adunanza di servizio o durante la Scuola di Ministero Teocratico? Oppure mentre pronunci un discorso dal podio? O, ancora, quando esci nell'opera di predicazione? Se un TdG si permettesse di fare una cosa del genere sarebbe guardato con occhio critico dai suoi fratelli e, soprattutto, verrebbe ripreso dagli "anziani", i quali gli  chiederebbero come mai usa un'altra traduzione biblica e gli porrebbero mille domande, come se stesse per cadere nell'"apostasia". 

Nella Torre di Guardia succitata abbiamo letto le accuse del Corpo Direttivo nei confronti degli "apostati", secondo cui essi  screditerebbero indebitamente e senza validi motivi la Traduzione del Nuovo Mondo. Però, nel libro "Tutta la scrittura è ispirata da Dio", a pag. 324, si legge: 

«I testimoni di Geova riconoscono di dovere molto alle numerose versioni della Bibbia che hanno usato per studiare la verità della Parola di Dio. Comunque, tutte queste traduzioni, anche le più recenti, hanno i loro difetti. Ci sono incoerenze o versioni di brani poco accurate, contaminate da tradizioni settarie o da filosofie mondane, e pertanto non in piena armonia con le sacre verità che Geova ha fatto scrivere nella sua Parola».

In conclusione, se è la Società Torre di Guardia a criticare le altre traduzioni, lo fa solo per difendere "le sacre verità che Geova ha fatto scrivere nella sua Parola"; se sono gli altri a criticare la loro Traduzione del Nuovo Mondo, questi vengono definiti "apostati che operano slealmente come agenti di Satana per minare la fede dei membri più nuovi della congregazione cristiana".

Fabio Gentile


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L'abuso di un'ipotesi: il Tetragramma nel NT
A cura di Achille Aveta (link esterno).