Salomone e "il suo caro"


Il sublime Cantico dei Cantici è uno dei più bei libri della Bibbia. Ecco come tale libro viene appropriatamente commentato dalla Watch Tower in una sua pubblicazione:

 «"IL MONDO intero non era degno del giorno in cui questo sublime Cantico fu dato a Israele". Così il "rabbino" ebreo Akiba, vissuto nel I secolo dell'era volgare, espresse il suo apprezzamento per il Cantico dei Cantici (o Cantico di Salomone). L'espressione "cantico dei cantici" ricalca fedelmente il testo ebraico, e denota superlativa eccellenza, come l'espressione "cieli dei cieli" per indicare il più alto dei cieli. (Deut. 10:14) Non è una collezione di cantici, ma un solo cantico, "un cantico della massima perfezione, uno dei migliori che siano esistiti, o che siano mai stati scritti» (Libro Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, pag.115, ed.1991).

Non è sempre facile identificare i personaggi descritti nel libro: «Il contenuto del libro è presentato mediante una serie di conversazioni. I personaggi che parlano cambiano di continuo: Salomone re di Gerusalemme, un pastore, la sua diletta Sulamita, i fratelli di lei, dame di corte ("figlie di Gerusalemme") e donne di Gerusalemme ("figlie di Sion"). (Cant. 1:5-7; 3:5, 11) Si distinguono da ciò che dicono o da ciò che vien detto loro» (Ibid., pagine 115-116). Secondo quanto scrive la Società quindi, spesso si può capire chi sta parlando in base a quello che viene detto. Vediamo di leggere allora il capitolo 6, versetti 11 e 12 nella TNM (ed.1987), cercando di comprendere se il soggetto è un uomo o una donna:

11 "Al giardino dei noci ero sceso, a vedere le gemme della valle del torrente, a vedere se la vite era germogliata, se i melograni erano fioriti. 12 Prima che lo sapessi, la mia propria anima mi aveva messo ai carri del mio popolo volenteroso".

È chiaro che il soggetto è maschile ("ero sceso", "mi aveva messo"). Fin qui nessun problema. Il fatto è che nella precedente edizione della TNM (1967) si leggeva diversamente:

11 "Al giardino dei noci ero scesa, a vedere le gemme della valle del torrente, a vedere se la vite era germogliata, se i melograni erano fioriti. 12 Prima che lo sapessi, la mia propria anima m'aveva messa ai carri del mio popolo volenteroso".

Si potrebbe pensare che la Società, rileggendo con maggiore attenzione il testo ebraico, avesse compreso che il soggetto è maschile e non femminile. Nulla di strano anche qui, considerando il fatto che i personaggi non sempre vengono identificati con il loro nome. Tuttavia, nel libro Tutta la scrittura, questo passo viene così commentato (il grassetto è aggiunto):

«(6:4-8:4). Il re Salomone si accosta alla Sulamita. Di nuovo le dice quanto è bella, più amabile di "sessanta regine e ottanta concubine", ma lei lo respinge. (6:8) Lei è qui solo perché dovendo sbrigare una faccenda era venuta a trovarsi presso il suo accampamento. 'Che cosa vedi in me?', chiede la ragazza».

Secondo questo libro quindi il soggetto è la Sulamita. Secondo la TNM del 1987 invece è un uomo che sta parlando.

Nel 1991 scrissi una lettera alla Società per avere una spiegazione in merito. Ecco parte della risposta della Watch Tower, datata 7 maggio 1991:


Caro fratello Lorenzi,

Rispondiamo con piacere alla tua recente lettera non datata nella quale ci fai alcune domande bibliche.
Circa il passo biblico del cantico dei Cantici, 6:11, 12, gli studiosi trovano difficile identificare il personaggio, se è maschile o femminile.
Una nota in calce nella versione biblica di Ricciotti informa: "Testo incertissimo, anche nell'ebraico". Nelle varie traduzioni in altre lingue abbiamo notato che si usa preferibilmente il maschile per cui abbiamo seguito tale indirizzo. Come dici nella tua lettera, il punto non è dottrinale, e un'opinione vale quindi un'altra.

Nulla da obiettare a questa scelta traduttiva. Nella mia lettera comunque avevo anche chiesto come mai nel nuovo libro Scrittura ispirata - pubblicato nel 1991 in sostituzione dell'edizione del 1971 - non si fosse tenuto conto di questo cambiamento e si continuasse a sostenere che il soggetto era la Sulamita. Nella sua risposta la Società sorvola su questa contraddizione, dicendo che non è nulla di importante: ma allora perché non si è lasciato tutto come prima?

Una difficoltà analoga si trova nei versetti da 8 a 12 dello stesso libro:

8 Ho detto: 'Salirò sulla palma, per afferrarne i grappoli di datteri'. E, ti prego, le tue mammelle siano come i grappoli della vite, e la fragranza del tuo naso come le mele, 9 e il tuo palato come il miglior vino che va giù diritto per il mio caro, scorrendo con dolcezza sulle labbra di quelli che dormono".

Chi sta parlando deve essere un uomo, sia nel versetto 8 che nel versetto 9, secondo questa traduzione. Ma chi o che cos'è il "mio caro" menzionato nel versetto 9? La Società sostiene che chi parla è il re Salomone (Tutta la Scrittura è ispirata, pag. 117, § 14). Ma come può Salomone parlare di un "suo caro"? Il versetto risulta davvero incomprensibile. Ecco come la Società ha risposto alla mia domanda in merito:


Riguardo al passo del capitolo 7:9 del suddetto libro vi è pure incertezza, e tale versetto viene suddiviso in due parti in varie versioni bibliche, facendo capire che è la Sulamita che parla del suo caro. Vedi la pagina fotocopiata qui acclusa, tratta dalla versione Parola del Signore.

La versione Parola del Signore (LDC, ABU, Torino, 1985) traduce in questo modo: 

9 Voglio salire sulla palma
e raccogliere i suoi frutti!
I tuoi seni siano per me
come grappoli d'uva;
il profumo del tuo respiro
come l'odore delle mele
10 e la tua bocca
come il buon vino...!

LEI

... Si, un buon vino,
tutto per il mio amore,
scivoli sulle nostre labbra addormentate!

Qui non esiste alcun dubbio che nella seconda parte del versetto è la Sulamita a parlare. Nella TNM tuttavia questo non si comprende affatto e leggendo il libro Scrittura ispirata, dove viene fatta una specie di parafrasi del libro biblico, la confusione e l'incertezza aumentano. I versetti da 1 a 9 del capitolo sette vengono infatti così commentati: «Ultime proposte di Salomone...'Che cosa vedi in me?', chiede la ragazza [nel cap.6, vers. 13] Salomone approfitta della sua innocente domanda per parlare della sua bellezza, dalla pianta dei piedi alla sommità del capo» (pag. 116-117,  §14). Come reagisce la Sulamita? «... ma la fanciulla resiste a tutti i suoi espedienti. Coraggiosamente dichiara la propria devozione al suo pastore, chiamandolo», come si legge nei successivi versetti (10-13).

Anche se la TNM avesse separato in due il versetto 10, come ha fatto la Parola del Signore, pur comprendendo in tal caso che a parlare è una donna, rimarrebbe sempre incomprensibile che cosa si voglia dire con "... il tuo palato [sia] come il miglior vino che va giù diritto per il mio caro...".
Ma chi è o che cos'è questo "mio caro"? La Società non lo ha spiegato.

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