Le ricerche dell’Arca


Molte persone hanno asserito di aver visto l'Arca di Noè o di averne trovato i resti. Ecco un elenco parziale di questi pretesi avvistamenti:

1) Nel 1876 Sir James Bryce scalò l’Agri Dagi e, giunto all’altezza di oltre 3.900 metri, trovò un pezzo di legno lungo circa centoventi centimetri e spesso dieci. Era lavorato amano e facile da tagliare. Bryce ne ruppe un pezzo con la sua piccozza e lo portò a Londra.[1]

2) Nel 1833 i giornali riportarono dalla Turchia la notizia che una spedizione governativa, ispezionando i danni prodotti da un terremoto, aveva scoperto l’Arca che emergeva da un ghiacciaio. L’Arca sembrava essere ben preservata e alcuni membri della spedizione rilevarono che l’interno era diviso in scomparti alti quasi cinque metri. L’originale di questa notizia, diffuso da un’agenzia stampa turca, non è però mai stato esibito.

3) Nel 1887, John Joseph, un cristiano nestoriano che si era dato il nome di "Principe Nouri", sostenne di aver scoperto l’Arca che, secondo il suo racconto, era intatta e tenuta insieme da lunghi chiodi. Era inoltre ricolma a metà di neve. A lungo aveva sperato di recuperare l’Arca, ma i suoi piani non si erano mai potuti realizzare.

4) Poco prima del 1917, un aviatore russo che si era trovato a volare sopra l’Agri Dagi, affermò di aver visto l’Arca sulla riva di un lago. Era dotata di un albero massiccio; circolare alla sommità, mostrava una larga scala che scendeva al centro e ampie porte su un fianco (una delle quali di sette metri quadrati). Una spedizione inviata per verificare il racconto aveva trovato l’imbarcazione e l’aveva esplorata. I dati raccolti da questa spedizione andarono persi durante la Rivoluzione russa, ma alcuni familiari dei membri della spedizione, anni dopo, sostennero di essere a conoscenza delle storie relative alla scoperta.

5) Verso il 1936 un neozelandese di nome Hardwicke Knight scoprì delle lunghe assi di legno che emergevano da un ghiacciaio. Quei pezzi di legno erano "fradici e scuri" e orientati in molte direzioni. Sul momento Knight non collegò questa scoperta con l’Arca. Solo più tardi si convinse che doveva trattarsi di una parte dell’Arca di Noè.

6) Pare che durante la seconda guerra mondiale, piloti americani e russi abbiano avvistato l’Arca durante i loro voli. Nel 1943 due piloti americani, in volo presso l’Ararat, pensarono di aver scorto una grossa nave a qualche migliaio di metri più in basso. Sembra che le foto scattate in un successivo volo di ricognizione siano state pubblicate in una edizione del giornale dell’esercito Star and Stripes. Altre foto sarebbero state scattate da altri aviatori statunitensi, russi e australiani; tutte queste foto hanno una cosa in comune: non ne è rimasta alcuna traccia.

7) Nel 1948 un agricoltore curdo di nome Resit disse di aver visto una nave sulla montagna, a un’altitudine fra tremilaseicento e quattromila metri. Secondo il suo racconto, la prua dell’Arca emergeva dal ghiaccio sul versante settentrionale dell’Agri Dagi, sull’orlo di un precipizio. Resit si calò fino al manufatto e con il suo coltello cercò di staccare un pezzo della prua, ma era così duro che non si ruppe. Era annerito dal tempo e Resit insisteva nel dire che non si trattava di una formazione rocciosa. Il rettore di una piccola scuola religiosa della Carolina del Nord, che si recò sul luogo l’anno dopo, non fu però in grado di rintracciare Resit né qualche altro abitante, tra i villaggi situati nell’area di centocinquanta chilometri attorno all’Agri Dagi, che avesse visto l’Arca o che avesse udito della sua scoperta.

8) Nel 1952 un ingegnere americano di nome George Greene scattò sei fotografie aeree di un oggetto che pensava fosse l’Arca. Sfortunatamente queste foto sparirono dieci anni dopo, quando Greene venne ucciso da alcuni ladri. Una trentina di persone hanno però sostenuto di aver visto le foto, affermando che si poteva chiaramente distinguere in esse un oggetto che aveva la forma di una barca (secondo la Bibbia l’Arca avrebbe avuto la forma di un grande parallelepipedo).

9) Nel 1955 un industriale francese, Fernand Navarra, portò in patria una trave di quercia che asseriva aver distaccato dall’Arca intravista sotto un ghiacciaio sulla cima dell’Ararat. Sottoposti ad analisi al radiocarbonio in cinque diversi laboratori venne stabilito che questo materiale ha un’età troppo recente per aver fatto parte dell’Arca. Le datazioni vanno infatti dal 260 al 790 d.C. con uno scarto, in più o in meno, di novant’anni, ma la maggior parte dei risultati lo datano tra il 650 e il 750 d.C. I ricercatori dell’Arca hanno respinto sia i risultati che lo stesso metodo di datazione col radiocarbonio, giudicandolo non attendibile. Ma il periodo suggerito per questo reperto dalla datazione al C14 è risultato approssimativo con un margine di errore di cinquant’anni. I metodi che sono stati usati per datare lo stesso legno al 3000-2500 a.C. (cambiamenti di colore e di densità, livello di formazione delle lignite, modificazione cellulare e grado di fossilizzazione), sono tutti meno affidabili delle datazioni al radiocarbonio. Con questi metodi, inoltre, per produrre risultati anche moderatamente esatti devono essere noti i fattori ambientali a cui è stato sottoposto il legno e devono essere disponibili campioni di controllo. Per i campioni del legno di Navarra tali condizioni non erano realizzabili e quindi sono stati del tutto inutili i tentativi di datarli con questi metodi. È più verosimile che Navarra abbia trovato i resti di una struttura in legno (forse una cappella o una replica dell’Arca o un rifugio per scalatori) costruita durante il Medioevo, vicino al limite delle nevi perenni sull’Agri Dagi. Le polemiche e le analisi su quel pezzo di legno continuano ancora oggi.[2]

10) Nel 1970 un anziano armeno-americano, Georgie Hagopian, rivelò che quando aveva circa dieci anni, verso il 1902 o il 1910 (le versioni variano) fu portato da suo zio sull’Agri Dagi e vide l’Arca. L’imbarcazione era senza porte e finestre ed il suo legno era duro come la roccia. Hagopian aveva notato che non si vedeva nemmeno un chiodo; sembrava che tutta l’Arca fosse fatta di un unico pezzo di legno pietrificato.

11) Alcuni sostengono che l’Arca appaia anche in altre foto. Nel 1966 Eryl Cummings scattò una diapositiva da 35 millimetri del monte Agri Dagi. Più tardi, notò nella diapositiva uno strano oggetto situato alla base di una parte rocciosa, che non poté però essere identificato, in maniera inequivocabile, come l’Arca. Nel 1973 un satellite statunitense scattò diverse foto dell’Agri Dagi da un’altezza di 720 chilometri. La superficie dei campi ghiacciati mostra una seri di macchie scure ed è in una di queste che alcuni dicono di ravvisare i resti dell’Arca. Nel 1975, la Holy Ground Mission Changing Center rivelò di possedere una fotografia presa con una telecamera sul monte Agri Dagi. Essa mostra un oggetto con linee parallele su un fianco.

Tutte queste testimonianze sembrerebbero provare la presenza dell’Arca sull’Agri Dagi. Esaminando però attentamente questi racconti diventa evidente che molte di queste storie sono soltanto dei "si dice" che non possono essere verificati, mentre altre sono in aperta contraddizione fra loro. Sia John Joseph che George Hagopian sostengono di aver passato lungo tempo a esaminare l’Arca sia all’interno che all’esterno (punti 3 e 10). Ma mentre Joseph afferma che le assi erano tenute insieme da lunghi chiodi, Hagopian sostiene esplicitamente di non aver visto alcun chiodo. Hagopian dichiara che nell’Arca non c’erano porte né aperture, mentre gli aviatori russi (punto 4) avrebbero visto diverse aperture su un fianco, una delle quali, a loro parere, aveva una dimensione di ben sette metri quadrati.

Secondo i racconti citati ai punti 2, 3 e 7, l’Arca era per metà sepolta nel ghiaccio; i Russi invece l’avrebbero vista sulla riva di un lago (4), e nella foto di Cummings non si vede alcun ghiacciaio (11). (Se un ghiacciaio fosse avanzato e indietreggiato più volte nel luogo dove si trovava l’Arca, l’imbarcazione sarebbe stata quasi completamente distrutta). Alcuni sostengono che il legno era duro come la pietra (punti 7 e 10), mentre altri lo descrivono come fradicio e facile da tagliare (1, 5 e 9). Molti resoconti sostengono che l’Arca era completamente, o in gran parte, intatta, ma le doghe trovate da Bryce (punto 1), Knight (5) e Navarra (9) potevano provenire solo da un’imbarcazione ridotta in pezzi. Anche per poter essere ripresa da un satellite, inoltre, essa avrebbe dovuto essere a pezzi, e i suoi resti sparpagliati sino a ricoprire un’area piuttosto grande.

Non è quindi possibile considerare questi avvistamenti nel loro insieme ed esibirli come prova per sostenere che l’Arca è sull’Agri Dagi. Infatti, se alcuni sono veri, altri sono falsi (a meno che sul monte non vi sia più di un’"Arca"...). Molte delle "prove" sembrano un po' fantasiose, anche perché è strano che non sia stato rintracciato nemmeno un articolo fra tutti quelli che si asserisce siano stati scritti e nemmeno una delle tante fotografie scattate.


Note e riferimenti:

[1] Bryce J., Transcaucasia and Ararart, (4^ ed.) Macmillian, Londra, 1896, pp. 280-81. Per i riferimenti in merito agli altri pretesi avvistamenti, si vedano le pp. 58-61, 66,67 del libro Antichi astronauti (W.H.Stiebing Jr, ed. Avverbi, 1998, Roma). Gran parte delle informazioni di questa pagina sono state copiate da questo libro.

[2] A proposito dei ritrovamenti di pezzi di legno sull’Agri Dagi la Svegliatevi! del 22 febbraio 1976, p. 22, dice: «Le spedizioni hanno trovato del legno che si asserisce provenga dall’arca. Nel 1876 James Bryce scoprì a quattromila metri d’altezza un pezzo di legno lavorato lungo circa un metro e venti centimetri e dello spessore di dodici centimetri. Nel 1955 Fernand Navarra tirò su dal fondo di un crepaccio profondo ventiquattro metri un pezzo di legno lavorato. Ma le prove di laboratorio non sono d’accordo sull’età del legno».