Il verbo greco bebaio e la TNM


Il verbo greco bebaio è usato più volte nel Nuovo Testamento. Il suo significato è: confermare, consolidare, sostenere, rendere sicuro.[1] Vediamo alcuni esempi per coglierne meglio il senso: 

"... allora essi partirono e predicarono dappertutto mentre il Signore operava insieme a loro e confermava le parole con i prodigi che l'accompagnavano" (Marco 16:20, CEI); TNM: "...sosteneva il messaggio con i segni che l'accompagnavano". 

La TNM, come si può notare, traduce in modo analogo attribuendo a bebaio lo stesso significato. Ciò avviene in tutti i casi in cui ricorre questo verbo:

"... poiché dico che Cristo divenne ministro di quelli che sono circoncisi a favore della veridicità di Dio per confermare le promesse che Egli aveva fatto ai loro antenati" (Romani 15:8). 1 Cor. 1:6: "...la testimonianza circa Cristo è stata resa ferma fra voi". Ebrei 2:3: "...cominciò ad essere annunciata mediante il nostro Signore e fu confermata per noi da quelli che lo udirono".

La TNM rende quindi sempre correttamente il verbo bebaio, con un'unica eccezione: Filippesi 1:7, dove viene reso con "stabilire legalmente la buona notizia". Secondo il Corpo Direttivo di Brooklyn quindi, solo in questo caso tale verbo assumerebbe un significato diverso da quelli precedentemente esaminati. Se però nel termine bebaio esistesse un significato o un'accezione "legale", questo dovrebbe coerentemente essere reso evidente anche in tutti gli altri passi in cui esso ricorre.[2]

Con questa "traduzione" Paolo sembra voler affermare che i Filippesi hanno partecipato con lui "a stabilire legalmente" il vangelo, cioè a fare in modo che lo Stato romano riconoscesse come "legale" la predicazione del vangelo, il che è una palese assurdità creata per avere un appiglio scritturale con il quale "giustificare" i tentativi di riconoscimento dell'Organizzazione da parte dello Stato! Il passo di Filip. 1:7, infatti, viene sempre citato dai Testimoni di Geova quando si parla dei loro tentativi di essere legalmente riconosciuti dai governi; un esempio: «Paolo si appellò alle autorità per stabilire legalmente la predicazione della buona notizia. (Atti 16:35-40; 25:8-12; Filippesi 1:7) In maniera simile, recentemente i testimoni di Geova hanno chiesto e ottenuto il riconoscimento legale della loro opera» (La Torre di Guardia del 1/11/90, p.20).[3]

Supponiamo comunque che la traduzione "stabilire legalmente" sia corretta e proviamo quindi a rendere nello stesso modo anche gli altri passi in cui ricorre il verbo bebaio

Marco 16:20: "...stabiliva legalmente il messaggio con i segni che l'accompagnavano". Romani 15:8: "...poiché dico che Cristo divenne ministro di quelli che sono circoncisi a favore della veridicità di Dio per stabilire legalmente le promesse che Egli aveva fatto ai loro antenati". 1 Cor. 1:6: "...la testimonianza circa Cristo è stata stabilita legalmente fra voi". Ebrei 2:3: "...cominciò ad essere annunciata mediante il nostro Signore e fu stabilita legalmente per noi da quelli che lo udirono".

Afferiamo in questo modo un punto fondamentale: in tutti questi casi a "stabilire legalmente" il messaggio, le promesse, la testimonianza e la salvezza, furono Dio, Cristo e gli apostoli. Tramite segni, miracoli, adempimenti di profezie, ecc., vennero date prove convincenti - legalmente valide, nel caso fossero state esaminate da un tribunale o da un giudice - che il messaggio proclamato dai cristiani era autentico. Solo in questo senso, secondo l'intero contesto scritturale, si potrebbe quindi parlare di "stabilire legalmente" la verità, se il termine bebaio avesse il significato che gli attribuiscono i Testimoni di Geova.[4] Anche nel caso di Filip. 1:7 comunque il significato di bebaio è sempre (ovviamente) lo stesso, coerentemente con il significato esso che ha in tutto il resto delle Scritture ed in armonia con i lessici greci. Paolo afferma di provare un senso di tenerezza ed affetto verso i Filippesi poiché essi hanno partecipato con lui alla difesa, alla propagazione ed al consolidamento del vangelo. Questo "consolidamento del Vangelo" (CEI) si realizzò per mezzo della perseveranza e della costanza dei cristiani e dell'apostolo nel predicare e nel diffondere sempre più il messaggio di Cristo. Le autorità governative e le leggi di Cesare non ebbero nulla a che vedere con tutto questo.[5]


Note:
[1] "bebaios, ... stabile, saldo, costante, sicuro, certo... 2. di persona, fermo, deciso, costante, sicuro... to bebaion certezza, fermezza, decisione... ". - Dizionario Illustrato Greco-Italiano di H.Liddell e R. Scott, Casa Editrice Le Monnier, 1975, Firenze.
Non esistono versioni bibliche che diano un significato basilarmente diverso da quello riportato nei lessici e che rendano il passo di Filip.1:7 come nella TNM.

[2] «Si è mantenuta l'uniformità di versione assegnando un significato a ciascuna parola principale e rispettando tale significato fin dove il contesto lo permette» - Introduzione alla TNM con riferimenti, p.7, §3.

[3] Gli episodi riportati negli Atti vengono così messi in relazione con Filip. 1:7. Si noti comunque che nel primo versetto citato - Atti 16:35-40, in cui si parla delle esperienze avute da Paolo a Filippi, dove venne incarcerato e poi liberato in quanto cittadino romano - non c'è accenno alcuno a tentativi fatti dall'apostolo (o dai cristiani di Filippi) di ottenere un "riconoscimento legale" del Cristianesimo da parte delle autorità del tempo. Si legge semplicemente che i magistrati fecero scarcerare Paolo - che avevano imprigionato ingiustamente - e lo pregarono di andarsene dalla città.
In Atti 25:8-12 invece si parla del processo a Paolo, durante il quale l'apostolo si appellò a Cesare affinché venisse provata l'infondatezza delle accuse che gli erano mosse dai Giudei. Il processo comunque si svolse nel 58 d.C, otto anni dopo i fatti avvenuti di Filippi e si tenne a Cesarea (cfr. "Tutta la Scrittura è ispirata", pp.292-3, §§ 24,27).

[4] San Paolo spiega chiaramente che la "sicurezza" o la "conferma" che indica il termine "bebaios" è qualcosa che non deriva dalla legge di Dio - e quindi, a maggior ragione, da quella di Cesare che non è mai chiamata in questione da questo termine - ma deriva esclusivamente dalla fede.
Infatti, in Romani 4:13-14, l'apostolo spiega che non è in virtù della Legge che Abramo e i suoi discendenti possono diventare eredi del mondo, ma solo in virtù della giustizia che deriva dalla fede. E al versetto 16 conclude: "... eredi si diventa per la fede ... e così la promessa sia sicura (bebaian) per tutta la discendenza".
Altro versetto interessante è Ebrei 3:14: "Siamo divenuti partecipi di Cristo a condizione di mantenere salda (bebaian) sino alla fine la fiducia che abbiamo avuto da principio". Anche in questo caso l'uso del termine bebaian non ha nulla a che vedere con i "diritti legali" (otto per mille e simili) dei cristiani ma evidenzia solo l'importanza di mantenere salda la fede.

[5] Un TdG ha segnalato una pagina in lingua inglese nella quale pare si sostenga la correttezza della TNM. In un trafiletto di questa rivista si legge:

«Thus, in v 10, Peter does not simply repeat his earlier command to diligently add the qualities of vv 5-7. Instead he enjoins his readers to make their calling and election sure. But this statement has often been misinterpreted and misapplied. It deserves our careful attention.  The Greek word translated "sure" is the adjective bebaios. Moulton and Milligan give us helpful insight into this word. They write: Deissmann (BS, p. 104 ff.) has shown very fully how much force the technical use of this word and its cognates to denote legally guaranteed security adds to their occurrence in the NT» (il neretto è mio).

La succitata pagina è in effetti una rivista evangelica che, contestualmente alla traduzione, affronta anche l'esegesi del testo, come dovrebbe essere sempre fatto, ma senza confondere le due cose come fanno i TdG. Nell'articolo viene citato 2 Pietro 1:10 che contiene l'aggettivo bebaios (che ha gli stessi significati del verbo e che viene tradotto con "confermare, rendere sicura, ecc.). La traduzione non è quindi messa in discussione, tant'è vero che le Bibbie protestanti, come tutte le altre Bibbie, compresa la TNM, rendono il passo di 2 Pietro in questo modo. L'articolo affronta poi il problema dell'interpretazione di questo versetto alla luce dei precedenti e del resto del NT. Com'è noto i protestanti credono che una volta che un cristiano è chiamato alla salvezza è salvo per sempre, la sua salvezza non può essere incerta. Infatti, nell'articolo, viene citato a questo proposito Romani 11:29 che dice: "...perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili". Pertanto i doni che Pietro invita a coltivare nei versetti precedenti non sono un mezzo senza il quale non si può essere certi della salvezza, ma sono solo una conferma visibile della salvezza già ottenuta ed acquisita in modo "legittimo" (legally) in virtù di promessa di Dio. Pertanto bebaios tradotto con "sicuro" non significa che la salvezza potrebbe anche essere messa in discussione, ma, al contrario, indica qualcosa è stata ormai attestata, confermata e i cui "segni" dei versetti precedenti ne sono la dimostrazione esterna. Pertanto la "chiamata" o "scelta" da parte di Dio di un Cristiano si potrebbe paragonare a un "contratto" con "valore legale". È chiaro comunque che si sta discutendo di problemi di esegesi del testo e non di traduzione. In ogni modo questa "attestazione o conferma" ha valore "legale" verso Dio: Qui si sta parlando del rapporto tra il singolo cristiano e Dio e non del riconoscimento "legale" di un organizzazione religiosa da parte di "Cesare"! Pertanto, utilizzare il commento di questo articolo, che spiega il concetto di salvezza per i protestanti, per applicarlo ad un altro contesto e con significati del tutto differenti è una forzatura inaccettabile, tipica dell'esegesi geovista.