Steeleye Span
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Steeleye Span – Present 

Testo di Alfredo De Pietra 

Vecchi classici con il cuore nuovo 

Siamo orgogliosi di ospitare il doppio album antologico di una delle band che ha fatto la storia del folk-rock: Present, disco assolutamente imperdibile, un prezioso “presente” per i tanti fans della band inglese, oggi più viva che mai.

Insieme ai Fairport Convention, anch’essi recenti ospiti della nostra testata, gli Steeleye Span sono stati i veri alfieri del folk-rock britannico. I punti di contatto tra le due band sono molteplici: entrambe hanno aggiunto ai brani della tradizione rielaborazioni in chiave rock; entrambe si sono avvalse di un’eccellente voce femminile (Sandy Denny i Fairport, Maddy Prior gli Span); e infine i due gruppi hanno condiviso un repertorio consistente di brani originali e tradizionali. Forse i Fairport furono inizialmente più innovativi, ma dopo gli anni Settanta, epoca in cui le variazioni del loro line-up si fecero sempre più frequenti, furono invece gli Steeleye Span ad acquistare una maggiore importanza artistica; certo, anche nel loro caso la formazione subiva negli anni un costante e continuo rimaneggiamento, ma la voce di Maddy Prior era l’elemento che continuava a fornire alla musica del gruppo un’identità sempre riconoscibile nel volgere degli anni.

È stato fatto notare che, mentre i Fairport arrivavano al folk partendo dalle sonorità del rock, gli Steeleye si muovevano nella direzione opposta: la formazione degli inizi comprendeva quel Terry Woods, già tra i membri degli Sweeney’s Men di Andy Irvine, e la stessa Prior proveniva dall’esperienza del folk duo con Tim Hart; e infine, paradossalmente, la spinta a formare il gruppo era arrivata proprio da un ex-Fairport, il bassista Ashley Hutchings, che temendo una troppo decisa conversione verso il rock, aveva deciso di proseguire nella direzione del folk insieme a Prior, Hart, Woods e Gay Woods, moglie di Terry. Era la nascita ufficiale degli Steeleye Span.

Questa formazione durò solo lo spazio di un LP: Terry Woods (e consorte) lasciò il gruppo, rimpiazzato dal grande Martin Carthy, uno dei migliori chitarristi del circuito folk inglese, che introdusse l’uso della chitarra elettrica all’interno di questa musica, certo con grande costernazione dei puristi del folk.

Anche la presenza di Carthy e di Hutchings ebbe tuttavia termine ben presto (intorno al 1971): perdite importanti, certo, ma che non toccarono il successo degli Steeleye Span, che anzi si avviavano al loro periodo d’oro, dal punto di vista commerciale. Scopo principale della band, a detta di Tim Hart, era vestire la musica tradizionale di un linguaggio più attuale, rendere la folk music meno “per iniziati”, e in quest’ottica l’arrivo del bassista Rick Kemp (che sarebbe poi diventato marito di Maddy Prior), e l’introduzione della batteria fecero degli Steeleye una vera e propria folk-rock band.

Una delle loro caratteristiche peculiari è sempre stata l’apertura mentale: non solo folk, ma anche riproposizioni di cover di artisti tanto differenti come Buddy Holly, The Four Seasons e Phil Spector, o addirittura rielaborazioni di alcune canzoni del repertorio di Bertold Brecht e Kurt Weill; verso la metà dei Settanta i loro dischi ospitarono anche David Bowie e Peter Sellers, e non è mancata neanche la loro partecipazione ad alcune opere teatrali.

Il 1974 è per gli Steeleye Span l’anno del successo: la loro canzone natalizia “Gaudete” entra nella Top Ten inglese (unico caso di un hit in lingua latina…), e il risultato viene bissato l’anno successivo con la celeberrima “All Around My Hat”.

In seguito, pochi anni dopo, l’esplodere in Inghilterra del fenomeno del punk affievolisce l’interesse del pubblico nei confronti degli Span, che si separano il 1978.

Si diceva all’inizio dei molti punti in comune con i Fairport Convention: ebbene, come questi ultimi, anche gli Steeleye decisero, all’atto della separazione, che si sarebbero riuniti periodicamente, pur proseguendo ciascuno per la sua strada artistica. Così non sono mancati altri album in studio e la partecipazione a svariati festival, o anche tour completi.

Arriviamo così al 2002: cominciano a sentirsi voci di un’imminente riunione della band, e l’attuale etichetta discografica degli Steeleye Span, la Park Records (http://parkrecords.com/) lancia un sondaggio via internet tra i fan della band, chiedendo loro quali brani avrebbero preferito per una compilation, o per meglio dire per “la” compilation del gruppo: a un anno di distanza il progetto prende finalmente corpo, con la pubblicazione di Present, doppio album che si sarebbe potuto chiamare anche “The Very Best Of”, o “Greatest Hits”: più di un’ora e mezza  di tutto ciò che un fan degli Steeleye Span potrebbe desiderare, eseguito da una formazione delle più “classiche”: oltre, naturalmente, a Maddy Prior, troviamo qui Bob Johnson alla chitarra, Rick Kemp al basso, Liam Genockley alla batteria e Peter Knight al violino, piano e mandolino.

Tutte le esecuzioni – diciannove le track che compongono i due CD –  sono state registrate nel 2002: un eccellente mix di ballate e musica folk in chiave rock, ma per molti fan della band una vera e propria colonna sonora che accompagna la loro vita ormai da oltre trent’anni. Tutti i brani sono stati riarrangiati, talvolta anche in modo radicale: in molti casi il tempo delle canzoni risulta rallentato, e ciò conferisce una maggiore maturità alla linea melodica delle stesse; in altri casi la band riesce a ri-impossessarsi di quel particolare gusto medioevale che caratterizzò i suoi primi lavori. In questo modo la band riesce comunque a regalare qualcosa di nuovo, pur non rinnegando il suo passato. A voler ben vedere anzi, lo stesso titolo dell’album, Present, sta a significare, oltre a “adesso” e “qui”, anche “regalo”, “presente” (sostantivo).

Due i brani, tratti da questa ottima antologia, presenti sul nostro sampler mensile: la celeberrima “All Around My Hat” e l’altrettanto bella “One Misty Moisty Morning”, che siamo certi faranno la gioia dei tanti appassionati di questa storica band britannica.