Secondo periodo
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XVIII e XIX secolo

durante questi periodi travagliati della storia d’Irlanda che visse uno dei personaggi più importanti del Rinascimento irlandese, l’arpista Turlough O’ Carolan, nato delle vicinanze di Nobber, nella contea di Meath verso il 1670, e morto nel 1738. O’Carolan perse la vista da adolescente e divenne, dopo alcuni anni di studi sotto la direzione di un certo MacDermott Roe, un arpista itinerante ed un compositore. Sebbene ad opinione dei suoi contemporanei non fosse un arpista brillante, la sua figura resta tuttavia scolpita nella memoria collettiva grazie alle sue melodie, duecento circa. Alcune di queste risentono chiaramente dell’influenza barocca tipica del tempo, ed in particolare di alcuni compositori italiani come Corelli ed il suo allievo Geminiani; quest’ultimo spesso si era recato a Dublino; non si sa se O’Carolan e Geminiani si siano incontrati, ma probabilmente ciò non si verificò mai. 

Fa la sua prima comparsa nella storia d’Irlanda un genere che può essere descritto “patriottico”, anche se il fatto è tutt’ora oggetto di discussione: lo Aisling (in gaelico “visione”) è una forma poetica complessa in cui un uomo incontra una bella e giovane donna (spéirbhean o donna del cielo); al termine di una lunga storia, la giovane gli rivela di essere l’Irlanda, che attende il ritorno sul trono d’Inghilterra del “Bonnie Prince Charlie” (il principe Charles Edward Stuart, noto come “il Pretendente”, 1720-1788), dopo che il cattolico Giacomo II (1633-1701, detto “il Corvo”) era stato spodestato nel 1688.

Questo genere conobbe una grande popolarità nel XVIII secolo, in particolare nel sud-est dell’Irlanda, perché i testi erano sempre composti su arie popolari molto note.

E’ in quest’epoca che datano i nomi femminili dati all’Irlanda, come Caitlìn Nì Uallachàin, An tSeanbhean Bhocht o Càit Nì Dhuibhir. Composta da poeti-insegnanti per circolare per lo più in forma di trasmissione orale, l’arte raffinata dei discendenti dei bardi incontrava per la prima volta gli strati sociali più poveri della popolazione irlandese. 

Secondo alcuni per esaurimento, per altri per degenerazione, l’Ordine Bardico scomparve alla fine del XVIII secolo, perdurando solo nelle sembianze anacronistiche di alcuni arpisti: Denis Hempson morì nel 1807 alla veneranda età di 112 (!) anni, e Arthur O’Neill morì nel 1818, quasi novantenne. Paradossalmente, è all’ombra di questa organizzazione sociale che si vedono i primi tentativi di fare tornare in auge queste forme musicali. Iniziarono degli incontri (o concorsi, balli, o festival, a seconda degli autori) a Granard, organizzati sul modello di quelli che si tennero grazie alle iniziative di un uomo d’affari irlandese che viveva a Copenhagen, tale James Dungan, che scriveva:

“E’ da deplorare il fatto che persone altolocate, e che per rango o per ricchezza sarebbero le più indicate a svolgere opere filantropiche per il proprio Paese sono, dispiace dirlo, le meno disposte a fare. Non tenterò più di dire che si tratta di un’abitudine o di una tendenza. Mi si dice che della musica e della povertà irlandese essi conoscono solo il nome, tanto grande è in loro il desiderio di promuovere la musica inglese”. 

Egli fece organizzare tre incontri nella sua città natale di Granard nel 1784, nel 1785 e nel 1786. L’idea fu ripresa a Belfast nel 1792 dai membri della giovane Belfast Harp Society, che conferì al giovane Edward Bunting, all’epoca diciannovenne, il compito di annotare tutte le melodie suonate dagli arpisti dell’epoca, così da conservare, per i secoli futuri, una testimonianza dell’eredità dei Bardi. 

La musica divenne così, a partire dal XIX secolo, uno dei modi di affermare una distinta identità culturale irlandese; come nella maggior parte dei casi, deve ammettersi che la musica costituiva più un mezzo che un fine: uno degli esempi più eclatanti fu quello del giornale The Nation, fondato nel 1842 da Thomas Davis, Gavan Duffy e John Blake Dillon, le cui pagine si riempirono ben presto di ballate militanti scritte dai lettori. In seguito queste ballate sono diventate parte integrante del repertorio tradizionale, in particolare di quel gruppo di musiche denominate “pub sing-song” in pratica canti tra amici in compagnia, la sera nei pub.

E’ anche da aggiungere che questo successo è dovuto anche all’uso, in questi canti, della lingua inglese, per un pubblico urbanizzatosi, in un’epoca durante la quale le campagne andavano progressivamente spopolandosi a causa della carestia che colpì i decenni a cavallo della metà del XIX secolo. 

La maggior parte di coloro che si recavano in Irlanda nel XVIII secolo diventavano testimoni dell’enorme sviluppo delle danze popolari:

“Tutti i poveri, uomini e donne, imparano a danzare, ed apprezzano questo divertimento in modo particolare: ho visto un giovane a piedi nudi invitare una giovane donna, pure scalza e mal vestita, a ballare il minuetto. L’amore per la danza e per la musica è generalizzato”. 

E’ a questo punto, ovvero verso la fine del XVIII secolo, che fa la sua comparsa il “Maestro di Danze”, la cui figura si è mantenuta sino al XX secolo, in qualche modo reincarnazione del musicista itinerante, che combinava la sua arte con la funzione di insegnante. Alcuni di essi poterono acquisire le proprie conoscenze anche nell’Europa continentale o in Gran Bretagna, in un’epoca in cui le grandi guerre napoleoniche (1800-1815) contribuirono and un notevole rimescolamento di culture e popolazioni in Europa. 

Se quindi le popolazioni rurali continuavano ad assorbire, e soprattutto ad adattare senza alcuna remora, tutte le musiche che pervenivano alle loro orecchie, Dublino invece continuava ad ignorare questo fenomeno, e si andava sempre più inserendo in una anglicizzazione musicalmente sterile. Non esisteva un vero movimento per la rinascita musicale comparabile alla Gaelic Athletic Association per lo sport, la Gaelic League per la lingua, la  National Theatre Society per il teatro o la National Literary Society per la letteratura, iniziative che portarono tutte i loro frutti pochi anni più tardi.

Un primo, timido, tentativo di rinascita della musica tradizionale irlandese fallì senz alcun dubbio per la mancanza di strutture, malgrado un tentativo di associazione di questo movimento con la Gaelic League ma anche, e soprattutto, perché la musica veniva associata ancora troppo alla vita rurale, ormai fuori moda, mentre invece la tendenza si spostava sempre più verso musiche urbane come il jazz ed il blues, generi musicali comparsi negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo. 

Solo un piccolo movimento ebbe un limitato punto in comune con la National Theatre Society e con la National Literary Society: è a Londra che, sotto l’egida della Gaelic League, ed indubbiamente per l’attenzione dei nostalgici immigrati irlandesi, fanno la loro comparsa serate durante le quali si possono imparare alcuni passi delle danze popolari in ambientazioni irlandesi ricreate ad hoc per la circostanza. Militanti patriottici, invero con un gusto naif, eliminarono da queste danze tutti i passi che ritennero estranei alla tradizione, e li sostituirono con altri, senza alcuna logica se non il proprio gusto personale. Malgrado una volontà sincera di ritrovare un forma pura ed autentica di danza irlandese, essi non fecero altro che ricreare delle danze sul modello dei balli tipici delle sale da ballo europee.

La prima serata di céilì ebbe luogo a Londra nel 1897, e celebrò la nascita delle danze di gruppo. Sempre più concentrato sulle zone urbane, questo movimento non incontrò l’approvazione delle classi povere e rurali irlandesi, e ciò costituì la causa del fallimento del momimento di rinnovamento del XIX secolo. 

 

Il XX secolo

er lungo tempo la musica fu considerata con scarso interesse, rispetto ad altri elementi culturali, dai vari governi della Repubblica d’Irlanda: bisogna attendere sino al 1930 per una prima ricognizione del patrimonio musicale irlandese da parte del governo Fianna Fàil, mediante un sussidio elargito ad un comitato che prese il nome di Irish Folklore Society , a sua volta fusione tra la Folklore Society e la Royal Irish Academy, quest’ultima fondata nel 1785 dai folkloristi protestanti. Nel 1935 questa organizzazione divenne un organismo a carattere governativo con il nome di Irish Folklore Commission, e fu integrata all’interno dell’Università di Dublino nel 1971 con il nome di Department of Irish Folklore. Il lavoro svolto da questi diversi organismi di ricerca consisteva essenzialmente in una raccolta sistematica di qualsiasi testimonianza relativa alla vita rurale irlandese; tuttavia, anche se le testimonianze furono raccolte in gran quantità, ben poche analisi furono condotte sui dati raccolti, e rimane ancora molto da analizzare nelle migliaia di ore di registrazione raccolte.

I tre elementi essenziali per la musica tradizionale irlandese del XX secolo sono, in ordine cronologico: 

1.      la raccolta di Francis O’Neill, all’inizio del secolo, negli Stati Uniti

2.      sempre negli Stati Uniti, l’invenzione del disco fonografico

3.      la diffusione delle musiche di tutto il mondo tramite i media 

Leggendo questi tre elementi, si può facilmente intuire quanto essenziale sia stata l’importanza degli Stati Uniti, nazione ove tra l’altro risiede un numero molto significativo di immigrati di origine irlandese. E’ da notare per inciso che gli Stati Uniti hanno avuto un’importanza particolare nel revival di altre musiche tradizionali, come ad esempio la musica klezmer, di origine ebraica. 

Le conseguenze di tali eventi sono particolarmente tangibili oggi, nell’esercizio professionale dell’attività musicale. Grande appassionato di musica irlandese, flautista e nativo della contea di Cork, Francis O’Neill raccolse un numero impressionante di arie e melodie relative a danze, di cui pubblicò 1850 estratti nel 1903 con il titolo “The Music of Ireland”.

La sua seconda pubblicazione, The Dance Music of Ireland, riassunto del primo e pubblicato nel 1907, gli valse la fama presso i musicisti, tanto che quest’ultimo libro prese il confidenziale appellativo di “The book” (“il libro”). Anche se esso contiene 1001 melodie, appare oggi evidente che solo alcune di esse si ripetono nella maggior parte delle sessions e delle registrazioni discografiche: si può quindi comprendere l’importanza di quest’opera che, se da un lato ha salvaguardato un gran numero di melodie destinate alla scomparsa, ha inoltre contribuito ad una standardizzazione e riduzione del repertorio. 

Nello stesso tempo l’industria del disco faceva il suo ingresso nel mercato americano; le grandi compagnie del disco erano a caccia dei giovani talenti immigrati, italiani, irlandesi, ebrei…L’esempio più evidente si ha con il fiddle, ovvero con il violino suonato nella musica tradizionale: le tre figure preminenti di quest’epoca furono senza alcun dubbio Michael Coleman, Paddy Killoran e James Morrison, tutti originari della contea di Sligo. Popolari negli Stati Uniti dove vissero agli inizi del secolo, e dove registrarono la loro musica negli anni ’20, essi lo divennero anche in tutta l’Irlanda, dove circolavano i loro dischi, e dove vennero considerati dei modelli per molti musicisti.

La standardizzazione degli stili si sommò così a quella del repertorio: brillanti violinisti, ed esempi di uno stile proprio della contea di Sligo, i tre suonatori di fiddle influenzarono i loro colleghi di tutta l’Irlanda che, dimenticando le proprie influenze stilistiche locali, cercarono di copiare i maestri universalmente riconosciuti fin nei minimi dettagli, da Dublino a Galway, da Cork fino a Belfast. Solo le aree del Donegal e Slieve Luachra (a cavallo tra le contee di Kerry e di Cork) possono tutt’ora essere orgogliose di possedere alcuni musicisti detentori di uno stile propro e ben caratterizzato. E’ anche da notare che alcuni musicisti cercarono di ampliare il proprio repertorio introducendo melodie meno conosciute, e che fecero la loro ricomparsa alcuni tipi di forme musicali ormai dimenticate, come la barndance. 

 Il terzo livello riguardante il XX secolo non è altro che il prolungamento dell’ultimo elemento menzionato. Se i musicisti irlandesi della prima metà del XX secolo si erano improvvisamente trovati di fronte all’immenso privilegio di avere a disposizione gli esempi musicali dei migliori strumentisti dell’epoca, i loro omologhi della seconda metà del XX secolo possono ora apprezzare la musica tradizionale di tutto il mondo, dagli eschimesi ai pigmei dell’Africa nera. Ad esempio c’era da attendersi, a partire dagli anni ’70, una forte influenza della musica bulgara sui musicisti irlandesi, influenza che ha trovato la sua massima espressione nel 1992 nella registrazione di un disco, “East Wind”, che ha visto la partecipazione dei migliori musicisti irlandesi. Al di là del mescolamento delle tradizioni musicali questi musicisti, come la maggior parte dei musicisti di tutto il mondo, spalancano i cancelli e rompono barriere musicali ormai prive di qualsiasi significato, ascoltando qualsiasi tipo di musica, dal barocco al rap, dalla musica romantica al blues, dal jazz al rock’n’roll. 

Ecco quindi che la musica, una prima volta sotto l’influenza di musicisti partiti verso New York, Boston o Los Angeles, e poi sotto l’influenza di registrazioni provenienti dai quattro angoli del pianeta, diviene man mano una musica urbana, vale a dire suonata da musicisti che per lungo tempo hanno vissuto in aree urbane, sia in Irlanda che negli Stati Uniti.

Insistendo sul ruolo dell’emigrazione nella desertificazione delle campagne irlandesi alla metà del XX secolo, Terence Brown spiega:

“Risultò da questa emigrazione post-bellica una variazione del bilanciamento della popolazione tra città e campagna. Nel 1951 il 41,44% della popolazione viveva in città o villaggi.”  

E’ anche nel 1951 che un certo numero di musicisti irlandesi decide di tentare di nuovo un risveglio della musica tradizionale con un grande festival annuale, il Fleadh Cheoil,  divenuto in  seguito un appuntamento obbligato per i musicisti irlandesi in cerca di contratti, o più semplicemente di buone sessions musicali. Questa volontà culturale, spinta da alcuni individui, è da inquadrare senza alcun dubbio nel filone generale del revival che l’Irlanda globalmente intesa ebbe nei periodi successivi; è anche a questo periodo che risalgono i primi concorsi di musica tradizionale irlandese e, purtroppo, i primi tentativi di definizioni normative e restrittive della “musica irlandese” da parte di militanti sinceri ma talvolta incolti in tema di stili musicali. 

La musica tradizionale appariva agli occhi degli irlandesi con un’immagine intrisa di caratteristiche rurali ed arretrate, destino simile, tra l’altro, alla lingua gaelica. Il lento declino continuava inesorabilmente sin dai tempi in cui gli arpisti, in precedenza apprezzati musicisti di corti aristocratiche, erano diventati semplici musicisti itineranti, alla stregua dei suonatori di fiddle o di cornamusa, strumenti popolari per eccellenza. 

I primi segni di un profondo, radicale cambiamento si osservarono alla fine degli anni ’50 in Irlanda, quando il regista George Morrison chiese al compositore di formazione classica Seàn O’Riada di comporre la colonna sonora del film Mise Eire (“Io sono l’Irlanda”, 1959)  utilizzando brani musicali tradizionali arrangiati per orchestra sinfonica. La musica tradizionale irlandese diventava improvvisamente rispettabile e rispettata. 

Negli Stati Uniti il successo dei Clancy Brothers & Tommy Makem nel 1961, causò un entusiasmo senza precedenti per il ballad singing, per il canto senza accompagnamento (detto sean-nòs) e per la musica da ballo: cosi come Seàn O’Riada aveva mostrato che era possibile rendere la musica tradizionale irlandese un’espressione culturale accettabile, i Clancy Brothers avevano realizzato la stessa cosa con la canzone “folk”. Come puntualizza Ciaràn MacMathùna:

Un pubblico molto più numeroso di prima era ritornato alla vera tradizione della musica irlandese; era stata riscoperta la musica originale; il pubblico era tornato all’origine di queste canzoni grazie ai Clancy Brothers, che lo avevano riportato verso la musica strumentale.”  

Una componente essenziale di questa improvvisa riscoperta era senza dubbio la grande felicità nel vedere il successo di semplici irlandesi negli Stati Uniti, e soprattutto nel massimo ambiente urbano immaginabile, ovvero New York. Si può ricordare in proposito che il tenore irlandese John MacCormack aveva già ottenuto negli anni ’20 un successo internazionale, ma comunque i Clancy Brothers & Tommy Makem avevano operato una rivoluzione ancora più importante, rendendo nota al mondo intero la musica irlandese.

Molti irlandesi si ritrovarono a strimpellare la chitarra ed a cantare nei pub, pensando che tutto ciò era facile, e che sarebbe bastata un po’ di passione musicale per avere successo.

Questo avvenne anche in Irlanda del Nord, dove la moda delle ballads  conobbe un rinnovato interesse a causa dei ben noti eventi politici: è questa la principale influenza diretta del conflitto in atto nell’Irlanda del Nord sulla musica irlandese. 

L’entusiasmo passò e l’onda si affievolì lentamente, ma la musica si era ormai comunque urbanizzata ed aveva perso quella immagine rurale di povertà che l’aveva avvolta nel XIX secolo. La stessa società irlandese si era urbanizzata, e la musica tradizionale irlandese seguiva il percorso che tutte queste influenze gli avevano tracciato. 

L’esplosione mondiale della musica tradizionale irlandese, che oggi ha ampiamente travalicato i confini dell’isola, riempiendo le sale da concerto di tutto il mondo, ed i cui artisti sono presenti in festival di tutti i continenti, conferma indirettamente la scomparsa di una immagine rurale, portando così gli stessi irlandesi a pensare alla loro musica con la stessa considerazione di cui da tempo godevano letteratura e teatro.

 

Così, su iniziativa di Nicholas Carolan, l’Irish Traditional Music Archive, costituito nel 1987 grazie all’assistenza dell’Arts Council della Repubblica d’Irlanda e dell’Arts Council of Northern Ireland, è divenuto accessibile al pubblico nel 1991. E’ da notare tuttavia che se il riconoscimento ufficiale tende a diventare più concreto, alcuni elementi indicano ancora una certa gerarchia tra i vari aspetti della cultura: ad esempio, a partire dal 1969, e grazie alla sezione 2 del Finance Act  promulgato dal governo Fianna Fàil di Charles Haughey, gli artisti di qualsiasi nazionalità residenti in Irlanda possono usufruire della esenzione totale delle tasse sui redditi; sembra però, secondo le reazioni dei musicisti quando si parla di questa legge, che ben pochi di loro fanno parte degli “eletti”, a differenza di scrittori e artisti di arti grafiche. Inoltre l’importanza accordata alla musica tradizionale dal Arts Council nel corso della sua esistenza cinquantennale è stata, e rimane, di basso profilo, per stessa ammissione del suo attuale presidente, Ciaràn Benson, nominato nel 1993 dal Ministro per la Cultura Michael D. Higgins. 

In breve, il destino del musicista professionista in Irlanda durante questi venti secoli rimane strettamente legato alla società cui appartiene: di alto rango aristocratico nella organizzazione dei clan della società gaelica fino al XVII secolo, il musicista perde il suo ruolo con la caduta dell Ordine Gaelico; viene censurato e perseguitato, diviene un semplice musicista itinerante, emigra persino, prima di entrare nel mondo dello spettacolo, trovando così una modalità di espressione che gli permette di sopravvivere al XX secolo.

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