Céide
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Céide: Like A Wild Thing

“…Ebbene, questi cinque ragazzi con varie esperienze musicali alle spalle iniziarono a suonare insieme nella session della domenica sera, nel mio pub a Westport. Divenne ben presto evidente che stavano sviluppando un sound del tutto originale, che riusciva a sposare le caratteristiche migliori della musica tradizionale con arrangiamenti e canzoni contemporanee. Queste registrazioni rendono completa giustizia al loro talento, sia di singoli musicisti che come gruppo. È veramente un disco da raccomandare…” Abbiamo scelto le parole del grande Matt Molloy, il flautista dei Chieftains, per presentare questo nuovo gruppo irlandese, i Céide, ai nostri lettori: una band che perviene dopo un buon rodaggio alla prima fatica discografica, candidandosi a ragion veduta tra le realtà più interessanti della nuova scena musicale irlandese.

Come sottolinea giustamente Matt Molloy, non siamo infatti in presenza dell’ennesima band di traditional Irish music, ma al contrario l’identità artistica dei Céide è del tutto singolare, sia per una sonorità che comprende, ad esempio, un uso del contrabbasso abbastanza particolare per un gruppo di musica irlandese, sia per la scelta del materiale proposto, che comprende ad esempio composizioni di John Martyn e Lyle Lovett. Della giovane storia della band, ma anche delle influenze artistiche dei Céide, abbiamo lungamente parlato con Declan Askin, chitarrista e “anima” del gruppo. In realtà Declan ci ha parlato anche di tante altre cose, dalla sua passione per l’Italia (da dove era appena ritornato per una vacanza sulle nevi delle montagne piemontesi) al charisma di un personaggio come Matt Molloy, fino alla “magia” del Matt Molloy’s Pub di Westport:

Declan, ci può parlare del nome del suo gruppo, Céide?

Quando abbiamo formato la band, abbiamo cercato per molto tempo il nome più adatto: volevamo qualcosa di particolare, un nome che riflettesse il fatto che la musica che suoniamo è stata tramandata per generazioni, ma che avesse anche un collegamento con la Contea di Mayo. Tra le varie ipotesi abbiamo poi optato per “Céide”, per due motivi: questo termine, che si pronuncia “kìdee”, indica un punto di incontro. In qualche modo ha a che vedere con “Céilí”, che indica l’abitudine irlandese di riunirsi a casa di qualcuno per suonare, cantare, ballare e…bere! Inoltre Céide Fields è un sito archeologico risalente al neolitico (5000 anni fa) scoperto, a partire dagli anni ’30, nella parte settentrionale della Contea di Mayo, che ci indica in maniera chiara il modo di vivere dei nostri antenati di 200 generazioni fa. Comprende mura in pietra, resti di abitazioni e di tombe megalitiche, che testimoniano la vita sociale di quest’isola all’età della pietra”.

Come si è formata la band?

Suonando insieme nella session della domenica sera al Matt Molloy’s Pub, a Westport, dall’ottobre 1998 al gennaio 1999. Sin dall’inizio era chiaro che ciascuno di noi aveva influenze e stili musicali del tutto differenti. Continuando a suonare insieme, iniziammo gradualmente a diventare complementari, al punto da renderci conto che potevamo offrire un sound “nostro”. Certo, può ancora capitare che si sia in disaccordo sulla scelta di qualche set di tune o su qualche song, ma questo può anche intendersi come un momento di crescita della band! Abbiamo iniziato a registrare il nostro album di debutto, Like A Wild Thing, nel febbraio 2000 negli LG Studios, a Longford. Il resto del disco l’abbiamo invece registrato nei Cuan AV Studios a Spiddal, Co. Galway, uno dei migliori in Irlanda: fortunatamente questi studios sono di proprietà dello zio di Brian Lennon, il famoso Charlie Lennon. Lo stesso Charlie è stato preziosissimo per noi durante le registrazioni, e suona anche il piano in una delle track del nostro disco, “The Woods Of Old Limerick. A parer nostro l’ingrediente principale della musica irlandese è il ritmo, e suonando insieme siamo riusciti a sviluppare un nostro, particolare, senso del ritmo. Dal vivo ci divertiamo e cerchiamo un rapporto diretto con il pubblico: se non fossimo noi stessi i primi a divertirci, come potremmo pretendere che si diverta il pubblico che assiste ai nostri concerti? Infine, dal momento che la musica irlandese è sostanzialmente musica da danza, siamo felici se durante le nostre performance la gente si alza e inizia a ballare”.

Le influenze musicali dei vari elementi della band?

Di certo una lista molto lunga! Vediamo un po’…Brian Lennon è ovviamante influenzato da suo padre Ben e da suo zio Charlie Lennon, due dei migliori fiddler irlandesi: in questo senso Brian rappresenta la tradizione musicale di Leitrim, particolarmente nei brani veloci al flauto ed al whistle. Brian è anche un ottimo fiddler, ma il suo strumento è proprio il flauto: il virtuoso di fiddle della famiglia è suo fratello Maurice, degli Stockton’s Wing. Dal punto di vista strumentale i suoi punti di riferimento sono Matt Molloy, Seamus Tansey e Peter Horan. Inoltre Brian è un eccellente cantante, e ha fatto parte di molti gruppi corali, come il Cois Cladaigh Choir ed il Mayo County Choir. Per questo motivo è interessato a tutta la musica con armonizzazioni vocali, come quella di Tom Waits e degli U2.

Tom Doherty, originario della Contea di Mayo, suona l’accordion dall’età di quattro anni. Sua nonna e un suo prozio erano dei grandi di questo strumento. Suona egregiamente il whistle, il banjo, il mandolino, le percussioni, oltre all’accordion ed alla fisarmonica, in cui dà il meglio di sè. Tra le sue influenze, Tom cita Joe Cooley, Joe Burke e Maírtín O’Connor.

Kevin Doherty è fratello di Tom. Kevin “nasce” flautista, ma negli ultimi due anni è diventato uno dei migliori contrabbassisti irlandesi, e suona anche il sax. È uno dei session-men più richiesti in sala d’incisione: proprio di recente ha terminato di incidere un CD con Julie Langan e Verena Commin, Fonnchaoi. Kevin cita come punti di riferimento Trevor Hutchinson (Lunasa), Paul O’Driscoll (Josephine Marsch Band) e Mike McGoldrick.

Anche John Mc Hugh è originario della contea di Mayo, una regione con una ricca tradizione violinistica, con caratteristiche del tutto particolari. Così, si può dire che John sia influenzato dalle varie generazioni di fiddler di quella contea, e in primo luogo da suo padre. Quanto ai nomi “storici”, John predilige naturalmente Coleman e Morrison, oltre a John McCarthy e a Frankie Gavin. A proposito di Gavin, lo sa che ha registrato il suo ultimo disco, che uscirà prossimamente, in sole tre ore e senza nessun errore di esecuzione, in un’unica “tirata”?

Quanto a me, io sono originario del Donegal, e mi sono avvicinato alla musica suonando il tin whistle, come del resto quasi tutti i ragazzini in Irlanda. In seguito ho imparato a suonare il piano, il flicorno, l’armonica, il bodhrán e la chitarra. Inizialmente mi interessavo al blues e al rock, ma quando mi trasferii a Westport, nel 1983, a contatto con quell’ambiente musicale così ricco e interessante, ho iniziato a concentrarmi sulla chitarra, cercando di sviluppare uno stile che tenesse conto del pensiero del chitarrista Steve Cooney, che sostiene che “il ritmo è tutto!” Le figure musicali più importanti per me? Oltre Cooney, Arty McGlynn, John Doyle, Donagh Hennessy, Pierre Bensusan, ma anche John Williams e Brownie McGee. Il mio contributo di song in questo primo album dei Céide è ispirato ai lavori di John Martyn, Lyle Lovett e Tony Reidy: penso infatti che le canzoni di questi artisti contemporanei si prestino perfettamente agli arrangiamenti da parte di band di musica tradizionale come la nostra. Spero di riuscire ad esplorare meglio queste mie idee nel secondo album della band”.

Tutto per voi è iniziato nel pub di Matt Molloy. È veramente quel posto magico, quel “santuario” dove c’è sempre buona musica da ascoltare?

Ha ragione a usare il termine santuario, nel senso che sette sere su sette troverà comunque i migliori musicisti irlandesi impegnati in qualche session. Guardi, questa è la scaletta settimanale di questi ultimi tempi: gli accordionist Dave Munnelly, Pat Friel o Seamus Henegan, i fiddler Mick Connelly o John Kilkenny, Noel O’Grady dei Beginish, il suonatore di concertina Noel Kenny, i flautisti Ciarán Munnelly o il reverendo Gary Hastings, oltre naturalmente allo stesso Matt Molloy, quando non è on tour con i Chieftains…Inoltre i musicisti di passaggio sono sempre i benvenuti: in genere ce n’è almeno un paio ogni sera. Sul retro del pub c’è anche uno spazio riservato ai concerti, con cento posti a sedere: lì si esibiscono Paul Brady, i Chieftains, i Lunasa (sa, anche loro sono “nati” al Matt Molloy’s…), Mike McGoldrick, i Danú, i De Dannan, Tony McManus, Sean Tyrrell…Questi musicisti vengono ospitati in alcune stanze situate al piano superiore del locale."

E Matt Molloy? Che tipo è?

Quando arrivai a Westport tutto quello che sapevo di Matt era della sua partecipazione ai dischi della Bothy Band e dei Chieftains, ma non lo avevo mai visto suonare dal vivo. Una sera d’inverno del 1995, mentre suonavo al Matt Molloy’s con Declan Payne, Shane McGowan e Seamus O’Donnell improvvisamente mi ritrovai al fianco Matt, che era appena tornato da un tour con i Chieftains. Suonammo insieme per tutta la sera: per me era ovvio che si trattava di un grande flautista, ma non essendo all’epoca molto addentro alla tradizione musicale non riuscivo a capire il motivo per cui fosse considerato di un livello superiore rispetto agli altri flautisti. Verso la fine della session qualcuno chiese a Matt di suonare una slow air. Non essendo un flautista, non riesco a descrivere in modo appropriato le finezze stilistico-strumentali di quell’esecuzione, ma una cosa è certa: non avevo mai sentito un suono così bello in vita mia! Conoscevo quella slow air, l’avevo sentita eseguire da tanti altri musicisti, ma mai mi aveva dato sensazioni simili. Ricordo, una volta, che Matt ci raccontava di un concerto tenuto dai Chieftains insieme a Luciano Pavarotti, e della sua stupita sensazione del fatto che le note che Pavarotti cantava scaturissero dal suo corpo ancor prima che lui iniziasse a cantare: ebbene, ascoltando quella slow air quella sera io avevo la stessa sensazione, cioè che quella musica provenisse da un qualche posto sconosciuto all’interno della sua anima, prima ancora di fuoriuscire, fisicamente, dal suo flauto…

Andiamo a questo vostro CD di esordio: perché avete scelto il titolo Like A Wild Thing?

E’ un verso tratto da una delle canzoni del CD, scritta da Tony Reidy: Tony, oltre ad essere un compositore, è anche un agricoltore e un ingegnere. Quella canzone parla della durezza della vita dell’agricoltore, una realtà oggi ancora più sentita in Irlanda, alla luce delle politiche agricole comunitarie e della situazione della coltivazione intensiva in Irlanda. Abbiamo scelto quella frase dopo aver visto l’immagine della copertina, che ritrae un uccello molto comune in Irlanda, il pettirosso”.

In questo vostro CD di esordio è particolarmente interessante l’uso del contrabbasso, spesso con i colori del jazz…

Sa qual è la nostra fortuna? Che Kevin, il nostro contrabbassista, suoni il flauto dall’età di cinque anni! Mi spiego: in realtà Kevin suona il contrabbasso da soli tre anni, ma la sua lunga esperienza di flautista è preziosa, perché così lui conosce a perfezione le sottigliezze della melodia e del tempo dei nostri brani. Un altro contrabbassista senza la sua conoscenza della musica tradizionale irlandese non avrebbe la sua abilità. A parte questo, Kevin è anche un buon sassofonista, e il jazz gli piace. In ogni modo, paradossalmente, la sua teoria sull’uso del basso nella musica irlandese è riassumibile nel motto: “tanto meno, tanto meglio!

L’anno scorso siete venuti in concerto in Italia: che impressioni ne avete ricevuto?

L’estate scorsa, nel corso di un tour che ha toccato anche Austria e Slovenia, abbiamo fatto quattro date nell’eccellente festival internazionale Folkest, nel nord dell’Italia. Devo innanzitutto dire che siamo rimasti colpiti dall’organizzazione generale, anche per quel che riguarda il palco, l’illuminazione, gli alloggi, per non parlare del cibo! A tal proposito ricordo che una volta ci portarono in una mensa per lavoratori: non c’era un menu da cui scegliere, ma personalmente è stato uno dei migliori pranzi della mia vita! Le donne, poi! E la gente, ai nostri concerti! Noi e gli italiani siamo in realtà popoli molto simili, e anche se non parlavamo italiano ci si capiva con tutti sempre al volo. Scherzando, ma non troppo, alla fine del tour pensavamo che quasi quasi sarebbe stato bello trasferirsi in Italia e andare ogni tanto a fare qualche tour in Irlanda! Speriamo di tornare al più presto da voi, ci piace molto il vostro modo di vivere. Le racconto un ultimo aneddoto: ad uno dei concerti il presentatore aveva serie difficoltà a ricordare i nostri nomi, per cui Brian Lennon fu ribattezzato “Bruno Lemonè”: ancora oggi lo chiamiamo spesso così, e lui va matto per questo suo nome “italiano”!

Per finire, Declan, cosa ci dice dei due brani del vostro CD che sono sulla compilation di Keltika?

Complimenti per la scelta, denota un ottimo gusto! Anche per me sono i brani migliori, assieme a “John The Baptist” e a “Flowers Of The Forest”, registrata con il Mayo Bell Choir. Tornando ai due brani della vostra compilation, “Dunmore Lassies” è nata per caso, mentre Brian e io stavamo sperimentando con alcuni ritmi strani. Iniziai il riff di chitarra che dà il via al brano, e Brian si inserì con la melodia: funzionava! Tom in seguito ha aggiunto il rullante, per dare ancora più grinta al brano. Il difficile è stato collegare un secondo brano: solo dopo molti tentativi abbiamo optato per “Mothers Reel”. Mi piace particolarmente il contrasto tra l’asprezza del primo brano e la rilassatezza del secondo.

“Le Voyage Pour L’Irlande” è opera del grande chitarrista francese Pierre Bensusan, tratta dal suo album del 1979 Musiques. Pierre lo dedicò all’Irlanda, un posto, per sua ammissione, che gli regalò nuovi significati al termine “musica”. Anche se era impossibile pensare di migliorare la sua versione originale, questo brano ci piaceva troppo: abbiamo chiesto a Pierre il permesso, e poi Brian ha riarrangiato il pezzo per flauto, accordion, fiddle e contrabbasso. Quanto alla mia parte di chitarra, può comprendere il mio imbarazzo a reinterpretare un brano per chitarra del grande Bensusan! Anche per questo, sono andato molto “sul semplice”…Comunque credo che siamo riusciti a dare anche a questo brano quel caratteristico “Céide feel”. Sa una cosa? In Irlanda diverse mamme-musiciste cantano questo brano ai loro bambini come ninna nanna…

Riassumendo, i Céide sono quindi formati da Brian Lennon al flauto, whistle e al canto, Tom Doherty all’accordion e al melodeon, John Mc Hugh al fiddle, Kevin Doherty al contrabbasso e Declan Askin, voce e chitarra. La scelta del titolo Wild And Beautiful ci sembra perfetta per indicare questa parte nord-occidentale della Contea di Mayo dove risiede l’insediamento archeologico di Céide che dà nome al gruppo, ma rispecchia anche la musica di questo ottimo album, selvaggia nel sanguigno furore dei reel e delicatamente bella nelle delicate song che lo compongono. Il valore musicale dei singoli musicisti non si discute, ma se dovessimo indicare il lato più interessante di questa band non avremmo difficoltà a segnalare proprio il particolare, personale sound che contraddistingue questo album d’esordio.

È facile pronosticare ai Céide un brillante futuro nel panorama musicale irlandese. Se poi, come vagheggiato da essi stessi, si trasferissero a vivere in Italia, sarebbero di certo i benvenuti…

 

                                                                                              Intervista di Alfredo De Pietra

 

© New Sounds 2000

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