SECONDA GUERRA MONDIALE

 

Nel war games il periodo maggiormente giocato tra i conflitti dell'era moderna è sicuramente la seconda guerra mondiale, sia per l'enorme varietà di scenari da giocare che per il vasto assortimento di regolamenti presenti sul mercato. E' anche uno dei war games più lunghi da giocare e che richiedono di solito grandi spazi, però è anche un gioco che vede spiegati in campo una gran quantità di mezzi più che di soldatini, in quanto é stata una guerra soprattutto di mezzi, questo fa si che si abbiano svariati tipi di armamenti a disposizione e quindi vi è la necessità di usare numerose tabelle di gioco che differenzino le varie armi e cannoni usati, uno dei regolamenti più belli ma anche più lunghi da giocare è sicuramente Command Decision.

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la guerra in europa la guerra nel mediterraneo il fronte nord-occidentale il fronte orientale la guerra nel pacifico

 

    INDIPENDENZA ITALIANA E MAFIA    

 

La guerra in Europa 1939-1940

Le forze armate della Germania nazista diedero inizio alla seconda guerra mondiale invadendo la Polonia il 1 settembre 1939. A un anno di distanza anche la Danimarca, la Norvegia, i Paesi Bassi, il Belgio e la Francia erano stati sconfitti dalle armate tedesche, mentre la Gran Bretagna si preparava a respingere una probabile invasione. Nello stesso tempo l'Unione Sovietica aveva attaccato la Finlandia e dal novembre 1939 al marzo 1940 si era combattuta la cosiddetta guerra d'Inverno. Con la sola eccezione della Germania nazista, l'organizzazione delle forze armate che combatterono queste prime campagne si ispirarono ai moduli del passato, in particolare a quelli della prima guerra mondiale, anche per quanto concerneva i modelli delle uniformi. Gli eserciti di molti paesi, infatti, entrarono in guerra dotati di vecchie divise, risalenti in alcuni casi alla "grande guerra", mentre le uniformi di altri combattenti, come ad esempio gli inglesi, stavano subendo un processo di ammodernamento.

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La Guerra nel Mediterraneo

Dal 10 giugno del 1940, quando con la contemporanea dichiarazione di guerra presentata agli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna l'Italia entrò nel secondo conflitto mondiale, fino all'aprile del 1945, quando l'esercito tedesco in Italia si arrese, il Mediterraneo fu al centro di campagne che interessarono numerosi e differenti teatri operativi: l'Italia stessa, la Francia meridionale, la Iugoslavia, la Grecia, l'Africa settentrionale e, ancor più lontano, l'Africa orientale. Gli eserciti che operarono in questi teatri, nettamente differenziati fra loro quanto a caratteristiche ambientali ( basti solo pensare alle enormi diversità morfologiche e climatiche tra le montagne italiane o greche e il deserto africano ), dovettero adeguare l'ordinamento delle unità alle differenti condizioni di impiego, così come dovettero modificare e adattare gli equipaggiamenti e le uniformi. Va inoltre detto che in alcuni dei paesi citati, e segnatamente in Iugoslavia, Italia e Francia, si svilupparono in date diverse tenaci movimenti di resistenza ad opera di formazioni partigiane, che costrinsero gli eserciti occupanti a modificare alcuni criteri d'impiego.

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Il fronte nord-occidentale 1941-1945

Dal 1941 in poi nell'Europa nord-occidentale e nell'Atlantico la guerra proseguì con operazioni collegate, ma ben distinte: la battaglia dell'Atlantico, vinta solo alla fine del 1943 grazie allo stanziamento di enormi risorse per lo sviluppo di nuove tecniche antisommergibile e il potenziamento delle navi da scorta; i bombardamenti contro la Germania, che distrussero le fabbriche di vitale importanza e privarono così l'esercito tedesco dei necessari rifornimenti; l'invasione alleata della Francia, che culminò con la sconfitta delle armate tedesche in occidente. Da parte degli Alleati, questi tre aspetti della guerra furono contrassegnati da organizzazioni e uniformi sempre più pratiche e sofisticate, mentre i tedeschi si trovarono costretti a fare l'uso migliore di tutte le risorse di cui potevano disporre. Al termine del conflitto in molti casi l'uniforme aveva raggiunto un aspetto decisamente moderno e l'esperienza della guerra aveva reso estremamente funzionali gli indumenti da combattimento di entrambe le parti.

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Il fronte orientale 1941-1945

Il fronte orientale, quanto a spiegamento di forze, fu il teatro di guerra di gran lunga il più vasto dell'intero conflitto. Inizialmente non vi operarono soltanto le gigantesche armate della Germania ( l'esercito tedesco schierò su questo fronte due milioni e mezzo di uomini nel 1941 e tre milioni nel 1943 ) e dell' Unione Sovietica ( sei milioni di uomini nel 1945 ), ma anche combattenti dei paesi occupati, schierati accanto all'uno o all'altro dei due principali avversari, e delle nazioni alleate come, ad esempio, l' Armata Italiana in Russia (ARMIR) che si batté a fianco dei tedeschi. Successivamente, con l'entrata in guerra della Romania ( il cui esercito contava un milione di soldati ), della Bulgaria, dell'Ungheria e della Finlandia, questa enorme quantità di uomini subì un ulteriore aumento. Rifornire milioni di combattenti, a notevoli distanze dalla patria e in condizioni climatiche a volte difficilissime, costituì un terribile problema per le nazioni belligeranti ed ebbe tragiche ripercussioni soprattutto sulle forze dell'Asse che, in particolare, soffrirono spesso duramente per la mancanza di un adatto equipaggiamento.

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La Guerra nel Pacifico

Le forze armate giapponesi, già impegnate sin dal 1937 in una guerra vera e propria anche se "non dichiarata" contro la Cina e qualche anno dopo nella conquista dei possedimenti francesi, olandesi e britannici dell'Oriente, all'alba di domenica 7 dicembre del 1941 attaccavano con una formazione aeronavale ( 423 aerei e 23 navi da guerra ), agli ordini dell'ammiraglio Chuichi Naguno, la base di Pearl Harbor, nelle Hawaii, sede della flotta americana che, colta di sorpresa, veniva praticamente annientata. Da quel momento anche l'area del Pacifico era interamente coinvolta nella seconda guerra mondiale. Truppe giapponesi, cinesi, americane, inglesi, dell'impero britannico furono tutte coinvolte in una lotta caratterizzata da enormi distanze e spesso combatterono in paesi climaticamente e morfologicamente molto diversi tra loro. Il risultato fu la creazione di numerose organizzazioni diversificate, specialmente nelle campagne delle isole del Pacifico, e l'adozione di uniformi adatte a condizioni climatiche come quelle della stagione dei monsoni birmani o a terreni come quelli della giungla di Guadalcanal.

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INDIPENDENZA ITALIANA E MAFIA

 

L''Unità d'Italia ha 150 anni e non li dimostra. Sembra ieri che i francesi ci liberavano a Solferino e che l'esercito sabaudo massacrava decine di migliaia di meridionali. La vera Storia d'Italia non è mai stata scritta. Appartiene a qualche libro, qualche rara testimonianza. L'Italia è un problema metafisico irrisolto. Cos'è? Perché esiste? Da dove viene? Dove sta andando? Nicola Biondo ci ricorda che durante la seconda guerra mondiale siamo stati liberati dalla CIA e dalla mafia.

1943: Cosa Nostra si fa Stato

La trattativa tra Stato e mafia ci racconta, come, a partire dal 1992/1993 abbia radici ben piantate nel passato, in quel passato che ha visto gli americani rivolgersi a Cosa Nostra per lo sbarco in Sicilia nel 1943 e che ha consentito a Cosa Nostra di farsi Stato. Tutto ciò è avvenuto sotto la diretta responsabilità dei servizi segreti americani, dell’Oss, della Cia e ha consentito a Cosa Nostra di diventare quell’ esercito della violenza che fino ai giorni nostri può imporre trattative o può scatenare una guerra. Uno degli argomenti principali per capire com’è stato mai possibile che la banda criminale Cosa Nostra sia diventata così potente nel nostro Paese, abbia conquistato uomini e cose in una porzione molto grande del territorio a sud e abbia iniziato a investire già dalla fine anni 50, primi anni 60 al nord, è capire come mai e com’è stato possibile che Cosa Nostra si sia fatta Stato. E’ una storia che dobbiamo riprendere dal 1941, quando nella cella di uno dei più grandi boss di mafia, Lucky Luciano, a poche decine di chilometri da New York, il boss riceve alcuni ufficiali della marina statunitense. Cosa volevano quegli ufficiali? Volevano che il boss li aiutasse a fare piazza pulita delle spie naziste nel porto di New York. Lucky Luciano riesce non soltanto a prometterlo, ma lo mette in pratica, fa scoprire attraverso i suoi uomini le spie di Hitler nel porto, da cui parte questa storia innominabile anche se ormai conosciuta, la storia incredibile dei rapporti tra i servizi segreti americani e Cosa Nostra. A partire da lì si stringe questo rapporto e attraverso Lucky Luciano e i suoi agganci in Sicilia gli Stati Uniti ottengono le informazioni per operare nel 1943 lo sbarco in Sicilia. E' subito dopo lo sbarco in Sicilia che Cosa Nostra si fa Stato, con lo sbarco americano i boss mafiosi diventano amministratori dell’ordine pubblico, alcuni addirittura sindaci, è il vecchio sogno di Cosa Nostra di avere non solo un proprio esercito, ma di dettare legge, lo sbarco americano, l’amministrazione americana lo garantisce. A capo della sezione Italia dell’Oss che poi diventerà la Cia c’è un ragazzo di 27 anni, si chiama James Angleton, quest’ultimo mette in piedi all’interno della sezione Italia, un ristretto nucleo di persone, una dozzina al massimo. Nei documenti ufficiali questo nucleo di persone, che si occuperà solo e esclusivamente della Sicilia, verrà chiamato il cerchio della mafia. A questo gruppo di 007 che si occupano della Sicilia, si aggiungono anche dei giovani in gamba siciliani, tra questi c’è un nome che ricorrerà poi per altri 40 anni, quello di Michele Sindona. In cosa esiste davvero la presenza degli americani in Sicilia? C’è un’informativa, un report dal titolo emblematico: “La mafia combatte il crimine”. Cosa Nostra diventa l’esercito di occupazione, insieme con gli americani, che gestisce l’ordine pubblico, che deve evitare che le masse contadine potessero invadere e fare a pezzi il latifondo, ma la Sicilia non è soltanto una colonna portante nella politica estera, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, è un avamposto dal quale si controlla l’intero Mediterraneo L’Intelligence americana capisce che c’è già un’altra guerra da combattere e è quella contro il comunismo sovietico.

Mafia e neofascismo. Portella delle Ginestre

La saldatura tra uomini di Cosa Nostra a cui viene demandato il compito di controllo sociale, di controllo territoriale, vede l’entrata di un ulteriore segmento di potere, è quello incarnato da alcuni elementi del neofascismo che seppur sconfitto, come la mafia, viene assoldato in chiave anticomunista, simbolo di questo terzo lato, di questa santa alleanza mafia – servizi americani, è la figura di Juan Valerio Borghese che infatti viene salvato dalla fucilazione da parte dei partigiani da alcuni ufficiali americani. Un altro uomo simbolo di questa santa alleanza insieme con i capi mafia, con le spie americane e con elementi del neofascismo italiano, è il bandito Salvatore Giuliano, la santa alleanza si manifesta in tutto il suo orrore il primo maggio 1947, a Portella delle Ginestre, un commando composto da mafiosi, spie, neofascisti, spara sulla folla che festeggia il primo maggio, la festa del lavoro, tutto ciò accade a poca distanza dalle elezioni regionali che avevano visto il trionfo del blocco popolare di sinistra, il bilancio è di 14 morti e di decine di feriti. La mafia finisce così assoldata in una sorta di guerra civile contro il latifondo, il voto popolare, la miseria, e Salvatore Giuliano lo si potrebbe definire come un nome collettivo dietro il quale si nascondono strategie, sigle e personaggi lontani anni luce dai volti truci dei mafiosi. Dietro Giuliano c’è una cerchia di personaggi che vagheggiano una Sicilia nazione autonoma o uno Stato federato agli Stati Uniti, ma soprattutto c’è un progetto preciso, studiato a tavolino dai documenti dell’Oss e poi della Cia che verrà chiamato: "Piano X" , prevede l’assistenza, il finanziamento e l’armamento di movimenti anticomunisti, di chiara matrice fascista, affinché promuovano tutte quelle azioni di sabotaggio, di guerriglia e di disturbo, da attribuire al fronte popolare composto da comunisti e socialisti. Il quadro di questa Santa alleanza viene completato dall’alta borghesia siciliana, da quella nobiltà nera che con l’avvento della Repubblica e delle riforme sociali, non ha alcuna intenzione di perdere il proprio potere. Ci sono in particolare due esponenti dell’alta borghesia siciliana che raccontano perfettamente questa storia, uno è il principe Giovanni Alliata di Monte Reale, un massone, un fascista e che in seguito verrà coinvolto nello scandalo della loggia P2, secondo alcune testimonianze questo principe sarebbe uno degli ideatori della strage di Portella delle Ginestre, finirà poi in seguito coinvolto anche nei tentativi di golpe avvenuti negli anni 70, ci ritroviamo davanti, come dice il Giudice Roberto Scarpinato, a una lupara proletaria e un cervello borghese. Un altro importante nome è quello di Vito Guarrasi, il vero dominus della vita politica ed economica siciliana per quasi 50 anni, una foto lo immortala nel 1943, appena ventinovenne alla firma dell’armistizio tra Italia e Stati Uniti, a volerlo lì è un importante generale, il generale Castellano, uno degli architetti di quella santa alleanza tra spie, mafia e neofascisti. Molti anni più tardi l’avvocato Guarrasi ammetterà di essere stato in stretti rapporti di stima per ragioni di servizio proprio con l’Oss e poi con la Cia, in pratica era una spia. In quegli anni sono tantissimi i rapporti che indicano come uno degli strumenti usati dalle classi dirigenti italiane e siciliane era la carta del Movimento separatista, una sorta di lega del sud che oggi stiamo rivedendo nel panorama politico, la manovalanza usata a Portella della Ginestre, viene però presto sacrificata. Giuliano muore in seguito a una trattativa tra la mafia e i Carabinieri che mettono in scena una fiction degna di una serie televisiva, un conflitto a fuoco, assolutamente inesistente in cui il bandito, Salvatore Giuliano assurto come il nemico pubblico numero uno in Italia, sarebbe stato ucciso, ma oggi sappiamo ormai che non è così! La storia inventata di un conflitto a fuoco in cui Salvatore Giuliano avrebbe trovato la morte, viene scoperta da un eccezionale giornalista, Tommaso Besozzi, che manda in frantumi la versione ufficiale e scrive un articolo dal titolo chiarissimo, definitivo: “Di sicuro c’è solo che è morto”, di sicuro oggi sappiamo che Salvatore Giuliano è stato tradito, ucciso nel suo letto e portato su un set, dove è stata allestita la sua morte, un conflitto a fuoco inesistente. A tradire Giuliano è un suo cugino, Gaspare Pisciotta, che di lì a poco, terrorizzato per i segreti di questo accordo tra lo Stato e Cosa Nostra, deciderà di raccontare tutto al processo per la strage di Portella. Dice Pisciotta una frase che forse è ancora molto, molto attuale: “Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. Il 9 febbraio 1954 a Gaspare Pisciotta verrà servito un caffè avvelenato e morirà in carcere. E' da allora, scriverà qualche anno dopo Leonardo Sciascia, che l’Italia diventa un Paese senza verità, anzi viene fuori una regola, che nessuna verità si saprà mai riguardo a fatti criminali, delittuosi in cui ci sia minimamente attinenza con la gestione del potere. Questa lunga storia che odora di morte, miseria e violenza, questa santa alleanza, non è altro che il frutto avvelenato della guerra al nazifascismo, Portella delle Ginestre è il primo atto terroristico che secondo gli storici fonda la Prima Repubblica, e come la Prima Repubblica è stata fondata sul sangue versato a Portella, la seconda Repubblica nasce sul sangue versato a Capaci e a Via d’Amelio.

Gli Stati Uniti e l'Italia

Questa lunga storia di mafia, di colletti bianchi, di spioni e di servizi segreti, la ritroveremo come una costante in tutti i delitti di mafia e in molti atti di terrorismo politico avvenuti in Italia a partire dal 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana. E' assolutamente innegabile l’influenza che gli Stati Uniti hanno avuto nelle scelte politiche, sociali e economiche di questo Paese. E’ noto che noi abbiamo in Italia moltissime basi americane, al cui interno sono celati ordigni nucleari, noi siamo una sorta di portaerei americana nel cuore del Mediterraneo. E' passato abbastanza tempo per poter affermare che vi furono pesanti interventi degli Stati Uniti nella vita politica italiana, il primo è quello per le elezioni del 1948, nel 1949 l’Italia fu il primo Paese che usciva sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale a ricostruire i suoi servizi segreti e fu reso possibile su impulso americano, gli americani per tutti gli anni 50 chiesero costantemente ai governi italiani di mettere fuori legge i partiti della sinistra, il PCI e il PSI. Addirittura furono approvate alcune leggi che però non furono mai fino in fondo messe in pratica, una su tutte, anche molto divertente, del 1953, vietava lo strillonaggio dei giornali, quindi i ragazzini che vendevano giornali per esempio di sinistra non potevano annunciare il titolo del giornale nelle vie e nelle piazze. Vi fu un fortissimo controllo da parte degli americani, soprattutto delle zone di confine, in maniera particolare il confine orientale su Trieste e in Friuli. Vi è stato, e vi è tutt’ora, un fortissimo controllo sul sistema delle telecomunicazioni. Il caso più eclatante di coinvolgimento degli americani nelle vicende italiane è sicuramente stato il caso Mattei, la morte di Ernico Mattei che era il capo dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, che consentiva all’Italia l’approvvigionamento di materie prime, di petrolio, anche quella è ormai una storia che possiamo raccontare. Enrico Mattei e la sua politica espansionista nella ricerca di materie prime a favore dell’Italia, non era assolutamente vista di buon occhio dagli americani, non potevano consentire che Mattei non solo stringesse accordi con i Paesi del Medio Oriente o che potesse stringere accordi addirittura con l’Unione Sovietica, ma che si espandesse anche in zone come l’Indonesia che era il giardino di casa del dominio americano. Enrico Mattei muore in un attentato. La giustizia dei tribunali ha provato a portare in aula il caso Mattei, con certezza possiamo dire che in quell’attentato, l’aereo di Mattei fu sabotato, ebbero un ruolo di manovalanza proprio alcuni uomini di Cosa Nostra, l’aereo di Mattei infatti partiva da Catania e doveva atterrare a Milano. Non sarebbe corretto dire che tutto quello che è successo in Italia, nel bene o nel male, sia stato causato dall’influenza americana. Possiamo dire invece, con buona certezza, che gli americani hanno a un certo punto accettato l’anomalia di un Paese che aveva una forte opposizione comunista e socialista e, allo stesso tempo, un governo come quello della Democrazia Cristiana, che era sì alleato agli Stati Uniti, ma culturalmente molto lontano dal mondo anglosassone e quindi protestante, mentre la Democrazia Cristiana aveva un legame fortissime con l’oltre Tevere, con Città del Vaticano, con la chiesa cattolica. L’anomalia italiana fu accettata solo nella misura in cui l’Italia non avesse voluto diventare una potenza nello scacchiere mondiale, finché si fosse accontentata di essere una potenza a medio raggio si potevano accettare una serie di anomalie. Questo è visibile proprio nella politica energetica di Mattei e poi negli scontri, anche molto duri, che l’Amministrazione americana ha avuto con i governi Italiani quando negli anni 70 e 80 i governi hanno direttamente trattato con i Paesi mediorientali per il petrolio. L’orgoglio nazionale di questo Paese viene fuori soltanto quando si tratta della nazionale di calcio e del petrolio. Senza alcun dubbio vi sono state e vi sono tutt’ora cessioni di quote di sovranità nazionale a favore dell’alleato americano e questo è visibile non soltanto nel campo militare o nel campo politico, ma è stato anche nel campo scientifico, nella chimica, nella ricerca atomica. Ciò di cui tanto si parla, la fuga dei cervelli dalle università, dalle aziende italiane, è un problema che è iniziato negli anni 50. Questo paese non è stato solo terra di confine ma è stato anche terra di conquista, i migliori brevetti italiani come quello della plastica che è stato brevettato in Italia, la plastica fine, quella che usiamo tutti i giorni in casa. Gli Stati Uniti in un certo senso hanno fatto campagna acquisti in questi campi, nel campo della ricerca scientifica come nel campo dell’industria, spesso e volentieri rendendo più povero questo Paese.

Le stragi e i tentativi di golpe

Però va anche detto questo, si è spesso parlato del fatto che strutture spionistiche, militari americane abbiano avuto un ruolo nella storia delle stragi italiane, nella storia della strategia della tensione, anche su questo vanno dette delle parole definitive di chiarezza, Ordine nuovo, gruppo terroristico di matrice fascista, resosi responsabile di una serie di atti terroristici in Italia, a partire da Piazza Fontana, ma anche prima e anche dopo, non aveva rapporti diretti con strutture di intelligence americane, gli americani non li pagavano per mettere le bombe, gli americani avevano dei propri uomini all’interno di Ordine nuovo, esponenti di Ordine nuovo erano fonti degli americani, uno in particolare era un’antenna informativa degli americani e nello stesso tempo l’artificiere di Ordine nuovo, è probabilmente l’uomo che ha confezionato la bomba di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969. Va anche detto che dare responsabilità che non sono emerse giudiziariamente agli americani nel periodo delle stragi, significa anche minimizzare il ruolo di una certa classe dirigente in Italia. Non possiamo dimenticare che sia la storia di Cosa Nostra, sia la storia di alcuni gruppi terroristici di estrema destra in Italia, quelli che hanno messo tecnicamente e fisicamente le bombe nelle banche, nelle stazioni, è una storia che riguarda le classi dirigenti, il potere di questo Paese. Abbiamo avuto esponenti, troppi, tanti esponenti della classe dirigente italiana che erano pronti a un bagno di sangue e l’hanno messo in pratica, con Piazza Fontana, con Piazza della Loggia, con Bologna, con i tentativi di golpe, anche sui tentativi di golpe va detta una parola di chiarezza. Gli Stati Uniti erano sicuramente a conoscenza, per esempio, del golpe Borghese che avrebbe visto la partecipazione di alcuni importanti uomini di Cosa Nostra. In quel caso era la stessa Santa Alleanza che si manifestò a Portella delle Ginestre.

Le spie americane

Ci sono due casi famosi di spie americane che hanno lavorato in Italia: uno è un caso che ha contorni divertenti, è quello di Ronald Stark che ha una biografia da storia del rock, in effetti Ronald Stark nasce nel mondo del rock psichedelico californiano, si dice che era un caro amico di Jim Morrison. Ronald Stark è anche un grande commerciante di pasticche di LSD negli anni 60 in tutta la California e poi in Europa. Stark con questo curriculum di tutto rispetto viene assoldato dalla Cia per una serie di operazioni, una in particolare si chiama operazione Blue Moon che si è realizzata proprio nei confini statunitensi per distruggere la protesta che montava dai campus universitari americani, la protesta contro la guerra nel Vietnam, la Cia decide di finanziare la produzione di milioni e milioni di pasticche di LSD da immettere nel mercato, sembra fantascienza, ma la storia la raccontano gli stessi documenti della Cia. Ronald Stark nella prima metà degli anni 70, si trasferisce in Italia, ha dei contatti incredibili, per esempio con il capo del Servizio Segreto Militare Vito Miceli, con Salvo Lima, il pro console andreottiano, è l’uomo di cerniera tra mafia e politica in Sicilia. Viene arrestato per trasferimento di stupefacenti, in carcere entra in contatto con i fondatori delle Brigate Rosse, Curcio e Franceschini, a cui dà una serie di dritte per procurarsi delle armi in alcuni campi di addestramento in Medio Oriente, una storia assolutamente da romanzo. Ronald Stark viene interrogato dai magistrati italiani, questi ultimi gli chiedono chiaramente se lui è della Cia, se lui è una spia americana e lui in maniera assolutamente serafica, ve lo potete immaginare come un classico hippy, capelli lunghi, orecchino e sguardo un po’ allucinato, dice: c’è una legge in America che punisce le spie che ammettono di essere delle spie e si chiude nel suo assoluto silenzio. Scontati alcuni mesi di pena in carcere viene fatto uscire con uno stratagemma giuridico, viene portato alla base americana di Camp Derby in Toscana e da lì scompare, e' stato fatto qualche anno fa un funerale a Ronald Stark, ma secondo alcuni rapporti dei servizi quella bara era vuota, il mistero della vita e della morte di Ronald Stark continua. Un'altra spia che ha lavorato in Italia per conto degli americani è il milanese Carlo Rocchi che si è occupato del trasferimento di alcuni importanti gerarchi nazisti in sud America, ha lavorato in centro America, ha lavorato in prima linea in tutte quelle guerre che hanno visto gli Stati Uniti impegnati sia nel centro e nel sud America, sia nel sud est asiatico, Carlo Rocchi lo ritroviamo in un caso di depistaggio delle indagini sulla strage di Piazza Fontana. In sostanza Rocchi, venuto a sapere che parte delle indagini riguardava uomini di Ordine nuovo in contatto con ufficiali Nato americani di Verona, prova a depistare le indagini e si mette in contatto con un testimone dell’inchiesta, proponendogli di dire cose false o indimostrabili. Questo tentativo di depistaggio viene scoperto dal Giudice Salvini, dall’ufficiale dei Carabinieri Massimo Giraudo e Carlo Rocchi viene interrogato e in maniera assolutamente serafica dice: "Perché vi stupite, lavoro per un governo alleato dell’Italia, quindi se gli interessi americani vengono “colpiti” da un’inchiesta, sono in diritto di fornire le notizie su questa inchiesta agli americani". E’ una buffonata ovviamente ed è un reato quello che ha compiuto Carlo Rocchi. Il suo nome verrà anche fuori per quanto riguarda l’inchiesta Mani Pulite, questa è un’altra grande domanda che ci si è sempre fatti, ci sono stati centri di potere occulto, i Servizi Segreti che hanno agito sull’inchiesta contro la corruzione che sono state fatte in Italia, Carlo Rocchi per esempio prova a carpire informazioni ad alcuni magistrati della Procura di Milano, il suo nome finisce in uno strano e mai fino in fondo indagato progetto di attentato al giudice D’Ambrosio che era il vice di Borrelli alla Procura di Milano. Carlo Rocchi sicuramente era uno di quegli agenti americani che in Italia ha lavorato sempre in prima linea, sotto copertura e con strettissimi legami con i servizi segreti italiani, anche andando in alcuni casi ben oltre la legge.

Sovranità nazionale e FMI

L'influenza americana nelle vicende italiane è innegabile, oggi però nel momento in cui si parla di cessione di quote di sovranità nazionale, il problema non è più solo il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti, o tra l’Italia e la Russia, o l’Italia e la Cina, il problema è un altro. Ci sono istituzioni finanziarie internazionali che come la Nato nel passato, nel campo militare e politico, oggi hanno un’enorme forza nel sottrarre potere alle istituzioni democratiche, in particolare mi riferisco al Fondo Monetario Internazionale (FMI). E' di questi giorni la notizia che la Grecia non vuole rivolgersi per un prestito, per la sua fragilissima economia ormai al default, all'FMI. Questo è un punto che andrebbe affrontato perché farsi prestare dei soldi dall'FMI, significherebbe dare in gestione parte della vita economica dei cittadini di quello Stato significherebbe appaltare le scelte di politica fiscale a un’istituzione che non è stata eletta da nessuno e all’interno della quale gli americani hanno un ruolo evidentemente predominante, quindi la cessione di quote di sovranità internazionale, ormai, è qualcosa che avviene con modalità molto diverse che nel passato e direi quasi senza spargimento di sangue, fino a quando non si arriva al default economico totale. com’è avvenuto in Argentina.

Scritto da Nicola Biondo ( giornalista freelance ) con Sigfrido Ranucci dal libro che si intitola “Il patto”

 

 

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