Sintesi della relazione al Convegno

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Sintesi della relazione al Convegno 
“La pesca in Italia tra età moderna e contemporanea”

Alghero – Cabras 7/9 dicembre 2001

di Annamaria “Lilla” Mariotti  

La pesca nel Golfo Paradiso è sicuramente l'attività più antica praticata dagli abitanti di Camogli, come quella della sua tonnara le cui prime notizie risalgono al 1603.  Questa   è sicuramente inferiore come dimensioni alle tonnare siciliane e sarde, ha solo due camere contro le sei o più della altre tonnare e tre sole barche, mentre le altre tonnare ne impiegano anche più di dieci.

Annamaria “Lilla” Mariotti  

Qui non ci sono vascelli, bastarde, musciare, ma la "poltrona", che resta fissa sull'impianto ed è quella da cui viene salpata la rete, poi c'è l'"asino" che va avanti e indietro ogni giorno dal porto di Camogli ed è quella su cui viene caricato il pescato e la "vedetta", più piccola, portata a rimorchio dall'"asino", e che  viene utilizzata dal capobarca per ispezionare l'interno della rete per mezzo dello "specchio". La tonnara di Camogli è, più precisamente, una "tonnarella", ma questa denominazione non si riferisce all'estensione delle reti, ma al fatto che non pesca solo tonni,  oggi diventati molto rari, ma tutte le specie di pesci che incappano nella rete.  La tonnarella di Camogli viene calata a circa 400 metri da Punta Chiappa, in direzione Camogli, da Aprile a Settembre.  La rete di sbarramento, detta "pedale", è legata a riva  ad uno scoglio ed è lunga 340 metri, la porta d'entrata del recinto che è antistante alla "camera della morte" è larga 25 metri, a destra si trova un'altro recinto rettangolare lungo 80 metri e a sinistra, davanti al "sacco" c'è un'anticamera di 30 metri che conduce alla "camera della morte" che misura 100 metri.  La rete viene ormeggiata su un fondale che va dai 10 ai 45 metri, per mezzo di 26 ancorotti e di grosse pietre del peso di 20 Kg. ciascuna.  Per mantenere le reti perimetrali perfettamente verticali vengono impiegati dei galleggianti di plastica posti a distanze regolari.  Le maglie della rete, abbastanza larghe in alto, si fanno sempre più strette scendendo verso il basso.  Il materiale usato per la rete è filetto di cocco (ajengo superiore) , importato dall'India e che viene lavorato a mano durante l'inverno dai due capibarca e dal figlio di uno di loro; la rete finita pesa 1.200 Kg.  Per la parte terminale della "camera della morte" viene impiegato il nylon, tinto di nero in un fornello apposito sul molo del porto di Camogli.  La ciurma è composta da otto tonnarotti che si alternano in turni di quattro per settimana, guidati da un capobarca.  Non esiste più la figura del Rais, questo titolo è rimasto appannaggio del vecchio Lorenzo Gelosi, detto Cen, un uomo di 88 anni di cui  più di 40 passati in tonnara e che ancora adesso sovrintende alla messa in mare delle reti,  portando i tesori della sua esperienza. 

LA “LEVATA”

Alla tonnara di Camogli si effettuano tre "levate" al giorno, all'alba, in tarda mattinata e nel tardo pomeriggio e da sempre il pesce viene issato sulla barca dai tonnarotti  a forza di braccia dalla barca mobile, avvicinandosi lentamente alla barca fissa, sulla quale viene caricato il pescato e che poi torna a Camogli.  E, cosa strana, queste operazioni si effettuano nel silenzio più assoluto, né canti, né grida accompagnano la "levata".  Solo, alle volte, qualche pittoresco intercalare se qualcosa non funziona. 

A Camogli non esiste un'industria per la lavorazione del tonno,  solo anticamente, nell'800, veniva preparata la "tunnina" sotto sale in un piccolo locale ed esportata verso il Piemonte, la Lombardia e, qualcuno dice, anche  l'Inghilterra.   C'è stato, negli anni '50 un tentativo di inscatolamento del tonno e di altri pesci da parte di un'industria locale che fabbricava reti, ma l'esperimento è durato solo 4 anni ed è stato abbandonato perché poco remunerativo. 

In una comunità piccola come Camogli anticamente la pesca del tonno poteva portare lavoro per molti.   Certamente l'economia di questo  piccolo centro ha gravitato per molto tempo intorno alla tonnara, con l'impiego di mano d'opera locale per la costruzione e la manutenzione delle barche, poi fabbri, calafati, fabbricanti di "corbe" (ceste) che erano fabbricate delle misura giusta per contenere un certo quantitativo di pesce, calcolato in "rubbi" (ogni rubbo corrisponde a circo 8 Kg) e poi per la   preparazione  delle reti e le corde,  che anticamente erano fatte utilizzando la "lisca" (Ampelodesmos tenax), una pianta con foglie lunghe e sottili che cresce spontanea sul Monte di Portofino e che, dopo una lunga e accurata lavorazione,  dà corde resistenti all'usura del mare e che venivano ancora fabbricate  fin o ai primi anni '60 a San Fruttuoso, una piccola frazione di Camogli, sede di un'antica abbazia e di una piccola comunità di pescatori,  raggiungibile solo in barca. Oggi questa pianta è protetta e non può più essere raccolta, ma le vecchie attrezzature sono ancora usate per fabbricare i cavi destinati alla tonnara di Camogli, utilizzando il filetto di cocco (ajengo superiore) lo stesso che viene utilizzato per le reti.    La manifattura delle reti inoltre era anticamente affidata alle mani capaci degli abitanti di Camogli,  soprattutto alle donne e tante famiglie  vivevano dei proventi di questo lavoro, fino al 1904, anno in cui fu impiantata una fabbrica di reti a Camogli, ma ancora una volta furono le donne ad annodare  le reti, non più sedute sulla porta di casa chiacchierando con le vicine, come in  passato, ma all'interno di questo moderno stabilimento, intrecciando le reti con  le macchine, prima utilizzando il  cotone e poi, a partire dagli anni '50, il nylon.   Questa fabbrica ha cessato la produzione nel 1990.

LA CROCIERA DEI CENTO GIORNI

Contemporaneamente alla pesca della tonnara a Camogli si sviluppavano altri tipi di pesca, il più importante dei quali era la pesca delle acciughe praticato alla Gorgona e che veniva chiamata "la crociera dei cento giorni" perché durava tre mesi. Le cronache  riportano che questo tipo di pesca si svolse tra il 1810 e il 1890,  ma da un libro cassa custodito nell'archivio dell'Arciconfraternita dei SS. Prospero e Caterina risulta che nel 1742 i pescatori di ritorno dalla campagna della Gorgona consegnarono all'Oratorio, oltre al decimo loro dovuto come istituzione religiosa, un ulteriore quantitativo di pesce dalla cui vendita furono ricavate in totale Lire 300;  altre fonti attestano che l'ultima campagna avvenne nel 1918, mentre dalla viva voce di un pescatore di 78 anni ho saputo che lui stesso ha preso parte all'ultima campagna di pesca alla Gorgona nel 1939, quando aveva 16 anni.  Questa pesca annuale, veniva praticata con i leudi, grossi gozzi di 5 o 6 tonnellate di stazza,  adatti per il piccolo cabotaggio ed armati con vela latina e remi. Almeno un terzo della popolazione maschile di Camogli vi prendeva parte e la partenza era fissata per  Maggio, subito dopo la festa di San Fortunato, patrono dei Pescatori, che si teneva nella seconda domenica di quel mese.   Gli equipaggi venivano scelti dai capibarca sulla calata del porto e non era raro che di essi facessero parte anche persone venute dalla campagna sovrastante Camogli e bambini di 8, 10 anni, poi i leudi venivano caricati con barili di legno vuoti e sale grosso,  oltre a provviste non deperibili, come legumi, pesce o carne salata, l'immancabile galletta, insieme a fichi secchi e limoni della vallata per sopperire alla mancanza di cibo fresco.  In tempi più recenti fece la sua apparizione a bordo anche un preziosissimo pacchetto con un "etto" di caffè, che veniva portato unicamente a scopo medicinale in caso di bisogno.  I leudi arrivavano a destinazione in un paio di giorni, utilizzando anche i remi  in caso di mancanza di vento e iniziavano subito a pescare.   Le acciughe finivano nei barili sotto sale ed il pescato veniva poi  venduto a Livorno a mercanti inglesi che, dopo un accurato controllo della qualità del prodotto, lo inviavano in Inghilterra.   Il ricavato dall'ultima calata delle reti veniva portato a Camogli in parte per uso locale e in parte venduto per pagare le provviste e le attrezzature di bordo.  A metà del 1800 nel porto di Camogli si contavano  120 unità che facevano parte di questa piccola flotta.   Le modalità di pesca erano sempre le stesse: la rete calata al tramonto, il sale grosso macinato a mano, le acciughe pulite a bordo da un esperto marinaio e  messe sotto sale rigorosamente dal capobarca.  La parola "crociera"  può suggerire l'idea di un'avventurosa spedizione, in realtà si trattava di sopportare improbe fatiche, l'equipaggio dormiva a bordo come poteva, mangiava quando poteva e solo la domenica poteva gustare un pasto caldo,  raramente scendevano a terra e l'igiene personale era quello che era, le mani erano piagate dal continuo salpare le funi delle reti e al ritorno a casa questo uomini non si erano certo arricchiti. 

UN’ASTA CON CANDELA VERGINE

Altre notizie della tonnara si hanno nel 1867, poi si passa al 1875.  Il 4 Marzo 1875 fu rilasciato, da Parte del Demanio dello Stato, un Atto di Concessione per l'esercizio della pesca nelle acque della tonnara di Camogli per la durata di sei anni.  Il 3 Ottobre del 1877 in un non meglio precisato "Ufficio Comunale" di Camogli fu aperta "un'asta a mezzo di candela vergine"  per l'importo di Lire 300.  Si aggiudicò l'appalto Fortunato Bertolotto con un'offerta di trecentodieci lire. 

Nel 1883 la tonnara fu ripristinata con un canone annuo di lire 200 e negli anni tra il 1890 ed il 1893 fu data in concessione a Pasquale Viacava che impiegò 19 marinai, poi  dal 1894 al 1896  a Giuseppe ed Edmondo Gnocco, in società con Giacomo Murando questa volta con  20 marinai.  Questo nonostante che nel 1884 la tonnara di Camogli, a quell'epoca in concessione ad Andrea Cichero, non fosse più considerata remunerativa ed interessante dato che non effettuava più la vera pesca del tonno, ma catturava qualsiasi tipo di pesce entrasse nella rete.  Dal 1910 al 1923 fu gestita dalla "Cooperativa SS. Prospero e Caterina", fondata appositamente e amministrata dal Cap. Elia Cichero. Era composta da 20 soci, tutti pescatori, che avevano pagato 10 lire  ciascuno per essere ammessi a farne parte e che in più tirarono fuori di tasca loro i soldi necessari per costituirne il capitale sociale.   Dopo un altro periodo di inattività un'altra cooperativa venne costituita in gran pompa nel 1937.  Il 7 Febbraio di quell'anno, nell'Aula Magna del Municipio, alla presenza di tutte le Autorità e dei pescatori Camogliesi veniva costituita la "Soc. An. Cooperativa Tonnarella di Camogli".  Promotore di questa iniziativa era stato l'allora Podestà Giuseppe Bozzo, il quale anticipò di tasca propria i soldi necessari per la rimessa in opera.  Di questo avvenimento si trova traccia in una scarna annotazione dell'allora Bibliotecario Luigi Costa : "1937 …. Fu ripresa in primavera l'antica pesca della tonnara di Camogli, sospesa già da diversi anni."  Dai dati statistici di fine anno risultò che la Tonnara, dal 10 Aprile al 29 Ottobre di quell'anno, aveva pescato 50.500 Kg. di pesce tra cui, oltre a quello che viene definito un buon quantitativo di tonni, anche delfini, pescicani, squali martello, squali elefante, un balenottero e ben 6.635 Kg. di pesce luna (mola mola), palamiti e altre varietà.  L'importo corrisposto a ciascuno dei Soci lavoratori fu di 105.000 lire. Passiamo al 1943: nell'autunno di quell'anno, in due giorni, incapparono nelle reti 64 tonni, per un peso complessivo di 1.050 Kg.   Dal 1943 al 1945 la tonnara non fu messa in mare a causa del totale divieto di navigazione nelle acque del golfo imposto dai tedeschi, ma riprese la sua attività  al termine del conflitto e funzionò ininterrottamente fino al 1979, rimase ancora ferma per due anni finché, nel 1982, è stata rilevata dalla Cooperativa Pescatori di Camogli che ancora la gestisce.

Non è stato possibile reperire le registrazioni del pescato della tonnara di Camogli in questi ultimi anni.  I documenti della precedente Cooperativa Tonnarella di Camogli sono andati distrutti o perduti ed è stato un compito molto arduo tentare di ottenere dei dati dall'attuale Cooperativa Pescatori.  Le uniche informazioni che ho le ho dedotte da uno studio fatto nel 1975 dal Prof. Ferdinando Boero dell'Università di Lecce e che ricopre un periodo di 25 anni, dal 1950 al 1974.  Tralasciando tutte le altre specie pescate, mi limito a parlare del pregiato tonno rosso, il bluefin in inglese, il thunnus thynnus.  La pesca di questo esemplare presenta un andamento alterno e sempre con pesci di peso piuttosto modesto, comunque in 25 anni ne sono stati pescati 1.480 per un peso totale di 7.785 Kg.  Se invece parliamo del palamito (sarda sarda), altro esemplare molto pescato, nello stesso periodo ne sono stati pescati 105.630 Kg.  Quest'anno ho visto in pescheria alcuni tonni rossi, del peso di circa 20 Kg. ciascuno provenienti da una tonnara volante siciliana posizionata davanti a Savona, cioè sul classico percorso est/ovest dei tonni,  quindi questo potrebbe avere influito sulla mancata cattura di questo pesce da parte della tonnara di Camogli.

LA MUGGINARA

Un altro tipo di pesca caratteristico di Camogli è quello con la "mugginara", anch'essa di origine antichissima.  Si tratta di una lunga rete a sacco, che calata stagionalmente da Aprile a Settembre, ogni giorno, da un terrazzino costruito appositamente a picco sul mare, tra la zona in cui viene calata la tonnara e Punta Chiappa.   Questa rete somiglia vagamente ad una piccola tonnara volante, deve essere calata in un  punto in cui l'acqua sia molto profonda in modo che vada giù a picco e la sua imboccatura sia rivolta verso l'alto.   Un uomo sta di guardia su questo terrazzino attento ad ogni movimento, mentre due uomini in basso, su due barche, aspettano il segnale per chiudere la rete.     Purtroppo non c'è più nessuno che abbia la pazienza di passare ore accovacciato sul bordo del terrazzino ad aspettare che la rete si riempia, così, da diverse stagioni, la mugginara non viene più calata e anche questa, come tante altre tradizioni, si va perdendo.

 

La Lampara

Non dimentichiamo la "lampara" altro tipo di pesca antico che pare importato a Camogli proprio dai pescatori delle Gorgona, che lo avevano appreso da pescatori Napoletani.  Questo tipo di pesca viene praticato prevalentemente in estate e poco dopo il tramonto di vedono le barche da pesca con il loro equipaggio di sei persone a bordo uscire lentamente dal porto portando a rimorchio delle barche più piccole che hanno a poppa una grossa lampada rivolta verso il basso ad all'interno un generatore di corrente.  Anticamente la luce proveniva da un piccolo braciere sporgente nel quale venivano bruciate pigne e legni secchi, in seguito sostituito da lampade ad acetilene, a vapori di benzina,  petrolio,  gas metano e batterie da automobile.   Ormai la tecnologia è arrivata anche qui e sulla barca principale si trovano un sonar ed un ecoscandaglio che vengono utilizzati per localizzare i banchi di pesce.  Trovato il posto idoneo, la lampara (che è una rete circolare) viene posizionata e al suo centro viene sistema la barca con la lampada, detta "luce",  mentre  i due capi della rete sono tenuti sulla barca più grande  e viene salpata ogni volta che questa è piena di pesce.   La lampara viene spostata diverse volte durante la notte a seconda degli spostamenti dei banchi di pesce a all'alba i pescatori tornano in porto con le barche  a rimorchio ed il pesce che finirà subito sui banchi della locale  pescheria  e nei ristoranti camogliesi. 

LA COOPERATIVA

La pesca a Camogli è gestita  dalla Cooperativa Pescatori di Camogli con trenta gozzi e trenta Soci armatori, nonché dieci dipendenti a terra ed uno stabilimento per la lavorazione del pesce, dove vengono prodotte acciughe salate che vengono lavorate freschissime, appena pescate e rigorosamente a mano, come facevano  già in passato quei rudi uomini della Gorgona.    C'è rimasto un  unico peschereccio, perché ormai da tempo è stata data la preferenza ai grossi gozzi, più maneggevoli e più facili da gestire,  ma il "Tecla", questo è il suo nome,  esce in mare tutto l'anno, con condizioni meteo favorevoli, e si vede la sua inconfondibile sagoma alcune miglia al largo, andare avanti e indietro per il golfo, trascinandosi dietro la sua grossa rete.

Tutti questi sistemi di pesca sono compatibili con l'ambiente per il quale il pescatore di Camogli ha sempre avuto un grande rispetto, soprattutto per il fatto che qui la pesca viene praticata nell'Area Marina Protetta del Monte di Portofino.

Io non ho portato dati, cifre e statistiche, ma la testimonianza di una realtà particolare e anomala.  La pesca a Camogli, anche quella della tonnara, nasce povera:  prima, in tempi antichi, come mezzo di sostentamento per la famiglia, poi, in seguito,  per il sostentamento della comunità laica e religiosa, solo quello che rimaneva veniva venduto.   Non è che sia mancata una mentalità imprenditoriale, come dimostra anche l'attività di inscatolamento del pesce intrapresa negli anni '50 e come dimostra la presenza di una fiorente Cooperative Pescatori, ma bisogna anche considerare che difficilmente le nuove generazioni oggi vogliono avvicinarsi a questo mestiere così faticoso e poco remunerativo e che il mare non è più pescoso come una volta, vuoi per l'inquinamento, vuoi per la pesca indiscriminata fatta nel passato.  Forse al pescatore di Camogli basta portare avanti con ostinazione un mestiere antico, radunandosi in cooperative come nel passato e pensando solo al suo lavoro.  Quanto  si è pescato e quanto si è guadagnato è una cosa che riguarda solo lui, non va comunicata con facilità ad estranei.  Il pescatore di Camogli è un uomo schivo, non ama parlare, forse intere notti passate in mare, nel silenzio più assoluto, con la sola compagnia dei gabbiani e dei delfini lo hanno reso così e a me piace rispettare questo loro silenzio, fare solo tesoro delle scarne informazioni ottenute perché da loro, nonostante tutto, ho imparato molte cose.  Ho scoperto la loro grande dignità ed il desiderio di nascondere la grande fatica quotidiana lasciandola correre via con un semplice gesto della mano, come a dire "non è importante".

 

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