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English Version UN UOMO E LA SUA LANTERNA
Testo e foto di Annamaria "Lilla" Mariotti
La costa Est dell'isola è delimitata da bianche spiagge sabbiose, mentre la costa Ovest è un continuo susseguirsi di scogliere rocciose ed è su una di queste rocce dominanti il mare che si trova il Faro di Capo Sandalo. Bruno
Colaci, il guardiano del faro (nella foto), è un uomo di 58
anni, cordiale e austero nello stesso Salendo i 124 scalini delle torre per arrivare alla lanterna, Bruno racconta la storia della sua vita e le situazioni che lo hanno portato a diventare guardiano del faro. E' entrato per la prima volta in un faro all'età di quattro anni quando, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, suo padre, che era stato in marina, aveva ottenuto il suo primo incarico come guardiano di faro nel 1945 e da bambino Bruno ha viaggiato lungo le coste italiane ed ha vissuto nei diversi fari a cui suo padre veniva di volta in volta assegnato. Alcuni di questi fari si trovavano sulla terraferma mentre altri erano situati su piccole, lontane isole dove, egli ricorda, qualche volta, durante le tempeste, avevano dovuto aspettare anche 15 giorni prima di poter avere aiuto e cibo. Mentre viveva in alcuni fari sulla terraferma si era trovato a dover camminare anche cinque o sei chilometri per poter andare a scuola. Quando per Bruno è arrivato il momento di entrare nel mondo del lavoro, egli pensò che sarebbe stato bello trovare qualcosa di diverso da quello che faceva suo padre, ma la vita nei fari ormai gli era entrata nel sangue e, apparentemente, era nel suo destino per cui, dopo un concorso, accettò un lavoro di "Farista", come vengono ora chiamati i guardiani, e, dopo essere stato in un certo numero di fari, nel 1972 è approdato al Faro di Capo Sandalo e da allora, salvo una breve parentesi alla "Lanterna di Genova", è ancora lì.
Quando gli chiedo come è la vita in questo solitario angolo del mondo, su questa roccia ventosa e isolata, Bruno risponde che lui è felice qui, in questo piccolo paradiso. Bruno parla lentamente, poche parole, poi un lungo silenzio, parole intermittenti come la luce che scaturisce dalle lenti della torre. Lui dice che si diventa così vivendo in un faro, non conosce la fretta. Bruno
ha una famiglia che ama profondamente e che vive nella vicina città
di Carloforte. I suoi
figli devono andare a scuola e lui vuole che conducano una vita più
confortevole di Bruno mostra l'antico meccanismo rotante che, prima che l'elettricità raggiungesse il faro nel 1980, doveva essere manovrato a mano ogni quattro ore, ma ora il faro è automatizzato e richiede molto meno lavoro di una volta, eppure Bruno sale la lunga scala ogni giorno e pulisce e lucida ogni cosa nella stanza della lanterna, da dove gode la bellissima vista del mare, delle rocce e della natura. Improvvisamente si ferma e mostra un volo di falchi, sono i "falchi della regina", ormai rarissimi, che nidificano nelle vicinanze del faro.
Bruno dice che trovarsi nella stanza della lanterna è come passare ogni giorno in cima al mondo. Quando dice questo io posso capire come si sente, perché io mi sento come se avessi scalato non solo i 124 scalini, ma lo stesso Monte Everest.
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