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Historia Augusta


I trenta tiranni

La carriera di Aureliano

Glossario

Atlante

Cronologia

Speciale Historia Augusta  


 

Claudio II

 

Vincitore dei goti (268-270)

 

 

"I fiumi sono ricoperti dai loro scudi, le sponde sepellite da lance e spade. I campi sono nascosti dalle loro ossa, nessuna strada è pulita, le grandi carrozze sono deserte."

 

Brani tratti dall'edizione Loeb (1932,1954) con testo latino. Traduzione in inglese e note di David Magie

 

Claudio II è soprannominato Gothicus. Era un'usanza tipica dei romani quella di apporre questi titoli-cognomi-soprannomi agli imperatori per lodarne le vittorie in battaglia. Altri cognomi diffusi e ambìti erano Germanico, Dacico e Persico. 

La biografia di Claudio II si riduce alla lode continua e ripetuta delle sue gesta, compiute in soli due anni di regno, impegnati nella guerra contro i goti. Vengono riportati vari apprezzamenti sull'imperatore, probabilmente inventati, espressi da chiunque possibile. Lo stesso autore si difende dall'accusa di adulazione in quanto Claudio era indicato come antenato di Costanzo e Costantino, alla corte imperiale dei quali afferma di lavorare.


In questa pagina

 

Il senato acclama Claudio

La spedizione dei goti

Palmira contro l'Egitto

Controtendenza

Il termine delle imprese

Caratteristiche di Claudio

Falsa lettera di Valeriano

 

Il Divo Claudio


di Trebellio Pollione

 

Brani scelti

 

I. I miei omaggi all'Imperatore Claudio, da cui discende la famiglia del principe Costanzo.

II. I saggi e colti pitagorici sostengono che gli uomini non possano vivere più di 120 anni; ci dicono che solo Mosè, fratello di Dio, come viene chiamato dai popoli ebraici, visse 125 anni, e che mentre stava morendo si lamentò di essere ancora nella sua giovinezza. Allora un dio sconosciuto, dicono, rispose che nessuno avrebbe potuto vivere più a lungo. Ma anche se Claudio avesse vissuto tanti anni, come dice Cicerone su Scipione l'Africano, non ci aspetteremmo da lui una morte naturale. Non invidiava nessuno, puniva i malvagi. Condannava apertamente e pubblicamente chi veniva giudicato colpevole di furto, ma aveva una sorta di benevola indulgenza per gli stupidi.


Confronta con 

L'impero in pericolo (235-280)

 

Divo (divus) è il termine latino che significa "divinizzato", ovvero diventato un dio, reso sacro dopo la morte, per volere dell'imperatore successivo e del senato. Era poco frequente che gli onori divini non venissero concessi a un predecessore. Claudio, nonostante l'opposizione del senato, insisté affinché Gallieno (260-268) non subisse una probabile damnatio memoriae, unico modo in cui le leggi decretate dall'imperatore, ostili al senato, potevano essere abolite.

III. Qualcuno potrebbe pensare che io parli bene di Claudio per ricadere nelle grazie del Principe Costanzo (il padre di Costantino), ma il Suo senso di giustizia e la mia vita passata mi sono testimoni quando affermo che non ho mai detto qualcosa di qualcuno per riceverne favori. Claudio fu tanto grande che, dopo la sua morte, in suo onore - e per nessuno prima di lui - fu eretta una statua d'oro alta 3 metri, posta di fronte al Tempio di Giove; una statua d'argento del peso di  5 tonnellate fu costruita sopra una  colonna. Fu lui, dopo Gallieno, a portare a termine rapidamente la guerra contro i goti. I senatori fecero apporre in suo onore uno scudo d'oro in senato.

Il senato acclama Claudio imperatore

IV. Quando, nel secondo giorno della festa della Grande Madre, il giorno dello spargimento di sangue, si seppe che Claudio era stato proclamato imperatore, i senatori non poterono officiare il rito regolare per la Grande Madre. Allora si diressero al Tempio di Apollo e, dopo la lettura della lettera di Claudio, pronunciaronono 60 volte le parole "Claudio augusto, che gli dei ti salvino", 40 volte "Claudio augusto, te, o uomini come te, desideriamo come imperatore", 40 volte "Claudio augusto, lo stato ha bisogno di te", 80 volte "Claudio augusto, tu sei fratello, padre, amico, buon senatore e vero principe", 5 volte "Claudio Augusto, vendicaci da Aureolo", 7 volte "Claudio augusto, liberaci da Zenobia e Vitruvia". 

V. Il suo primo atto da imperatore fu quello di deporre Aureolo, facendolo dichiarare nemico dello stato dal senato. Aureolo cercò di venire a patti, ma Claudio rifiutò. Alla fine, vicino a Milano, fu ucciso dai suoi stessi soldati . E comunque alcuni storici hanno cercato assurdamente di lodarlo!

La grande spedizione dei goti

VI. Ma ritorniamo ai Goti. Alla fine, le varie tribù di Sciti, Peucini, Greuthungi, Ostrogoti, Tervingi, Visi e Gepidi, nonché Celti ed Eruli, con brama di vendetta irruppero in territorio romano saccheggiando molti distretti. Nel frattempo Claudio era impegnato in altri affari. Ma, come un vero comandante supremo, stava progettando una vasta operazione di guerra. C'erano in quel momento 320.000 uomini in arme! Mai si era parlato di un numero così alto di soldati. Mai qualche poeta lo inventò. Eppure erano 320.000. Più gli schiavi, più le famiglie, più le carrozze. Pensate ai fiumi di alcool che scorrevano nelle foreste, pensate alle foreste bruciate dal fuoco e pensate infine alla terra che doveva sopportare il pericolo del tumore che i barbari portavano con sé!

VII. Questi barbari furono eliminati da Claudio in un tempo relativamente breve: pochi ritornarono al suolo natio. Che ricompensa sarà mai uno scudo d'oro? Che ricompensa sarà mai una statua d'oro?

VIII. I Goti avevano anche duemila navi, come dimostra questa lettera di Claudio a Brocchus, comandante dell'Illirico: "Abbiamo eliminato 320.000 uomini, abbiamo affondato duemila navi. I fiumi sono ricoperti dai loro scudi, le sponde sepellite da lance e spade. I campi sono nascosti dalle loro ossa, nessuna strada è pulita, le grandi carrozze sono deserte. Abbiamo catturato così tante donne che i soldati vittoriosi se ne sono prese due o tre a testa."

IX. Ci furono molto battaglie vicino a Marcianopoli. Molti furono gli annegati, molti capi-banda catturati, molte nobildonne di diverse tribù fatte prigioniere, e le province romane furono riempite con schiavi o lavoratori sciti. 


IV. La festa della Grande Madre si teneva fra il 23 e il 26 marzo. Durante il rito un sacerdote faceva sgorgare il sangue da un braccio. Gallieno, comunque, fu probabilmente ucciso in luglio.

Zenobia fu la regina di Palmira, Siria ed Egitto dal 268 al 274 circa.

Vitruvia forse sta per Vittoria, madre dell'imperatore delle Gallie e probabile reggente 


V. Aureolo era il comandante della cavalleria di Gallieno che si era dichiarato imperatore a Milano (267-68). Fu ucciso da Claudio probabilmente nella località in seguito chiamata Pons Aureolus, odierna Pontirolo


VI. Probabilmente tutti i numeri riportati in questa storia sono esagerati

 

 

 

 

 

 

IX. Marcianopoli era la capitale della Mesia, oggi Preslav vicino a Devna nella Bulgaria dell'est

Mappa delle province illiriche

Palmira contro l'egitto

X. Nel frattempo i palmireni, sotto i generali Saba e Timagene, fecero guerra agli egiziani, i quali li sconfissero con vera ostinazione egiziana e continuità indefessa nel combattere. Il leader egiziano, Probatus, comunque, fu ucciso da un tranello di Timagene. Tutti gli egiziani alla fine giurarono fedeltà a Roma, nonostante Claudio fosse assente.  

Controtendenza

Nel 270 un grosso gruppo di superstiti delle tribù barbare era radunato sul Monte Haemus (nai Balcani di Tracia). Erano talmente indeboliti dalla fame e dalle pestilenze, che Claudio disdegnò di vincerli nuovamente. Così finì la dura guerra che aveva terrorrizzato lungamente i romani. E, per chi dice che sono un adulatore, riporto questo fatto. Un gruppo di soldati romani, indeboliti nel corpo e nella mente, praticò violenze nella regione. Duemila di essi furono uccisi da quei pochi barbari che si stavano ritirando.

Il termine delle imprese

XII. Nello stesso periodo gli Sciti compirono delle incursioni anche a Creta e Cipro. Quando la guerra coi Goti terminò anche Claudio fu colto dalla peste che lo portò in cielo. Suo fratello Quintillio assunse il potere imperiale con consenso unanime. Alcuni Goti cercarono di saccheggiare Anchialus (nel golfo di Burgas) e anche Nicopolis (Stari Nikun, Bulgaria del sud) ma furono respinti con vigore dai provinciali. Poco tempo dopo Quintillio fu ucciso dai soldati, perchè si dimostrò troppo duro e vendicativo con loro.

Caratteristiche di Claudio

XIII. Claudio non ebbe figli, ma suo fratello aveva una figlia dalla quale discenderà Costanzo (305-307, padre di Costantino, forse regnante all'epoca della composizione dell'opera). Claudio era noto per la grevità dei suoi costumi, per la vita casta e pura che conduceva: era morigerato nel consumo di vino, ma non disdegnava il cibo; era alto, con gli occhi ardenti, il volto largo e pieno, e così forti erano le sue dita che con un pugno poteva sfondare tutti i denti di un cavallo o di un mulo. Una volta, da giovane, mentre partecipava a un incontro di lotta al Campo Marzio, irato perché un avversario lo aveva preso nelle parti intime anzichè alla cintura, lo colpì con un pugno staccandogli tutti i denti! L'imperatore Decio (249-251), presente all'occasione, lo lodò e gli donò braccialetti e collari, ma lo fece ritirare dalla competizione per evitare altre inutili violenze.

XIII. Collari, braccialetti e anelli sono tipici premi ricevuti dai soldati

Falsa lettera di Valeriano dove si elencano le necessità di una legione

XIV. Ecco una lettera di Valeriano a Zosimio, il procuratore di Siria: "Noi abbiamo nominato Claudio, uomo di nascita illirica, tribuno della IV Legione Martia. Gli spetta un rifornimento annuo di 3000 modi di frumento (modio = quasi 9 litri), 6000 di orzo, 2000 libbre (libbra romana = circa 320 grammi) di lardo, 3500 pinte di vino, 150 pinte di olio di prima qualità, 600 di seconda qualità, 20 modi di sale, 150 libbre di cera; paglia e fieno, aceto e spezie nella quantità necessaria; 30 capi di pelle per le tende, 15 muli, 3 cavalli, 10 cammelli, 50 libbre di argenteria, 150 pezzi d'oro, 11 libbre di coppe e bicchieri. Due tuniche militari rosse, due mantelli militari, due fibbie d'argento, due fibbie d'oro, una cintura militare e un fodero decorato d'argento, due anelli con gemme da un'oncia, un braccialetto da 7 once, un collare da una libbra, un elmo decorato, due scudi con ricami d'oro, una corazza da restituire. Inoltre due lance erculee, due giavellotti, due falci da guerra, due falci per il fieno. Lei deve anche fornire un cuoco, un mulattiere, due belle donne prese dai prigionieri, una con camicia di seta bianca decorata di porpora di Djerba, una con sottoveste di porpora saracena. Un notaio, un capomastro. Due sopravvesti di Cipro, due sottovesti bianche, due paia di fasce calzari da uomo, una toga da restituire, un mantello da cerimonia da restituire. Due cacciatori con buone maniere, un carpentiere, un assistente del porta-stendardo, un imbanditore di pranzi, un pescatore e un panificatore. Mille libbre di legna da ardere, ogni giorno, se ce n'è in abbondanza, altrimenti quanta ce n'è, quattro braceri di carbone al giorno. Legna per il bagno caldo e un massaggiatore se c'è, altrimenti accesso alle terme pubbliche. Fornisca anche quanto non può essere qui elencato, e se alcuni beni non possono essere recuperati nella zona, non li fornisca e non corrisponda l'equivalente in denaro. Porti il tutto a Claudio e lo tratti non come un ufficiale qualsiasi (tribunus), ma quasi come un comandante generale di divisione (dux)."


XIV. Valeriano (253-260), fu uno degli ultimi imperatori della classe senatoriale

XV. Ecco un estratto di una lettera di Valeriano al prefetto del pretorio Ablavius Murena: "Ora finirai di lamentarti che Claudio è solo un tribuno e non il comandante di tutto l'esercito, infatti è stato nominato generale di tutta l'Illiria. Ha sotto il suo comando le armate di Tracia, Mesia, Dalmazia, Pannonia e Dacia. Ora dovrai temere per il tuo posto di prefetto del pretorio! Ti faccio sapere inoltre che gli ho destinato le stesse scorte del governatore dell'Egitto, gli stessi abiti che ha il console d'Africa, la stessa quantità di argento che riceve il direttore delle miniere illiriche e lo stesso numero di servi che teniamo per noi stessi, tanta è la mia opinione di quest'uomo!"

XVI. Inoltre abbiamo una lettera di Decio (249-251) a Messala, governatore di Achea: "Riguardo al valoroso tribuno Claudio, noi diamo istruzioni di inviarlo alle Termopili e affidargli il Peloponneso. Dalla regione di Dardania gli assegnerete 200 soldati semplici, 100 catafratti, 60 cavalieri, 60 arceri cretesi, e mille nuove reclute, tutte ben armate."


Confronta con la storia  L'impero in pericolo (235-280)

 

I trenta tiranni

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