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Historia Augusta


Claudio II

Aureliano contro Zenobia

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Aureliano

 

La carriera da soldato 

 

 

"Quand'era tribuno della Sesta Legione fermò l'irruzione dei franchi che sciamavano per tutta la Gallia, ne uccise trecento e ne catturò settecento che poi furono venduti come schiavi"

 

 

Brani tratti dalla collana Loeb (1932,1954) con testo latino. Traduzione in inglese e note di David Magie

 

Nella prefazione (paragrafi I e II) l'autore presenta il committente dell'opera e dichiara le sue fonti, probabilmente inventate. Aggiunge anche che tutti i grandi storici hanno infarcito le loro storie con episodi di fantasia. Così farà lui nel raccontare questa grande storia.

Divo (divus) è il termine latino che significa "divinizzato", ovvero diventato un dio, reso sacro dopo la morte per volere dell'imperatore successivo e del senato.

Consulta le biografie complete degli imperatori  sul sito internazionale:

DIR - De Imperatoribus Romanorum

Il divo Aureliano


di Flavio Vopisco di Siracusa

Brani scelti

Origini 

III. Aureliano, secondo i più, nacque da una qualsiasi famiglia di Sirmio, secondo altri nella Dacia Rivierasca. Mi ricordo anche di aver letto un autore che riteneva che Aureliano fosse nato in Mesia. Comunque, scrivendo le gesta di un grande imperatore, la cosa più importante da sapere non è dove sia nato ma cos'ha fatto per lo stato.

La madre sacerdotessa

IV. Aureliano fin dalla più giovane età vivacissimo di ingegno e famoso per la sua forza, non lasciò passare un giorno, neanche festivo o di vacanza, senza esercitarsi con il giavellotto, l'arco o in altre attività. Callicrate di Tira, finora il più colto scrittore greco, sostiene che sua madre fosse una sacerdotessa del suo personale dio Sole, presso quel villaggio dove viveva la famigliola. Era dotata di una certa facoltà di predizione e una volta, litigando con il marito, accusandolo di stupidità e bassezza, gli urlò: "Ecco il padre di un imperatore!" Dal che è evidente che la donna conoscesse qualcosa del futuro.


Confronta con la storia L'impero in pericolo (235-280)

 

 

 

La Dacia Ripensis fu istituita da Aureliano stesso, nei territori centrali della Mesia, dopo aver sgomberato la Dacia oltre il Danubio.

 

 

 

Callicrate è un autore sconosciuto, ma secondo Epit. suo padre era colono di un senatore di nome Aurelio.

 

Preveggenza sul futuro

V. Più tardi, quand'era già soldato, ci furono altri auspici del suo futuro governo. Una volta, entrando ad Antiochia su un cocchio, ché era ferito e non riusciva a sedersi, una bandiera purpurea, esposta in suo onore, gli cadde addosso posandosi sulle sue spalle. Quando volle trasferirsi su un cavallo, dato che in quella città era vietato utilizzare veicoli, gli fu portato un cavallo dell'imperatore e lui ci balzò sopra. Ma quando seppe a chi apperteneva l'animale, lo cambiò con uno di sua proprietà. Infine, quando fu inviato come ambasciatore in Persia, gli diedero una coppa sacrificale che di solito i re di Persia offrono all'imperatore, su cui era inciso il Sole con lo stesso aspetto che aveva nel tempio dove sua madre era sacerdotessa. Gli diedero anche un elefante di dimensioni non comuni, che poi lui donò all'imperatore, cosicché Aureliano fu l'unico privato di quei tempi a possedere un elefante.

 

 

Utilizzare veicoli in città fu proibito da Marco Aurelio (161-180)

"Mano alla spada"

VI. Ma, tralasciando simili dettagli, era un bell'uomo, con una piacevole grazia virile, di considerevole altezza, saldissimo di nervi, poco goloso di vino o cibo, raramente passionale, di immensa severità, singolare disciplina e veloce nell'estrarre la spada. Infatti, poiché nell'esercito c'era un altro Aureliano, che poi fu catturato con Valeriano (253-260), i soldati lo soprannominarono "Mano alla spada". E così quando si chiedeva quale Aureliano avesse fatto una cosa, quale l'altra, se la risposta era "Aureliano Mano-alla-spada" tutti capivano a chi ci si riferiva. 

Gesta del soldato Aureliano 

Da privato compì molte grandi gesta. Per esempio, lui e trecento uomini della sua guarnigione da soli bloccarono i sarmati che sciamavano nell'Illirico. Theoclio dice che in un solo giorno uccise così tanti uomini che i soldati composero una canzoncina per lui:

"Mille, mille, mille ne decapitammo"

"Con uno solo, mille ne decapitammo"

"Mille ne berrà, ché mille ne ha uccisi"

"Nessuno ha mai avuto tanto vino quanto sangue lui ha versato"

 

Mi rendo conto che tali versi sono molto triviali, ma siccome l'autore sopracitato li riporta in latino, così come sono qua, ho pensato di non ometterli.

 

 

Theoclio è un autore sconosciuto e probabilmente immaginario

VII. Poi, a Mainz, quand'era tribuno della Sesta Legione, la Gallica, fermò l'irruzione dei franchi che sciamavano per tutta la Gallia, ne uccise trecento e ne catturò settecento che poi furono venduti come schiavi. E su di lui fu composta un'altra cantilena:

"Mille sarmati e mille franchi" 

"Ancora ancora, uccidiamoli"

"Mille persiani ora cerchiamo"

 

Estrema severità nelle punizioni

 

I soldati lo temevano molto. Quando qualcuno veniva punito per uno sgarbo con la più grande severità, nessuno più commetteva quello sgarbo. Per esempio, fu l'unico fra i comandanti a infliggere la seguente punizione a un soldato che aveva violentato la donna presso la cui casa alloggiava: fece piegare le cime di due alberi, ci legò i piedi del soldato e subito comandò che fossero rilasciate. L'uomo restò appeso ai rami col corpo diviso in due. La punizione destò terrore in tutti.

La VI Gallica è una legione sconosciuta
Istruzioni di Aureliano per mantenere la disciplina

 

C'è una sua lettera consegnata al suo vice: "Se vuoi diventare tribuno, o piuttosto se vuoi rimanere in vita, tieni sott'occhio le mani dei tuoi soldati. Nessuno deve rubare le galline di un altro o toccare la sua pecora. Nessuno deve procurarsi in qualche modo più uva, grano, olio, sale o legna: tutti devono accontentarsi della propria razione. Devono procurarsi da vivere con i bottini requisiti ai nemici, non con le lacrime dei provinciali. Le armi devono essere pulite, gli accessori in ordine e gli stivali ben cuciti. Le nuove uniformi devono sostituire quelle vecchie. I soldi vanno nella borsa, non nelle case di tolleranza. Facciamogli portare i loro collari, i braccialetti e gli anelli. Ma devono prendersi cura del proprio cavallo e del proprio bagaglio, nessuno deve vendere il foraggio destinato al cavallo, tutti si devono prendere cura del mulo della compagnia (centuria). Devono ubbidire come militari e non come schiavi, possono ricevere gratuitamente le prestazioni del medico e non devono pagare le predizioni dell'indovino. Che tengano un comportamento decoroso quando alloggiano presso i privati. Chi fa una rissa dev'essere frustato."

 

 

 

 

 

Collari, braccialetti e anelli sono tipici premi ricevuti dai soldati

Claudio II

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