Sono nato in guerra, e quando la guerra è finita avevo quattro anni. Suppongo che non sapessi la differenza tra pace e guerra ma sentivo la paura, quella dei grandi, e la facevo mia. Di ricordi ne ho pochi, alcune cose le ho sentite raccontare dai vecchi.
Il primo ricordo che ho sono gli aerei, avevano un rombo assordante e cupo: quelli facevano paura! Quando arrivavano poteva significare bombardamento e allora la Nonna Maiulin cominciava a dire: “Tom metalla, buccia in cà!” che in italiano si potrebbe tradurre con “Sparano, scappa in casa!”.
Dei tedeschi ricordo il brodo di collo di gallina. Si collo di gallina… Un giorno sono arrivati a Gordena e hanno sgozzato tutte le galline che hanno trovato, sgozzandole e lasciando il collo in mezzo alla piazza. Così quando se ne sono andati le donne di Gordena hanno raccolto quel che rimaneva delle loro galline e ne hanno fatto un brodo, all’epoca la fame era sempre tanta.
Ricordo di un tizio di cui si parla ancora adesso, non ho idea di chi fosse ma lo avevano preso qui. Era inverno, allora gli inverni erano seri, faceva molto più freddo di ora, c’era la neve. Arrestato dai tedeschi fu fatto camminare a piedi scalzi nella neve fino a Casalbusone e una volta arrivato là  fu ucciso. Si dice che durante i suoi ultimi momenti ebbe un gesto di coraggio o almeno chiese di ucciderlo sul posto e di non farlo camminare così tanto inutilmente, ma questa forse è solo leggenda.
(Agostino)

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Un bambino e la guerra
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Coloro che uccisero le galline erano identificati come Mongoli e provenivano da Cerendero. Si fermarono a Gordena per la mattanza, le ragazze erano riuscite a nascondersi in un solaio poiché si diceva fossero disposti a violenze di ogni genere, soprattutto carnali.





Aneddoti….

Quando i tedeschi non c’erano più, c’erano gli americani.
Da quello che mi hanno detto in paese ci sono due o tre cose curiose da annotare.
Un giorno parlavo con Gianni, ero in cerca di ortiche per farmi un deliziosa pasta, lui si era messo a raccontare che quando c’erano gli americani, qualcuno aveva mandato un soldato (che probabilmente aveva chiesto qualcosa) a fare i propri bisogni in mezzo alle ortiche e questo poi era, ovviamente stato male.
Altro aneddoto un po’ meno scurrile ha a che fare con una parolaccia. Credo  che ormai l’inglese lo conosciamo tutti e quindi posso anche evitare di tradurre “Son of a beech”, questa espressione veniva ripetuta così spesso che la gente la assorbì e allora divenne l’insulto classico “sonnebabiccie”.
Un ultima cosa… in paese c’è ancora una persona che quando si arrabbia è capace di imprecare per almeno mezzora. Soldato in guerra, finalmente ritornato a casa a guerra finita, sente quel rombo assordante e cupo degli aerei da combattimento… beh, immaginate voi la sua reazione!
(Stefania)

Questi sono i ricordi di un bambino nato nel 1941, parlando in paese ho avuto alcune precisazioni.
Adriana, la mitica ‘Dri, ha quattro anni in più di Agostino e ricorda un pochino meglio.
Molto spesso gli spari provenivano da San Fermo e il posto più sicuro per rifugiarsi da pallottole ma più che altro dalle bombe era sotto il dirupo vicino a San Bernardo..
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