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GENNAIO 2018

 

Svelato il Bidone del 2017

 

Quest'anno non ci sono dubbi La Flop Ten della serie A: un giocatore trionfa, ottenendo più del 50% dei voti.

 

Gabriel Barbosa Almeida, per tutti Gabigol, è il bidone dell'anno solare 2017. L'attaccante dell'Inter, sbarcato trionfalmente in Italia nell'estate del 2016, ha ottenuto il largo consenso dei partecipanti al tradizionale e beffardo sondaggio di Calciobidoni.it: oltre il 50% dei voti sono andati a lui.

Stracciati l'ex attaccante della Roma e del Torino Juan Iturbe e e il difensore giallorosso Thomas Vermaelen.

Gabigol, 10 presenze e un gol in serie A, non verrà riscattato dal Benfica e sta cercando una squadra in Brasile. "Le cose al Benfica non sono andate come ci aspettavamo – ha confessato uno dei suoi agenti, César Bonaventura -, non perché Gabriel non abbia qualità, ma perché l’allenatore fa delle scelte e nessuno può discuterle. Sia che torni in Brasile o che resti in Europa sono sicuro che giocherà. Le qualità le ha, bisogna scommettere su di lui e il giocatore si adatterà alle condizioni, ora deve giocare dove pensa sia meglio. Gabriel è un grande professionista, una bellissima persona, non molla mai e avrà successo ovunque andrà".

La punta brasiliana succede a un altro ex interista, Geoffrey Kondogbia.

L'albo d'oro: Quaresma (2009 e 2010), Adriano (2011), Forlan (2012), Bendtner (2013), Belfodil (2014), Iturbe (2015), Kondogbia (2016), Gabigol (2017). Nella classifica 2017 dedicata al flop straniero dell’anno presenti anche l'ex milanista Carlos Bacca, quarto, e l'interista Joao Mario. Poi Maksimovic, Banega, Paletta, Posavec e Murillo.

Sul podio della classifica "Calciobidone Jolly 2017", ovvero i giocatori esclusi dalla 'flop' ten ma segnalati dai tifosi, è invece finito lo juventino Marko Pjaca, attualmente in prestito allo Shalke 04.

Il bianconero ha preceduto i romanisti Bruno Peres e Gerson.

 


 

Walter Mazzarri torna ad allenare in serie A

 

Il tecnico di San Vincenzo è il nuovo allenatore del Torino

 

Ribaltone nello spazio di poche ore al Torino. Nella notte di mercoledì, dopo il derby di Coppa Italia perso contro la Juventus, il patron dei granata Urbano Cairo ha deciso di rimuovere Sinisa Mihajlovic dalla carica di allenatore del Toro, esonero poi confermato e ufficializzato questa mattina.

Nel primo pomeriggio, al termine di una trattativa lampo, è arrivata la firma di Walter Mazzarri, che prenderà immediatamente il posto dell’allenatore serbo e guiderà la squadra nella prossima partita di campionato contro il Bologna. Il tecnico toscano, ultima esperienza al Watford nella scorsa stagione, dirigerà l’allenamento delle 16 allo stadio Filadelfia, dove conoscerà i suoi nuovi giocatori. Ha firmato un contratto fino al giugno 2020.

“Il Torino Football Club comunica di aver esonerato Sinisa Mihajlovic dall’incarico di allenatore della Prima Squadra. A Sinisa e al suo staff vanno i ringraziamenti per l’impegno e per la passione dimostrati in questi 18 mesi in granata”, è la nota pubblicata dal sito ufficiale del Toro.

Dopo la gavetta nelle serie minori, Mazzarri approda in serie A sulla panchina della Reggina nel 2004. Dirige la Sampdoria nel biennio 2007-2009, prima dei quattro anni al Napoli, dove vince una Coppa Italia e da cui si separa al termine della stagione 2012/2013. Quindi gli anni all’Inter e il primo esonero in carriera nel 2014, prima dell’avventura, poco brillante, in Premier League alla guida del Watford.

In Inghilterra, Mazzarri ha proposto la difesa a tre, il suo marchio di fabbrica.

Il 3-5-2, con varianti di 3-4-2-1, rimane il sistema di gioco di riferimento. Con 4 centrali di buon livello come N’Koulou, Lyanco (ora infortunato), Burdisso e Moretti, il problema ora è essenzialmente sulle fasce, visto l’infortunio di Ansaldi.

Davanti, quando tornerà Belotti ci sarà un discreto intasamento: il Gallo, Ljajic, Iago Falque e Niang, oltre a Boyé, Sadiq, Edera e Berenguer, lotteranno per 2-3 posti.

 

 

Riflessione

 

Ci mancava e sarà una bella coppia (Sarri-Mazzarri) di "piagnoni".

Da notare che entrambi hanno la finale "arri" - (voce d'incitamento alle bestie da soma o da tiro)

D'altronde anche l'ex Watford viene dalla scuola Napoli-De Laurentis.

 


 

Per Napoli e Juventus un primo accenno di fugaa

 

Una giornata, l'ultima del girone di andata, che ha fatto registrare il vivace dibattito sull'utilizzo del Var

 

Già, sull’utilizzo del Var, non semplicemente sul Var, che resta un’innovazione da difendere, perché aiuta a correggere gli errori. Sì, ma una volta giudicato positivamente lo strumento, viene da chiedersi - e lo hanno fatto gli allenatori - se poi lo strumento venga utilizzato nel modo giusto, o almeno con l’uniformità che servirebbe.

A Firenze, ad esempio, si è fatto sentire Pioli, assolutamente a ragione, chiedendosi perché nessuno ha avvertito l’arbitro - e se è stato fatto, perché l’arbitro non ne ha tenuto conto - del fallo di Romagnoli che al di là di qualsiasi valutazione soggettiva avrebbe meritato il rosso. Le espulsioni, d’altronde, sono proprio un esempio di scuola: in casi del genere, per aiutare l’arbitro a non sbagliare, bisogna intervenire e accendere un riflettore sull’episodio.

Ecco, la domanda è questa: ma in base a cosa si decide di dare un conforto al direttore di gara o no?

Di sicuro non si può sostituire la discrezionalità dell’arbitro - che tanti danni ha fatto in passato - con la discrezionalità del Var a suggerire un intervento che corregga l’errore. Ne sa qualcosa, anzi molto più di qualcosa, la Lazio. E anche se non tutti hanno capito il discorso di Inzaghi - addirittura in tv c’è stato chi lo ha invitato a cambiare argomento - non c’è dubbio che il tecnico laziale abbia invece molte ragioni nel farsi sentire. Non per l’episodio di San Siro - in cui Rocchi si è giustamente corretto non assegnando il rigore - ma per quello che in un recentissimo passato hanno dovuto sopportare i biancocelesti. Se l’arbitro ha sentito correttamente il dovere di andare a riguardare le immagini alla moviola, perché altrettanto non ha fatto Giacomelli in Lazio-Torino? Invece di troncare la discussione, in nome di chissà quale principio, sarebbe molto meglio parlarne, lasciar parlare Simone Inzaghi che giustamente pone un problema di utilizzo del Var.

È solo così, non mettendo la testa sotto la sabbia, che si migliorano le cose e il prodotto calcio italiano cresce di valore. Insomma, è un bene che il nostro campionato abbia fatto da apripista all’innovazione tecnologica, ma non è possibile ignorare il coro di critiche che ne sta accompagnando il modo di metterla in pratica.

Certo è che la Lazio, semplicemente correggendo tutti gli errori degli arbitri, avrebbe una classifica ben diversa e non sarebbe stata addirittura costretta a fare a meno di Immobile, per una protesta legata proprio a un’azione in cui - palesemente - gli sarebbe stata riconosciuta la totale ragione.

Il Var è stato decisivo anche nel pareggio della Romaa.

Di Francesco, in questo caso, ha puntato l’indice sui tempi di controllo, sulle pause, che costringono giocatori e spettatori a gioire, ad aspettare, a volte eccessivamente, spezzando così il ritmo oltre all’entusiasmo.

Anche in questo caso è bene parlarne, come però la Roma deve parlare al suo interno di questa difficoltà di far gol che sta diventando significativa, se non preoccupante, per una squadra che giustamente ambisce a traguardi importanti.

La Roma è alle prese con l’inserimento, badate bene non col problema, di Schick, ma anche con numeri complessivi legati ai gol degli attaccanti.

Le sei punte romaniste - da Dzeko a Schick, da Perotti a El Shaarawy, da Defrel a Under - hanno finora segnato quindici gol. Meno di quanti ne hanno fatti da soli Icardi (17) e Immobile (16), poco più di quanti ne hanno fatti da soli Dybala (14) e Quagliarella (12).

Certo, i problemi legati agli infortuni sono stati parecchi. Ma è difficile tacere sulla rinuncia a un giocatore come Salah - anche se i dirigenti ci hanno detto che è stato lui a voler partire - che in Premier ne ha già messi insieme 17.

Il mercato è fatto sì di acquisti, ma purtroppo anche di cessioni che pesano parecchio.

 


 

Il Manchester United perde il secondo posto

 

Gli uomini di Mourinho impattano 0-0 contro il Southampton e vengono superati al secondo gradino del podio dal Chelsea, che annienta 5-0 lo Stoke City. Salah, con una doppietta, consegna i tre punti al Liverpool.

 

In attesa del l Manchester City (gli uomini di Guardiola affronteranno oggi alle 13.00 il Crystal Palace), il Manchester United non va oltre lo 0-0 contro il Southampton.

Gli uomini di Mourinho, per effetto di questo pareggio, perdono la seconda posizione a vantaggio del Chelsea, che strapazza 5-0 lo Stoke City. Rudiger, Drinkwater, Pedro, Willian su rigore e Zappacosta regalano i tre punti agli uomini di Contete.

Il Liverpool, grazie al 2-1 rifilato al Leicester, mantiene la quarta posizione. Salah, con una doppietta, ribalta l’iniziale vantaggio delle Foxes firmato da Vardy.

Stesso risultato anche per Bournemouth e Swansea. Le Cherries superano l’Everton e portano a casa tre punti fondamentali per la corsa alla salvezza: Fraser trova la doppietta vincente, mentre Gueye, per i Toffees, realizza il momentaneo pareggio.

Vittoria di platino in chiave lotta per non retrocedere pure per gli Swans. La compagine gallese espugna “Vicarage Road” di Watford e lascia momentaneamente l’ultimo posto al West Bromwich Albion. Jordan Ayew e Narsingh capovolgono il vantaggio di Carrillo per le Hornets.

Terminano senza reti Huddersfield-Burnley e Newcastle-Brighton.

Oltre al match del City, mancano all’appello West Bromich Albion-Arsenal (oggi alle 17.30) e il derby di Londra tra Tottenham e West Ham. Quest’ultimo si disputerà il 4 gennaio.

 


 

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