REGIA MARINA

 


CORAZZATE PLURICALIBRO

BATTLESHIPS PRE DREADNOUGHT

Con pre-dreadnought o corazzata policalibro/pluricalibro si indica una categoria di navi da battaglia progettate nel periodo compreso tra gli anni 1880 e il 1905; il nome deriva dal fatto che la realizzazione di queste unità fu immediatamente precedente al varo, nel 1906, della nave da battaglia HMS Dreadnought, che con il suo progetto rivoluzionario fece da capostipite per una nuova generazione di navi da battaglia (le "dreadnought", appunto) che rese di colpo obsolete e superate tutte le unità realizzate precedentemente. Evoluzione delle "navi corazzate" progettate nella seconda metà del XIX secolo, con le pre-dreadnought si arrivò all'adozione generalizzata della sistemazione dell'armamento di artiglieria principale in postazioni rotanti lungo l'asse centrale della nave, prima in barbette e poi in torrette blindate completamente chiuse. La dotazione di artiglieria si caratterizzava per una batteria principale di pezzi di grosso calibro (generalmente quattro cannoni divisi in due torrette binate, una a prua e una a poppa), e una o due batterie di pezzi di calibro medio e leggero sistemate lungo il bordo dello scafo in torrette o casematte corazzate; questa compresenza di pezzi di calibro pesante e medio/leggero era all'origine dell'appellativo di "corazzata pluricalibro" usato per indicare queste unità. Le pre-dreadnought furono le prime unità realizzate prevalentemente o interamente in acciaio, e videro il definitivo abbandono della propulsione tramite vela in favore unicamente di motori a vapore a tripla espansione.


CLASSE CAIO DUILIO

Le corazzate della classe Caio Duilio sono state delle unità della Regia Marina costruite tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta del XIX secolo. Con i loro 4 cannoni da 450mm in due torri binate e la velocità di 15 nodi, al momento della loro apparizione furono ritenute le più potenti navi da guerra esistenti.
Le navi erano contraddistinte dall'abolizione dell'ormai pleonastica presenza della velatura, per cui le nuove corazzate si sarebbe distinta a prima vista dalle loro coeve; furono adottate corazze in grado di resistere egregiamente ai proietti dei cannoni da 50 tonnellate; venne realizzato un sistema di compartimenti allagabili per ridurre la superficie corazzata. Lo scafo era interamente in ferro con sperone sommerso lungo oltre 4 metri ed un'opera morta molto bassa, di soli 3 metri. La nave venne armata con cannoni Armstrong da 100 tonnellate, i più potenti disponibili al tempo che la ditta inglese si offrì di costruire a proprio rischio. Questi pezzi erano ad avancarica perché, per cannoni di tale potenza i meccanismi di retrocarica, già allora disponibili, non erano considerati del tutto sicuri.
La velocità massima venne fissata in 15 nodi, effettivamente raggiunti durante le prove. Lo sforzo industriale e tecnologico per la costruzione si dimostrò imponente per l'Italia dell'epoca, quasi del tutto priva di installazioni cantieristiche moderne, ma anche per questo la costruzione delle nuove navi era stata decisa, per dotare finalmente l'Italia dell'autonomia nelle costruzioni navali.

La caratteristica più vistosa delle Duilio era l'armamento, con quattro poderosi pezzi da 100 tonnellate costruiti dall'inglese Armstrong, che erano raggruppati in due torri corazzate poste a centro nave, sistemazione tipica per tutte le grandi corazzate a torri dell'epoca. Questo era dovuto alla necessità di posizionare l'armamento, i depositi munizioni ed il sistema di ricarica, nella zona centrale del bastimento, quella più protetta dalle corazze, il cosiddetto ridotto.  L'apparato motore era formato da due macchine a vapore alternative prodotte dall'inglese Penn e alimentate da otto caldaie, la potenza di progetto, pari a 7.500 cavalli, venne agevolmente superata alle prove. La dotazione di carbone, che serviva anche a rafforzare la protezione orizzontale, era di 1.300 tonnellate.

Corazzata / nave da battaglia Caio Duilio

La Caio Duilio fu una corazzata della Regia Marina che insieme all'Enrico Dandolo faceva parte della classe Caio Duilio, e prestò servizio dal 1880 al 1909. La nave venne costruita su progetto di Benedetto Brin, direttore del Genio Navale, venne realizzata nel Cantiere navale di Castellammare di Stabia dove il suo scafo venne impostato il 24 aprile 1873. La nave, varata l'8 maggio 1876, venne completata il 6 gennaio 1880. La corazzata Caio Duilio non ebbe mai occasione di misurarsi in battaglia. Erano gli anni della Belle époque e tra le potenze europee si viveva il lungo periodo di pace sotto il quale montavano le tensioni che sarebbero esplose solo nel 1914. Il servizio della corazzata si svolse interamente nel Mediterraneo dove compì anche crociere di visita ai paesi rivieraschi e talvolta venne inviata nel Mediterraneo Orientale quando occasioni di tensione o di difesa degli interessi nazionali lo richiedevano. A parte l'indubbio potere dissuasivo nei confronti della Francia, praticamente la Caio Duilio non ebbe uno sfruttamento politico della sua poderosa presenza sui mari e, date le condizioni politico-economiche dell'Italia dell'epoca che non poteva, o non sapeva, sviluppare una pur vagheggiata politica estera di potenza, proprio in quegli anni il governo italiano rifiutò l'invito inglese di partecipare all'occupazione del Canale di Suez, non spostò di fatto l'equilibrio navale nel Mediterraneo. Al contrario della Enrico Dandolo, rimodernata nel 1894, la Caio Duilio non fu rimodernata e quando venne ritirata dal servizio, nel 1900, passò a compiti di nave scuola timonieri e mozzi, successivamente fu utilizzata come batteria di difesa costiera. La nave, posta in disarmo il 20 ottobre 1906, fu radiata il 27 giugno 1909 e demolita nello stesso anno.

Corazzata / nave da battaglia Enrico Dandolo

La corazzata Enrico Dandolo fu un'unità della Regia Marina che insieme alla gemella Caio Duilio faceva parte della Classe Caio Duilio e che prestò servizio dal 1882 al 1909. La nave era stata intitolata al Doge di Venezia Enrico Dandolo e le fu dato il motto Qui si deve vincere, parole attribuite al Doge durante l'assedio di Costantinopoli del 1203.

Al contrario della "Caio Duilio" la corazzata Enrico Dandolo venne rimodernata nel 1894 e venne mobilitata per la guerra italo turca del 1911-12 svolgendo compiti di appoggio e difesa locale nelle rade di Augusta e Messina. Durante il primo conflitto mondiale venne utilizzata con analoghi compiti a protezione delle basi di Brindisi e Valona dove, per qualche tempo, svolse il ruolo di ammiraglia del Comandante della forza navale in Albania. Alla fine del conflitto, fino ad ottobre del 1919 fu sede del Comando Superiore Navale a Cattaro, incaricato dell'esecuzione delle clausole armistiziali presso la ex base della Marina Austro-Ungarica. La corazzata Dandolo venne definitivamente radiata il 4 luglio 1920 dopo quasi quattro decenni di servizio.


CLASSE ITALIA

Le navi da battaglia della classe Italia, Italia e Lepanto furono delle unità della Regia Marina progettate dall'ingegnere navale Benedetto Brin, incaricato dal governo di progettare tre potenti corazzate per la rinascente Regia Marina italiana del Regno d'Italia. Le prime due Duilio e Dandolo erano in costruzione quando, nel 1876, dopo aver rimaneggiato i progetti esistenti sulla base di nuove intuizioni, si decise di soprassedere all'eventuale costruzione di una terza unità della stessa classe per impostare due bastimenti completamente differenti, l'Italia e la sua gemella Lepanto.  L'armamento principale era costituito da quattro grandi cannoni da 431mm forniti dalla britannica Armstrong ed erano a retrocarica. Il caricamento, come in tutte le moderne navi da battaglia dell'epoca era automatizzato. Il proietto, del peso di 896 kg, poteva perforare una corazza d'acciaio di ben 870mm, uno spessore impensabile per qualunque nave al mondo. Diversi pezzi minori, dai 152 mm in giù erano sistemati in varie parti della nave. Lo scafo era in acciaio dolce e la prua comprendeva uno sperone di soli due metri.
Il sistema di compartimentazione si era tradotto in uno scafo molto spazioso per cui la mole della nave era superiore a qualsiasi sua pari classe ed i volumi interni permettevano, cosa rara, una più che confortevole sistemazione dell'equipaggio e davano la possibilità di imbarcare, almeno in teoria, fino ad un'intera divisione di fanteria. Questo fece di queste unità delle vere e proprie navi strategiche, molto indicata per le spedizioni militari oltremare, in grado di portarsi dietro un loro esercito. In un certo senso può anche essere considerata l'antesignana, tra le corazzate, di certe "navi da sbarco" che oggi si trovano in tutte le maggiori marine. Va comunque fatto notare che mai l'Italia si trovò a rivestire un tale ruolo operativo e le sue peculiarità circa la capacità di trasporto, così come la reale efficacia della protezione cellulare non furono mai sottoposte alla prova dei fatti. Purtroppo i lunghi lavori di allestimento la fecero entrare in servizio quando, non solo non era più ai vertici della tecnica navale, ma era forse già superata dal tumultuoso sviluppo tecnologico di quegli anni. In ultima analisi l'Italia fu uno splendido esercizio tecnico e ingegneristico, altamente innovativo e, per certi versi, lungimirante, frutto del vero e proprio genio del suo progettista, ma non costituì un modello né per la Regia Marina, né per altre flotte, restando un unicum nella storia navale.

Corazzata / nave da battaglia Italia

La corazzata Italia fu un'unità della Regia Marina della Classe Italia costruita su progetto dell'ingegnere navale Benedetto Brin, incaricato dal governo di progettare tre potenti corazzate per la rinascente Regia Marina italiana del Regno d'Italia.  La costruzione della nave avvenne nel Cantiere navale di Castellammare di Stabia dove venne impostata nel luglio 1876 sugli stessi scali da dove la Duilio era da poco uscita per l'allestimento. La nave venne varata il 29 settembre 1880 e completata il 16 ottobre 1885. I lunghi lavori di allestimento la fecero entrare in servizio quando non solo non era più ai vertici della tecnica navale, ma era forse già superata dal tumultuoso sviluppo tecnologico di quegli anni. Il suo primo nome fu Stella d'Italia, presto cambiato con Italia. Gran parte della vita operativa dell'unità si svolse in tempo di pace, navigando sempre nel Mediterraneo con tutta la relativa attività di addestramento e compiti di "mostrar bandiera", per cui effettuò numerose crociere di visita ai Paesi rivieraschi. Rivestì in varie occasioni il ruolo di nave ammiraglia della Squadra Navale.
Dal 1905 al 1908 venne sottoposta a lavori di ammodernamento, nel corso dei quali furono tolti due fumaioli, montato un secondo albero ed incrementato l'armamento. La nave, messa in disarmo nel 1912, riprese servizio durante la prima guerra mondiale come batteria costiera galleggiante in difesa del porto di Brindisi, operando in tale compito dal 1915 al 1917, quando, viste le sue buone condizioni sia di scafo che di macchina, venne deciso di trasformarla in nave mercantile per il Ministero dei Trasporti. I lavori di trasformazione terminarono nel 1919, e la nave venne destinata al trasporto di cereali. Il 13 gennaio 1921 venne dismessa, riconsegnata alla Regia Marina e radiata il 16 novembre dello stesso anno per essere demolita l'anno seguente

Corazzata / nave da battaglia Lepanto

La corazzata Lepanto fu un'unità della Regia Marina della Classe Italia costruita su progetto dell'ingegnere navale Benedetto Brin, incaricato dal governo di progettare tre potenti corazzate per la rinascente Regia Marina italiana del Regno d'Italia. Le prime due Duilio e Dandolo erano in costruzione quando, nel 1876, dopo aver rimaneggiato i progetti esistenti sulla base di nuove intuizioni, si decise di soprassedere all'eventuale costruzione di una terza unità della stessa classe per impostare due unità completamente differenti, l'Italia e la sua gemella Lepanto. Il motto della nave era In hoc signo vinces, la frase attribuita all'imperatore Costantino era cucita sulla bandiera della nave ammiraglia di Don Giovanni d'Austria, comandante della flotta dei Collegati a Lepanto, nel 1571.
I lunghi lavori di allestimento la fecero entrare in servizio quando non solo non era più ai vertici della tecnica navale, ma era forse già superata dal tumultuoso sviluppo tecnologico di quegli anni. La vita operativa dell'unità si svolse in tempo di pace, navigando sempre nel Mediterraneo per attività di addestramento e compiti di "mostrar bandiera", rivestendo in varie occasioni il ruolo di nave ammiraglia della Squadra Navale. Nel 1893 la corazzata venne impiegata in compiti di ordine pubblico in Sicilia. Dal 1902 venne utilizzata per l'addestramento dei cannonieri e tra il 1910 ed il 1912 venne adibita a deposito nel porto della Spezia. La nave, messa in disarmo il 26 maggio 1912, venne rimessa in servizio e classificata Nave Ausiliaria di 1ª Classe il 13 gennaio 1913, per essere definitivamente radiata il 15 gennaio 1914 e demolita a partire dal 27 marzo 1915.


CLASSE RE UMBERTO

La classe Re Umberto fu una classe di navi da battaglia pre-dreadnought della Regia Marina italiana, composta da tre unità entrate in servizio tra il 1893 e il 1895. Le tre unità (Re Umberto, Sicilia e Sardegna) videro un certo impiego durante vari viaggi di rappresentanza in giro per il mondo, per poi essere impiegate operativamente durante la guerra italo-turca; ormai obsolete, allo scoppio della prima guerra mondiale furono sostanzialmente ritirate dal servizio attivo e impegnate come batterie d'artiglieria galleggiante, venendo infine radiate e demolite nei primi anni 1920.

Il progetto delle Re Umberto fu elaborato da Benedetto Brin, ispettore del Genio Navale della Regia Marina, sulla base di quello adottato per le precedenti unità della classe Italia e tenendo conto delle risultanze d'impiego di queste ed eliminandone i difetti che erano sostanzialmente quelli di una scarsa corazzatura; il lungo periodo di costruzione delle unità (più di nove anni dall'impostazione al completamento) rese tuttavia le Re Umberto piuttosto obsolete già al momento della loro entrata in servizio Lo scafo delle corazzate, piuttosto tozzo con prua arcuata a sperone e poppa curva, era lungo fuori tutto 127,6 metri (130,7 su Sicilia e Sardegna), largo 23,4 metri e con un pescaggio di 9 metri (8,83 su Sicilia e Sardegna); il dislocamento standard era di 13.000 tonnellate (13.860 su Sardegna), cifra che saliva a più di 15.000 tonnellate con le unità a pieno carico. L'equipaggio ammontava a 789 tra ufficiali e marinai.
La propulsione era garantita da quattro motrici alternative verticali a triplice espansione, accoppiate a due assi e alimentate da 18 caldaie cilindriche ad una fronte con ritorno di fiamma, con una potenza di 19.500 hp; la velocità massima era di 18,6 nodi per un'autonomia di 6.000 miglia nautiche alla velocità di 10 nodi.
L'armamento principale verteva su quattro cannoni calibro 343/30 mm, montati in due complessi binati in barbetta a prua e poppa con una cadenza di tiro di 8 colpi ogni 10 minuti; questi erano poi integrati da 8 cannoni da 152/40 mm, da 16 cannoni da 120/40 mm, da 2 cannoni da 75 mm, da 20 cannoni da 57 mm, da 10 cannoni da 37 mm e da 2 mitragliere. Erano poi disponibili cinque tubi lanciasiluri da 450 mm, uno nella prua e due per ogni fiancata[2]. La protezione prevedeva una cintura corazzata spessa 100 mm e un ponte corazzato spesso 75 mm; le barbette dei cannoni principali erano spesse 350 mm e le scudature dei pezzi secondari tra 100 e 50 mm, mentre una corazzatura spessa 300 mm proteggeva il torrione di comando.

Corazzata / nave da battaglia Re Umberto

Nave Re Umberto è stata una nave da battaglia policalibro della Regia Marina italiana della omonima classe. Come per le altre unità della classe, il lungo periodo di costruzione l'ha resa superata al momento dell'entrata in servizio. La nave, della quale inizialmente erano state finanziate solo due unità, andò a risentire dei lunghissimi tempi di allestimento, dieci anni, che la fecero entrare in servizio parzialmente obsoleta. La sua costruzione avvenne presso il Regio cantiere navale di Castellammare di Stabia dove il suo scafo venne impostato il 10 luglio 1884. La nave varata il 17 ottobre 1888 ha completato il suo allestimento il 16 febbraio 1893.
Il 15 febbraio 1897, la nave, con l'insegna sulla gemella Sicilia del viceammiraglio Felice Napoleone Canevaro al comando della 1ª Divisione della 1ª Squadra, che includeva anche l'altra gemella della classe Sardegna, l'incrociatore protetto Vesuvio e l'incrociatore torpediniere Euridice, giunse a Creta, durante un periodo di tensione tra la Grecia e l'Impero ottomano in seguito alla rivolta scoppiata nell'isola, che culminò nella guerra greco-turca. Nell'ottobre 1911 la nave, all'epoca inquadrata nella Divisione Navi Scuola, prese parte alla guerra italo-turca insieme alla gemelle della classe Re Umberto, Sardegna e Sicilia, nave insegna del contrammiraglio Raffaele Borea Ricci D'Olmo, appoggiando le operazioni di sbarco a Tripoli. Nel dicembre 1911, le tre navi furono sostituite dalle vecchie corazzate Italia e Lepanto. Le navi della classe Re Umberto fecero ritorno nelle acque della Libia nel maggio del 1912 prendendo parte a tutto il ciclo di operazioni lungo le coste libiche fino alla resa degli ottomani nell'ottobre 1912. Alla fine del 1912 la nave venne ritirata dal servizio e utilizzata a Genova come nave deposito e il 10 maggio 1914 posta in disarmo, per essere poi dislocata, dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale a La Spezia nel giugno 1915 ed essere utilizzata come nave deposito e nave caserma per la nuova corazzata Andrea Doria che stava completando il suo allestimento.
Allo scoppio del conflitto inizialmente l'Italia, che faceva parte della triplice alleanza, aveva dichiarato la sua neutralità, per poi entrare in guerra nel maggio 1915 a fianco dell'Intesa, contro gli Imperi centrali. Il 9 dicembre 1915 la nave fece il suo rientro in servizio ed utilizzata come batteria galleggiante prima a Brindisi e in seguito a Valona in Albania.
Nel 1918, in previsione di un assalto alla principale base navale austro-ungarica di Pola, parte dell'armamento venne sostituito e vennero imbarcati otto cannoni scudati da 75 mm e mortai da trincea, ma l'azione non avvenne a causa della fine della guerra. Al termine del conflitto la nave venne radiata nel 1923 e successivamente demolita.

Corazzata / nave da battaglia Sicilia

Nave Sicilia è stata una nave da battaglia policalibro della Regia Marina italiana della classe Re Umberto. La sua costruzione avvenne presso l'Arsenale di Venezia dove la sua chiglia venne impostata il 2 dicembre 1886 e varata il 6 luglio 1891 alla presenza di re Umberto e della regina Margherita.
Il suo allestimento venne completato il 26 maggio 1896 e la nave è entrata in servizio nel 1897. La nave fu probabilmente la prima nave da battaglia italiana ad essere dotata di radiotelegrafo e tra le prime navi da guerra su cui si ebbe il primo impiego sperimentale di combustione mista.
Dopo l'entrata in servizio la nave il 15 febbraio 1897, la nave, con l'insegna del viceammiraglio Felice Napoleone Canevaro al comando della 1ª Divisione della 1ª Squadra, che includeva anche le gemelle Sardegna e Re Umberto, l'incrociatore protetto Vesuvio e l'incrociatore torpediniere Euridice, giunse a Creta, durante un periodo di tensione tra la Grecia e l'Impero ottomano in seguito alla rivolta scoppiata nell'isola, che culminò nella guerra greco-turca.
Nell'ottobre 1911 la nave, all'epoca inquadrata nella Divisione Navi Scuola, prese parte alla guerra italo-turca quale nave insegna del contrammiraglio Raffaele Borea Ricci D'Olmo insieme alla gemelle della classe Re Umberto, Sardegna e Re Umberto, appoggiando le operazioni di sbarco a Tripoli. Nel dicembre 1911, le tre navi furono sostituite dalle vecchie corazzate Italia e Lepanto. le navi della classe Re Umberto fecero ritorno nelle acque della Libia nel maggio del 1912 prendendo parte a tutto il ciclo di operazioni lungo le coste libiche fino alla resa degli ottomani nell'ottobre 1912. Il 9 luglio 1914 la nave venne posta in disarmo, ma con lo scoppio della prima guerra mondiale, venne deciso il suo mantenimento in servizio fino al termine del conflitto e così il 16 agosto 1914 la nave fece il suo rientro in servizio ed utilizzata a Taranto come nave deposito e come nave caserma per la nuova corazzata Giulio Cesare che stava completando il suo allestimento. Inizialmente l'Italia, che faceva parte della triplice alleanza aveva dichiarato la sua neutralità, per poi entrare in guerra nel maggio 1915 a fianco dell'Intesa, contro gli Imperi centrali. Nel corso del conflitto la nave venne poi utilizzata a Taranto come deposito munizioni, successivamente come pontone ed infine come nave officina, prima di essere radiata il 4 marzo 1923 e successivamente demolita.

Corazzata / nave da battaglia Sardegna

La Sardegna è stata una nave da battaglia policalibro della classe Re Umberto appartenuta alla Regia Marina italiana.
I suoi pezzi principali, ben sopraelevati sul mare, sparavano proiettili da 567 kg in grado di perforare 870 mm di ferro dolce. Una caratteristica condivisa con la classe erano i fumaioli anteriori affiancati, invece che uno dietro l'altro.  La nave entrata in servizio nell'ottobre del 1893, inquadrata nella Divisione Navi Scuola, venne largamente impiegata con successo durante la guerra italo-turca del 1911-12, appoggiando e difendendo lo sbarco delle truppe a Tripoli partecipando a tutta la campagna di Libia, mentre i suoi compiti durante la prima guerra mondiale furono secondari, essendo la nave arrivata al conflitto già obsoleta, e non era in grado di partecipare a scontri di squadra contro le corazzate avversarie più moderne, però venne destinata a rinforzare la difesa di Venezia. Su questa unità si fecero le prime prove sperimentali di combustione mista per il passaggio dal carbone alla nafta. Radiata il 4 gennaio 1923, venne in seguito demolita..


CLASSE EMANUELE FILIBERTO

Le navi da battaglia della classe Emanuele Filiberto sono state delle unità della Regia Marina che hanno servito nei primi due decenni del XX secolo. Le classe era composta da due unità: Emanuele Filiberto e Ammiraglio di Saint Bon.  Le navi costruita su progetto elaborato dal Generale del Genio navale Giacinto Pullino, erano delle unità veloci con un limitato dislocamento ed armamento ed un basso bordo libero che portava le navi a soffrire il mare, specie durante le operazioni con mare grosso. La propulsione era a vapore costituito da 12 caldaie a combustione mista (carbone e nafta) che alimentavano con il loro vapore due motrici alternative a triplice espansione. Nel XX secolo questo tipo di caldaia diventò il modello standard per tutte le caldaie di grosse dimensioni, grazie anche all'impiego di acciai speciali in grado di sopportare temperature elevate e allo sviluppo di moderne tecniche di saldatura. L'apparato motore forniva una Potenza di 14000 hp e consentiva di raggiungere la velocità massima di 18 nodi, con un'autonomia che ad una velocità di 10 nodi era di 4000 miglia. L'armamento principale era costituito da quattro cannoni da 254/40 installati in due torri binate corazzate a prora e a poppa, che costituivano anche l'armamento principale degli incrociatori classe Garibaldi. L'armamento secondario principale era costituito da otto cannoni da 152/40 in batteria e otto cannoni da 120/40 scudati, sistemati in coperta ed era completato da otto cannoni da 76/40, da otto cannoni da 47/40 e due mitragliere. L'armamento silurante era di quattro tubi lanciasiluri.

Corazzata / nave da battaglia Emanuele Filiberto

La nave da battaglia Emanuele Filiberto è stata un'unità della Regia Marina, capoclasse della classe omonima, che comprendeva l'unità gemella Ammiraglio di Saint Bon.  La nave venne impostata sugli scali il 5 ottobre 1893 nel Cantiere navale di Castellammare di Stabia, varata il 29 settembre 1897 ed entrò in servizio il 6 settembre 1901. Nel 1911-12 prese parte alla guerra italo-turca nella I Divisione Corazzate, impiegata nelle acque della Libia. La nave progettata per restare in servizio attivo sino al 1913-14, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale rimase ancora in servizio e durante la grande guerra al comando del Capitano di Fregata Magliozzi era dislocata insieme all'unità gemella a Venezia. Al termine del conflitto la nave venne radiata e demolita.

Corazzata / nave da battaglia Ammiraglio di Saint Bon

La nave da battaglia Ammiraglio di Saint Bon è stata un'unità della Regia Marina, della classe Emanuele Filiberto, che comprendeva anche l'unità gemella capoclasse Emanuele Filiberto.  La nave fu battezzata con questo nome in onore di Simone Pacoret De Saint-Bon ammiraglio della Regia Marina nato a Chambéry in Savoia, facente parte all'epoca della sua nascita del Regno di Sardegna e Ministro della Marina del Regno d'Italia nei Governi Minghetti II, Giolitti I e Starrabba I e senatore del Regno d'Italia nella XVI legislatura.  La nave, costruita all'Arsenale di Venezia venne impostata sugli scali nel 1894, varata il 29 aprile 1897 ed entrò in servizio nel 1901. Nel 1911-12 prese parte alla guerra italo-turca nella I Divisione Corazzate, impiegata nelle acque della Libia. La nave progettata per restare in servizio attivo sino al 1913-14, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale rimase ancora in servizio e durante la grande guerra al comando del Capitano di Fregata Lovatelli era dislocata insieme all'unità gemella a Venezia. Al termine del conflitto la nave venne radiata nel 1920 e demolita.

CLASSE VITTORIO EMANUELE / REGINA ELENA

Le classe Regina Elena era una classe di corazzate pluricalibro della Regia Marina. Era costituita da 4 unità, Regina Elena, Vittorio Emanuele, Roma e Napoli, in servizio tra il 1907 ed il 1926, trovarono impiego durante la guerra di Libia e la prima guerra mondiale. Anche nota come classe Vittorio Emanuele, dal nome della seconda unità.

La prima due unità vennero impostate nel 1901 e varate nel 1904. Costituita da navi molto veloci, anche assai ben protette, ma dotate di un armamento principale insufficiente per sostenere scontri prolungati, a causa di 2 soli cannoni da 305mm, che davano un peso di bordata complessivo (2 x 305/40 + 6 x 203/45) di 1.100 kg circa, contro 1.700-2.600 di navi contemporanee. Come la classe Regina Margherita (in tal caso però riguardava la protezione) esse non erano realmente idonee a sostenere un combattimento prolungato come nel caso della battaglia di Tsushima, ma non ebbero mai modo di controbattere altre navi da battaglia.  Le navi di questa classe, ordinate dal Ministro della Marina Ammiraglio Giovanni Bettòlo di Camogli, costruite su progetto elaborato dal Generale Cuniberti avevano un castello di prua prolungato alla mezzeria della nave sino a congiungersi con la sovrastruttura centrale. Le unità di questa classe eranora considerate eccellenti unità dalle caratteristiche ben equilibrate tra le necessità del minor tonnellaggio, della massima protezione e della potenza di armamento. Realizzate per contrastare efficacemente i nuovi incrociatori corazzati francesi, risultarono essere più veloci delle navi da battaglia inglesi e francesi dell'epoca, ma più armate degli incrociatori. Queste unità furono le antesignane delle nuove corazzate monocalibro adottate poi da tutte le marine. In origine dotate di due alberi, a seguito di un ammodernamento attorno al 1912 ne venne asportato uno.

Corazzata / nave da battaglia Vittorio Emanuele

La Vittorio Emanuele era una corazzata pluricalibro (pre-dreadnought) della classe Regina Elena (anche nota come classe Vittorio Emanuele). Impostata nel 1901, varata nel 1904, fu completata nel 1908 prestando servizio fino al 1923 e trovando impiego durante la guerra di Libia e la prima guerra mondiale. La Vittorio Emanuele era la seconda nave impostata, impostata nel 1901 come la capoclasse Regina Elena; due anni dopo iniziò la realizzazione della Roma e della Napoli, che differivano dalle prime due per le sovrastrutture più leggere, in quanto non erano equipaggiate per imbarcare un Ammiraglio ed il suo Stato Maggiore.

Corazzata / nave da battaglia Regina Elena

La Regia Nave Regina Elena era una corazzata pluricalibro della Regia Marina, capoclasse della omonima classe. L'unità venne impostata nel 1901 e varata nel 1904. L'armamento principale era costituito da due cannoni da 305/40 più sei cannoni binati da 203/45. Pur essendo considerate le navi di questa classe delle eccellenti unità dalle caratteristiche ben equilibrate, a causa dei lunghi tempi di costruzione entrarono in servizio oramai superate dalle nuove corazzate monocalibro. Svolse attività pressoché analoga a quella della gemella Vittorio Emanuele nel corso della guerra italo-turca. Durante la Prima Guerra Mondiale svolse attività assai limitata tra Taranto, Messina e Valona effettuando otto missioni di guerra per 102 ore di moto e altre 217 ore per compiti di diversa natura. Nel dopoguerra fu prevalentemente impiegata come nave ammiraglia dipartimentale e nave scuola.In origine dotate di due alberi, a seguito di un ammodernamento attorno al 1912 ne venne asportato uno. Dal luglio 1922 la nave fu classificata corazzata costiera fino alla radiazione avvenuta il 13 ottobre 1927, dopo esser stata posta in disarmo nel 1923. Dal 1927 rimase in servizio come unità da addestramento fino alla demolizione avvenuta nel 1932.

Corazzata / nave da battaglia Napoli

La nave da battaglia Napoli (1910) della Regia Marina costituiva la classe Regina Elena con le similari unità Regina Elena, Vittorio Emanuele e Roma. Insieme alle unità della classe partecipò alle attività belliche della guerra italo-turca e della I Guerra Mondiale.

Corazzata / nave da battaglia Roma

La nave da battaglia Roma fu una corazzata pluricalibro della Regia Marina della Classe Regina Elena, in servizio tra il 1908 ed il 1927. Costruita all'Arsenale della Spezia, il suo scafo venne impostato nel 1903 e l'unità, varata nel 1907, entrò in servizio nel 1908. Il motto della nave era Roma intangibile che deriva dal proclama di Vittorio Emanuele III del 2 agosto 1900, appena salito al trono: l'unità della patria che si compendia nel nome augusto di Roma intangibile, simbolo di grandezza e pegno per l'integrità per l'Italia. A causa dei lunghi tempi di costruzione, malgrado fosse un'eccellente unità dalle caratteristiche ben equilibrate, quando entrò in servizio era oramai superata dalle nuove corazzate monocalibro. Venne impiegata durante la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale.


CLASSE REGINA MARGHERITA

La classe Regina Margherita era una classe di corazzate pre-dreadnought della Regia Marina, composta da due unità: Regina Margherita e Benedetto Brin. Progettate da Benedetto Brin, erano grandi navi da battaglia, molto veloci per la loro epoca con una velocità di oltre 20 nodi, e ben armate con una dotazione tricalibro (152-203-305 mm) senza considerare gli ordinari cannoni secondari antisiluranti, ma erano molto deboli in termini di corazzatura protettiva, somigliando in questo ad una sorta di incrociatore corazzato o incrociatore da battaglia.

Corazzata / nave da battaglia Regina Margherita

La nave da battaglia Regina Margherita costituiva con la gemella Benedetto Brin la Classe Regina Margherita. Costruita nell'Arsenale Militare Marittimo della Spezia, il suo scafo venne impostato nel 1898 e l'unità varata nel 1901 venne consegnata alla Regia Marina nel 1904. Svolse il ruolo di ammiraglia della flotta fino al 1910. Un'esplosione durante lavori di manutenzione nel 1911 le impedì di prendere parte della guerra italo-turca, partecipando poi nel 1912 alle operazioni nell'Egeo affiancando la gemella Benedetto Brin. Nel corso della prima guerra mondiale, durante una tempesta, l'11 dicembre 1916 nella tarda serata, la nave urtando due mine scomparve all'uscita della Baia di Valona in Albania. L'affondamento, nel quale perirono 671 uomini, ebbe importanti conseguenze nella strategia di condotta nella guerra navale. I vertici della marina supposero un urto accidentale contro ordigni dello sbarramento difensivo, mentre la Marina austro-ungarica accreditò l'affondamento ad un sommergibile posamine della marina tedesca. Curiosamente nello stesso tratto di mare a poche centinaia di metri dal relitto della Regina Margherita giace il relitto della nave ospedale Po, che venne affondata da parte di aerosiluranti inglesi il 14 marzo 1941. La vicenda all'epoca provocò grande emozione ed ebbe grande risonanza anche per la presenza a bordo di Edda Ciano Mussolini in qualità di crocerossina. Nel 1998 lo storico Andrea Bavecchi aveva già segnalato la zona dove probabilmente si trovava il relitto poi,a seguito di ricerche documentali e subacquee condotte dall'IANTD Instructor trainer Cesare Balzi, i resti del relitto della nave sono stati localizzati ed individuati attraverso la lettura del nome sulla poppa, il 30 luglio 2005 a 9 miglia delle coste albanesi (Valona), tra l'isola di Saseno e Capo Linguetta. I resti del relitto della corazzata Regina Margherita giacciono a 66 metri di profondità.

Corazzata / nave da battaglia Benedetto Brin

La nave da battaglia italiana Benedetto Brin apparteneva alla Classe Regina Margherita. Costruita su progetto elaborato dall'ispettore del genio navale Benedetto Brin e dal generale Micheli era un'ottima unità per la sua velocità, protezione, armamento, qualità marine ad abitabilità. La sua costruzione iniziò nel 1899, venne varata nel 1901 a Castellammare di Stabia e, consegnata alla Regia Marina nel 1905, ricevette la bandiera di combattimento il 1º aprile 1906. Durante la guerra italo-turca partecipò allo sbarco a Tripoli nel 1911 e l'anno seguente fu impiegata nel Mar Egeo.
La Benedetto Brin andò perduta alle ore 8 e 10 minuti del 27 settembre 1915 nel porto di Brindisi a seguito dell'esplosione della santabarbara, le cause sull'affondamento furono attribuite a vari motivi quali un problema con le munizioni o un atto di sabotaggio austriaco oppure a causa di sabotatori italiani attratti dalle promesse austriache di una ricompensa in denaro per ogni nave affondata o danneggiata. Nel 2015, a 100 anni esatti dall'evento, la Marina Militare ha ufficialmente dichiarato che:
«Come ormai acclarato, si trattò di una disgrazia non diversa da quelle accadute in altre marine da guerra dell'epoca: la causa dell'affondamento era infatti da attribuire ai nuovi esplosivi utilizzati per le cariche di lancio e di scoppio che, indispensabili e sempre più potenti, erano stati introdotti da troppo poco tempo perché se ne conoscessero tutte le caratteristiche relative alla loro stabilità.» Perirono 21 ufficiali e 433 i sottufficiali e i marinai, tra i quali l’ammiraglio Rubin de Cervin comandante della 3ª Divisione Navale della 2ª Squadra e il comandante della nave Fara Forni. I superstiti furono 9 ufficiali e 473 fra sottufficiali e i marinai


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