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Vespro metropolitano

Di: Renato Milleri (Remil)

Io vorrei paragonare la poesia «Vespro metropolitano» di Renato Milleri (Remil) a tutti quei ruscelli che scendono dai ghiacciai e corrono tra le balze e gli anfratti della montagna, nascondendosi spesso all'occhio dell'uomo finché, ai piedi del monte, si riuniscono tutti quanti in un solo corso, formando il fiume che scende a valle ricco di acque e continua il suo corso fino al mare, portando dappertutto fecondità e prosperità. La nostra epoca presenta molte correnti poetiche che spesso non sono altro che tentativi fatti per esprimere quella passione letteraria che sentono nel loro animo, ma che le condizioni della cultura non permette di esplicare in una forma veramente artistica. Una prima corrente è rappresentata dalla poesia visiva e prosegue con quella immaginifica, che crea immagini come il pittore sulla tela.

Renato Milleri non segue né l’una, né l’altra corrente poetica, ma ritorna ala classicismo più puro. Per intenderci nella costruzione di questa poesia si rifà moltissimo alla canzone petrarchesca e leopardiana e, senza dubbio, raggiunge nella sua poetica momenti di vera lirica ispirata da un sentimento sincero, da una fede profonda, da un grande desiderio di bene.

La poesia di divide in tre parti, nella prima:

«Spinto alle spalle,
anche di fianco,
la gente non ha pietà di me.
Un semaforo rosso mi ferma.
Non posso camminare,
è vietato.
Finalmente una chiesa aperta
nella periferia urbana
dimenticata da Dio»

credo che sia sviluppata da una volontà sfrenata di ritrovare se stesso, rimasto fermo al semaforo rosso e sente la voce che da sempre gli parlava, ma che non sentiva. Alza gli occhi e vede una chiesa, isolata e sola nella estrema periferia di una metropoli e si paragona a questa,perché come lui è dimenticata da Dio, ma com’è possibile che Dio dimentichi la propria casa? Quindi se non può dimenticare la sua casa non potrà mai dimenticare i propri figli, specialmente quelli meno fortunati. Questo pensiero mi riporta alla memoria la poesia religiosa del Duecento, quella dolorosa di Jacopone da Todi, quella di un trasporto amoroso mai più raggiunto di Francesco d’Assisi, inserita con buone maniere nella letteratura moderna.

Remil percorre un viaggio a ritroso, per trovarsi, al possesso della grazia, cioè alla felicità e quindi vicino a Dio. Renato, stando fermo al semaforo rosso, avverte che deve iniziare, finalmente, il suo viaggio: attraversare la strada ed entrare in quella chiesa sola come si sente lui davanti a quel rosso che gli impedisce di proseguire; e sente che questo viaggio non dev'essere compiuto solamente da lui, ma da tutta l'umanità, perché il poeta scrive non solo per sé ma anche per gli altri uomini che, leggendo, si sentiranno spinti a fare lo stesso. In che cosa consiste questo raggiungimento di Dio? Noi sappiamo che la risposta è data dall'insegnamento della Chiesa: noi siamo sulla terra per conoscere, amare e servire Dio in questa vita e andarlo poi a godere nell'altra. Quindi, fondamento della vita spirituale è il conoscere, il sapere. Non c'è nessuna cosa che tanto degradi l'uomo quanto l'ignoranza.

L'uomo dice Dante, è nato per sapere. L'intelletto umano non è mai quieto se non quando è sicuro d'aver raggiunto la verità. Qual'è questa verità da raggiungere? Per il teologo la verità da raggiungere è tutto quello che riguarda Iddio. E' la persuasione ancor oggi di tante e tante anime semplici per le quali la verità consiste nel possesso della fede. Una volta giunta a questo possesso, l'anima si sente soddisfatta, perché comprende che il suo intelletto ha adempiuto alla funzione per cui è stato espressamente creato. Ma la vita dell'uomo è una continua evoluzione. La verità non si presenta tutta intera e immediata a noi fin dal primo momento nel quale abbiamo incominciato ad aver contatti con essa. Spesso, dopo che l'uomo ha raggiunto una verità, o meglio un nuovo aspetto della verità, ecco che nel suo cuore sorgono dei dubbi: se la nostra mente, davanti a quei dubbi, si ferma o stanca o sfiduciata o angosciata, non giungerà mai alla verità. Il dubbio non deve far piombare l'uomo nello scetticismo o, peggio, nell'indifferenza e nella negazione. Il dubbio è nient'altro che una delle raggiungibili, perché, se non lo fosse, il genere umano cesserebbe di potersi dire creato a immagine e somiglianza di Dio. Nella verità l'uomo trova attuata compiutamente la sua missione e la sua natura, perché senza la verità ogni altro bene umano cesserebbe di essere un bene reale e sarebbe pura e semplice apparenza contingente e transeunte; il dubbio è il mezzo che la natura ci offre per fare della verità un bene essenziale, un elemento costitutivo della nostra natura.

«E' l'ora del vespro.
Misuro attentamente
Il rumore lento e rispettoso
dei miei passi come
colpi di cannone ovattati.
Vorrei volare per non ascoltarmi.
Sciami d'api
gli sguardi della gente
che mi ronzano addosso.
Tutti guardano me.
E' un’insopportabile sensazione
d'avere gli occhi degli altri
puntati addosso.
E se una bestemmia
dovesse uscire dalla mia bocca?
Proprio qui,
in chiesa!
E' un pensiero che tortura il cervello,
un grido terrificante
che viene da dentro.
e non puoi contenerlo.
Il terrore,
la paura di farlo davvero.
Tra il sudore della fronte
e quello delle mani,
mentre il corpo
appena si sostiene
appoggiato ad un dolore
che non conosce fine,
spingo la mia mente fuori
con tutta la forza che ho
a raggiunger la purezza
dei miei sentimenti più belli».

Il mio intervento non vuole risolversi in una cronaca ragionata né, tanto meno, in un'analisi, condotta con criterì rigidamente cronologici, della critica — che enumera tra l'altro alcuni testi ormai classici nell'esegesi degli studi critici — ma si propone di individuare, attraverso l'esame delle parole e dei versi che leggo e nei quali visualizzo una linea conduttrice nel succedersi degli eventi che le immagini fanno apparire come ologrammi nel loro reciproco condizionarsi. L’affiorare di temi che resteranno centrali con  lo scorrere della lettura e con l'evolversi dell'indagine critica sulla poesia e il Poeta: contribuisce a quella storicizzazione della poesia di Remil, alla vicenda della sua formazione che trovano il loro fondamento nell'analisi attenta e spregiudicata dei versi che, in un modo o nell'altro, coinvolgono la poesia e il lettore. È subito da dire che dinanzi al primo Remil formulai giudizi che, sia pure in toni e con accenti diversi, rivelarono una fondamentale e pressoché unanime adesione a quella poesia: «un temperamento lirico fuori del consueto, una personalità inconfondibile».

«Due mani piagate
mi spiegano la sofferenza dell'uomo
e nel mio cuore
timida
una preghiera di ringraziamento
nasce».

Ovviamente, trattando qui della critica poetica, ho preso in esame i vari momenti creati dai versi e dagli ologrammi che essi hanno saputo creare, per permettere interventi degli studiosi sui versi di Renato Milleri (Remil) e ad invitare il lettore a considerare, riflettere sugli ultimi sei versi per capire il desiderio religioso, e la grandezza spirituale che si è sprigionata dall’animo del Poeta per donarci una poesia modernissima nella cornice classicheggiante della lirica petrarchesca e leopardiana.  

Il lettore non potrà che goderla in tutta la sua bellezza essenziale, senza classificazione di sorta perché si potrà rendere conto dell'elevazione spirituale cui è giunto Remil e tutto per un semaforo rosso, e una chiesa isolata in un sobborgo all’estrema periferia della «VITA».

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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