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Corpi taciti

Di: Cesare Pavel Berlenghi

«Un silenzio spento

striscia

lungo ogni linea

dell'annoiata aurora»

Ciao, amici carissimi, non so quanto lo sia per voi ma vi posso assicurare che voi lo siete per me.

Parleremo di una poesia che al primo impatto illumina il Creato e fa sobbalzare il cuore nella bellezza dell'immagine «dell'aurora annoiata» perché non ha potuto (cause naturali) accompagnare o addirittura spiare le «peripezie notturne» degli amanti, che nei loro giochi d'amore non hanno tralasciato, baldanzosi com'erano, «nessuna particella corporea», eppure la nota dei silenzi era stata ingoiata e «digerita dopo pasti frugali».

Sì, perché oggi c'è la moda di non dire più alla compagna o al compagno «mi piaci, facciamo l'amore?», ma: «vieni a cena con me?»

E dopo cena, infatti, ci sono state le

«peripezie notturne

incavate in trapezi di spezie

gli specchi

curiosi di luci».

Le immagini che si susseguono in questi versi, tagliati con l'accetta, in cui la metrica va a spasso in compagnia dell'irruenza dei:

«corpi sudati umidicci

si guardano come puerili capricci

celanti follie proibite

dopo l'impresa reciproca

sollievo i ritmi baldanzosi

nessuna particella corporea

ne è rimasta immune»

Non c'è una parola fuori posto, un'immagine che non sia nitida ed efficace, in questa poesia erotica, che il Poeta con sapiente maestria, mette in luce in una purezza incandescente di sentimenti puliti, nell'aureola del nitore dell'anima.

È racconto della gioia, del sentimento goduto appieno che si bea, anche se l'aurora è annoiata: un racconto che non ammette contrasti. Il dolore è stato bandito da questa poesia tanto il canto ha raggiunto il limite più alto della trasfigurazione della realtà e le metafore sono appropriate, e oltre non rimane che tacere.

Gli antichi, che conoscevano il cuore umano non meno di noi. si erano accorti dell'importanza della parola, della sua potenza ad adeguare in simili casi il pensiero, per tramutarla in contrasto col destino; avevano creduto che si addicesse il silenzio meglio che i lunghi discorsi: così Berlenghi nel suo incontro notturno si comporta, pudico nell'esaltazione più bella, migliore e naturale nell'atto d'amore.

Perciò «Corpi taciti» osservata dal di fuori sembra rimanere come impressa sulla pelle «umidiccia». Considerata più addentro, si rivela una lirica nelle sue varie parti compiuta: forse l'innato senso artistico ha messo in guardia l'Autore, non lo ha distolto dal continuare, anche quando ha visto «l'annoiata aurora»; né in seguito perché sapeva che il suo "amplesso" era stato descritto in condizioni d'animo che non facilmente si riproducono e che ad esso era consegnato il linguaggio commosso e spontaneo di una notte dolce e indimenticabile della sua vita.

Qualcuno mi ha suggerito di inserire prima la poesia e poi il commento, invece penso che il commento deve precedere il canto poetico: che cosa ne pensate?

Poi permettetemi di ringraziare pubblicamente Vincenzo Fidanza per le belle espressioni su «Poeticamente» Personalmente non posso che ringraziare io Lui per aver scritto POESIE, che hanno sapore di eternità.

Reno Bromuro

 

 

 

 

 

 

 

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