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LA SECONDA 

GUERRA MONDIALE  

 

Combustibili: il motore della guerra

 

Le schede prodotti sottostanti sono tratte da testi di Giorgio Nebbia professore emerito di Merceologia all’Università di Bari (g.nebbia@tin.it ) e direttore di  www.altronovecento.quipo.it   rivista telematica

 

Quello che tratteremo è uno degli argomenti meno noti della seconda guerra mondiale: le fonti energetiche. Non ho volutamente chiamato questo capitolo "il combustibile della guerra" perché ritengo che questa definizione si confà maggiormente agli odi, agli interessi e alle rivendicazioni reciproche che hanno portato al conflitto. Il motore o combustibile che quindi tratto è l’energia pura e semplice che ha fatto girare i cingoli, le gomme, le pale d'aereo, ma non solo: lanciato i razzi sull’Inghilterra, che è bruciato nelle caldaie delle navi etc.... Senza questi mezzi, mossi ormai senza l'aiuto animale o dei venti, che già nel precedente conflitto rivestirono un ruolo essenziale, tanto da far dire "dove non arriva il treno non si può vincere", ogni contendente forse sarebbe rimasto inchiodato mesi se non anni al suo metroquadro di terreno o liquidato in pochi giorni. Questo argomento è trattato anche in altri capitoli come l'industria bellica o le conquiste degli Italiani e in futuro in un capitolo specifico sulla energie alternative alla benzina, dentro e fuori l'Italia, in preparazione

  Il fascismo fin dal 1926 (decreto 556-3/4), visto come era andata nella grande guerra, affidò ad una società petrolifera italiana -AGIP-(AZIENDA GENERALE ITALIANA PETROLI per il 60% dello stato) il compito di ricercare nel nostro sottosuolo "nuove"e più abbondanti fonti di petrolio e metano. La scarsità dei mezzi e delle tecnologie, per un paese dove la scoperta degli elementi era più difficile che in altri, non portò a grandi risultati. L’AGIP si rivolse quindi a paesi esteri non ancora monopolizzati da Inglesi e Francesi e alle nostre colonie. Nell'Iraq "Britannico", nel 1932, l'Agip  riesce  per fortuite vicende a diventare socio di minoranza della British Oil Development (Bod) per le ricerche nei nuovi campi petroliferi di Mossul !!! nel nord del paese. L’Italia sostiene poi anche politicamente con vendite d'armi Re Feisal (d'Iraq), inviso agli inglesi (che lo hanno messo  sul trono) e che di fatto esercitano un protettorato sul paese, come lo fa la Francia con la vicina Siria. Feisal I morirà nel 1935  "prematuramente" dopo che l’Italia si sarà portata al 55% !! nella B.O.D. L’anno dopo per le note vicende etiopiche l’Italia (sotto le sanzioni della Lega della Nazioni, volute principalmente dal Regno Unito), lascerà l’Iraq rivendendo, volente o nolente, le sue quote agli Inglesi.
   
  Cosi un testimone nel 1936: “Il rendimento del solo pozzo n. 1, sull’anticrinale chiamato di Kirkuk, gettò fuori una formidabile tromba di petrolio di 12.000 tonnellate giornaliere che inondò il territorio… In tutto a Kirkuk furono perforati 42 pozzi il cui “rendimento sorpassava talmente i bisogni che venne deciso di far lavorare soltanto 15 pozzi. Essi forniscono i 4 milioni di tonnellate annue che gli oleodotti inglese (lungo 750 km) e francese trasportano rispettivamente a Caifa (allora Palestina, oggi Israele n.d.r.) e a Tripoli di Siria.” (Libano).

Si dice che con una mano ci davano le sterline oro per l'acquisto e con l'altra se le riprendevano per pagarsi il pedaggio dei nostri convogli, carichi di soldati, diretti in Etiopia dal canale di Suez: Chiusero un occhio, ma anche due visto il luccichio. (Ndr. Non sarà la prima volta né l'ultima che l'Inghilterra ci dispensa pillole di "Democrazia". L'ultimo caso è del 2009 con la liberazione di Abdelbaset Al-Megrahi, autore dell'attentato di Lockerbie e condannato all’ergastolo, rilasciato perché malato che non è una giustificazione, per poi attaccare due anni dopo la Libia e togliere il controllo dei pozzi a Gheddafi). Nella primavera del 1941 quindi, quando Rommel sta per scatenare le sue colonne attraverso la Cirenaica, il leader nazionalista iracheno Rashid Alì Al Gaylani, già primo ministro dal marzo 1940 al gennaio 41, (sostenuto dall'esercito e dalle cellule di Husseini, Gran Muftì palestinese di Gerusalemme),dà inizio a una sommossa antibritannica. Rashid Alì obbliga il neo primo ministro iracheno, il filo-inglese Nuri Said Pasha, a dare le dimissioni, dopodiché ordina alle sue truppe di chiudere i rubinetti del petrolio.

IL PETROLIO

Il petrolio è un liquido denso di colore scuro, infiammabile, dall'odore pronunciato composto prevalentemente da una miscela d’idrocarburi (sostanze organiche costituite da carbonio e idrogeno). Le ipotesi sulla formazione del petrolio, di altri idrocarburi e dello stesso carbone sono diverse e non del tutto concluse e concordanti. L'ipotesi più accreditata è quella dell'origine organica da melma che si forma nelle paludi. Quando prevalgono i resti organici animali, soprattutto organismi marini e solo subordinatamente quelli vegetali (alghe e piccole piante acquatiche), si ha la successiva formazione delle rocce madri petrolifere, nell’inverso si ha la formazione dei carboni fossili di varia purezza. I carboni sono costituiti da grandi molecole composte da carbonio combinato con pochi atomi di idrogeno, circa 1 atomo di idrogeno ogni 2 atomi di carbonio, mentre i prodotti petroliferi sono l’inverso. Questa melma (sapropel) si mescola a sedimenti argillosi depositatisi in acque salmastre poco ossigenate (quindi in paludi, lagune, golfi e piccoli mari interni). I terreni in cui è più facile e frequente ritrovare giacimenti di petrolio risalgono al Paleozoico inferiore, ma perché si formi il giacimento concorrono anche altri fattori tra cui la trappola. Le trappole petrolifere sono costituite da strutture anticlinali, da domi, da faglie, oppure da lenti sabbiose comprese all'interno di serie argillose impermeabili. Il petrolio (e suoi similari) era già noto nell'antichità. La Bibbia descrive la costruzione dell'arca di Noè e del calafataggio dello scafo con bitume, nonché l'uso come cementante durante l'edificazione della torre di Babele. I Cinesi utilizzavano da secoli il gas naturale, estraendolo e convogliandolo con rudimentali metanodotti (canne di bambù accoppiate). Un altro uso diffuso fu quello dei medicamenti: calvizie, pidocchi etc. Nell'Europa orientale (Polonia), a metà '800, si cominciò a raffinare il petrolio grezzo per ricavarne petrolio adatto all'illuminazione in sostituzione di quello di balena. Negli Stati Uniti (Pennsylvania) venne costruito il primo vero e proprio pozzo perforato per scopi industriali, ad opera di Drake (1859). Quando pochi anni dopo il motore a scoppio è stato applicato ai veicoli, la richiesta di combustibili liquidi è rapidamente aumentata, e di conseguenza è aumentata la richiesta di petrolio greggio e si sono moltiplicati i pozzi e le raffinerie. Il primo materiale che si separa dal petrolio greggio per raffinazione è la frazione destinata a essere trasformata in benzina, seguita dalla nafta e dal kerosene. Nel 1920 i prodotti ricavati dal petrolio greggio erano: benzine (26%); kerosene (13%); gasolio e distillati vari. La rivoluzione industriale, basata sul carbone, era stata una rivoluzione europea, che aveva visto come protagonisti i paesi carboniferi: Germania, Francia, Inghilterra, Russia. Con l'era del petrolio, post Grande Guerra, il centro dello sviluppo industriale ed economico passava in America, dove si trovavano i pozzi petroliferi (allora ricchissimi) e altri paesi lontani da questi, instabili (Russia, Persia), soggetti a dittature o già controllati da Francia e Inghilterra.

  Hitler e Mussolini, impegnati ancora in Grecia (in aprile la conquista di Atene è vicina ma poi ci sarà Creta a maggio), non potranno inviare agli iracheni ribelli che qualche dozzina di consiglieri, meno di 50 aerei da trasporto e da combattimento e, tramite il compiacente governo della Francia di Vichy in Siria, un solo convoglio ferroviario d'armi e munizioni e tante pacche sulle spalle !!. A completare l'insuccesso ci pensa poi il Comando supremo iracheno che non riesce ad eliminare i pochi presidi inglesi. Dall'Egitto, dalla Palestina, dalla Legione Araba e dall'India arrivano i soccorsi inglesi che riprendono il controllo del paese. Husseini troverà poi rifugio in Italia. A fine Agosto lo stesso trattamento viene riservato a Reza Khan Pahlavi il Grande, Imperatore di Persia che non aveva rescisso i legami con l'Asse e che stava su uno dei corridoi di rifornimento della Russia già attaccata dai Tedeschi. Inglesi da Sud, dall'Iraq e Russi dal Caspio e dal Caucaso piegano in poche settimane la debole resistenza della Persia. Ora tutto il petrolio mediorientale è sotto il loro controllo. Il vecchio imperatore è costretto a dimettersi e al suo posto va il giovane figlio Reza Pahlavi, più famoso per le successive vicende matrimoniali (Soraya) che per il genio militare. Le sorgenti del petrolio e la pista per soccorrere la Russia è aperta e sicura. Le vicende militari del mediterraneo saranno d'ora in poi tutte interdipendenti. Nonostante si avviassero altre interessanti prospezioni il regime fascista, da questo momento (1936), fu costretto a dipendere da compagnie straniere (americane) e dopo il 1940 quasi esclusivamente dai tedeschi e dai campi petroliferi rumeni e albanesi. Ardito Desio (nota in calce), il grande geologo, esploratore e alpinista visitò nel 1930 con scopi scientifici, la Cirenaica, la Sirtica e la Marmarica e l'anno successivo attraversò il Sahara Libico. Nel 1936 venne incaricato dal Governo della Libia di creare il Museo Libico di Storia Naturale e di dirigere ricerche geologico-minerarie e di acque artesiane nel sottosuolo. Invece dell'acqua, scoprì un giacimento di magnesio e potassio (carnallite) nell'Oasi di Marada, e un liquido oleoso scuro che non poteva che essere petrolio. Dal sottosuolo furono estratti, nel 1938, alcuni litri di petrolio (si disse che riportò in patria la bottiglia della foto sotto). Lo scoppio della guerra impedì di fatto lo sviluppo di tutto il programma non avendo noi la tecnologia di perforazione e ricerca. Sempre alla vigilia della seconda guerra mondiale, una società americana dotata delle nuove tecnologie, identificò a Caviaga (Lodi ) una struttura geologica promettente per l’esplorazione petrolifera. Gli americani rimpatriarono nel giugno 1940 lasciando all’AGIP l’onere delle esplorazioni che portarono nel 1944 alla messa in funzione del pozzo. Nel dopoguerra dopo l'ulteriore scoperta di Cortemaggiore (Piacenza) si impedì di fatto che l’Agip, ente fascista venisse liquidata (come tutte le altre istituzioni) dagli americani che la vedevano come fumo negli occhi. (vedi vicenda Mattei nella scheda "L'apparato industriale bellico italiano")

Ardito Desio. Nato a Palmanova di Udine il 18 aprile 1897. Fu durante gli anni del liceo che Desio scoprì la passione per la montagna, passione che lo portò a scalare, molto precocemente, quasi tutti i monti delle Alpi Orientali Alla vigilia della guerra, all'insaputa della sua famiglia e come spesso succedeva falsificando documenti, si arruola nelle formazioni dei volontari ciclisti Bersaglieri di Negrotto. Molti altri che non hanno ancora l’età minima, e non sono inclusi nelle classi chiamate lo hanno già fatto. Si chiudeva spesso un occhio o tutti e due. Partecipa agli eventi bellici di quel primo anno di guerra sul fronte orientale. Rimandato a casa al primo controllo formale, ne approfitta per conseguire la maturità liceale e per iscriversi alla Facoltà di Scienze dell'Università di Firenze. Nel 1917 (minorenne perché la maggiore età si conseguiva a 21 venne richiamato e avviato ai corsi di ufficiale di complemento nel corpo degli Alpini. Desio partecipa a numerose operazioni di guerra finché, nel novembre del 1917, cade prigioniero. La prigionia durò quasi un anno, prima nel campo di Wegscheid presso Linz, in Austria, poi a Plan, in Boemia. In quei lunghi mesi imparò il tedesco leggendo libri di geologia e paletnologia che in qualche modo si era procurato. Conclusasi la triste esperienza della guerra, Desio poté riprendere i suoi studi universitari a Firenze, dove incontrò per la prima volta Italo Balbo.Desio si laureò col massimo dei voti il 27 luglio del 1920 e, dopo circa un anno, prese servizio all'Istituto di Geologia di Firenze. Le imprese successive sono ormai leggenda. Ardito Desio muore all’età di 104 e passa anni il 12 dicembre 2001. http://www.arditodesio.it/ArditoDesio/Etiopia.html

Ma facciamo due passi indietro.

Le fosche previsioni  di un economista inglese (1865), Stanley Jevons, sul trend estrattivo e di consumo del carbone indicavano l’esaurimento di questo nel giro di 100 anni (almeno in Inghilterra). Una tendenza a crescere insostenibile che non teneva però conto degli sviluppi dell'estrazione del petrolio e della scoperta da parte di Barsanti e Matteucci  (1853) di un motore a combustione interna. I due Italiani lavorano infatti a un progetto che alcuni anni più tardi, grazie anche al contributo di E. Lenoir, porterà all'invenzione del motore a propulsione a gas, poi adattato a combustibile liquido (petrolio, benzina). La presenza e lo sfruttamento del petrolio in Italia è molto antica (Argille Scagliose Liguridi). Le manifestazioni petrolifere naturali nell'Appennino settentrionale (Piacenza: La Romana Velleia) erano da tempo sfruttate come combustibile ed impermeabilizzante (catrame). L'estrazione organizzata al fine di una produzione regolare di olio inizia dal 1860. Qui ad Ozzano di Parma, la ditta Achille Donzelli scavò i primi pozzi profondi 32 e 45 metri, ottenendo 25 kg. di petrolio al giorno.

Dal sito Eni: Nel 1864 fu perforato a Vallezza, tra Respiccio e Neviano de’ Rossi, il primo pozzo (40 metri)  per idrocarburi. Per l’epoca l’Italia era diventata il secondo produttore mondiale di petrolio ma le nostre speranze svanirono quando gli Usa, 3 anni dopo, comprarono l'Alaska dai Russi. 1863 I sigg. Maurizio Laschi di Vicenza e Carlo Ribighini di Ancona perforano a Tocco Casauria (Pescara) un pozzo di 60 m. che darà 500 kg. di petrolio al giorno in aumento fino a 300 tonnellate (t) annue per alcuni anni. Per la tecnologia del tempo si riesce a produrre meno di un terzo di olio lampante (illuminante il più richiesto) e due terzi di oli pesantissimi dagli usi incerti. 1867 Il petrolio estratto a Tocco Casauria si riduce a 50 t..

     

  La ditta Fairmann scava intanto due pozzetti (14 e 16 m.) sul Rio Pedrocchio (Montebaranzone-Mo) ; compare alla superficie «petrolio di colore ambrato, chiaro nell'uno e scuro nell'altro dei due pozzi «. Le ricerche non proseguono. La ditta Federer e Lanzi estrae 150 kg. di petrolio al mese da una galleria inclinata di 10 m. di lunghezza e 4 di profondità a Montegibbio (nelle vicinanze), e quindi un pozzo di 60 m. La ditta Schwarzemberg scava due pozzi di 24 e 28 m., e poi uno di 20 m. presso il Rio Chianca (Fiorano-Mo). A Neviano de'Rossi (Parma) i proprietari di un terreno cominciano intanto l'estrazione d'olio da preda mediante secchi, ottenendone circa 750 kg. al giorno da una trentina di pozzi profondi 40-50 m.; la coltivazione durerà 4 anni. Il governo accorda concessioni nei comuni di Sassuolo, Fiorano Modenese, Prignano sulla Secchia e Montefestino (Mo). http://www.eni.it/it_IT/azienda/storia/ricerca-petrolifera-italia/1890.shtml

Il culmine di questa attività si ebbe ai primi del Novecento, quando venne realizzato un oleodotto che trasportava il petrolio parmense-piacentino sino a Fiorenzuola. Le località maggiormente interessate dalle trivellazioni furono Montechino in Val Riglio e Velleia in Val Chero, dove sorsero ben 354 pozzi. Nel 1905, su iniziativa del maestro piacentino Luigi Scotti, fu costituita la Società Petrolifera Italiana, che dopo un primo periodo pionieristico, procedette allo sfruttamento industriale della miniera di Vallezza negli anni ‘20. Nel 1911 la produzione complessiva di benzina dell'industria italiana dei derivati del petrolio non raggiungeva le 4.000 tonnellate. Durante la Grande Guerra, tra il 30 giugno 1915 e il 31 ottobre 1918, finì all'esercito il 48% della benzina disponibile. Il resto non fu sufficiente per l'aviazione e la marina.

Nel 1932 la Società Petrolifera Italiana, disponendo finalmente di moderne attrezzature, superò la produzione di 20.000 tonn. di greggio, pari all’82% della produzione italiana. Gli altri pozzi erano passati per più mani e nel '27 ne divenne azionista la Standard Oil Company del New Jersey. 

    da http://pcturismo.liberta.it/asp/default.asp?IDG=10539  passi:

  La prima raffineria di petrolio installata in Italia fu quella costruita a Fiorenzuola nel 1891. L'interesse per il petrolio in Valdarda nacque nel lontano maggio 1784, quando Alessandro Volta (il famoso padre della pila elettrica) venne attratto dai fuochi spontanei di Veleia Romana. Fu così che, con una ricerca suffragata da principi scientifici, si venne a conoscere, la presenza in quella zona appenninica del Piacentino di giacimenti di sostanze petrolifere. Fu la società francese dei petroli e delle perforazioni artesiane "Zipperlen" con sede a Parigi, che nel 1888 ispezionò taluni terreni italiani considerati "petroliferi". Due anni più tardi, lo stesso ing. Adolfo Zipperlen trovò qualche piccolo deposito di petrolio a Veleia e a Montechino, ma la quantità estratta fu modesta, tale da non compensare le spese di estrazione. Ma la societá francese subentrata non si diede per vinta e continuò le trivellazioni, tanto che nel 1894 i pozzi perforati erano 52, di cui però 23 improduttivi. La raffineria venne dotata di moderni sistemi di raffinazione e la sua produzione era di circa 25mila litri di petrolio al giorno. Il prodotto che usciva dalla raffineria "Clère e C." fu molto apprezzato dai consumatori, poiché dava "luce perfetta e il suo prezzo era alla portata anche della classi meno agiate". Con la fusione delle prime due Società francesi, divenuta un'unica Società Anonima, la raffineria di Fiorenzuola continuò la sua attività ancora per qualche anno, fino al 1906, quando il complesso industriale fu acquisito dalla S.p.A. Petrolii d'Italia. Vedi anche Eni anno 1890 http://www.eni.com/it_IT/azienda/storia/ricerca-petrolifera-italia/1860.shtml 
 

IL CARBONE  

 

L'era d’oro del carbone (noto fin dal 1200), è cominciata a metà del '600 per la contemporaneità di vari fattori economici. Le attività minerarie, artigianali, industriali fino al 1600 usavano il legno come fonte di energia e come materiale da costruzione. A partire dalla metà del '500/'600, con le scoperte geografiche, crebbe rapidamente la domanda di  legno sia da costruzione (abitazioni, navi, ponti), sia combustibile per la produzione della "carbonella", il  carbone di legna più adatto agli impieghi di fonderia. L'eccessivo sfruttamento dei boschi portò ben presto (vedi Inghilterra, ma anche Venezia), alla progressiva distruzione delle foreste. A partire dai primi anni del '700 si cominciò ad usare in quantità crescenti il carbon fossile ( presente nel sottosuolo ed anche in superficie) di molti paesi che si prestava bene  come fonte di calore e quindi di energia anche nelle prime rudimentali macchine a vapore che azionavano pompe, mulini e magli. Ben presto si scoprì che il carbone, quando viene scaldato, non bruciato, ad alta temperatura (come nelle carbonaie la legna), si "scompone" in un residuo solido ad alta combustione che fu chiamato coke, e in una miscele di gas anch'essi combustibili. La scoperta fu fatta in Inghilterra nel 1688 e nel 1709 il coke cominciò ad essere usato nel trattamento dei minerali di ferro in fonderia al posto della carbonella. Il ferro poteva così essere prodotto a basso prezzo, di migliore qualità, adatto per la fabbricazione di macchine a vapore più grandi e potenti capaci di bruciare crescenti quantità di carbone e di partecipare al processo produttivo con potenze fino ad allora inimmaginabili. Più carbone, più macchine: più macchine grandi più carbone scavato. Col ferro si cominciarono a costruire rotaie, per carrelli spinti a mano già 100 anni prima dell’entrata in funzione del primo treno. Finiti i giacimenti superficiali, soprattutto in Inghilterra, ma anche in Francia e Germania, bisognava andare a scavare il carbone in pozzi sempre più profondi che spesso erano invasi dalle acque; l'acqua doveva essere pompata continuamente in superficie mediante pompe a vapore alimentate a carbone. In pochissimi decenni la richiesta di carbone aumentò in modo incredibile, scatenando come detto una reazione a catena: aumento della produzione del ferro e dell'acciaio e rivoluzione nei costi di produzione di tutte le altre industrie manifatturiere (tessili etc. ). Nei paesi in cui furono più rapidi tali mutamenti, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, aumentò la disponibilità di merci a basso prezzo, la domanda di mano d'opera e la ricchezza dei proprietari delle fabbriche e delle miniere. I salari delle fabbriche, pur miserevoli, sono più elevati di quelli di campagna e milioni di persone migrano in città. E' una rivoluzione nei costumi, nel modo di vivere, come la chiamò Engels nei primi del 1800, da cui si innescheranno le guerre sociali. La voce di una nuova classe, la borghesia, propone nuovi diritti che sfoceranno questi si in una prima rivoluzione: quella americana (colonia) contro l'Inghilterra, ma anche nella Rivoluzione francese. I gas che si formano, insieme al coke,  opportunamente depurati, bruciano con una fiamma luminosa e possono essere distribuiti, mediante tubazioni, nelle strade e nelle case (il gas di città dei gasometri, il gas illuminante) in sostituzione delle candele e delle lampade ad olio (di balena o altro). L’illuminazione a gas permette di allungare la giornata lavorativa e lo sfruttamento degli operai nelle fabbriche, ma consente anche di leggere, di riunirsi, di conoscere e confrontare la propria condizione sociale. Il carbone è essenziale anche per altre preparazioni industriali. Dal lavaggio del gas di carbone si ottiene come sottoprodotto una materia catramosa: e sono ancora i chimici nei loro laboratori a rivelare che il legno, spalmato con catrame, diventa inattaccabile all'acqua (lo si sapeva già) e ai microbi (traversine ferroviarie e pali telegrafici). Dai prodotti della distillazione del catrame si ricavano anche nuovi medicinali a basso prezzo, concimi, depuratori d’acqua e potenti esplosivi. Nelle miniere non solo veniva consumata la vita di innumerevoli adulti e ragazzi, sepolti dalle frane, uccisi dalle esplosioni dovute al gas metano (il "grisou") intrappolato nei giacimenti di carbone, ma si consumavano le riserve stesse della futura ricchezza. La produzione mondiale di carbone passò così da poco più di 10 milioni di tonn. del '700 a circa 70 milioni di tonn. nel 1850 e a 800 milioni di tonnellate nel 1900. Le fosche previsioni  di un economista (1865), Stanley Jevons indicavano l’esaurimento di questo nel giro di 100 anni (almeno in Inghilterra).

Il carbone del Sulcis (carbone classificato oggi secondo gli standards internazionali sub-bituminoso) alla fine del 1940 copriva con il suo milione e mezzo ca. di tonnellate il 60% della produzione nazionale (che non è il fabbisogno come si dava ad intendere con le percentuali) di fossili (2.500.000 tonn). Per il restante fabbisogno si faceva conto sul "buon" carbone solforoso d'Istria, sulla Lignite d'Umbria e Toscana, sulla torba e sul carbone tedesco d'importazione. I dati dichiarati fanno presumere che l'Italia necessitasse di oltre 16 milioni di tonn. annue di fossile (la guerra aveva acuito certi consumi) per oltre 12 milioni fornite dalla Germania.

  Rileviamo alcuni dati da una rivista del 1922 (rif Mortara Prospettive economiche per il 1922 Univ. Bocconi). La produzione italiana di petrolio, per la maggior parte data dall'Emilia, ha raggiunto un massimo di 10 mila tonn. per poi ridiscendere. La distillazione degli schisti bituminosi e della roccia asfaltica, di cui esistono notevoli giacimenti in alcune regioni, può fornire qualche contributo alla produzione degli oli minerali: informazioni private farebbero ascendere a circa 10.000 tonnellate la quantità degli oli minerali così ottenuti nel 1920;  può certamente essere aumentata. Finora il fabbisogno nazionale è soddisfatto quasi interamente mediante importazioni. Il consumo annuo di oli minerali in Italia non raggiungeva le 90 mila tonn. nel 1889-93. Vent’anni dopo era salito a circa 210 mila. Il massimo prebellico è segnato dal 1913, con un consumo di 260 mila tonnellate. Dopo le cifre sono in continua ascesa ma non si può distinguere quanto importato per le navi alleate all’attracco nei nostri porti. Secondo una statistica più veritiera (traffico marittimo) nel 1919/20/21 le quantità annue hanno sempre superato le 400 mila con una punta oltre le 500 mila nel 1920. Se la statistica del traffico è attendibile, gli oli importati nel 1920 si suddividerebbero press’a poco in parti uguali fra vari impieghi: propulsione di automobili e d’aeroplani, altre forme di propulsione di forza motrice, illuminazione, lubrificazione. Sarebbero state importate, infatti, 136 mila tonnellate di benzina, 34 mila di nafta, 132 mila di petrolio, 133 mila di oli lubrificanti. L’Italia prima della guerra era provvista di oli minerali principalmente dall’America: su 255 mila tonnellate importate nel 1913, provenivano dagli Stati Uniti 135 mila, dalla Romania 82 mila ed altri minori. Dopo la guerra sempre gli Usa 324.000 su 429 mila. Minori Persia, Romania, Messico.

A questo periodo (anni venti) va ascritta,  secondo alcuni, anche la storia dell'omicidio Matteotti nato per tutt'altra ragione da quella fin'ora conosciuta (ma ogni anno c'è una nuova versione oltre a quella acclarata). Una storia un po’ bizzarra raccontata dal Figlio attribuisce la macchinazione dell'assassinio del padre ad affari “illeciti” sul petrolio nazionale e coloniale. La società petrolifera americana Sinclair, aveva versato "tangenti", pari a 150 milioni a diversi personaggi del regime, finanche al Re in forma di azioni della Società. Il tutto per ottenere in esclusiva i diritti delle ricerche in Italia e guarda caso per evitare che gli italiani cercassero petrolio in Tripolitiania !!!. Sic et simpliciter. I dubbi su questa verità sono molti, visto che l'Agip continuava a lavorare, altre compagnie lavoravano e che il petrolio estratto in Italia non era una ricchezza per nessuno (salvo all'ultima impennata a 150 $ il barile). Matteotti, venuto a conoscenza di questo patto scellerato (del 1923), ne avrebbe minacciato la pubblica diffusione o l’uso come arma di ricatto. La denuncia della corruzione del primo governo Mussolini era comunque fra gli obiettivi di Matteotti.

Giancarlo Fusco articolo del 2 gennaio 1978 su "Stampa sera" (giornali seri). "Nell’autunno del 1942, Aimone di Savoia duca d’Aosta raccontò a un gruppo di ufficiali che nel 1924 Matteotti si recò a Londra dove fu ricevuto, come massone d’alto grado, dalla Loggia "The Unicorn and the Lion". Qui venne “casualmente” a sapere delle azioni (titoli) del Re che chiarirono la firma sul R.D.L n. 677, in data 4/5/1924. Lo stesso R.D.L diceva "È approvata e resa esecutiva la convenzione stipulata nella forma di atto pubblico, numero di repertorio 285, in data 29 aprile 1924, fra il ministero dell’Economia Nazionale (presieduto da Corbino) e la Sinclair Exploration Company " (........... per la ricerca in Italia) Le panzane scoop di Fusco sono sempre state pericolose !!! una versione del delitto Matteotti  http://fncrsi.altervista.org/Matteotti_Casalini.htm 

Con la guerra le ricerche vennero sospese e nel dopoguerra le estrazioni non furono più economiche.  Ancora oggi però un petrolio eccezionale in quanto a purezza sgorga spontaneamente in diversi punti di queste vallate e in quelle di altre valli emiliane. I modesti incrementi della produttività furono ottenuti solo con il miglioramento della tecnica estrattiva piuttosto che con l'individuazione e sfruttamento di nuovi giacimenti. Infatti si registra un incremento nelle tonnellate di olio estratte che passa dalle 1000 tonnellate del 1891, alle 10.000 del 1911 e  oltre 21.000 nel '31,  insufficienti comunque per il consumo italiano. Nel 1939 l’Agip, prima in Europa, condusse con società americane le prime prospezioni con la tecnica della sismica a riflessione. L’introduzione di questa tecnica, l’adozione dei carotaggi, i progressi nella micropaleontologia, lo sviluppo dei laboratori chimici e petrografici segnarono una svolta nelle ricerche. Un giacimento individuato subito fu quello Ferrarese in località Consandolo e Boccaleone (comune di Argenta) con un insieme di 70 pozzi. L’insieme di questi fattori portò infatti alla scoperta, nel 1944, del più importante giacimento di gas, per quel tempo, dell’Europa Occidentale a Caviaga.

LA BENZINA SINTETICA

La Germania, che sul nuovo businness non aveva investito o era stata proprio tagliata fuori (vedi grande guerra capitolo Lawrence d'Arabia) si chiese se  non fosse possibile con le conoscenze scientifiche in campo chimico trasformare il carbone solido in combustibile liquido. In definitiva la differenza fra i due tipi di combustibili sono i componenti a quantità invertite. Trattando il carbone con idrogeno (un gas che si ottiene industrialmente da varie fonti, fra l'altro per scomposizione dell'acqua che contiene due atomi di idrogeno per ogni atomo di ossigeno) si sarebbero dovuti ottenere dei composti liquidi con le proprietà dei prodotti petroliferi. La via dell'idrogenazione del carbone fu affrontata da Friedrich Bergius (1884-1949) alla vigilia della prima guerra mondiale. Bergius aveva lavorato con i due premi Nobel, H.W. Nerst (1864-1941) e Fritz Haber (1868-1934) che nei primi anni del 1900 avevano inventato un processo per produrre sinteticamente l'ammoniaca, essenziale per gli esplosivi e i concimi azotati (combinando idrogeno e azoto sotto pressione). L'invenzione dell'ammoniaca sintetica liberava la Germania dalle importazioni di materie prime per esplosivi, che non era poco. Le tecniche impiegate per produrre l'ammoniaca sintetica avrebbero potuto essere applicate anche per trasformare il carbone in idrocarburi. Bergius, ad Hannover nel 1910, riuscì a ottenere prodotti petroliferi sintetici identificando anche quali tipi di carbone consentivano di ottenere maggiori quantità di benzina e in quali condizioni la produzione era maggiore. Nel 1914 Bergius cominciò a collaudare il processo su scala industriale in una piccola raffineria di  Essen. Il 1 agosto 1914 scoppiava la Guerra. Nel 1916 Bergius poté costruire uno stabilimento vicino a Mannheim, ma l'importanza dell'idrogenazione del carbone passò in seconda linea dopo che la Germania (e l'Austria) ebbero conquistato i giacimenti petroliferi romeni. Nel 1918, con la sconfitta, cominciò in Germania un lungo periodo di crisi con alti e bassi produttivi. Nel 1925 la produzione di benzina sintetica attrasse l'attenzione della grande compagnia tedesca Badische Anilin und Soda Fabrik (BASF), produttrice di nastri per registratori (avevano inventato loro il magnetofono). Le grandi fabbriche chimiche tedesche decisero di consorziarsi dando vita, il 9 dicembre 1925, a un gigantesco "cartello" monopolistico la IG Farben che tanto peso avrebbe avuto nel nazionalsocialismo e nella guerra. Il direttore generale della IG Farben, Carl Bosch (1874-1940) prese in mano lo sviluppo del processo Bergius costruendo a Leuna la prima grande fabbrica di benzina sintetica  in grado di produrre nel 1931 300.000 tonnellate annue. Nello stesso anno a Bosch e Bergius venne assegnato il premio Nobel per la chimica. Quasi negli stessi anni altri due chimici tedeschi, Franz Fischer (1877-1947) e Hans Tropsch (1889-1935), inventavano un differente processo di produzione della benzina sintetica. Già alla fine del 1933 il ministero dell'economia del terzo Reich e le industrie IG Farben si accordarono per la produzione entro il 1935 di 400.000 tonnellate di benzina sintetica all'anno fino al 1944; lo stato avrebbe pagato alla IG Farben la differenza fra il costo di produzione e il prezzo sul mercato libero della benzina. Con il finanziamento governativo furono costruite altre fabbriche di benzina sintetica. In questa operazione fu coinvolta anche l’Italia con  l’ANIC, Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili, per trasformare i carboni italiani e i bitumi albanesi (scadenti) in benzina. Furono costruiti due stabilimenti gemelli, uno a Livorno e uno a Bari. I processi di idrogenazione a Bari mossero pochi passi. Livorno non entrò mai in produzione. La produzione di benzina sintetica in Germania continuò negli anni successivi fino a raggiungere nel 1944 i tre milioni di tonnellate annue; di queste, due milioni di tonnellate erano di benzina ad alto numero di ottani, adatta per i motori d'aviazione.

I nomi di alcune di queste fabbriche suscitano ancora ricordi terribili; uno degli stabilimenti di benzina e gomma sintetica si trovava ad Auschwitz ed usava, come mano d'opera ebrei catturati in tutti i paesi d'Europa. In questa fabbrica lavorò Primo Levi che era un chimico e che parla a lungo di questa esperienza nei suoi drammatici libri: "Se questo è un uomo" e "Il sistema periodico". Il carbone, il sangue e uno sterminato dolore erano le materie prime per questa gigantesca impresa industriale. Le fabbriche di benzina sintetica furono esposte ai bombardamenti alleati. Quella di Leuna, una delle più grandi, fu distrutta il 12 maggio 1944. Prima e dopo questi bombardamenti sorsero polemiche la cui trattazione porterebbe molto lontano dal nostro tema e che  non sarà affrontata. Brevemente: gli alleati sapevano che colpendo le fabbriche colpivano gli ebrei e  gli internati Imi italiani e di altri paesi (ma non solo in questo caso). 

Da “IL TEMPO” primavera 1940 - LA  PRODUZIONE MONDIALE DEL PETROLIO    

Dalla guerra mondiale del 1914 ad oggi (febbraio 1940) la produzione del petrolio nel mondo ha subito un incremento notevolissimo. Le statistiche mondiali del 1939 non sono ancora note; quelle del 1938 ci dicono che in quell'anno la produzione mondiale raggiunse i 270,000.000 di tonn..Il primato della produzione spetta agli Stati Uniti, che producono il 62% del petrolio mondiale, pari a 166 milioni di tonnellate, -estraendolo dai numerosissimi bacini petroliferi della Pennsylvania, dell'Oklahoma, del Kansas, del Texas, della California. Dal mezzo milione di barili estratti ottant'anni fa si è giunti oggi" al miliardo.  A parecchie lunghezze viene poi l'U.R.S.S. che dai pozzi del Caucaso, del Turkmenistan, di Sakalin e del lago Baikal estrae, secondo le più recenti cifre, 28 milioni di tonnellate di petrolio, in massima parte assorbite dal consumo interno, come avviene per quasi tutta la produzione ,degli Stati Uniti. Il Venezuela, altro grande paese produttore di olio minerale, ha conteso per molti anni il secondo posto alla Russia ed è stato per molto tempo uno dei campi di battaglia sul quale si sono scontrati i due più grandi trusts petrolieri: la Standard e la Shell : la sua produzione di 26 milioni di tonnellate lo spiega e lo giustifica. Al quarto posto della produzione mondiale è l'Iran, fino al 1931 asservito agli interessi dell'Ammiragliato britannico, attraverso l'Anglo-Persian Oil C0. Ltd. Agli 11 milioni di tonnellate della produzione iraniana fanno riscontro i 7 milioni di tonnellate delle Indie Olandesi, feudo della Royal Dutch-Shell Co. I petroli rumeni sono al sesto posto della produzione, mondiale, ma in questi giorni sono passati al primo posto dell'attenzione internazionale in seguito alla campagna allarmistica franco-inglese originata dal recente provvedimento del Governo di Bucarest di mettere sotto controllo statale tutta la produzione rumena che supera ì 6 milioni e mezzo di tonnellate.  >>>>>>>>>>>>>>

 

 Il Messico sceso all'ottavo posto dopo essere stato qualche,anno fa al secondo, ha prodotto nel 1938 5.700.000 tonnellate, l'Iraq ne ha prodotte 4.300.000, la Colombia 3 milioni, l'isola di Trinidad, possedimento britannico, 2 milioni e mezzo, e poco meno ne hanno prodotto l'Argentina ed il Perù.

RIFORNIMENTO DI PETROLIO PER I BELLIGERANTI

La necessità di assicurarsi una materia prima così essenziale come il petrolio ha negli anni passati, determinato gli orientamenti politici e strategici delle nazioni attualmente in guerra. Mentre i governi inglese e francese e le loro diramazioni finanziarie, controllando rispettivamente il 30% ed il 16% della produzione rumena, tentano di in fluire sulle forniture di petrolio che il governo rumeno potrebbe fare alla Germania, i sottomarini germanici affondano le petroliere destinate a rifornire i depositi degli alleati. Prima della guerra la Germania, oltre che dalla Romania, si riforniva di petrolio dal Messico; per questo lungo i porti neutrali del mar dei Caraibi sono rifugiate petroliere tedesche che spiano il momento propizio per affrontare la traversata atlantica sfuggendo alla cattura. Sul fabbisogno di 12 milioni di tonnellate è stato calcolato che la Germania può utilizzare nel primo anno di guerra le sue riserve segrete (valutate tra i  2 ed i 3 milioni di tonnellate); la produzione propria (circa l milione di tonnellate), il prodotto sintetico estratto dal carbone (altri 2 milioni di tonnellate, che possono diventare di più) e quella parte di produzione rumena che gli accordi commerciali  stipulati nel marzo del 1939, perfezionati nel settembre-ottobre e,  pare ritoccati ancora ultimamente, le hanno assicurato contro scambio di macchinari. Inoltre ci sono le forniture di petrolio russe, su cui mancano le cifre. Francia ed Inghilterra possono importare petrolio dall'America, dalle Indie Olandesi, dall'Iraq, da Trinidad e praticamente da tutto il mondo, avendo, almeno in parte il dominio dei mari e disponendo di forti crediti all'estero. Calcolando gli enormi bisogni della sua marina da guerra, l'Inghilterra ha bisogno di oltre 30 milioni di tonnellate di petrolio, cui vanno aggiunti 12/15 milioni che si prevede saranno necessari alla Francia. Ma l'Inghilterra non si preoccupa di queste cifre giacché la Royal Dutch-Shell, è quasi tutta nelle sue mani, specialmente dopo la morte di Sir Deterding, il Napoleone del Petrolio ch'era grande amico della Germania nazionalsocialista.(Ndr: quando scoppia una guerra non ci sono più padroni)     

CONCLUSIONI  

     

  La nostra neutralità del 1939 aveva portato l'Inghilterra a minacciare il blocco navale del carbone tedesco e non solo contro l'offerta di produrre armi per loro in cambio del "loro" carbone. All'inconcludente tentativo di mediazione, condotto dall'allora ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, gli inglesi fecero seguire i fatti e il 1° marzo 1940 (l'Italia non era in guerra) le unità della Royal Navy fermarono !!!! , catturarono e internarono 13 piroscafi carbonieri italiani. Il 10 di quel mese, quando le scorte di combustibili fossili erano già scese a meno di un mese di autonomia, i tedeschi comunicarono di essere pronti a trasferire, attraverso i valichi di frontiera, un milione di tonnellate di carbone al mese; questa eventualità era stata ritenuta impossibile dagli inglesi ma la Reichsbahn e le Ferrovie dello Stato riuscirono a mantenere questo flusso, sia pure a costo di sforzi eccezionali, fino alla tarda estate del 1944 (all'epoca solo per i consumi del Nord). La Marina militare, in previsione di una guerra contro l'Inghilterra era riuscita a acquistare, negli anni precedenti allo scoppio del conflitto, ingenti quantità di nafta per caldaie fino a raggiungere i due milioni di tonnellate, ritenute sufficienti per circa un anno e mezzo di guerra. A queste riserve attinsero in vari periodi più o meno forzatamente diverse strutture come il ministero delle Corporazioni e la Regia Aeronautica, le cui cisterne costruite nel 1939 con laminati di zinco, anziché in ferro, avevano rovinato gran parte del combustibile. Fino al gennaio del 1941 non ci furono limitazioni al consumo di nafta, ma in quel mese, quando si erano già bruciate 671.560 t di carburanti, Supermarina fu costretta a ridurre l'attività delle unità della Squadra. Fino a quel momento nessuna grande partita di nafta era stata acquistata per reintegrare quella consumata: infatti le circa 50.000 t che provenivano mensilmente dalla Romania erano destinate all'Esercito e ai consumi per usi civili, mentre l'Aeronautica beneficiava delle circa 200.000 t di nafta annue, di qualità appena accettabile,  proveniente dai pozzi albanesi poi dal 42 dai tedeschi.
     

Per il 1940 abbiamo un stima che parla di  50 milioni di mc, di gas ma il consuntivo del '39 era di 21 mil. mc. Per fare un confronto col 1993 la lignite estratta è ca 1.000.000 di t., il petrolio  4,6 milioni di tonn. e il gas metano 19 milioni di mc.

 
PRODUZIONE ANNUALE (media anno?) E LAVORAZIONI DI PETROLIO IN ITALIA DAL 1926 AL 1950
anni Petrolio (tonn) Metano (mc) estratti. Benzina (tonn) Oli lubr. (tonn)
1926-30  6.242   6.776  28.873  14.274
1931-35 21.183  13.224 136.242  24.505
1936-40 13.377  18.666 329.233  62.594
1941-45 10.080  48.615  40.085 20.134
1946-50  9.565 206.686 484.566 30.550
     

IL METANO e gli altri nostrani  

Il metano è il più semplice degli idrocarburi. La sua molecola comprende 4 atomi di Hidrogeno e uno di carbone (Ch4). In natura il metano è disponibile, in grandi quantità, in giacimenti sotterranei che possono essere di solo gas naturale o di gas e olio, a seconda dell’origine vicino o in corrispondenza dei giacimenti di petrolio ma anche nelle miniere di carbone (il cosiddetto grisù, miscela esplosiva aria gas) e in corrispondenza dei trafori alpini dove si sono formate piccole sacche pericolose. Era detto anche gas di palude per la sua localizzazione. Il comasco Alessandro Volta lo aveva infatti individuato su una sponda paludosa del lago Maggiore vedendo salire bollicine dal fondale o in fessure sull'Appennino modenese (fuochi di Barigazzo). Il metano una volta estratto e trattato (viene depurato e odorizzato  per  meglio individuare le fughe  di gas ) viene anche miscelato per permetterne un uso domestico. Il butano commerciale è una miscela complessa di idrocarburi ottenuta dalla distillazione di petroli: butano e isobutano, contenuti nel grezzo. Il butano commerciale oltre che in cucina (bombole) è anche utilizzato come carburante per motori a scoppio, avendo un numero di ottano molto elevato (Il GPL miscela di PROPANO e BUTANO)

  COME ANDO' A FINIRE

Nel luglio 1944 un reparto della "Leonessa" (R.S.I.) venne dislocato nella zona dell'Appennino Emiliano fra Parma, Piacenza e la Val Trebbia in missione antipartigiana. Il reparto al comando del Capitano Bodda e dopo che questi fu ferito, dal Tenente Loffredi doveva controllare la zona e in particolare i pozzi di petrolio di Montechino dell'Agip. Il greggio prelevato dai pozzi veniva trasportato di notte con cisterne al fine di evitare gli attacchi aerei. Dopo una sosta a Piacenza la colonna motorizzata, su pontoni predisposti dal genio tedesco, attraversava il Po per raggiungere Milano, ove la Oleobliz procedeva alla distillazione.  Una parte del carburante restava alla "Leonessa" e comunque in quantità tale da assicurare il funzionamento dei mezzi motocorazzati del Gruppo. Il resto andava alla Wermacht ed alle Forze Armate Repubblicane.

 

Piacenza 10 marzo 1945 Rapporto:
- Il 19 febbraio u.s. alle ore 05, in Velleia, un gruppo di fuori legge attaccava il presidio del gruppo carri "Leonessa" in servizio di guardia ai pozzi petroliferi. Dopo cinque ore di combattimento i banditi erano respinti e messi in fuga. Nessuna perdita da parte dei legionari.
- Il 24 febbraio u.s. alle ore 18,50 , in Montechino fuori legge armati attaccavano il presidio del gruppo carri Leonessa, in servizio di guardia ai pozzi petroliferi. I legionari con pronta ed energica reazione, respingevano l'attacco, mettendo in fuga i banditi.  Nessuna perdita da parte dei militi.

 

 

  Ai primi di aprile del 1945 i pozzi petroliferi di Montechino furono sottoposti ad un prolungato attacco di cacciabombardieri anglo-americani. Le attrezzature subirono gravissimi danni. L'ultimo carico di greggio da Piacenza a Milano fu compiuto fra il 19 e il 20 aprile del 1945 sotto continui attacchi di aerei e pattuglie partigiane. Fonti partigiane dicono che alcuni pozzi abbandonati servivano per rifornire gli automezzi dei partigiani. Non si conosce con quale tecnica o quale motore potesse bruciare questo greggio.

 

DAL SITO  AGIPPETROLI  ANNI 20/30 

Il 3 aprile 1926 nasce l'Agip, Azienda Generale Italiana Petroli, impresa integrata attiva nell'estrazione, nel trasporto, nella raffinazione e nella distribuzione dei prodotti petroliferi. L'Agip, costituita con struttura di holding, opera per conto dello Stato in competizione con il duopolio che domina il mercato italiano: la Siap, Società italo-americana per il petrolio, filiale della Standard Oil of New Jersey costituita nel 1891, e la Nafta, filiale della Royal Dutch-Shell, attiva dal 1912. Fin dall'inizio della propria attività, in virtù di una convenzione stipulata dal governo italiano con i sovietici nel 1923, l'Agip distribuisce in Italia la benzina Victoria: la “benzina russa” viene distribuita tramite la Snom, Società Nazionale Oli Minerali, che fa parte della holding insieme alla Romsa, Raffineria Oli Minerali. La Snom e la Romsa controllano le raffinerie di Trieste e di Fiume, passate sotto la giurisdizione italiana dopo lo smembramento dell'impero austro-ungarico. Nel 1933, grazie alla tenacia delle proprie iniziative, l'Agip assume una posizione dominante: sondaggi ed esplorazioni vengono effettuati in diverse località del territorio italiano ed in Iraq, dove vengono scoperti giacimenti petroliferi; programmi di studio vengono avviati per verificare la possibilità di sfruttamento del gas naturale nel sottosuolo della Pianura Padana; l'olio lampante, il principale prodotto fino al 1920, viene via via sostituito dalla benzina (benzina Littoria); nella raffineria di Fiume viene completata la realizzazione di un impianto per la produzione di lubrificanti (Italoil). Successivamente, sotto la spinta autarchica del tempo ed in linea con la politica del governo italiano volta a valorizzare lo sforzo finanziario e bellico per la formazione dell'impero coloniale, l'Agip sposta il teatro delle proprie attività in Africa Orientale, nel territorio del Sahel, abbandonando l'area irachena soggetta a forti tensioni internazionali. 

EVOLUZIONE DELL'IMPIEGO DEL PETROLIO NEL XIX SECOLO 

 

1815  Oil is produced in United States as an undesirable by-product from brine wells in Pennsylvania.  

1848  First modern oil well is drilled in Asia, on the Aspheron Peninsula north-east of Baku, by Russian engineer F.N. Semyenov.  

1849  Distillation of kerosene from oil by Canadian geologist Dr. Abraham Gesner. Kerosene eventually replaces whale oil as the illuminant of choice and creates a new market for crude oil.

1850  Oil from hand-dug pits in California at Los Angeles is distilled to produce lamp oil by General Andreas Pico.  

   1854  First oil wells in Europe are drilled 30- to 50-meters deep at Bóbrka, Poland by Ignacy Lukasiewicz.

1854 Natural Gas from a water well in Stockton, California is used to light the Stockton courthouse.

1857  Michael Dietz invents a kerosene lamp that forces whale oil lamps off the market.  

1858  First oil well in North America is drilled in Ontario, Canada.  

1859  First oil well in United States is drilled 69 feet deep at Titusville, Pennsylvania by Colonel Edwin Laurentine Drake.

 

Il gasolio è un liquido oleoso, ricavato dalla raffinazione del petrolio. Esso è usato come combustibile per riscaldamento domestico e come carburante per motori Diesel (nell'uso comune è anche chiamato impropriamente "Nafta"). Il nostro paese può contare su riserve di petrolio grezzo pari a 621 milioni di barili, che dovrebbero essere sufficienti per almeno altri 20 anni, con gli attuali consumi. Coi carboni sardi del Sulcis (Sub-bituminosi, di qualità merceologica scadente, bruciano male) pari in riserve a 400 milioni di tonn. equivalenti petrolio, le tecniche di idrogenazione consentirebbero di ottenere combustibili liquidi o gassosi, non inquinanti. Su scala mondiale le riserve di carbone contengono cinquanta volte più energia di tutte le riserve di petrolio, gas naturale e uranio messe insieme.

 

 
     
Il metano per autotrazione in bombole anche se non diffuso era già presente nell'anteguerra. In Toscana (Pietramala) e a Piacenza piccoli metanodotti portano dai pozzi rispettivamente a Firenze e Piacenza. In programma una rete ancor più vasta. Le vecchie perforazioni, le emissioni naturali, spaccature e miniere e ancor oggi le perforazioni petrolifere che non hanno condotte gas vicino liberano nell'aria quantità impressionati di metano inutilizzato. Che venga da giacimenti di petrolio o da Grisù il metano è sempre il risultato di una putrefazione di organismi animali o vegetali che può essere indotta anche in tempi recenti dai rifiuti urbani liquidi e solidi. Nel dopoguerra, a partire dalla pianura padana si sono scoperti giacimenti lungo la costa adriatica, la Toscana, il Lazio, l'Umbria, la Sicilia e attivati i relativi metanodotti che nel 1955 distribuivano 3 milioni di m/c. Oggi naturalmente dipendiamo dall'Estero.

  ma non doveva essere tutto facile ... da un articolo di Le Vie d'Italia del CTI del dic. 1941 ... Autovetture nel Limbo.
La nostra avvertenza sul nuovo regime automobilistico senza benzina (n° precedente della Rivista) invitava gli automobilisti - già provveduti di licenza speciale a benzina ed ora autorizzati alla trasformazione a metano - ad informarsi sulla disponibilità delle bombole e del gas; prima di eseguire la trasformazione: orbene, la nostra nota ha avuto un'autorevole conferma. Infatti, molti Consigli Provinciali delle Corporazioni, nella stessa lettera con la quale partecipavano all'interessato l'accogli mento della sua domanda di trasformazione, avvertivano espressamente che l'Ente non assumeva alcuna responsabilità per le due forniture. Il dubbio implicito in questa avvertenza circa la disponibilità del gas e delle bombole per tutte le trasformazioni autorizzate, è stato poi implicitamente ribadito dalla proroga di 10 giorni concessa alla circolazione a benzina. Questo complesso di circostanze ha reso perplessi non pochi automobilisti autorizzati ad usare metano, i quali, malgrado la stretta necessità dell'auto, si sono astenuti finora dal far modificare la vettura per alimentarla a gas compresso, in attesa di più rassicuranti notizie sulla convenienza della non indifferente spesa necessaria.  Ora, però, si affaccia un quesito: il C.P.C. ha autorizzato i richiedenti a presentarsi alla Motorizzazione Civile, per il collaudo della vettura trasformata e per ritirare la nuova licenza, che l'Ente distribuirà appunto in questa occasione. Questa lettera di autorizzazione, che non indica termini di tempo, sarà valida per un tempo indefinito? In altre parole, queste vetture, trattenute nel limbo, potranno essere presentate all'Ispettorato per il collaudo in qualunque momento successivo (quando, cioè, il titolare si sarà convinto di non fare spesa vana, o si sarà accorto dell'inanità dei suoi tentativi di fare a meno dell'auto) e seguiteranno a trovar pronta la licenza speciale?. ..Ed a proposito di vetture trasformate, ci permettiamo ancora di esprimere un voto, che sappiamo largamente condiviso, che le nuove licenze a succedaneo, in sostituzione della benzina, abbiano una certa stabilità. Si tratta, come abbiamo ricordato, di spese sensibili (parecchie migliaia di lire), che la ridottissima circolazione consentita non permette di ammortizzare rapidamente: e per la bilancia nazionale si tratta d'immobilizzare materiali metallici preziosi per altri usi. Non si vorrebbe che, sostenuto il duplice sacrificio economico, una prossima revisione generale, parziale o individuale delle licenze, od una decimazione percentuale, od un ritiro a sanzione di infrazioni meno che gravissime, rendessero definitivamente inutile il sacrificio sopportato, il quale, oltre alla spesa ed alle incertezze di utenza, comporta pure non indifferente opera personale per la fornitura, le formalità di collaudo, l'addestramento all'uso del metano o del gassogeno con relativi accorgimenti e malizie, ecc. Sarebbe gradito, insomma, che non si ripetesse l'episodio della primavera scorsa a danno degli stessi succedanei, liberamente collaudati nel marzo e falcidiati in aprile con una severa revisione delle licenze, sicché molte trasformazioni che costarono da IO a 15 mila (un anno di stipendio) lire servirono per qualche settimana: il tempo d'imparare l'uso dei nuovi apparecchi, che ora arrugginiscono in rimessa. Nessuno pretende, date le circostanze, una garanzia assoluta di poter circolare col succedaneo sino al ripristino della normalità: si spera però che le eventuali eccezioni o limitazioni siano riservate ai casi di inderogabili necessità sopraggiunte, e non preesistenti o prevedibili o altrimenti superabili. Si auspica, inoltre, che la sanzione per gli eventuali abusi di utenza constatati una volta tanto consista nella sospensione della licenza e non nel suo definitivo ritiro, il quale - e ciò è più che evidente colpendo l'interessato, colpirebbe anche, con l'immobilizzo del mezzo, l'economia collettiva e le attività d'interesse pubblico connesse alla regolare circolazione del sanzionato. sigla
     

Gassogeno

Impianto per la trasformazione in gas di un combustibile solido. Il gas di gasogeno si ottiene bruciando combustibile a basso potere calorifico (ad esempio la lignite) in un recipiente chiuso, attraversato da un flusso di vapore e d'aria. Contiene circa il 50% di azoto non combustibile, che deriva dall'aria presente nel recipiente, e ha perciò un basso potere calorifico. Tuttavia, in periodi di scarsa disponibilità di derivati del petrolio (ad esempio, durante la seconda guerra mondiale), è stato usato anche come carburante per motori a combustione interna: in quei casi veniva prodotto da un piccolo gassogeno installato direttamente sull'autoveicolo. L’impianto era semplice: occorreva una specie di pentola-stufa con fornelletto e un recipiente per la legna. Da un bruciatore arrivava un getto di vapore d’acqua che a contatto con il carbone ardente produceva il gas carburante che veniva pompato al motore. Per la verità, il sistema non riscontrò mai i consensi degli automobilisti: troppo inferiore il rendimento rispetto al carburante. Per quante modifiche avesse sperimentato la Saf (Società Autogasogeni Ferraguti, con sede a Roma in via Francesco Crispi, 9), non si poteva evitare quella perdita di potenza fisiologica del 30 per cento. Il nuovo propellente che era stato denominato “gas power”, “gas arricchito”, venne ribattezzato dalla gente “gas povero”. Il processo di gassificazione consisteva nel trasformare legna e carbonella (carbone di legna ottenuto in genere da Acacie) in ossido di carbonio mediante combustione incompleta, esotermica (che avviene cioè con lo sviluppo di calore). All’interno dei gassogeni, il gas veniva filtrato e raffreddato prima di essere inviato al motore. Qualora l’operazione si fosse limitata a produrre ossido di carbonio, si sarebbe ottenuto un gas eccessivamente povero, sia per il basso potere calorifico che per l’eccessiva quantità di azoto introdotto con l’aria di combustione. A questo problema poneva rimedio la dissociazione di una certa quantità di acqua, presente nel carbone umido e ancor di più nella legna. La reazione, questa volta endotermica, recuperava il calore necessario dalla reazione precedente. In questo modo, l’azione combinata, aumentava il potere calorifico del gas. Il potere calorifico inferiore che si otteneva in questo modo era di circa 1600 cal/kg, ben lontano però da quello della benzina che oscillava sulle 10.500. Nel carburatore il rapporto di miscelazione con l’aria diventava di 1 a 1, contro l’1 a 2 del carburante. L’unica soluzione e anche la più semplice, era di aumentare la compressione nei cilindri abbassando la testata. Il surrogato restava comunque poco convincente, specie in un periodo ancora distante dalle ristrettezze della guerra. Mario Scelba

Scisti bituminosi

Non parificabile ai precedenti combustibile sono gli Scisti bituminosi presenti in Italia in Val Resia. Sulle pendici del monte Plauris, a circa 1000 m. di quota si estraevano scisti bituminosi stratificati nella dolomia. Dal minerale si ricavavano vari olii tra cui l’ittiolo usato in farmacia. In quest’area per 50 anni, fra la fine del XIX secolo e la seconda guerra mondiale le cave di scisto hanno fornito dopo la lavorazione olio da lampada e ittiobenzina o ittiolo. Asfalti e bitumi naturali e catrame la necessaria differenza http://www.matest.com/bitumenandasphalt.asp?lg=it  - http://it.wikipedia.org/wiki/Catrame

     

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