È esistito Gesù?


di Frank R. Zindler

The American Atheist, Summer 1998.
Aggiornamento dalla serie The Probing Mind, Gennaio 1987
Traduzione di Luca Bergamasco
con la collaborazione di Paolo Balzamo
Marzo 2001


“Ho dato per scontato che Gesù di Nazaret sia esistito”. Alcuni autori sentono il bisogno di giustificare ampiamente questa affermazione di fronte a persone che, di tanto in tanto, cercano di negarla. “Sarebbe più facile, francamente, credere che Tiberio Cesare, contemporaneo di Gesù, sia stato un prodotto dell'immaginazione piuttosto che credere che non ci sia mai stata una persona come Gesù.”
- N. T. Wright, Jesus and the Victory of God (Fortress, 1996)


Per la maggior parte della mia vita, ho dato per scontato che Gesù, sebbene non fosse certamente un dio, fosse comunque un personaggio storico, forse un mago o un abile ipnotizzatore. Per essere onesti, sapevo che alcuni dei più grandi studiosi mondiali avevano negato la sua esistenza, ciononostante, avevo sempre creduto improbabile che avessero potuto generarsi così tante storie su una persona se non fosse davvero esistita. Anche nel caso di altre divinità, come Zeus, Thor, Iside ed Osiride, avevo sempre creduto che all'origine fossero umani “emergenti” deificati: uomini e donne vissuti nelle fasi finali della preistoria, grandi persone la cui reputazione crebbe costantemente dopo la loro morte. Gli dèi, come i vini di qualità, supponevo, migliorano invecchiando.

Circa dieci anni fa, però, cominciai a riesaminare le prove della storicità di Gesù. Fui stupefatto da quello che non trovai. In questo articolo, vorrei mostrare quanto siano deboli le prove relative alla presunta esistenza di un aspirante messia di nome Gesù. Ora penso che sia più ragionevole supporre che non sia mai esistito: è più facile spiegare i fatti dell'inizio della storia cristiana ipotizzando che Gesù sia un personaggio puramente immaginario, piuttosto che reale.

L'onere della prova

Benché le argomentazioni che seguono possano essere interpretate come una prova della non storicità di Gesù, bisogna ricordare che, in questi casi, l'onere della prova non spetta a chi dubita, ma a chi afferma che qualche cosa o qualche fatto sia reale. Se qualcuno afferma che non ha mai bisogno di farsi la barba perché ogni mattina, prima che riesca ad arrivare al bagno, è assalito da un coniglio di due metri con denti estremamente aguzzi che gli taglia i baffi meglio di un rasoio, nessuno scettico ha bisogno di preoccuparsi di provare il contrario. A meno che non si producano le prove dell'affermazione, lo scettico può considerare l'affermazione come falsa: si tratta solo di sano rispetto delle regole della logica.

Diversamente da N. T. Wright, citato all'inizio di quest'articolo, un piccolo numero di studiosi ha cercato, nel corso dei secoli, di addurre le prove che Gesù fosse un personaggio reale, effettivamente vissuto. È interessante, raccogliendo la sfida lanciata da Wright, comparando queste "prove" con quelle che possiamo addurre per l'esistenza di Tiberio Cesare.

Possiamo ammettere che non è sorprendente il fatto che non ci siano giunte monete del primo secolo riportanti l'immagine di Gesù: al contrario di Tiberio Cesare ed Augusto Cesare, suo padre adottivo, difficilmente si può pensare che Gesù abbia mai avuto il controllo di una qualche zecca. Anche ammesso questo, dobbiamo sottolineare che abbiamo monete risalenti alla prima metà del primo secolo che riportano immagini di Tiberio che cambiano con l'età del soggetto. Abbiamo persino monete coniate dal suo predecessore, Augusto Cesare, che mostrano Augusto da una parte ed il suo figlio adottivo dall'altra. 1 Forse il signor Wright vorrebbe farci credere che queste monete sono prodotti dell'immaginazione? Cosa ha a che fare l'immaginazione con la zecca?
Ci sono pervenute delle statue, databili con metodi archeologici, che ci mostrano Tiberio ragazzo, Tiberio all'atto di assumere la toga, Tiberio imperatore ecc. 2 Ci sono incisioni e gioielli che lo ritraggono con tutta la sua famiglia. 3 Biografi suoi contemporanei, o poco posteriori, citano brani di lettere e decreti scritti da lui, e raccontano i dettagli della sua vita con minuziosa precisione. 4 Ci sono iscrizioni a lui contemporanee, sparse per tutto l'allora Impero Romano, che registrano le sue gesta. 5 C'è un ossario di almeno un membro della sua famiglia, ed il testo greco di un discorso fatto da suo figlio Germanico è stato ritrovato ad Ossirinco in Egitto. 6 E poi ci sono i resti della sua villa a Capri. Né dovremmo dimenticarci che Augusto Cesare, nel suo Res Gestæ ("La mia storia"), di cui ci sono arrivate le versioni sia greca che latina sul cosiddetto Monumentum Ancyranum, nomina Tiberio suo figlio e cogovernante. 7

C'è qualcosa che gli avvocati della storicità di Gesù possano produrre, che abbia la stessa forza di queste prove relative a Tiberio? Io penso di no, e ringrazio N. T. Wright per avermi lanciato una sfida che porta così chiaramente alla luce questa disparità.

In effetti, c'è solo un'area in cui si afferma che le prove relative a Gesù sono di un genere simile a quelle prodotte a favore di Tiberio - l'area delle biografie scritte da biografi suoi contemporanei o poco posteriori. a A volte si afferma che la Bibbia cristiana contiene tali prove, altre volte si afferma che esistono anche prove extrabibliche. Esaminiamo allora queste presunte prove.


Le "prove" dell'Antico Testamento

Consideriamo, per cominciare, le cosiddette prove bibliche. Nonostante le affermazioni degli apologeti cristiani, non c'è assolutamente nulla nell'Antico Testamento (AT) che abbia qualche rilevanza per la nostra questione, a parte il possibile fatto che alcuni profeti abbiano potuto pensare che un "unto del Signore" (un Re od un sacerdote che avrebbe riscattato Israele) avrebbe assunto di nuovo la guida del mondo ebraico. Tutte le presunte "profezie" su Gesù che si possono trovare nell'AT sono tali che basta un'occhiata per comprendere la loro irrilevanza. Thomas Paine, il grande eretico della Rivoluzione Americana, fece proprio questo, e dimostrò la loro irrilevanza nel suo libro An Examination of the Prophecies ("Un esame delle profezie"), che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere la terza parte de L'età della ragione. b

Le "prove" del Nuovo Testamento

Eliminando le inconcludenti “profezie” dell'AT ci restano da considerare solo le "prove" del Nuovo Testamento (NT) ed il materiale extrabiblico. Il NT si compone essenzialmente di due tipi di documenti: lettere e presunte biografie (i cosiddetti Vangeli). Un terzo tipo di scritture, il genere apocalittico, c di cui un esempio è appunto l'Apocalisse, ma non dà supporto alcuno alla tesi della storicità di Gesù. In effetti, l'Apocalisse sembra essere un fossile intellettuale del pensiero da cui si sprigionò il Cristianesimo – un'apocalisse ebraica rimaneggiata ad uso cristiano. 8 Il protagonista principale del libro (nominato 28 volte) sembrerebbe essere "l'Agnello", un essere astrale che si manifesta in apparizioni (qui non c'è nessuna affermazione di storicità!), e l'intero libro odora di antica astrologia. 9
Il nome "Gesù" ricorre solo sette volte nell'intero libro, il termine "Cristo" solo quattro volte, ed il termine "Gesù Cristo" solo due! Mentre il libro dell'Apocalisse può tranquillamente derivare da un periodo primordiale (contrariamente all'opinione di molti studiosi, che considerano il libro solo nella sua stesura finale), il Gesù a cui si allude non è un uomo, ma è chiaramente un essere sovrannaturale che non ha ancora acquisito le caratteristiche fisiologiche e metaboliche che si riscontrano nei Vangeli. Il Gesù dell'Apocalisse è un dio che più tardi sarebbe stato umanizzato, non un uomo che più tardi sarebbe stato divinizzato, come gli studiosi religiosi più "illuminati" vorrebbero che fosse.

I Vangeli

Il concetto che i quattro "Vangeli che ce la fecero" ad essere inclusi nel Nuovo Testamento ufficiale siano stati scritti da uomini di nome Matteo, Marco, Luca e Giovanni non risale agli inizi del Cristianesimo. I titolo "secondo Matteo", ecc. furono aggiunti solo verso la fine del secondo secolo. Infatti, benché Papia, verso il 140 E.C. (Era Comune) conosca tutti i Vangeli ma abbia sentito parlare solo di Matteo e Marco, Giustino Martire (ca. 150 EC) non conosce nessuno dei presunti quattro autori. È solo nel 180 EC, con Ireneo di Lione, che veniamo ad apprendere chi ha scritto i quattro Vangeli "canonici", e scopriamo che ci sono esattamente quattro vangeli perché la Terra è divisa in quattro quarti e ci sono quattro venti universali. Pertanto, a meno che qualcuno non presuma che gli argomenti di Ireneo abbiano qualche altra qualità oltre a quella di essere ridicoli, giungiamo alla conclusione che i Vangeli sono di origine e di autore ignoti, e non c'è alcun buon motivo per supporre che siano resoconti di testimoni diretti dell'esistenza di un uomo chiamato Gesù di Nazaret. Ci resta allora da esaminare i Vangeli per vedere se il loro contenuto ci possa indurre a pensare che siano stati scritti da testimoni diretti, anche se non ci sono neanche motivi per affermare che ciascuno dei Vangeli abbia avuto un solo autore o redattore.

È evidente che i Vangeli di Matteo e Luca non possono essere stati scritti da testimoni diretti delle storie raccontate. Entrambi gli autori plagiano d (in gran parte parola per parola) fino al 90% del Vangelo di Marco, al quale aggiungono dei detti di Gesù e e presunti dettagli storici. Trascurando il fatto che Matteo e Luca si contraddicono in questioni molto rilevanti, come ad esempio la genealogia di Gesù, e che quindi non possono essere entrambi corretti, dobbiamo chiederci perché dei veri testimoni diretti avrebbero dovuto plagiare l'intero nocciolo della storia, accontentandosi di aggiungere solo un po' di spezie. Un vero testimone diretto avrebbe cominciato l'opera con un versetto del tipo "Adesso, ragazzi e ragazze, vi racconto la storia di Gesù il Messia così come è accaduta..." La storia sarebbe una creazione unica. È significativo che solo questi due Vangeli si prendano la briga di raccontarci qualcosa della nascita, infanzia, ed ascendenza di Gesù, ma che entrambi possono essere messi da parte in quanto inaffidabili senza ulteriore esame. Non possiamo dunque sapere niente sull'infanzia o sull'origine di Gesù!

Marco

E per quanto concerne il Vangelo di Marco, il più antico dei Vangeli giunti sino a noi? Esso raggiunse la sua forma definitiva verso il 90 EC, ma contiene del materiale di base che può essere datato al 70 EC, ed omette, come abbiamo visto, quasi completamente la tradizionale biografia di Gesù, cominciando con la storia di Giovanni il Battista che fa il bagno a Gesù, e terminando, nei manoscritti più antichi, con le donne che fuggono terrorizzate dalla tomba vuota. Le presunte apparizioni dopo la resurrezione riportate negli ultimi dodici versetti di Marco non si trovano nei manoscritti più antichi, anche se oggi essi sono ancora stampati in molte Bibbie moderne come se fossero una porzione "autentica" del Vangelo di Marco. Inoltre, poiché "Marco" non era un discepolo e neanche palestinese, anche gli scarni dettagli storici che ci fornisce non sono affidabili.

Dire che il racconto di Marco è "scarno" è un eufemismo. In effetti, c'è ben poco nel Vangelo di Marco, dato che mancano del tutto le leggende relative alla nascita, le genealogie, e le meraviglie dell'infanzia. Mentre il Vangelo di Luca occupa 44 pagine della Bibbia edizioni Paoline - C.E.I., il Vangelo di Marco ne occupa solo 26 - il 41% di materiale in meno! Decisamente le storie crescono via via che le si racconta.

Abbiamo affermato che lo sconosciuto autore del Vangelo di Marco non era uno dei discepoli e neanche palestinese, e questo rende la sua storia solo una fonte di informazioni di seconda mano. Quali prove abbiamo a sostegno di questa affermazione? In primis, Marco mostra di non avere alcuna conoscenza diretta della situazione sociale in Palestina, ma è chiaramente uno straniero, distante, nello spazio e nel tempo, dagli eventi che sostiene di raccontare. Per esempio, in Marco 10, 12 fa dire a Gesù che una donna che ripudia il marito e ne sposa un altro commette adulterio. Per usare le parole di G. A. Wells, l'autore di The Historical Evidence for Jesus 10 ("Le prove storiche di Gesù"),

Una simile affermazione non avrebbe avuto senso in Palestina, dove solo gli uomini potevano ripudiare il coniuge. È una regola per i lettori cristiani gentili (nel senso di "non ebrei", NdT)...che gli evangelisti misero in bocca a Gesù per darle autorità. Questa tendenza ad agganciare usi ed istituzioni posteriori alla presunta vita di Gesù ebbe un ruolo considerevole nella costruzione della sua biografia. Un'ulteriore prova della non autenticità dei fatti descritti nel Vangelo di Marco è nel capitolo 7, dove Gesù discute con i Farisei. A Gesù viene fatta citare la versione di Isaia contenuta nella greca Bibbia dei Settanta per ottenere la vittoria nel dibattito. Sfortunatamente, la versione ebraica dice qualcosa di diverso da quella greca. In Isaia 29, 13, la Bibbia ebraica dice "il suo culto verso di me non è altro che un comandamento di uomini, che è stato loro insegnato", mentre la versione greca, così come il Vangelo di Marco, recitano: "Invano, però, mi prestano culto, mentre insegnano dottrine che sono precetti di uomini" [entrambe le citazioni da: La Bibbia, ed. Paoline-C.E.I.]. Wells osserva seccamente [p. 13]: "Il fatto che un Gesù palestinese possa mettere alle corde un Ebreo ortodosso con un argomento basato su un errore di traduzione delle loro scritture è molto improbabile". Decisamente improbabile!

Un altro argomento a favore della tesi che Marco non abbia potuto essere un testimone diretto dell'esistenza di Gesù è basato sull'osservazione che l'autore del vangelo mostra una profonda mancanza di dimestichezza con la geografia palestinese. Se avesse davvero vissuto in Palestina, non avrebbe commesso le sviste che si trovano nei Vangeli, ma se non conosceva la Palestina, è evidente che nemmeno avrebbe potuto essere un testimone diretto di Gesù.

L'errore geografico più eclatante tra quelli contenuti nel “Vangelo secondo Marco” è contenuto nel racconto di quando Gesù attraversa il Mare di Galilea, scaccia démoni da un uomo (da due uomini, nella versione riveduta di Matteo), e li manda nel corpo di una mandria di circa 2.000 maiali che (citando la solita Bibbia a cura della C.E.I.) "si precipitò giù per un dirupo nel mare e...affogarono nel mare" [Marco 5, 13].

A parte la crudeltà verso gli animali mostrata dall'amabile, gentile Gesù, e del suo disprezzo per la proprietà altrui, cosa c'è che non va in questa storia? Se la vostra sola fonte di informazione fosse la Bibbia di Re Giacomo (o anche la sola Bibbia C.E.I., NdT), potreste non venirne mai a conoscenza. La Bibbia di Re Giacomo dice che questo miracolo ebbe luogo nella terra dei Gadareni, mentre i manoscritti greci più antichi dicono che ciò avvenne nella terra dei Geraseni (come la Bibbia C.E.I., NdT). Luca, che pure non conosceva la geografia palestinese, pure sorvola su questa assurdità. Ma Matteo, che aveva una certa conoscenza della Palestina, trasformò il nome in Gadareni nella sua nuova versione riveduta e corretta (nella Bibbia C.E.I., abbiamo "Geraseni" per Luca e "Gadareni" per Matteo - NdT); ma questo termine è ancora migliorato e trasformato in Gergeseni nella versione di Re Giacomo.

A questo punto il lettore deve sentirsi confuso con tutte le distinzioni tra Geraseni, Gadareni, e Gergeseni. Che differenza fa? Un bel po', come vedremo.

Gerasa, il luogo menzionato nei più antichi manoscritti di Marco (e nella Bibbia C.E.I., NdT), si trova a circa 50 km dalle coste del Mare di Galilea! Quei poveri maiali hanno dovuto correre per una distanza di 8 km maggiore di una maratona per trovare un posto in cui affogarsi! Neanche i lemming (animali migratori del nordamerica, noti per le loro migrazioni in massa spesso concluse con un tuffo nel mare, NdT) devono arrivare a tanto. In più, se si considera come "dirupo" un pendio inclinato di almeno 45°, ne risulterebbe per Gerasa una quota sei volte superiore a quella dell'Everest!

Quando l'autore di Matteo lesse la versione di Marco, vide l'impossibilità per Gesù e compagnia di sbarcare a Gerasa (che, tra parentesi, si trovava anche in un'altra zona, la cosiddetta Decapoli). Poiché l'unica città di sua conoscenza che fosse nei dintorni del Mare di Galilea, e che cominciasse per G, era Gadara, trasformò Gerasa in Gadara. Ma anche Gadara era ad 8 km dalla costa - ed in un'altra zona. Tardi copisti dei manoscritti greci di tutti e tre i Vangeli degli affogatori di maiali (Matteo, Marco e Luca) trasformarono ancora Gadara in Gergesa, una regione che oggi si ritiene aver effettivamente fatto parte della costa orientale del Mare di Galilea. (La nuova versione CEI della Bibbia, "direttamente dai testi originali", si è giocata questa possibilità - NdT). Requiem per l'affidabilità della tradizione biblica.

Un altro esempio dell'abissale ignoranza di Marco riguardo la geografia palestinese si trova nel viaggio di Gesù che va da Tiro, sulle coste del Mediterraneo, al Mare di Galilea, 50 km all'interno. Secondo Marco 7, 31 Gesù e i suoi ragazzi andarono passando per Sidone, 30 km a nord di Tiro sulla costa mediterranea! Poiché andata e ritorno Tiro/Sidone fanno un bel 60 km, questo significa che il più saggio degli uomini camminò per 110 km quando avrebbe potuto farne solo 50. Naturalmente, questo non verrebbe mai alla luce dalla versione di Re Giacomo, che - apparentemente ignorando un testo greco perfettamente chiaro - dice "Partito dalle coste di Tiro e Sidone, egli giunse al Mare di Galilea..." Sembra che i traduttori della versione di Re Giacomo conoscessero la geografia o quantomeno meglio dell'autore di Marco! (I traduttori della versione CEI pure la conoscevano, ma basandosi sui testi greci non potevano permettersi troppo. Si permettono comunque un "partito dal territorio di Tiro e passando per Sidone..." insinuando dunque un passaggio dalla "provincia" alla grande città per prendere, ad esempio, una strada romana principale. È peraltro vero che si potrebbe vedere in questa citazione un tragitto Tiro - Sidone - Cesarea di Filippo - Mare di Galilea: in Marco 8, 27 si lascia capire che Ges¨ avrebbe avuto adepti e/o conoscenti anche lý - NdT)

Giovanni

L'inaffidabilità dei Vangeli si evidenzia ulteriormente se osserviamo che, con la possibile eccezione di Giovanni, i Vangeli non riportano alcuna indicazione interna dell'autore. Si può ricavare qualcosa di significativo in ordine alla storicità di Gesù dal quarto e più tardo Vangelo, il Vangelo secondo Giovanni? Ben difficilmente! È così etereo che difficilmente lo si potrebbe citare come prova di esistenza storica. In questo racconto, Gesù ha a malapena “l'umanità” di uomo di carne e sangue - a parte per gli scopi di divino cannibalismo richiesti dalla celebrazione del rito della "santa comunione".

"In principio era il verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo": questo è l'inizio del Vangelo. Niente stella di Betlemme, niente vergini incinte, nessun indizio del fatto che Gesù abbia mai indossato pannolini; puro spirito dall'inizio.

Inoltre, nella sua forma attuale, il Vangelo di Giovanni è il più tardo dei quattro Vangeli ufficialif , infatti fu compilato verso il 110 EC. Se il suo autore avesse avuto 10 anni ai tempi della crocifissione di Gesù, verso il 30 EC, avrebbe avuto 90 anni quando scriveva. Non solo è improbabile per una persona, a quei tempi, raggiungere una tale età, ma se anche fosse accaduto sarebbe pericoloso dare troppo credito alle colorite "memorie" di un uomo giunto all'età in cui sogni e realtà si confondono. Molti di noi, avanzando negli anni, pur essendo di gran lunga più giovani, hanno avuto la spiacevole esperienza di scoprire prove incontrovertibili del fatto che quello che pensavamo fossero ricordi molto precisi di un qualche evento era mostruosamente errato. Potremmo anche chiederci perché un testimone diretto di tutte le meraviglie affermate in un Vangelo avrebbe dovuto aspettare così a lungo per scriverne!

Fatto più importante, ci sono prove che il Vangelo di Giovanni, così come Matteo e Luca, è pure un documento composito, che incorpora un precedente "Vangelo dei Segni" di incerta antichità. Di nuovo, ci chiediamo: se "Giovanni" fosse stato un testimone diretto di Gesù, perché avrebbe dovuto plagiare una lista di miracoli costruita da qualcun altro? Ma neanche questo “Vangelo dei Segni” si può pensare sia il racconto di un testimone diretto. Avrebbe potuto benissimo riferirsi alle meraviglie di Dioniso che trasforma l'acqua in vino, od alle guarigioni di Asclepio.

La non autenticità del Vangelo di Giovanni sembrerebbe confermata, al di la' di qualunque gesuitismo, dalla scoperta che proprio il capitolo in cui si afferma che l'autore del libro è "il discepolo che Gesù amava" [Giovanni 21, 20] è un'aggiunta posteriore al Vangelo. Alcuni studiosi hanno dimostrato che il Vangelo in origine terminava ai versetti 30-31 del capitolo 20. Il capitolo 21, in cui il versetto 24 afferma che "Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose e che le ha scritte, e sappiamo che la sua testimonianza è veridica", non è opera dell'estensore degli altri capitoli. Come moltissime altre cose nella Bibbia, è una truffa. Ancora una volta, la testimonianza non è veritiera.

Saulo e le sue Lettere

Eliminati l'AT ed i Vangeli dalla lista delle possibili prove "bibliche" dell'esistenza di Gesù, ci restano le cosiddette epistole o lettere.

Di primo acchito, potremmo pensare che queste lettere, alcune delle quali sono di gran lunga le parti più antiche del NT, essendo state composte almeno 30 anni prima del più antico dei Vangeli, ci forniscano le informazioni più affidabili su Gesù. Beh, peccato per il primo acchito. Le lettere più antiche sono quelle di Saulo, l'uomo che, dopo aver perso la testa, cambiò nome in Paolo. Prima di entrare nei dettagli, dobbiamo subito puntualizzare, prima di dimenticarci, che la testimonianza di Saulo può essere trascurata quasi senza rischi, se è vero quello che ci dice: ovvero, che egli non avrebbe mai incontrato Gesù "in carne ed ossa", ma lo avrebbe soltanto visto “in una visione” che ebbe durante quello che sembra un attacco epilettico. Nessun tribunale accetterebbe le visioni come prova, né lo faremo noi.
Si potrebbe tuttavia obiettare che anche se Saulo ci fornisse solo delle prove avute "per sentito dire", alcune di esse potrebbero essere valide e raccontarci alcuni fatti certi riferibili a Gesù. Non ci resta allora che dare un'occhiata a queste prove.

Secondo la tradizione, 13 delle lettere del NT sono opera di Saulo. Tuttavia, l'esegesi moderna (studiosi della Bibbia ed esperti informatici) ne attribuisce sostanzialmente solo quattro allo stesso autore, che si ipotizza essere Saulo. g Si tratta delle lettere conosciute come: Lettera ai Romani, Prima e Seconda Lettera ai Corinzi, e Lettera ai Galati. Con minore certezza possiamo a queste probabilmente aggiungere la breve nota a Filemone, un possessore di schiavi, la Lettera ai Filippesi, e la Prima Lettera ai Tessalonicesi. Il resto delle cosiddette lettere Paoline risultano evidentemente scritte da altri autori, più tardi, pertanto possiamo subito gettarle via e non preoccuparci di loro.

Saulo ci dice, in 2 Corinzi 11, 32 che l'etnarca Areta dei Nabateani tentò di farlo arrestare a causa delle agitazioni cristiane da lui sobillate. Poiché si sa che Areta è morto nel 40 EC, questo significa che Saulo diventò cristiano prima di quella data. Dunque, che cosa troviamo riguardo a Gesù negli scritti di un uomo che era diventato cristiano meno di dieci anni dopo la presunta crocifissione? Ben poco!

Ancora una volta, G.A. Wells, nel suo libro The Historical Evidence for Jesus [pp. 22-23], riassume le cose in maniera così sintetica, che lo cito letteralmente:

Le...lettere Paoline...passano talmente in silenzio gli eventi che furono più tardi registrati nei Vangeli, da suggerirci che questi eventi non fossero noti a Paolo, che, peraltro, non avrebbe potuto ignorarli se effettivamente fossero accaduti.
Queste lettere non fanno alcun riferimento ai genitori di Gesù, e men che mai alla nascita da una vergine. Non parlano mai di un luogo di nascita (per esempio, parlando di "Gesù di Nazaret"). Non ci danno indicazioni su tempi e luoghi della sua esistenza terrena. Non fanno riferimento al suo processo di fronte ad un pubblico ufficiale romano, né a Gerusalemme come luogo dell'esecuzione. Non fanno menzione né di Giovanni il Battista, né di Giuda, né del rinnegamento di Pietro. (Naturalmente, le lettere nominano Pietro, ma non suggeriscono o implicano che egli, più di Paolo, avesse conosciuto Gesù quando era in vita).
Queste lettere non citano neppure alcun miracolo tra quelli che si presume siano stati compiuti da Gesù, un'omissione che colpisce in maniera particolare, dato che, secondo i Vangeli, ne avrebbe fatti così tanti...
Un'altra caratteristica che colpisce delle lettere di Paolo è che, a partire da esse, non si potrebbe mai concludere che Gesù fosse stato un maestro di etica...solo in un'occasione Paolo si richiama all'autorità di Gesù per dare supporto ad un insegnamento etico che anche i Vangeli dipingono come proveniente da Gesù.
Si evidenzia inoltre che l'appello di Saulo all'autorità di Gesù riporta esattamente lo stesso errore che troviamo nel Vangelo di Marco. In 1 Corinzi 7, 10 Saulo dice che "Agli sposati ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito". In altre parole, una moglie non dovrebbe chiedere il divorzio. Se Gesù avesse effettivamente detto ciò che Saulo sembra voler implicare, e che è riportato in Marco 10, 12, il suo pubblico avrebbe pensato che era fuori come un balcone - come dice il Baghwan - o che forse aveva preso un colpo in testa. Addio anche alla testimonianza di Saulo. Il suo Gesù non è altro che il più flebile dei "sentito dire", una creatura leggendaria che fu crocifissa come sacrificio, una creatura quasi completamente priva di biografia!

"Prove" extrabibliche

Fino ad ora abbiamo esaminato tutte le prove bibliche che si presume provino l'esistenza di Gesù come figura storica e non ne abbiamo nessuna valida. Dobbiamo ora esaminare l'ultima porzione di presunta evidenza, il fatto che storici ebrei e pagani avrebbero registrato la sua esistenza.

Fonti ebraiche

A volte si afferma che opere ebraiche ostili al Cristianesimo proverebbero che gli antichi Ebrei conoscevano Gesù, e che tali opere proverebbero la storicità dell'uomo Gesù. Ma in effetti le opere ebraiche non provano proprio niente, come fu puntualizzato dal libro di L. Gordon Rylands Did Jesus ever live? ("È mai vissuto Gesù?") circa settant'anni fa:

...tutta la conoscenza che i Rabbini avevano di Gesù fu da loro ottenuta attraverso i Vangeli. Vedendo che gli Ebrei, anche al giorno d'oggi, in un tempo più critico, danno per scontato che vi sia la figura di un uomo reale dietro la narrazione evangelica, non è il caso di sorprendersi se, nel secondo secolo, gli Ebrei non ritenevano necessario mettere in questione questa ipotesi. È certo, comunque, che qualcuno in effetti la mise in questione. Infatti Giustino, nel suo Dialogo con Trifone, rappresenta l'ebreo Trifone che dice: "voi seguite una voce vuota, e vi fate un Cristo da soli". "Se è nato e vissuto da qualche parte, è completamente ignoto".
Che gli autori del Talmud [4°-5° secolo EC, NdA] non avessero informazioni indipendenti riguardo a Gesù è provato dal fatto che lo confondevano con altri due uomini, nessuno dei quali può essere stato lui. Evidentemente, non conoscevano alcun altro Yeshua (Gesù) con il quale potessero identificare il Gesù evangelico. Si dice che uno di questi uomini, Yeshua ben Pandira, considerato un autore di miracoli, sarebbe stato lapidato a morte e poi appeso ad un albero alla vigilia di una Pasqua durante il regno di Alessandro Ianneo (106-79 AEC [Avanti Era Comune, NdT]) a Gerusalemme. Anche dell'altro, Yeshua ben Stada, le cui date sono incerte, ma che potrebbe essere vissuto nel primo terzo del secondo secolo EC, si dice che sia stato lapidato ed appeso alla vigilia di Pasqua, ma a Lidda. Qui può esserci un po' di confusione; ma è chiaro che i Rabbini non avevano altre notizie su Gesù oltre a quello che avevano letto nei Vangeli.11
Benché gli apologeti cristiani abbiano elencato un certo numero di storici antichi che, secondo loro, sarebbero stati testimoni dell'esistenza di Gesù, i soli due che vengono citati con un certo fondamento sono Giuseppe Flavio, un fariseo, e Tacito, un pagano. Poiché Giuseppe Flavio nacque nel 37 EC, e Tacito nel 55, nessuno dei due avrebbe potuto essere testimone diretto di Gesù, che si suppone essere stato crocifisso nel 30 EC. Pertanto potremmo in effetti terminare qui il nostro articolo. Ma qualcuno potrebbe affermare che, ciò nonostante, questi storici abbiano avuto accesso a fonti affidabili, oggi perdute, che registravano l'esistenza e l'esecuzione del nostro amico GC. È quindi opportuno dare un'occhiata a queste due supposte testimonianze.

Nel caso di Giuseppe, il cui libro Antichità giudaiche fu scritto nel 93 EC, circa nello stesso periodo dei Vangeli, troviamo scritte delle cose che mai un buon fariseo avrebbe potuto scrivere:

Circa in questo tempo, viveva in quei luoghi Gesù, un uomo saggio, se pure lo si deve chiamare uomo. Egli infatti era una persona che operò molte cose sorprendenti ed era un maestro di gente tale da accettare la verità con gioia. Conquistò a sé molti Ebrei e molti tra i Greci. Egli era il Messia. Quando Pilato, sentitolo accusare da uomini della massima importanza tra di noi (Ebrei, NdT), lo ebbe condannato ad essere crocifisso, quelli che per primi erano giunti ad amarlo non rifiutarono il loro affetto per lui. Il terzo giorno egli apparì a loro ritornato in vita, poiché i profeti di Dio avevano predetto queste ed innumerevoli altre cose meravigliose al suo riguardo. E la tribù dei Cristiani, così chiamati dal suo nome, non è ancora scomparsa ai giorni nostri. 12 (Mia traduzione dell'originale inglese dell'articolo - non ho sottomano né l'originale latino, né una traduzione "ufficiale" italiana - NdT)
Ora, nessun fariseo fedele avrebbe affermato che Gesù era il Messia. Il fatto che Giuseppe Flavio potesse riportare che Gesù era tornato in vita "il terzo giorno" e non fosse convinto da questa sconvolgente informazione, va oltre ogni immaginazione. Ancora più evidente è il fatto che la storia di Gesù è intrusiva nella narrazione di Giuseppe Flavio, e può essere vista solo come un'interpolazione anche in una qualunque traduzione moderna del testo greco. Subito dopo lo sbalorditivo passaggio citato in precedenza, Giuseppe Flavio continua dicendo: "Circa nello stesso periodo anche un'altra triste calamità portò scompiglio tra gli Ebrei..." Giuseppe Flavio stava infatti parlando, nei paragrafi precedenti, delle cose terribili che Pilato aveva fatto agli Ebrei in generale, e si può facilmente capire perché un interpolatore avrebbe scelto questo punto particolare. Ma la sua inefficienza nel non adattare il testo circostante ha lasciato un "rammendo letterario" (ciò che i grammatici chiamerebbero aporìa) che risalta come un foruncolo sul naso.

Il fatto che Giuseppe Flavio non fosse stato convinto da questa o da altre affermazioni cristiane risulta chiaramente dall'affermazione del padre della Chiesa Origene (ca. 185 - ca. 254 EC), che esaminò in profondità Giuseppe Flavio nelle sue opere, secondo cui Giuseppe Flavio non credeva che Gesù fosse il Messia, cioè "il Cristo". Inoltre, il discusso passaggio non fu mai citato dagli apologeti cristiani più antichi come Clemente Alessandrino (ca. 150 - ca. 215 EC), che avrebbe certamente utilizzato una bomba simile se ce l'avesse avuta!

La prima persona a far menzione di questa interpolazione chiaramente artefatta nel testo della storia di Giuseppe Flavio, fu il padre della Chiesa Eusebio di Cesarea, nel 324 EC., anzi è piuttosto probabile che Eusebio stesso sia stato il falsario. Ancora nell'891, Fozio nella sua Bibliotheca dichiara esplicitamente che Giuseppe Flavio non fa menzione alcuna dei miracoli e degli atti di Gesù, dimostrando così che il discusso passaggio era assente dalla sua copia di Antichità giudaiche. 13 La questione può probabilmente essere messa accantonata notando che ancora nel sedicesimo secolo, secondo Rylands, 14 uno studioso di nome Vossius aveva un manoscritto di Giuseppe Flavio in cui il passaggio mancava.

Gli apologeti, brancolando in cerca di pagliuzze ancora più piccole per supportare il loro Gesù storico, puntualizzano che il passaggio citato in precedenza non è l'unico in cui Giuseppe Flavio fa menzione di Gesù. Nel Libro 20, Capitolo 9, Paragrafo 1 di Antichità giudaiche si trova anche, nei manoscritti giunti fino a noi, la frase seguente:

Ananus...convocò i giudici del Sinedrio e portò davanti a loro un uomo di nome Giacomo, il fratello di Gesù che era chiamato il Cristo, ed alcuni altri. Li accusò di aver trasgredito la legge, e li consegnò alla lapidazione.
(Vale anche qui lo stesso discorso sulla traduzione - NdT)

Dobbiamo ammettere che questo passaggio non è così manifestamente posticcio come quello precedente. In effetti, si integra molto bene nella storia di Giuseppe Flavio. Ciò nonostante, è estremamente probabile che sia stato modificato rispetto a qualunque fonte Giuseppe Flavio potesse avere (ricordiamo un'altra volta che Giuseppe Flavio non avrebbe potuto essere un testimone diretto). La parola cruciale in questo passaggio è il nome Giacomo (Iacob in greco ed ebraico). È certamente possibile che questo nome molto comune si trovasse nel materiale originale di Giuseppe Flavio. Avrebbe potuto essere un riferimento a Giacomo il Giusto, un personaggio del primo secolo del quale abbiamo buone ragioni per credere che sia davvero esistito. Poiché sembra che egli avesse il titolo di "Fratello del Signore" h, sarebbe stato naturale riferirlo al personaggio di Gesù. È certamente possibile che Giuseppe Flavio si riferisse, in realtà, a Giacomo "il Fratello del Signore", e che questa dicitura fosse poi cambiata dai copisti cristiani (si ricordi che, anche se Giuseppe Flavio era un ebreo, il suo testo fu conservato solo dai cristiani!) in "Fratello di Gesù", aggiungendo poi, a scanso di equivoci, "che era chiamato il Cristo".

Secondo il classico scettico di William Benjamin Smith Ecce Deus 15, esistono ancora alcuni manoscritti di Giuseppe Flavio che contengono i passaggi citati, ma questi sono assenti da altri manoscritti - il che mostra che queste interpolazioni avevano già avuto luogo prima del tempo di Origene, ma non riuscirono sempre a soppiantare universalmente il testo originale.

Autori pagani

Prima di considerare le presunte testimonianze di autori pagani, vale la pena di sottolineare alcune delle cose che dovremmo trovare registrate delle loro storie se in effetti i racconti biblici fossero veri. Un passo di Matteo dovrebbe essere sufficiente a puntualizzare la significatività del silenzio degli autori laici:

Matteo 27, 45 Dall'ora sesta fino all'ora nona si fece buio su tutta la terra...
50 Ma Gesù emise di nuovo un forte grido ed esalò lo spirito.
51 Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra tremò e le rocce si spaccarono;
52 le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano risuscitarono.
53 Infatti dopo la resurrezione di lui uscirono dalle tombe [tre giorni di esposizione al pubblico?], entrarono nella città santa ed apparvero a molti.
Non vi pare che Greci e Romani avrebbero notato, e registrato, una tale oscurità in un periodo del mese in cui un'eclisse solare era impossibile? Non vi pare che qualcuno avrebbe ricordato, e registrato, il nome di almeno uno di quei "santi" che si arrampicarono fuori dalla tomba e se ne andarono a fare un po' di struscio in centro? Se Gesù avesse fatto un qualcosa di una qualche significatività, non vi pare che qualcuno l'avrebbe notato? Se non fece alcunché di significativo, come avrebbe potuto stimolare la formazione di una nuova religione?

Consideriamo ora le supposte prove di Tacito. Si afferma che questo storico romano scrisse nel 120 EC, nei suoi Annali (Libro 15, Capitolo 44, dove si trova il resoconto raccapricciante della persecuzione dei Cristiani voluta da Nerone), un passaggio che dice: "Quindi, per zittire le voci, Nerone sostituì nel ruolo di colpevoli, e punì con le massime raffinatezze in fatto di crudeltà, un tipo di uomini, odiati per i loro vizi, che la plebe definiva Cristiani. Cristo, il fondatore del nome, aveva subito la condanna a morte e l'esecuzione capitale durante il regno di Tiberio, su ordine del procuratore Ponzio Pilato..." (Anche qui, traduzione dall'inglese - non ho né l'originale latino, né traduzioni italiane - NdT). G.A. Wells [p. 16] dice, a proposito di questo passaggio:

Tacito scrisse in un periodo in cui gli stessi Cristiani erano giunti a credere che Gesù avesse patito sotto Pilato. Ci sono tre motivi per ritenere che qui Tacito sta semplicemente ripetendo ciò che i Cristiani gli avevano detto. In primo luogo, dà a Pilato un titolo, procuratore [senza dire procuratore di che cosa! NdA], che divenne di uso comune solo dalla seconda metà del primo secolo. Se avesse consultato degli archivi che riportavano eventi precedenti, vi avrebbe sicuramente trovato Pilato indicato con il suo titolo corretto, prefetto. Secondo, Tacito non chiama l'uomo ucciso "Gesù", ma usa il titolo "Cristo" (Messia) come se fosse un nome proprio. Ma difficilmente avrebbe potuto trovare negli archivi un'affermazione del tipo "l'esecuzione del Messia è avvenuta questa mattina". Terzo, data la sua grande ostilità verso i Cristiani, era certamente felice di accettare dai Cristiani il loro stesso punto di vista, secondo il quale il Cristianesimo era una religione di origine recente, dato che le autorità Romane erano pronte a tollerare solo culti antichi. (The Historical Evidence for Jesus; p.16).
Ci sono ulteriori problemi con la storia di Tacito. Né lo stesso Tacito fa alcuna altra allusione alle persecuzioni neroniane dei Cristiani in nessuna delle sue voluminose opere, né alcun altro autore pagano conosce alcunché del misfatto. Più significativo, però, è il fatto che gli antichi apologeti cristiani non fanno uso alcuno di questa storia nella loro propaganda, un'omissione impensabile da parte di partigiani ben ferrati nelle opere di Tacito. Clemente Alessandrino, che aveva trasformato in una professione la raccolta di questo tipo di citazioni, ignora qualsiasi persecuzione neroniana, e persino Tertulliano, che cita un sacco di materiale da Tacito, non sa niente della storia. Secondo Robert Taylor, l'autore di un altro classico del libero pensiero, la Diegesis (1834), il passaggio in questione non era noto fino al quindicesimo secolo, quando Tacito fu pubblicato per la prima volta a Venezia da Johannes de Spire. Taylor riteneva che il falsario fosse stato lo stesso de Spire. i

Con questo, tanti saluti alle prove che dovrebbero dimostrare che Gesù fu una figura storica. Naturalmente, non abbiamo dimostrato che Gesù non è esistito. Abbiamo solo dimostrato che tutte lo prove che dovrebbero dimostrare questa affermazione sono prive di sostanza. Ma, naturalmente, è tutto quello che dobbiamo dimostrare. L'onere della prova spetta sempre a chi afferma che qualcosa esiste o che qualcosa è accaduto in passato. Noi non abbiamo nessuna necessità di provare un negativo universale.j

I credenti più convinti osserveranno che tutti i miei argomenti "dal silenzio" non provano niente, e citeranno l'aforisma "L'assenza di prove non è prova di assenza". Ma le prove negative che ho riportato possono essere considerate assenza di prove? Potrebbe essere istruttivo considerare come si potrebbe trattare un problema ipotetico ma simile nelle scienze fisiche.

Si supponga che qualcuno abbia affermato che gli Stati Uniti abbiano eseguito dei test su armi nucleari in una particolare isola dei Caraibi nel 1943. La mancanza di segnalazioni di avvistamenti di nuvole a forma di fungo in quel periodo, sarebbe prova di assenza, o assenza di prove? (Si ricordi che, durante la guerra, i Caraibi erano strettamente sorvegliati da molte diverse fazioni). Sarebbe forse necessario andare oggi su quell'isola per esaminare passo passo la sua superficie in cerca di contaminazione radioattiva, che dovrebbe esserci se ci fossero state delle esplosioni nucleari? E se, in effetti, noi andassimo lì con il nostro contatore Geiger e non trovassimo traccia alcuna di contaminazione radioattiva, ciò sarebbe prova di assenza, o assenza di prove? In questo caso, ciò che ad uno sguardo superficiale appare come assenza di prove è in realtà una serie di prove negative, e quindi potrebbe essere legittimamente considerato come prova di assenza. Le prove negative portate poc'anzi riguardo a Gesù potrebbero essere forse molto meno stringenti?

Sarebbe una soddisfazione intellettuale scoprire come il personaggio di Gesù si sia condensato dall'atmosfera religiosa del primo secolo. Ma gli studiosi stanno lavorando al problema. La pubblicazione di molti esempi della cosiddetta "letteratura sapienziale", insieme al materiale della comunità essena di Qumran, presso il Mar Morto, e la letteratura gnostica della biblioteca di Nag Hammadi in Egitto, ci ha dato un quadro molto più dettagliato delle psicopatologie diffuse che infestavano il mondo del Mediterraneo orientale a cavallo tra primo secolo AEC e primo secolo EC. Non è irrealistico attendersi che saremo in grado, in breve tempo, di ricostruire con ragionevole precisione i passaggi attraverso i quali Gesù venne ad avere una biografia.
(Al proposito, si veda anche l'articolo Come Gesù ottenne una vita, dello stesso autore - NdT)

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Avrebbero dovuto notarlo

John E. Remsburg, nel suo libro ormai classico The Christ: A Critical Review and Analysis of the Evidence of His Existence ("Il Cristo: revisione critica ed analisi delle prove della sua esistenza", The Truth Seeker Company, New York, senza data, pagg. 24-25), elenca i seguenti autori che vissero durante il tempo (o entro un secolo da tale tempo) nel quale si suppone che sia vissuto Gesù:
Giuseppe Flavio
Filo-Giudeo
Seneca
Plinio il Vecchio
Arriano
Petronio
Dione Pruseo
Paterculo
Svetonio
Giovenale
Marziale
Persio
Plutarco
Plinio il Giovane
Tacito
Giusto di Tiberio
Apollonio
Quintiliano
Lucano
Epitteto
Ermogene
Silio Italico
Stazio
Tolomeo
Appiano
Flegone
Fedro
Valerio Massimo
Luciano
Pausania
Floro Lucio
Quinto Curzio
Aulo Gellio
Dione Crisostomo
Columella
Valerio Flacco
Damis
Favorino
Lisia
Pomponio Mela
Appione Alessandrino
Teone di Smirne
Secondo Remsburg, "Ci rimane una tale quantità di opere degli autori anzi citati, da farne una biblioteca. Eppure, in questa massa di letteratura ebraica e pagana, a parte due passaggi falsificati delle opere di un autore ebreo, e due passaggi discussi nelle opere di autori romani, non si trova alcuna menzione di Gesù Cristo". Né, possiamo aggiungere, alcuno di questi autori fa menzione alcuna dei Discepoli o Apostoli - aumentando l'imbarazzo generato dal silenzio della storia riguardo la fondazione del Cristianesimo.


NOTE:

a A volte si afferma che la "miracolosa" diffusione del Cristianesimo nei primi tempi dell'Impero Romano sarebbe una prova di un Gesù storico - che un tale movimento non avrebbe potuto svilupparsi tanto se non ci fosse stata una persona reale a dargli vita. Un'argomentazione simile, comunque, potrebbe essere portata avanti per il caso della precedente rapida diffusione del Mitraismo. Non conosco alcun apologeta cristiano che affermerebbe che questo fatto depone a favore di un Mitra storico! [back]

b Un'edizione in inglese, ampiamente annotata, del libro di Paine è reperibile presso American Atheist Press ad un costo di 12 US$ [back]

c Con "Apocalisse" si intende uno scritto pseudonimo caratterizzato da un'iconografia esageratamente simbolica, avente di solito per tema un imminente cataclisma cosmico attraverso il quale la divinità distrugge i malvagi e ricompensa i giusti. La scrittura apocalittica trabocca di significati nascosti e giochini numerologici. Sono state conservate parti di altre apocalissi giudaico-cristiane oltre all'Apocalisse biblica, ma solo quest'ultima (se non si considera il Libro di Daniele come interamente apocalittico) fu accettata nel canone cristiano - e quasi non ce la fece, essendo stata rifiutata da parecchi Padri della Chiesa e diversi Concilii. [back]

d La teoria opposta, spesso chiamata "Ipotesi di Griesbach", secondo la quale l'autore di Marco avrebbe "sintetizzato" i due Vangeli più lunghi, mantenendo solo i dettagli "essenziali", è oggi completamente rifiutata dagli studiosi biblici. Benché i motivi a sostegno di un tale rifiuto universale siano troppo complessi perché possiamo anche solo riassumerli qui, si può osservare che accorciare le storie di miracoli è completamente in contrasto con i princìpi dello sviluppo religioso che possiamo vedere ovunque al giorno d'oggi. Le storie diventano inevitabilmente "migliori" (vale a dire, più lunghe) man mano che le si ripete, mai più corte! [back]

e Ci sono prove stringenti che indicano che questi presunti detti di Gesù furono tratti da un altro antico documento noto come Q (dal tedesco Quelle, "fonte, sorgente"). Così come il cosiddetto Vangelo di Tommaso trovato a Nag Hammadi in Egitto, Q sembra essere stato una lista di detti sapienziali che, ad un certo punto, venne attribuita a Gesù. Sappiamo che almeno uno di questi detti ("Abbiamo per voi sonato e non avete danzato..." - Matteo 11, 17; Luca 7, 32) deriva dalle Favole di Esopo, non da un saggio della Galilea! [back]

f Dico "Vangeli ufficiali" perché, in effetti, sono noti molti altri Vangeli. Una volta che la gente cominciò ad inventarli, rimase, per così dire, bloccata in quinta marcia. Solo più tardi nel corso della storia cristiana il numero fu ridotto a quattro. [back]

g È stato dimostrato, da un certo numero di studiosi, che anche le lettere che si suppone contengano scritti autentici di Saulo/Paolo sono altrettanto composite quanto i Vangeli (ad esempio, L. Gordon Rylands, A Critical Analysis of the Four Chief Pauline Epistles: Romans, First and Second Corinthians, and Galatians, Watts & Co., London, 1929). Secondo queste analisi, il nucleo Paolino di queste lettere è quello che potrebbe essere definito un prodotto gnostico precristiano. Il materiale è circondato da materiale spesso contraddittorio aggiunto da interpolatori protocattolici e redattori che riuscirono così ad utilizzare una popolare autorità protognostica a favore della Chiesa di Roma. Sia come sia, il testo greco di queste lettere pullula di termini come Archon, Æon ecc. - termini gergali popolari nelle forme dello gnosticismo più ferrate in astrologia. Sembrerebbe che il Cristo di Paolo sia un essere altrettanto astrale dell'Agnello dell'Apocalisse. Come il dio dell'Apocalisse, il dio di Paolo comunica attraverso visioni, non fisicamente, faccia a faccia. [back]

h In origine, questo sarebbe stato il titolo che avevano i membri si una fratellanza religiosa dedita alla venerazione di Yahweh, che in greco venica sempre chiamato "kyrios" ("Il Signore") (Al proposito, si pensi a come la formula della Messa cattolica "classica" "Kyrie Eleison" sia stata tradotta, nella versione italiana, come "Signore pietà" - NdT). Questo fu trasportato nel Cristianesimo primitivo, nel quale, come ci viene rivelato da 1 Corinzi 9, 5, esisteva una classe dirigente, in coordinazione con gli Apostoli, chiamata "i Fratelli del Signore". La mancata comprensione del significato originario del titolo portò a credere che Gesù avesse fratelli e sorelle - un errore che ancora si può trovare nei più antichi dei Vangeli canonici.

È interessante il fatto che gli imbarazzanti passaggi dei Vangeli dove Gesù è molto scortese verso sua madre ed i suoi fratelli sembrerebbe derivare da un periodo in cui era nata una battaglia politica tra le sette governate apostolicamente, e quelle governate dai "Fratelli del Signore", che invocavano un'autorità derivante loro da una presunta parentela di sangue con Gesù - che all'epoca aveva già soppiantato Yahweh come "Signore". La politica apostolica degli autori dei Vangeli non poté resistere alla tentazione di degradare il Partito dei Fratelli mostrando Gesù che non mostrava rispetto alcuno per la propria famiglia. Il discorso sarebbe: Se Gesù non faceva molta attenzione alla sua stessa famiglia, perché qualcuno dovrebbe dar retta ai suoi discendenti? Questa è l'unica spiegazione plausibile per la presenza di passi come Giovanni 2, 4 ("Che vuoi da me, o donna?") o Marco 3, 33 ("Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?"). [back]

i Spesso i latinisti contestano la possibilità che questo passaggio sia una mistificazione sul fatto che il tipico stile tacitiano permea l'intero passaggio. Si dovrebbe però notare che più uno stile è particolare, più facilmente può essere imitato. Ma anche così, nel passaggio in discussione possiamo trovare una variante rispetto alla normale sintassi tacitiana che si trova dalle altre parti. Quando i primi Cristiani bengono descritti come persone che odiavano "il genere umano" (humani generis), il passaggio inverte l'ordine delle parole che si trova normalmente in Tacito. In tutti gli altri casi, Tacito usa generis humani. [back]

j Curiosamente, nel caso in esame, sembrerebbe che una tale prova sia in effetti possibile. Poiché spesso si parla di Gesù come di "Gesù di Nazaret", è interessante apprendere che la città oggi chiamata Nazaret non esisteva nei primi secoli AEC e EC. I Francescani hanno condotto esaustivi studi archeologici per dimostrare che la grotta di loro proprietà fu un tempo la casa della famiglia di Gesù. Ma, nei fatti, essi hanno dimostrato che il luogo era una necropoli - una città dei morti - durante il primo secolo EC. (Naturalmente, i Francescani non possono essere d'accordo!) Con nessuna Nazaret esistente a quel tempo (a parte un cimitero), come avrebbe potuto esserci un Gesù di Nazaret? Senza una Oz, avrebbe potuto esserci un Mago di Oz? [back]

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BIBLIOGRAFIA

1 Illustrato in Robin Seager, Tiberius, Eyre Methuen, London, 1972. Per una maggiore documentazione numismatica su Tiberio, cfr. anche C. H. V. Sutherland, Roman History and Coinage 44 BC-AD 69, Clarendon Press, Oxford, 1987; dello stesso autore, Coinage in Roman Imperial Policy 31 B.C.-A.D. 68, Sanford J. Durst Numismatic Publications, NY, 1978. [back]

2 Illustrato in Seager, op. cit. [back]

3 Illustrato in Seager, op. cit. [back]

4. Esaminato in Sutherland, 1987, op. cit. Cfr. anche Victor Ehrenberg and A. H. M. Jones, Documents Illustrating the Reigns of Augustus & Tiberius, 2nd Edition, Clarendon Press, Oxford, 1955. [back]

5. Cfr. Inscriptiones Latinæ Selectæ, edidit Hermannus Dessau, ristampato in 4 volumi. da Ares Publishers Inc., Chicago, 1979. [back]

6. Illustrato in Seager, op. cit. [back]

7. Cfr. Acta Divi Augusti, Regia Academia Italica, Roma, 1945. [back]

8. Nella sua Anchor Bible Volume 38, Revelation (Doubleday, Garden City, NJ, 1975), J. Massyngberde Ford propone che il nucleo dell'Apocalisse sia materiale scritto da seguaci ebrei di Giovanni il Battista. Anche se il Battista fosse stato una figura storica (il che è estremamente dubbio), questo farebbe comunque ancora dell'Apocalisse, in sostanza , un'apocalisse precristiana, ebraica. [back]

9. Per ulteriori aspetti astrologici dell'Apocalisse, cfr. Bruce J. Malina, On The Genre And Message Of Revelation: Star Visions and Sky Journeys, Hendrickson, Peabody, MA, 1995. [back]

10. George A. Wells, The Historical Evidence for Jesus, Prometheus Books, Buffalo, NY, 1982, p. 13. [back]

11. L. Gordon Rylands, Did Jesus Ever Live?, Watts & Co., London, 1929, p. 20. [back]

12. Questo cosiddetto Testimonium Flavianum compare nel Libro 18, Capitolo 3, Paragrafo 3 di Josephus (Giuseppe Flavio): Jewish Antiquities Books XVIII-XIX, IX, trad. L. H. Feldman, Loeb Classical Library, Harvard University Press, Cambridge, MA, 1981, pp. 48-51. [back]

13. J. P. Migne, Patrologiae Cursus Completus, Series Græca, Tomus CIII. Photius Constantinopolitanus Patriarcha, Garnier Fratres, Paris, 1900, Cod. 33, columns 65-66. [back]

14. Rylands, op. cit., p. 14. [back]

15. William Benjamin Smith, Ecce Deus: Studies Of Primitive Christianity, Watts & Co., London, 1912, p. 235. [back]

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Traduzione autorizzata da American Atheists