COME GESŲ OTTENNE UNA VITA

AMERICAN ATHEISTS info@ATHEISTS.ORG

The Probing Mind
di Frank R. Zindler
Marzo 1992, Revisione Ottobre 1999
Traduzione e revisione di
Paolo Balzamo & Luca Bergamasco
Marzo 2001

NAPOLEONE: Monsieur Laplace! Ho letto con grande interesse il vostro Traité de mécanique céleste - tutti e cinque i volumi - ma non ho trovato da nessuna parte menzione alcuna al Buon Signore.

LAPLACE: Sire, non ho bisogno di quell'ipotesi.

Il nostro mondo č un posto instabile. Sorgono nazioni e cadono governi. Persone squilibrate in tutto il mondo si torturano e si uccidono fra di loro in nome della religione o di altre cause senza fondamento. Terremoti, vulcani e guerre flagellano periodicamente il nostro globo. I continenti vanno alla deriva e si scontrano fra di loro, ed oceani si formano e scompaiono. Persino lo stesso pianeta Terra ha i suoi ondeggiamenti. Poiché gira sul suo asse, la Terra non č stabile. Come il perno di una trottola, l'asse della Terra in rotazione oscilla lentamente su una traiettoria circolare, tracciando la superficie di un doppio cono nello spazio [Figura 1].


Figura 1. L'asse della Terra, spostando lentamente il suo orientamento, traccia nello spazio la superficie di un doppio cono. A causa di questo vagabondaggio dell'asse, i punti in cui l'equatore celeste (la proiezione dell'equatore terrestre sulla sfera celeste) interseca l'eclittica (il percorso apparente compiuto dal Sole rispetto allo sfondo di "stelle fisse") pure si muovono, spostandosi lungo l'eclittica in senso orario (se visto dall'emisfero settentrionale). Ci vogliono 25.800 anni affinché i punti dell'intersezione compiano un giro completo intorno all'eclittica.
Questo moto dell'asse terrestre č chiamato precessione, ed č, credo, una delle cause principali che, tempo addietro, portarono alla creazione del Cristianesimo. Il personaggio oggi conosciuto come Cristo, o Gesų, non nacque da una vergine; fu piuttosto il prodotto di una Terra in rotazione instabile. Se l'asse terrestre non avesse un moto di precessione, il personaggio Cristo non sarebbe mai stato inventato. Il Cristianesimo cosė come lo conosciamo noi non esisterebbe.

Nel mio libro di prossima pubblicazione, Inventing Jesus ("Inventando Gesų"), spero di dimostrare in maniera esaustiva la straordinaria catena di cause ed effetti che portō da una Terra oscillante ad una biografia divina - la cosiddetta "Vita di Cristo". In questo breve articolo, naturalmente, posso fare ben poco oltre che a dichiarare e spiegare i punti principali di questa tesi e dare un campione delle prove che ho trovato a suo supporto.

I. "Gesų Cristo" non č mai esistito come figura storica.

Č un fatto curioso che i componenti pių antichi del cosiddetto Nuovo Testamento, le lettere che si crede siano state scritte da un certo Saulo / Paolo, non sappiano praticamente nulla di alcuna biografia di Gesų. Né Betlemme né Nazaret sono nominate in questi documenti statutari della religione cristiana. Solo nel molto pių tardo libro degli Atti degli Apostoli si sostiene che Saulo (Paolo) ebbe un colloquio con "Gesų di Nazaret" [1]. Pių tardivi sono i documenti, maggiori sono i dettagli sulla storia di Gesų che essi presentano.

Non c'č alcuna prova convincente che possa spingerci a supporre che, dei quattro Vangeli sopravvissuti, qualcuno sia stato scritto da testimoni oculari. In effetti, uno studio dei Vangeli mostra in maniera abbastanza decisiva che essi non furono scritti da testimoni diretti. Per esempio, gli autori dei Vangeli secondo Matteo e Luca inglobano quasi interamente il testo greco del Vangelo secondo Marco, aggiungendo detti e sentenze tratti da un precedente documento (il cosiddetto "Documento Q"), e rendendo, di solito, i miracoli narrati da Marco ancora pių miracolosi. Se Matteo e Luca fossero stati testimoni oculari, avrebbero scritto i loro resoconti personali, senza ricorrere al plagio.

Il Vangelo secondo Marco, il pių antico dei quattro Vangeli canonici, contiene errori di geografia [2] ed errori su usi e costumi [3] che non sarebbero stati commessi da un testimone oculare. Il Vangelo secondo Giovanni, il pių tardo dei quattro, č troppo tardo e troppo etereo per essere considerato un racconto biografico, testimone oculare o meno che fosse l'autore. Nulla nei Vangeli ci puō indurre a prenderli sul serio da un punto di vista biografico: non c'č alcuna buona ragione per pensare che siano altro che antichi esempi di arte romanzesca.

Se la storicitā di Gesų non puō essere provata dagli scritti del Nuovo Testamento, che ne č delle fonti extrabibliche? Forse qualche storico greco o romano o ebreo osservō la sua carriera e ne scrisse qualcosa? Nessuno.

Benché Giuseppe Flavio [4], Tacito [5], Svetonio [6] ed altri autori antichi siano spesso citati come prova di un Gesų storico, č chiaro che i loro resoconti (se pure si potesse dimostrare la loro autenticitā) sono derivati, non originali. Giuseppe Flavio, il pių antico di questi tre storici, nacque almeno cinque anni dopo la data della presunta crocifissione. Non solo non ci sono testimoni oculari, ma c'č anche da considerare che gli antichi resoconti non cristiani su Gesų furono scritti in un'epoca in cui il cristianesimo era giā un rigoglioso delirio, ed i nostri autori pagani possono solo essere considerati come testimoni dello stato di evoluzione delle tradizioni cristiane nella loro epoca, e non come testimoni di un Gesų di Nazaret storico.

Nessuna prova plausibile indica che Gesų sia mai vissuto. Anche se ciō, naturalmente, non č sufficiente a provare che non sia effettivamente mai vissuto, perché č logicamente impossibile provare un negativo universale, č tuttavia possibile dimostrare che non c'č bisogno di ipotizzare alcun Gesų storico. La biografia del Cristo puō essere spiegata in termini puramente letterari, astrologici e di mitologia comparata. Il principio logico noto come "rasoio di Occam" ci dice che le ipotesi di base non dovrebbero essere moltiplicate oltre il necessario. Ai fini pratici, dimostrare che un Gesų storico č un'ipotesi non necessaria ha la stessa validitā del provare che non č mai esistito.

II. Il Cristianesimo iniziō come religione misterica.

Mentre il Cristianesimo moderno strombazza il suo messaggio apertamente e a tutti, con poco rispetto di quelli che non hanno interesse ad ascoltare la sua "buona novella", all'inizio non era cosė. Una lettura attenta delle epistole Paoline e dei Vangeli (supportata dalle recenti scoperte di nuove prove documentali) mostra che il Cristianesimo iniziō come culto misterico, colmo di iniziazioni, segreti, e livelli multipli di indottrinamento.
(Al proposito, giova ricordare che, in una delle fasi iniziali della Messa cattolica, il celebrante pronuncia la formula: "Fratelli, per celebrare degnamente i Santi Misteri, riconosciamo insieme i nostri peccati. NdT)

La parola mistero (dal greco mysterion: "ciō che č noto solo agli iniziati") ricorre ventisette volte nel Nuovo Testamento ufficiale, e quasi tutte queste ricorrenze dimostrano l'esistenza di un'infrastruttura segreta nel culto nascente.

Gli si accostarono i discepoli e gli dissero: "Perché parli ad essi in parabole?" Egli rispose loro: "Perché, mentre a voi č dato di comprendere i misteri del Regno dei cieli, a loro invece no". [Matteo 13, 10-11]
I versetti scombinati che oggi vengono di solito stampati alla fine della Lettera ai Romani (ma che si trovano altrove in diversi manoscritti antichi) ci parlano "del piano misterioso (mysterion) taciuto per una durata indeterminata, ma reso noto adesso..." [La Bibbia, Edizioni Paoline - a cura della Conferenza Episcopale Italiana)
(Nell'articolo originale, i passaggi sono tratti dalla "New English Bible"; nelle traduzioni in italiano si č fatto sempre ricorso all'edizione a cura della C.E.I. - NdT)

Paolo iniziatore ai miti misterici č molto evidente in passi come ad esempio nella Prima Lettera ai Corinzi, 2, 6 segg.:

Annunziamo, sė, una sapienza a quelli che sono perfetti [cioč, pronti ad essere iniziati], ma una sapienza non di questo mondo, né dei prėncipi di questo mondo [7] che vengono annientati; annunziamo una sapienza divina, avvolta nel mistero, che fu a lungo nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei tempi per la nostra gloria. Nessuno dei prėncipi di questo mondo l'ha conosciuta...Sta scritto infatti: Cosa che occhio non vide, né orecchio udė, né mai entrō in cuore di uomo, ciō che Dio ha preparato per quelli che lo amano. Ma a noi l'ha rivelato mediante lo Spirito...[8]
Nella Prima Lettera ai Corinzi, 4, 1 si parla degli "amministratori dei misteri di Dio".

Paolo l'aspirante iniziatore di postulanti ai misteri fa capolino anche dal terzo capitolo della Prima lettera ai Corinzi. "Ed io, fratelli, non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali (nella versione inglese: "che hanno lo Spirito", NdT)", dice ai suoi incompleti iniziati, "ma come a esseri di carne, come a infanti in Cristo. Vi ho dato da bere latte, non cibo, perché non ne eravate capaci. E neanche adesso lo siete; perché siete ancora carnali". [9] I Corinzi di Paolo erano ancora nutriti con la storia superficiale; non erano ancora pronti per ricevere il significato nascosto delle cose, forse l'intera veritā sulla natura simbolica, e non fisica, di "Cristo".

Che ci fossero, in effetti, un Vangelo segreto, ed un'iniziazione ai misteri della religione oggi nota come Cristianesimo, č attestato in maniera drammatica dal "Vangelo segreto di Marco", trovato in un manoscritto scoperto da Morton Smith nel 1958, nel monastero di Mar Saba, a sud-est di Gerusalemme. Il testo greco trovato da Smith sembra essere stato composto in origine alla fine del secondo secolo da Clemente Alessandrino. [10] Clemente risponde ad un certo Teodoro, sconvolto da alcune affermazioni secondo le quali ci sarebbe stato un Vangelo segreto di Marco diverso dalla versione canonica (ufficiale). Clemente gli dice che in effetti c'č un Vangelo segreto usato dalla Chiesa di Alessandria per le iniziazioni ai misteri cristiani. Ci dā parecchi esempi di materiale presente nel Vangelo segreto, ma assenti da quello canonico. Uno dei "segreti" pių interessanti rivelati da Clemente ci dice:

...Gesų rotolō via la pietra dall'ingresso della tomba. Vi entrō ed andō dritto lė dove stava il giovane, distese la mano e lo fece alzare, prendendogli la mano. Ma il giovane, vedendolo, lo amō, e lo pregō di poter diventare come lui. Ed usciti dalla tomba vennero alla casa del giovane, poiché questi era ricco. E dopo sei giorni Gesų gli disse che cosa fare, e quella sera il giovane venne a lui, indossando un lenzuolo di lino sul corpo nudo. E rimase con lui quella notte, poiché Gesų gli insegnō i misteri del Regno di Dio. [11]

III. Il Cristianesimo derivō tanto dal Mitraismo quanto dall'Ebraismo. Comprendere le origini del Mitraismo č cruciale per comprendere le origini del Cristianesimo.

La religione misterica con la quale il Cristianesimo delle origini sembra pių strettamente imparentato č il Mitraismo. Mitra (scritto anche Mithra o Mithras), un'invenzione greco-persiana, nacque da una vergine nel solstizio d'inverno [a] - che nel calendario Giuliano cadeva spesso il 25 Dicembre. Essendo una divinitā solare, Mitra veniva venerato di Domenica (Nei calendari pagani, il giorno del Sole: questa denominazione rimane in Inglese ["Sun-day"] ed in tedesco ["Sonn-Tag"] - NdT); dopo la fusione di Mitra con Helios (il Dio Sole greco, NdT), veniva rappresentato con un'aureola luminosa intorno alla testa. In alcuni casi č stato difficile capire se antiche immagini intendevano rappresentare Mitra o Gesų. Il massimo sacerdote del culto era chiamato papa, e governava da un "mithraeum" sul Colle Vaticano a Roma. Una caratteristica iconografica molto importante del Mitraismo era una grossa chiave, necessaria per aprire i cancelli celesti attraverso i quali si credeva che passassero le anime dei defunti. Sembrerebbe che "le chiavi del Regno" tenute dai Papi in qualitā di successori di "San Pietro" derivino da Mitra, non da un Messia palestinese. I sacerdoti Mitraici indossavano il miter, uno speciale cappello dal quale č derivato quello dei vescovi Cristiani. (Il nome latino di questo cappello frigio/persiano era appunto mitra, rimasto anche in italiano). I Mitraisti consumavano un pasto sacro (Myazda), completamente analogo al pasto eucaristico cattolico (la Messa, in latino Missa). Come i Cristiani, celebravano la morte sacrificale di un salvatore che risorse di Domenica (Giorno del Sole). Uno dei centri principali del culto filosofia mitraico fu Tarso - cittā natale di San Paolo - in quella che č oggi la Turchia sud-occidentale.

IV. Mitraismo e Cristianesimo devono la loro origine ad astrologia ed astronomia.

Nel 128 A.E.C. (Avanti Era Comune) l'astronomo Ipparco di Rodi scoprė la precessione degli equinozi [Figura 2]. Poiché l'asse terrestre ha un'inclinazione di circa 23,5 gradi rispetto ad una linea perpendicolare al piano della sua orbita intorno al Sole, quest'ultimo, visto dall'emisfero settentrionale, sembra compiere un percorso nel cielo (eclittica) che per sei mesi all'anno č sopra l'equatore celeste, e per sei mesi ne č al di sotto. (L'equatore celeste indica i punti della "sfera celeste" che sono direttamente sopra la testa di una persona che viva sull'equatore terrestre). Due volte all'anno, poiché il Sole apparentemente si muove lungo l'eclittica, esso incontra l'equatore celeste. Quando il Sole č in questi punti - gli equinozi di primavera e di autunno - il giorno e la notte hanno la stessa durata.



Figura 2. Visto dalla Terra, l'universo stellato sembrō agli antichi come un qualcosa attaccato alla "sfera celeste" che aveva la Terra al suo centro. L'"equatore celeste" č la proiezione dell'equatore terrestre sulla superficie interna della sfera. Il cerchio dell'eclittica č il percorso che il Sole sembra seguire rispetto allo sfondo delle "stelle fisse". Lo zodiaco č una fascia di cielo che si estende per circa 9° al di sopra ed al di sotto dell'eclittica, e che puō essere divisa in dodici zone aventi la stessa dimensione, ciascuna caratterizzata dalla presenza di una costellazione particolarmente notevole. La Luna ed i pianeti visibili sembrano tutti muoversi all'interno dei confini della fascia zodiacale. I “punti equinoziali” sono i due punti in cui l'equatore interseca l'eclittica, con un angolo di circa 23,5°. Intorno al 128 A.E.C., Ipparco di Rodi scoprė che la posizione degli equinozi non era costante. Determinō che l'equinozio di primavera era trovato, in passato, nella costellazione del Toro, ma, ai suoi tempi, si era spostato attraverso quasi tutta la costellazione dell'Ariete. All'inizio dell'era cristiana, l'equinozio di primavera si spostō nella costellazione dei Pesci.

Poiché la Terra oscilla nella sua rotazione sul suo asse, i poli nord e sud non puntano sempre verso gli stessi punti della sfera celeste. Come conseguenza, i punti equinoziali si trovano spostati rispetto alle cosiddette stelle fisse - comprese le stelle che formano le dodici costellazioni zodiacali. Quando Ipparco scoprė che l'equinozio di primavera si era spostato dal Toro all'Ariete, egli, o qualcuno dei suoi discepoli, sentė di aver scoperto l'opera di un dio fino ad allora sconosciuto. (Molti Greci ritenevano che ogni fenomeno naturale, ogni forza fisica, erano in effetti l'opera di un particolare dio). Per motivi astrologici, questo dio venne identificato con l'antico dio persiano Mitra. Nacque cosė la religione misterica nota come Mitraismo. [12] Mitra fu elevato agli altari con la qualifica di Signore del Tempo o cronōcrate, il dio che avrebbe retto l'Era dell'Ariete.

Ai tempi in cui Ipparco ed i suoi colleghi Stoici compresero che l'equinozio di primavera si era spostato dal Toro nell'Ariete, l'equinozio era giā quasi uscito dall'Ariete. Molto presto si sarebbe spostato nei Pesci, e sarebbe stato necessario un nuovo Signore del Tempo. Cosė come lo spostamento dell'equinozio al di fuori del Toro era stato simbolizzato con il sacrificio di un toro [13], allo stesso modo lo spostamento al di fuori dell'Ariete sarebbe stato simbolizzato dal sacrificio di un agnello. Il primo simbolo della religione della nuova era, la religione che avrebbe regnato nell'era dei Pesci, sarebbe stato un pesce - il che č molto significativo. [14] (Pare che la croce fosse in origine la lettera greca chi (c), che ci ricorda l'intersezione tra equatore celeste ed eclittica con un angolo acuto). Non ci sorprende che negli epitaffi e nelle iscrizioni pių antiche si utilizzassero in effetti due pesci per simbolizzare il culto della Nuova Era - rendendo il simbolo cristiano identico al simbolo astrologico, obbedendo cosė al fatto che Pesci č plurale.

V. I Magi di cui si parla nel secondo capitolo del Vangelo secondo Matteo erano astrologi-sacerdoti mitraici, probabilmente esploratori in cerca del nuovo Signore del Tempo che avrebbe governato la "nuova era" dei Pesci.

I sacerdoti mitraici che pių attivamente si dedicavano all'astrologia del culto erano noti come Magi (dal greco magoi), e sono raffigurati con indosso cappelli frigi (pseudo-persiani) come quelli che si suppone indossasse Mitra. La mia tesi č che alcuni di questi Magi, accortisi che l'era di Mitra si stava avvicinando alla fine (l'equinozio si sarebbe spostato nei Pesci durante il primo secolo E.C. [Era Cristiana]), avrebbero lasciato i loro centri di culto in Frigia e Cilicia, nell'attuale Turchia orientale e sud-orientale, siti in cittā come Tarso, per recarsi in Palestina a vedere se avrebbero potuto localizzare non solo il Re dei Giudei, ma il nuovo Signore del Tempo, il signore della nuova era dei Pesci. (Si riteneva che la costellazione dei Pesci avesse particolari legami con gli Ebrei). Credo che sia significativo che, in alcune delle prime rappresentazioni della Visitazione dei Magi al Bambino (compresa una in una chiesa di Betlemme), i Magi indossino cappelli frigi (mitraici).

Benché sia chiaro che la storia della visitazione dei Magi, riportata all'inizio del secondo capitolo del Vangelo secondo Matteo, sia pių una favola che un racconto storico (come si fa a seguire una stella?), sembra che in essa vi sia un nucleo di storicitā. Ritengo, comunque, che il testo greco sia stato frainteso nella parte che riguarda la zona di origine dei Magi, ed il luogo in cui si trovavano quando videro la stella che diede inizio al loro viaggio. La Bibbia di Re Giacomo (traduzione inglese "classica" di inizio 1600, pių poetica che accurata, ancora oggi la principale edizione in tutti gli USA - NdT) ci parla di "saggi venuti dall'oriente", che "hanno visto la sua stella in oriente". (La stessa versione č riportata dalla Bibbia cattolica ed. Paoline-C.E.I. - NdT). Le traduzioni moderne tendono ad avere i saggi che vedono "la stella al suo sorgere". Il termine greco che indica "oriente" utilizzato in questi due passi, anatole, si puō riferire effettivamente all'oriente o al sorgere di un corpo celeste. Ma puō anche essere un nome di luogo - Anatolia. Anatolia potrebbe voler dire tanto l'intera penisola dell'Asia Minore (ovvero, l'area oggi chiamata Turchia), quanto una particolare provincia della Frigia. Sembra quindi che Matteo 2,1-2 dovrebbe effettivamente essere cosė:

Dopo che Gesų nacque a Betlemme in Giudea, al tempo del re Erode, ecco giungere a Gerusalemme dei Magi dall'Anatolia, i quali domandavano: "Dov'č il neonato re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in Anatolia e siamo venuti ad adorarlo".
Questa visita in Palestina dei Magi potrebbe essere stata il catalizzatore che spinse diversi gruppi ebraici - e forse alcuni gruppi non ebraici - a pensare che il Messia che avevano atteso era giā arrivato, e non era stato notato. Affinché questa affermazione non sembri troppo forzata, si dovrebbe tener conto del fatto che, persino nella nostra era sofisticata, notizie della "seconda venuta" di Cristo si diffondono con cadenza regolare (almeno negli USA - NdT). Non č irrazionale pensare che da qualche parte, in questo preciso momento, ci sia una piccola setta che crede che Gesų sia ritornato ora sulla Terra. [15]

Č chiaro che chi scrisse il Nuovo Testamento credeva nella reincarnazione e delle "apparizioni sotto forma di vivente" di personaggi come il profeta Elia. Questo avrebbe reso piuttosto semplice per un gruppo di Magi in visita convincere la gente che il loro Messia era giā apparso. Un esempio particolarmente illustrativo si puō trovare nel Vangelo secondo Matteo: [16]

Gesų...si mise ad interrogare i suoi discepoli: "Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?"
Essi risposero: "Chi dice che sia Giovanni il Battista, chi Elia, chi Geremia o uno dei Profeti".
Dice loro: "ma voi chi dite che io sia?"
Prese la parola Simon Pietro e disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". (...)
Allora i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: "Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?"
Egli rispose: "Elia, sė, deve venire e restaurerā ogni cosa. Ma io vi dico che Elia č giā venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi l'hanno trattato come hanno voluto. Cosė anche il Figlio dell'uomo dovrā soffrire per opera loro."
Allora i discepoli capirono che egli intendeva parlare di Giovanni il Battista.
Simili casi di "eventi" di significanza cosmica che passano inosservati si trovano nei Vangeli di Tommaso [17] e Luca:
Tommaso 51. I suoi discepoli gli dissero, "Quando verrā il riposo dei morti, e quando verrā il nuovo mondo?" Egli disse loro: "Ciō che tanto anelate č giā venuto, ma voi non lo avete riconosciuto".

Tommaso 52. I suoi discepoli gli dissero: "Ventiquattro profeti parlarono in Israele, ed ognuno di loro parlō di te". Egli disse loro: "Avete dimenticato quello che vive in vostra presenza, ed avete parlato solo dei morti".

Luca 17, 20-21. I Farisei gli domandarono: "Quando viene il Regno di Dio?". Egli rispose: "Il Regno di Dio non viene in modo che si possa osservare. Nessuno potrā dire: 'Eccolo qui', o: 'Eccolo lā', perché il Regno di Dio č giā in mezzo a voi".

VI. Gli Ebrei erano pronti per i Magi quando questi vennero in visita

Gli Ebrei, durante gli ultimi due secoli A.E.C., stavano aspettando un Messia, controllando accuratamente i passi dell'Antico Testamento (AT) che immaginavano descrivessero tutto quanto della persona che sarebbe stata il loro Messia. I testi effettivi dell'AT venivano spesso presi completamente fuori contesto, distorti e citati erroneamente, con poco rispetto per i tempi originali dei verbi (Un esempio particolarmente egregio di una simile metodologia di distorsione delle scritture si puō vedere nel Vangelo secondo Matteo).


Non si conosce alcuna opera scritta del Mitraismo, in quanto, come altri culti misterici, era imperniato su un segreto noto solo alle persone iniziate ai suoi riti. La maggior parte della nostra conoscenza al riguardo deriva dall'iconografia dei suoi templi. In essa, un elemento centrale era la raffigurazione di Mitra che sacrificava un toro (Toro) selvatico.

I riferimenti biblici sulla venuta del messia che diversi gruppi avevano estrapolato sarebbero stati reinterpretati dopo la visita dei Magi: invece di dire quello che il Messia avrebbe fatto, vennero ad essere interpretati come un resoconto di ciō che il Messia aveva giā fatto. La notizia che il Messia era giā arrivato si sarebbe sparsa rapidamente. Il fatto che nessuno aveva notato la prima venuta fu la ragione per cui si dovette inventare il mito della seconda venuta. Niente era conseguito, nei fatti, dalla prima venuta - salvo che sulla carta!

Un esempio di una simile lista di profezie messianiche č stato trovato tra i Rotoli del Mar Morto. Lo studioso dei rotoli Theodor Gaster ci parla di

...una catena di cinque passi delle Scritture che attestano l'avvento del Profeta Futuro e del Re Unto (=consacrato) e la sconfitta finale degli empi. I primi quattro sono presi dal Pentateuco, e comprendono un brano degli oracoli di Balaam. Il quinto č un'interpretazione di un versetto del Libro di Giosuč. Una caratteristica interessante di questo documento...č che gli stessi identici passi del Pentateuco sono utilizzati dai Samaritani come prova della venuta del Taheb, il futuro "Rigeneratore". Evidentemente costituivano un insieme standard di citazioni di questo genere, ovvero del tipo che, per lungo tempo, gli studiosi hanno supposto fossero nelle mani degli autori del Nuovo Testamento quando citavano passaggi della Bibbia ebraica che sarebbero stati confermati da eventi particolari nella vita e carriera di Gesų. [18]

VII. Lo Gnosticismo aiutō a reinterpretare le liste di profezie messianiche, ed altre creazioni letterarie precristiane, come documenti riguardanti la vita del Messia inosservato.

Prima che il cosiddetto Nuovo Testamento fosse completato, i capi della primitiva Chiesa Cristiana dovettero muover battaglia ad un'"eresia" nota come Gnosticismo. Gli Gnostici erano persone che credevano nella gnosis, un tipo di conoscenza introspettiva. Secondo Kurt Rudolph, un'autoritā riconosciuta sullo Gnosticismo, la gnosis č "conoscenza data dalla rivelazione, che č stata resa disponibile solo agli eletti che sono in grado di riceverla, e quindi ha un carattere esoterico". [19] Oggi si sa che lo Gnosticismo č pių antico del Cristianesimo, e si potrebbe affermare che il Cristianesimo č un'eresia gnostica, piuttosto che al contrario, come si insegna tradizionalmente.

Attraverso la "rivelazione" gli Gnostici ed altri poterono decidere non solo che le profezie messianiche avrebbero dovuto essere reinterpretate, ma anche che fonti completamente slegate dal Cristianesimo erano in realtā piene di conoscenze nascoste di importanza notevole per i Cristiani stessi. Questo č molto importante da un punto di vista psicologico, in quanto permise agli autori delle biografie messianiche di non sentirsi colpevoli di frode, nonostante che, nei loro prodotti, di vero ci fosse poco o niente. Tutto ciō di cui l'autore di una biografia del Messia aveva bisogno, magari dopo un lungo digiuno, era la fortissima sensazione - magari il risultato di un sogno, di autosuggestione, o persino di un'allucinazione - che la conoscenza le venisse comunicata direttamente da un altro mondo. Con queste premesse, anche una lista di attrezzi da giardinaggio poteva essere magicamente trasformata in un documento religioso di grande profonditā.


Due dei simboli pių antichi del Cristianesimo erano l'agnello e la croce, come si vede su questo sarcofago del sesto secolo.
La biblioteca gnostica scoperta a Nag Hammadi in Egitto ci fornisce alcuni esempi di come del materiale non cristiano abbia potuto essere riutilizzato per scopi cristiani. La cosiddetta "Apocalisse di Adamo", una fantasia non cristiana composta da elementi ebraici, segue la stessa falsariga generale e contiene molte delle stesse componenti che si trovano nella narrazione della nascita riportata nel dodicesimo capitolo dell'Apocalisse del Nuovo Testamento. Č chiaro che entrambe le storie derivano da una fonte mitologica comune - una fonte che, grazie ai princėpi gnostici, poté essere adattata ad un utilizzo cristiano da "San Giovanni il Rivelatore".

A Nag Hammadi si sono anche trovate le "bozze di revisione" del processo di creazione dell'Apocalisse, molto istruttive per chiunque voglia comprendere come materiali non cristiani abbiano potuto essere tramutati in documenti del Nuovo Testamento. James M. Robinson, l'editore della versione in inglese del catalogo dei materiali di Nag Hammadi, ci dice che:

La biblioteca di Nag Hammadi ci presenta addirittura un esempio del processo di cristianizzazione che si svolge quasi sotto i vostri occhi. Il trattato filosofico non cristiano Eugnosto il Benedetto č suddiviso, in maniera piuttosto arbitraria, in diversi discorsi, che sono poi messi in bocca a Gesų, come risposta a domande (che a volte non hanno nulla a che fare con le risposte) che i discepoli gli rivolgono durante un'apparizione post-resurrezione. Il risultato č un trattato separato intitolato La Sophia di Gesų Cristo. Entrambe le forme del testo sono riportate l'una a fianco dell'altra nel Codice III. [20]

VIII. Gesų dovette ottenere i suoi nomi prima di ottenere le sue vite.

Prima che a Gesų si potesse attribuire una biografia, doveva avere un nome. Effettivamente, ebbe diversi nomi che, come vedremo, in realtā, erano tutti titoli. Cosė, il nome Gesų di Nazaret in origine non era affatto un nome, ma piuttosto un titolo che significava (Il) Salvatore, (Il) Virgulto. In Ebraico questo titolo sarebbe suonato Yeshua' Netser. La parola Yeshua' significa "Salvatore", e Netser significa "bocciolo", "germoglio", "virgulto" - un riferimento a Isaia 11, 1, che si pensava predicesse un Messia (lett. "L'Unto") della linea di Iesse (il padre di Re David): "Ma un rampollo uscirā dal tronco di Iesse, ed un Virgulto spunterā dalle sue radici..."

Mentre questo riferimento ad un rampollo da Iesse sembrerā senza dubbio oscuro ai lettori moderni, non sarebbe stato affatto oscuro per antichi Ebrei come quelli che scrissero i Rotoli del Mar Morto (e scrissero un commento su Isaia 11, 1), né sarebbe stato oscuro per i primi Cristiani. Secondo il padre della Chiesa Epifanio, nato a Cipro nel 367 E.C., autore di un trattato contro gli "eretici", i Cristiani erano chiamati all'inizio Iesseani, proprio per il legame messianico con Iesse. [21]

Anche se per persone che parlavano l'Ebraico ed il suo stretto cugino Aramaico il significato e l'importanza profetica del titolo Il Salvatore, Il Virgulto sarebbero stati chiari, dopo che il titolo "Yeshua' Netser" fu tradotto a forza in Greco come Iesous Nazoraios o Iesous Nazarenos, il suo significato di titolo deve essere stato presto dimenticato. La prima parte, "Yeshua'" (Iesous), divenne un semplice nome (Jesus Iesus in Latino), un po' come Giorgio, Aldo, o Carlo. La seconda parte, "Netser", (Nazoraios, latino "Nazarenus"), fu invece male interpretata come derivante dal nome di un posto - l'immaginario villaggio di Nazaret - cosė come la parola Bergamasco puō derivare da Bergamo. (Si noti che i Greci indicavano normalmente le persone con nome e luogo di provenienza - es. Pitagora di Samo, Talete di Mileto etc.: questo potrebbe spiegare la deformazione compiuta in greco del significato originale del titolo - NdT)

E cosė, Yeshua' Netser divenne Gesų di Nazaret - un nome del tipo "Toni il Veneto", che si pensava contenesse informazioni sul luogo d'origine di una persona. (Ci potrebbe essere stato un periodo intermedio tipo "Mago di Oz", in cui un titolo era combinato con un nome di luogo: il Salvatore di Nazaret).

Ai tempi di Augusto, non c'era nessun posto chiamato Nazaret, e non č ancora completamente sicuro che il posto oggi cosė chiamato fosse abitato durante il periodo in questione, sia pur con un altro nome. Il nome non appare nell'Antico Testamento né nella vasta letteratura "intertestamentale". Né tantomeno lo si trova in Giuseppe Flavio, nonostante il fatto che egli nomini diverse dozzine di cittā della Galilea - dove risedette da militare. Per quanto posso immaginare, il posto oggi chiamato Nazaret ricevette il suo nome da un Iesseano di fervida immaginazione tra la fine del secondo secolo e l'inizio del terzo - molto probabilmente dopo che Adriano ebbe cacciato gli Ebrei da Gerusalemme nel 135 E.C. Ai tempi di Augusto, comunque, Nazaret era altrettanto leggendaria della famiglia Maria-Giuseppe-Gesų che si supponeva ci avesse vissuto. [21B]

Č interessante notare che scavi archeologici condotti nelle pių antiche chiese ebraico-cristiane di quella cittā hanno portato alla luce motivi ornamentali costituiti essenzialmente da rametti, ovvero virgulti (che richiamano il nome netser), insieme a zodiaci - alcuni addirittura messi a contorno del classico simbolo di Cristo "chi-rho" (XP) [22], cosė come sono stati trovati zodiaci che circondavano immagini di Mitra. Inoltre, le rovine dei battisteri offrono la prova che i riti di iniziazione nel Cristianesimo delle origini erano interessanti almeno quanto quelli del Mormonismo prima della recente semplificazione.

Come Gesų di Nazaret, anche il "nome" Gesų Cristo cominciō come unione di due titoli. Come abbiamo visto, la parte Gesų č in effetti il titolo Salvatore. Ma la parte Cristo? La parola greca christos significa "unto" (nel senso di "consacrato"), ed č l'equivalente del termine ebraico meshiah. Pertanto, Cristo e Messia sono termini equivalenti, ed entrambi si riferiscono alla peculiare pratica israelita di ungere i loro re e grandi sacerdoti (i Greci invece ungevano i loro atleti).

IX. Gesų ottenne le sue vite da altre persone ed altre letterature.

Nel Nuovo Testamento sono descritti almeno cinque diversi Gesų: quello che l'Apostolo Paolo "incontrō" durante un attacco epilettico sulla via di Damasco, e i quattro tangibilmente diversi messia la cui cronaca č riportata nei Vangeli canonici. Le dimensioni biografiche del messia Paolino sono cosė scarne che non c'č bisogno di dirne molto. Ma che si puō dire delle storie raccontate dai quattro evangelisti?


Due pesci (simboleggianti l'era dei Pesci) con un'ancora a forma di croce nel dettaglio di una lapide dell'inizio del quarto secolo. Molto presto nella storia del Cristianesimo il pesce fu anche collegato al battesimo, e veniva utilizzato come acrostico (in Greco) della frase "Gesų Cristo, Figlio di Dio, Salvatore".

Gran parte del materiale biografico che si trova nel Nuovo Testamento č una pura rimasticazione di materiale preso dall'Antico Testamento Greco, la Bibbia dei Settanta. Una parte considerevole della struttura narrativa del Vangelo secondo Matteo (ed anche di quello secondo Marco, la sua fonte) puō essere considerata una "incarnazione" ed un adattamento di una lista di profezie messianiche come quella che, nella mia ipotesi, avrebbe formato il nucleo dei vangeli. Pių e pių volte, Matteo ci racconta eventi e circostanze sia banali che importanti, e li fa seguire dal ritornello "...affinché si compiesse ciō che era stato annunziato dai Profeti..." Benché questo ritornello non compaia nel racconto di Marco, appare chiaro che l'ossatura della storia usata da Marco era stata costruita a partire da una lista di controllo di "profezie" dell'Antico Testamento che sarebbero state soddisfatte dal messia.

Se i molti "detti di Gesų" (logia) riportati nei Vangeli potessero essere derivati in maniera convincente da una singola personalitā o fonte, ciō rappresenterebbe una forte prova a favore dell'esistenza di un Gesų storico. Ma cosė non č. Un gruppo di importanti studiosi della Bibbia, che si definiscono "Il Seminario di Gesų", sponsorizzati dal Westar Institute di Sonoma, California, ha recentemente completato un'analisi, durata sei anni, di tutti i logia, ed ha dichiarato che almeno l'ottanta per cento dei detti non sono autentici! In altre parole, sono stati in grado di trovare spiegazioni per la loro composizione che non richiedono un Gesų storico. [23] E l'altro venti per cento? Tutto quello che possiamo dire č che la loro vera origine č ignota. Non č stato provato che vengano da un uomo di nome Gesų.

Collegare tutti gli elementi delle biografie di Gesų alle loro fonti richiederebbe un libro molto voluminoso. Qui possiamo fornire solo pochi esempi di come alcuni materiali sono stati incorporati nel groviglio di letteratura che č arrivato ad essere conosciuto come "La vita di Cristo".

Le guarigioni miracolose derivano probabilmente dalle testimonianze di persone che ritenevano di essere state curate dal dio greco Asklepios (Asclepius in Latino, Esculapio in Italiano). Il grande livore con cui i primi padri della Chiesa attaccarono il culto di questo dio pagano indica una forte rivalitā tra i due culti, ed un certo imbarazzo tra i Cristiani, cui veniva ripetuto di continuo che Asklepios aveva giā fatto tutti i giochetti di Gesų, e li aveva fatti meglio.

Ben presto nello sviluppo delle biografie, si giunse ad identificare "Gesų" con il "Figlio dell'Uomo", personaggio che figura in maniera molto importante nei libri pių tardi dell'Antico Testamento ed in scritti apocrifi come il Libro di Daniele ed il Libro di Enoch (apocrifi per i Protestanti, questi due libri fanno invece parte del canone cattolico - NdT). Questo permise un accrescimento su larga scala del materiale letterario. Č interessante notare come la letteratura sul Figlio dell'Uomo subė una considerevole evoluzione dai suoi inizi alla sua amalgamazione con in personaggio Cristo. In origine, in Ebraico ed Aramaico, la frase figlio dell'uomo stava semplicemente ad indicare un essere umano - cioč, non un altro tipo di animale. Pių tardi, simboleggiō la nazione di Israele. Molta della letteratura profetica che si riferisce al Figlio dell'Uomo si riferisce, in realtā, alla nazione di Israele. (Israele era, in fin dei conti, una nazione di esseri umani; i goyim o "genti" - i "gentili" - non erano considerati completamente umani). Quindi, il termine fu di nuovo individualizzato, ed identificato con l'atteso Messia. Infine, fu innestato - con tutta la letteratura e le associazioni che aveva accumulato - sulla vita di Gesų.

Parte della biografia di Gesų fu derivata dallo Gnosticismo precristiano, e una parte del materiale fu incorporato dalla letteratura sapienziale ebraico-ellenistica. Alcuni temi, come la dottrina del logos (in latino verbum: "il Verbo, la Parola"), derivarono dalla filosofia stoica. Il detto: "C'č pių felicita a dare che a ricevere" [Atti, 20, 35] č in realtā un antico aforisma greco. [24] Il detto in Matteo, 11, 17 "Abbiamo per voi sonato e non avete danzato" deriva da una delle favole di Esopo! [25] Il detto "Dove sta il cadavere lā si raccolgono gli avvoltoi" [Matteo, 24, 28; Luca, 17,37] č riportato da un certo numero di predecessori greci (Luciano [26], Eliano [27]) e latini (Seneca [28], Marziale [29], e Lucano [30]). [31]

Come illustrazione finale di quanto fosse facile mettere delle parole in bocca a Gesų, possiamo considerare un passo della Prima Lettera ai Corinzi di Saulo/Paolo. Nel nono versetto del secondo capitolo, egli cita una "scrittura" ancora non identificata:

Sta scritto infatti: "Cosa che occhio non vide, né orecchio udė, né mai entrō in cuore di uomo, ciō che Dio ha preparato per quelli che lo amano".
Nel Vangelo di Tommaso (in realtā una raccolta di detti o logia, simile al Documento Q da cui Matteo e Luca trassero presunti detti di Gesų), questa frase č rielaborata come logion numero 17 ed attribuita allo stesso Gesų:
"Vi darō cosa che occhio non vide, né orecchio udė, né mano toccō, né mai entrō in cuore di uomo"[32]

Lo stesso detto fu adattato dall'autore del Documento Q e trovō la sua strada nel Nuovo Testamento ufficiale come Matteo, 13, 16-17 e Luca, 10, 23-24:
"Beati invece i vostri occhi che vedono, le vostre orecchie che odono...Poiché in veritā vi dico: molti profeti e giusti e re desiderarono vedere ciō che voi vedete e non videro, udire ciō che voi udite e non udirono!" [Le parti in corsivo si trovano solo nella versione di Matteo, quelle in grassetto solo in quella di Luca] [33]

Si deve ancora passare attraverso l'intero Nuovo Testamento per estrarre tutto il materiale che dovrebbe contenere informazioni sulla vita di Cristo e collegarlo alle sue fonti. Ancora si deve determinare quali tra i personaggi del libro sono storici e quali di fantasia. I dodici discepoli, per esempio, sembrano essere figure zodiacali, ma Giovanni il Battista potrebbe essere stato reale. San Paolo quasi certamente fu reale, ma San Pietro probabilmente non lo fu. La Vergine Maria e Giuseppe furono inventati per rivestire i loro ruoli, ma Ponzio Pilato non fu inventato.

Resta ancora molto lavoro da fare per mandare in fallimento i cronisti di Cristo, benché una quantitā impressionante di questo lavoro fosse giā stata fatta un secolo e pių or sono: oggi perō questo lavoro č andato perduto, o č comunque difficile da recuperare. Questo fatto ha portato i popolari scrittori Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln a commentare:

Ogni contributo nel campo della ricerca biblica č come un'impronta nella sabbia. Ognuna di esse viene coperta pressoché all'istante e, per quanto concerne il grande pubblico, non lascia praticamente traccia alcuna. Ognuna di esse deve costantemente essere rifatta ex novo, solo per essere di nuovo ricoperta. [34]

Č giunto il tempo che sia il vuoto che č Cristo, e non pių le impronte degli studiosi, ad essere riempito di sabbia. Č passato il tempo in cui esseri mitici dovevano essere presi sul serio. Č giunto il tempo in cui gli studiosi della Bibbia dovranno ergersi sulle stesse solide fondamenta su cui si resse il Marchese de Laplace quando venne interrogato dall'Imperatore di Francia. Quando interrogati sul Gesų storico, tutti dovrebbero essere in grado di rispondere: "Non ho bisogno di quell'ipotesi".

[inizio]


NOTE DELL'AUTORE:

[1] In Atti, 22, 7 segg., sedicente racconto in prima persona della conversione di Saulo, si trova quanto segue: "Io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: 'Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?'. Io risposi: 'Chi sei, o Signore?'. Mi disse: 'Io sono Gesų il Nazareno, che tu perseguiti'. Quelli che mi accompagnavano videro la luce, ma non udirono la voce di colui che parlava..." [La Bibbia - ed. Paoline-C.E.I.]

Un racconto contraddittorio, in terza persona, della conversione di Saulo si trova in Atti, 9, 4 segg.: "...caduto a terra, udė una voce che diceva: 'Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?' Egli rispose: 'Chi sei, o Signore?'. E quegli: 'Io sono Gesų, che tu perseguiti...' Gli uomini che viaggiavano con lui stavano senza parola, poiché udivano il suono della sua voce ma non vedevano nessuno..." [La Bibbia - ed. Paoline-C.E.I.]

Sembrerebbe che la versione nel Capitolo 9 sia stata presa da un documento pių antico di quello da cui fu derivata la versione del Capitolo 22. La tradizione di Nazaret non era stata ancora inventata quando la storia del Capitolo 9 fu messa in cantiere. [indietro]

[2] Un esempio dell'ignoranza di Marco sulla geografia palestinese si trova nella storia da lui narrataci di Gesų che viaggia da Tiro, sul mediterraneo, al Mare di Galilea, cinquanta chilometri all'interno. Secondo Marco, 7, 31, Gesų e la sua banda andarono passando per Sidone, trenta chilometri a nord di Tiro sulla costa mediterranea! Siccome andata e ritorno Tiro/Sidone sono circa sessanta chilometri, questo significa che il Messia di Marco camminō per centodieci chilometri quando avrebbe potuto camminare solo per cinquanta. Benché Marco sembri ignaro di questo problema, i traduttori della Versione di Re Giacomo sembrano averlo compreso molto bene - ed hanno offuscato appositamente la loro traduzione: "Partendo dalle coste di Tiro e Sidone..." [indietro]

[3] Marco, 10, 12 ci dice che una donna, se divorzia da suo marito e sposa un altro uomo, commette adulterio. Benché questo fosse possibile in alcune societā pagane, non era un'opzione aperta alle donne Israelite (solo l'uomo poteva ripudiare la moglie, non viceversa - NdT). [indietro]

[4] Youssef ben Matthias, noto come Giuseppe Flavio (ca. 37 E.C. - ca. 100), storico e generale ebreo. [indietro]

[5] Cornelio Tacito (ca.56 E.C. - ca. 120), oratore romano, storico e politico. [indietro]

[6] Gaio Svetonio Tranquillo (ca. 69 E.C. - ca. 122), biografo e storico romano. [indietro]

[7] Č difficile non vedere in ciō un riferimento all'Era dell'Ariete ed ai suoi 2150 anni di durata, sulla quale Mitra aveva regnato come "Signore del Tempo" o cronōcrate. Paolo scrisse quasi esattamente nel periodo in cui cominciava l'Era dei Pesci, con Gesų come nuovo Signore del Tempo. Il termine greco per "i prėncipi di questa era" č archanton tou aionos toutou. Questo riflette abbastanza bene sia i misteri astrologici che quelli gnostici. Nello Gnosticismo, gli archons sono chiaramente dominatori di origine astrologica, e gli æons sono sia dominatori che periodi di tempo. Č anche suggestivo il fatto che il padre della Chiesa Origene, commentando questo passaggio dei Corinzi, alluda alla "astrologia dei Caldei e degli Indiani" e dei "Magi" - astrologi mitraici o zoroastriani Origen De Principiis, The Ante-Nicene Fathers, Vol. IV, edited by Alexander Roberts and James Donaldson, Wm. B. Eerdmans Publishing Co., Grand Rapids, MI, 1982, pp. 335-6.] [indietro]

[8] La Bibbia, Edizioni Paoline - a cura della C.E.I.. [indietro]

[9] I Cor. 3,1-3 - La Bibbia, c.s.. [indietro]

[10] Tito Flavio Clemente Alessandrino (ca. 150 C.E. - ca. 211), importante padre della Chiesa degli inizi. [indietro]

[11] Morton Smith, Clement of Alexandria and a Secret Gospel of Mark, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1973, p. 447. [indietro]

[12] Per questa comprensione moderna dell'origine tarda ed astrologica della religione mitraica, mi sono basato essenzialmente sulle opere di David Ulansey, in particolare sul suo breve libro The Origins of the Mithraic Mysteries: Cosmology and Salvation in the Ancient World (Le origini dei misteri Mitraici: cosmologia e salvazione nel mondo antico), Oxford University Press, New York & Oxford 1989. [indietro]

[13]Un'occhiata alla Figura 2 permetterā di vedere che la costellazione di Perseo č posta sopra la costellazione del Toro. Dal punto di vista mitologico, Perseo si amalgamō con Mitra, e la posizione di predominio di Perseo sul Toro suggerė che Mitra-Perseo avesse ucciso il toro. [indietro]

[14] Molto presto nella storia del Cristianesimo, il simbolo del pesce ricevette un'interpretazione non astrologica per mezzo di un astuto acrostico. Il termine greco per "pesce", ICHTHUS, puō essere formato dalle prime lettere di ogni parola della frase Iesous Christos Theou Uios Soter - 'Gesų Cristo, Figlio di Dio, Salvatore'. [indietro]

[15] Il 6 Agosto 1991 il quotidiano scandalistico National Examiner (qualcosa della forza di "Cronaca Vera" - NdT) riportava questo titolo di prima pagina: "Documento del Vaticano. Gesų potrebbe essere di nuovo sulla Terra". L'articolo, a pagina nove, riferiva che "Scienziati e leader religiosi stupefatti credono che Gesų Cristo sia tornato sulla Terra!" Non era completamente chiaro, perō, se la seconda venuta era avvenuta in una maniera biblica, o se Cristo era stato clonato scientificamente da macchie di sangue presenti sulla Sindone. Considerato il grande numero di persone che leggono questo giornale, č pressoché sicuro che ci sia qualcuno che crederā ai suoi straordinari racconti. [indietro]

[16] Matteo 16,13-16; 17,10-13. La Bibbia, c.s. [indietro]

[17] Helmut Koester, Ancient Christian Gospels: Their History and Development, Trinity Press International, Philadelphia, 1990, pp. 124-5. [indietro]

[18] Theodor H. Gaster, The Dead Sea Scriptures, Third Revised and Enlarged Edition, Anchor Books/Doubleday , Garden City, New York, 1976, p. 393. [indietro]

[19] Kurt Rudolph, Gnosis: The Nature and History of Gnosticism, Harper & Row, San Francisco, 1985, p. 55. [indietro]

[20] James M. Robinson, The Nag Hammadi Library, Third, Completely Revised Edition, Harper, San Francisco, 1988, pp. 8-9. [indietro]

[21] J.-P. Migne, Patrologiae Cursus Completus, etc., Series Graeca Prior, Patrologiae Graecae Tomus XLI, S. Epiphanius Constantiensis in Cypro Episcopus, Adversus Haereses, Paris, 1863, columns 389-390. [indietro]

[21B] Nonostante gli scavi compiuti dal Francescano B. Bagatti [Excavations in Nazareth, trad. F. Hoade, Franciscan Printing Press, Jerusalem, 1969], non sono mai stati ritrovati resti di alcun edificio databile al primo secolo A.E.C. o E.C. nel sito corrispondente alla moderna Nazaret, e i manufatti che Bagatti ha datato come risalenti "al periodo Romano" sono probabilmente tutti successivi al primo secolo E.C. Inoltre, la maggior parte, se non tutti i manufatti sembrano essere oggetti funerari usati nella sepoltura dei cittadini di Giaffa (Japhia), una cittadina ad un paio di chilometri di distanza, che era nota a Giuseppe Flavio.

Il primo riferimento a Nazaret rintracciabile in qualche iscrizione č ritenuto essere un frammento di marmo trovato nel sito corrispondente all'antica Cesarea nel 1962. ["A List of Priestly Courses from Caesarea," M. Avi-Yonah, Israel Exploration Journal, 12:137-9] La sinagoga in cui fu trovato il frammento di marmo sembra essere databile tra la fine del terzo secolo e l'inizio del quarto secolo E.C. [The Archeology of the New Testament, Jack Finegan, Princeton Univ. Press, 1992, p. 46], il che non consente all'iscrizione di essere una testimonianza dell'esistenza di un posto del primo secolo chiamato Nazaret.

Rimane dubbio, comunque, se l'iscrizione nomini effettivamente Nazaret. I molti frammenti dell'iscrizione collegati furono interpretati per mezzo di poemi liturgici ebraici del sesto-settimo secolo - quando la Nazaret odierna era giā una rigogliosa localitā turistica ed il nome era ben noto. Le lettere n-ts-r-t sono circondate da orli spezzati della pietra (in effetti, la n č presente solo in parte), e non č sicuro quali lettere abbiano potuto precedere la n. Secondo me, la n danneggiata era probabilmente preceduta da una g (una lettera molto stretta nell'alfabeto ebraico, che sarebbe entrata comodamente nello spazio ipotizzato dagli scopritori dell'iscrizione), e dunque l'iscrizione andrebbe letta Genezaret, non Nazaret. Genezaret fu fondata nel periodo ellenistico, ed era ben nota. [indietro]

[22] Le lettere chi (X) e rho (R) sono le prime due lettere della parola greca Christos, e sono state sovrapposte l'una all'altra a formare una specie di croce, un simbolo ancora ampiamente utilizzato dalla Chiesa Cattolica Romana. [indietro]

[23] Le regole seguite da questa squadra di studiosi, unitamente alle loro ragioni per accettare o rifiutare un determinato logion si possono trovare in The Gospel of Mark Red Letter Edition, by Robert W. Funk and Mahlon H. Smith, Polebridge Press, Sonoma, California, 1991. [indietro]

[24] Koester, Ancient Christian Gospels, p. 63. [indietro]

[25] Arnold Ehrhardt, The Framework of the New Testament Stories, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts, 1964, p. 51-3. [indietro]

[26] Luciano (ca. 120 E.C. - 180), retore ed autore di satire greco. [indietro]

[27] Claudio Eliano (ca. 170 E.C. - ca. 235), retore romano. [indietro]

[28] Lucio Anneo Seneca (ca. 4 A.E.C.- ca. 65 E.C.), statista e filosofo romano. [indietro]

[29] Marco Valerio Marziale (ca. 40 E.C.- ca. 103), poeta romano. [indietro]

[30] Marco Anneo Lucano (39-65 E.C.), poeta romano. [indietro]

[31] Ehrhardt, Framework, p. 53-8 [indietro]

[32] Koester, Ancient Christian Gospels, p. 58. [indietro]

[33] Koester, Ancient Christian Gospels, p. 59. [indietro]

[34] Michael Baigent, Richard Leigh, and Henry Lincoln., The Messianic Legacy, Henry Holt, New York, 1986, p. 9. [Manoscritto ricevuto il 19 Novembre 1991.] [indietro]

[inizio]


NOTE DEL TRADUTTORE:

[a] In realtā, Mitra non era nato da una vergine, ma da una roccia. La confusione, abbastanza diffusa, č essenzialmente dovuta al fatto che, poiché il culto di Mitra non richiedeva l'"esclusiva" ai suoi adepti, era adottato anche da seguaci e persino sacerdoti di altri culti, tra i quali, molti che prevedevano figli di madri vergini (Osiride, il Bacco greco e quello egiziano, Attis). Si parla persino di un culto sincretistico di tutti questi dči (lo stesso Mitra era direttamente associato al romano Sol Invictus), da cui la confusione.
Per ulteriori notizie su Mitra e sulle madri vergini, vedansi:

[indietro]



Đ1996 American Atheists

Traduzione autorizzata da American Atheists