... l'individualità...

 

… Rubriche e Articoli Culturali Firmati…

… l’AutoEditoria Elettronica dei Soci…

… Aggiornata Periodicamente…

 

“Organo Ufficiale”

I.C.P.R.

 

La Direzione, la Redazione e la Segreteria della Rivista Periodica “L’INDIVIDUALITÀ” è domiciliata: I.C.P.R. Via Boschi, 29 Cervarese Santa Croce 35030 Padova Italy - Info Line: +393388024435 - Cam Line: +390499915590 - Direttore Amministrativo: S.R. Direttore Editoriale: L.P. Collaborazioni Redazionali: A.R. Per la realizzazione grafica computerizzata e la digitalizzazione sono stati incaricati dei Volontari Associati. La stesura degli articoli, la stessa correzione, la realizzazione grafica e l'impaginazione è compito del Consiglio di Redazione di assemblare i vari testi. La responsabilità degli articoli è lasciata agli autori, che sostengono e affermano le loro ideologie e hanno l'obbligo di citare la fonte della notizia, con riferimenti bibliografici [Archivio Redazionale Protocollato].  Per ulteriori chiarimenti, i lettori sono pregati di chiedere, delucidazioni agli stessi autori, scrivendo alla Redazione.  L'I.C.P.R.  ringrazierà tutti le collaborazioni che faranno parte alle nostre pubblicazioni future, purché siano pertinenti agli scopi statutari [ VEDI ]. I materiali inviati: fotografie, ritagli e articoli vari non verranno restituiti. Gli articoli vanno indirizzati alla Redazione [ INVIO MAIL ], mentre per i Servizi Dipartimentali dell'Istituto visitate il sito [ ADESSO ].  Per le Vostre recensioni dei libri inviate una copia in Redazione [ ORA ]. Tutti i diritti sono riservati.  E' permessa la riproduzione, la trasmissione in qualsiasi forma o mezzo e le traduzioni, previa autorizzazione della Redazione.  Stampato in Proprio. Per qualsiasi controversia e responsabilità è competente il Foro di Padova.  L'Atto Costitutivo e lo Statuto è stato Depositato e Registrato il 27/10/1986 dallo Studio Notarile di Maria Carmela Ressa in Padova.  Del presente link esiste anche la traduzione in inglese. Le Rubriche verranno ulteriormente riviste e ampliate nella prossima edizione.

 

(c)  Copyright  1989  Edizioni  I.C.P.R.  (Padova)  Italy.

 

… RUBRICHE…

 

RUBRICA: DARE UN SENSO E UN VALORE ALL’ESISTENZA (1)

 

… I TANTI PERCHÈ DELLA VITA… I TANTI PERCHÈ DELLA MORTE…

 

La vita e la morte non possono essere separate, non hai alcuna possibilità di sapere dove comincia l'una e termina l'altra. Puoi avere l'esperienza della morte degli altri ma non della tua, perché la morte è la fine della struttura che fa le esperienze, e si può avere esperienza di come sarà la fine di tutte le esperienze. Ma per il fatto che sei esistito sei spinto a creare un’impressione di continuità, e per giustificarlo ti convinci che ci sarà una vita personale dopo la morte. Nascono così il paradiso, la resurrezione, la reincarnazione, la trasmigrazione delle anime, o il trasferimento nel paese d'Occidente come credevano nell'antico Egitto. Da tutto questo, e a garanzia di quel supposto futuro, nascono la morale, le norme di comportamento, l'interrogarsi sulle proprie azioni e la presunta facoltà di distinguere fra il giusto e lo sbagliato, con la conseguenza di forzare il proprio agire, il che equivale a distruggere l'espressione della vita: Solo una persona che lascia agire la vita a modo suo, senza il movimento protettivo del pensiero, non ha un “io” da difendere. Non avrà quindi bisogno di mentire, imbrogliare, simulare gli atti che la società considera morali e nascondere quelli giudicati immorali. Cosa ti impedisce di stare nel tuo “stato naturale?” Perché ti stai continuamente allontanando da te stesso per essere qualcos'altro di quel che sei?  La società ti ha posto di fronte l'ideale di un uomo perfetto e così hai comandamenti cui obbedire e virtù da coltivare. in tal modo, controllandoti, sei qualcosa di innaturale. Viviamo permanentemente in un'atmosfera di pensieri, non sono i “nostri” pensieri ma appartengono a tutti, sono semplicemente pensieri. Avviene un fatto curioso: qualcosa in te crea un contro-pensiero e lo chiama “pensatore”, e con esso legge ogni pensiero stimando che sia il suo.  Questo dualismo è quel che crea l'io, è un movimento parallelo a quello della vita, ma è innaturale  e te ne taglia fuori. Ma non devi credere che lo “stato naturale” sia una condizione senza pensiero: non sarai mai senza pensiero fino a che il tuo corpo non sarà un cadavere. Nello “stato naturale” il pensiero smette di soffocarti e rientra nel suo alveo naturale per essere usato come un utensile quando richiesto. ma non c'è più un “io” che legge i pensieri credendo che siano suoi. Chiediti ora se puoi guardare quel che chiami “io”... E' cosa effimera ed elusiva e non sai in che modo guardarlo, e neppure sai ciò che stai guardando.  Rifletti: colui che sta guardando ciò che tu chiami “io” è ancora l' “io”; sta creando in sé stesso una illusoria divisione in soggetto ed oggetto, in pensatore separato da i suoi pensieri, ed è per mezzo di questa illusione che mantiene la sua presunta validità. Questo meccanismo separativo opera instancabilmente nella tua coscienza, e la propria continuità è tutto quel che gli interessa. Finché sarai occupato a considerare quell'io, ad accumulare per lui denaro, potere e conoscenza, od anche soltanto a cercare di cambiarlo in qualcosa di spirituale e meraviglioso, quell'io sarà alimentato e continuerà. Se lo guarderai soltanto senza volerci far nulla, esso svanirà lasciando il posto al vivere impersonale. Non si tratta soltanto di belle parole, è un'affermazione precisa: ciò che stai guardando non è differente da ciò che guarda, l'osservatore è la cosa osservata. Ti sembreranno affermazioni illogiche o irrilevanti, eppure contengono il segreto della conoscenza di sé stessi. Ora supponiamo che io sia riuscito a fissare la tua attenzione su quel fatto, allora comincerai a “pensarci su” ma, ahimè, pensando non potrai capire assolutamente nulla. Perché pensare significa tradurre quel che senti, o leggi, nei termini della conoscenza che già hai, mentre è proprio quando smetti di fare questo che rimane quel che sto cercando di descriverti. L'assenza di quello che tu cerchi di fare, capire o cambiare, è il modo di essere di cui ti sto parlando. La parola è lo strumento del pensiero che riconosce e traduce quello che stai guardando e ti separa da esso, creando n tal modo il guscio dell'io. Senza l'io non c'è spazio fra chi guarda e la cosa guardata, e senza questa divisione non c'è esperienza senza un “io” l'esperienza non ha alcun supporto su cui fondarsi. L'io non molla mai i pensiero perché e' ciò che gli dà sostanza e continuità, ma in realtà dentro di te non c'è alcuna entità permanente, neppure se concepita come la totalità dei tuoi pensieri ed emozioni, sentimenti ed esperienze. Tu pensi che ci sia “qualcuno” che sta pensando i tuoi pensieri, che percepisce le tue sensazioni, ma questa è una illusione. Io posso dirlo ma tu, che ascolti o leggi, sei persuaso che illusione non sia; tutto quello che dico sembrerà a te, arido e sfociante nel nulla, mentre è l'apertura all'immensa energia ed intelligenza della vita. Tu mantieni inutilmente in funzione le cellule cerebrali e fai incessantemente lavorare la memoria, distruggendo quella prodigiosa energia che sta lì. Questo non fa che logorarti condannandoti al continuo etichettare della parola, vocale o mentale. L'uso della verbalizzazione è inevitabile quando devi, per necessità pratiche, comunicare con qualcuno; ma invece tu comunichi con te stesso in continuazione.  Perché fa questo? L'unica differenza fra te e la persona che passa sul marciapiedi parlando con sé stessa ad alta voce e' che tu non parli ad alta voce.  Nel momento in cui ti metti a parlare da solo ad alta voce ti considerano pazzo, e ti sottopongono a cure mentali; ma il povero psichiatra che pretende curarti sta facendo la stessa cosa. Sta cioè comunicando tutto il tempo con se stesso, così: “prossimo cliente - ricevuta fiscale - partenza per il week-end -relazione per il prossimo congresso - impulsi e preoccupazioni di vario genere”.  Insomma: lo stesso distruttivo mulinello. Tu non sai nulla riguardo al pensiero, e quello che credi di sapere ti è stato detto. Forse pensi di manipolarlo, modellarlo, controllarlo o fermarlo, e fintanto che ti dici di voler fare questo continui a pensare. Volere, esperire, desiderare e pensare sono la stessa cosa, ed è il meccanismo protettivo dell'io e della sua continuità, protezione che è sempre fatta a detrimento di qualcosa o di qualcuno. Qualunque cosa nasca dal pensiero è distruttiva; è già stato detto nei tempi antichi: “la mente è la grande distruttrice - distrugga il discepolo la distruttrice”. Il meccanismo ripetitivo del pensiero ti sta logorando, e allora cosa puoi farci? Questa è la sola ed unica domanda che conta, purtuttavia qualunque risposta che chiunque ti dia si risolverà nell'alimentare e rinforzare quello stesso pensiero che la sta considerando. Che si può fare? Assolutamente nulla, perché è troppo forte, ha una spinta accumulata in migliaia di millenni e noi siamo completamente indifesi nei suoi confronti, al punto di non essere neppure consapevoli della nostra impotenza. All'infuori e al di là della mente vi è la consapevolezza, e l'alternativa al pensiero è l'osservazione impersonale. Ma l' “io” e la consapevolezza non possono coesistere; essere in uno stato di consapevolezza per un solo secondo significa lo spezzarsi della continuità e la fine dell'io, e a quel punto ogni cosa ricade nel suo ritmo naturale. In questo stato (dal quale chissà perché sei estromesso), tu non sai più quello che stai guardando perché vi è fusione fra osservatore e cosa osservata; questo intendiamo per consapevolezza: una comprensione sempre nascente, una immacolata concezione. Nel momento in cui riconosci quello che guardi, allora “tu” sei presente, ed è ancora l'espressione del passato che ritorna. Che cosa faccia rientrare una persona nello “stato naturale” non lo sò, forse è scritto nei geni situati nei cromosomi delle cellule del suo corpo, ed è certo cosa a-causale. Non può sortire da un atto di volontà, non vi è direzione verso cui muoversi, non c'è assolutamente nulla che tu possa fare. E' qualcosa che viene a te furtivamente, non sollecitata, e nessuno che sia in quello stato può dirti come ci è arrivato. E' come un dispositivo di accensione automatica; se capita che la struttura del pensiero molla la presa, l'altra situazione si innesta immediatamente. Senza l'interferenza del pensiero tutto funziona in modo diverso, senza attrito e conflitto; il pensiero è chiamato a intervenire solo quando è necessario, pronto a rientrare nel suo alveo dopo aver operato. Si potrebbe dire che ci si è ritirati dalla battaglia e si rimane completamente esposti e indifesi nella corrente della vita. Ma questo stato rientra veramente nel tuo interesse? No: tu sei avido di continuità, vuoi continuare probabilmente ad una altro livello, in un'altra dimensione, in qualche altra maniera più piacevole, ma continuare in ogni caso. Se tu sapessi che cosa significa questo “cadere nello stato naturale”, probabilmente ne resteresti molto lontano, perché ha l'effetto di liquidare tutto ciò che chiami “io”, tutto di te: io inferiore, io superiore, anima, atman, conscio, subconscio, tutto quell'armamentario insomma. Ti ritroveresti come il resto della natura, che null'altro possiede se no la nuda vita. Quando l' “io” non è più operante tu sei finito; no c'è più nulla da chiedere e quel che rimane è pura consapevolezza. Non ascolti nessuno e nemmeno fai più domande, perché quel che tu attualmente cerchi non esiste.  Tu preferiresti avventurarti in una terra incantata, ricca di visioni beatificanti, che assicurino una riedizione di quel tuo inesistente “io” in uno stato d'essere suggestivo. Tutto ciò non è che un movimento d'evasione che ti allontana dal tuo “stato naturale”. Essere te stesso richiede una energia ed una intelligenza straordinarie, e da quelle sei benedetto. Non c'è bisogno che nessuno te le dia perché nessuno te le può togliere. Colui che riesce a permettere che quella consapevolezza primordiale si esprima da sé, in modo spontaneo, quello è un uomo naturale.

 

RUBRICA FILANTROPICA (1)

 

… LA SCIMMIA E L’UOMO…

 

Tra gli insegnamenti che con maggiore determinazione e convinzione ci vengono comunicati dai ricercatori moderni più qualificati, particolare rilievo assume quello che mai le moderne scoperte scientifiche contraddiranno in qualche modo le conoscenze che ci derivano dalle osservazioni di qualificanti chiaroveggenti, ma che, al contrario, queste ultime verranno puntualmente confermate allorché i ricercatori scientifici avranno a disposizione elementi conoscitivi ed apparecchiature che permettano una sperimentazione più accurata. Tale insegnamento che fino a non molto tempo fa poteva caratterizzarsi come un atto di fede a cui erano chiamati coloro che muovevano i primi passi sulla strada dell'esoterismo, oggi viene ad avere sempre di più il conforto della ricerca sperimentale. Uno dei punti più qualificanti che hanno per lungo tempo creato una spaccatura tra scienza occulta e ricerca scientifica è quello relativo alla teoria evoluzionistica darwiniana, laddove si afferma in modo categorico, che l'uomo discende dalla scimmia. Detta teoria, universalmente abbracciata dal pensiero scientifico moderno e vivacemente contestata dagli occultisti i quali affermano che in realtà tale impostazione potrebbe essere verosimile solo se la si rivoltasse integralmente, oggi non è più neanche confortata dalle ultime indagini scientifiche. Un’equipe di antropologi, tra i quali figurano anche esponenti della ricerca, prendendo a campione d'indagine i cariotipi (Set completo di cromosomi) di alcuni scimpanzè e confrontandoli con cario tipi umani, sono giunti alla conclusione che il patrimonio genetico degli scimpanzè mostra una maggiore variabilità rispetto a quello umano. Ciò dimostrerebbe, senza ombra di dubbio che, rispetto al precursore comune, le scimmie hanno subito una degenerazione determinante, mentre l'uomo è in possesso di molti più cromosomi ancestrali immutati; in definitiva, la scimmia discende dall'uomo primitivo e non viceversa. Considerando la velocità con la quale la scienza moderna smaschera vecchie sue affermazioni non supportate da sicure prove scientifiche, c'è da attendersi che, sempre di più, ed a breve scadenza, saranno confermati sperimentalmente gli insegnamenti della scienza metafisica. Forse non è lontano il giorno in cui, come ci viene insegnato, la scienza e la religione si riuniranno per il bene dell'intera umanità. Segnali incoraggianti in tal senso nè arrivano ormai parecchi, caratterizzati significativamente dalla crisi di identità in cui versa la visione scientifica impostata sul determinismo e sulla causalità, e soprattutto, dall'adesione di eminenti ricercatori alla visione di una creazione universale che fonda le proprie radici su principi e necessità di carattere metafisico.

 

RUBRICA FILANTROPICA (2)

 

… LA LIBERTÀ NELL'UOMO…

 

In questi giorni si discute molto di una condizione impropriamente chiamata “liberta” che viene così interpretata: libertà dalla repressione, libertà di espressione, libertà di azione. Le leggi e i decreti delle autorità di uno Stato sovrano sono considerati come limitazioni o impedimenti della libertà individuale. Per una certa parte della gente che sembra non accettare proprio nessun freno e limitazione alle sue attività, vogliamo la libertà da non confondere col significato di anarchia. La libertà di questi tempi viene recepita con scopi puramente egoistici.  Molti si appellano alle libertà e alle disposizioni di legge, per ottenere in qualsiasi situazione quello che essi desiderano senza tener conto dei diritti degli altri. Poche persone oggi sembrano capire che il concetto di libertà è una condizione di grandezza e di bontà d'animo. Essa è spontanea e nessuno può fermarla nel proprio livello interiore, neppure con le norme restrittive fatte dagli uomini e con l'abolizione delle stesse può averla o toglierla. La vera libertà è una condizione interiore dell'individuo; noi stessi ci rendiamo schiavi o liberi, in base al nostro stesso comportamento. La vera libertà si ottiene conformandosi alle leggi della Natura che ci aiutano nella nostra evoluzione e rimanendo fortemente e costantemente fedeli agli insegnamenti e alle guide dei pionieri che hanno sperimentato nuove condizioni di vita. Questo presuppone un assoluto altruismo. Finché noi persisteremo ad occuparci dei nostri interessi personali, desideri, manifestazioni di qualsiasi natura, noi saremo schivi di noi stessi. Le leggi sociali, le azioni degli altri, gli avvenimenti esterni e le situazioni di qualsiasi specie saranno giudicate fondamentalmente alla luce dell'effetto immediato sopra di noi.  Finché le cose stanno così, si presenteranno di sicuro occasioni nel mondo materiale che l'uno o l'altro di noi troverà inaccettabili, limitative o peggio, perché hanno interferito con i nostri egoistici desideri. Allora ci preoccuperemo, ci seccheremo, ci arrabbieremo e le contesteremo o, sfiduciati, alzeremo le spalle e le accetteremo con rassegnazione. In qualsiasi modo ci comportiamo, la causa esterna che ostacolava il nostro scopo iniziale causò la nostra reazione e perciò eravamo più o meno legati dal quella. O, meglio, eravamo legati al primo egoistico desiderio che aveva trovato un ostacolo in quella circostanza. È certo che in queste condizioni non ci possiamo considerare liberi. Diventiamo liberi elevando alla potenza i nostri pensieri, dai desideri e dagli interessi personali. Dobbiamo vivere nel mondo fisico senza sentirci fatti di materia; dobbiamo essere nel mondo, ma non del mondo. Dobbiamo imparare a controllare i nostri istinti più bassi, a liberarci dall'orgoglio, ambizione, vanità, vergogna, avidità collera e dalla paura, che ci rende esili nelle varie circostanze. Forse più di ogni altro moto dell'animo è la paura che ci impedisce di essere liberi. Quando noi siamo intimoriti, i nostri pensieri, le azioni e la salute sono limitati dalla paura e se questa non è vinta, la devastazione che può operare nella vita di un individuo, che non riesce a controllarla, di conseguenza è terribile a vedersi. La vera natura della libertà forse viene a definirsi nel migliore dei modi quando il singolo individuo comincia a ragionare con la propria testa, a prendere delle decisioni in prima persona o ad assumersi delle responsabilità dirette. Ma come può, in pratica, una persona comune arrivare a una così completa liberazione dagli interessi quotidiani? Si può rispondere: con la costanza, con lo spirito critico, facendo prevalere delle automazioni istintive, inserendo nuove cause nella nostra mente e ad essere sempre più presenti e coscienti di noi stessi. Se noi insisteremo in questo modo di vivere, certamente raggiungeremo quello stato di perfetta libertà in cui le “repressioni” della società non avranno più importanza per noi; potremo essere governati dalla legge, ma essere superiori a esse. Sebbene le consuetudini della società e le leggi civili siano ora necessarie per trattenere dal violare i diritti degli altri, verrà un giorno in cui  la Coscienza Individuale ci ispirerà e purificherà dalla forza o elementi in questione: è. femmineo, è. masculo.  Quando noi proveremo il desiderio del lavoro disinteressato e quando faremo volentieri il nostro lavoro a beneficio degli altri, allora non avremo bisogno del freno caratteristico di leggi, accordi e convenzioni perché li avremo superati con il nostro consenso di consapevolezza ad ogni loro richiesta.  Soltanto in tal modo noi possiamo diventare realmente liberi. Non si ripeterà mai abbastanza che la vera libertà si ottiene soltanto dopo che sono state abbandonate le proprie personali esigenze e tornaconti ma le faremo volentieri con altruismo. In ultima analisi, in base al nostro criterio di osservazione, la libertà non è né anarchia, né illegalità e né tantomeno bandire le leggi, ma il suo superamento nelle forme e nei metodi. Non è una classificazione di egocentrismo che ogni unità vivente ha con sé ma un attributo per l'altruismo. Non si ottiene con la violenza e con l'oratoria il promulgamento delle leggi o delle abolizioni, ma convivendo con i nostri problemi, accettandoli così come sono e trovando con il tempo le risposte appropriate al nostro caso personale. Il trionfo dell'Uomo non sta nell'uscire dalle prevaricazioni, nell'incatenare i suoi simili con i decreti, le sanzioni, le vendette, le competizioni e le subordinazioni, ma dimostrando disponibilità a discutere di qualsiasi problematica anche se esce dalle sue antiche personalistiche. Le considerazioni più profonde che non possono cadere sotto la giurisdizione umana sono quelle di rendere ad ognuno quello che gli compete e gli aspetta. Mentre gli uomini vivono nella società, devono tenere fede alle leggi civili, perché comporta una disciplinarietà nei vari livelli in cui si vuole operare. Solo dopo che la maggior parte della gente avrà imparato a vivere senza calpestare il prossimo e ad essere così tanto disponibile, che la tolleranza e l'intesa reciproca determinino sicuramente la qualità delle loro azioni, si potrà affermare che la legge civile diventi una necessità del passato e appartenga alla storia. Nel frattempo continuiamo la nostra ricerca soggettiva della libertà, ma cerchiamo di assicurarci della sua vera natura ricordando che è una condizione interiore più che esteriore e che si raggiunge con mezzi sinceri e spontanei nei vari comportamenti che assumiamo giornalmente. “Da ogni potere sovrano che tiene il mondo in catene, l'uomo si libererà quando raggiungerà il controllo sulla sua stessa persona e si accorgerà (di esso) di avere tutto il potere che mai ha desiderato avere”.

 

RUBRICA SCIENTIFICA (1)

 

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO

CATTEDRA DI IDROLOGIA E CLIMATOLOGIA MEDICA

CENTRO DI RICERCHE DI BIOCLIMATOLOGIA MEDICA

Direttore Prof. ROBERTO GUALTIEROTTI

20129 MILANO - VIA VANVITELLI, 32

 

PREMESSA:

 

SU ALCUNE AZIONI BIOLOGICHE DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI PULSANTI, RICERCHE SPER.LI CON L'APPARECCHIATURA "PULSAR" DELLA SOC. GAMMA

".... QUANDO SPERIMENTATO DIMOSTRA L'ASSENZA DI EFFETTI SECONDARI NOCIVI CON L'ELETTROMAGNETOTERAPIA CON ONDE PULSATE

"PULSAR"....... PERCIÒ QUINDI POSSIAMO DIRE CHE I CAMPI ELETTROMAGNETICI ATERMICI POSSONO ESSERE DI INDUBBIO INTERESSE NELLA

PRATICA MEDICA, ........ SVOLGONO UNA SICURA AZIONE BIOLOGICA CON POSSIBILITA' TERAPEUTICHE DI NOTEVOLE INTERESSE….....

 

(Estratto dalla Relazione della Sperimentazione)

(effettuata dall'UNIVERSITÀ degli STUDI di MILANO)

(centro di Ricerche di Bioclimatologia Medica)

 

(Direttore: Prof. ROBERTO GAULTIEROTTI)

 

LE ONDE ELETTROMAGNETICHE IN NATURA

 

L'essere vivente, miliardi di cellule, ognuna delle quali costituisce un circuito elettrico oscillante per mezzo del nucleo, situato nel protoplasma ed avente dei filamenti formati di materia organica e minerali; conduttori rivestiti di materia isolante a base di colesterina. Questi circuiti elettrici, i CROMOSOMI possono oscillare a frequenze anche molto elevate su diverse lunghezze d'onda. L'uso comune di indagare i movimenti della materia attraverso il microscopio: questo gioco di lenti svela solo movimenti e forme, ma mai pone a contatto con le meravigliose manifestazioni energetiche che da quelle forme e da quei movimenti si sprigionano. La cellula vivente, col suo protoplasma, col suo nucleo riproduttivo ha in se il significato di vita: questo significato, cioè la ragione dell'immortalità della cellula non traspare dall'osservazione dello strumento. La cellula è immortale perché alimentata da energie ante mortem et post la cellula mantiene la sua vitalità attraverso il processo di trasformazione, necrosi e putrefazione, cioè energia evolutiva. La vita è nata dalle radiazioni ed è conservata dalle radiazioni nell'armonia, nella sintonia, nel ritmo. L'uomo riposa in un tessuto di energie che si intrecciano nel grande mare dell'atmosfera: se un filo viene spezzato la smagliatura si allarga. Una pioggia perenne di radiazioni cade dall'alto e miriadi di forze incomposte si alzano dal suolo e dal sottosuolo: l'oscillazione elettrica cellulare è conseguenza di tutti questi coefficienti variabili che modificano, deprimono od esaltano la stessa vita. Le creature terrestri sono il frutto di un processo cosmico lungo e complicato, sottomesso a leggi determinate ed armoniche, quale espressione di una perfezione assoluta. Il nostro PULSAR, emettitore quantico elettromagnetico di micro pulsazioni, allo stesso modo che un orologio a pendolo è intrattenuto nella sua oscillazione da piccoli sincronismi, ed un diapason sviluppa oscillazioni elastiche su risonanza, produce una miriade di oscillazioni armoniche affinché cellule di ogni distretto del corpo vitale possano attingere il loro sincronismo, possano tenere il passo dell'armonia nella migliore espressione della vita stessa.

 

RUBRICA SCIENTIFICA (2)

 

… L'UOMO E L'AMBIENTE…

 

Chi di Voi non si sente più eccitato in una giornata di vento, o prima del temporale, od in certe particolari condizioni atmosferiche, oppure nell'habitat di lavoro? Chi di Voi non fa previsioni di una variazione del tempo con l'accentuarsi di un dolore reumatico o altro? Tutte queste ed altre forme distoniche a livello del nostro sistema nervoso neuro-vegetativo, sono causate da eccessivo accumulo di IONI POSITIVI nel nostro corpo. La conclusione di molti studi in materia, hanno evidenziato che l'eccesso di IONIZZAZIONE POSITIVA aumenta notevolmente la presenza in circolo dell'ormone "serotonina", con conseguente manifestazione dei seguenti sintomi: DEPRESSIONE PSICO/FISICA, IRRITABILITÀ, STRESS, SCARSA CONCENTRAZIONE, MANCANZA DI MEMORIA, SVOGLIATEZZA, INAPPETENZA, ecc. IL RIMEDIO?: RIPORTARE NELL'HABITAT ESISTENZIALE QUELL'EQUILIBRIO BIO-ELETTRICO  DI CUI IL NOSTRO ORGANISMO HA BISOGNO E QUINDI IMMETTERE NELL'AMBIENTE QUESTE CARICHE NEGATIVE. Certamente i nostri antenati non soffrivano di queste forme distoniche che si interagiscono nello spazio-tempo, della attuale società del progresso, del benessere e dei consumi. La polluzione totale, l'inquinamento dell'ecosistema cui assistiamo ai nostri giorni, hanno  modificato le condizioni climatiche ed ambientali. Il fenomeno implica molteplici variazioni, anche invisibilità ed inspiegabili, tra le quali lo squilibrio della carica elettrica ambientale, accentuata tra l'altro dalla presenza, nei nostri edifici moderni, di materie plastiche elettrostatiche e svariati tipi di fibre sintetiche. A ciò si aggiunge la polluzione elettrica ed elettrostatica prodotta da macchinari per uffici, fabbriche, ecc.., nonché elettrodomestici e TV presenti in abbondanza in ogni nucleo familiare. Tutto ci contribuisce ad accrescere la IONIZZAZIONE POSITIVA coi ben noti effetti sulla salute delle persone, mentre se questa eccessiva dominanza di AEROIONI POSITIVI  viene contrastata ad oltranza dall'immissione di AEROIONI NEGATIVI, viene a crearsi il benefico “EQUILIBRIO BIOELETTRICO AMBIENTALE”.  L'Uomo deve prendere coscienza della propria origine armonica. Dal più trasparente cristallo alla più profumata orchidea, tutto trae origine e forma dal minuscolo atomo, da questi impercettibili sistemi, che, centri di forza e meccanismi di stabilità e di energie inimmaginabili, possiedono “ELETTRICITÀ POSITIVA ED ELETTRICITÀ NEGATIVA”. L'Uomo naviga in questo grande oceano di Forze Invisibili, su un tessuto di energie che si intrecciano nel grande mare dell'atmosfera. La vita la rappresentazione dell'armonia, della sintonia, del ritmo può essere alterata da tutte quelle cause che provocano un disequilibrio: se un filo viene spezzato o allentato la smagliatura si allarga. Che fare allora? Ogni distretto, ogni organo o funzione del nostro complesso organismo, minuziosamente governato da una fitta rete di fibre nervose, rese operanti da impulsi elettrici di provenienza cerebro spinale. La miriade di impulsi modula perfettamente i complessi sistemi di regolazione neuro-vegetativa ed ormonale, se anche il campo elettrico esterno consono alle esigenze della vita stessa.  L'organismo umano, immerso nella prevalenza ambientale di Aeroioni Negativi, subisce dei complessi stimoli bioelettrici che ne sollecitano l'intelligenza, la capacità di sintesi, lo eccitano con una carica di buon umore che si ripercuote sull'organismo intero sbloccando a depressione e l'irascibilità e questo accade dopo un temporale o una variazione climatica. Quest'equilibrio, in natura dovrebbe essere garantito da fonti inesauribili di IONI NEGATIVI, quali lo sono ad es. i raggi ultravioletti solari ed il movimento delle acque negli oceani. Ambedue queste fonti di vitale importanza per l'ecosistema, mutilate dall'egoismo umano, l'una per lo scarico di pulviscolo e fumi nell'atmosfera, l'altra per il discarico di rifiuti industriali od altro, non sono in grado di espletare pienamente la loro funzione protettiva e di rispetto alla vita.  Apparecchiature elettroniche sono in grado di riprodurre artificialmente attivazioni dell'AEROIONIZZAZIONE IN UN AMBIENTE: Un normale ionizzatore installato in posizione opportuna è in grado di rifornire adeguatamente un ambiente di ca. 80-100 m/3. Un’emissione ionica normale prevede circa 200.000 ioni per cm/3. Gli ioni negativi immessi nell'ambiente, in parte vengono neutralizzati incontrando ioni positivi, batteri, polveri, fumi, ecc... cadendo al suolo, aeroioni negativi incontrano inerti atomi non ricombinandosi altri attivi rimangono nell'ambiente beneficamente. La ionizzazione abbastanza valida anche per l'abbattimento di odori sgradevoli a patto che questi siano fisicamente ricombinabili e quindi abbattibili. Sono arrivati a concordare vari laboratori di ricerca che un ambiente aeroionizzato negativamente, porta diversi vantaggi e sono:

 

1) gradiente bioelettrico favorevole: crea i presupposti per una vita di relazione antistress favorendo i contatti umani nella calma tranquilla (come dicono i cinesi), nella fluidità del corso del pensiero e della concentrazione.

2) Purificazione dell'aria: neutralizza corpuscoli, polvere, fumo ed ogni particella carica positivamente facendola precipitare al suolo.

3) Prevenzione di malattie: regolarizza il sistema neuro vegetativo, e per sua intermediazione i differenti organi, creando una saturazione ambientale di AEROIONI NEGATIVI come dovrebbe essere in una NATURA incontaminata.

 

RUBRICA SCIENTIFICA (3)

 

… TUTTO VIBRA IN NATURA…

 

L'essere vivente costituito da miliardi di cellule, ognuna delle quali ha una propria autonomia e formano un circuito elettrico oscillante situato nel protoplasma ed avente dei filamenti formati di materia organica e minerali.  Queste cellule o CROMOSOMI possono spostarsi in svariati modi anche su diversi circuiti. L'uso comune di indagare i movimenti della materia attraverso il microscopio: questo gioco di lenti svela solo movimenti e forme, ma mai pone a contatto con le meravigliose manifestazioni energetiche che da quelle forme e da quei movimenti si sprigionano. La cellula vivente, col suo protoplasma, col suo nucleo riproduttivo ha in sè il significato di vita: questo significato, cioé la ragione dell'immortalità della cellula non traspare dall'osservazione dello strumento. La cellula è immortale perché alimentata da energie superiori. Essa mantiene la sua vitalità attraverso il processo di trasformazione; nascita, vita, necrosi e putrefazione, cioé energia nella fase evolutiva di uno stato. La vita è nata dalle radiazioni ed è conservata dalle radiazioni nell'armonia, nella sintonia, nel ritmo. L'uomo riposa in un tessuto di energie che si intrecciano nel grande mare dell'atmosfera: se un filo viene spezzato la smagliatura si allarga. Una pioggia perenne di radiazioni cade dall'alto e miliardi di forze incomposte si alzano dal solo e dal sottosuolo: l'oscillazione elettrica cellulare è conseguenza di tutti questi coefficienti variabili che modificano, deprimono od esaltano la stessa vita. Le creature terrestri sono il frutto di un processo cosmico lungo e complicato, sottomesso a leggi determinate ed armoniche, quale espressione di una perfezione assoluta. Nel nostro laboratorio è in fase di progettazione e costruzione il radiotelepsicobiometro. Questo apparecchio secreterà una particolare emissione quantica elettromagnetica di micro pulsazioni, allo stesso modo che un orologio a pendolo è intrattenuto nella sua oscillazione da piccolo sincronismi, ed un diapason sviluppa oscillazioni elastiche su risonanza, produce una miriade di oscillazioni armoniche affinché cellule di ogni distretto del corpo vitale possano attingere il loro sincronismo, possano tenere il passo dell'armonia nella migliore espressione della vita stessa.

 

RUBRICA DEI SUGGERIMENTI E DEI CONSIGLI (1)

 

… I RIFERIMENTI CHE CIASCUNO PUÒ FARSI…

 

Da quando la nostra “civiltà” procede su un livello industriale intensivo, la nostra vita è soggetta ad una varietà di pressioni del tutto sconosciute ai nostri antenati; perciò abbiamo bisogno di applicare alcuni principi necessari alle attuali condizioni. Raccomandiamo le seguenti Regole per una vita migliore, in particolare se le fissiamo nella nostra memoria la nostra vita diventerà più facile e piena di significato. Cessare di angustiarsi. L'idea popolare che la persona ansiosa sia più premurosa e coscienziosa è falsa. Gli antichi egiziani hanno compreso tanto bene ciò da includere l'angustia tra i peccati cardinali. Non bisogna confondere la sollecitudine con l'angustia o l'ansietà. La persona premurosa progetta le sue soluzioni, mentre quella ansiosa le dissolve nei suoi dubbi.  Quando si pensa in modo corretto si avrà meno ragione per angustiarsi. Chi è ansioso non solo subirà molte volte gli stessi guai, ma anche indebolisce la salute e infastidisce gli altri con i quali viene in contatto. Vi sono molte cose in questo mondo che richiedono un'attenta considerazione, e ve ne sono ben poche da temere salvo la paura. Cessare di dominare gli amici e i parenti. Ad ognuno piace condurre la propria vita come gli sembra più opportuno nel momento in cui riconosciamo il diritto altrui di cercare la propria libertà e felicità in conformità ai loro segni, speranze e aspirazioni, noi incominciamo a far tesoro delle nostre risorse. Se conserviamo i nostri consigli per noi stessi o per coloro che li chiedono, tutti ci saranno riconoscenti e tutto andrà per il meglio. Moderare le ambizioni. Vi è una generale tendenza di trascurare le doti naturali che possediamo per puntare verso traguardi lontani. Ogni individuo possiede certe capacità e se le sa usare agendo in armonia con esse, può raggiungere la sicurezza personale; se invece continuamente cerca quanto è irraggiungibile, non conoscerà mai la felicità e la soddisfazione. L'uomo saggio è consapevole dei disastrosi risultati delle ambizioni incontrollate, perciò sceglie la moderazione in tutte le cose. Non occorre diventare famosi per essere felici e neppure diventare un capo nella propria comunità allo scopo di soddisfare il proprio istinto sociale. L'ambizioso paga troppo per quello che ottiene e diventa più misero quando lo ha ottenuto. Non accumulare più di quanto necessita. Non fa differenza essere stato ricco quando si è nella tomba. Molte persone agiscono come se dovessero portare con sè i loro beni, ma si suppone che abbiano superato la mitica credenza che si deve seppellire il passato con i beni affinché ne possa godere lo spirito nel mondo dell'al di là. Anche in ciò la via media è la più giusta: conserviamo una parte dei nostri beni per goderne e non dedicare tutto solo all'accumulo.  Molte persone che hanno dedicato il loro tempo all'accumulo di milioni non sono vissute abbastanza per goderne. Una vita ricca e costante di operosità è più ragionevole che un grande deposito cambiario. Imparare il rilassamento. La tensione nervosa è un'abominazione! Più si è tesi e più si agisce squilibratamente. In questi tempi molte persone, considerate efficienti sono perpetuamente ai limiti del collasso nervoso. Ciò non è dovuto tanto al lavoro eccessivo, ma ad irragionevoli impulsi psicologici. Alcuni dicono di dover intaccare le loro risorse energetiche per conservare il proprio lavoro o mantenere una famiglia numerosa. Sia che lo crediate o no, si è molto più efficienti quando non si ha un esaurimento nervoso. Nei momenti più critici invece si avrebbe maggior bisogno di una buona salute. Se i vostri associati non comprendono ciò, vuol dire che hanno bisogno di qualche buon consiglio pratico. Coltivare il senso dell'umorismo. Come non mai prima della nostra epoca abbiamo bisogno di ampliare ed illuminare tutti gli angoli dove ci troviamo. Più seriamente consideriamo noi stessi e le nostre responsabilità, più ottusi diventiamo. E' una grazia salvifica comprendere che benché la vita è una cosa seria, non dobbiamo prenderla troppo seriamente. Dobbiamo ricordarci però che l'umorismo può essere amaro, cinico o critico; esso però consiste nel ridere con il mondo e non al mondo. Se dobbiamo ridere di qualcuno, tale riso dobbiamo conservarlo per noi stessi. L'umorismo è il condimento della vita; esso aggiunge sapore al lavoro, entusiasmo nel gioco, incanto all'automiglioramento ed inoltre dimostra agli altri che possediamo la sicurezza di noi stessi. Un sorriso sincero, felice, come quello gioioso di un bambino, ci solleva dalla tensione nervosa e restituisce il benessere, e nello stesso tempo ci procura amicizia, ispira fiducia e serenità d'animo. Trovare una ragione nella vostra esistenza. A meno che non crediate in qualcosa di più grande di voi stessi, o abbiate qualche altro scopo più vitale che accumulare e avanzare negli affari o nella società, voi esistete soltanto, ma non vivete. Un fatto molto semplice da comprendere è che le leggi della Natura vi hanno posto in questo mondo per una ragione primaria che riguarda la vostra evoluzione in maniera di diventare un successo della Natura e nella misura in cui progredirete diventerete più saggi, più utili, più sicuri e più responsabili. In altre parole, noi viviamo per imparare e mediante questo processo impariamo a vivere. Occorre ampliare il nostro orizzonte per sviluppare l'interesse per tutto quello che è buono, bello e utile. Un grande bene deriva dall'amore per la musica, per l'arte, per la letteratura, per la filosofia e dalla nostra fede. Bisogna cercare di rafforzare queste qualità nell'interno della nostra natura e l'esterno diventerà sempre migliore. Non nuocere intenzionalmente a nessuno. Nè con parole nè con azioni si può restituire il male al bene o il bene al male. E' necessario sradicare dal pensiero e dalle emozioni tutti i pensieri negativi, poiché diversamente essi contribuiranno alla vostra miseria. Persino un individuo egoista comprende che non può conservare rancore, mentre l'altruista non si permette di accumulare rancori, perché conosce gli effetti che ne derivano. Evitare l'ira. Quando siamo di cattivo umore, non siamo più in grado di dominarci. In un momento di collera possiamo creare situazioni che richiedono forse anni per porvi rimedio. Perciò dobbiamo prendere il nostro tempo nel cercare di rimediare ai nostri errori? Quando non approviamo qualcosa lo possiamo dire con semplicità e tranquillità, ma occorre ricordare che non dobbiamo cercare di correggere gli altri, quando forse noi stessi abbiamo commesso errori simili. La facile irosità è un serio handicap negli affari e in famiglia. E' sciocco dire che non possiamo dominare l'ira. Sarebbe come dire che abbiamo perduto il dominio di noi stessi. Se risentiamo della sgarbatezza degli altri e della generale irritabilità della presente generazione, dobbiamo rassicurarci di non essere noi un fattore irritante. Non biasimare gli altri per i nostri errori. Ognuno di noi sembra avere una quasi incredibile capacità di fare cose sbagliate e scelte poco sagge. Siamo agitati perché non abbiamo fatto uso costruttivo delle capacità che possediamo sin dalla nascita. Gli altri possono ferirci soltanto quando interiormente siamo troppo deboli per affrontare le prove della vita. Invece di deprecare la sfortuna e cercare di scusare le proprie limitazioni, dobbiamo affrontare i fatti come sono. Se siamo più forti, allora i problemi si possono risolvere con intelligenza, se invece i problemi sono più forti di noi, allora non resta che accrescere la propria forza. Non si devono incolpare gli altri della nostra infelicità, ognuno deve cercare la propria pace mentale dilatandosi sempre di più nel mondo sociale.

 

RUBRICA SULL’ECOLOGIA (1)

 

… CONSIDERAZIONI SULLE DEGRADAZIONI AMBIENTALI E CIVILI…

 

Nonostante gli avvertimenti e le proteste delle persone che si preoccupano dell'ambiente una tremenda distruzione si va perpretando continuamente in tutto il mondo. L'aumento della popolazione, il desiderio di nuove terre per le coltivazioni e l'ingordigia, stanno causando oggi la decimazione di milioni di acri di foresta. Gli enti più autorevoli furono talmente preoccupati per l'immensità del pericolo dell'ambiente che istituirono una commissione di difesa internazionale la quale ha pubblicato una voluminosa relazione intitolata “Foreste Tropicali: un richiamo all'Azione”. La relazione tra le altre cose segnala l'urgenza di un cambiamento nelle politiche dei governi. L'umanità con la sua distruttività sta mettendo seriamente in pericolo il proprio futuro. La massiccia perdita di vegetazione comporta un enorme aumento di biossido di carbonio nell'atmosfera a parte l'erosione del suolo, le inondazioni e le carestie. Questo serio problema deve essere affrontato da vari punti di vista ed è necessaria la cooperazione dell'industria, dei consumatori e di fatto, di tutta la gente. I veicoli a motore debbono essere riprogettati per garantire che i loro scarichi non siano dannosi. Combustibili alternativi debbono essere provvisti per il povero che attualmente a causa del suo estremo bisogno denuda alberi e foreste. Vi sono persone in tutto il mondo che, benché edotte a fondo e in grado di comprendere il pericolo per tutta la popolazione della terra, continuano per cieca ingordigia a distruggere senza scrupoli le foreste.  (povertà di ossigeno) L'ingordigia sta pure mettendo fine alla meravigliosa diversità della natura e minacciando l'estinzione di parecchie specie di animali. Si predice che l'Africa selvatica diverrà presto poco più di una striscia di decantati parchi safari perché le vere terre selvatiche si riducono sempre di più e gli animali si estinguono. La caccia grossa - un impietoso hobby delle classi ricche - e la caccia di frodo da parte di abili trafficanti è probabile che rendano tutta l'Africa ed altre parti del mondo dove abbondano gli animali, una specie di desolate lande. Alcuni animali rappresentano un tesoro più prezioso delle antichità  e di stupidi cimeli ricordo che raggiungono prezzi favolosi. Il rinoceronte nero, che è quasi estinto perché il corno del rinoceronte è ambito per le sue cosiddette proprietà afrodisiache ed altre, è sopravvissuto per 70 milioni di anni, Ora è probabile che in pochi anni la specie ne sia spazzata via. Per totale crudeltà i cacciatori di frodo di elefanti nelle remote pianure della Repubblica dell'Africa Centrale hanno pochi eguali. Benché pesantemente provvisti di armi automatiche, le squadre d'assalto preferiscono cacciare gli elefanti a cavallo e azzoppare le bestie crivellandone le gambe posteriori con lance larghe e piatte. Gli animali storpiati vengono poi macellati. I cacciatori di frodo hanno ucciso circa 8000 elefanti su una popolazione regionale di 11.000. Nella maggior parte del mondo vi è complicità da parte di coloro che sono ritenuti proteggere gli animali. Ministri, amministratori e guardiani sono tutti troppo spesso tentati dal guadagno e chiudono gli occhi su quanto avviene o perfino incoraggiano la distruzione. Troppo lentamente una parte della razza umana va scoprendo che il proprio destino dipende dal delicato equilibrio che sono la natura è sufficientemente intelligente a istituire e mantenere. Anche creature apparentemente insignificanti possono avere da svolgere un ruolo importante nel mantenere la salute della terra. Vi è una crescente comprensione che la monocultura in termini di vita delle piante è disastrosa, ma vi è poca consapevolezza o conoscenza di quello che può succedere se l'uomo distrugge l'ampia varietà della fauna sulla terra, mantenendone esemplari negli zoo o in determinate aree.  Ciò può portare il genere umano sull'orlo del disastro altrettanto come la distruzione delle foreste. La saggezza di poi non può offrire rimedio per problemi di tale ampiezza. L'uomo ha agito con spaventosa sconsideratezza e perfino ora è riluttante ad ammettere la sua mancanza di saggezza e i suoi falli. E' da lungo tempo che ammettemmo che la natura e le forze evolutive hanno una insita saggezza e che la perversità umana su vasta scala, tanto per ingordigia, ignoranza o vanità risulterà alla fine fatale. CONTESTAZIONE DELL'ILLEGALITÀ LEGALIZZATA. Gli attivisti per la liberazione degli animali sono stati criticati a motivo dei metodi che usano per salvare gli indifesi animali da laboratorio assoggettati a disumani esperimenti. La loro tattica di penetrazione nelle proprietà di coloro che “detengono” gli animali liberandoli è senza dubbio tecnicamente contro la legge. Ciò solleva il quesito se le leggi in vigore in un paese debbano invariabilmente essere il solo criterio di azione. In determinate circostanze le stesse persone che si oppongono all'infrazione perfino di leggi ingiuste che minacciano il benessere di vulnerabili settori, convengono che vi sono leggi di un ordine superiore i cui dettami sono più importanti delle leggi fatte dall'uomo che sono inevitabilmente unilaterali. Regimi iniqui quelli dei Nazisti e i protagonisti dell'apartheid, hanno promulgato leggi che violano tutti i principi di una naturale giustizia.  Ovviamente non fu illegale, tranne in senso tecnico, difendere contro il regime Nazista gli ebrei perseguitati e mandati a morire. Fortunatamente per l'umanità, vi sono sempre almeno pochi che si attengono alla legge della compassione e del rispetto per la vita e agiscono senza timore o esitazione.  Se la “legge” permette agli esseri umani di perpetrare atroci crudeltà sulla vita non umana, questa legge deve essere ubbidita alla lettera o coloro il cui cuore risponde alla legge della compassione agire secondo coscienza? Può venire il momento in cui il mondo diverrà più umano ed allora la gente comprenderà che gli attivisti per la liberazione degli animali erano eroi dello stesso stampo delle coraggiose persone che, con grave pericolo per loro stesse, salvarono gli esseri umani perseguitati da regimi senza cuore. Nell'India antica i legislatori riconoscevano che benché non si possano attribuire responsbilità agli animali, essi hanno tuttavia dei diritti. Una società che non rispetta i diritti dei deboli e degli indifesi, compreso gli animali e i bambini, non può essere ritenuta civile.

 

RUBRICA SULLE REPRESSIONI (1)

 

… LA PUNIZIONE AI BAMBINI…

 

Per secoli la superstizione del chi “risparmia la verga rovina il bambino” ha condizionato la condotta di insegnanti e genitori. Ma illuminati pareri sull'educazione e l'allevamento del bambino hanno ricusato di accettarla, ritenendo che l'affetto e l'esempio siano i soli mezzi idonei a permettere ai bambini di svilupparsi in modo giusto. La credenza che il castigo corporale sia nel migliore interesse del bambino va perdendo terreno. Finalmente la Camera dei Comuni Britannica ha deciso con la maggioranza di un voto di abolire i castighi corporali nelle scuole. La Camera dei Lord, considerata essere più conservatrice, l'aveva votata molto prima. Gli studi sociali hanno dimostrato che il trattamento con castighi è controproducente e prova che sia a casa che a scuola, i bimbi diventano recalcitranti in proporzione all'impiego di metodi duri. Molti insegnanti ne erano consapevoli, ma ovviamente i Membri del Parlamento che si opposero all'abolizione delle punizioni nelle scuole non conoscevano la realtà del rapporto adulto-bambino. Una corte europea stabilì pure di recente che i genitori che erano contrari ai castighi corporali avevano diritto al rispetto delle loro opinioni. Essa si astenne tuttavia dall'esprimerlo in termini inequivocabili. L'educazione non deve incutere nè la paura nè il castigo verso i bambini. Il castigo indurisce soltanto, non può mai insegnare. Il miglior modo di evitare di ripetere lo stesso errore (e non si può far a meno di sbagliare) e' di ripararlo il più presto possibile dopo che è stato commesso, e ciò può essere fatto solo con l'essere aiutati e mai con l'essere redarguiti: solo con l'affetto, mai assolutamente con la fredda severità, che spesso è tinta dal desiderio di infliggere dolore.... La vera educazione respinge il timore. Il suo scopo è di aiutare i propri allievi a diventare coraggiosi. Quell'educazione è un sacrilegio che comunque permette l'ingresso della paura nel cuore di un bimbo.

 

RUBRICA DI COME VIAGGIARE NEL MONDO DELLE CAUSE (1)

 

… IL METRO INTERPRETATIVO E CONOSCITIVO…

 

Com'è vero che da un certo punto di vista, l'Uomo osservi la ricerca interiore con estremo stupore e difficoltà Da un altro lato o stato coscienziale può essere ritenuto errore cercare nell'apparente molteplicità delle forme e degli aspetti della Realtà, ovvero in ciò per cui si concretizzano le esperienze nello scenario universale della vita. Allo stesso modo che è vano cercare l'energia solare, la quale rende possibile l'esistenza di tutte le forme della natura, così non è possibile trovare la Realtà in cui tutto il mondo fenomenico appare. Inoltre, l'Uomo ha bisogno di giustificarsi, di consolarsi con altri individui è come cercasse il proprio intimo fuori e lontano dal sè medesimo in cui vive quotidianamente sforzandosi di essere più sociale possibile. Da altri stati coscienziali ritenere che qualcosa possa essere di errato è pure questo è un errore perchè si limita la libertà altrui. Sembrano innumerevoli gli stati coscienziali che, in definitiva non sono che aspetti dell'Essere Infinito.  Sia il soggettivo che l'oggettivo sono mutevoli e, quindi presuppongono una costante che, ovviamente l'Uomo può trovare solo in se stesso. Non c'è niente da negare ma, forse tutto è da riconsiderare e rivedere in un contesto più ampio. E' un fatto che ciò di cui l'Uomo è cosciente è nello stesso tempo mutevole nel tempo, e la sua coscienza in ogni caso è coscienza di esistere ma non di “Essere”. Il mondo è soggettivo, quindi come io lo vedo nè più nè meno; lo posso vedere bello e lo posso vedere brutto, buono o cattivo, avido o generoso, ecc. a secondo dello stato d'animo che io gli appiccico. Così se sono io che proietto le caratteristiche ed anch'io le percepisco, come posso affermare che la coscienza del mondo non è mia? Senza il corpo, ovviamente non potrei essere quello che sono; senza il mondo il mio corpo non potrebbe essere quello che è. Io, il corpo e il mondo siamo una sola cosa, e non vedo perché dovrei fare distinzioni tra la coscienza di me e quella del mondo. Ognuno, secondo le proprie possibilità interpretative prende da esse ciò che può comprendere. Comunque, in definitiva per realizzare uno stato individuale da cui è possibile conquistare se stessi è necessario uno sforzo personale.  Distaccarsi dal mondo significa, allora, ragionare e operare secondo una ottica del tutto personale distaccandosi dal proprio io-frammentato, poiché è ovvio che questo e il mondo sono una unica cosa inscindibile. Infatti non vi può essere un mondo se non c'è una mente che lo organizza, lo proietta e lo percepisce allo stesso tempo. La nostra fondazione I.C.P.R. esorta l'uomo a distaccarsi dall'idea o dall'immagine che si è formato, del corpo fisico transitorio in cui dimora l'idea germinale e la determinazione dell'io personale, ma bensì come un piccolo universo avente tutte le caratteristiche che si è a lungo andare condensato. Anche questo Io è un'idea dell' “Io-frammentato” che, ancora, in qualche modo ha paura di perdersi e si può dire che è come un cielo senza nuvole, senza stesse, senza sole, senza luna, cose, queste che possiamo vedere come attributi del cielo. Allo stesso modo possiamo vedere gli attributi dell'io-persona. Quando nulla di ciò per cui egli vive, rimane, questo è l'Io senza attributi.  Sembra che l'Uomo per ritrovarsi debba perdersi o dimenticarsi chi fosse stato lui stesso e cerca, invece il potenziamento di ciò che ritiene di essere, ovvero dell'io-frammento. Così sospinto dal desiderio di illusoria completezza si adagia nell'amore egocentrico, negli ideali, nei sentimenti, nel sesso, ecc. Così facendo, ovviamente si allontana sempre di più, sempre di più smarrisce se stesso e non vede la sua luna, la dislocazione dei pianeti e delle stesse sparse in cielo.  La verità la possono vedere solo gli uomini che l'hanno chiaramente intuita, ma, in definitiva è in noi stessi ed è in noi stessi che dobbiamo ritrovarla.  Come è vero che un fiore o un frutto per portare a compimento il suo completo sviluppo ha necessità delle cose del mondo esterno: nutrimento, aria, luce, caldo, freddo, ecc. così è anche vero che l'uomo se vuol ritrovarsi deve utilizzare l cose che gli vengono da ciò che egli considera il mondo esterno: l'incertezza e la certezza; la fede e la miscredenza; la menzogna e la verità, il bene e il male, ecc. Così, tutte queste cose, o meglio, tutto ciò che è, pur non essendo la Verità assoluta nel suo insieme, gli viene fornita da delle indicazioni in cui può ricercarla nelle due facce della medaglia in tutte le cose. E dove posso trovare me stesso se non in me stesso? Il corpo e il senso dell'io-frammento sono la medesima cosa, l'uno senza l'altro non potrebbe esistere, allo stesso modo che il fuoco non potrebbe essere tale senza il calore. Tutto ciò che ha inizio ha anche una fine, questo è quanto con sicurezza sappiamo. L'io-frammento ha un principio e, quindi deve per avere una fine.  Potremmo dire che la Vita di cui l'uomo vive è mortale o immortale. Si, a tal riguardo si possono dire innumerevoli cose, ma, a che servono? Comunque c'è da credere che l'Uomo è immortale solo quando sarà pienamente e fermamente consapevole di non essere mai nato o di non avere bisogno della incarnazione e di avere personificato personaggi aventi certi ruoli o meno. Ciò significa che la sua coscienza non deve più identificarsi con ciò che ha avuto un principio. Essa deve avvicinarsi con l'incommensurabile, ovvero con la realtà o, se le piace con l'Eterno infinito. Non si tratta di identificarsi con qualcosa, ma di disidentificarsi con gli altri, ma portare diversità, originalità e creatività al proprio io. Come la goccia non potrà mai diventare mare, così l'io mortale non potrà divenire immortale. Occorre ritrovare la giusta strada che ad ognuno dovrà trovarla. Ciò è possibile solo quando l'io esteriore si dissolverà. Ma chi è l'Uomo?  Dimenarsi nel tempo e nello spazio ha un senso? oppure è una realtà che l'Uomo desidera portare a compimento o è una illusione!

 

RUBRICA DI COME VIAGGIARE NEL MONDO DELLE CAUSE (2)

 

… DALLE CELLULE AGLI ASTRI…

 

Il caso scientifico più attraente di come le varie discipline scientifiche riescano a lavorare insieme alla soluzione di problemi complessi, ma non è certo l'unico in cui dallo studio di animali e piante si sono avuti dati interessanti per altre scienze. Si è dimostrato, studiando le variazioni del Carbonio 14 negli anelli di vecchi tronchi d'albero, che negli ultimi 860 anni il sole si è “stancato” per ben quattro volte. I quattro periodi in cui la nostra stella ha dato segni di stanchezza andrebbero dal 1010 al 1040, dal 1282 al 1342, dal 1416 al 1534 e infine dal 1654 al 1714. Durante questi periodi non ci sarebbero state macchie solari, ed è noto che almeno l'ultimo di questi periodi coincise con una serie di inverni particolarmente rigidi. Gli scienziati hanno potuto risalire alle date di questi periodi di bassa attività solare perché nei periodi di stanchezza anche il vento solare è notevolmente ridotto, specie per quanto riguarda la forza del suo campo magnetico. In questo modo il flusso di raggi cosmici provenienti dallo spazio non è deviato; come normalmente avviene, e giunge più abbondante nella nostra atmosfera, producendo un aumento di neutroni e quindi una maggiore formazione di Carbonio 14 che le piante assorbono di conseguenza in quantità maggiori. Altri studiosi stanno misurando gli isotopi dell'ossigeno negli scheletri fossili di piccoli animali marini e di coralli per avere informazioni sulle variazioni di temperatura e sulla quantità di evaporazione che si doveva avere alla superficie dei mari in epoche remote. Si è riusciti addirittura a ricostruire il percorso e la forza di una corrente marina che doveva essere durante l'ultima glaciazione, servendosi di microfossili depositati sul fondo oceanico e che corrispondono a specie che vivevano in acque con differenti temperature e differenti salinità. Infine la quantità di ossigeno presente nell'atmosfera in tempi preistorici può essere stimata con presenza di carbone nei vari strati geologici. Poiché la combustione lenta che genera il carbone è possibile solo se il tasso di ossigeno non scende sotto determinati valori, è stato possibile dimostrare che tra 350 e 280 milioni di anni fa il tasso di ossigeno atmosferico no fu mai inferiore ad un terzo del tasso.

 

RUBRICA DI COME VIAGGIARE NEL MONDO DELLE CAUSE (3)

 

… ESSERE PELLEGRINI NELL'IGNOTO… OOH, CHE BELLO…

 

Ciascuno di noi ha nel proprio archivio mentale delle relative cognizioni per quanto riguarda l'esistenza. False ideologie si sono stampate nella mia mente da bambino e tale immagine oggi ha il suo effetto contagioso. Se invece, con una definizione più vaga e non troppo impegnativa, mi limito a pensare che l'esistenza degli Uomini munita di intelligenza, fa crescere il filo d'erba nei prati e a tollerare i suoi simili. E posso convenire nel verme strisciante e nel grande albero della foresta. L'altra domanda fondamentale che ci può essere rivolta (o che possiamo autoproporci) è la seguente: “un uomo nasce, donde viene? un uomo muore, dove va?” La stessa convinzione e sicurezza che di certe scuole di pensiero siamo una riedizione dell'Uomo di precedenti vite, e che altre unnumerevoli ci attendono verso una evoluzione senza fine, verso la Gran Luce. Alcuni dicono che la morte e' l'annullamento di ogni coscienza, consapevolezza e identità: altri affermano con ugual fiducia che la morte è il passaggio dell'anima o della mente, da questa a un'altra dimensione. Tutte le risposte dipendono dalla versione che abbiamo letto o sentito o che, comunque, l'ambiente ci ha trasmesso con le sue tradizioni e noi abbiamo accettato, immesso nella nostra memoria e considerate come vere e indiscutibili. A questo punto ci chiediamo se una risposta reale a tali domande esista: in caso affermativo essa dovrebbe sortire da una mente libera da ogni precedente notizia, conoscenza o convinzione. Usando uno slogan che ha avuto molta fortuna, potremmo dire che una risposta vera può prodursi soltanto in una mente “libera dal noto”, dato che quel che già conosciamo si cristallizza e costituisce una lenta deformante per la nostra visione. Esiste per noi una tale possibilità? Siamo in grado di fare ad ogni momento tabula rasa nel nostro cervello, in modo di partire da zero alla scoperta di una realtà e subito dopo cancellarla per poter scoprire di nuovo? E questa realtà o verità è un punto d'arrivo o di partenza o un modo di camminare? Molti punti interrogativi con i quali ci stiamo chiedendo se compito del pensiero sia una maniera libera di operare, o la costruzione di opinioni sulle quali comodamente sdraiarci. Sembra ovvio che soltanto con una completa libertà di pensiero può diventare lo strumento per una indagine impregiudicata: se le scoperte sono trasformate in convinzioni, e quindi accumulate, ogni possibilità di affrontare il nuovo è bloccata. Alcuni maestri sono fautori del pensiero come strumento di indagine; dicono che la mente può autopurificarsi così come fa l'acqua inquinata filtrando nel terreno e con successive cascate che fanno depositare ed evaporare le impurità, ed ossigenare l'aria ripristinando la primitiva purezza. Ciò potrebbe ottenersi, secondo certi autori adottando opportune meditazioni, silenzi decantatori e altre pratiche che danno al pensiero “il vuoto” che lo rende adatto ad accogliere quell'ignoto che è poi la verità. Altre scuole dicono che ciò non è possibile: la natura del pensiero è quella che è, fatta di ricordi e anticipazioni non può far altro che creare dei modelli lenti a muoversi. Ogni indagine del pensiero parte da un postulato, e già in partenza non e' un'indagine ma una conclusione. Una indagine, per essere tale, è un tranquillo viaggio verso l'ignoto, mentre il pensiero non può che attingere al noto e trasformarlo in una prospettiva, in una direzione. Si potrebbe dire che ogni concetto è sempre un preconcetto, e che noi diamo realtà alle convinzioni e ai dogmi che, travisano il vero, sempre mutevoli, sempre nuovo. Tali considerazioni non si riferiscono a ciò che attiene i fatti materiali della scienza e della tecnica. In quell'ambito le supposizioni, le conclusioni e le scoperte trovano subito una loro conferma o disdetta sperimentale, e lì il pensiero ha fatto cose praticamente straordinarie, come dimostra il portentoso ed inarrestabile progresso scientifico e tecnologico, comunque se ne vogliano giudicare l'impatto e le conseguenze per il genere umano e la natura.  Purtuttavia l'avvento della teoria delle relatività e della meccanica quantistica hanno messo in crisi anche la stessa filosofia della scienza che, fino allora, sembrava basarsi su alcune acquisizioni incrollabili del pensiero. A maggior ragione questa incertezze si è diffusa nel campo delle costruzioni metafisiche, etiche, religiose e in genere nell'area delle considerazioni sui fondamentali significati del vivere e dell'esistenza stessa. Lì pare proprio che lo strumento del pensiero sia inadatto, eppure anche in questo terreno dei nostri investimenti psicologici il pensiero sembra essere l'unico che possediamo.  Qualcuno potrà parlare di “intuizione”, come di qualcosa al di là della mente e delle idee, ma bisogna stare in guardia circa il significato di questa parola, che potrebbe essere un paravento o una scorciatoia per i nostri desideri.  Infatti solitamente si intuisce e si crede quel che si desideri. Infatti solitamente si intuisce e si crede quel che si desidera e si spera, e si ha poi la pretesa di poter provare ciò di cui si è già convinti. Gli interrogativi prima accennati sono i più ricorrenti, ma dopo un certo tempo possono essere lasciati cadere perché generano un senso di delusione, in quanto irrisolvibili razionalmente e sistemabili soltanto fra le pieghe di una fede. Ma vi è un altro interrogativo che prende il loro posto ed è sempre con noi dato che si riferisce alla natura stessa della nostra identità. Abbiamo un corpo che è per noi una realtà indiscutibile, e ci chiediamo se il nostro senso di esistere debba esaurirsi in esso, oppure sia vera la nostra vaga ma persistente sensazione di un interno abitatore che lo usa e che, sempre vagamente, localizziamo fra il cuore e il cervello. Al mattino, davanti allo specchio, ci chiediamo “chi” si affaccia a guardar fuori dai nostri occhi, e sentiamo che una risposta (non necessariamente verbale) a tale domanda potrebbe forse soddisfare tutte le altre, anche se ci dovesse indicare che la fine del nostro corpo implica la scomparsa della nostra identità, riciclata nell'oceano impersonale della vita. Pare comunque un dato di fatto che il pensiero sia incapace di confrontarsi con domande del genere, per le quali forse non esistono risposte mentali, perché il pensiero non può attingere al “sentito dire”. Rispondendo alla mia constatazione che apparentemente il pensiero è l'unico strumento di apprendimento e comunicazione che possediamo, e che all'infuori dell'intervento meccanico e ripetitivo del pensiero vi è la possibilità dell'osservazione diretta e impersonale dei fatti e delle cose. Esisterebbe cioè una condizione nella quale la realtà è avvicinata non dal pensiero coinvolto, bensì dall'osservazione distaccata. Questa osservazione non sarebbe la semplice visione degli occhi o ascoltazione delle orecchie ma il percepire in uno spazio senza direzioni, senza le ombre di un osservatore e al di là del tempo. Purtroppo non è chiaro come si possa pervenire allo stato descritto dalle belle ma enigmatiche parole che precedono, ed esiste anzi il dubbio che l'aspirazione a un “come” costituisca di per sè una chiusura per il manifestarsi di questo strumento alternativo al pensiero, capace di portarci dall'irreale al reale. L'ostacolo deve cioè essere aggirato e non fronteggiato, cosa quest'ultima che implicherebbe un metodo, un sistema e una direzione verso un obiettivo che ci è ignoto. Non ha cioè senso proporsi di “cercare la verità”, che è qualcosa che non sappiamo cosa sia, e neppure se davvero poi esista, e di dare troppa attenzione a ciò che “non lo è” e che è già fin d'ora davanti ai nostri occhi. Non si tratta di una semplice tautologia, nè di un gioco di parole, si tratta di vedere e capire quel che è falso e quel che resta vero. Quel che occorre è semplice attenzione e serietà, mentre noi non sappiamo scrutare la prigione che ci siano costruiti di attorno per pura inavvertenza, identificandoci con gli oggetti, le persone, le idee e le sensazioni. Costatando ciò che non siamo scopriamo “chi” siamo, perché la scoperta passa attraverso il rifiuto e la negazione. Occupiamoci quindi delle nubi che ci sovrastano e non del sole che esse non ci permettono di vedere. Rendiamoci conto di come le cose influenzano i nostri pensieri, parole ed azioni, e la loro oppressione si allenterà. Il noto deve giungere a una fine perché l'ignoto possa dispiegarsi, si può conoscere solo ciò che no è, ciò che è si può solo viverlo.  Questa precisazione etimologica “azione” può forse essere d'aiuto a coloro che sentono la vocazione di uscire dal nostro piccolo e privato mondo e che, cercando di andare oltre questo sogno personale, sentono il turbamento di doversi trasformare in solitari pellegrini dell'ignoto. La confusione si trova in noi, noi l'abbiamo costruita e noi dobbiamo eliminarla. Possiamo conseguire una posizione gratificante, una sicurezza interiore, un posto nella gerarchia o nella fede organizzata, ma questa attività che ci rinchiude, conduce al conflitto e alla miseria. Potete sentirvi momentaneamente felici nel vostro conseguimento, potete persuadervi che la vostra posizione è inevitabile, che è nel vostro destino, ma fino a quando avete bisogno di diventare qualcosa, a qualunque livello sia è destinata a diventare misera e confusione.... Quando vi è comprensione vi è la libertà la quale non può essere acquisita o conferita da un altro. Ciò che si acquisisce si può perdere; ciò che viene dato può essere tolto e in questo modo l'autorità che ci sostiene coltiva la paura. La paura non può essere eliminata mediante autoimposizioni ma finisce soltanto con la cessazione di divenire qualcosa che l'abbiamo classificata e associata a un fattore spiacevole.

 

RUBRICA DI COME VIAGGIARE NEL MONDO DELLE CAUSE (4)

 

… ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE…

 

Il Nautilus, un mollusco che passa la sua esistenza nuotando negli abissi, ha sviluppato il proprio guscio secondo le mutazioni avvenute nel sistema terra-luna. Studiandolo, gli scienziati possono risalire alle origini del nostro piante e del suo satellite. Chi negli ultimi anni ha seguito da vicino i progressi della biologia ha certamente avuto modo di constatare quanto sia importante l'apporto di dati e informazioni da parte di altre discipline; basti pensare all'utilità delle conoscenze astronomiche per quei ricercatori che si sono dedicati allo studio delle origini della via sul nostro piante. Sembrava quasi impossibile che la biologia potesse contraccambiare il favore: chi potrebbe mai pensare di aiutare gli astronomi o i planetologi studiando gli esseri viventi di un piante simile a migliaia di altri nella galassia? Invece ecco la notizia della Princeton University: un mollusco oceanico, ultimo superstite di un numeroso gruppo di specie estinte da molto tempo, consentirà forse agli astronomi di tentare una ricostruzione dettagliata della storia di quello che, in termini tecnici, chiamato il sistema Terra-Luna. L'impresa sembrava fino ad ora quasi impossibile: gli astronomi possono osservare sistemi planetari simili al nostro, forse un giorno con un pò di fortuna potranno assistere alla nascita di una altro sistema planetario: ma aver dati precisi sulla storia del sistema solare è veramente difficile. Anché facendo lavorare per intere settimane un potente elaboratore per calcolare nuovamente le orbite della terra e della luna fino a qualche milione di anni fa, si otterrebbero solo dati teorici. Le configurazioni dei due corpi celesti sono mutate continuamente e gli astronomi sanno bene che anche una semplice variazione della profondità degli oceani può, a lungo andare, modificare le rispettive posizioni della terra e della luna. Ci possono aiutare, tenendo presente nei loro calcoli, le descrizioni delle eclissi di sole che si sono state tramandate dagli antichi, ma due o tremila nani in termini astronomici sono un tempo trascurabile. Non si hanno dati sicuri neppure sull’origine della luna e nonostante la massa di lavoro svolta durante il progetto Apollo, il problema resterà ancora per molto tempo irrisolto. Alcuni ritengono che la luna si sia formata indipendentemente dalla terra e che solo successivamente sia stata catturata e trasformata in un satellite. Altri invece sono più propensi a credere che il materiale di formazione della luna si sia staccato dalla terra a causa della forte velocità di rotazione di questa. Una vecchia teoria, elaborata da George Darwin, figlio del famoso naturalista, sosteneva addirittura che la luna staccandosi dalla terra aveva lasciato un'enorme cicatrice corrispondente all'attuale Oceano Pacifico. Nessuno, comunque ha prove risolutive e tutti i punti di vista restano per ora a livello di semplici teorie. Gli scienziati non si sono arresi e hanno da tempo pensato che se non è possibile ricalcolare le posizioni dei pianeti, quali dovevano essere nel passato, poteva essere possibile ritrovare tracce dell'evoluzione nel sistema terra-luna, almeno nel materiale più sensibile a questi cambiamenti e cioè negli essere viventi. Tutti sanno che la vita si e' sviluppata sulla terra proprio per la particolare posizione rispetto al sole e, basta pensare a quanta attenzione venisse posta dai vecchi agricoltori sulle fasi della luna, per rendersi conto che anche il nostro satellite deve in qualche modo regolare certe attività degli esseri viventi. Specie sugli animali marini la luna ha certamente una forte influenza determinata dal fenomeno delle maree, così da alcuni anni gli scienziati si sono dedicati allo studio dei coralli e di altri animali per capire come i loro cicli di crescita siano influenzati dalla luna.  Fino ad ora tuttavia non si erano avuti risultati definitivi: anche animali semplici come i coralli presentano molte complicazioni e possono risentire di moltissimi fattori che sovrapponendosi agli effetti delle maree rendono quasi impossibile distinguere con precisione quale sia il fattore decisivo che scatena alcuni fenomeni come la crescita di nuove colonie. Due ricercatori della Princeton University sembrano invece aver trovato l'animale più adatto: un vero e proprio geocronometro, come loro stessi lo hanno definito. Si tratta del Nautilus, un mollusco che vive nell'Oceano Pacifico in acque profonde e lontane dalla terra ferma. Non si sa se Giulio Verne ne conoscesse l'esistenza e le abitudini di vita quando decise di dare ala sommergibile del Capitano Nemo lo stesso nome. Di sicuro però la scelta non poteva essere più felice: in fatto di immersioni e di navigazione subacquea il Nautilus non ha niente da invidiare neppure ai più moderni sottomarini. Passò tutta la sua vita nuotando, gli zoologi lo descrivono come una forma nectonica proprio per indicare che non tacca mai il fondo. Vive di giorno a profondità notevoli, oltre i quattrocento metri, e solo di notte sale in acque più vicine alla superficie per catturare i piccoli pesci e i crostacei di cui si nutre. La sua conchiglia è tanto robusta che sopporta con facilità le notevoli pressioni cui e' sottoposta a simili profondità, ma nello stesso tempo e' tanto leggera che alla morte dell'animale viene trasportata in mari molto lontani. Un'enorme resistenza unita ad altrettanta leggerezza per una conchiglia vecchia di secoli, ma dal design modernissimo, che nasconde l'applicazione di una precisa legge matematica. La conchiglia del Nautilus è una perfetta spirale logaritmica piana, ciò consente all'animale di crescere all'interno della sua casa e a questa di crescere insieme con lui senza cambiare forma. Mano a mano che cresce, il Nautilus si sposta verso l'esterno della conchiglia e costruisce dietro di sé una specie di parete tanto che le conchiglie d’animali adulti risultano divise in molte camere. L'animale vive solo nell'ultima ma resta unito alla prima da lungo cordone che attraversa tutte le altre, ormai vuote, ma proprio per questo utilissimo. Il peso specifico del Nautilus risulta infatti quasi uguale a quello dell'acqua e il Nautilus può farlo variare leggermente comprimendo i gas contenuti tra il suo corpo e la parte dell'ultima camera. In questo modo può spostarsi a varie profondità con una spesa irrisoria di energia, mentre nelle altre direzioni si sposta espellendo con forza l'acqua che usa per respirare. Infine speciali contrappesi e costolature nelle varie camere assicurano contemporaneamente la posizione orizzontale dell'animale e una maggior resistenza della conchiglia. Un vero capolavoro di tecnologia sottomarina, insomma: ma da questo alla storia del sistema terra-luna proprio non si vede che relazione ci sia. La relazione invece c'è, ed è proprio questo il segreto più affascinante della conchiglia del Nautilus che solo recentemente i due ricercatori della Princeton Univesity hanno decifrato. A mano a mano che cresce, infatti, il Nautilus costruisce di continuo la sua casa: ma lo fa seguendo con precisione il ritmo degli astri e particolarmente seguendo il movimento della terra intorno al sole e della luna intorno alla terra. La conchiglia di tutti i molluschi è costituita da tre diversi materiali disposti ordinatamente in tre strati: all'esterno uno strato di materiale organico liscio e trasparente, quasi una membrana protettiva, chiamato conchiolina e sotto  uno strato di prismi di calcite, disposti ordinatamente e sempre perpendicolari alla superficie; infine, più internamente, uno strato di lamine di aragonite. La conchiolina, l'unico materiale organico, dato che calcite e aragonite altro non sono che due diverse forme cristalline di carbonato di calcio, oltre che lo strato superficiale, costituisce una specie di cemento nel quale restano immersi i cristalli di carbonato di calcio. Sia la conchiolina che il carbonato di calcio vengono prodotti dal Nautilus che li deposita continuamente sul margine esterno della conchiglia e all'interno dove mano a mano costruisce le pareti che separano le camere. La superficie esterna della conchiglia del Nautilus è liscia e ben levigata ma vi si distinguono bene, sia al tatto che visivamente, delle sottilissime linee rilevate, dette “linee di crescita". I due ricercatori americani hanno contato con pazienza il numero di linee di crescita che sono comprese in ciascuna camera e hanno notato con sorpresa che il numero è sempre molto vicino a trenta, indipendentemente dalla lunghezza della camera. Le camere interne della conchiglia variano infatti moltissimo, proprio a causa della legge della spirale logaritmica. Il fatto che le linee fossero sempre trenta indipendentemente dalle dimensioni della camera era un primo dato molto interessante. Gli scienziati hanno infatti da tempo spiegato la formazione di queste linee e sanno che vengono costruite al ritmo di una al giorno. Va detto che il Nautilus non ha certo la cognizione del tempo, ne è capace di regolare la sua produzione di conchiolina e di carbonato di calcio. La linea di crescita è semplicemente una conseguenza delle abitudini di vita dell'animale e si forma perché variano le rispettive quantità di conchiolina e di carbonato di calcio.  Ciò a causa delle migrazioni notturne del Nautilus in acque meno profonde.  Infatti il Nautilus usa il carbonato di calcio non solo per costruire la conchiglia ma in un certo senso anche per respirare. Quella che noi chiamiamo respirazione non è infatti altro che il procurarsi una scorta di ossigeno necessario per una serie di reazioni chimiche nelle quali, consumando ossigeno e zucchero, si produce tutta l'energia chimica necessaria alla nostra vita.  Quando l'ossigeno è scarso questa serie di reazioni può svolgersi per l'altra via: si ottiene così l'energia, anche se in quantità ridotte, ma vengono prodotti degli acidi. Il più famoso l'acido lattico è di questi che si forma nei nostri muscoli quando sono costretti a uno sforzo prolungato. Nel caso del Nautilus la scarsità di ossigeno è quasi la regola: durante il giorno infatti l'animale vive in acque profonde e perciò poco ossigenate, egli respira perciò anaerobicamente cioè senza ossigeno ma produce grosse quantità di acido succinico che riesce a neutralizzare solo usando carbonato di calcio.  Alla sera invece, spostandosi in acque meno profonde, può disporre di maggiori quantità di ossigeno e di conseguenza può utilizzare più carbonato di calcio per la conchiglia. In questo modo variano ogni giorno i rapporti tra conchiolina e carbonato di calcio e ogni giorno si forma una linea di crescita sulla conchiglia. Il fatto che le linee di crescita siano costantemente trenta per ogni camera, anche in specie diverse (i due ricercatori hanno controllato ben nove specie), è un particolare estremamente interessante. Significa che il Nautilus costruisce le pareti interne che separano le varie camere, al ritmo di una ogni mese lunare che dura appunto 29, 53 giorni con questi pochi dati, applicando la terza legge di Keplero si può risalire alla distanza tra terra e luna. Giovanni Keplero, matematico imperiale alla corte di Rodolfo II, la enunciò nel 1619 nella sua opera Harmonices mundi (Armonie del mondo): "Il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta nella usa orbita è proporzionale al cubo del semiasse maggiore dell'orbita stessa".  Da questa legge che stabilisce una relazione tra le dimensioni dell'orbita e il tempo impiegato per percorrerla si può risalire, trascurando l'eccentricità, al semiasse maggiore dell'orbita della luna. A questo punto i due ricercatori americani avevano in mano la chiave del mistero: è stato sufficiente procurarsi conchiglie fossili dei progenitori del Nautilus e procedere agli stessi conteggi per calcolare quale era la distanza terra-luna di ogni epoca geologica a cui corrispondevano le conchiglie che si erano procurati. Peter G.K. Kahan e Stephen M. Pompea, questo il nome dei due ricercatori, hanno eseguito il conteggio delle camere in ben ventinove specie fossili oltre che su nove specie ancora viventi. In questo modo hanno constatato che il numero delle linee di crescita non solo è fisso in ogni camera ma è eguale anche per specie diverse vissute nello stesso periodo e soprattutto hanno potuto dimostrare che mano a mano che si esaminano specie corrispondenti a epoche più lontane da noi, il numero delle linee di crescita diminuisce. Nei fossili di Aturia risalenti a circa 25-30 milioni di anni fa il numero di linee non è più di trenta ma di venticinque.  Nella conchiglia del Nautilus inornatus, un progenitore dell'attuale che viveva circa centottanta milioni di anni fa, il numero delle linee di crescita e' ancora inferiore: per ogni camera se ne contano solo 17-18 e poi, sempre diminuendo, quattordici linee per camera in una specie vissuta circa trecentoventi milioni di anni fa, dieci in una corrispondente a trecentosettanta milioni di anni fa e infine nove linee di crescita per camera nella conchiglia più antica che hanno potuto esaminare, il Dolorthoceras sociale vissuto nell'ordoviciano superiore, vale a dire circa 420 milioni di anni fa. Dunque, andando indietro nelle varie ere geologiche, il mese lunare, cioè il tempo che la luna impiega a compiere un giro completo intorno alla terra si è progressivamente ridotto passando dagli attuali 29,53 giorni ad un numero di giorni notevolmente inferiore (circa dieci). I due ricercatori hanno però eseguito i loro calcoli in ore perché anche la lunghezza del giorno solare sulla terra è diminuito progressivamente. All'epoca in cui vivevano le conchiglie più antiche esaminate dai due studiosi, cioè 420 milioni di anni fa, un giorno solare durava, invece di ventiquattro, ventuno ore. Anche con i calcoli in ore si può tuttavia ben capire quanto fosse più breve il tempo necessario alla luna per compiere un giro intorno alla terra. I 29,53 gironi attuali corrispondono a 722 ore circa mentre, dai calcoli dei due ricercatori, il mese lunare era di sole 385 ore circa 200 milioni di anni fa, di 310 ore 300 milioni di anni fa, e di 200 ore 420 milioni di anni fa. Anche intuitivamente sembrerebbe dunque che l'orbita della luna nel corso dei millenni deve essere aumentata ma la terza legge di Keplero permette addirittura di calcolarne il semiasse maggiore. Con calcoli un poco più complessi e tenendo conto anche delle variazioni nella durata del giorno solare sulla terra, i due ricercatori hanno potuto stimare la distanza tra la terra e al luna quale doveva essere circa quattrocento milioni di anni fa: poco più di un terzo dell'attuale. L'allontanamento progressivo della luna era stato del resto accertato anche con altri mezzi: dallo studio delle eclissi avvenute in epoche passate era stato calcolato, per esempio, che la velocità di allontanamento della luna doveva essere di circa 5,8 centimetri per anno. Dai dati ottenuti con il Nautilus risulta invece che negli ultimi settanta milioni di anni la luna si è allontanata con una velocità ben maggiore, cioè circa 94,5 centimetri per anno.  Questa differenza di stima della velocità, se di velocità si può parlare, dipende probabilmente dal fatto che la luna non si è realmente allontanata a velocità costante ma con velocità variabile. In questo caso, fanno notare i due studiosi, estrapolare dati relativi ad un migliaio di anni, come quelli ricavata dallo studio delle eclissi potrebbe portare a errori grossolani: chi può dire se in questo breve periodo la velocità di allontanamento è stata simile a quella dei milioni di anni precedenti? A maggior ragione sarà difficile estrapolare al passato i dati che si otterranno da un esperimento ancora in corso e nel quale si misura costantemente e con una precisione incredibile la distanza terra - luna con l'aiuto di un raggio laser. Resta comunque un ultimo interrogativo: da che cosa è stato determinato questo progressivo allontanamento della luna? Forse, accettando la teoria del distaccamento del nostro satellite dalla terra, si potrebbe pensare che la luna stia semplicemente continuando quell'antico distacco ma le cose non sembrano così semplici. Accettando l'ipotesi della cattura sarebbe veramente difficile spiegarne il perché. Di sicuro per ora c'è un solo dato: una volta fermatasi, la luna non può mai essersi avvicinata alla terra tanto da superare quello che gli astronomi chiamano il limite di Roche e cioè 2,9 raggi terrestri. Oltre a questo limite la luna si sarebbe distrutta e anche avvicinandosi molto a questo limite pur senza superarlo la sua superficie sarebbe andata incontro a fusione. Secondo i calcoli questa fusione sarebbe dovuta avvenire circa tre miliardi di anni fa ma non ci sono tracce che lascino pensare che questa fusione sia realmente avvenuta. Si può quindi rispondere solo parzialmente all'interrogativo sul perché dell'allontanamento della luna. Assumendo che la luna non abbai amai superato il limite di Roche e trascurando il problema della sua origine, gli scienziati ritengono che i suo allontanamento sia da mettere in relazione dal fenomeno delle maree. Per quanto possa sembrare strano è noto che durante i grandi spostamenti d'acqua delle maree si generano degli attriti detti appunto attriti di marea. Se le parti liquide della terra fossero perfettamente fluide e le parti solide perfettamente elastiche non si avrebbero questi attriti e le maree sarebbero perfettamente in armonia con i movimenti della luna. Invece gli attriti esistono e fanno sì che il sistema perda energia o in parole povere che la terra rallenti la sua rotazione su se stessa. Nel passato quando la terra e la luna erano più vicine questi attriti dovevano essere ancora più forti; e, anche in assenza di acqua, il fatto che i due corpi celesti non siano perfettamente sferici avrebbe comunque generato degli attriti rallentando il movimento di rotazione della terra e provocando un progressivo allontanamento della luna. I due ricercatori che hanno studiato il fenomeno attraverso il Nautilus ritengono che questo processo sia avvenuto in almeno tre fasi distinte. In un primo tempo, quando non c'era ancora acqua sulla terra, la luna si sarebbe allontanata lentamente, a causa dei deboli attriti generati soprattutto dalle asimmetrie dei due corpi. In seguito quando oceani profondi circondavano e ricoprivano i continenti si sarebbero prodotti ancora deboli attriti tra terra e acqua e la una si sarebbe allontanata ancora lentamente fino a che con l'emergere dei continenti e con i loro spostamenti, circa 600 milioni di anni fa gli attriti si sarebbero fatti più forti e l'allontanamento della luna un pò più veloce. Quello che i due ricercatori hanno dimenticato di dirci, è la vera conclusione di questo fenomeno: il progressivo allontanamento della luna continuerà fino a privarci completamente del nostro satellite? Almeno ad alcuni dispiacerebbe: malgrado sia ormai chiaro che la pallida luna altro non è che un ammasso di freddi basalti granitici, resta vero il punto di vista di David Herbert Lawrence: “Non serve dirmi che è una massa rocciosa senza vita nel cielo! Io so che non è così”. Il Nautilus intanto continua le sue immersioni, incurante sia delle origini che del destino del nostro satellite.

 

RUBRICA SULLA CULTURA E DEL PROGRESSO UMANO (1)

 

… LE CONQUISTE UMANE E L’ANARCHIA DEMOCRATICA…

 

Il progresso è illusorio. Viviamo in un mondo di crescente conoscenza; siamo penetrati nel nucleo dell'atomo e della cellula ad un estremo ed esplorato i vasti spazi cosmici dall'altro. Questa conoscenza, ricavata attraverso paziente ricerca, acuto ragionamento e comprensione interdisciplinare, ha modificato l'aspetto dell'esistenza quotidiana. I fenomenali progressi nella tecnologia delle comunicazioni hanno quasi un'impronta mitica. Recenti relazioni ci dicono che migliaia di case costruite nel mondo opulento hanno un ruolo parallelo a quello della domestica servitù, perché sono programmate in modo da accendere e spegnere la luce, scaldare l'acqua, ricevere messaggi, e riferire alla polizia in caso di furto, ecc. Gli avanzamenti tecnologici hanno pure portato a nuovi concetti della salute e dell'igiene e trovando soluzioni chirurgiche, allungando così ogni giorno la durata della vita. Nonostante tutti questi avanzamenti, il mondo è in agitazione ad ogni livello.  La corsa agli armamenti ha portato sulla nostra soglia la prospettiva di un'orrenda fine della vita sul pianeta. Entro le nostre frontiere nazionali gli speri del terrorismo, della violenza settaria e di micidiali conflitti, stanno gettando le loro oscure ombre sulla vita delle persone. A livello personale, l'alienazione, lo stress, e la frustrazione, hanno prodotto epidemie di perversione mentale finora sconosciute. Il ricorso alla droga e il conseguente aumento della criminalità, della mafia su scala mondiale e la violenza nelle strade stanno diventando parte della nostra società iper-urbanizzata. La corruzione ampiamente diffusa è l'inevitabile conseguenza di una società basata sulla speculazione e sugli interessi egoistici. Il consumismo e la competitività nel tenore di vita procedono di pari passo con la degradazione dei valori. Discordie personali e tensioni nascono nella famiglia, sono acuite dal predominante clima della vita sociale. La condizione del mondo attuale porta alla sofisticazione tecnologica e quindi non implica nè superiorità morale nè intelligenza più elevata. Il problema dell'uomo contemporaneo non è nè politico, né sociologico, giacché nessuna delle soluzioni proposte in questi tre campi è stata in grado di fornire un efficace rimedio a queste sinistre tendenze. Perché esse ignorano i sottostanti fattori psicologici e mancano di fare appello ai potenziali umani più profondi, non sono in grado di contrastare la decadenza della società. Al cuore della presente situazione vi è il fatto che non siamo di fronte ad un problema tecnologico, istituzionale o organizzativo, e dobbiamo affrontare invece un'acuta crisi culturale. La crisi non ha origine nell'ambiente o nella struttura della società ma significa una profonda inadeguatezza della psiche dell'uomo, alle circostanze. Trovare capri espiatori in una o nell'altra sezione della società o in cause esterne non fa che distogliere l'attenzione dalla radice del problema che è la coscienza umana. Di conseguenza il concetto di progresso necessita di essere esaminato da vicino. La questione della cultura è pertinente solo per la mente umana. Il significato dell'essere umano è la capacità di essere consci di se stessi e di valutare la natura del ruolo dell'uomo nel movimento della vita. Un'errata valutazione è responsabile della varietà di autoinflitte sofferenze cui sono soggetti gli essere umani.

 

“Voi soffrite per causa vostra. Niun'altro vi

costringe. Non date la colpa agi altri.

Niun'altro vi sostiene a vivere e morire.

Gli obblighi in realtà non esistono, siamo noi

che ce li prendiamo con noi stessi"

 

Cultura significa giusta percezione del proprio ruolo e rapporto con gli eventi, con le persone, e con la complessità che è la vita, agendo secondo questa percezione con dignità e sottigliezza di ragionamento, e cosciente consapevolezza dei rapporti e dei valori. L'uomo colto rispecchia i valori in ogni uso pensiero nella parola e nella sua condotta quotidiana.  In qualsiasi società ampi gruppi di persone inconsciamente rappresentano le norme e i modelli correnti di condotta. Tale inconscio adattamento a modelli convenzionali non è una significativa espressione di cultura. L'uomo in verità è un animale istintivo e stenta ad autodisciplinarsi nel comportamento per la sua pigrizia o perché non si pone nuovi obiettivi. La Natura, n tutta la sua diversità include una meravigliosa armonia e ordine.  L'uomo moderno, attraverso lo studio dell'ecologia e degli enigmi della Natura, va scoprendo la sorprendente interdipendenza delle molte forme di vita e l'equilibrio che sostiene il processo universale nel mondo fenomenico si basa sull'ordine dei biologi che sostengono questo postulato. Poiché l'armonia e l'ordine sono il substrato del naturale processo evolutivo non vi sono problemi di rapporti in questa sfera. Tutte le creature diverse dall'uomo adempiono le loro particolari funzioni con un istinto che non è null'altro che intelligenza del cosmo stesso, l'armonia delle inter-relazioni nella Natura non costituisce cultura. E' caratteristica specifica dell'essere umano scoprire l'armonia e l'ordine ed esprimerli nei suoi rapporti e nelle sue azioni. Questa è la ragione della dichiarazione dei saggi che essere nati come essere umani è un privilegio straordinario e prezioso. La vita umana è una continua relazione. Anche chi si estranea esternamente dall'azione continua ad essere internamente collegato tramite la propria mente ad una molteplicità di fattori. Riflettere sulla natura dei rapporti e sui valori coinvolti nell'espressione del rapporto è cultura nel più ampio senso della parola. La scienza considera l'Uomo un animale come tutti gli altri - tanto poco separabile anatomicamente dagli antropoidi che la moderna classificazione fatti dagli zoologi ritorna alla posizione di Lineo e lo include con loro nella stessa super-famiglia degli umanoidi. Tuttavia, a giudicare dai risultati biologici del suo avvento, non è forse in realtà qualcosa di diverso nell'insieme?...  Se desideriamo risolvere la questione della “superiorità” dell'uomo rispetto agli animali (ed è quanto mai necessario risolverla nell'interesse dell'etica della vita, come anche nell'interesse della pura conoscenza) posso vedere solo un modo di farlo - spazzar via tutte quelle manifestazioni secondarie ed equivoche di attività interiore nella condotta umana, andando diritto al fenomeno centrale, riflessione: Il reticolato tra i rapporti umani è complesso e misterioso. Il rapporto abbraccia non soltanto i contatti con gli altri essere umani, ma anche atteggiamenti inarticolati di affetto, di timori, ambiguità e così via, e i numerosi moventi nascosti che non sempre trovano espressione. Il rapporto essendo vario, comprende il responso dell'uomo alla natura, alle piante, agli animali, alle acque fluenti, alle catene montane, alla terra, al cielo e alle stelle. Ancora più significativi sono i rapporti dell'uomo con le sue idee e le sue credenze, i suoi gradimenti - in altri termini coi contenuti della propria mente. Il suo rapporto verso se stesso condiziona in larga misura gli altri rapporti. La frustrazione interiore vizia ovviamente le sue azioni rispetto agli altri. La sua visuale diventa offuscata. Quindi è di vitale importanza che una persona sia consapevole delle proprie risposte e reazioni. L'Uomo si fa oggetto della propria riflessione, proprio in conseguenza di questo stesso ritorno su se stesso, diventa in grado in un lampo di innalzare se stesso ad una nuova sfera. Quando vi è assenza di auto-osservazione, i rapporti legano e infirmano i modi di vedere e la comprensione di una persona. L'attaccamento alla famiglia, o alla comunità, alla moglie  o al figlio, alle ideologie, ai credi religiosi, ecc., sono spesso una barriera che chiude fuori più ampie affinità. La delicatezza di sentimento, che è essenziale per lo sviluppo culturale non è accresciuto dall'attaccamento. L'essere umano diventa primitivo o tribale quando il suo attaccamento lo imprigiona entro un ristretto cerchio. Forme raffinate di tribalismo sono nascoste dietro plausibili facciate, contribuendo ai conflitti del mondo e anche nella comunità. Quando la sensibilità è libera da barriere, si manifesta in relazione ad ogni cosa - alla gente, agli animali, alla terra stessa. In ogni pensiero, parola ed azione la cultura fa sentire la propria presenza o assenza. La parola “estetico” denota la percezione dell'armonia e della bellezza nella natura e nell'arte. E' perché una certa forma di sensitività estetica trova espressioni nell'arte, che le arti sono considerate spesso identiche con la cultura.  Tuttavia, cultura ha un significato che è assai più ampio e profondo dell'arte. E' intimamente collegata con fiorire delle facoltà interiori che è il criterio dell'umano progresso. La cultura può esistere senza l'arte, mentre l'arte è solo una espressione parziale di quella sensibilità totale che è cultura. L'arte nel senso comune della parola, è un'attitudine specializzata a rivelare alcuni aspetti della bellezza attraverso la raffinatezza di una specifica forma.  Ogni vera arte ha in sè implicata l'armonia. Ogni forma d'arte ha proprie limitazioni nel manifestare la bellezza. L'Arte in senso più ampio, deve includere il vivere, perché allora può essere paragonata alla cultura. L'abilità o perfino il genio di un artista non necessariamente lo mettono in grado di comprendere l'arte del vivere e spesso le vite degli artisti esprimono questa tragica inadeguatezza. Nel corso dell'evoluzione, la specializzazione della forma o della funzione non è desiderabile. La specializzazione di una specie diviene la sua limitazione, poiché la confina entro i limiti di questa specializzazione. Per esempio, la voluminosità degli animali preistorici condusse alla loro scomparsa. Sia che la specializzazione sia velocità o visione, o qualsiasi altra capacità, diventa una prigione. Riportiamo delle massime:

 

- Colui che si regge sulla punta dei piedi non si regge saldo;

- colui che fa i passi più lunghi non cammina più in fretta....

- colui che si vanta di ciò che fa non riesce a nulla;

- colui che è orgoglioso del proprio lavoro non raggiunge nulla di professionale.

 

I limiti della specializzazione esistono per gli individui e le specie come pure per una nazione e una civiltà. La porta a più ampie percezioni e sviluppo è chiusa quando l'energia è incanalata in una direzione esclusiva. La specializzazione può essere un modo di negare il finora sconosciuto e non sviluppato potenziale di progresso. E' interessante rilevare che ogni civiltà avanzò fino ad un certo punto e poi ricominciò a declinare. Gli stessi meriti che ne determinano la preminenza ne impedirono l'ulteriore sviluppo. La riuscita nel superare certi ostacoli è basata su abilità specializzate. Quando sorge un ostacolo di tipo differente, i talenti che sono stati utili prima diventano impedimenti se coloro che li posseggono non sono capaci di lasciar andare i loro schemi fissi di pensiero e di azione onde affrontare gli ostacoli con nuova vitalità. La decandenza delle civiltà è caratterizzata da tale mancanza culturale e di una mentalità disponibile ai confronti e alle comparazioni. Sembra come se fosse insolito per i responsi creativi a due o più successivi ostacoli nella storia della civiltà di essere attuati dalla stessa minoranza.  In verità la parte che si è distinta nel trattare con un ostacolo è atta a fallire cospiquamente nel tentare di superare il successivo. Le civiltà cadono a causa dell'infatuazione delle persone del loro passato.  Soddisfacente dei loro precedenti successi esse palesano apatia e incompetenza nel fronteggiare l'ostacolo del presente. E' ovviamente importante  mantenere la mente ed il cuore liberi dai gravami e dalle memorie dei passati raggiungimenti; la specializzazione che può essere stata risorsa nel passato non è più utile per l'ulteriore progresso. La libertà della mente è l'essenziale per il fiorire della cultura. Una mente libera non guarda semplicemente attraverso ad una stretta finestra, ma ha una visione circolare senza frontiere. Una civiltà che si imprigiona entro le note frontiere della conoscenza ed esperienza stagna e provoca il proprio declino.  Si può osservare che le mutazioni di una società primitiva ad una più elevata civiltà è la transizione da una condizione statica ad una attività dinamica.  Non vi può essere dinamismo in un popolo le cui menti e le cui facoltà siano cristallizzate nella conservazione e nell'intolleranza. La cultura indiana perse il proprio genio assimilativo e sintetizzatore quando il suo dinamismo venne meno e le sue istituzioni sociali si ossificarono. Il sistema delle caste (adagiarsi nelle tradizioni) perse la propria mobilità e, col passare del tempo, divenne un peso morto. Parimenti, la religione venne a consistere di vuote forme ritualistiche, e la ricerca dell'ignoto - che è l'essenza dello spirito religioso - cedette il posto alla venerazione del noto e di conseguenza alla proliferazione dell'idolatria. La moderna democrazia in occidente sorse dalla passione per libertà, l'eguaglianza e la fraternità che si pensò, avrebbe inaugurato un nuovo ordine sociale. Ma le nazioni furono presto afferrate dalla battaglia per il monopolio delle risorse e le loro ambizioni imperialistiche annullarono la lealtà del loro sostegno a questi ideali. Eguaglianza e libertà divennero infortuni nella corsa alla supremazia nazionale. Parimenti la Russai rivoluzionaria, che con gran fervore cercò di porre fine alla proprietà privata quale mezzo di dominazione e auto-promozione, negò i suoi ideali col proprio specifico marchio di oppressione e irreggimentazione quello stato che si supponeva “inaridirsi” a favore della libertà e del benessere della gente. Ripetutamente, in differenti civiltà, istituzioni intese ad essere i mezzi per liberare le possibilità delle persone e promuovere il loro benessere si congelano in una rigidezza che soffoca la loro iniziativa, la loro vitalità e dignità. Le istituzioni si pietrificano e le strutture sociali diventano inflessibili, affrettando così il declino della cultura.  Similmente, le persone che si attaccano alle loro abitudini di pensiero e di azione e sono trattenute dai loro preconcetti e dal loro attaccamento alle loro idee e concetti consumati, perdono il proprio dinamismo e diventano incapaci di affrontare nuovi ostacoli e situazioni con spirito creativo senza del quale la cultura non può fiorire. Pertanto la storia ci avverte di non dare importanza e permanenza alle forme e a non perdere di vista i valori che infondono la vita di queste forme. I valori che sono reali sono imperituri, ma le forme perdono la loro importanza e nel tempo debbono mutare o decadere. Quando la forma diviene più importante del contenuto, la cultura si disintegra. Vi è rapporto completo tra cultura e valori. Al problema dei valori è stata dedicata una buona dose di attenzione tanto in occidente che in oriente. Gli scopi della vita concerne valori che vanno dai puramente materialistici a quelli meno materiali e più lungimiranti. Ma oltre a questa serie di valori, dal più grossolano al più raffinato, vi sono valori di natura assoluta. E' la ricerca di questo supremo valore. I valori sono o empirici o trascendentali. I primi, perché sono collegati a benefici materiali appartengono al campo ove si possono applicare scale di misura. Ogni società ha la propria scala, non necessariamente giusta, ma adatta alla struttura del potere o congeniale al temperamento della gente. In tal modo l'obbedienza o il successo, l'accontentarsi o la conquista sono inculcati loro e diventano parte del loro particolare carattere. Ad ogni gruppo di gente o ad ogni individuo, uno o più valori della scala appaiono più importanti degli altri. La preferenza è basata sulla convenienza e l'immediato guadagno, nati dall'imprevidenza. Trascendendo ogni misurazione di questo genere, ed anche personali e razziali pregiudizi e limitazioni, vi sono valori di un ordine totalmente differente.  Questi valori trascendenti sono indefinibili, poiché possono conoscersi solo sperimentalmente. Il piacere può essere misurato sulla bilancia e collegato agli oggetti che forniscono più o meno soddisfazioni emozionali. Ma la felicità che è stata descritta come l'essenza dell'essere, non può essere misurata o definita. Una descrizione di questo stato interiore di liberazione non dà alcuna idea della vera esperienza stessa a chi non vi abbia partecipato.  La descrizione di una seggiola può fornire l'idea di ciò cui una seggiola assomiglia, ma la descrizione della felicità, dell'amore o della verità non arreca il sapore della loro realtà. D'altra parte, una definizione diventa spesso un sostituto che trae in errore, prendendo il posto del reale. Le parole diventano un ostacolo all'esperienza diretta. La cultura elargisce la consapevolezza sperimentale di quegli inesprimibili valori che la coscienza umana può realizzare nel suo meglio. La consapevolezza di ciò che è supremamente buono, vero e meraviglioso è cultura al suo apice.  “La cultura indiana è alquanto diversa dalla cultura europea, ma alla base il movimento è lo stesso.... L'impulso per trovare la felicità, per scoprire la verità; e quando questo impulso si arresta la cultura declina come ha fatto in questo paese. Quando questo impulso è bloccato d'autorità, dalla tradizione, dal timore vi è deterioramento. Il bisogno imperioso di scoprire che cosa sia la verità è il vero bisogno e tutti gli altri impulsi sono sussidiari. Quando gettate una pietra nell'acqua tranquilla forma dei cerchi che si allargano. I cerchi che si allargano sono gli impulsi sussidiari le reazioni sociali, ma il vero impulso è al centro, questo impulso di trovare la felicità interiore e la verità; e non potete trovarlo fin tanto che siete afferrati dal timore, tenuti sotto una minaccia. Dal momento in cui vi è il sorgere di una minaccia, del timore, la cultura declina”. La scoperta di questi inesprimibili valori finali reintegra l'uomo nella sua inalienabile dignità e lo mette in grado di compiere il suo destino. I saggi, i santi supremi esempi di cultura al suo culmine. Il risveglio della cultura è l'arco della porta verso la realizzazione superiore, un dischiudersi multi-dimensionale della coscienza umana e delle facoltà insite nell'Uomo. Cultura è la reazione sensoria che percepisce l'indefinibile, come anche il grossolano, l'interiore come anche l'esteriore, l'universale e non soltanto lo specifico. Valori di natura elevata non sopravvengono in una mente pigra auto-soddisfatta.  La mente cade in inganno quando attribuisce valore a concetti ed azioni basati sull'opportunità e l'auto-interesse. Un Essere di vigilante indagine è essenziale per coltivare la sensibilità. L'indagine non deve porsi dei limiti, nè la mente ingannarsi se deve scoprire valori nel verso senso. Le convenzioni e le tradizioni non debbono restringere la mente impegnata in una tale ricerca, sia che si tratti della mente individuale o di un popolo. Lo scienziato moderno è impegnato nella ricerca della conoscenza, ma la sua ricerca e le sue indagini sono per necessità limitate all'ambiente esterno.  Egli ignora per intero la natura interna della vita e pertanto il punto di vista scientifico è stato descritto come “senza valore” precisamente a causa della sua indifferenza per i valori il mondo moderno, che è dominato dallo spirito scientifico, è un mondo di incredibile crudeltà e distruttività. La cultura invece si occupa della conoscenza dell'essenza della vita, quell'essenza che è nascosta alla mente grezza, ma si rivela alla mente che apprende a coltivare le sue forze di percezione e che non è soddisfatta finché non scopre cosa vi è al centro di tutte le cose, animate o inanimate. La cultura ha pertanto profonde implicazioni etiche. Ovviamente l'arte non risveglia automaticamente consapevolezza etica.  L'arte richiede disciplina, ma disciplina specializzata. La scoperta dei valori essenziali comporta un diverso genere di disciplina interiore che dà origine a giusti rapporti. Le discipline esterne, sia che assumano la forma di codici morali, convenzioni sociali, tecniche o altri modelli imposti dall'esterno, prima o poi crollano e il subconscio vi si ribella creando coercitivi squilibri. Dall'altra parte la disciplina che proviene dall'interno attraverso la chiara percezione di giusti valori fornisce stabilità e uno stato di liberazione e felicità. Regola spontaneamente ogni pensiero, discorso e azione, perché tutti emanano da questo armonico stato di coscienza. La consapevolezza dei valori è la realizzazione del significato intrinseco di tutte le cose della vita ed anche della totalità della vita. Il nostro attuale modo competitivo di vivere orientato al piacere promuove l'atteggiamento utilitario che converte ogni cosa in oggetto di godimento, profitto e possesso.  Ma le miriadi di manifestazioni della vita esistono di per sè, non semplicemente quali oggetti per il piacere e l'uso degli umani. Ciascuno ha il proprio intrinseco significato e scopo nello schema della vita. Un agnello non è un soggetto culinario, nè il significato di un albero è limitato al suo legno. La mente aspirante e interessata al proprio sè, cercando la propria soddisfazione e il proprio adempimento perde il significato più profondo della vita. Vi è molto da ponderare sul criterio se è importante o meno importante certi ideali e comportamenti umani. La coscienza orientata al piacere perde la preziosa natura di essere, la sua bellezza, valore e verità. Benché i valori finali appaiano essere molteplici, sono di fatto uno, poiché l'essere uno appare come il vero, il buono e il meraviglioso. Amore e intelligenza appaiono essere alla radice della manifestazione. L'intelligenza è inseparabile dall'universo e quindi dobbiamo coltivare i valori diversi espressi da ogni persona. La consapevolezza dell'unità si traduce in interessi ed azioni di auto-eclissamento per ottenere il benessere universale. Alto e basso spariscono alla luce della conciliazione con ogni cosa, anche se apparentemente insignificanti o forme inanimate di esistenza. Un cuore colmo di un tale interesse è protettivo non solamente per gli esseri umani, ma anche per animali, uccelli, piante e perfino la terra, l'aria l'acqua. I pericoli dell'inquinamento, della devastazione della terra, della spietata decimazione delle creature selvatiche, non esisterebbero se il mondo della cultura, nel suo giusto significato, avesse permeato la coscienza umana. L'atteggiamento generale in tutto il mondo è di lasciare ai governanti, amministratori ed altri la salvaguardia della società. La gente ritiene di essere impotente perché non vuole assumere responsabilità. La cultura interiore di qualsiasi individuo, d'altro lato, lo rende un centro di pace e di felicità. A meno che i membri di una comunità le apportino la loro comprensione e cultura, la società non può migliorare la qualità della loro vita. La società non esiste di persé; è costituita dalle inter-relazioni di tutte le persone che la compongono. Se l'esistenza non è vista con una mente aperta le parti non hanno il loro giusto valore poiché non sono viste come sono-quali aspetti intrinsechi della totalità. E' come se si separasse una nota o una frase da un pezzo di musica e si cercasse di afferrare il suo significato separato. L'essenza della cultura è conoscere il significato e la bellezza del tutto ed anche il significato intrinseco di ogni singola parte.

 

RUBRICHE DELLE TECNOLOGIE MENTALI E DELLE SUE APPLICAZIONI (1)

 

… LA PERCEZIONE DEI CAMPI DI FORZA…

 

Porre il problema sulla sede dell'intelligenza di un Essere, in realtà, non e possibile: questo problema nasce dall'immaginazione umana. L'uomo - si dice - ha la sede dell'intelligenza nel cervello, dunque sembra logico attendersi che, in qualche modo, la sede della intelligenza dell'Essere debba pur trovarsi in qualche punto di questa Unità pensante. In realtà è la struttura dell'Essere che è intelligente e non esiste una sua localizzazione: è l'Essere che è tutto intelligente, dunque si può dire - all'inverso - che l'Essere è esclusivamente espressione di intelligenza. E' questo il punto! Se noi localizziamo l'intelligenza in una zona qualsiasi del Corpo dovremmo pensare ad una costruzione umana avente una forma e che, in qualche modo, avesse anche una testa, perché, sia pure senza la forma della testa fisica, la sede dell'intelligenza dovrebbe trovarsi in esso. (rif. corpo) Quindi se essa non è localizzata nel corpo fisico dove mai deve essere situata?  La verità è che non riusciamo ad immaginare e a percepire l'Essere invisibile, ossia la sede di tutte le cose che danno vita al corpo fisico. Per poterci avvicinare all'idea di un Entità approssimativa in cui risiedono questi fenomeni, dobbiamo immaginare, per un momento, ad un lampo che si accende nel buio e che subito si spegne. Questo lampo, questa luce improvvisa, non ha forma, non ha contorni, è soltanto una luce diffusa. Così siamo più vicini all'oggetto che vogliamo spiegare. Possiamo immaginare la corrente elettrica che passa in un filo, possiamo inoltre pensare al filo che la conduce, ad una lampada che si accende, in realtà non è quella la corrente elettrica, è qualcosa di diverso, qualcosa che non riusciremo mai ad immaginare. Cosa possiamo immaginare a questo punto: ad una forza che cammina alla velocità della luce o altro..... Siamo in questo ordine di idee, per quanto riguarda la percezione dell'Essere.  L'Essere o “Unità Viva” come tale non è pensabile se non come una “IDEA”. Non una idea in senso astratto, ma un'idea che ha una propria struttura molecolare.  L'idea è già legata ad un cervello, cioè all'emanazione di un cervello, mentre qui si tratta di un'idea che è di per sè sussistente, che non ha forma, che è un'energia, un'energia molecolare che da vita a tutta la struttura corporea, quindi a un tipo particolare di energia che non sottostà ad uno scambio con l'ambiente e nell'ambiente, ma che è autonoma, dunque definita nel suo genere. Energia fatta di vibrazioni, le quali, essendo autonome, non hanno contatto con altre forme di energia, ma soltanto fra il corpo e le sue cellule. Questo è il carattere individuale di questa energia e non ha dispersione!  Dunque non dobbiamo immaginare un “ovulo” che cammina, nemmeno una lampada che si muove. La struttura atomica dell'Essere può essere pensata, con l'idea di un “campi di forza”, senza trovare impedimento alcuno, senza interferire nell'ambiente e senza ricevere interferenze da alcun altro tipo di energia, anche miliardi e miliardi di volte più potente. L'essere non riceve interferenze da alcuno, può, per così dire, attraversare il Sole, senza esserne minimamente scalfito, perché la sua struttura è protetta da quel marchio di infinitezza e di eternità che è il marchio che contraddistingue l'esistenza stessa del singolo Essere. Porsi dunque il problema della forma dell'Essere, è come porsi uno pseudo problema, perché non esiste una forma e, in realtà, nell'Universo psichico, al di là del velo delle forme umane, non esiste una geometria delle forme. Questo è il punto! Comunque resta opinabile anche questa ipotesi! E' estremamente difficile entrare in questo ordine di idee per noi, essere umani viventi sul pianeta Terra. Non capire cioè che quando un individuo si manifesta in uno stato psichico alterato usando nel dialogo un linguaggio convenzionale, egli non esiste in una determinata forma (almeno come la intendiamo noi), ma fa parte della propria struttura. Non possiamo parlare di una forma circolare, quadrata o di un'altra forma qualsiasi, assumibile da un Essere perché, in realtà, una “forma” non esiste. Ma se noi diciamo che il riferirsi ad un determinato Essere, alla sua esistenza sulla Terra, “fra noi”, una forma la deve pur avere! La si deve pur definire! Certamente, riferita alla Terra, può assumere una sua configurazione. Si può quindi dire che l'Unità in questione, che si presenti in una seduta medianica può assumere la forma allungata di una nebulosa, poiché cade nell'ambito gravitazionale terrestre, nell'ambito della relativa energia, rimanendo con ciò sempre un'ipotesi di lavoro. Cioè, incapsulandosi, l'Essere ottiene questa forma, ma è una forma convenzionale: è la forma che gli si dà, non soltanto della materia, perché la sta attraversando, ma è pure l'unica forma che noi siamo capaci di definire dal nostro punto di vista di misurare la realtà percettiva. Quando passeremo al di là del velo (dopo la morte), perderemo la capacità di ragionare in termini geometrici, per spazio-tempo, ed ecco che allora entreremo in un altro ordine di idee: anzitutto entreremo in quello della mancanza della forma: questo problema non esisterà più. Per noi esisterà soltanto un problema di “campi di forze”.  In base a questo criterio, l'altra dimensione, il mondo dell'aldilà, non verrà più concepito secondo una dimensione umana, una concezione fisica, ma come un puro “campo di forze” circoscritte nei perimetri di ogni Essere nelle varie evoluzioni.

 

RUBRICA DELLE TECNOLOGIE MENTALI E DELLE SUE APPLICAZIONI (2)

 

LE TRADIZIONI MISTICHE E LE POTENZIALITÀ DELL'UOMO

 

Vivere in uno “stato naturale”  sembra essere il punto centrale delle principali religioni del mondo: i buddhisti parlano di illuminazione, gli induisti di liberazione e i cristiani di stato di grazia, ma sembra che tutti sottintendano uno stato nel quale l'io è dissolto e si ha la sensazione che non sia mai stata una realtà effettiva. In Oriente, e in Indica soprattutto, gran parte degli insegnamenti religiosi sono basati su questa illusorietà del sè personale, ma possiamo dire che anche grandi figure occidentali, quali Socrate, Gesù, San Francesco d'Assisi, San Giovanni della Croce ed altri ancora, parlavano di questo stato secoli o millenni or sono, anche se con parole influenzate dalle mitologie e dai culti allora vigenti. Va subito precisato che lo stato naturale non è qualcosa che possa essere “ricercato”. Questo è molto importante, perché i trafficanti di cose sacre hanno mistificato tutta la faccenda convincendo la gente che questo stato possa essere desiderato, inseguito o coltivato, facendo sprecare una quantità di tempo e di energia a questo scopo. Come sapete le loro bancarelle davanti al tempio furono a suo tempo rovesciate, ma il commercio di speranze, grazie a indulgenze continue. Tuttavia noi parleremo di questo stato, ma sia ben chiaro fin d'ora che l'ascoltatore, o il lettore, è lasciato solo e non gli si fornisce strumento o indicazione alcuna. Le cose che diremo non si prestano a deduzioni logiche o argomentazioni filosofiche, perché si tratta soltanto di una descrizione. Non vi sarà dunque una esposizione lineare ma piuttosto circolare, dato che nel descrivere si tentano tutte le angolazioni. Non esiste in proposito alcun insegnamento nè mai se esisterà alcuno, se per insegnamento s'intende qualcosa che implichi un metodo, un sistema, una tecnica o anche soltanto un nuovo modo di pensare. Lo conferma il fatto che dopo queste parole l'ascoltatore, o il lettore, si sentirà più solo e perplesso di prima.  Qui si tenta soltanto di fare una descrizione del modo in cui l'uomo funziona dopo che son cadute le macchinazioni del pensiero, senza neppur sapere se questa descrizione potrà essere di qualche utilità. Lo “stato naturale” non è cosa da volere, desiderare, inseguire e raggiungere. Semplicemente “è là”, come la vita dei sensi che funziona naturalmente, senza l'intromissione del pensiero e della volontà. Non è un invito alla sensualità, perché è vero il contrario: la sensualità si instaura proprio con l'intervento del pensiero che vuol dirigere l'attività sensoriale, per procurare a se stesso una effimera consistenza e continuità. Tale è anche il problema del sesso. Le religioni parlano di felicità, beatitudine, estasi, ma tali esperienze non hanno niente a che vedere con lo “stato naturale”. Sono condizioni indotte dalla mente che, come tali, vanno e vengono, sono temporali. Sono strade già battute che non portano da nessuna parte, sono miraggi che pongono in essere dei sentieri immaginari che vanno a spegnersi nel deserto, e laggiù non vi è alcuna oasi per accoglierli. Lo “stato naturale” è una condizione di non conoscenza e meraviglia nel quale non si riconosce neppure quel che si sta guardando, perché lo si vede sempre come nuovo. E' una condizione di verginità percettiva, di immacolata concezione appunto. Se ci vien chiesto qualcosa si risponde veloci come una freccia, e si torna nello stato di innocente meraviglia per quel che si sta osservando. Dentro di noi giace una immensa pace, ed è il nostro “stato naturale”, ma quando qualcuno cerca di creare una condizione di pace con la volontà, in realtà produce un grande disordine. Se cercate di costringervi ad essere pacifici, quella non è pace: è violenza. Nello stato naturale vi è affettuoso distato da tutto. Affetto significa essere mossi, toccati, influenzati da ogni cosa, e non già che qualche emozione fluisca da te verso qualcuno o qualcosa. Lo “stato naturale” è una condizione di grande sensibilità fisica, dei sensi e non uno stato emotivo come sarebbe una grande tenerezza verso qualcuno. Se è compassione e tenerezza lo è nel senso che “gli altri” non esistono più, perché è caduta ogni separazione e perciò soffrire e gioire all'unisono è cosa spontanea, totale e inevitabile. Chiediti se esisti in te una entità che puoi chiamare “io”, oppure la mente, il sè; esiste cioè un coordinatore che sovraintende alle varie sensazioni e le collega? In effetti c'è sempre  un intervallo tra due sensazioni che il presunto coordinatore ricuce, ed in tal modo stabilisce l'illusione di un centro e di una comunità. Nello “stato naturale” non esiste alcuna entità che coordina i messaggi sensoriali, che li compone. Tutto funziona liberamente e a modo, e si vedono accadere le cose da una consapevolezza primordiale non toccata dal tempo e dal pensiero. I tuoi occhi sono come una cinepresa molto sensibile: la luce riflessa dagli oggetti colpisce la retina e la sensazione raggiunge il cervello attraverso il nervo ottico. Tu hai la convinzione che ci sia un operatore, un cameramen a dirigere i tuoi occhi, ma in realtà dietro non c'è alcun “io” che guarda le montagne, i fiori, gli alberi, le mucche. La tua coscienza è semplicemente uno specchio che riflette quel che c'è fuori, ma non c'è distanza, non c'è separazione, Profondità, distanza e colore tutto sta lì e non c'è nessuno che interpreta a meno che, per pratici motivi, non ci sia richiesta di traduzione verbale. E parlare sta bene al livello di “ecco i soldi, datemi quel pane”; questo è il limite dei tuoi rapporti e del tuo comunicare con chiunque. Tu non puoi, ad esempio, dissertare sulla bellezza, infatti: dove sta? Nell'oggetto guardato  o negli occhi di chi lo guarda? In realtà la bellezza è indotta dal pensiero che confronta, così è un gusto acquisito dire che una sonata di Chopin è più bella del lontano abbaiare dei cani nella campagna. Musica, pittura, letteratura, ecc., son tutte cose culturalmente determinate, dunque abitudini del pensiero. La vita dei sensi è fatta di bisogni semplici: cibi, indumenti e un tetto. Non sono difficili da soddisfare, devi lavorare per essi, o trovarli nelle circostanze, nell'organizzazione sociale, o in qualcuno che te li dia. Negarli a sè stessi, con una pretesa di rinuncia come fanno gli anacoreti, non è necessariamente un segno di spiritualità, mentre esigerne in eccesso è uno stato nevrotico della mente. Attraverso l'astinenza e la continenza non raggiungerai nulla; solo se cessa ogni elaborazione del pensiero subentra lo “stato naturale”, nel quale gli stessi problemi sessuali scompaiono. Non vi sarà bisogno di reprimere o controllare perché una tal cosa non sarà più.  Forse sarai stupito da tutto questo, ma mi chiedo se stai ascoltando... No, tu ascolti solo te stesso, le parole si ripetono dentro di te come un'eco e così non potrai mai udire una sola parola da un altro. Tu senti soltanto le tue “traduzioni”, quindi le parole che senti o leggi sono tutte tue. Questo è il grande ostacolo alla comunicazione. Lo “stato naturale” non è uno stato di onniscienza del quale tutte le eterne domande dell'uomo trovino risposta, ma sei completamente sintonizzato sull'attività sensoriale. In tale modo non c'è spazio per paure o incertezze, su chi ti nutrirà o vestirà domani, o su speculazioni su Dio, la verità, la morte. E' piuttosto uno stato nel quale ogni porsi domande si è esaurito, che non lascia più spazio per quelle questioni. Non c'è morte per te, perché non puoi averne l'esperienza; la vita e la morte non possono essere separate, non ha alcuna possibilità di sapere dove comincia l'una e termina l'altra. Puoi avere l'esperienza della morte degli altri ma non della tua, perché la morte è la fine della struttura che fa le esperienze, e non si può avere esperienza di come sarà la fine di tutte le esperienze. Ma per il fatto che sei esistito sei spinto a creare una impressione di continuità, e per giustificarlo di convinci che ci sarà una vita personale dopo la morte. Nascono così il paradiso, la resurrezione, la reincarnazione, la trasmigrazione delle anime, o il trasferimento nel paese d'Occidente come credevano nell'antico Egitto. Da tutto questo, e a garanzia di quel supposto futuro, nascono la morale, le norme di comportamento, l'interrogarsi sulle proprie azioni e la presunta facoltà di distinguere fra il giusto e lo sbagliato, con la conseguenza di forzare il proprio agire, il che qui vale a distruggere l'espressione della vita. Solo una persona che lascia agire la vita a modo suo, senza il movimento protettivo del pensiero, non ha un “io” da difendere. Non avrà quindi bisogno di mentire, imbrogliare, simulare gli atti che la società considera morali e nascondere quelli giudicati immorali. Cosa ti impedisce di stare nel tuo “stato naturale?” Perché ti stai continuamente allontanando da te stesso per essere qualcos'altro di quel che sei? La società ti ha posto di fronte l'ideale di un uomo perfetto e così ha comandamenti cui obbedire e virtù da coltivare. In tal modo, controllandoti, sei qualcosa di innaturale. Viviamo permanentemente in un'atmosfera di pensieri, senza renderci conto che i pensieri non sono di nostra proprietà, non sono i “nostri” pensieri ma appartengono a tutti, sono semplicemente pensieri. Avviene un fatto curioso: qualcosa in te crea un contro-pensiero e lo chiama “pensatore”, e con esso legge ogni pensiero stimando che sia il suo. Questo dualismo è quel che crea l'io, è un movimento parallelo a quello della vita, ma è innaturale e te ne taglia fuori. Ma non devi credere che lo “stato naturale” sia una condizione senza pensiero: non sarai mai senza pensiero fino a che il tuo corpo non sarà un cadavere. nello “stato naturale” il pensiero smette di soffocarti e rientra nel suo alveo naturale per essere usato come un utensile quando richiesto. Ma non c'è più un “io” che legge i pensieri credendo che siano suoi. Chiediti ora se puoi guardare quel che chiami “io”... E' cosa effimera ed elusiva e non sai in che modo guardarlo, e neppure sai ciò che stai guardando.  Rifletti: colui che sta guardando ciò che tu chiami “io” è ancora l'io; sta creando in sè stesso una illusoria divisione in soggetto ed oggetto, in pensatore separato dai suoi pensieri, ed è per mezzo di questa illusione che mantiene la sua presunta validità. Questo meccanismo separativo opera instancabilmente nella tua coscienza, e la propria continuità è tutto quel che gli interessa. Finché sarai occupato a considerare quell'io, ad accumulare per lui denaro, potere e conoscenza, od anche soltanto a cercare di cambiarlo in qualcosa di spirituale e meraviglioso, quell'io sarà alimentato e continuerà. Se lo guarderai soltanto senza volerci far nulla, esso svanirà lasciando il posto al vivere impersonale. Non si tratta soltanto di belle parole, è un'affermazione precisa: ciò che stai guardando non è differente da ciò che guarda, l'osservatore è la cosa osservata. Ti sembreranno affermazioni illogiche o irrilevanti, eppure contengono il segreto della conoscenza di sè stessi. Ora supponiamo che io sia riuscito a fissare la tua attenzione su quel fatto, allora comincerai a “pensarci su” ma, ahimè, pensando non potrai capire assolutamente nulla. Perché pensare significa tradurre quel che senti, o leggi, nei termini della conoscenza che già hai, mentre è proprio quando smetti di fare questo che rimane quel che sto cercando di descriverti. L'assenza di quello che tu cerchi di fare, capire o cambiare, è il modo di essere di cui ti sto parlando. La parola è lo strumento del pensiero che riconosce e traduce quello che stai guardando e si separa da esso, creando in tal modo il guscio dell'io. Senza l'io non c'è spazio fra chi guarda e la cosa guardata, e senza questa divisione non c'è esperienza senza un “io” l'esperienza non ha alcun supporto su cui fondarsi. L'io non molla mai il pensiero perché è ciò che gli dà sostanza e continuità, ma in realtà dentro di te non c'è alcuna entità permanente, neppure se concepita come la totalità dei tuoi pensieri ed emozioni, sentimenti ed esperienze. Tu pensi che ci sia “qualcuno” che sta pensando i tuoi pensieri, che percepisce le tue sensazioni, ma questa è una illusione. Io posso dirlo ma tu, che ascolti o leggi, sei persuaso che illusioni non sia; tutto quello che dico sembrerà a te, arido e sfociante nel nulla, mentre è l'apertura all'immensa energia ed intelligenza della vita. Tu mantieni inutilmente in funzione le cellule cerebrali e fai incessantemente lavorare la memoria, distruggendo quella prodigiosa energia che sta lì. Questo non fa che logorarti condannandoti al continuo etichettare della parola, vocale o mentale. L'uso della verbalizzazione è inevitabile quando devi, per necessità pratiche, comunicare con qualcuno; ma invece tu comunichi con te stesso in continuazione.  Perché fai questo? L'unica differenza fra te e la persona che passa sul marciapiedi parlando con sè stesso ad alta voce è che tu non parli ad alta voce. Nel momento in cui ti metti a parlare da solo ad alta voce ti considerano pazzo, e ti sottopongono a cure mentali; ma il povero psichiatra che pretende curarti sta facendo la stessa cosa. Sta cioè comunicando tutto il tempo con se stesso, così: “prossimo cliente - ricevuta fiscale - partenza per il week-end - relazione per il prossimo congresso - impulsi e preoccupazioni di vario genere”. Insomma: lo stesso distruttivo mulinello. Tu non sai nulla riguardo al pensiero, e quello che credi di sapere ti è stato detto. Forse pensi di manipolarlo, modellarlo, controllarlo o fermarlo, e fintanto che ti dici di voler fare questo continui a  pensare. Volere, esperire, desiderare e pensare sono la stessa cosa, ed è il meccanismo protettivo dell'io e della sua continuità, protezione che è sempre fatta a detrimento di  qualcosa o di qualcuno. Qualunque cosa nasca dal pensiero è distruttiva; è già stato detto nei tempi antichi: “la mente è la grande distruttrice - distrugga il discepolo la distruttrice”. Il meccanismo ripetitivo del pensiero ti sta logorando, e allora cosa puoi farci? Questa è la sola ed unica domanda che conta, pur tuttavia qualunque risposta che chiunque ti dia si risolverà nell'alimentare e rinforzare quello stesso pensiero che la sta considerando. Che si può fare? Assolutamente nulla, perchè è troppo forte, ha una spinta accumulata in migliaia di millenni e noi siamo completamente indifesi nei suoi confronti, al punto di non essere neppure consapevoli della nostra impotenza. All'infuori e al di là della mente vi è la consapevolezza, e l'alternativa al pensiero è l'osservazione impersonale. Ma l'io e la consapevolezza non possono coesistere; essere in uno stato di consapevolezza per un solo secondo significa lo spezzarsi della continuità e la fine dell'io, e a quel punto ogni cosa ricade nel suo ritmo naturale. In questo stato (dal quale chissà perché sei estromesso), tu non sai più quello che stai guardando perché vi è fusione fra osservatore e cosa osservata; questo intendiamo per consapevolezza: una comprensione sempre nascente, una immacolata concezione. nel momento in cui ri-conosci quello che guardi, allora “tu” sei presente, ed è ancora l'espressione del passato che ritorna. Che cosa faccia rientrare una persona nello “stato naturale” non lo so, forse è scritto nei geni situati nei cromosomi delle cellule del suo corpo, ed è certo cosa a-causale. Non può sortire da un atto di volontà, non vi è direzione verso cui muoversi, non c'è assolutamente nulla che tu possa fare. E' qualcosa che viene a te furtivamente, non sollecitata, e nessuno che sia in quello stato può dirti che ci è arrivato. E' come un dispositivo di accensione automatica; se capita che la struttura del pensiero molla la presa, l'altra situazione si innesta immediatamente. Senza l'interferenza del pensiero tutto funziona in modo diverso, senza attrito e conflitto; il pensiero è chiamato a intervenire solo quanto è necessario, pronto a rientrare nel suo alveo dopo aver operato. Si potrebbe dire che ci si è ritirati dalla battaglia e si rimane completamente esposti e indifesi nella corrente della vita. Ma questo stato rientra veramente nel tuo interesse? No: tu sei avido di continuità, vuoi continuare probabilmente ad un altro livello, in un'altra dimensione, in qualche altra maniera più piacevole, ma continuare in ogni caso. Se tu sapessi che cosa significa questo “cadere nello stato naturale”, probabilmente ne resteresti molto lontano. Perché ha l'effetto di liquidare tutto ciò che chiami “io”, tutto di te: io inferiore, io superiore, anima, atman, conscio, subconscio, tutto quell'armamentario insomma. Ti ritroveresti come il resto della natura, che null'altro possiede se non la nuda vita.  Quando l' “io” non è più operante tu sei finito; non c'è più nulla da chiedere e quel che rimane è pura consapevolezza. Non ascolti nessuno e nemmeno fai più domande, perché quel che tu attualmente cerchi non esiste. Tu preferiresti avventurarti in una terra incantata, ricca di visioni beatificanti, che assicurino una riedizione di quel tuo inesistente “io” in uno stato d'essere suggestivo. Tutto ciò non è che un movimento d'evasione che ti allontana dal tuo “stato naturale”. Essere te stesso richiede una energia ed una intelligenza straordinarie, e da quelle sei benedetto. Non c'è bisogno che nessuno te le dia perché nessuno te le può togliere. Colui che riesce a permettere che quella consapevolezza primordiale si esprime da sè, in modo spontaneo, quello è un uomo naturale.

 

RUBRICA DELLE TECNOLOGIE MENTALI E DELLE SUE APPLICAZIONI (3)

 

… IL CAMBIAMENTO DI STATO IN STATO ATTRAVERSO LE NUOVE:

 

FORME/PENSIERO AUTOCREATE…

 

Nell'esaminare le trasformazioni della materia, la scienza ufficiale distingue vari tipi di cambiamenti di stato: cambiamenti fisici, chimici, nucleari, introatomici e subatomici. I cambiamenti di stato fisici avvengono quando si mantiene la composizione nucleare della materia. Essi sono causati da somministrazione di energia calorica o di pressione oppure da azioni attraverso la dissociazione elettronica provocata da solventi o da scariche elettriche come i fenomeni elettrolitici o di ionizzazione. I più elementari cambiamenti di stato fisici sono le ben note trasformazioni da solidi in liquidi in gas oppure viceversa che avvengono per somministrazione di calore (fusione, evaporazione e sublimazione) o per sottrazione di esso (liquefazione o solidificazione). Come esempio, basta ricordare le comuni trasformazioni dell'acqua liquida, che, alla pressione ordinaria, mediante la variazione della temperatura ambiente, può facilmente divenire solida (ghiaccio) o gassosa (vapor acqueo). In tutti i casi, però, la composizione molecolare della sostanza acqua (H20) non cambia restando sempre una stretta combinazione calcolata da idrogeno e ossigeno, mentre le proprietà fisiche percepite dai nostri sensi (durezza, fluidità, volume, compressione, ecc.....) risultano nei tre casi, assai diverse. Anche un sale, quando si dissolve in acqua, si presenta con caratteristiche fisiche alterate (associazione ionica in anioni e cationi), ma, chimicamente, resta sempre la stessa sostanza. Un gas, soggetto a bombardamento elettrico nel vuoto, mantiene la medesima composizione chimica anche se, fisicamente, risulta ionizzata nei suoi elementi atomici. I cambiamenti di stato chimici sono quelli che interessano la composizione atomica delle sostanze. Si può passare da una sostanza ad un'altra per scomposizione tra vari atomi o per la loro ricomposizione, però la qualità e la quantità totale in peso degli elementi atomici originali si mantiene costante. Così dall'acqua, per scomposizione, si può ottenere idrogeno ed ossigeno in quantità stabilite, oppure da certe quantità stabilite di idrogeno e ossigeno, si può ottenere una determinata quantità di acqua. Il cambiamento di stato chimico avviene sempre per mezzo di una azione intermediaria appropriata (scarica elettrica, calore, pressione, solventi, catalizzazioni varie, ecc.....). Il cambiamento di stato nucleare, introatomico e subatomico avviene nell'interno dell'atomo della sostanza in due maniere: per sottrazione di materia dall'atomo e sua trasformazione in energia (fissione atomica) o per aggiunta di energia all'atomo che si trasforma in nuova materia (fusione atomica). I prodotti utilizzati in questi cambiamenti nucleari si ritrovano totalmente, dopo avvenuto il cambiamento atomico, parte in energia e parte in materia.  Anche in questi caso occorre una particolare azione esterna (fornitura di determinata energia o accumulazione di determinata massa di materiale radioattivo o urti violenti di elementi nucleari, ecc.) per provocare il cambiamento di stato nella materia e nell'energia. In conclusione, i cambiamenti di stato sia fisici, sia chimici, sia energetici sono caratterizzati dalle tre seguenti condizioni:

 

1) E' sempre necessaria un'azione intermediaria o una causa per ottenerli (accelerazione).

 

2) L'azione per innescare il cambiamento può essere lenta o istantanea, ma è sempre necessario un certo quantum di essa per produrre l'innesco del cambiamento di stato (variazione).

 

3) I materiali basici che intervengono in ogni tipo di cambiamento di stato indipendentemente da essi si mantengono in quantità e qualità pur presentandosi in caratteristiche fisiche, chimiche, nucleari e mentali diverse (trasformazione). Si possono fare delle analogie con i cambiamenti di stato della materia e si possono considerare i cambiamenti di stato degli organismi biologici formati da corpo e mente che si prestano. Questi prendono il nome di cambiamenti psico-bio-energetici. Anche per l'avvento di questi cambiamenti sono necessarie le tre condizioni indicate sopra per i cambiamenti di stato della materia e cioè:

 

1) E' sempre necessaria una causa che li provochi. Essa, in questo caso è costituita da una variazione nei condizionamenti della persona (volontà).

 

2) L'azione per innescare il cambiamento di stato è, all'inizio, generalmente lenta e si accumula a poco a poco per esplodere ad un tratto quando si sia formata o distrutta una quantità conveniente di condizionamenti che costituiscono un armonico gruppo o insieme di elementi.

 

3) Gli elementi psico-biologici di base o tendenze, rimangono circa gli stessi, essendo costituiti, in massima parte, da condizionamenti preesistenti, cosicché l'individuo nuovo che si forma è lo stesso di prima pur avendo acquistato o perso qualche gruppo di caratteristiche di immagini pensiero condizionanti, che vengono ad istaurarsi.

 

La vita, infatti, come è noto, è costituita da una continua successione di condizionamenti che sorgono, si sviluppano e svaniscono sostituendosi con condizionamenti nuovi prodotti e creati dalla interazione tra le sensazioni nuove e vecchie e la protagonista è la mente con i suoi mutamenti di concetto. La mente del resto, non è altro che l'accumulo dei condizionamenti preesistenti non ancora esauritisi e devono seguire il loro corso arrivando all'obiettivo prefissato escludendo qualsiasi etica che si è venuta a formare per poi essere espulsi definitivamente man mano che le circostanza e le situazioni si modificano. Durante l'esistenza del corpo, è facile osservare come esistano gruppi armonici di condizionamenti che vanno a toccare la circostanza attuale e si contrae, a volte, soltanto per limitati periodi (situazioni momentanea dell'individuo). Gruppi di condizionamento sono, per esempio, quelli che inclinano a esperimentare periodi di intensa vita sociale estroversa, con riunioni tra compagni o a mici, o, viceversa, inclinano verso periodi di vita solitaria e, introversa evitando contatti con l'ambiente esterno o altresì di riempitura nell'essere sempre occupati mentalmente e fisicamente. Gruppi di condizionamenti sono anche tutti quelli che fanno dedicare periodi a provare un intenso interesse per sport, giochi, viaggi, vita sessuale, affari, lavori, particolari studi o attività artistiche. E' facile constatare che tutti questi gruppi di condizionamenti nascono, si sviluppano quasi sempre lentamente e a poco a poco vanno in crisi e si esauriscono. Ora, se il gruppo che viene esperimentato interessa vitalmente l'armonia globale dell'individuo si può giungere, con il suo esaurimento, a creare le condizioni per un cambiamento di stato o rinascita dell'individuo stesso. Questo avviene, allora, mediante una crisi o salto psico-fisico che comporta spesso il superamento di conflittuose malattie corporee e mentali. Nel caso che la crisi non possa essere superata la malattia ha esito fatale e si ha la morte del corpo cioé un cambiamento di stato che è simile a quello chimico della materia. In altri casi, invece, l'armonia dei condizionamenti preesistenti è tanto forte che l'organismo supera la crisi ricostituendo un insieme simile al precedente corpo-mente, senza provocare cambiamenti di stato psico-fisico. Il cambiamento di stato è quando si esce dal circuito mentale odierno trovandone un altro e conseguentemente alla sua scomposizione o ricomposizione dello stato chimico. La rigenerazione dell'Uomo, in questo caso, trova una nuova relazione corpo-mente a causa della scomposizione corporea, che poi dovrà passarla sul mentale. Questo avviene dopo un processo quantistico di sperimentazioni condizionate in cui si accumulano una quantità notevole di condizionamenti da risolvere andando in cortocircuito in una situazione nuova venuta a intervenire durante la vita del soggetto. Giunte tutte queste esperienze a maturazione avviene il salto di qualità e il binomio corpo-mente si spezza. Allora, con lo stesso materiale psichico esistente si vanno formando nuovi negativi in cui la mente è legata alla materia inserendo nuove creazioni e modelli. Anche in questo caso per avvenire il cambiamento sia di scomposizione che di ricomposizione sono necessari processi intermediari ausiliari come la non funzionalità di qualche organo vitale del corpo causato da una forza esterna (malattia, disgrazia, omicidio, suicidio, ecc...) oppure per la incompatibilità degli stessi organi di proseguire le esperienze desiderate dalla mente (vecchiaia). Al cambiamento atomico della materia corrisponde infine ai casi estremamente particolari di rinascita in cui è rimasta completamente isolata una parte del binomio corpo-mente, in cui, cioè, la materia non può legarsi con la sua parte psichica originale e, pertanto, le due parti, mente e corpo, seguono con condizionamenti propri differenti nel loro interagire. Si hanno, allora, incarnazioni in forme inferiori senza psiche (piante, animali, persone handicappate) o in forme superiori senza materia (unità energetiche, ecc.). Queste formazioni possono restare per un certo tempo isolate e accumulare energia e condizionamenti che portano poi al salto verso la formazione di nuovi essere composti sia di materia, sia di energia. Nel caso che la parte mentale condizionata si sia completamente estinta, la materia resta abbandonata a sè stessa.

 

RUBRICA DELLE TECNOLOGIE MENTALI E DELLE SUE APPLICAZIONI (4)

… LA FISICA DELLA MENTE E DEL CERVELLO…

 

Una rielaborazione delle teorie relativistiche di Einstein prospetta un universo in cui gli eventi mentali sono descrivibili come quelli fisici. Altre teorie, basate sulla fisica dei quanti, delineano un'integrazione fra pensiero o energia e materia a livello microcosmico. La nostra opinione che abbiamo sui fisici del passato potrebbe uscirne sconvolta. Non si può certamente dire che la fisica del Novecento ci abbai risparmiato molte sorprese. Cominciò Einstein nel 1916 con le sue celeberrime teorie che omologarono l'energia alla materia e che ci avessero prospettato l'universo come un continuum spazio-temporale a topologia curva, in cui nessun centro di coordinate può essere assunto come metodo preferenziale. In questo continuum, si è visto che capitarono eventi tanto insoliti. Prima di Einstein i fisici erano graniticamente certi di una cosa ben stabilita al di là di tutti i dubbi e di tutte le controversie: un metro era un metro e un'ora era un'ora. Nel modello relativistico invece l'unica costante di fondo era la velocità della luce, e le lunghezze e i tempi avessero potuto accorciarsi o allungarsi rispetto a un osservatore a seconda della velocità del sistema di cui fanno parte. Ma le emozioni non erano finite. Vennero poi, infatti, i teorici della fisica quantistica, particolarmente quelli della scuola danese i quali prospettarono un universo ancora più astruso e incomprensibile, in cui la materia spariva. Le particelle elementari si riducevano attraverso interpretazioni di formalismi matematici, che le descrivevano, per ognuna di esse, e con ciò si veniva a creare la probabilità di essere rilevate entro un certo spazio. Quello che appariva ancora più impensabile era il fatto che non esisteva neppure una garanzia che al di là della nostra descrizione probabilistica ci fosse realmente qualcosa di materiali, di autonomo da noi, senza possibili interconnessioni. Ci vorrà molto tempo prima che potremo assistere di nuovo ad una rivoluzione scientifica paragonabile a quella provocata da Einstein e da Heinsemberg. Sembra però che qualcuno non la pensi così e che sia ancora presto per “tirare il fiato”. Elaborando le teorie relativistiche di Einstein egli prospettò un Universo in cui gli eventi fisici sarebbero rilevabili e descrivibili come gli effetti di quella “dimensione trascendente” che da sempre gli uomini hanno creduto totalmente irriducibile alla materia e che hanno chiamato con vari nomi: psiche, coscienza, mente, unità delineata. Egli può essere considerato un esponente dei più illustri di una generazione di fisici, di formazione abbastanza recente che, sono particolarmente interessati allo studio delle implicazioni soggettivistiche autonome del mondo fisico. La fisica potrebbe adottare attualmente un modello indeterministico (probabilistico) per descrivere i fenomeni microcosmici? Essa risponde. Le teorie relativistiche descriverebbero solo una parte del mondo; specificatamente, esse mancherebbero di una dimensione, la quale se integrata nel modello einsteniano, non solo ripristinerebbe il perduto modello deterministico, ma descriverebbe addirittura (sempre sul piano del formalismo matematico) anche i fenomeni psichici. Questa dimensione mancante è di natura temporale. “Charon” immagina che il tempo sia come sdoppiato, composto di due parti simmetriche ma operanti in direzioni opposte (destra o sinistra). Nella nostra normale esperienza quotidiana noi abbiamo coscienza di una sola di queste dimensioni: quella che ci porta sempre e inesorabilmente verso stati a “entropia crescente” ovvero di maggior disordine. L'altra dimensione del tempo, che scorre in direzione opposta, verso stati a entropia decrescente, fa parte di noi stessi, della nostra natura psichica. E' lo spazio-tempo della “mente” che ognuno di noi deve lavorare su di sè. Come si vede, questa “relatività complessa”, come egli la definisce, avanza ipotesi molto ardite. Tuttavia, almeno esteriormente, essa non manca di ragionevolezza. Sappiamo che la caratteristica di fondo dei sistemi psichici è l'accumulo di informazioni, ossia il passaggio disciplinare da stati di maggiore entropia verso quelli a entropia minore. Certamente questa operazione avviene “dentro” di noi, ma questo non significa che essa non sia reale ed è altrettanto vero che nei nostri sistemi per descrivere la natura interiore non ne abbiamo neppure uno che inquadri questo fenomeno, che pur è in qualche modo a essa legato. I cosmologi dichiarano di essere interessati a questo aspetto “mentalistico” della fisica ed eninciano tuttavia teorie che finiscono per apparire fortemente orientate in questo senso. Stando a queste teorie la “relatività complessa” è infatti basata sulle implicazioni teoriche della materia ultradensa; è quindi chiaro che i buchi neri, questi nostri gravitazionali che sono già divenuti l'oggetto di primo piano della cosmologia moderna per le loro stranissime proprietà spazio-tempo fanno da “garanti” di una realtà psichica nell'universo. In termini estremi e sintetici, si ipotizza la situazione di un astronauta che “precipiti” dentro un buco nero. Passato l'orizzonte degli eventi, cioè il limite in base al quale nessun evento può procedere più dal buco nero verso l'esterno, ma solo verso l'interno, lo spazio risulta di fatto invertito con il tempo, e ogni spostamento dell'astronauta è uno spostamento avanti o indietro nel tempo. Quindi, come nella nostra dimensione vincolata dal fattore è possibile nel tempo muoversi a proprio piacimento avanti e indietro nello spazio, nel buco nero è possibile il contrario. Se tuttavia i buchi neri sono la testimonianza di uno spazio- tempo di natura peculiare cui può essere attribuito un processo a entropia decrescente (implicato dalla inversione del tempo), essi non possono di per sè costituire la tanto ricercata “realtà psichica” soprattutto perché il collassamento gravitazionale da cui sono prodotti chiude per sempre ad essi ogni possibilità di contatto con il nostro mondo. Lo spazio-tempo è come se si fosse “chiuso su se stesso”. La componente psichica della materia deve allora, essere ricercata a livello microcosmico tra le microparticelle le quali possono essere considerate, almeno in parte, come tanti micro-buchi neri. Specificatamente l'elettrone, per le sue caratteristiche di stabilità e per il suo spazio-tempo la cui curvatura molto “localizzata” si ferma alla frontiera della materia, anziché prolungarsi all'infinito come nel caso dei buchi neri, appare come la particella cui è delegabile questa funzione di “portatrice della coscienza”. Negli elettroni dunque, costantemente interagenti tra di loro, si accumula tutta la nostra esperienza, sia quella cosciente e individuale, sia quella collettiva; il cosiddetto patrimonio psichico dell'Umanità. Essa è l'unica particella che non decade mai spontaneamente, quindi eterna, e in grado come tale di trasmettere indefinitamente la informazione accumulata; il tutto in vista di una evoluzione cosmica di cui non è dato per adesso prevedere minimamente il risultato. La maggior parte dei fisici per adesso ha respinto questa visione iperintegrativa della realtà, anche se non sono mancati autorevoli affermazioni. E' comunque ancora presto per dire se le ipotesi abbiano un riscontro che la mente e la materia si compenetrino a vicenda. Solo il futuro potrà dirci qualcosa. E solo il futuro potrà confermare o smentire la validità di un altro gruppo di ipotesi sul funzionamento della mente, ipotesi derivate non più dalla fisica relativistica ma da quella dei quanti. La teoria quantistica è un'altra delle basi della scienza moderna, e rappresenta una completa rivoluzione rispetto al passato. In termini molto sintetici essa dice sostanzialmente che tramite la fisica quello che possiamo conoscere al livello subatomico non è il mondo in sè, ma una descrizione del mondo a seconda dei criteri umani. Il concetto può sembrare abbastanza astruso, ma se riflettiamo un pò, esso appare abbastanza lineare. Che cos'è che conosciamo, ad esempio, di una particella? Semplicemente dei formalismi matematici che descrivono la probabilità che essa ha di trovarsi in un determinato punto. Purtroppo questo aspetto formalistico non ci da' garanzia che, al di là delle formule, esiste realmente una particella con le sue specifiche mansioni. L'aspetto soggettivistico risulta tuttavia evidente: l'unica cosa di cui noi tangibilmente abbiamo prova è la descrizione stessa, ed ovviamente quella del soggetto che descrive questo “qualcosa”. Uno dei postulati di questa branca della fisica appare particolarmente significativo in questo contesto; esso, denominato convenzionalmente “collassamento del vettore di stato”, dice sostanzialmente quanto segue.  Stabilito che una particella è una “onda di probabilità”, ossia un insieme di impulsi di possibilità (definibili solo probabilisticamente) a fare o a divenire “qualcosa”; com'è che noi in realtà, quando esaminiamo una particella, (ad esempio la sua traccia registrata in una camera a bolle) la troviamo inequivocabilmente definita? Perché nell'atto in cui l'osserviamo registra il fenomeno tali potenzialità si riducono di colpo (collassano) di fatto, ad una sola? Alcuni fisici radicalizzano questa chiara implicazione soggettivistica affermando che tale processo, il cui significato è finora abbastanza misterioso, si verificherebbe addirittura a livello della coscienza (egli usa proprio questo termine). Veniamo adesso al problema dei processi psicobioenergetici che presumiamo siano posti alla base di tutti i problemi e come siano utilizzati questi principi fisici al fine di chiarire, almeno in via ipotetica, un rebus che almeno per ora si è sempre mostrato come il più refrattario ad ogni forma di esplicazione.  Possiamo notare come si imponga subito una osservazione di per sé abbastanza scottante, quella cioè che la coscienza, il pensiero e tutti i loro attributi, siano legati in qualche modo al cervello che trova la sua sede logistica. Non è un fatto inequivocabilmente stabilito ma è abbastanza ragionevole accattarlo come ipotesi iniziale. Tuttavia proprio da questa asserzione sorgono le prime serie difficoltà.  Indubbiamente se noi analizzassimo con criteri interdisciplinari il cervello integrando dati anatomici, bioelettrici, biochimici, ecc., scopriremo che è possibile avere delle notevoli ed interessantissime correlazioni da una parte trai suoi meccanismi e l'integrità delle sue parti anatomiche, dall'altra il comportamento manifesto. Se saremo tuttavia incrollabilmente determinati a voler trovare in esso le proprie radici costitutive del pensiero, i meccanismi “ultimi” dell'attività psichica, resteremo assai delusi. Se analizzato in se stesso infatti il cervello non lascia trapelare molto al di là della sua consueta attività bio-chimico-fisica, e finora non è mai stato possibile scoprire in esso l'equivalente biologico (biochimico o bioelettrico) di un ricordo o di un atto mentale specifico. Per chè allora non supporre - e questa è sostanzialmente la proposta motivata dalla fisica dei quanti - che radici del pensiero si trovino ancora più a monte delle strutture biologiche, cioè nelle stesse microparticelle? Evidentemente questo propone la materia come qualcosa di “contaminato” alla base da un “quid” psichico indefinibile. Abbiamo detto che ogni microfenomeno oscilla entro un certo margine di indefinizione descrivibile in termini probabilistici. Le microstrutture biologiche del cervello dovranno pur risentire in qualche modo di questa realtà, per quanto a livello de neurone (l'unità fondamentale cellulare del sistema nervoso) siamo già ad un ordine di grandezza troppo superiore, perché tali effetti quantistici possano farsi sentire. Se prendiamo però in considerazione la “sinapsi”, ossia la microgiunzione che collega tra di loro i neuroni e polarizzano la trasmissione dell'impulso nervoso - scendiamo rapidamente nella scala delle grandezze al punto che è supponibile che tali effetti si manifestino tangibilmente. La tesi degli elementi psichici, soggettivamente sperimentato come casuale, è in realtà il prodotto di un oscuro lavoro inconscio dal quale, benchè noi non ne abbiamo consapevolezza, possiamo dire che sia in sè regolato da una ferrea legge deterministica. Viceversa, secondo l'applicazione dell'ipotesi quantistica questa costante labilità degli atti mentali potrebbe essere prodotta da una simmetrica labilità delle microstrutture cerebrali delegate a sostenere i processi del pensiero. Seguendo ancora questo criterio di interpretazione vediamo come l'ipotesi quantistica si presti bene a fornire la spiegazione ad uno dei più grossi rompicapi che travagliano la costituzione dell'Uomo. Ci riferiamo alla volontà, ossia a quella sensazione soggettiva per cui decidiamo di fare una cosa anziché un'altra. Il meccanismo della volontà resta un rebus non tanto semplice da chiarire. Essa presuppone infatti un sistema fisico o biologico questo non ha importanza che entro un certo limite indefinito in cui coesistano (magari solo per un tempo piccolissimo), in una fase ancora indifferenziata ha molte realtà potenziali opposte tra di esso. Il cervello sarebbe allora un sistema quantistico macroscopico: più specificatamente funzionerebbe come una struttura filtrante (macroscopica) che selezione le oscillazioni probabilistiche di fondo (microscopiche) “accettando” quelle sperimentate come utili e positive e rifiutando quelle negative. Questo fatto renderebbe ragione della plasticità evolutiva della personalità umana e del dinamismo costruttivo e creativo. Il processo ondulatorio di fondo, strutturato come un ologramma, cioè come quelle registrazioni di interferenze luminose che, se effettuate in una luce coerente tipo quella del laser, danno la possibilità di ricostruire l'immagine originaria in forma tridimensionale. La realtà come noi la percepiamo, insomma, sarebbe una specie di interferenza fra il mondo della mente e quello degli eventi oggettivi. Dall'unificazione fra psiche e materia, nasce una realtà labile, indefinibile e descrivibile soltanto in termini probabilistici.

 

RUBRICA FILANTROPICA (1)

 

… RAGGIUNGERE LA FELICITÀ…

 

Non sforzatevi di raggiungere la felicità, perché potete arrivare ad essa soltanto nell'operare per cose del tutto diverse. La felicità non è uno stadio permanente di essere, bensì uno stato del perpetuo divenire. La felicità non può essere programmata: quando si perviene alla felicità non si ricorda più di averla cercata. Che cosa ci si dovrebbe sforzare di conseguire? Il significato della vita è un conseguimento che si trova al di là dell'egoismo personale. più vi elevate maggiormente quando lo scopo al quale aspirate vi interessa. Le grandi cause vi faranno trascendere alla vostra Unità Pensante e vi pervadono e vi infondono la dignità la quale è il necessario corollario di una vita degnamente vissuta. Sforzandoci al massimo possibile di inserire cause di altruismo.  Identificatevi con gli schemi più ampi delle cose, con la comprensione che il destino umano è fatto di stelle o mete più nobili e non soltanto di polvere della terra. In questo modo la vostra vita sarà intensificata ed ampliata e la felicità ne sarà un naturale derivato. Ritornando sulla felicità, ma che cos'è? L'equilibrio del vostro essere riconosciuto come uno stato di serenità che ispira ed eleva e viene sentito come uno stato di tranquillità interiore il quale conferisce forza e determinazione. Oppure uno stato di soddisfazione sensuale o di comodità fisica, o di irradiazione interiore sempre più maggiore. Felicità significa essere in pace con se stessi, mentre il Sè onnipresente è unito alle cose di un ordine più ampio?  Le persone veramente felici, i giganti del pensiero e della filosofia, non cercavano felicità, tuttavia troviamo che la loro vita era radiante ed ispiratrice nella battaglia delle grandi cause, nel servizio del prossimo, adoperandosi nei grandi ideali i quali sono gli unici a dare un senso al destino umano. Il concetto delle cosiddetta felicità dovrebbe essere abbandonato perché è ingannevole, mentre la chiave della vera felicità si trova nel dimenticare il proprio io esteriore e l'ambizione, acquisendo una visione sempre più ampia e portando con sè dei valori. I valori dell'Uomo sono soggettivi sta a noi dargli quelle importanze cromatiche o acromatiche. Sono dei semplici interrogativi che ognuno andrà a vederseli se ne vale la pena di essere discussi.

 

RUBRICA FILANTROPICA (2)

 

… LA SCIMMIA DISCENDE DALL'UOMO O VICEVERSA…

 

Tra gli insegnamenti che  con maggiore determinazione e convinzione ci vengono comunicati dai ricercatori moderni più qualificati, particolare rilievo assume quello che mai le moderne scoperte scientifiche contraddiranno in qualche modo, le conoscenze che ci derivano dalle osservazioni di qualificati chiaroveggenti, ma che, al contrario, queste ultime verranno puntualmente confermate allorché i ricercatori scientifici avranno a disposizione elementi conoscitivi ed apparecchiature che permettono una sperimentazione più accurata. Tale insegnamento che fino a non molto tempo fa poteva caratterizzarsi come un atto di fede a cui erano chiamati coloro che muovevano i primi passi sulla strada dell'esoterismo, oggi viene ad avere sempre di più il confronto della ricerca sperimentale. Uno dei punti più qualificanti che hanno per lungo tempo creato una spaccatura tra scienza occulta e ricerca scientifica è quello relativo alla teoria evoluzionistica darwiniana, laddove si afferma in modo categorico, che l'uomo discende dalla scimmia. Detta teoria, universalmente abbracciata dal pensiero scientifico moderno e vivacemente contestata dagli occultisti, i quali affermano che in realtà tale impostazione potrebbe essere verosimile solo se la si rivoltasse integralmente, oggi non è più neanche confrontata dalle ultime indagini scientifiche. Una equipe di antropologi, tra i quali figurano anche esponenti della ricerca, prendendo a campione d'indagine i cariotipi (Set completo di cromosomi) di alcuni scimpanzè e confrontandoli con cariotipi umani, sono giunti alla conclusione che il patrimonio genetico degli scimpanzè mostra una maggiore variabilità rispetto a quello umano. Ciò dimostrerebbe, senza ombra di dubbio che, rispetto al precursore comune, le scimmie hanno subito una degenerazione determinante, mentre l'uomo è in possesso di molti più cromosomi ancestrali immutati; in definitiva, la scimmia discende dall'uomo primitivo e non viceversa. Considerando la velocità con la quale la scienza moderna smaschera vecchie sue affermazioni non supportate da sicure prove scientifiche, c'è da attendersi che, sempre di più, ed a breve scadenza, saranno confermati sperimentalmente gli insegnamenti della scienza metafisica. Forse non è lontano il giorno in cui, come ci viene insegnato, la scienza e la religione si riuniranno per il bene dell'intera umanità. Segnali incoraggianti in tal senso ne arrivano ormai parecchi, caratterizzati significativamente dalla crisi di identità in cui versa la visione scientifica impostata sul determinismo e sulla causalità, e soprattutto, dall'adesione di eminenti ricercatori alla visione di una creazione universale che fonda le proprie radici su principi e necessità di carattere metafisico.

 

RUBRICA SULLE SCUOLE DI PENSIERO (1)

 

… PREPARAZIONE ALLA SCIENZA ERMETICA…

 

Corso Propedeutico

 

Purificazioni di base per un inizio di rigenerazione psicofisica

 

a) Purificazione fisica:

 

1. Il corpo deve essere considerato uno strumento perfetto dello spirito, e l'armonia del corpo uno degli specchi del grado della sua evoluzione interiore.

2. Nutrimento: si dovrà imparare il corretto nutrimento. Per conoscere se stessi si dovrà non essere unilaterali nella scelta delle vivande, ma nutrirsi di tutta la gamma dei cibi senza tener conto delle preferenze o abitudini personali. Non ricorrere mai a diete estreme senza l'ausilio di un medico. Il nutrimento equilibrato va accompagnato da una ginnastica generale.

3. Abluzioni: l'acqua che scorre (doccia) non deterge soltanto la pelle, ma dilata tutte le emanazioni interne negative comprese quelle arrivate dall'esterno accumulatesi durante la giornata.  La doccia è perciò indispensabile giornalmente.

 

b) Purificazione animica:

 

Attraverso un'indagine individuale approfondita e spietata con se stessi, si dovrà ricercare il proprio ESSERE TOPICO, ci si dovrà cioè liberare da ogni sovrastruttura sia di sentimentalismi, che di vanità o da altre scorie animiche.

 

c) Purificazione mentale:

 

Si inizieranno i primi esercizi di presa di coscienza dei propri atti. La palestra sarà, nel corso della giornata, l'ambiente in cui si vive. Si imparerà a registrare le sensazioni del prossimo e le proprie andando al di là delle parole, e si potrà constatare l'effetto delle proprie azioni e dei propri pensieri. E' utile tenere un accurato diario, che sarà conservato in luogo inaccessibile ad altri, e servirà da chiarificazione di se stessi, dando la misura delle proprie incertezze, dei propri errori e del proprio progresso evolutivo.

 

Indicazioni di ginnastica mentale

 

1. sii temperante di pensiero, sobrio nelle azioni, considera il tuo simile come carne della tua carne, domina i tuoi sensi e non fare che prendano il sopravvento nella tua ragione;

2. usa delle cose in ragione della tua portata d'uso;

3. non arrivare alla sazietà di nessuna cosa che desideri;

4. non preferire di apparire e di non essere: sii per te un riferimento;

5. non ambire ciò che è degli altri, per vanità e utilità tua. Ambisci e pretendi se hai la coscienza che farai meglio e sarai utile agli altri;

6. non considerare il lavoro come una pena, ma come il tuo contributo alla vita dei tuoi simili in società;

7. modifica il tuo ambiente con la pazienza, con l'esempio e la tenacia per trasformarlo in ambiente di pace;

8. staccatene da esso mentalmente come da cosa che non deve, né può offenderti;

9. tollera gli inferiori e i molesti costringendoli a non alterare la tua quiete;

10. mettiti nelle condizioni di non sentire i cani che abbaiano;

11. a mente domini in maniera assoluta l'animale, e ne disponga a suo piacimento, il che differisce dal liberarsi della tirannia del corpo, come nelle forme religiose;

12. non pensare mai a quello che è passato perché non torna più;

13. non desiderare quello che non puoi avere;

14. non credere alle cose impossibili.

 

Per imparare l’arte ermetica bisogna possedere 3 cose:

 

1) la volontà senza desiderio.

2) la forza di fare senza fermarsi.

3) la pratica di non sbagliare.

 

Preparazione:

 

1. l'ermetismo richiede: un coraggio senza limite, ragione fredda ed incapace di accendersi al primo bagliore d'illusione;

2. il possesso alto del sentimento di rettitudine e di morale, c'è d'avere paura in nome di esse, di abusare di ciò, che si tenta di rapire all'ignoto;

3. desiderare che la luce arrivi per consolare coloro a cui le imperfezioni terrestri impediscono di vedere;

4. comprendere e far comprendere che l'uomo ha in sé tutto il necessario per sviluppare le qualità sovrumane del suo spirito;

5. persuadersi che le coscienze rette, desiderose del bene, ragionevoli ed integre, senza ipocrisia e senza paura, invitano il genio più affine alla natura dell'individuo a manifestarsi;

6. che la corrente delle opinioni e delle frasi fatte devia e contorce e traduce male il linguaggio che il genio parla alla nostra coscienza e che chiudiamo le orecchie alla verità per ascoltare la menzogna;

7. la preparazione allo studio ermetico deve consistere nel rieducare se stesso, spogliandosi di tutto l'intonaco e della falsità che l'educazione ordinaria ci ha dato, a vivere, non a mostrare semplicemente le virtù che sono il decoro della società civile;

8. sentire e praticare il bene, più che mostrarlo senza sentirlo;

9. ascoltare e praticare la carità, più che fingerla;

10. mettersi in armonia con se stesso, cioè avere la coscienza di ciò che siamo e non ubriacarsi con l'acqua di fonte;

11. essere temperante nei desideri, nella pratica della vita, nella soddisfazione dei bisogni de corpo; 12. NON ESAGERARE MAI: nel bene anche le esagerazioni sono anacronismi;

13. ESSERE E NON APPARIRE PER QUELLO CHE NON SI E';

14. possedere il senso e il sentimento della giustizia senza restrizioni, e praticarla;

15. non nuocere mai;

16. liberarsi dalle passioni, cioè bene usare di ogni cosa, nei limiti del giusto, senza rendersi schiavi delle necessità create da noi stessi;

17. Il NON MENTIRE MAI A SE STESSI, è un aforisma che bisogna vivere, mostrarsi ciò che si è, dopo avere la propria coscienza di essere;

18. mangia tutto e sii porco;

19. bevi con grande moderazione di tutto, per soddisfare i tuoi bisogni;

20. dormi come puoi e sii solerte;

21. astieniti ed usa a volontà, per essere signore dei tuoi atti;

22. se soffri, dirai che la causa è in te, e la ricercherai fino a trovarla;

23. correggiti, raddrizzati, cancella in te le macchie di bruttura;

24. avere assoluta padronanza sui sensi: usarne ed astenersi secondo la coscienza più equilibrata;

25. la preparazione all'ermetismo classico è una feconda rigenerazione di se stesso;

26. l'autocreazione di una mente equilibrata e di una volontà che comanda i sensi senza restrizione, è la più difficile delle prove e delle preparazioni;

27. se vuoi sapere la VERITA', se la vuoi conquistare e possedere, comincia col non credere che in te stesso;

28. ma prima di ogni cosa, rigenerati moralmente, ritorna vergine alla sincerità con te stesso e con gli altri, come se il serpente della malizia consuetudinaria no ti avesse mai morso;

29. se serbi in tè la necessità di mentire ciò che senti e credi giusto, sei un delinquente;

30. nel pieno equilibrio FISICO e MENTALE, in un regime di vita sobrio, senza sforzi, OSSERVANDO IN SILENZIO, realizzando la vanità delle parole, si propizia lo sviluppo dell'intelligenza ermetica;

31. la nostra PURITA', integralmente intesa, è la NEUTRALITA' cosciente ed inalterabile della persona;

32. dall'ambiente, staccati mentalmente, come da cosa che non deve e non può offenderti;

33. dii agli ingiusti non arriveranno ad intaccare il mio equilibrio;

34. l'uomo perfetto non è tutto corpo né tutto spirito, ma l'integrazione dei poteri dello spirito nel corpo che lo alimenta e serve alle sue manifestazioni, in un equilibrio costante che impedisce l'eccesso sia dell'uno che dell'altro dei fattori;

35. il laboratorio sei tu stesso, ed occorre che tu ti veda chiaro come alla luce del sole;

36. rifletti sulle tue azioni e medita su di esse;

37. le caratteristiche, le impulsive, quelle che conservano il loro stile costante, ti sveleranno a te il tuo essere antico, la tua storia obliata, ciò che sei stato;

38. prendi l'abitudine di esaminare con frequenza la tua coscienza;

39. essere sinceri con sé stessi è necessario, ed è la cosa più difficile.

 

Precetti:

 

La via per non correre pericolo alcuno o per conquistare con certezza, la verità riposta, può essere riepilogata in pochi precetti:

 

1) Credere nel Dio unico, armonia dell'universo visibile e invisibile, Dio che è legge immutabile, che è verità e luce, che è giustizia e bene, che e' perfezione e misericordia.

 

2) Studiare di elevare a simbolo di giustizia divina il proprio essere, desiderare la propria perfezione al di sopra di tutti i dolori, di tutte le pene, di tutti i godimenti e desideri materiali.

 

3) Cancellare dal proprio animo ogni traccia di odio per il proprio nemico, con quell'ardore intenso col quale la madre ama il figliolo, al di sopra di tutte le colpe e di tutte le sue imperfezioni.

 

4) Essere umile innanzi all'immenso ideale di bene che deve abbracciare in un solo amplesso tutta la famiglia umana, e non insuperbirsi della propria perfezione e grazia.

 

5) Lavorare per il bene, dispregiare il male sotto ogni forma, dominare i propri istinti bestiali e le catene che ci vincolano ai vizi, innanzi a cui la società volgare si inchina; amare gli umili e gli imperfetti e circondarli della propria luce, affinché trionfino imitandoci.

 

6) Tacere per intendere e, dopo aver compreso, tacere, tacere, tacere...

 

7) Non tradire mai il proprio fratello, non ingannarlo, non trasportarlo per invidia sulla via dell'errore.

 

8) Non aver mai paura, quando si ha coscienza di far cosa buona e giusta.

 

9) Non desiderare quello che per giustizia non puoi avere.

 

1O) Non accondiscendere ai desideri materiali, alle quali devi essere superiore.

 

Preparazione:

 

Venera gli Dei immortali, di tutte le religioni, ma rispetta il giuramento della tua fede, onora la memoria degli incliti eroi, e degli spiriti illuminanti e rispetta le leggi cosmiche.

 

Purificazione:

 

1. Sii buon figlio, giusto fratello, tenero sposo e buon padre.

2. Scegli per tuo amico chi, tra tutti, è ottimo per virtù, istruisciti per suo mezzo, cedendo ai suoi dolci consigli.

3. Non odiare il tuo amico per un leggero torto sino a quanto tu lo possa; poiché una legge severa unisce la potenza alla necessità.

4. Sappi ciò, orvunque tu sia, di abituarti a soggiogare le tue folli passioni.

5. Sii sobrio, attivo, combatti la libidine, ed evita la collera.

6. Non commettere atti torbidi, né in pubblico, né in segreto.

7. Abbi il massimo rispetto di te stesso.

8. Sii ossequiente alla Giustizia negli atti e nelle tue parole.

9. Non parlare e non agire senza matura riflessione.

10. Ricordati che un potere invincibile stabilisce di morire, che le ricchezze e gli onori facilmente acquistati, facilmente si perdono.

11. Ben gravi mali e dolori porta seco il Destino; giudicali per quello che sono; sopportali e taci, rimediali per quanto puoi, e rifletti, che Dio, non manda i più forti dolori agli uomini di buona volontà.

12. Come la Verità, anche l'errore ha i suoi seguaci.

13. Il filosofo approva o biasima con tutta prudenza, e se la menzogna trionfa, egli si allontana, ed aspetta.

14. Quello che ti dirò, sia ben radicato nel tuo cuore; nessuno né colla parola, né coll'opera ti persuada a fare, né a dire ciò che per te non è veramente buono.

15. Prendi consigli, ma delibera e scegli liberamente, lascia i folli agire senza scopo e senza causa.

16. Tu devi nel presente, contemplare l'avvenire e avere degli obiettivi da poter realizzare.

17. Ciò che non conosci, non fare, ma impara ciò che è necessario, tutto dipende dalla costanza e dal tempo.

18. Veglia sulla tua salute, conviene usare moderazione nel bere, nel cibo e riposo allo Spirito.

19. Abituati ad avere un vitto puro, non raffinato e astieniti dal far cose, che attirano l'invidia.

20. In tutte le cose bisogna attenersi al giusto ed al buono.

21. Non spendere oltre la giusta misura quando non sai fare cose buone.

22. Non essere avaro, in ogni cosa è ottima la moderazione.

 

Perfezione:

 

1. Che giammai il Sonno chiuda i tuoi occhi stanchi senza aver esaminato le opere da te compiute nella giornata.

2. Che cosa ho trasgredito? che feci? qual dovere non compii?

3. Esamina accuratamente tutte le tue azioni, e quindi delle cattive distinguiti, e delle buone rallegrati.

4. Ciò sforzati di fare quale esercizio, ed in seguito te ne compiacerai.

5. Questo mio consiglio ti porrà sulle orme delle Divine Virtù.

6. Io te lo giuro per Colui che alberga nei nostri cuori, per la Tetrade Sacra, simbolo immenso e puro, fonte perenne della Natura.

7. E prima di cominciare qualsiasi opera, la tua anima, fede al dover suo, invochi con fervore gli Dei, e ne chieda il soccorso per il compimento dell'opera che vai ad intraprendere.

8. Guidato da Essi, così solo alcun male non ti coglierà.

9. Dagli esseri diversi, scrutandoli, sonderai l'essenza; e conoscerai il collegamento delle cose, come ogni realtà è trapassata e come sia governata.

10. Tu saprai, se lo vuole il Cielo, che la Natura, simile in tutte le cose, è la stessa in tutti i luoghi: in modo che, edotto dei tuoi veri diritti, il tuo cuore non serberà traccia di vani desiderii.

11. Tu imparerai che i mali, che affliggono gli uomini, sono il frutto della loro condotta, e che questi infelici cercano, lontano da essi, quei beni dei quali ci portano alla sorgente.

12. Pochi sanno essere felici; soggiogati dalle passioni, volta a volta sballottati da onde contrastantesi, sopra un mare senza alcuna terra in vista, essi brancolano ciechi, senza poter resistere, né cedere alla tempesta.

13. Dio!  Voi li salvereste togliendo l'illusione dai loro Occhi ...

14. Ma no: è compito dell'uomo, creatura di Dio, discernere l'Errore e guardare la Verità.

15. La natura, mediante i suoi veli, ti spiega. Tu che li hai sollevati, uomo savio, uomo felice, emetti un sospiro di soddisfazione, tu sei in porco!

16. Osserva le mie istruzioni, rifletti su ciascuna cosa, dopo d'aver posto in alto un'ottima ragione direttrice, elevandoti poi, nell'Etere Radioso: tu divenga immortale, Spirito Eterno, non più soggetto a morte.

 

Riflessioni sui versi aurei di Pitagora:

 

Se riesci a non perdere

la testa quando tutti

intorno a te la perdono e ti

mettono sotto accusa

se riesci ad avere fiducia in

te stesso quando tutti

dubitano di te, ma a tenere

nel giusto conto il loro

dubitare;

se riesci ad aspettare senza

stancarti di aspettare;

o, essendo calunniato, a non

rispondere con calunnie,

o, essendo odiato, a non

abbandonarti all'odio, pur

non mostrandoti troppo

buono, nè parlando troppo

da saggio.

Se riesci a sognare senza

fare dei sogni i tuoi padroni;

se riesci a pensare senza fare

dei pensieri il tuo fine;

se riesci, incontrando

il successo e la sconfitta,

a trattare questi due

impostori allo stesso modo;

se riesci a sopportare

di sentire le verità

che tu hai detto,

distorte da furfanti che ne

fanno trappole per sciocchi,

o vedere le cose per le quali

hai dato la vita, distrutte;

e umiliarti; e ricostruirle con i

tuoi strumenti ormai logori,

se riesci a fare un solo

fagotto delle tue vittorie

e rischiarle in un colpo solo a

“testa   o   croce”

e perdere; e ricominciare da

dove iniziasti,

senza mai dire una parola su

quello che hai perduto;

se riesci a costringere il tuo

cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi

a sorreggerti anche dopo

molto tempo che non te li

senti più,

ed a resistere quando ormai

in te non c'è più niente

tranne la tua volontà che

ripete “resisti”.

Se riesci a parlare con la

canaglia senza perdere la tua

onestà,

o a passeggiare con i re

senza perdere

il senso comune;

se tanti nemici che amici

non possono ferirti;

se tutti gli uomini per te

contano, ma nessuno

troppo;

se riesci a riempire

l'inesorabile minuto

con un momento fatto di

sessanta secondi;

tua è la terra e tutto ciò

che è in essa

e, quel che più conta, sarai

un uomo, figlio mio.

 

I cinque esercizi indispensabili:

 

Concentrazione

 

1)                 Far convergere la volontà, concentrandosi su un unico oggetto semplice, immaginandolo e richiamando altri pensieri che hanno attinenza con l'oggetto.  Seguire COSCIENTEMENTE il corso dei pensieri. Iniziare da 5 minuti, poi aumentare. Questo esercizio dovrà poi farsi senza alcuno sforzo.

2) 2) Azione pura.

3) L'agire per l'agire. Imporre a se stessi un compito quotidiano, assolutamente inutile e senza scopo. Predeterminarlo il giorno prima.

4)  

5) 3) Equanimità.

6) Sospendere le reazioni istintive dovute alle emozioni. Lasciar esprimere l’emozione, assumerne volontariamente la forza emotiva, senza esserne travolti.

7)  

8) 4) Positività.

9) Vedere il bello ed il buono in ogni cosa, prescindendo dagli aspetti negativi.

10)             

11)            5) Spregiudicatezza.

12)            Non fondare il proprio giudizio esclusivamente sul passato. Aprirsi, senza pregiudizi, a nuove esperienze. Disancorarsi dalle cristalizzazioni dei pregiudizi.

13)             

14)            Questi esercizi vanno eseguiti per esaminare le qualità che ne risultano, e soprattutto per conoscere sé stessi.

 

 

Barriere e meccanismi di difesa:

 

Il primo movimento dell'uomo che cerca la Via deve essere quello di spezzare l'immagine abituale che ha di se stesso. Soltanto allora egli potrà cominciare a dire IO, quando alla parola magica corrisponda l'immaginazione interiore di un sentirsi senza limiti di spazio, di età e di potenza. Gli uomini devono raggiungere il senso della realtà di se stessi. Per ora essi non fanno che limitarsi a stroncarsi, sentendosi diversi e più piccoli di quel che sono; ogni loro pensiero, ogni loro atto è una sbarra di più della loro prigione, un velo di più alla loro visione, una negazione della loro potenza.  Si chiudono nei limiti del loro corpo, si attaccano alla terra che li porta: è come se un'aquila si immaginasse serpente e strisciasse al suolo ignorando le sue ali. E non solo l'uomo ignora, deforma, rinnega se stesso, ma ripete il mito di Medusa e impietra tutto quello che lo circonda; osserva e calcola la natura in peso e misure; limita la vita attorno a lui in piccole leggi, supera i misteri con le piccole ipotesi; fissa l'universo in una unità statica, e si pone alla periferia del mondo timidamente, umilmente, come una secrezione accidentale, senza potenza e senza speranza.

 

Consigli:

 

1) Fatti impassibile giusto, assoluto e nudo di fronte al bene ed al male.

2) Impara a volere senza desiderare, senza paura, senza pentimento.

3) Crea una potenza, di fare, senza stancarsi. Continua, fredda, dura, e nel contempo, labile e plastica. Volere bene, volere a lungo e volere sempre, senza fermarsi. E MAI DESIDERARE.  Ecco il Segreto della Forza.

4) Portati dalle linee del desiderio dell'ebbrezza e della passione: riduciti ad una SEMPLICITA' CHE VUOLE E DETERMINA.

5) Infrangi ogni necessità. Usa di tutto ed astieniti da tutto a volontà. Fatti padrone assoluto della tua anima.

6) Crea una resistenza. Il mobile obbedisce all'immobile e le potenze di natura soggiacciono a chi sa resistere loro.

7) Giunto a nulla desiderare, e a nulla temere, ben poche cose vi sono di cui non diverrai signore; ma di nessuna cosa godi, se prima non l'hai vinta in te.

8) La Forza non si Dona – Prendila – Osa.

9) Libero ed equilibrato, forte, calmo e puro. Avendo ucciso il desiderio la parola d'ordine è: Io Voglio.

1O) Questo è il primo insegnamento. La soglia ti sia schiusa.

 

la Forza è in Tè...

la Forza è in Tè...

la Forza è in Tè...

L’insegnamento ermetico:

Segue un metodo, un avviamento, perché il discepolo possa entrare nel pieno possesso dei poteri divini che sono nascosti nell'organismo umano. Il vero discepolo della nostra scuola deve proporsi i problemi e risolverli da sé, perché l'Ermetismo non si insegna con un trattato, come una qualunque disciplina. Nel silenzio interiore dello studioso germoglia la ricca speculazione della filosofia sottilissima che, cum grano salis, crea ed inizia il novizio della magia e determina in questo il quadro prospettico di una nuova visione dell'universo (sciogli e coagula). Il maestro di ermetismo espone gli elementi delle teorie e delle pratiche nostre. Il discepolo li lavora e li studia nel suo laboratorio più remoto e monta verso la realtà della pratica e della realizzazione ermetica. Se entrar vuoi nel mondo, di cui gli altri non trovano la porta, devi non credere alle illusioni, ai pregiudizi della tua coscienza volgare, e per quanto i bei quadri profani siano seducenti per varietà di tinte, preparati a vedere intorno a te, ad una ad una, dileguate le illusioni delle abitudini e VEDERE con gli occhi dove gli altri coi migliori telescopi non trovano che il nero delle tenebre.

 

                                         Programma futuro dell’aspirante ermetista:

 

1) Coltivare la propria mente perché in alto giunga a percepire e a conoscere le leggi della Natura spirituale e fisica di noi stessi.

2) Perfezionare se stesso, mentre siamo ancor vivi sulla terra e sia vinta dalla supremazia spirituale, allontanando la natura bestiale.

3) Entrare in rapporti con gli essere invisibili che stanno intorno a noi, dominare i cattivi e gli inferiori, e imparare dai più perfetti per avvicinarci alla verità suprema.

4) Penetrare le leggi che regolano ogni realizzazione terrena, correre con esse, giovarsene quando si può, ed è giusto volerlo in aiuto ai nostri simili.

5) Preparare il progresso spirituale dell'umanità, con tutte le nostre forze, perché a misura, la spiritualità degli uomini progredisca, la civiltà cammini e realizzazione la spiritualità delle masse.

6) Saldare i vincoli di fraternità fra gli uomini, e risolvere il problema delle anime e il problema sociale dei popoli.

[ Questo è il Programma del Sacerdozio della Scienza Ermetica ]

 

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