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Nordend

4612 m

Cresta sud (dalla Monte Rosa hutte)

Il Nordend è una vetta appartata, la più settentrionale del gruppo del Monte Rosa, molto meno frequentata della vicina Punta Dufour, pur essendo anch'essa una delle vette più alte delle Alpi. L'acclimatazione e l’impegno fisico richiesti da questa montagna sono notevoli, vista la quota da raggiungere e il dislivello da superare, da qualunque versante lo si affronti. Percorrendo la via normale lungo la cresta sud è bene non sottovalutare le cornici che sporgono sulla parete est: il rischio è quello di raggiungere Macugnaga, 2500 metri più in basso, in breve tempo. Inoltre, durante la discesa, in particolare a tarda ora, bisogna fare particolare attenzione alla tenuta dei ponti di neve sui numerosi crepacci che si incontrano. Vista la scarsa frequentazione, non sempre è presente una traccia ben definita e di ciò va tenuto conto in caso di maltempo. Se la cresta presenta dei tratti ghiacciati, un paio di viti possono tornare utili. Oltre al consueto splendido panorama sulle vette circostanti, la vetta offre una splendida vista sulla sottostante himalaiana parete est del Rosa.

Difficoltà: PD ( II / 40° )
Dislivello: 300m + 1850m
Tempo: 2h-3h + 6h-7h

Dalla stazione di Rotenboden (2815 m) del costosissimo trenino Zermatt-Gornergrat, si segue il sentiero che taglia lungamente a mezza costa, spesso in leggera discesa, i pendii meridionali del Gornergrat. Si arriva ad incontrare un'evidente deviazione ben segnalata per la Monte Rosa hutte, che dal sentiero principale si stacca ripida verso destra. Si scende in direzione del ghiacciaio, anche attraverso un breve tratto attrezzato con corde fisse, sino a raggiungere il Gornergletscher (quota 2500 m circa). Si mette piede sul facile ghiacciaio privo di crepacci e lo si risale guidati da numerosi e ben visibili paletti segnavia, sino a raggiungere e a scavalcare una grossa morena. Qui si passa sull'attiguo Grenzgletscher, che presenta qualche grosso crepaccio evitabile grazie alle segnalazioni presenti e che occorre risalire fino a portarsi quasi sotto la verticale del rifugio stesso. Si abbandona il ghiacciaio (qualche corda fissa tra i crepacci più insidiosi) e si raggiunge la sponda rocciosa tramite un ponticello di legno. Le segnalazioni portano ora a risalire dapprima delle liscie placche rocciose (corde fisse e gradini di legno), poi un tratto meno ripido lungo tracce di sentiero intervallate da qualche gradino roccioso. Si raggiunge infine la Monte Rosa hutte (2795 m) lungo un buon sentiero che percorre il filo della morena. [2h-3h]

Dal rifugio si torna inizialmente a seguire il sentiero sulla morena, fino a raggiungere una traccia che si stacca a sinistra (non proseguire dritto verso il Grenzgletscher) e risale il ripido pendio di blocchi e sfasciumi (ometti); si raggiunge la Untere Plattje dove la pendenza diminuisce. Si prosegue sempre per detriti rocciosi e sfasciumi, a volte su tracce di sentiero, facendo attenzione a seguire i molteplici ometti presenti (in questo tratto le direttive di salita sono più di una, ma portano tutte nella stessa direzione). Dopo aver risalito un successivo pendio più ripido, si raggiunge l'Obere Plattje (3277 m) dove si inizia la risalita del Monte Rosa gletscher. All'inizio il ghiacciaio presenta una serie di insidiosi crepacci abbastanza complicati da superare: si deve salire puntando la soprastante cresta della Dufour spostandosi di preferenza più sulla destra che non sulla sinistra. Dopo questo tratto caotico, ci si dirige verso sinistra (di solito è presente una buona traccia) per guadagnare il vallone glaciale (qualche crepaccio) che sale verso la Silbersattel, tra la Punta Dufour e il Nordend. Lasciando a sinistra la quota 3827 m, si risalgono i ripidi pendii nevosi dello Scholle sino a raggiungere una zona meno ripida alla base del pendio del Satteltole (4050 m circa).
Qui si abbandona la traccia per la Punta Dufour che risale il pendio verso destra; si segue invece quella che verso sinistra punta alla Silbersattel ed al Nordend. Ci si dirige quasi in piano verso la base dell'evidente sperone del Nordend (sperone Morshead) sino a raggiungere l'inizio di un ripido pendio sovrastato da seracchi e tagliato da grandi crepacci. Lo si risale inizialmente sulla sinistra per poi tagliare decisamente verso il centro sino ad individuare il miglior punto di passaggio (40°) tra i grossi ed insidiosi crepacci. Superata la zona centrale, per pendii meno ripidi ci si porta in diagonale verso il roccioso versante nord della Dufour sino a raggiungere la Silbersattel (4517 m). [5h-6h]
Da qui si segue la bella e non ripida cresta sud del Nordend: una cresta in prevalenza nevosa (attenzione alle cornici che sporgono verso est), intervallata in un paio di punti da affioramenti rocciosi non difficili, superabili sul filo o appoggiando sul versante ovest. Raggiunta la rocciosa cuspide finale, si sale per facili roccette (talvolta innevate o ghiacciate) a sinistra del filo di cresta; ci si trova un solo tratto verticale (II grado faticoso) appena prima di raggiungere la vetta. [1h]
In discesa si ripercorre la via di salita.

Cresta sud (per le Punte Zumstein e Dufour)

L'approccio alla Silbersattel attraverso le Punte Zumstein e Dufour permette la salita del Nordend lungo la cresta sud proveniendo dal versante italiano del Monte Rosa. La salita è più varia e tecnica rispetto alla via dalla Monte Rosa hutte, e regala alcuni scorci panoramici notevoli sulla sottostante parete est. Consigliabile con buone condizioni, quando è facile trovare le creste dello Zumstein ben tracciate e la cresta sud-est della Dufour più pulita. Tecnicamente si tratta di una salita tutt’altro che banale; tenere conto del fatto che la maggior parte dell’itinerario si svolge a quote notevoli, dove tra l’altro sono raccolte le maggiori difficoltà. Allenamento ed acclimatazione perfetti sono obbligatori.

Difficoltà: AD ( III / 40° )
Dislivello: 200m + 1500m
Tempo: 1h30 + 7h30-8h30

L'avvicinamento più semplice e meno faticoso è quello che prevede una salita in funivia da Alagna Valsesia (1191 m) fino a Punta Indren (3260 m). E' possibile raggiungere Punta Indren anche salendo da Gressoney, se si vuole allungare la camminata di 2h-3h, attraverso il Passo dei Salati e lo Stolemberg: se si tralascia l'orribile tratto devastato dalle piste da sci, l'aggiramento dello Stolemberg può essere una bella passeggiata, in ambiente più selvaggio di quello del versante Valsesiano.
Da Punta Indren si segue "l'autostrada" per i rifugi Mantova e Gnifetti, dapprima tra i detriti rocciosi di quel che resta del ghiacciaio d'Indren, quindi sul ghiacciaio vero e proprio. Si lascia sulla destra la traccia della via normale alla Punta Giordani, muovendosi sempre in modestissimo dislivello. Le condizioni del luogo possono essere molto variabili, secondo l'innevamento; d'estate è ormai quasi impossibile trovare neve e a volte il passaggio sul ghiaccio (qualche crepaccio) può richiedere attenzione. Si punta alla bastionata rocciosa che separa i ghiacciai d'Indren e di Garstelet. La si può aggirare facilmente a sinistra per un buon sentiero che porta in breve al rifugio Mantova (preferibile per questioni di affollamento al rifugio Gnifetti); in alternativa è possibile superarla direttamente per facili roccette e qualche tratto attrezzato con corde fisse, per sbucare al margine del ghiacciaio di Garstelet. Da qui è possibile scendere al rifugio Mantova (3498 m) in cinque minuti, oppure se si è portata una tenda (soluzione ottimale per non dover prenotare con mesi di anticipo) ci si può accampare in una delle numerose piazzuole già preparate con tanto di muretti di protezione, tra le dune moreniche poco distanti dal rifugio. Mettere in conto un quarto d'ora di salita supplementare se si intende raggiungere il rifugio Gnifetti (3647 m). [1h-1h30]

Dal rifugio Mantova si risale il ghiacciaio sino a portarsi sotto al rifugio Gnifetti. Lo si aggira sulla destra per pendii non ripidi e si raggiunge un’ampia zona pianeggiante, con qualche crepaccio (attenzione nelle ore più calde). Si prosegue attraversando l’intero plateau in direzione del margine sudoccidentale della Piramide Vincent. Si risale il ghiacciaio del Lys inizialmente in diagonale verso sinistra, lungo una rampa un po' ripida, quindi si prosegue su pendenze più moderate, senza mai allontanarsi troppo dalle ripide pendici della Vincent; in alcuni tratti ci si dovrà adattare a passaggi obbligati tra ampi ed insidiosi crepacci. Superata una serie di dislivelli irregolari (30°/35°) si raggiunge la conca nevosa sottostante il Balmenhorn. Lo si lascia sulla destra e si prosegue lungo l’ampia traccia che porta in direzione del Colle del Lys. Senza raggiungere il colle vero e proprio, si guadagna il punto di passaggio (poco più in alto) verso la Punta Gnifetti (4248 m). [2h30-3h]
Al termine dell'ampio pianoro nevoso, la traccia scende attraversando a mezza costa il pendio settentrionale della Punta Parrot, fino a raggiungere una conca sottostante il colle Sesia (4299 m). Qui si riprende a salire tagliando in obliquo sotto alla Punta Gnifetti alla testata del Grenzgletscher (ignorando l'eventuale traccia che scende verso sinistra alla Monte Rosa hutte) fino a raggiungere i pendii meno ripidi che portano al colle Gnifetti (4454 m). Dal colle, lasciando a destra l'evidente traccia che conduce alla Punta Gnifetti, ci si porta sul margine orientale del plateau e si piega a sinistra per risalire la cresta sud-ovest dello Zumstein. Si sale inizialmente su terreno nevoso, comodo e poco ripido; presto l'inclinazione aumenta (40°) e la cresta si fa piuttosto stretta, fino a raggiungere il breve e roccioso tratto finale (bella ed emozionante la vista sulla sottostante parete est). Superate le facili roccette sommitali, spesso tra neve e ghiaccio, si raggiunge la vetta della Punta Zumstein (4563 m). [1h30-2h]
Si scende ora lungo l'aerea cresta nord, inizialmente nevosa (spesso ghiacciata), piuttosto ripida e delicata, quindi più facile e con alcune roccette. Raggiunto il colle Zumstein (4452 m) si attacca la cresta sud-est della Dufour; si superano inizialmente alcuni facili rilievi rocciosi (tra i quali un gendarme più pronunciato da evitare sulla sinistra) quindi la cresta si fa ripida e sale per salti verticali e placche (II e III, seguire i segni dei ramponi sulla roccia), fino a raggiungere il Grenzgipfel (4618 m). Raggiunto un intaglio, un successivo ripido salto (III) conduce all'Ostspitze (4632 m), a poca distanza dalla vetta della Punta Dufour. [2h30]
Si prosegue brevemente lungo la rocciosa ed aerea cresta sommitale sino ad individuare sulla destra (nord) il canale in parte attrezzato con corde fisse che permette di raggiungere la Silbersattel (4517 m).
Da qui si segue la bella e non ripida cresta sud del Nordend: una cresta in prevalenza nevosa (attenzione alle cornici che sporgono verso est), intervallata in un paio di punti da affioramenti rocciosi non difficili, superabili sul filo o appoggiando sul versante ovest. Raggiunta la rocciosa cuspide finale, si sale per facili roccette (talvolta innevate o ghiacciate) a sinistra del filo di cresta; ci si trova un solo tratto verticale (II grado faticoso) appena prima di raggiungere la vetta. [1h]
In discesa si segue obbligatoriamente la via di salita, a meno di non poter contare su di una base di appoggio alternativa sul versante svizzero.

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