LA MECCANIZZAZIONE AGRICOLA

E L'ARATURA E TREBBIATURA DI STATO NEL 1917

200 anni di progresso agricolo - trattori ed altre macchine

Prigionieri contadini - Una storia italiana - I Bubba e Pavesi Tolotti -  John Deere, l’uomo dell’aratro - Artiglieria e motorizzazione nella Grande Guerra - Cattedra Ambulante d'Agricoltura

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Questo capitolo, nato per soddisfare una lacuna su alcuni mezzi meccanici a disposizione del Regio Esercito nel Grande Conflitto, si è sviluppato fino a comprendere per contiguità lo stato della tecnologia in agricoltura fra il 1730 e il 1920, in particolare sugli ultimi 30 anni di questa data. Molte delle notizie sono state filtrate dagli appassionati e collezionisti di macchine agricole, che saltuariamente frequento. E' risultato  invece assai difficile trovare in Italia (e nella mia biblioteca) appoggi tecnici specifici per cui molte delle informazioni vengono da siti esteri. Ciò ha permesso anche di classificare le macchine alleate entrate in servizio in Italia  e in parte "congedate dal servizio militare" al momento della vittoria (e anche prima)). Alcune macchine per l'impossibilità di impiego in terreni difficili, come il carso o le alpi (e versatili invece civilmente) o per l'inadeguatezza motoristica militare totale o per la viabilità, vengono già assegnate ai lavori agricoli a partire dal 17 (sia nel periodo estivo che in quello autunnale).  Ricordo che la guerra in alta montagna fu la prima ed ultima esperienza di questo genere: gli stranieri non ci credevano finché non la vedevano. Se qualcuno rilevasse errori e mancanze è pregato di segnalarle. Il capitolo per evidenti motivi è ancora in fase di acquisizione di ulteriori dati e memorie.

segnaliamo questi link interni al sito per un argomento (guerra in montagna) che abbiamo già trattato http://digilander.libero.it/trombealvento/indicecuriosi/mazzolicapannamilano.htm
http://digilander.libero.it/trombealvento/indicecuriosi/barzini.htm  -  http://digilander.libero.it/freetime1836/libri/libri47.htm

aratura arcaica a traino umano http://www.youtube.com/watch?v=fRQu-5KLRB0

   

.Salva il pane

 

Poteva anche finire così (immagine a sx con l'uomo animale) come era cominciata, ai primordi del passaggio dall'uomo raccoglitore a quello coltivatore. Il lavoro in agricoltura era stato per secoli (fino al '700-XVIII secolo), solo ed esclusivamente manuale con l'energia fornita da buoi o cavalli (quando fattibile, possibile e disponibile) e con strumenti e attrezzi che scalfivano appena il terreno e poco influivano sulla resa dei raccolti. Bisognerà aspettare la rivoluzione francese (o le sue premesse) per aprire il mondo alle nuove idee, alla sperimentazione della nuova classe sociale formatasi, la  borghesia. E' un Francese anzi due, Diderot e D'Alembert, che ci lasciano testimonianza nella loro "Encyclopèdie" (o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri edito a partire dal 1751 avversato dalla chiesa e compendio di arti ed esperienze fino a quel tempo (vedi sotto)) delle innovazioni in agricoltura, dell'aratro e della seminatrice. Bisogna anche dire che molti dei disegni (modelli) dell'Encyclopedie dovranno aspettare anni (come le stampe delle edizioni) per avere pratica diffusione. Non esisteva internet, non era come oggi che una invenzione o una scoperta si brucia in 6 mesi. La diffidenza, lo scetticismo e l'ignoranza della gente facevano il resto dopo la censura. L'aratro s'era comunque imposto grazie anche al nuovo collare per i cavalli che agiva sulle "spalle" e non sui polmoni (ben sopportato) come le cinghie. Ma tutto questo era stato largamente facilitato dalla rivoluzione industriale inglese che aveva preso l'abbrivio con l'attività mineraria e la fusione (carbone e ferro). Ciò aveva permesso di costruire macchine sempre più perfezionate e robuste. L'alternativa negli angoli sperduti o inaccessibili alle macchine restava, per la trebbiatura, il calpestio animale (a sx e sotto) o battitura con verga (due bastoni di diametro e lunghezza differenti,uniti per due capi da un giunto di cuoio: il bastone col diametro maggiore veniva impugnato con entrambe le mani;imprimendo ad esso una forte rotazione si faceva battere il bastone più piccolo sulle spighe come nella foto più sotto a sx.). Le foto testimoniano di anni "recenti" !!! non di preistoria.

si stima che nei 42 mesi del conflitto il numero degli addetti in agricoltura sia passato da 4,8 a 2,2 milioni. Il numero degli occupati era comunque più alto per l'impiego in famiglia (e non) di mano d'opera minorile così come uno spazio continuavano ad averlo, anche se marginale, i "vecchi" inabili   L'ARATURA DI STATO -  GRANDE GUERRA 1917
 
Gazzetta Ufficiale 21/3/1917 n.67
intervento ... Accenna alle necessità attuali della mano d'opera, ed insiste sull'
urgenza di studiare se non sia possibile impiegare nei lavori agricoli quelle migliaia di soldati della milizia territoriale, che sono sparsi in quasi tutti i comuni agricoli d'Italia. (Interruzione dell’onorevole ministro dell'agricoltura)... intervento ....Insiste anch'egli sulla necessità di intensificare maggiormente la semina delle terre a grano per evitare che l'Italia debba incontrarsi in crisi troppo gravi: Comprende le necessità della guerra e comprende come non debba attenuarsi in modo alcuno l'efficienza del nostro esercito, ma ritiene che non si debba dimenticare i bisogni urgenti di mano d'opera che ha l'agricoltura... Sollecita la diffusione delle macchine agricole ed esprime l'augurio che le nostre industrie si dedichino alla fabbricazione delle macchine agrarie. Raccomanda in particolar modo l'introduzione della aratura meccanica mediante trattori, e dà lode al ministro per averne assicurato un rilevante numero alla nostra agricoltura…

Dai 58 milioni di q.li di frumento del 1913 saremmo passati nel '17 a 38 ad un prezzo di mercato superiore del 50% (dopo raddoppiò)

battitura cereali

TREBBIATURA DI STATO

 

Durante il periodo bellico i ministeri della Agricoltura e quello delle Armi e Guerra concessero anche altre speciali agevolazioni per assicurare i raccolti che servivano al paese e al fronte dopo quasi due anni di guerra. Si stabiliva infatti che in caso di necessità sarebbero stati concessi macchinari e militari (non idonei alle fatiche di guerra) per conduzione (anche) delle mietitrici e trebbiatrici dove mancassero gli operatori e le macchine fossero inutilizzate. La domanda doveva essere presentata alla più vicina stazione dell’arma dei Carabinieri per il tramite del sindaco su richiesta dei proprietari delle macchine (stiamo parlando quindi di soldati specializzati chiamati alle armi in qualsiasi incarico e forse anche morti da sostituire con inesperti !?). Anche a questo dilemma si pose mano con un veloce corso di addestramento. I comandi militari misero quindi a disposizione i soldati della Mil.Territoriale inidonei al fronte fornendo loro una “licenza” per sostituire i richiamati. I gruppi formati comprendevano 30 uomini e 10 macchine in genere.

 

Ritorneremo sulla meccanizzazione in agricoltura dopo lo sviluppo di questa notizia appartenente alle minori del conflitto, perfettamente sconosciuta, ma non meno importante per gli sviluppi che avrà in seguito sulla economia italiana. L'esigenza di un supporto dello Stato nelle principali operazioni sui campi si era fatta ben presto strada dopo un anno di guerra trascorso senza risultati apprezzabili e con nessuna prospettiva di vedere la parola fine a breve. Dalle campagne erano infatti spariti gli uomini in età di lavoro e tutto il peso era caduto sulle spalle di minori (sotto i 18 anni: ricordiamo che la popolazione italiana superava di poco i 36 milioni), di donne e di "vecchi" ultraquarantenni. Ma non era solo questo il problema. I prezzi in generale salivano, non si trovavano più concimi (le fabbriche venivano convertite in esplosivi) e in aggiunta  il prodotto agricolo veniva requisito a prezzi politici mentre sul mercato internazionale i prezzi raddoppiavano. Trascorse anche il secondo inverno di guerra e il malcontento saliva nel paese, sempre più alla fame, e saliva principalmente nelle fabbriche. Il nemico aveva puntato, nella primavera/estate del 1916, direttamente alla fertile pianura padana in grado di soddisfare anche la sua di fame ma aveva fallito. La rivoluzione russa del marzo del '17 aveva innescato scioperi in fabbrica (il più famoso quello di Torino dell'agosto '17 quando una delegazione dei Soviet venne in visita) con gli operai sottoposti a codice militare, che scendono in piazza sotto i morsi della fame. 50 i morti secondo alcune fonti, di più secondo altre, oltre a centinaia di feriti. L'inverno, il terzo, si avvicinava e se si voleva agire in fretta bisognava bruciare i tempi burocratici anche perché d'ora in poi si "vivrà" di tessera (carta Annonaria) per quanto concerne grano, farina di grano, pane, granoturco, farina di granoturco, riso, segala e orzo e comunque quanto li contiene (in seguito si aggiungeranno anche altri articoli come il formaggio). Una anomalia del razionamento era che i prigionieri sottoposti al lavoro avevano diritto a una razione alimentare minima prevista per il soldato italiano al fronte, che in quel momento una certezza l'aveva (anche se le razioni variavano a seconda delle disponibilità all'import)

.....  Il 3 maggio 1916 parte una circolare del Comando del Corpo d’Armata di Bologna avente per oggetto la regolamentazione di questo delicato problema che viene così esplicitato:“Nella assegnazione dei militari delle terze categorie delle classi anziane questo comando ha cercato di tenere presente, ... le esigenze della vita sociale, tenuto conto trattasi di uomini cui per la loro età fanno capo interessi famigliari e sociali talvolta assai gravi "Nel particolare, in base a tali criteri, si dispose: Per la classe 1881 che, dopo la formazione delle centurie (operaie), i militari rimanenti venissero assegnati ai battaglioni M.T. (Milizia Territoriale) stanziati nel territorio del Distretto di reclutamento(stiamo parlando di uomini già oltre i 35 anni). Per la classe 1880 che si seguisse di massima l’identico sistema. Solo che, per esigenze d’ordine pubblico, si provvide a che tali assegnazioni di persone del luogo non superassero del 25% la forza dei battaglioni. Per la classe 1879, di prossima leva, non sarà possibile seguire lo stesso criterio, in quanto i battaglioni hanno già raggiunto la massima percentuale del 25% sopraindicata, che si ritiene non opportuno superare per motivi disciplinari e in vista di eventuali impieghi della truppa in servizi che la pongano a contatto con le popolazioni civili (ordine pubblico, repressione). La assegnazione avrà luogo, quindi, con criteri meramente militari, secondo il bisogno dei vari reparti. Sarà però possibile prendere in esame solo casi veramente importanti http://certosa.cineca.it/chiostro/Blob.php?ID=8968   Oltre alla soluzione predetta ce n'era un'altra, praticata dalla fine del 1916 e che consisteva nell'utilizzo di prigionieri (vedi sotto)

 

Gazzetta Ufficiale 22/8/1917 n.198
MINISTERO PER L'AGRICOLTURA E MINISTERO PER LE ARMI E MUNIZIONI
Fra il Ministero per le Armi e Munizioni e il Ministero per l’Agricoltura vengono concordate lo seguenti norme riguardanti il servizio di
moto-aratura:
Art. l. -
Il funzionamento delle motoaratrici è affidato a reparti militari dipendenti dal Ministero delle Armi e Munizioni. Il detto Ministero provvede, con norme interne, alla costituzione dei vari organi per il migliore funzionamento del servizio.
Art. 2. -Il Ministro per le Armi e munizioni prende in carico il materiale e i macchinari che gli vengono consegnati da quello di agricoltura, e sempre per conto di quest'ultimo provvede all'acquisto di quanto altro è necessario al funzionamento delle motoaratrici. Tali rapporti sono disciplinati da intese o convenzioni fra i due Ministeri.
Art. 3 - Presso ciascun centro del servizio motoaratrici è nominata dal ministro di agricoltura una Delegazione tecnica che provvede alla scelta dei terreni da arare, alla distribuzione del lavoro, alle modalità dell'aratura ed a quanto altro riguarda la tecnica agraria ed ai rapporti diretti con gli agricoltori. La Delegazione è formata da un delegato-capo che risiede presso il centro di rifornimento, o dai delegati locali che risiedono presso le squadre o gruppi di squadre.
Art. 4. - Salvo casi eccezionali, da valutare dal Ministero di Agricoltura, la domanda di aratura con le autoaratrici dello Stato deve essere preceduta dall'impegno dell'agricoltore, accettato dall'Amministrazione pubblica, di cedere il prodotto di grano, altri cereali, legumi o tuberi commestibili, al servizio temporaneo degli approvvigionamenti, a tenore dell'art. 2 del D. Luogotenenziale 10 maggio 1917, n. 788. La domanda di aratura é diretta al prefetto, in qualità di presidente della Commissione provinciale di agricoltura, e deve essere stesa sul modulo apposito (mod. 2, U. A. T.) e contenere tutte le indicazioni richieste
………
art 8 - Oltre all’obbligo di pagare l’importo dell'aratura, il richiedente ha l'obbligo, senza compenso di prestare l'assistenza sua e del personale da lui dipendente o comunque di favorire il buon andamento dei lavori e, in modo speciale, la provvista d'acqua. Quando esigenze del servizio lo consiglino e le disponibilità di locali lo permettano, il capo squadra può chiedere al proprietario o al conduttore del fondo sul quale eseguisce l'aratura, di mettere gratuitamente a disposizione locali per ricovero di uomini o di cose, anche per il tempo in cui la squadra lavora su fondi vicini di altri agricoltori, e l'agricoltore dovrà prestarli senza compenso. Gli obblighi speciali che il delegato ritenesse opportuno di imporre o venissero concordati con il conduttore dei terreni da arare, saranno indicati nella concessione di aratura (mod. F).
Roma, 16 agosto 1917. --Il ministro per l'agricoltura: RAINERI. Il ministro per le armi e munizioni: DALLOLIO.

     
In Italia all'inizio del conflitto i prigionieri non furono adibiti a lavori all'interno del paese; come avvertiva una circolare della Commissione dei prigionieri di guerra del 30 dicembre 1915, mentre erano ammessi i lavori all'interno degli alloggiamenti, «si deve invece completamente per ora escludere ogni altro lavoro di carattere esterno sia per conto dello Stato o di altre pubbliche amministrazioni, che per conto di privati, e ciò in base al concetto sancito dal R. Ministero dell'Interno che non si debbano impiegare prigionieri di guerra in concorrenza col libero lavoro» (Intendenza generale dell'Esercito, Ufficio del Capo di Stato Maggiore, Raccolta delle disposizioni di carattere permanente relative ai prigionieri di guerra e ai disertori dal nemico, 1916, in FIl, r. 114, c. 3). Successivamente però anche in Italia fu accolto il principio, previsto dall'art. 6 del Regolamento dell'Aja, per cui i prigionieri potevano venire impiegati in lavori esterni. I prigionieri furono inviati a lavorare nelle campagne, nelle miniere, nella costruzione delle strade e nelle industrie, sicché - come ebbe a notare con soddisfazione il generale Spingardi più di 100.000 prigionieri furono adibiti ai vari lavori: «Tranne gli inabili e i malati nessuno è rimasto ozioso»   MANO D'OPERA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA "AUSTRIACI" NELLE CAMPAGNE ITALIANE

Nel 1916, in seguito alle pressanti richieste da parte dei proprietari terrieri di manodopera a prezzi di favore per i lavori di mietitura, fu concesso l'uso dei prigionieri in agricoltura, «soltanto come espediente di carattere generale» - come recitava una circolare del ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio del 25 maggio 1916; furono infatti impiegati nelle varie regioni (escluso il Nord Est) 32 compagnie, ciascuna composta di 200 prigionieri. Ciò che si temeva era «la reazione da parte dei lavoratori liberi» (comunicazione del ministro dell'Agricoltura al presidente del Consiglio, 27 maggio 1916, e circolare, in PC, 19+6.9). In seguito l'uso dei prigionieri in agricoltura e nelle industrie divenne usuale (comunicazione di Spingardi a Orlando, del 16 dicembre I9I7, in PC, 19+6.123). Solo dopo Caporetto fu deciso il ritiro dei prigionieri adibiti a lavori agricoli nella provincia di Milano e in tutto il territorio della Valle Padana; come scriveva il ministro della Guerra a Orlando, la ragione del ritiro - che non doveva essere riferita pubblicamente - stava «nel pericolo che può derivare dalla loro eventuale propaganda tra le popolazioni» (16 novembre 1917, ibid.). La disposizione sollevò le proteste degli agrari (tra cui lo stesso Frascara, proprietario di una tenuta vicino ad Alessandria: cfr. la comunicazione di Spingardi a Orlando, citata, e lettera del comizio agrario del circondario di Crema, 21 novembre 1917, ibid.); i prigionieri rimasero tuttavia a lavorare nelle altre zone e nelle industrie (ministro della Guerra a Orlando, 18 agosto 1918, in PC, 19+6.158). Le condizioni di lavoro furono varie: dure nelle fabbriche, dove i prigionieri condivisero le regole di organizzazione del lavoro e di disciplina degli operai militarizzati, tra le più rigide d'Europa; essi poterono però usufruire di un discreto trattamento alimentare, dal momento che - per ottenere la massima resa fu deciso di non diminuire le razioni di cibo - come era stato proposto per rappresaglia contro il trattamento degli italiani prigionieri in Austria: cosicché la razione dei prigionieri in fabbrica (600 grammi di pane al giorno) era di gran lunga superiore a quella degli operai (comunicazioni del commissario generale agli Approvvigionamenti e Consumi al ministro della Guerra, II ottobre 1917, e ministro della Guerra al presidente del Consiglio, 19 ottobre 1917, in PC, 19-4-6.121). Non favorevole fu di norma il trattamento dei prigionieri nelle campagne, anche perché si voleva evitare che i lavoratori indigeni protestassero circa l'impiego di tale manodopera. Vi furono casi in cui i prigionieri si rifiutarono di compiere certi lavori, date le condizioni in cui dovevano essere svolti, venendo per ciò duramente condannati dai tribunali militari: così 17 soldati tedeschi che si erano rifiutati di eseguire lavori di zappa tura in una tenuta delle Puglie, furono condannati dal tribunale di Bari a 20 anni di reclusione (ne dà notizia Sonnino, che considera la condanna eccessivamente severa, a Orlando, il 14 aprile 1918: in PC, 19-4.6.139). I prigionieri vennero anche impiegati nelle zone malariche, abbandonate in estate dalla popolazione, con la conseguente morte di un numero non esiguo di essi - 366 - per malaria. Giovanna Procacci note pag 224/5 “Soldati e prigionieri italiani nella Grande Guerra”

     

I proprietari delle grandi aziende agricole (imposta fondiaria di almeno 1000 lire) che avevano appunto un parco macchine proprie potevano far rientrare operatori, fattori o vice fattori con la normale licenza agricola di 15 giorni. La distribuzione avvenne nelle principali province a natura pianeggiante compreso quelle del sud indicativamente corrispondenti al Tavoliere delle Puglie , alla piana di Catania, del Campidano, dell’Agro pontino e del Napoletano. I trattori importati per motivi bellici che non risultavano impiegati o impiegabili perché inidonei per le asperità del fronte o sotto impiegati per tregua bellica venivano messi a disposizione per integrare il patrimonio meccanico nazionale. Si trattava di ca. 7000 macchine (anche importate)divise fra vari produttori stranieri e italiani. Gli stranieri che prevalevano erano Case, Mogul, Titan, Chalmers, Moline etc…Nel 1915 in Italia c’erano 270 trattori che salirono a 700 con l’aratura e trebbiatura di Stato. A fine guerra salirono a 2.000 con la cessione di molte macchine ai privati.

  LA MECCANIZZAZIONE AGRICOLA DEL XIX SECOLO

Un passo indietro per vedere come il progresso nella meccanica si sposa con le esigenze di guerra. Abbiamo già parlato della meccanizzazione agricola nell’Inghilterra del XIX secolo che “impressionò” Cavour per le soluzioni adottate in coltivazioni e processi molto semplici (o lavorazioni di prodotti agricoli nella raccolta o post raccolta http://digilander.libero.it/fiammecremisi/carneade/cavour1.htm  ) cosi come in piccole macchine o attrezzi (come nella foto sotto della Encyclopedie (aratro) ben s’intende a traino animale). Si trattava in genere di operazioni semplici o ripetitive con soluzioni tecniche in cui il fattore umano era intellettualmente relativo. L’Inghilterra dell’epoca scontava una bassa densità demografica e per contro aveva un veloce inurbamento legato allo sviluppo industriale connesso col carbone (miniere) e col ferro. E’ chiaro che i campi venivano sempre più spesso abbandonati a se stessi e si trasformavano in brughiere inospitali buone per film dell'Horror o romanzi di Sherlock Holmes. Il Regno Unito (o Inghilterra) aveva altri "tesori" nazionali nella marineria, nel commercio (da e per le proprie colonie) e nel farsi sempre gli affari degli altri a suon di cannonate. L’Inghilterra non era comunque l’Italia per diversità agricole e per scenari geografici. Un problema maggiore si presentava per gli Stati Uniti e la Germania in forte espansione sia politica che industriale (e demografica). Gli Usa convergeranno in una unica nazione dopo la guerra civile di secessione del 1861 come la Germania in un Impero unificato anche militarmente dopo il 1866. La grande migrazione (o emigrazione) italiana era appena agli inizi e la meta, oltre la Francia, gli Stati Uniti ed in misura minore la Germania che poteva trarre forza lavoro proprio semplificando alcune lavorazioni manuali e ripetitive di massa come la raccolta di patate, barbabietole o altre graminacee e foraggi locali (cotone negli Usa). Le pianure sia tedesche che americane erano il terreno adatto per sperimentare. Con l’avvento del motore a scoppio (fine secolo) e dopo il successo ormai secolare di quello a vapore era tempo di dedicare all’agricoltura un'attenzione non dissimile da quella di altri settori come i trasporti, la chimica, la trasformazione, la conservazione etc..

Manuale Hoepli del 1920 intitolato "Motoaratura e Motocoltura" autore G. L. Cerchiari: "L'aratura meccanica ci è venuta anch'essa dall'esempio germanico. Il grande sviluppo meccanico industriale di quel paese impose all'agricoltura il progresso delle scienze (stiamo parlando di prima della guerra) e ne ottenne risultati assai proficui, così che Giulio Fenoglio poteva scrivere nella Rivista delle Società Commerciali "la produzione agraria in Germania grazie alle tenaci applicazioni degli insegnamenti di G. Liebig * (1803/1873) di Schulz-Lupitz, di Rimpau, grazie all'impiego colossale dei concimi chimici ed al larghissimo uso di macchine agrarie, non ostante l’attrazione della popolazione agraria verso le officine urbane sollecitata dagli alti salari, ha fatto progressi veramente stupefacenti". Nel 1912 la Germania raggiunse infatti il massimo della produzione unitaria mondiale col 22,6% di grano, [...]. Gli Stati Uniti il 10,7% di grano e il Canada il 13,7%....*in Italia lo chiamavamo Giusto Liebig e non Justus.

     
Le macchine in agricoltura - costi in lire per ha 1935)
              a mano-trazione animale-meccanica
sfalcio prati   36           30              25
mietitura     140           60              35
aratura -                   160              40

Cfr. P. Albertario, Le macchine in agricoltura , cit. , pp. 3 7- 3 8.

trebbiatrice a forza animale 1875
Già a pochi giorni dall’inizio della guerra era comparso in Gazzetta Ufficiale (28 maggio 1915 ) un significativo annuncio rivolto agli agricoltori - La Federazione italiana dei consorzi agrari, con il lodevole e patriottico intendimento di venire in aiuto degli agricoltori, facilitando ad essi il modo di supplire ad ogni eventuale deficienza di mano d'opera, ha deliberato di cedere le macchine agrarie, col 30% di ribasso, a quei gruppi di agricoltori che le acquistino in comune per l'uso scambievole, e per il noleggio, nelle zone di media e piccola coltura, nelle quali il bisogno è maggiormente sentito.

 

da "La città operosa" di Giorgio Bigatti .... Fra le nuove macchine le più comuni erano quelle per la trebbiatura dei cereali, caratterizzate da una grande varietà di modelli, che andavano da semplici congegni manuali ai grandi trebbiatoi a vapore di importazione. Le trebbiatrici furono dapprima impiegate in pianura, nella grande coltura, diffondendosi poi anche sulle colline. Ai progressi della trebbiatura meccanizzata, presente, sia pure con forti divari regionali, in ogni parte della penisola, si accompagnò una crescente diffusione di macchine per la lavorazione del terreno, la semina, il raccolto. Verso la metà degli anni settanta (1870) avevano fatto la loro comparsa anche i primi attrezzi meccanici per la mietitura, la falciatura e la raccolta del fieno. Ciò che incoraggiava l'adozione delle macchine, malgrado i costi assai elevati e il rilevante consumo di combustibile 36, erano l'evidente economia dì manodopera e soprattutto il risparmio di tempo e la maggior perfezione e uniformità del lavoro. Accanto a queste macchine erano in commercio una serie di congegni meccanici per le lavorazioni secondarie e la conservazione dei prodotti: ventilatori, sgranatoi per mais, trincia foraggi, frangitoi, torchi in ferro da olio e da vino ecc...
36 - il consumo medio di una locomobile era di 17 kg di combustibile all'ora.
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Compare spesso nella classificazione di questi piccoli gruppi di Milizia Territoriale impegnati nei lavori agricoli (cl.1878 o più vecchia ma avrebbe dovuto essere più giovane di 4 anni, 1882) la parola Centuria di cui si farà largo uso qualche anno dopo nel ventennio con La MVSN. La centuria era un gruppo solitamente formato da 80/100 uomini sia che fossero operai militarizzati (manodopera per la  costruzione di strade e gallerie in montagna col Genio Zappatori) sia che fossero uomini distaccati ai lavori agricoli presumibilmente tratti sempre dai treni di Artiglieria o del Genio di M.T. In due anni (1916/1917) figuravano in servizio oltre 100.000 “soldati” con un turnover alto, sia per le loro licenze agricole che per quelle dei militarizzati da sostituire (i “borghesi” militarizzati reclutati per lavori tra il 15/18 furono 650.000). Le centurie composte da riformati, in genere della 3a categoria, a fine 1916 erano già 699 per salire dopo pochi mesi a 821. Non facevano parte del Genio, ma erano comandate da ufficiali del Genio tratti dalla Milizia Territoriale, possibilmente ingegneri. Notizie tratte da: L'Esercito italiano nella Grande Guerra, vol III° (1916) tomo I°.
4) Centurie treno di M.T. (stellone rosso sul cupolino)
5) Truppa Treno territoriale di Artiglieria (s. giallo)

    Gli operai e i soldati "militarizzati" in ambito civile o ausiliario al link  ...........

Mogul 25 Hp 1912

 

D'Alambert - Diderot  due immagini tratte dalla Encyclopèdie 1750 ca.

 

aratri encyclopedie

seminatrice

     

http://it.wikiversity.org/wiki/Risorse_Jethro_Thull

  Una storia americana - John Deere, l’uomo dell’aratro
The first John Deere Plow

There was much to be done for young John Deere - shoeing horses and oxen, and repairing the plows and other equipment for the pioneer farmers. From them he learned of the serious problem they encountered in trying to farm the fertile soil of the Midwest. The cast-iron plows they had brought with them from the East were designed for the light, sandy New England soil. The rich Midwestern soil clung to the plow bottoms and every few steps it was necessary to scrape the soil from the plow. Plowing was a slow and laborious task. Many pioneers were discouraged and were considering moving on, or heading back east. John Deere studied the problem and became convinced that a plow with a highly polished and properly shaped moldboard and share ought to scour itself as it turned the furrow slice. He fashioned such a plow in 1837, using the steel from a broken saw blade, and successfully tested it on the farm of Lewis Crandall near Grand Detour. Deere's steel plow proved to be the answer pioneer farmers needed for successful farming in what was then "the West." But his contribution to the growth of American agriculture far exceeded just the development of a successful steel plow. It was the practice of that day for blacksmiths to build tools on order for customers. But John Deere went into the business of manufacturing plows before he had orders for them. He would produce a supply of plows and then take them to the country to be sold - an entirely new approach to manufacturing and selling in those early pioneer days, and one that quickly spread the word of John Deere's "self-polishers."
trad. Il fabbro Deere ferrava cavalli per le carovane che andavano verso l’Ovest, che non era ancora il West americano che conosciamo dai film (l'acquisto della Lousiana dai francesi aveva aperto le pianure centrali raggiungibili dal Mississippi), e forniva tutto quello che i pionieri si portavano nelle terre alluvionali e grasse mai dissodate della nuova frontiera. Gli aratri di ghisa (questa era la lega) ben presto si impastavano con la terra del Midwest tanto che bisognava fermarsi e pulirli. Molti, di fronte a queste avversità, pensarono anche di rifare il viaggio all’indietro. Uscì allora l’idea di un aratro d’acciaio lucido e inclinato (Sagomato mod. 1837). Con l'acciaio di una lama di spada spezzata, si disse, Deere aveva modellato il primo versoio provato con successo in una azienda di Lewis Crandall vicino a Grand Detour. Ma Deere ci aggiunse qualcosa che i suoi predecessori avevano solo intuito. Non era più il fabbro che produceva su ordinazione, ora aveva una organizzazione commerciale che distribuiva il suo prodotto ai quattro angoli degli Stati Uniti, faceva Merchandising. Non era il contadino che valutava l'utilità, era l'industriale che proponeva la novità.

sopra un autocarro a vapore di inizio secolo e sotto un altro impiegato in un cantiere militare (con ribaltabile ?)

 

Foto Zobol i- Autocarro a vapore addetto al trasporto di materiali lapidei con ribaltabile

Foto Zoboli Mario Roteglia

 
     

The earliest model of the Steel Mule was first built by Joliet Oil Tractor Co. in 1913, but not named until 1914. This first Steel Mule was a 13-30 machine made to pull three 14-inch plows using a 4-inch-by-6-inch bore and stroke engine. It weighed 5,600 pounds and cost $ 985. It was a semi-crawler with a 15-inch rear crawler track during a time when few crawlers were being built. Holt, Best, Bullock Creeping Grip and Yuba were earlier. Aveva un gemello in Italia il Mangiapan Rasura

Mulo meccanico

 

Gazzetta Ufficiale 28/8/1917 n.203
IL MINISTRO PER L'AGRICOLTURA
Visto il decreto Luogotenenziale 3 settembre 1916, n. 1127; Visto il decreto Luogotenenziale 10 maggio 1917, n. 788;
Ritenuta la necessità di conoscere la consistenza degli apparecchi di aratura meccanica;
Decreta:

Art. 1. - Chiunque detenga, a qualsiasi titolo, apparecchi per aratura meccanica è obbligato a farne denuncia entro il 15 settembre 19I7. La denuncia va fatta anche quando si detenga il solo motore o il solo aratro che abbiano già appartenuto ad un apparecchio di aratura meccanica o possano essere utilizzati per tal uso.
Art. 2. - La denuncia va fatta in modo distinto per ciascun tipo di apparecchio. Essa può riferirsi a più apparecchi nel solo caso che siano dello stesso tipo e si trovino nelle stesse condizioni.
Art. 3. - La denuncia deve contenere le seguenti condizioni:
a) tipo dell'apparecchio e marca di fabbrica;
b) numero degli apparecchi dello stesso tipo;
c) peso complessivo (approssimato) di ciascun apparecchio;
d) stato di conservazione ;
e) epoca e lavori in cui l'apparecchio é utilizzato dal detentore;
f) potenzialità del motore e combustibili impiegabili;
g) tipo dell'aratro, numero dei vomeri o profondità massima di aratura;
h) luogo di deposito ;
i) indirizzo del detentore,
Art. 4. - La denuncia, redatta su apposito modulo, va presentata al sindaco del Comune dove si trova l'apparecchio. Il sindaco ne fa rilasciare ricevuta e trasmette subito la denuncia al prefetto della Provincia. Non é ammessa altra prova dell'avvenuta denuncia che quella della ricevuta scritta.

Il motore Diesel, brevettato nel 1892, è una tipologia di motore a combustione interna, alimentato a gasolio, che sfrutta il principio della compressione per ottenere l'accensione del combustibile e non l'azione di scariche elettriche da parte delle candele d'accensione tipiche invece di un motore ad accensione comandata. Il Diesel non ebbe successo su terra o almeno non mobile. Venne usato su navi (1903), sottomarini (1904) e in installazioni fisse come i generatori. Dieci anni dopo lo vediamo anche su treni e su aerei (sperimentale).  

UNA STORIA ITALIANA

***Ugo Pavesi e Giulio Tolotti, ingegneri diventarono amici e insieme trovarono l'appoggio finanziario del Banco Natali di Roma che consentì, nel 1910, la nascita della società anonima «La Moto Aratrice Brevetti Ingg. Pavesi & Tolotti». Gli impianti di produzione furono posti nella campagna della Gamboloita, un rione situato nella parte sud della metropoli lombarda da dove diparte la via Emilia, al civico 18 di via Oglio. Il capitale sociale fu fissato in 500.000 lire (azioni da 500 lire cd),  a maggioranza della Banca. Tolotti divenne il Direttore tecnico della azienda, mentre Pavesi mantenne per sé la funzione di progettista e di amministratore delegato. D'ora in poi, le vicende personali di Pavesi coincideranno con quelle delle sue macchine e le difficoltà incontrate dalle seconde nell'affermarsi, saranno anche le difficoltà affrontate dal loro progettista. La guerra, con le sue ingenti possibilità rappresentate dalle commesse militari, talvolta ottenute a prezzi fuori mercato, fu l'occasione per una definitiva affermazione della Moto Aratrice. L'impegno di collaborazione con l'esercito andò tuttavia anche oltre il dovere, se si considera che egli impiegò ogni risorsa dell'intelletto per perfezionare le macchine e sviluppare nuovi progetti che potessero essere utili ai soldati in guerra. Il compenso di tale impegno fu una lettera di encomio inviata dal Maresciallo Diaz all'ing. Pavesi al termine delle ostilità.

Fordson 1917

 

L'America di inizio secolo (XX) aveva già un’aratura meccanica diffusa e produceva trattrici agricole capaci di un buon lavoro anche se, come vedremo, con caratteristiche di impiego poco flessibili (rigide) Le locomobili. Quando l'Europa si trovò nel mezzo d'una guerra, dalla quale non sapeva come uscirne, attinse dall'America sia in termini di soldi che di aiuti concreti come le trattrici “agricole” (circa 6.600 non regalate ben s'intende) che si diffusero e imposero in Inghilterra, Francia e da noi. Precisiamo che il trattore americano era già noto in Italia e l’ "aiuto", non disinteressato, oltre che nei campi serviva per i traini al fronte delle artiglierie pesanti. livellamento strade con un John DeerePer i campi, con la perdita di milioni di uomini, era andato perduto anche il contributo delle licenze agricole stagionali ridotte al lumicino. I trattori Americani, costosi e di larghe bevute (se a petrolio: il consumo medio di una locomobile era di 17 kg/h di combustibile, in pratica facevano un km con un litro), si prestavano al panorama produttivo agricolo italiano con molti se e ma (non ultimo il prezzo del petrolio oltre che quello della macchina). In pratica erano limitati alla sola pianura padana.

Conoscevamo già le trebbiatrici che funzionavano con l’energia trasmessa da macchine a vapore per mezzo di cinghie, ma con queste, se non erano anche "locomobili", non era possibile arare. Modelli americani omologati erano ad esempio il Mogul 8-16 ** (1915), il CASE 12-25 http://www.youtube.com/watch?v=17PtiHfBBGQ , il TITAN 10-20 (1915). Il trattore a livello industriale è nato nel 1892 negli Usa e negli anni successivi ma restava un modello molto pesante ed essendo ruotato aveva il problema di non essere adatto a tutti i terreni (paludi e climi invernali). Altri costruttori progettarono vari modelli come il tedesco Heinrich Lanz, l’inglese John Fowler che progettò una aratura a vapore che consisteva in due locomobili situate una di fronte all’altra ai bordi del campo, le quali azionavano un cavo che trascinava da un lato all’altro lato del campo un aratro basculante (vedi sotto a dx). Per l’Italia bisognerà aspettare ancora anni per vedere macchine così. L’agricoltura allora impiegava il 58 % della popolazione attiva contro il 23% dell’industria. L’uso di masse lavoratrici non aveva però influenza sulle rese per ettaro anzi …come già detto risparmio di tempo e maggior perfezione e uniformità del lavoro Il trattore, ed in genere le macchine operatrici come nella costruzione delle strade, trovavano impiego nei lavori di sterro, canalizzazioni (Panama), bonifica  e movimento terra o roccia in genere. aratura FowlerIl 1911 fu l’anno che vide il lancio degli ultimi mezzi di altissima cilindrata, mostri da oltre 30 litri di cilindrata e da soli 30-60 Hp. come erano il Case e il Rumely Oil Pull. I risultati non furono infatti quelli sperati a livello commerciale. Questo fu anche l’anno dell’Expo di Torino, 50° dalla Unità d’Italia, alla quale parteciparono con propri padiglioni 30 paesi con un panorama di attività industriali che riguardavano ben 26 settori, dalla elettricità alla navigazione aerea, ai trasporti, alle “macchine agrarie”. Erano presenti le Altezze Reali, il Presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti, ministri, senatori, deputati, e il Corpo Diplomatico.

 

Scrisse la rivista del Tourig Club dell’8 agosto 1912 che il Ministero Italiano d’Agricoltura, Industria e Commercio aveva indetto un concorso per “macchine agricole mosse da motore meccanico i cui risultati ottenuti non furono all’altezza; concorrenti pochi, macchine, per ragioni diverse, deficienti. Il concorso fu reiterato due anni dopo (1913 l’organizzazione era della Federazione italiana dei Consorzi Agrari, Cattedra Ambulante di agricoltura di Parma e dello stesso Touring ). Si svolse nell’estate del 1913 nelle campagne di Colorno di Parma e la categoria dei motori a combustione interna vide la partecipazione di sei costruttori, due americani, International Harvester con un Mogul “27-45” e Emerson Brantingham con un “Big Four 30-60”, uno tedesco, Stock, un aratro automobile da 42-50 Hp, e tre italiani, Baroncelli, Otav e la “Moto-aratrice Ingg. Pavesi, Tolotti &C (a sx).”***più sotto i modelli. Uno con soldati a bordo. Era nato il trattore italiano a cui si affiancherà ben presto la Landini col suo Testacalda.

 

 ** Il Mogul  8/16 fu tra i primi trattori utilizzati in Italia per la lavorazione dei terreni. Costruito dalla McCormick (Int. Harvester Co.) di Chicago, fu parte dei numerosi esemplari acquistati dall'Italia negli Usa per l'impiego bellico (trattrici artiglieria) ma scarsamente utilizzati a causa della morfologia delle zone di montane di guerra..... e come dice sotto il sito Club Alfa Romeo Sport inadatto comunque

     

aratura con cavo a traverso

 

Il vomere contrario veniva ora abbassato per il ritorno  

     

Fordson, era la sigla con la quale Henry Ford si presentava nel 1916 al pubblico contadino con la "Henry Ford & Son". La "Ford" automobili non era tutta sua ma per il figlio Edsel questo settore poteva per ora bastare. Cinque anni dopo potranno fondersi perché  avevano acquisito la totalità delle azioni del settore auto e potevano fare ciò che volevano del proprio nome e dei trattori.. Quando si fonderanno conserveranno però il logo. Il primo prototipo conosciuto come il Modello B era dell’agosto del 1915. L’anno dopo il primo trattore per tutti i contadini (piccolo ma forte). Filosofia di Ford: macchine semplici, per tutti e a buon prezzo !!!. come per le auto Model T. Per la prima volta tutti i contadini americani avrebbero avuto un trattore.  Il trattore Fordson entrò in produzione di massa nel 1917 e debuttò in vendita l'8 ottobre al prezzo di 750 $ (5 anni dopo li vendeva a 395 dollari !!!).

 

"Treno" agricolo postbellico

Anche l’Ing. Nicola Romeo si dimostra interessato a questo settore industriale ottenendo la licenza per la costruzione in Italia del trattore Titan (International Harvester Co). che viene chiamato. >>>

 “ROMEO”: il mezzo  viene reclamizzato con gli aggettivi “Robusto, Operoso, Maneggevole, Economico, Ottimo”.  Il trattore Titan era giunto in Italia in migliaia di esemplari come aiuto militare da parte degli Stati Uniti, ma l’Esercito, che lo denominò Mogul, non lo utilizzò mai in operazioni belliche in quanto inadatto ai terreni operativi carsici o di montagna.  Aveva una potenza di 12/25 HP, dotato di un motore a 2 cilindri orizzontali alimentato a kerosene, con 2 marce avanti e retromarcia. Le industrie Romeo ne produssero alcune centinaia di esemplari tra il 1918 ed il 1921, accompagnandolo alla produzione  di altre attrezzature  agricole, ma con risultati di vendita assolutamente scadenti. Va infatti detto che il trattore era già da anni tecnicamente superato negli Usa.

Aveva qualche difettino ma era rimediabile. Ne uscirono già a metà ottobre del 1917 6.000 pezzi. La produzione annuale raggiunse le 36.781 unità nel 1921 e le  99.101 nel 1926. Nel 1925, Ford aveva costruito il suo 500.000 ° trattore Fordson. Ford è stata l'unica azienda a vendere auto, camion e trattori contemporaneamente.

 

  UNA STORIA ITALIANA - 2 - I BUBBA stralci e spunti DA http://web.tiscali.it/trattoredepoca/bubba.htm 
Pietro Bubba segue la trebbiatura nel periodo estivo e negli altri, per non emigrare (stagionali), si ingegna a produrre piccoli attrezzi agricoli con l'aiuto dei tre figli maschi: Federico, Salvatore e Artemio. Dagli attrezzi agricoli alle macchine agricole il passo è breve e la prima macchina Bubba, una sgusciatrice che serve all'attività della famiglia, vede la luce nel 1896, come prototipo, e 2 anni ormai collaudata è in produzione. Nei primi anni del '900 la "gamma" si allarga alle trebbiatrici per frumento e alle sfogliatrici per granturco: un paio di dozzine di pezzi all'anno che danno lavoro continuativo a una ventina di fabbri e falegnami. Alle trebbie si aggiungono poi le presse, le sgranatrici, etc…tutte macchine robuste messe un gradino sopra le altre per affidabilità e in generale per immagine tecnologica. La guerra porta lutti ma anche nuove mentalità e costumi. Lo stato che ha comprato oltre 6000 trattori ne cede ca 2.000 ai contadini o proprietari (che se lo possono permettere). La fame è tanta e le rese sono basse con le vecchie tecniche: le storie che arrivano da oltre oceano sono strabilianti. L’Italia non è ancora uscita dal vapore e sulle grandi macchine operatrici come sui trattori durante la guerra ha fatto da spettatore nonostante grossi nomi si siano già messi in luce come Landini, Pavesi Tolotti e Fiat. A questi si aggiunge ora il vecchio Bubba che ha 70 anni, poca scuola tanta esperienza. Per gli anni che vengono servono anche i cervelli e l’amministrazione e l’uomo più indicato sembra essere un nipote, Ulisse iscritto al Regio Politecnico di Torino. Nel 1919 viene costituita la società in accomandita semplice Pietro Bubba & C. e ai figli vengono assegnati ruoli specifici: Federico (46 anni) va al progetto delle trebbie, Salvatore (41 anni) si occupa della organizzazione interna mentre Artemio (33 anni) è responsabile del settore legnami e falegnameria. Ulisse entra ma come dipendente e si occupa di motori. Nel 1924 alcuni motori testacalda vengono montati su chassis Case di recupero: nascono i modelli UTC3, UTC4 e UTC5. Due anni dopo, nel 1926, vede la luce il modello UTB3 dove U sta per Ulisse, T sta per trattore e 3 per numero di progetto, B per dire che il carro è Bubba, il C per il Case. Si tratta di un monocilindrico a testacalda di 11.756 cm3 di cilindrata (240 mm di alesaggio, per 260 di corsa), potenza 25-30 CV a 500 giri/min. Nel 1927 muore il patriarca ed è subito la grande crisi del ‘29. L’azienda passa di proprietà a un grande delle costruzioni Lodigiani e diventa “Bubba Società Anonima” da cui sono esclusi proprio i Bubba, non subito ma nel giro di pochi anni. Ulisse Bubba, il più prolifico progettista di trattori testacalda del mondo, era nato a Santimento il 3 marzo del 1899, primogenito di Federico, a sua volta primogenito di Pietro Bubba.

tagliamone una fetta più larga per i nostri alleati

 

Il ragazzino cresce bene: curioso, vivace e ama sporcarsi le mani in officina. Ama i motori ed è una passione che non abbandonerà più per tutta la vita. Riesce bene nello studio ma già mostra di essere una "testa calda": si arruola volontario nei bersaglieri e non ha ancora compiuto i 19 anni quando viene decorato con medaglia d'argento al valore militare. Prima che la guerra finisca trova l'opportunità di passare in aeronautica dove ritrova i suoi motori. Finita la parentesi militare viene rimandato al Regio Politecnico di Torino dove consegue la laurea in ingegneria meccanica nel 1924
In quel periodo progetta un motore monocilindrico a testa calda (hot bulb) che presenta prima su un carrello come locomobile, quindi sul telaio del Case 20-40 opportunamente accorciato. Siamo nel 1924 e questo è il primo trattore Bubba. Tra i prototipi ricordiamo un 3 ruote con la singola posteriore motrice: una macchina con baricentro basso e tecnicamente molto interessante. Ulisse è il progettista di tutti i Bubba sino al 1936 quando sbatte la porta "in seguito a disaccordi sullo sviluppo del lavoro con l'amministratore delegato della società ing. Luigi Lodigiani". Il 12 luglio del ’41 la ditta si trasforma in società Italtractor e il primo di ottobre del ‘42 si trasferisce a Voghera. Nel triennio vengono costruite venti trattrici derivate dall'UBI e battezzate Ursus. Si tratta di un veicolo moderno coperto da diversi brevetti, potente ( 45 CV nella versione a ruote e 50 CV per quella a cingoli), instancabile e parco nei consumi (nei primi anni 50 ne concede la licenza alle Officine Meccaniche Pistoiesi (OMP) che ne prolunga la vita per ancora diversi anni). Finita la guerra torna a Santimento dove progetta un altro trattore, l'Agreste, un cingolato di grandi prospettive. Negli anni ’51-‘54 sovrintende alla produzione su licenza dell'Ursus alla OMP di Pistoia poi è alla Orsi di Tortona per progettare un nuovo trattore: nasce l'Astore, un veicolo modernissimo, forse il più moderno testa calda mai costruito, prodotto in pochi esemplari ma che serve alla azienda tortonese per sviluppare le serie seguenti che portano le sigle O25 e O35. Morirà, mentre cerca qualche altra soluzione, l'11 dicembre del 1976

ARTIGLIERIA E MOTORIZZAZIONE NELLA GRANDE GUERRA
Gli inglesi in Italia nella primavera del 1917: giunsero a Venezia da Folkestone (GB), 10 batterie di cannoni (10X4 =40) di medio !! calibro (6 inch. pollici) del “Royal Garrison artillery Regiment ” (RGA ) destinate al fronte dell’Isonzo (foto a dx). Durante la rotta di Caporetto le batterie furono protagoniste di una rocambolesca fuga, per strade e  ponti  (Latisana) che portano al Piave, assieme alle migliaia di soldati della III Armata. Una volta attraversato il Tagliamento, i nostri trattori non solo continuarono a rompersi ogni poche centinaia di yarde (un metro scarso), ma svilupparono anche la sgradevole abitudine di prendere fuoco. Due volte spegnemmo il fuoco con estintori e prodotti chimici, e una terza volta con del fango. Decisi di non rischiarne una quarta, e così ci trascinammo a lato della strada e ci fermammo. Mandai avanti il sergente maggiore della batteria su un autocarro diretto a Portogruaro con una nota per il maggiore chiedendo che un altro trattore venissi mandato indietro, e mandai anche Avoglia al Q.G. italiano più vicino per vedere se lì fosse stato possibile procurarci un trattore. Eravamo fermi in cima ad una collina sulla strada che correva lungo l'argine ovest del fiume. Eravamo letteralmente al di là del fiume, ma avremmo potuto essere uno splendido bersaglio per l'artiglieria nemica che avanzava sul lato più lontano. da cimeetrincee

Se il giudizio sull'impiego bellico è negativo (e lo dimostrava la messa in batteria nei primi mesi di guerra di grosse bocche da fuoco in Cadore che andò tanto per le lunghe da permettere agli austriaci di rafforzarsi e ricevere rinforzi) agli inglesi non andava meglio "capacità di lavorare per almeno 8 ore nelle condizioni più gravose".!!! secondo la direttiva emanata per il concorso predetto nel 1923-

  Nicola Pignato Artiglieria e motorizzazione - "L'adozione del traino meccanico da parte delle batterie pesanti campali e di quelle pesanti, diffusosi nei principali eserciti nell'ultimo periodo della guerra aveva messo in evidenza la necessità di disporre di trattori che fossero non soltanto atti a procedere con notevoli velocità su strada, ma anche tali da assicurare a queste artiglierie piena manovrabilità in terreno accidentato. Una volta scartato, per le artiglierie pesanti campali, la soluzione dell'autotrasporto (gli esperimenti condotti con autocarri Fiat/Spa per l'autotrasporto di pezzi da 105/28 e 149/12, nel 1919, non avevano dato buoni risultati,la Direzione Superiore delle Costruzioni di Artiglieria, su direttive dello S.M Centrale, procedette ad esperienze di traino di due pezzi da 149 pesanti campali. Nel corso delle prove, condotte il 26 gennaio 1923 alla presenza delle massime autorità militari, i complessi erano trainati da autocarri 18 B.L., uno provvisto di cingoli della Società Cingoli di Milano, l'altro di cingoli dell'Arsenale di Torino. L'esito fu discreto, ma si riconobbe che il problema esigeva ulteriori approfondimenti, dato che nessuno dei due cingoli permetteva l'impiego su terreni molto cedevoli, pena l'affondamento dell'automezzo. La soluzione, affermavano gli esperti, doveva essere interlocutoria, dato che il problema non poteva che essere risolto dall'adozione di « rimorchiatori leggeri ad aderenza totale» e non già dagli autocarri del tempo di guerra, non studiati come trattori e inadatti a muoversi fuori dalle strade."

Ritorniamo alle prime esperienze di meccanizzazione del Regio Esercito servendoci di un testo uscito anni fa "Ruote in divisa" di Brizio Pignacca - Nada Ed. Molte delle affermazioni nel testo sono inesatte e riporto quindi solo per opportuno dovere quelle che mi sembrano più corrette.  Il primo grande mezzo assegnato in sperimentazione dovrebbe essere la locomobile Aveling & Porter (1871 40 Cv e 5,5 tonn di peso.  Omologata per il traino di 6 tonn.arrivava anche a 15.  Anni dopo si aggiunse come già detto un De Dion & Bouton, da 30 Cv. , macchina che allora andava per la maggiore. Il problema del traino si pose con l'innalzamento dei calibri delle artiglierie che pur smontate costituivano un complesso e un peso non indifferente. Premesso che erano necessarie buone strade, era possibile il traino mediante locomotori tradizionali (lentissimi) o a benzina con prestazioni senz'altro migliori. Si fa riferimento nel libro a Cantono, capitano del Genio e a Douhet  tecnico prestato a varie branche militari (l'ultima l'aviazione). L'Idea, tutt'ora attuale, generare elettricità con la motrice da usare con motori elettrici su ogni singolo carro a  rimorchio. segue sotto "Ruote in divisa"...

     

5 TON. Mod. 1917

 

Pavesi Tolotti Gru

The Holt 75 model gasoline-powered Caterpillar tractor

Fiat   http://xoomer.virgilio.it/rfbzu/index.htm una collezione

sotto Fiat 30B

produzione di trattrici
1915: n. 170
1916:    268
1917:    235
1918:      45
tot.'15-'18=718

Modelli

Fiat 20A

Fiat 20B
Fiat 30A

 

Caratteristiche trattrici ruotate d'artiglieria

Tipo 20B - anno costr. 1915

Cilindrata 10.618 cmc

Hp 50 - 2100 g/m

Vel. 11,7 km/h

Consumo 1. l/km

peso Kg. 8.000

portata 40 q.li

rimorchio 25 tonn.

pendenza 15%

Fiat 30B

       

The Pavesi-Tolotti Type B was an Italian artillery tractor built in 1916. It was an improved version of the Tipo A. The Tipo B had a 25 bhp, 4-cilinder engine, producing a speed of 10 km/h.


 

  Deposito centrale automobilistico - Secondo stabilimento in Bologna
AVVISO D'ASTA
per la vendita di autoveicoli fuori uso, in deroga alle norme fissate dalla legge e regolamento sulla contabilità generale dello Stato.
Si RENDE NOTO
che il giorno 25 luglio 1919, alle ore 10, in Bologna, presso il secondo stabilimento del DEPOSITO Auto, si procederá alla vendita per asta pubblica mediante offerte segrete, dei seguenti materiali dichiarati esuberanti ai bisogni dell'esercito.
701 Trattrice Pavesi-Tolotti tipo A, targa 515, HP 50. Prezzo di base L. 8500.
702 Trattrice Pavesi-Tolotti tipo A, targa 736, HP 50. Prezzo di base L. 5000.
703. Trattrice Pavesi-Tolotti tipo A, targa 550, HP 50. Prezzo di base L. 9500.
...
715. Trattrice Pavesi-Tolotti tipo B, targa 1027, HP 50. Prezzo di base L. 11 000.
7f6. Trattrice  Pavesi-Tolotti tipo B, targa 937, HP 50. Prezzo di base L. 10 500.
717. Trattrice Pavesi-Tolotti tipo B, targa 1126, HP 50. Prezzo di base L. 10.500.
718. Trattrice Pavesi-Tololti tipo B, targa 1023, HP 50. Prezzo di base L. 11.500.
.....
722. Trattrice Flat tipo 20, targa 96, HP 70. Prezzo di base L. 11.500, senza cingoli.
723. Trattrice Fiat tipo 20, targa 433, HP 70. Prezzo di base L. 13,000, senza cingoli.
724. Trattrice Fiat tipo 20, targa 189, HP 70. Prezzo di base L. 14.000 senza cingoli.
...
727. Trattrice Fiat tipo 30, targa 7, hP 70. Prezzo di base L. 9000 senza cingoli.
728. Trattrice Fiat tipo 30, targa x, HP 70. Prezzo di base L. 10.000. senza cingoli.
729. Trattrice Clayton. targa 320, HP 120. Prezzo di base L. 12.000.
730. Trattrice Ruston, targa 482. HP 120. Prezzo di base L. 9.500.
731. Trattrice Daimler, targa 410, HP 120. Prezzo di base L. 17.000.
732. Trattrice Soller, targa 5528, HP 24-35, Prezzo di base L. 5500, senza ruote posteriori.
733. Trattrice Soller, targa 554'2, HP 21-35. Prezzo di base L. 7000.
734. Trattrice Soller, targa 895 HP 24-35. Prezzo di base L. 7500,
735. Trattrice Soller, targa 867, HP 24-35. Prezzo di base L. 7000
Le macchine sono tutte sprovviste di magnete e carburatore. I materiali da vendere sono visibili in Bologna, ex stabilimento Italo-Svizzero, fuori porta Lame, dalle ore 8 alle 11 (e dalle 15 alle 17 di tutti i giorni nella sottodescritta località alla quale i concorrenti potranno accedere liberamente.
     

Nel 1928 in Italia erano in funzione poco più di 18.000  trattori, per il 72 % al Nord. Nel 1940, il numero di trattori era più che raddoppiato, con un parco di oltre 42.000 macchine. Fu col dopoguerra che si ebbe la meccanizzazione di massa. Nel 1960 i trattori erano già diventati 300.000, per raddoppiarsi nei dieci ani successivi (600 mila) e raddoppiarsi ancora nei successivi 20 anni, con 1.200.000 unità (1990).

Austro Daimler

Le macchine del nemico (sopra)

 

Pavesi Tolotti: soldati che arano con motoaratrice integrale

Joseph Foljambe's was perhaps the first factory where a plough was produced on a large scale. It was not until the 1760s that the plough (o plow) came into general use outside of Rotherham. James Small, a wagon-maker from Doncaster set up his own factory in Scotland and improved upon the plough. There was a spirit of improvement between plough makers and it seems that in the 1770s all ploughs were made by local craftsmen, some tried to improve the efficiency under local conditions, i.e. the condition of the soil etc. The ‘Rotherham Plow,’ as Foljambe’s implement became known, was imported into America by George Washington and successfully used until worn out beyond repair. However, it was James Small, born 1730/1793 Scottish inventor at Upsetlington, Berwickshire in the Scottish ‘Borders’, who scientifically developed the plow. Influenced by the Rotherham model, he focused on the wooden moldboard profile that he latter produced in cast iron. The principles of plow making that Small incorporated into his ‘Swing’ or ‘Chain Plough’ by 1765 were key to the ‘Agricultural Revolution’ and by the 1780s
were widely adopted in Europe and North America

 

Art. l. - Il funzionamento delle motoaratrici* è affidato a reparti militari dipendenti dal Ministero delle Armi e Munizioni. Il detto Ministero provvede, con norme interne, alla costituzione dei vari organi per il migliore funzionamento del servizio.(*Pavesi e Tolotti a 3 ruote (mod. 1911)

 

L'ARATRO - STORIA

L’aratura non è una invenzione moderna. La necessità di smuovere il terreno ed utilizzare le sostanze scese in profondità si era posta da subito. Il terreno di solito indurisce e fa una crosta a meno che non sia sabbioso. L’aratura spingeva poi in profondità l’infestante e i residui culturali (es: la stoppIa del grano). Il problema era l’attrezzo (di legno) e la forza per smuoverlo. L’Aratura “moderna”, si dice inventata dai Germani, utilizzava un aratro con rostro rompi terreno e vomere per smuovere la terra. Si aggiunsero poi le ruote per una migliore guida e il traino animale che al nord era costituito in genere da cavalli. In alternativa la seminagione si effettuava per buco o foro depositando un seme. Nel 11° secolo venne anche la nuova bardatura che permetteva al cavallo (o mulo) di sviluppare una forza maggiore e far più lavoro o lavoro più profondo indossando un giogo formato da un collare rigido e imbottito, che poggiava sulle spalle dell'animale e gli permetteva di sfruttare tutta la sua forza e tutto il suo peso per tirare. Le precedenti cinghie impedivano al cavallo di respirare. Probabilmente proveniente dall'Asia, fra il IX e il X secolo, il collare permise ai contadini di utilizzare i cavalli al posto dei buoi con parecchi vantaggi: maggiore rapidità, maggiore efficienza e minori costi per il mantenimento degli animali. Grazie anche a questa nuova aratura, si cominciò a coltivare lunghe strisce di terreno secondo il sistema della rotazione delle colture. Per la prima volta il sistema di rotazione a tre campi è testimoniata nel 765 d.c., dove si cita una semina primaverile di cereali dopo quella invernale (di altro vegetale). Si andò avanti cosi con aratri di legno (duro) per molto tempo fino al ‘700 quando il corpo dell’aratro e le intere parti non furono più costruite in legno, coi difetti che ne derivavano ma in ferro. L’industria mineraria inglese (e la fonditura dei metalli) aveva già sviluppato una buona performance. Si attribuisce a un certo John (o James) Small 1730/1793 il primo aratro in ferro detto scozzese con un accenno al Versoio (la parte incurvata che rovescia il terreno). Questi piccoli inventori (e fabbri) facevano riferimento a un mercato locale e ai terreni locali (composizione e struttura) che nel caso della Scozia deve essere unico. Si ritrova anche in rete un’altra persona a cui viene attribuito il primato del versoio (ferro meglio Ghisa) ed è un certo Joseph Foljambe di Rotherham nel centro dell’Inghilterra che lo costruisce l’anno di nascita di Small.

Il traino è spesso composto da muli, non siamo nel secolo XIX siamo già in era trattori ma il cavallo si vede dà più sicurezza, si rompe raramente, non ha manutenzione particolare e va a biada. 

 

Parti dell'aratro

.....

4. Coltro o coltello
5. Scalpello
6. Vomere parte bassa sotto il versoio e scalpello
7. Versoio Parte dell'aratro costituita da una lama d'acciaio concava fissata sopra il vomere, che solleva la fetta di terra tagliata dal coltro e dal vomere e la rovescia su quella precedentemente spostata

La storia sembrava finire qui con la rivoluzione americana del 1776 ma non era così. Gli aratri introdotti si vide non erano poi così adatti ai vari tipi di terreno americano. La terra grassa si attaccava al versoio e alle altre parti e la pulizia doveva essere frequente. A John Deere quindi, 100 anni dopo Foljambe, viene accreditato il versoio in acciaio, lucido liscio, definito in alcuni testi autopulente.
Veniamo ora alla mietitura e trebbiatura che per certi versi si continuerà a disgiungere poiché effettuata in due tempi diversi e con tecniche diverse. La prima mietitrebbia, completa, fu inventata da Hiram Moore nel 1838. Ci sono voluti però molti decenni perché diventasse popolare. Le prime combinate spesso avevano bisogno di più di 16 cavalli per trainarle ed erano impiegabili solo su terreni di pianura (foto a sx). La paternità dell'idea sarà a lungo contesa con Cyrus McCormick accusato di aver copiato i progetti. Nel 1842, Jerome Increase Case, fondatore della J.I. Case Treshing Machine Company a Racine presenta la trebbiatrice di legno a punto fisso azionata da locomobile a vapore. La produttività nella battitura del grano viene incrementata di 10 volte. Il resto è storia d’oggi.

    Per saperne di più

 

<<<Locomobile sul piazzale della riseria Melotti di Isola della Scala

http://www.youtube.com/watch?v=vLNQyJqcE5I&feature=endscreen&NR=1 record aratura rumely
http://www.youtube.com/watch?v=CJpZfp0Ss2U&feature=related  fowler a cingoli
http://www.youtube.com/watch?v=7TGgLrS9Sfs&feature=related  il primo caterpillar 1908
http://www.youtube.com/watch?v=U1ZlnE200ms&feature=related
http://www.gamae.it/rassegna-stampa-franco-risi.php  club amatori trattore
http://xoomer.virgilio.it/rfbzu/mam-040303.html  Motoaratrice trivomere
http://issuu.com/misterbean/docs/storia_della_meccanizzazione_in_agricoltura_e_il_r  Fiat
http://www.griffini.lo.it/laScuola/prodotti/Invenzioni/invenzioni/aratro.htm 
http://www.alhfam.org/pdfs/FARM_PIG_Info_sheet-1.pdf  in inglese
http://www.noieilcavallo.org/giornalino/60_2011.pdf  il cavallo

Al terzo anno di guerra (o quarto per gli altri) il cavallo (ma non solo) sarà ancora una volta indispensabile per molti lavori: requisito per usi bellici dal lavoro civile lo sarà ancor

di più con la seconda guerra mondiale ritenuta dai più totalmente tecnologica. 

Al cavallo (qui ritratto in miniera) in pace e in guerra l'uomo doveva ben  più di un monumento

Cavallo in miniera

Rileviamo dal sito Regio Esercito.    

Per il traino dell'Obice Skoda da 380 effettuato con un CZug durante la guerra, il materiale veniva così scomposto - Vettura obice, peso kg. 28300 - Vettura obice e culla, peso kg. 30800
Vettura mezza piattaforma di dx, peso kg. 37600  - Vettura mezza piattaforma di sx, peso kg. 36600 Vettura munizioni (con 20 proietti e 20 cartocci ed un vagoncino munizioni Kg 741 cd), peso kg. 36800
Ciascuna vettura di carico è costituita da due carrelli a 4 ruote identici. Ciascun carrello è munito di due coppie di ruote ferroviarie (diam. mm. 720) sul cui mozzo si possono investire le ruote da strada (diam mm. 1030).
Su ciascuno sono montati due motori elettrici la cui corrente è fornita da una dinamo azionata da un motore a scoppio, entrambi sistemati su di un carro-generatore (Daimler). Il carro-generatore fa agire i servo-motori di cui sono provviste le sue ruote posteriori, e tutte le ruote delle vetture di carico (1) Il carro generatore rimorchia elettricamente, su strada o su ferrovia, una unità completa di trasporto. Su strade buone anche due. Non può però essere rimorchiato su rotaie ferroviarie; quindi in caso di trasporto con trazione ferroviaria, detto carro viene caricato su di un carro piatto ferroviario.

Zug Porsche

 

segue da "Ruote in divisa" di Brizio Pignacca

..…carri- rimorchio che disponessero ciascuno dell' energia necessaria al movimento. Nella proposta del capitano Douhet il veicolo chiamato a fungere da motrice avrebbe dovuto portare apparecchiature generatrici di energia elettrica, composte da un motore a carburazione e da una dinamo. Attraverso cavi flessibili, l'energia avrebbe dovuto venire trasmessa ai carri-rimorchio; su ogni carro era previsto un conduttore. Aveling Porter (1871) in araturaIl sistema non ebbe peraltro attuazione pratica. Nel treno stradale progettato dal capitano Cantono il principio era analogo, tuttavia ogni rimorchio era provvisto di motori elettrici applicati alle ruote anteriori, mentre le ruote posteriori erano dotate di freni a nastro. Questo originale complesso fu realizzato interamente e presentato in prototipo alla Esposizione Internazionale di Milano del 1906, dove suscitò una indiscutibile curiosità, non disgiunta però da qualche dubbio circa l'effettiva utilità pratica, per cui il progetto non andò oltre la fase sperimentale. Il concetto fu poi ripreso in termini di maggiore razionalità e con  successo dai tecnici della Austro Daimler (...Il CZug a rimorchio unico di 100 cv di potenza era un vero e proprio mostro in grado di trainare qualsiasi cosa, compreso gli obici da 38 e 42 cm scomposti. Il pezzo termina con l'affermazione che l'Italia non chiese mezzi agli Alleati. Lo sviluppo del Benzo Elettrico non viene da nessuno fato risalire al Cantono. Rileviamo in rete il riscontro della partecipazione all'Expo Milanese, che si svolge dal 28 aprile al 7 giugno 1906, con 162 espositori, di cui 50 fabbricanti d'auto (17 italiani e 33 stranieri) e sotto il profilo di Porsche* difficilmente comparabile con quello di Cantono.

Treno di guerra stradale*Porsche
era nato in Boemia il 3 settembre 1875. Entrò giovanissimo a far parte dell'organico della United Elettrical Co. passando rapidamente dal semplice ruolo di operaio all'ufficio sperimentazione. Fu proprio in quel periodo, da clandestino alla Università, che eseguì il primo dei suoi 380 progetti industriali che includeranno anche il Maggiolino. Passò, nel 1898, alla compagnia di automobili elettriche di Jacob Lohner e come direttore tecnico all'Austro-Daimler progettando diverse vetture, alcune anche da corsa. Negli anni antecedenti la prima guerra mondiale Ferdinand Porsche progettò alcuni trattori d'artiglieria per conto dell'esercito Austriaco con sistema benzo-elettrico già sperimentato in precedenza sulle vetture.

Le macchine del nemico (sopra)

 

Trebbiatura di Stato: Foto Mario Zoboli dalla mostra del gruppo Cosmo Pro Loco Roteglia

Altri piccoli produttori di macchine e mezzi agricoli comparvero sul mercato, come la Orsi che dalle Locomobili e trebbiatrici poi passò alla linea completa di trattori ( fino al 1964). Successe cosi anche con l’industria automobilistica e con tante altre rimaste in vita mercè le commesse militari. Una di queste è quella di Alberto Baroncelli , meccanico di Ravenna che alla vigilia della guerra realizza due modelli di un trattore a 3 ruote con le due posteriori motrici, uno da 35 cv ed uno da 15 cv, entrambi con motore a benzina di derivazione automobilistica. La Baroncelli di Ravenna iniziò la sua attività nel 1913 ma sparirà nel dopoguerra. Ne abbiamo una ulteriore conferma da una ricerca della città di Castelmaggiore nel Bolognese

…. Principe Astorre Hercolani di Alfonso..nella domanda d'esonero dal servizio militare ...fu consigliere comunale, azionista della locale Cassa di Risparmio e presidente. Sono note le sue “simpatie” per l’industria delle macchine agricole alla quale offre con facilità appoggio morale e finanziario; può ricordarsi l’ appoggio avuto ad Alberto Baroncelli di Ravenna inventore e costruttore di un trattore automobile che sostituisce in modo pratico e completo la forza animale nelle operazioni agricole ed in ispecie nell’'aratura richiedente in pari tempo un concorso minimo di mano d’ opera, apparecchio genialissimo a cui tutti i competenti hanno predetto un avvenire; apparecchio la cui utilità pel Paese fu attestata dallo stesso On. Ministro dell’ Agricoltura S.E. Rainieri.  dal sito http://certosa.cineca.it/chiostro/Blob.php?ID=8968  

 

Macchina a vapore e pressaforaggi con diversi "anziani" della Milizia Territoriale in tenuta da lavoro

    CATTEDRA AMBULANTE (Itinerante) DI AGRICOLTURA

  - Propugnata in varia forma da agronomi e in diversi congressi a cominciare da quello di Pisa del 1839, e poi voluto da molti agricoltori desiderosi d'istruirsi maggiormente e di applicare nelle proprie aziende i nuovi portati della scienza agricola. Dopo vari tentativi di breve durata fatti per iniziativa delle amministrazioni provinciali di Ascoli-Piceno nel 1863 con Nicolò Melloni, di Rovigo nel 1870 col Landriani e nel 1888 con Piergentino Doni, e di altre provincie, l'idea della cattedra ambulante agraria si concretò e prese forma meglio definita nel 1890 appunto a Rovigo con Tito Poggi, che fu chiamato a dirigerla. A quella di Rovigo fecero seguito immediatamente quelle di Parma (1892), Bologna (1893), Mantova e Novara (1895), Cremona e Rimini (1896); Aquila, Cuneo, Macerata, Piacenza, Venezia e Vicenza, ecc. (1897), tutte dovute a iniziativa privata e di enti locali. In Basilicata, Calabria e Sardegna, invece, furono potute istituire solamente per iniziatìva governativa e precisamente con le leggi speciali rispettivamente del 1904, del 1906 e del 1907. Il compito delle cattedre ambulanti veniva indicato nel "diffondere l'istruzione tecnica fra gli agricoltori, di promuovere in ogni ramo il progresso in agricoltura e disimpegnare i servizi agrari loro attribuiti". Si rivolgevano tanto ai proprietari terrieri, quanto alle masse dei contadini.di Enrico Fileni

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