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Generali, ufficiali e civili Garibaldini

Gli ufficiali Ungheresi e gli altri stranieri

MilbitzI «mille» provenivano per la metà dal Lombardo-Veneto, poi, in ordine decrescente, vi erano toscani, parmensi,modenesi, tra costoro vi erano 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti. Quasi tutti stavano scappando da qualcuno o da qualcosa. Stranieri erano il colonnello Giovanni Dunn, inglese, Peard, Forbes, Speeche. Numerosi furono anche gli ufficiali ungheresi:

Istvan (Stefano ) Turr (1825-1908)
György (Giorgio) Klapka (1820-1892)
Lajos (Luigi) Kossuth (1802-1894)
Lajos (Luigi) Tüköry de Algyest (1830-1860)
Lajos Winkler (1810-1861)
Nandor Eber (1825-1885; giornalista, cittadino inglese)
Gusztáv Frigyesy
Daniel Ihasz
Adolf Magyarody
Sàndor (Alessandro) Teleki (di origine nobile)
Ladislas Teloki (di origine nobile)
Carlo e Ferdinand Eberhardt
Maximilan e Theodore Von Berg (di origine nobile)

Figgelmesy, Czudafy. sia dai resoconti di Cesare Abba che dagli articoli di Nandor Eber, giornalista di origine ungherese corrispondente del “Times”, sappiamo che molti di loro si distinsero nella conquista di Palermo. La "forza" dei "volontari" polacchi aveva due ufficiali superiori di spicco: Milbitz e Lauge. Fra i turchi spicca Kadir Bey. Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza si deve ricordare Wolff, al quale fu affidato il comando dei disertori tedeschi e svizzeri, già al servizio dei Borbone. Il giorno 7 Garibaldi, in viaggio per la Sicilia, arrivò nel porto di Talamone, vicino a Orbetello, dove venne rifornito dalle truppe piemontesi,comandate dal maggiore Giorgini, di 4 cannoni, fucili e centomila proiettili. Sbarcarono anche 230 uomini, comandati da Zambianchi, con il compito di promuovere una sommossa negli Abruzzi, ma subito dopo Orvieto, a Grotte di Castro,furono messi in fuga dai papalini. L’8 maggio Garibaldi fu costretto a ordinare che tutti rimanessero a bordo, dopo gli episodi di saccheggi e violenze (si cercava vino e donne) che i garibaldini avevano fatto in Talamone. Dopo aver imbarcato, carbone e altre armi a Orbetello, scortato dalle navi piemontesi, ripartì il 9 maggio e sbarcò a Marsala il giorno 11.

Da un'altra cronaca la vicenda Zambianchi e il fatto dei disordini a Talamone

La Diversione Zambianchi: istruzioni di Garibaldi: (Talamone), 8 maggio 1860.
1. Il comandante Zambianchi invaderà il territorio pontificio colle forze ai suoi ordini, ostilizzando le truppe straniere mercenarie di quel governo anti-nazionale con tutti i mezzi possibili.
2. Egli susciterà all’insurrezione tutte quelle schiave popolazioni contro l’immorale governo e procurerà ogni modo per attrarre con lui i soldati Italiani che si trovano al servizio del Papa.
3. Egli, campione della causa santa d’Italia, reprimerà qualunque atto di vandalismo col maggior rigore e procurerà di farsi amare dalle popolazioni;
4. Chiederà com’è giusto ai Municipi ogni cosa di cui possa aver bisogno in nome della patria, che compenserà alla fine della guerra ogni spesa contratta per essa e sopportata dai particolari o dai Comuni.
5. Egli propagherà l’insurrezione negli Stati del Re di Napoli e massime negli Abruzzi.
6. Procurerà quant’è possibile di non percorrere il territorio libero della Toscana e delle Romagne.
7. Il suo grido di guerra sarà: Italia e Vittorio Emanuele.
8. Eviterà quanto possibile di accettare disertori dell’esercito regolare nostro, anzi, raccomanderà ai militi di non abbandonare le loro bandiere perché poco tarderanno a dar la loro quota nelle grandi battaglie.
9. Trovandosi con altri corpi Italiani nostri, procurerà di accordarsi circa alle operazioni. Se alla testa di quei corpi si trovassero i brigadieri Cosenz e Medici, egli si porrà immediatamente ai loro ordini e se vi fosse guerra tra Vittorio Emanuele ed i tiranni meridionali, allora si porrebbero agli ordini del Comando superiore del Re o chi per lui. G. Garibaldi, Generale del Governo Romano eletto da suffragio universale. Con poteri straordinari
(Ed.Naz., XI, Appendice, X).
Aggiungiamo che il gruppo era composto da una sessantina di uomini i quali furono raggiunti un paio di giorni dopo la partenza da Talamone, a Scansano, da un’ottantina di volontari livornesi raccolti da Andrea Sgarallino e giunti a Talamone il 9 maggio sulla tartana Adelina. Il comandante era affiancato da quattro ufficiali, Giuseppe Guerzoni, Alberto Leardi, Cesare Orsini (fratello di Felice, l’attentatore di Napoleone III), Elia Stecouli, più il maggiore Stefano Siccoli con funzioni di commissario di guerra. L’itinerario della Diversione, durante il quale la colonna raggiunse i 230 uomini, fu: Talamone, Fonteblanda, Magliano in Toscana, Scansano, Montemerano, Manciano, Pitigliano; poi passarono il confine con lo Stato Pontificio e, nella notte tra il 18 e il 19 maggio, ci fu, a Grotte di Castro, uno scontro con i gendarmi pontifici “comandati da un avventuriero francese per nome Pimodan” (Ricciardi G. 1860, p. 46).
Dopo di che la spedizione, fortemente avversata dal Cavour e dal Ricasoli, rientrò in Toscana per Sorano, si sciolse e molti dei componenti raggiunsero Garibaldi in Sicilia. Il Gregorovius riporta le voci che correvano a Roma in proposito. (20 maggio). Volontari pullulano nei pressi di Canino e di Montalto; si dice che vi sia un corpo di garibaldini sotto Medici, arrivato da Orbetello. C’è stato uno scontro con i cacciatori pontifici. Lamorcière ha mandato tutte le truppe romane in questa regione (Greg orovius 1892, p. 117).

Gli uomini sbarcati a Talamone avevano bisogno dei primi rudimenti della disciplina militare; bisognava ... nominare i sottufficiali, formare la compagnie, ordinarle sotto i diversi capitani e comandare l’esercizio una o due volte a quel reggimento improvvisato, tutte cose che mal si sarebbero potute fare in mare sulle tolde affollate (Trevelyan 1909, p. 270). Cosa che fu fatta per tutta la giornata del 7. La notte tra il 7 e l’8 i Mille dormirono intorno ai fuochi del campo mentre il loro capo era ospite nella casa del comandante del Forte, Salvatore De Labar, nella piazzetta del paese. Il giorno dopo, il secondo, da capo; ma la sera ... i Mille, rotte che furono le righe, si sparsero pel paese, con terrore infinito di tutte le femmine, le quali credettero vedere in essi tanti romani al ratto delle sabine. I poveretti, stanchi del mare e del riposo forzato, appena messo piede in terra, s’eran sentiti leoni, e giravano qua e là, e facean capolino per le case, e dicevano paroline dolci, e davano occhiate di fuoco e qualche pizzicotto. Oltre a ciò, scontenti per non trovare in quel paesucolo, né vino, né pane, né altre robe in quell’occasione desiderabili e desiderate, brontolarono fieramente, accusando di voler nascondere il ben di Dio, come se si trattasse di croati. Gli ufficiali non riuscivano a trattenerli: il paese era sossopra, le donne berciavano, gli uomini taroccavano; si sarebbe detto che in Talamone era entrato Ajace Talamonico (...) per combattere i troiani. Dovette intervenire personalmente Garibaldi, al quale il Bandi aveva prospettato la situazione correndo due volte sul Piemonte, dove si era ritirato; alla seconda sollecitazione racconta: Garibaldi, vedendomi tornare, mi guardò con gli occhi del cinghiale. (...) la furia che gli balenò negli occhi, fu un vero lampo. Si cinse la sciabola, saltò con me nel canotto e pigliammo terra. E via, “a bordo tutti!”: In un batter d’occhio, il paese fu deserto; le barche parean poche per tanta gente, e vogavano come razzi (...) Verso sera non c’era in Talamone l’ombra di un garibaldino.

Loyos Tuckery: da Cesare Abba "Tuckery è morto...l'anima sua è volata via..si è spento a poco a poco in letto... gli avevano tagliata la gamba rotta da una palla al ponte dell'Ammiraglio (Palermo)...ma venne la cancrena e lo uccise"

telekiTukery o Tukory, patriota ungherese, nato a Korosladány, nella provincia di Békés, il 9 settembre 1830, si distinse come tenente degli Ussari combattendo con onore nella difesa della rivoluzione ungherese 1848/49. Caduta la libertà magiara a Vilàgos, Tukory si arruolò nelle milizie del Sultano e combatte contro i Drusi (1850), partecipando anche alla Guerra di Crimea. Dopo il periodo turco, rifiutando la grazia asburgica e riabbracciando per l'ultima volta la madre, arrivò in Italia. Ma il 5 maggio 1860 seguì Garibaldi e i Mille e si trovò a guidare l'avanguardia per la presa di Palermo. La notte tra il 26 e il 27 maggio, Garibaldi, alla testa di una colonna di tremila uomini, scese nella pianura e, da oriente, si diresse verso Palermo. Le porte che davano a levante erano quelle di Termini e S. Antonio, inspiegabilmente presidiate da poche forze, con 260 cacciatori del secondo battaglione, al comando del capitano Giuseppe Palma, e 59 fanti del nono reggimento di linea, comandati dal capitano Giuseppe Follo. Responsabile del settore era il generale Bartolo Marra.
I 16mila soldati di stanza a Palermo erano in gran parte raggruppati nei pressi del palazzo Reale, gli altri reparti erano nella fortezza di Castellammare, ai Quattroventi, alle Finanze e a Monreale. Le strade principali che portavano alla città erano sguarnite. Garibaldi divise le sue forze in due colonne che, superato il fiume Oreto attraverso i ponti dell'Ammiraglio e delle Teste, assaltarono le due porte.
Il tenente colonnello Lajos Tukory era alla testa della colonna ed ebbe l'onore del primo scontro, ma non fu risparmiato dal piombo borbonico. Il suo contegno fu esemplare come testimonia G. C. Abba: "Tukory era caduto poco prima ferito. Ed io lo avevo udito dire con dolcezza a due che volevano portarlo in salvo: "andate, andate avanti. Fate che il nemico non venga a pigliarmi qui"". Fu trasportato d'urgenza nella casa del Principe Oneto di San Lorenzo, in via Bosco (dove si trova una lapide che lo ricorda), durante la notte, trasformata in ospedale. Il 6 giugno 1860, nonostante l'amputazione della gamba sinistra, perdette la vita a soli trent'anni per la liberazione di Palermo, città che ha un particolare culto per questo eroe ungherese. Garibaldi annunciò la morte con un proclama che è certamente uno dei documenti più belli dell'amicizia italo-ungherese durante il Risorgimento. Fu sepolto nella chiesa di S. Antonio in attesa di un'onorevole sepoltura che avvenne nel 1910, quando le sue spoglie vennero portate nel Pantheon di S. Domenico.

Stefano Turr 

TurrPatriota ungherese naturalizzato italiano (Baja, Ungheria meridionale, 1825 - Budapest 1908). Ufficiale nell'esercito austriaco a Milano, disertò nel 1849 e prese parte, con l'esercito piemontese, alla battaglia di Novara. http://www.verbanensia.org/scrineum%5CT%C3%BCrr_Stefano_1825_1908.pdf

Quando l’Ungherese Istvan Tùrr, all’età di 34 anni (1859), entrò la prima volta in contatto personale con Garibaldi, poteva già vantare un passato assai avventuroso. Figlio di un negoziante di ferrami, egli, da giovanotto, si arruolò nell’esercito austriaco. Tenente di un reggimento di fanteria, di guarnigione in Milano, nel gennaio 1849 disertò e formò una legione ungherese in Piemonte. Passò, quindi, nel sollevamento del Baden, ed ottenne il grado di colonnello. Coinvolto nella rivolta milanese mazziniana del 1853, egli venne imprigionato nella fortezza di Alessandria (il Piemonte non poteva far vedere apertamente che comunque, con qualsiasi fazione, anche repubblicana, tramasse contro Vienna), poi espulso dal Piemonte, e infine fu imbarcato su una nave in partenza per Tripoli. Durante la guerra di Crimea Tùrr, assunto in un reparto comandato da inglesi, combatté nei pressi della Cernaia. Inviato in missione a Bukarest, egli venne arrestato dagli Austriaci (loro pure in linea in Crimea dalla stessa parte), fu processato e condannato a morte. Soltanto un intervento energico del governo di Londra lo liberò dal pericolo di essere giustiziato come disertore. Rilasciato, egli, attraverso Trieste e Corfù, poté ritornare a Costantinopoli. Qui si diede a traffici marittimi ma, quando nel 1859 l’Italia stava per entrare in guerra, Tùrr lasciò i commerci e ritornò soldato. Come tanti altri esuli ungheresi, anche lui si presentò a Genova presso il Comitato nazionale ungherese, formatosi allo scopo di provocare la collaborazione ungherese nella lotta comune per l’indipendenza dall’Austria, e presieduto da un triumvirato: il fu governatore Luigi Kossuth, il generale Giorgio Klapka e il conte Ladislao Teloki. Tùrr non fu accolto con entusiasmo dagli altri ufficiali ungheresi in esilio. Tuttavia su proposta del Comitato nazionale ungherese, il 30 maggio, Cavour distaccò allo Stato Maggiore di Garibaldi, comandante dei Cacciatori delle Alpi, i colonnelli magiari Stefano Tùrr, il conte Alessandro Teleki e altri ufficiali, con l’incarico di favorire la diserzione degli ungheresi inquadrati nell’esercito austriaco, cioè di raccogliere nuove reclute per la Legione ungherese ricostituitasi il 24 maggio a Genova. I suddetti ufficiali giunsero sull’imbrunire del 7 giugno a S. Salvatore d’Almeno ed il giorno dopo entrarono, al seguito del generale Garibaldi, a Bergamo. Il Generale incaricò il conte Teleki di accompagnare da Bergamo a Genova i prigionieri ungheresi che si dichiaravano disposti a prendere le armi contro gli austriaci (Teleki 1883: 4—5). Ferito a un braccio a Tre Ponti e miracolosamente salvatogli dal chirurgo più famoso al seguito di Napoleone III così veniva apostrofato dal suo comandante Garibaldi.
“Carissimo Amico, il sangue Magiaro si è versato per l’Italia e la fratellanza che deve rannodare i due popoli nell’avvenire è cementata, quel sangue doveva essere il vostro, quello di un prode! Io sarò privo di un valoroso compagno di armi per qualche tempo, e d’un amico, ma spero rivedervi presto sano al mio lato per ricondurre i nostri giovani soldati alla vittoria. Sarei fortunato in qualunque circostanza di potervi valere e non avete che a comandarmi. — Vostro G. Garibaldi.”. Il 12 luglio 1859 ricevette la medaglia d’argento al valor militare “pel sommo ardire ed intelligenza dimostrati nel dirigere gli attacchi nel combattimento di Tre Ponti”

Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille, come aiutante di campo prima e poi come comandante di una divisione, e dopo una breve interruzione per salute e per missioni diplomatiche fece ritorno a Napoli, nominato governatore della città e provincia. In questa veste, la sua imprudenza contribuì alla sconfitta di Caiazzo (21-IX-1860) e all'eccidio di Castel Morrone, gli episodi più gravi della battaglia del Volturno. Unitosi l'ex reame borbonico al Piemonte, Turr passò come generale nell'esercito regolare. Nel 1861 Turr sposa una nipote dell’imperatore francese Napoleone III Adelina Bonaparte Wyse e diventa comandante della legione ungherese, inquadrata nell’esercito sabaudo che sarà attiva fino al 1867. Questo incarico di prestigio è anche però un incarico che richiede capacità di organizzazione e di mediazione, perché la legione verrà chiamata negli anni successivi a partecipare alla repressione del brigantaggio nell’Italia meridionale, un compito considerato da molti esuli contrario agli ideali per cui avevano combattuto con Garibaldi
Nel 1867 con la concessione da parte dell’imperatore austriaco di una notevole autonomia amministrativa all’Ungheria Turr rientrò in patria insieme ad altri esuli, beneficiando di un’amnistia, rimase invece a Torino Lajos Kossuth che morirà nel 1894 nella città piemontese. Nel 1888 ebbe la cittadinanza italiana.
di Franco Catalano da:"G.D.E." - UTET 

Ferdinand Eber

Garibaldi meditava di assalire Palermo ed a fornirgli preziose informazioni sui dispositivi di difesa della capitale siciliana fu Ferdinand Eber, accreditato come corrispondente inglese del Times a Palermo, in realtà un rivoluzionario mercenario che aveva già prestato i suoi servigi in Ungheria contro l'Austria. Il Nizzardo lo nominò colonnello brigadiere del suo esercito. Il Landi e il luogotenente del re in Sicilia, Paolo Ruffo di Castelcicala, furono rimossi e sostituiti nel comando dal generale Ferdinando Lanza, di 73 anni.

LA LEGIONE UNGHERESE
Cavour's confidence in Kossuth was justified by the common interest of Piedmont and Hungary, as well as by the active he1p of Kossuth in the preparation of the unification of Italy. Besides a good chance to incite a revolt in Hungary against the Habsburgsduring the Italian war, Kossuth offered military help in the form of
a legion organized from Hungarian emigrants living in Italy.
The legion's effective force reached 5,200 soldiers organized in five battalions under the leadership of well-known Hungarian freedomfighter generals such as George Klapka and Moritz Perczel.Eber
In 1859 the Legion had to be dissolved according to the provisions of the Treaty of Zurich (November 10, 1859). Many of the rank and file went back to Hungary, but the generals and officers who were sentenced to death by Habsburg military courts in absentia (such as Count Alexander Teleki, General Gyorgy Klapka and Antal Vetter) remained. With the help of Kossuth, who by December, 1859 had renewed his contacts with Garibaldi and Count Teleki (a friend of Garibaldi since they met in Nice in 1849), Hungarian officers volunteered to join the Piedmontese Army as well as the army of the Sicilian revolutionaries. The Hungarians were we1comed. Their number began to grow in Garibaldi's division as news arrived from Hungary that those members of the Hungarian Legion who returned to Hungary confident in the amnesty announced by the Viennese Court after the l858 war were mistreated upon their return. Political developments in Italy once again required the military ski1l and help of Hungarian soldiers.
Nel 1859 la legione venne sciolta in base al trattato di Zurigo. Molti tornarono in patria ma gli alti ufficiali che avevano una condanna a morte per alto tradimento rimasero arruolandosi nell'esercito piemontese poi in quello della spedizione dei mille. L'amnistia concessa ai soldati comuni mai applicata spinse molti a ritornare o a non partire più.
Garibaldi in the spring of 1860 hurried to the aid of the Sicilian revolutionaries. The famous "1,000" fighters of Garibaldi included several Hungarians, among them Colonel Istvan Turr, who was appointed division commander during the Sicilian operations. By the time Garibaldi invaded the kingdom of Naples, the Hungarian brigade led by General Ferdinand Eber numbered 3,200 men, with a cavalry unit 200 hussars strong. The brigade and hussar units played a key role in the Battle of Capua (October l, 1860) which decided not only the fate of Naples but also the entire campaign. Garibaldi recognized the heroism of the Hungarian Legion with the following words: The Hungarian legion, that I had the honor to command, proved its glorious, brotherly devotion toward the 1,000 of Marsala with brilliant bravery which is the quality, of the heroic Hungarian nation.
Fra i mille c'erano Turr e Eber con una brigata di 3200 uomini e 200 Ussari. L'intervento della legione cambiò faccia allo scontro di Capua facendo dire a Garibaldi "La legione ungherese che ho l'onore di comandare ha dato prova di devozione ed eroismo nella scia della gloria del suo popolo"
On October 21, King Victor Emmanuel entered Naples with the Piedmontese Army. On November 8, Garibaldi resigned. His troops, which by that time numbered over 23,000, were dismissed. General Turr and several of his officers were accepted in the royal army as career officers. The legion also became an integral part of the Italian forces until 1866 when it was officially dissolved and integrated into Italian units. The flags of the Legion were deposited in the royal armory of the Italian kingdom of Turin. The heroic deeds of the Hungarian soldiers were preserved on the pages of Italian military history books.
Quando in novembre Garibaldi sciolse i reparti gli ufficiali e soldati ungheresi confluirono nell'esercito piemontese in unità distinte che vennero però soppresse per motivi di sicurezza alla vigilia della terza guerra di indipendenza. Le bandiere della legione vennero depositate alla armeria reale di Torino. A questi risalgono quei nomi Ungheresi spesso originari della Croazia o Slovenia dove l'Ungheria aveva riconosciuta autorità (Fiume Trieste) e italianizzati ancora presenti nella penisola come
Ferfolja italianizzato in Ferfoglia. http://www.hungarian-history.hu/lib/index.htm 
 

Fra i tanti inglesi che frequentarono Garibaldi ne citiamo due  Percy Windham e John Whitehead Peard. Il primo, secondo alcune versioni, guidò un gruppo di volontari nella spedizione del mille che venne definito Bersaglieri Inglesi (ma dal copricapo si direbbe il secondo).

Wyndham in divisa nordista unionistaPercy Wyndham era figlio di un ufficiale di cavalleria , il Capt. Charles Wyndham, ed era nato nel 1833. La carriera militare di questo uomo, prima e dopo Garibaldi, richiederebbe un libro per raccontarla, ma io ve la riassumo in poche righe. Già a 15 anni se ne andò da casa per partecipare a Parigi ai moti insurrezionali del 1848. Subentrato Luigi Napoleone, come Presidente della Repubblica, ottenne un imbarco. Ritornò in Inghilterra per arruolarsi nella England’s Royal Artillery ma poco dopo se ne andò in Austria come ufficiale degli Ussari (8th Uhlanen Regiment). Il fatto che stesse dall’altra parte, dalla parte del nemico d'Italia, non lo scoraggiò dallo schierarsi con Garibaldi di cui seguì le imprese. Vestiva e combatteva come un vecchio soldato di ventura del 600 e la sua figura era riconoscibile dagli enormi Moustache.

Fu in Sicilia “Under Garibaldi he rose rapidly to the rank of lieutenant colonel and was knighted for bravery, thereafter bearing the title Sir Percy Wyndham. He was knighted by King Victor Emmanuel”.... During the Civil War, he was captured, paroled, and later received a leg wound at Brandy Station, VA. He was mustered out of service 5 Jul 1864 and rejoined Garibaldi's army in 1866. Nel 1861 lasciò Garibaldi per la guerra civile americana dove ottenne il comando del 1st N. Jersey Cavalry, ma ritornò nel 1866. Nel 1879 moriva in India (Mandalay, Burma) su un pallone aerostatico che prendeva fuoco.

Col. John Whitehead Peard ‘Garibaldi’s Englishman’
Peard Jhon WhiteheadNato nel 1811 a Fowey, secondo figlio del Vice Ammiraglio Shuldham Peard, frequentò l’Exeter College Oxford con l’obiettivo di diventare avvocato. Di corporatura robusta ..
At the age of 19, Peard weighed in at 14 stone & was described as being ‘of great stature’ of having ‘extraordinary muscular strength’ & ‘the shoulders of a bull’. Non sappiamo cosa fece del matrimonio, ma possiamo desumere che la vita da avocato lo avesse stufato, perchè lo ritroviamo al servizio del Duca di Cornovaglia dal 1853 al 60. Nei suoi viaggi in Italia aveva avuto modo di osservare la brutalità degli ufficiali napoletani e alla notizia della spedizione dei mille si uni alla compagnia. Peard distinguished himself with gallantry & ‘indifference to danger’ during the battle of Milazzo. Elevato al rango di colonnello gli venne dato l’incarico di guidare la colonna inglese di cui nessuno parlò bene in campo militare. He was a ‘mediocre’ commander & the Legion was eventually disbanded, after acquitting itself very well in battles. He was awarded the Cross of the Order of Valour by Victor Emmanuel & became known to the English press as ‘Garibaldi’s Englishman’. Il miglior ritratto di quest’uomo ce lo ha lasciato Dumas:
"John aveva dichiarato guerra all’Austria: Se ne stava ritto al fuoco sparando con calma e controllando il colpo coi binocoli come se nessuno si occupasse di lui. Se ne occupò Garibaldi che gli si avvicinò e gli disse “Lei è un uomo coraggioso".

Peard ritornò in Inghilterra e reincontrò Garibaldi nel 1864 in occasione di un suo viaggio a Londra. Grandi feste e gente vestita di rosso. Anche una bambina che lo baciò al suo passaggio divenne famosa come moglie di Sir Arthur Quiller Couch. Garibaldi visited England in 1864, where he was received as a hero, with people lining the route of his tour, many dressed in red shirts in his honour & visited his old comrade at Penquite on 25-27 th April, where a little girl named Polly was handed up out of the crowd of well wishers by her mother to meet the great Italian. A poem called the ‘Girl that Garibaldi Kissed’ was written shortly afterwards by WB Rands, and Polly went on to become the wife of Sir Arthur Quiller Couch ".
Dopo il suo ritorno in Cornovaglia ebbe incarichi pubblici (Sceriffo) e il titolo di gran maestro nella loggia massonica di Cornovaglia. Morirà nel 1880 per un colpo apoplettico e sarà sepolto al suo paese natale. Sulla sua tomba verrà scritto ‘Colonel John Whitehead Peard, Garibaldi’s Englishman’


I Fratelli Bronzetti
Pilade TN 1832 – Narciso 1821 ..Continua ...

Giuseppe Missori ....... Continua ...

Giuseppe Sirtori

SirtoriNato a Casatenovo Brianza nel 1813, abbracciò gli ordini religiosi fino al 1840.Confratello della Congregazione degli Oblati di S. Ambrogio ( preti secolari, fondata da San Carlo Borromeo nel 1578), insegnò nel Collegio di Merate dei Padri Somaschi. Fu alle 5 Giornate di Milano nel marzo 1848, alla difesa di Venezia col Manin come capitano nel Battaglione Lombardo della Guardia Nazionale. Spirito rigido, cuore intrepido, ingegno poderoso, nel Quarantanove con l'Ulloa napoletano, era stato ispiratore del generale Pepe nella difesa di Venezia. Poi esule in Parigi, per studi militari, aveva visto indignato trionfare sull'uccisa repubblica Napoleone III. A Parigi comandò anche una colonna di insorti pro Repubblica contro il re Luigi Filippo. Non aveva perdonato l'Imperatore neppure vedendolo poi scendere nel 1859 con 150.000 francesi a liberargli la sua Lombardia. Visse esule con Mazzini a Londra poi combattè nei Cacciatori a San Fermo nel 1859. Fu alla spedizione dei Mille come Capo di Stato Maggiore e come Prodittatore a Palermo e Napoli. Rimase ferito a Calatafimi il 15 maggio 1860. Dopo il ritiro a Caprera di Garibaldi è formalmente il comandante dei garibaldini fino al loro scioglimento. Entrato nel 1861 nell'esercito unitario, assunse il Grado di Tenente Generale. Combattè a Custoza il 25.6.66 quale comandante di Divisione. Dimessosi per contrasti con Alfonso La Marmora venne richiamato in servizio nel 1869. Deputato per 4 legislature morì a Roma nel 1874. Si fregiava dell'Ordine Militare di Savoia E' sepolto nel Famedio di Milano  

 

MediciGiacomo Medici - Marchese del Vascello: Milano 1817- Roma 1882 

Combatte contro i Carlisti a Oporto nel 1836 assieme al padre emigrato con lui. In seguito fu a Londra dove conobbe Mazzini e a Montevideo con Garibaldi. Nel 1849 si unì alla Repubblica Romana dove si distinse nell’eroica difesa della Villa del Vascello, presso Porta S. Pancrazio, meritando la medaglia d’oro e il titolo di Marchese del Vascello. Poi nel 1860 in Sicilia a capo della 2a Spedizione di rinforzo dei Mille, sempre tra i primi a Milazzo, a Messina e sul Volturno (2.10.1860). Nel 1866 fu  comandante della Divisione nel Trentino e deputato e senatore per varie legislature.

 

Cosenz Enrico 1820-1898

 Nominato Ufficiale d'artiglieria del Regno delle Due Sicilie, lasciò il servizio attivo nel 1848 per seguire il Generale Guglielmo Pepe a Venezia. Alla caduta fu esiliato a Corfù, poi in Francia fino al 1859 quando assunse il comando del 1° Reggimento Cacciatori delle Alpi. Nella convenzione del 1859, base dell'alleanza franco-sarda, l'imperatore Napoleone III aveva vietato l'organizzazione di corpi irregolari. Cosenz Per eludere questo divieto il conte di Cavour fece inserire nelle modificazioni alla legge sulla Guardia nazionale un articolo con cui il Governo era autorizzato a formare corpi speciali con volontari inscritti nei ruoli. I primi volontari furono mandati a Cuneo, dove s'inizio' la formazione di un corpo, cui dapprima si voleva dare il nome di Cacciatori della Stura e che poi fu detto dei Cacciatori delle Alpi, il generale Cialdini fu incaricato del loro ordinamento, parecchi ufficiali dei bersaglieri della loro istruzione e Enrico Cosenz, col grado di tenente colonnello, del loro comando. Entrato nell'esercito, si dimise per partecipare con Garibaldi alla spedizione dei Mille. Rientrato nei ranghi ufficiali, fu generale di divisione con Bixio alla presa di Roma. In seguito Prefetto a Bari e deputato per 4 legislature. Il Tenente Generale Enrico Cosenz, Ufficiale di artiglieria, ricoprì per primo l'incarico di Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, mantenendolo per oltre un decennio. Capo di Stato Maggiore dal 1882 al 1893, pubblicò studi critici sulle campagne e le guerre del suo secolo. Fu più volte deputato e nel 1872 fu nominato senatore.
Così si offriva ai soldati napoletani un trapasso indolore e non ostile al nuovo regno. "Il ministro della guerra Cosenz a tutti i comandanti le armi nelle province ed a tutti i comandanti, o governatori delle piazze. - Questo ministero di guerra manifesta agli uffiziali di ogni grado ed ai militari dell’esercito napolitano, essere volere del signor generale dittatore, che tutti siano conservati nella loro integrità, sí nei gradi, che negli averi: però si avranno le seguenti norme: 1°) Tutti i militari dell’esercito che bramano servire, si presenteranno ai comandanti, o governatori delle piazze dei luoghi piú prossimi al loro domicilio, rilasciando ad essi debito atto di adesione all’attuale governo ed il loro ricapito. - 2°) Gli uffiziali che si presenteranno con le truppe saranno conservati nella loro posizione con gli averi di piena attività, ma quelli che si presenteranno isolatamente, saranno segnati alla seconda classe, per essere poscia opportunamente impiegati nella imminente composizione dell’armata. - 3°) Quegli uffiziali militari, che non si affrettino di presentarsi al servizio della patria, resteranno di fatto esclusi e destituiti, se non faranno atto di adesione nella maniera indicata, tra dieci giorni, a contare dalla pubblicazione della presente disposizione. - Tanto le comunico per lo esatto adempimento di sua parte. – (Napoli 8 settembre 1860 - Firmato: Cosenz" -Delli Franci, pag. 297).

Simonetta Enrico 1813-1863

Incarcerato nel 1844, venne esiliato in seguito a Parigi. Rientrato alla vigilia della guerra, combatte a Luino e Varese con Garibaldi. Deputato fino al 1859, partecipa alla II guerra di indipendenza come capitano delle guide del Corpo dei Cacciatori delle Alpi. Con la stessa mansione è alla spedizione dei Mille. Muore poco dopo nel 1863 ancora giovane.

Stefano Canzio

Canzio, figlio di Michele pittore, scenografo del Teatro Carlo Felice, membro dell'Accademia Linguistica di Belle Arti e di Carlotta Piaggio, è nato nel 1837 a Genova e cresciuto in un ambiente carico di fervori patriottici. Già durante le campagne del '59 - '60, lasciati gli studi classici, combatte a fianco di Garibaldi coi Carabinieri Genovesi. Lavora alla preparazione della spedizione dei Mille e quando fu deliberata la formazione, tornò a far parte del drappello dei carabinieri genovesi e sbarcò con essi a Marsala e il 27 maggio venne ferito al ponte dell'Ammiraglio, nell'entrare in Palermo. Conclusa l'impresa dei mille, accompagna il Generale a Caprera. E' lì che incontra Teresa,figlia di Garibaldi se ne innamora. La chiede in moglie, sposandola il 25 maggio del 1861, Quando Teresa ha appena sedici anni. Da questo momento in poi partecipò a tutte le azioni garibaldine: a Sarnico, in Aspromonte, nel Trentino. A Bezzecca (1866) nel momento cruciale in cui i combattimenti andavano a favore degli austriaci, dimostrò tanta bravura e tanto ardimento, da guadagnarsi la medaglia d'oro al valore militare. Dopo la parentesi di Mentana lo segue in Francia dove prima ebbe il comando del quartier generale, poi, dopo la carica di Renois da lui condotta, ottenne il comando della 5° brigata, e a Digione si comporta da eroe. Dopo la morte di Bossack si vide affidato il comando della prima e dell'ultima brigata riunite. Tornò dalla Francia colonnello brigadiere e da Garibaldi venne elevato al grado di generale dell'esercito dei volontari, che ormai non esistevano più.Negli ultimi anni della sua vita fu Presidente del Consorzio autonomo del porto di Genova, ed esercitò un grande ascendente sulla classe operaia.

Paolo De Flotte Maggiore nella 16° divisione Cosenz dell' Esercito dell' Italia meridionale

Repubblicano Figlio di Francia, Landernau - (Bretagna) cacciato dal Bonaparte, era aggregato alla spedizione come il Dumas. Andava in battaglia disarmato, perchè non aveva l'animo di uccidere. Era convinto che se avesse tirato un colpo, un'eguale l'avrebbe ucciso. Durante lo sbarco in Calabria gli fu fornita una rivoltella visti i rischi che correva ancora coi Borboni in loco. Quello che aveva previsto si avverò. Garibaldi di Lui " De Flotte appartiene all'umanità..... la Patria per lui era ovunque....un popolo curvo si rialzava per la libertà". 

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria Data del conferimento: 12- 6- 1861 R.D.
motivo del conferimento: Per essersi distinto nel combattimento di Solano ove rimase estinto.

I "civili"

Ippolito NievoIppolito Nievo 

Nacque a Padova il 30 novembre 1831. Trascorse l'infanzia ad Udine, dove la sua famiglia si trasferì nel 1837, e, nei periodi di vacanza, nel vicino Castello di Colloredo di Montalbano, un luogo che rimarrà a lungo nel suo immaginario di scrittore. Dal '44 fu a Verona per compiere gli studi ginnasiali e qui avvenne la sua scoperta dei grandi autori romantici, quali Byron, Foscolo, Manzoni. Dal 1849, anno in cui si trasferì prima a Crema e poi a Pisa per completare gli studi, venne a contatto con l'ideologia mazziniana. Nel 1851 si iscrisse ai corsi di giurisprudenza dell'Università di Pavia, corsi che completò nel '55 a Padova. Nel contempo erano già apparse le sue prime prove letterarie (il saggio Studi sulla poesia popolare massimamente in Italia è del 1854, così come la rappresentazione del suo dramma Gli ultimi anni di G. Galilei. Nievo, appena laureato, decise di dedicarsi totalmente alla letteratura ed al giornalismo. Fu così che iniziarono le collaborazioni con giornali di provincia (La Lucciola di Mantova; L'Annotatore friulano di Udine), sui quali pubblicò delle novelle ispirate alla vita di campagna, della quale iniziò a difendere le usanze, le tradizioni ed i costumi nei confronti delle accuse borghesi di rozzezza e di ignoranza. Pungente la descrizione delle reali condizioni delle plebi contadine ne "Le confessioni d'un italiano", il suo maggior romanzo, scritto tra il 1857 e il '58. Nel 1859, a Torino, si arruolò tra i cacciatori a cavallo di Garibaldi, coi quali combatté a Varese e a San Fermo. Dopo la pace di Villafranca scrisse l'opuscolo "Venezia e la libertà d'Italia" e si stabilì nella casa di Fossato, non più in terra austriaca. L'anno seguente fece parte dei Mille che sbarcarono a Marsala, dove si guadagnò il titolo di preposto all'Intendenza, e dove diede alle stampe gli "Amori garibaldini". Nel 1861, dopo aver ottenuto una licenza si recò in Sicilia. Morì durante la traversata di ritorno, in seguito al naufragio del postale sul quale viaggiava. Note biografiche a cura di Maria Agostinelli

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