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FELICE ORSINI 

il terrorista pasticcione, i compagni e

La coda del 7°cavalleria di George A. Custer

Orsini raccolto dopo il salto "Chi bugia l'è mort " "chi si muove è un uomo morto" Così il sottufficiale dei  bersaglieri  apostrofava, il 4 settembre 1853, il gruppo di "terroristi" inviati da Mazzini per sollevare le popolazioni del Carrarese. 

La caccia era durata poco per la pattuglia dei bersaglieri del battaglione di stanza sulla costa di levante della Liguria sulle sue tracce. In una capanna, sotto la paglia, vengono trovati proclami, ricevute di denaro,  nomi di simpatizzanti e fiancheggiatori !!. Anche i fratelli Bronzetti subirono il carcere con l'accusa di sedizione per questo episodio.  La giustizia sarda era però di manica larga: 9 mesi dopo infatti, il 13 maggio 1854, alla foce del Magra, ritroviamo Orsini coi soliti problemi di organizzazione o meglio di disorganizzazione. Scaricate le armi alcuni congiurati, giunti anzitempo, dichiarano di non voler fare la fine dei fratelli Bandiera. E' necessario nascondere le armi. I movimenti sospetti di gente in una zona spesso frequentata da contrabbandieri, insospettisce il guardacoste.  Da Sarzana parte un plotone di bersaglieri e per i congiurati, è di nuovo un fallimento. Felice Orsini questa volta si salva dall'arresto con la fuga.

Sfogo di Garibaldi (dalle sue memorie) " Mazzini .... Uomo di grandi teorie ma di pratica nessuna. Parla sempre di popolo, ma non lo conosce. Autorevole come egli appare a chi non l'avvicina..... s'arrivò al sistema aborto del triumvirato... Avezzana veterano di 100 battaglie fu mandato ad Ancona dove non ce n'era bisogno e sostituito nel comando da Roselli. E queste sono le conseguenze del despotismo quando si allontana il merito per sostituirlo con la docilità...il generale in capo (Mazzini) aveva deciso di concentrare tutte le forze in Roma e questo era anche il desiderio di Bonaparte (Luigi) che così poteva annientarci in un sol colpo. Nel 1854 mi trovavo ammalato, dopo il viaggio dall'America, e lessi su alcuni giornali ch'io sarei sbarcato in Versilia (capitolo Felice Orsini) con migliaia di uomini per cooperare a una operazione del grande capo (Mazzini). Quella volta parlai di inganni e i mazziniani mi coprirono di contumelie..." 

Nato a Meldola di Forlì nel 1819 (niente a che vedere la nobile famiglia romana),  ragazzo ben piantato, donnaiolo impenitente, a 17 anni era già inseguito dalla polizia per aver ucciso il cuoco di casa dello zio Orso. Omicidio da imputare a questioni di tresche amorose. Due donne lo nascosero. Lo zio Orso grande amico del Vescovo Mastai Ferretti (futuro papa Pio IX (1792-1878 Compì questi gli studi classici nel celebre collegio dei Nobili di Volterra a San Michele, diretto dai padri scolopi**, dal 1803 al 1808; studi sospesi per improvvisi e ripetuti attacchi epilettici, causati da un pregresso trauma cranico e quindi non può essere suo compagno, lui che nasce nel 1819, come dice più sotto Venosta), gli ottiene l'ammissione al Seminario (Ravenna). La sua vita in collegio dura poco perché altre due donne e l'assenza di vocazione saranno causa della sua espulsione. Diventa avvocato e partecipa nel 1848 ai moti del Nord Italia.  Combatte con Durando a Vicenza, poi a Roma con Garibaldi, passando anche dal governatorato provvisorio di Ancona.

… Felice visse appo (presso) il genitore sino all'età di 9 anni, tempo in cui fu affidato alle cure dello zio paterno, Orso Orsini, dimorante in Imola, il quale lo prese ad amare quale figliuolo, e gli impartì una educazione severa, attiva, studiosa, soverchiamente religiosa, ma onesta. «Orsini studiò molto e di tutto, narra il Franchi; studiò francese, inglese, latino, aritmetica, geografia, disegno, algebra, geometria, matematica, legge, politica, strategia, ginnastica, scherma, tiro di pistola, e molte e molte altre cose; studiò per un mese la filosofia del Galluppi, e per più mesi la storia.» Vuolsi poi che, essendo nel collegio di Volterra, s'avesse a compagno di scuola l'attuale Pontefice. Le società secrete, quali erano la Massoneria, la Carboneria riformata, l'Associazione dei Muratori 3, che l'Italia quivi e quinci nutriva, fondate principalmente sull'odio alla straniera dominazione, dispiegavano molta attività a preparare un nuovo moto d'insurrezione, quello cioè che nel 1831 s'ebbe un esito cotanto infelice.
3 Da queste società dipendevano le sette dei Guelfi, dei Fratelli seguaci protettori repubblicani, degli Adelfi, della Turba, della Siberia, dei Fratelli artisti, del Dovere, dei Difensori della Patria, dei Figli di Marte, degli Ermolaisti, dei Massoni riformati,dei Bersaglieri americani, degli Illuminati, ecc. ecc.. da Felice Venosta - Felice Orsini:notizie storiche - Milano - Ed. Carlo Barbini, 1863.

**Queste scuole, i cui insegnanti furono designati con l’appellativo di Scolopi, erano nate alla fine del XVI secolo per iniziativa dello spagnolo San Giuseppe Calasanzio. Egli aveva fondato un ordine religioso che oltre ai comuni voti di castità, povertà e obbedienza, contemplava l’educazione dei fanciulli con particolare attenzione a quelli poveri, perché, diceva il Santo, “fossero fin dai teneri anni diligentemente imbevuti di pietà e di cultura”. Le scuole furono aperte a tutti e completamente gratuite. Ben presto dopo le primarie furono istituite anche le scuole intermedie e superiori. L’istruzione religiosa rimaneva ovviamente in primo piano e ad essa, però, si affiancavano nuovi metodi di insegnamento: la sostituzione del latino con la lingua corrente, lo studio dell’aritmetica e delle scienze programmato insieme a quello della grammatica e delle lettere, l’estensione ad insegnamenti relativi alla vita economica e all’agricoltura, l’assistenza agli alunni. Tutto ciò segnò un grande progresso nella organizzazione scolastica ed una differenziazione dal modello pedagogico delle scuole dei Gesuiti che erano prestigiose, ma destinate soprattutto ai nobili. Il successo degli Scolopi fu grande e diffuso. Ed è a Volterra presso il collegio San Michele nel Granducato di Toscana dove gli scolopi hanno l'esclusiva delle scuole pubbliche che il ragazzo Mastai Ferretti, accompagnato dallo zio Andrea, mise piede a 11 anni, il 20 ottobre 1803.
 

La sua sfortunata carriera di terrorista si arresta un giorno a Hermannstadt (Austria) alla fine del  1854. Interrogato da giudici di lingua italiana, cela la sua vera identità ed afferma d'essere, dopo una parentesi amorosa, in viaggio per la Crimea come volontario (Esisteva una legione Italo-Inglese di mercenari alleata comunque con l'Austria). I giudici perspicaci e testardi riescono a smascherarlo e a scoprire un complotto anti-austriaco in cui era coinvolto. Quando gli si aprirono le porte del carcere di Mantova, rischiava seriamente di fare la fine dei martiri di Belfiore. Entrato nelle grazie del capocarceriere e, ancora di più, in quelle della di lui moglie, ottenne un trattamento di riguardo  con cibo che veniva dall'esterno, tacchine farcite di lime e tinche al forno (con corda). Arrivavano da fuori oltre che denari, anche droghe con le quali Orsini cercò di addormentare l'intero corpo di guardia con vari esperimenti falliti. Rimesso in cella di rigore, il 29 marzo 1856 segava le sbarre e si calava (volava letteralmente, immagine in alto) oltre il fossato. Avevano collaborato la moglie del capocarceriere Tirelli, del secondino Frizzi, e una signora irlandese (O'Meara) che l'aveva  fatto prelevare, zoppicante,  sotto le mura. Radetzky chiese rapporti a tutti i posti di polizia. Da Pizzighettone gli pervenne questo"Una carrozza aveva rotto il timone, sostituito con uno della fortezza. La signora (forestiera) e il distinto signore si erano offerti di pagarlo. Poichè il regolamento impediva di ricevere soldi, si  chiedeva a quale capitolo di spesa della polizia doveva essere imputato !!!." . L'Orsini e l'Irlandese, grazie all'aiuto degli Austriaci, erano ormai uccel di bosco.

Neanche la primula rossa era riuscita a far meglio. La notizia, come consuetudine, fece il giro del mondo dei giornali facendo fare agli austriaci una brutta figura. Orsini prepara le bombeDa Londra gli offrirono di scrivere le sue memorie:  con 56 sterline d'acconto si mise all'opera. S'offerse a Cavour di servire come regolare (presumibilmente nei Servizi Segreti ); la sua fede Mazziniana era ormai spenta. Di Mazzini Orsini disse, "Il profeta ha una malattia cutanea perchè non si espone mai".  Cavour più tardi dirà " Non risposi perchè avrei dovuto fargli i miei complimenti, ed in quel momento non era opportuno". Ma veniamo al dopo condanna per l'attentato in Francia.

All'alba del 13 marzo 1858, i due soli condannati, Pieri e Orsini (Di Rudio e Gomez schivano si la ghigliottina ma Di Rudio finisce all'isola del Diavolo) si avviavano al patibolo. Questo non era uno scherzo del poi si fugge. Pieri, romagnolo come lui, era ubriaco fradicio e cantava ad alta voce. Felice lo apostrofò in dialetto per zittirlo. Vestivano una tunica bianca. Orsini si volse al pubblico parigino e gridò "Viva l'Italia, viva la Francia". Coloro che erano accorsi per vedere il suo sangue maledetto, si tolsero il cappello. Il testamento e la sua ultima lettera all'imperatore dei Francesi arrivarono alla Gazzetta Ufficiale Piemontese con invito di Napoleone a renderla pubblica !!!. Vittorio Emanuele dal ritiro di Pollenzo " Una volta si diceva " i morti non contano più", tutto cambia, che tempi!"

 

Il 7° cavalleria di George Armstrong Custer

Di RudioPer quanto concerne gli altri due (graziati), Di Rudio o DeRudio come si farà chiamare in seguito (1832-1910) e Gomez, il primo lo ritroviamo arruolato nell'esercito statunitense e assegnato al 7° Cavalleria di George Armstrong Custer col grado di tenente. Il conte Carlo Camillo di Rudio (Belluno, 26 agosto 1832 – San Francisco, 1 novembre 1910) nacque da famiglia nobile: il padre era il conte Ercole Placido e la madre la contessa Elisabetta de Domini. Detto "Moretto" per i suoi capelli neri corvini, assieme al fratello Achille, fu avviato, appena quindicenne, alla carriere militare presso il Collegio di San Luca a Milano. Barricadero a Roma nel 1849 dovette giocoforza riparare in Francia allora esilio di tutti. Il cambio di regime fu fatale anche per lui che da qui riparò in tutti i paesi disposti a concedergli un soggiorno temporaneo (Spagna, Svizzera, Piemonte (ove incontrò i propri genitori) e, infine, in Inghilterra). E qui conosce Orsini. La sua condanna a morte era irrimediabile se non fosse stato per la sua parentela inglese (per moglie) che gli valse  l'ergastolo all'Isola del Diavolo nella Caienna (Papillon foto sotto Steve McQueen interprete con Dustin Hofmann del film). Dalla Caienna meditò costantemente di fuggire, lo facevano tutti, pur non godendo dell'aiuto degli altri francesi detenuti. Il primo tentativo andò a monte ma non il secondo che suscitò un clamore eccezionale in tutte le terre coloniali francesi. I fuggiaschi raggiunsero, dopo innumerevoli peripezie, la Guyana inglese trovandovi funzionari ben lieti di nasconderli ai francesi. Da qui ritornò a casa in famiglia. Era il 1860 l'America della guerra civile lo aspettava.

Count Carlo Di Rudio of Belluno was one of three Italian terrorists who threw bombs at Napoleon III's carriage in Paris in 1858. He then came to the U.S. where he became a captain in Custer's 7th United States Cavalry. Di Rudio was not present when the regiment was decimated at Little Big Horn. Come altri 5 italiani fra cui il trombettiere John Martin (al secolo Giovanni Martini), partecipa alla battaglia di Little Big Horn del 1876 contro gli indiani di Toro Seduto e si salva perchè non è nella colonna assalita di Custer.

 http://chidhergrun.blogspot.com/2006/08/vita-fumetti-di-george-custer.html custer il John Martin del film - Piccolo Grande Uomo (Dustin Hofmann)- Papillon

The full complement of the 7th Cavalry in June 1876 was 43 officers and 793 enlisted men. Of that number 473 were native born and 320 foreign born. The two largest foreign-born groups in the regiment comprised 129 Irish and 127 Germans. The remaining 64 foreign born were drawn from 14 other nationalities, including six (6) Italians. La forza complessiva del 7° cavalleria era di 43 ufficiali e 793 cavalieri. Di questi 473 si potevano considerare nativi (solo per causa nascita) e gli altri appartenevano invece a 2 gruppi importanti di immigrati recenti, gli irlandesi e i tedeschi. Fra i restanti 14, 6 erano italiani e precisamente

1st Lt. Charles Camillus DeRudio (aka* in Italy Count Carlo Camillo (di) Rudio) of Company A
Private Augustus L. De Voto (aka Augusto De Voto) of Company B
Private John James (aka Giovanni Casella) of Company E            (*
nota aka = also known as  anche noto (in Italia) come)

CusterPrivate Frank Lombard or Lombardy (aka Francesco Lombardi) of the regimental band
Private John Martin (aka Giovanni Martini), trumpeter of Company H
Chief Musician Felix Villiet Vinatieri (aka Felice Villiet Vinatieri) of the regimental band.

Two of the six were married. As might be expected, given that the pay of the era made it virtually impossible for junior enlisted personnel to wed and support a family, they were the two highest ranking: DeRudio and Vinatieri. Solo due erano maritati, Vinatieri e Di Rudio, uno capo banda e l'altro ufficiale, perchè le paghe basse dell'esercito non consentivano di mantenere una famiglia. Fonte Niaf.

 Ma prima di loro molti altri italiani, si stima 1500 uomini avevano combattuto con Washington per la liberta degli Stati Uniti: Filippo Mazzei, Captain Cosimo de Medici, Lieutenant James Bracco, i 3 Tagliaferro, Major John Belli, Francesco Vigo. Molti anni dopo nella guerra Civile da una e dall'altra parte combatterono circa 10.000 italiani, non identificabili per i cognomi italiani persi o americanizzati. Furono Generali per l'Unione: Luigi Palma di Cesnola, Enrico Fardella, Francis Spinola e Edoardo Ferrero  http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/ricordi1.htm  

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