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FLAI CGIL Emilia Romagna

comunicazione web

Home Sicurezza sul lavoro Agroalimentare Sicurezza alimentare contratti

 LA  PAGINA  OGM NEL NUOVO SITO FLAI EMILIA ROMAGNA

www.flaiemiliaromagna.com/er10.htm

 

DOMANDE  E RISPOSTE A CURA DEL MINISTERO DELLA SANITA'
per saperne di più

Che cos'è un organismo? 
Un'entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale genetico.

 Cos'è un organismo geneticamente modificato (OGM)? 
E' un organismo il cui materiale genetico è stato modificato, in modo diverso da quanto si verifica in natura, mediante incrocio o con la ricombinazione genetica naturale.

 Cosa significa "emissione deliberata"? 
Qualsiasi introduzione intenzionale nell'ambiente di un OGM o di una combinazione di OGM, senza aver usato barriere fisiche o barriere chimiche e/o barriere biologiche al fine di limitare il contatto degli stessi con la popolazione e con l'ambiente.

 Cosa si intende per valutazione del rischio ambientale? 
La valutazione del rischio, diretto o indiretto, immediato o protratto, per la salute umana e per l'ambiente, connesso con l'emissione deliberata o l'immissione sul mercato di OGM o prodotti contenenti OGM. 

 Cos'è un microorganismo? 
Ogni entità microbiologica, cellulare e non cellulare, capace di replicarsi o di trasferire materiale genetico, compresi virus, viroidi, cellule animali e vegetali in coltura. 

 Cos'è un microorganismo geneticamente modificato (MOGM)? 
Un microorganismo il cui materiale genetico è stato modificato in un modo non naturale mediante moltiplicazione o ricombinazione naturale. 

 Cosa si intende per impiego confinato? 
Ogni attività nella quale i microorganismi sono modificati geneticamente o nella quale tali MOGM sono messi in coltura, conservati, trasportati, distrutti, smaltiti o altrimenti utilizzati, e per la quale vengono usate misure specifiche di contenimento al fine di limitare il contatto degli stessi con la popolazione e con l'ambiente. 
 Che cos'è l'ingegneria genetica? 
E' l'insieme delle tecniche che consentono di modificare le caratteristiche genetiche degli organismi.

 Che cosa sono le biotecnologie? 
Sono tecnologie che consistono nell'uso di organismi viventi allo scopo di produrre quantità commerciali di prodotti utili, oppure di migliorare alcune caratteristiche di piante ed animali. 

 Cos'è la bioetica? 
E' una disciplina sviluppata per studiare i problemi morali, giuridici e sociali relativi allo sviluppo delle "scienze della vita". 

 Quali sono i principali farmaci di origine biotecnologica oggi disponibili? 
Insulina umana (diabete); Ormone della crescita (deficienza della crescita); Interferon-alfa-2a (cancro, infezioni virali); Interferon-alfa-2b (cancro); OKT3anti CD3 (rigetto dei trapianti); IPA (malattie cardiovascolari); Eritropoietyna (anemia); Interferon-alfa-n3 (verruche); G-CSF (chemioterapia tumorale); GM-CSF (trapianto midollo); Interleuchina (cancro); Fattore VIII (emofilia); Vaccino epatite B (epatite B); Vaccino influenzale (influenza); Vaccino pertosse (pertosse); Fattore IX (antivirale); Pulmozina (fibrosi cistica); Cedrasi (malattia di Gaucher) 

 Perché ingegneria genetica e biotecnologie possono essere utili in agricoltura? 
Perché possono consentire di ottenere organismi geneticamente modificati piu' adatti per le esigenze dell'agricoltura e della zootecnia moderna. 

 Che cos'è la biodiversità? 
E' l'insieme di tutte le possibili combinazioni di geni che si trovano nelle specie animali e vegetali. Essa rappresenta un indispensabile "serbatoio genetico" che consente il mantenimento della vita sulla terra. 
 La biodiversità può essere influenzata negativamente dall'impiego di prodotti derivanti da procedimenti biotecnologici? 
Si, se le biotecnologie vengono utilizzate al di fuori di qualsiasi forma di controllo. In Italia l'Autorità competente per le biotecnologie è il Ministero della sanità che valuta le domande di autorizzazione alla sperimentazione o all'immissione in commercio di prodotti contenenti o derivanti da OGM attaverso la Commissione Interministeriale per le biotecnologie (C.I.B.) che comprende esperti oltreché del Ministero della sanità e dei suoi organi tecnici (Istituto superiore di sanità e Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) anche dei Ministeri dell'ambiente, delle politiche agricole, dell'industria, commercio e artigianato, del lavoro e previdenza sociale, dell'università e della ricerca scientifica e dell'interno. La C.I.B. opera anche in stretto contatto con l'Unione Europea (U.E.) attraverso i Comitati dell'alimentazione umana, dell'alimentazione veterinaria, dei pesticidi e delle piante (quest'ultimo istituito in seno alla Direzione Generale XXIV dell'U.E., responsabile per la protezione dei consumatori)., 

 Le colture transgeniche sono diffuse nel mondo? 
Si, e sono anche in rapida crescita. Nel 1996 gli ettari coltivati con colture geneticamente modificate ammontavano, nel mondo, a meno di 3 milioni; nel 1998 hanno raggiunto i 28 milioni e si prevede che nel 2000 superino i 60 milioni. 

 Quali sono i prodotti transgenici piu' coltivati? 
Piante transgeniche di colza, tabacco, soia, riso, cotone, patata, mais, zucca, pomodoro, sono autorizzate in Canada, USA, Giappone. La Cina coltiva da circa dieci anni pomodoro, tabacco, riso, angurie. Anche i Paesi africani e la bulgaria hanno avviato colture transgeniche. La pianta transgenica piu' coltivata è la soia, con 15 milioni di ettari, sefuono il mais (8 milioni di ettari), cotone e colza (2 milioni di ettari) e colture orticole (0,5 milioni di ettari). In Italia, al momento, nessuna coltura transgenica è autorizzata per la coltivazione, se non a titolo sperimentale. Per ottenere l'autorizzazione alla libera coltivazione è necessario che la pianta sia iscritta al registro delle varietà vegetali e ciò può avvenire solo dopo specifica autorizzazione rilasciata dal Ministero delle politiche agricole. 

 Le colture transgeniche resistenti ad insetti nocivi possono nuocere anche a quelli utili? 
Alcune varietà di piante transgeniche come, per esempio, il mais, vengono modificate introducendo nelle loro cellule geni del Bacillus Thuringensis in grado di produrre una tossina nociva per le larve della piralide, un insetto che provoca la distruzione del 20% del raccolto. L'Istituto di entomologia agraria dell'Università di Milano, su specifica richiesta del Ministero della sanità, ha effettuato uno studio, sia in campo che in laboratorio, per verificare eventuali effetti sugli insetti "non bersagllio" presenti nelle coltivazioni di mais transgenico. La ricerca condotta per tre anni in Veneto ed in Lombardia, con lo scopo di approndire le conoscenze sull'impatto ambientale del mais transgenico rispetto a quello tradizionale, ha fornito risultati rassicuranti dal momento che gli insetti "non bersaglio" non sono risultati danneggiati dalle nuove colture analizzate.



Qualità e sicurezza nell'alimentazione: nuove soluzioni per vecchi problemi
pagina a cura di Mauro Mandrioli

biotecnologienews 
 

La sicurezza e la certificazione di qualità degli alimenti rappresentano da sempre argomenti di grande interesse sia per le industrie alimentari che per il consumatore. L'industria ha investito infatti molte risorse per mostrare come gli alimenti prodotti siano di elevata qualità e possano essere quindi immessi con tranquillità sul mercato. In modo analogo, il consumatore ha sempre richiesto validazioni sulla qualità e sulla sicurezza degli alimenti in modo da essere tutelato e poter utilizzare senza correre rischi le risorse alimentari disponibili.
A partire dagli anni '80 il progressivo sviluppo della biologia molecolare ha permesso di approntare numerosi protocolli per la manipolazione genetica sia di piante che di animali. Tale sviluppo ha offerto nuove opportunità al settore alimentare in termini di incremento e miglioramento qualitativo della produzione. Accanto alla possibilità di innalzare lo standard qualitativo, le biotecnologie hanno fornito inoltre la possibilità di ottenere piante ed animali con resistenza a patogeni e a condizioni ambientali avverse, tali da favorire l'incremento della produzione alimentare anche in quelle nazioni in cui essa ha incontrato gravi ostacoli. 
Le opportunità offerte dall'applicazione delle biotecnologie si pongono quindi come strumenti chiave volti all'incremento della produzione alimentare, necessaria per far fonte ad una popolazione mondiale in continuo accrescimento.
Dal 1992, anno di comparsa del primo prodotto transgenico in commercio, numerose piante ed animali sono stati geneticamente manipolati ed utilizzati per la produzione alimentare. In particolare sono state modificate numerose varietà vegetali in cui la pianta geneticamente manipolata ha acquisito la resistenza a parassiti, pesticidi o è stata migliorata dal punto di vista organolettico, nutrizionale o facilitandone la conservazione. Questi risultati sono stati conseguiti mediate l'introduzione nel genoma della pianta di geni specifici provenienti da altre piante o addirittura da organismi estremamente lontani dal punto di vista evolutivo in quanto isolati da batteri o da animali.
 

Nonostante tali piante siano caratterizzate da standard alimentari elevati, il dibattito sulla sicurezza delle piante transgeniche come fonte di materie prime o per il diretto consumo alimentare è ancora in pieno svolgimento.In un contesto così incerto, nessun aiuto viene dai governi delle nazioni impegnate nella corsa alle biotecnologie in quanto mancano tutt'oggi quadri normativi chiari e tali da garantire la sicurezza dei prodotti biotecnologici regolamentando lo sviluppo delle biotecnologie stesse. L'assenza di regole spaventa non solamente il consumatore (che si allontana dai prodotti frutto delle biotecnologie), ma arreca danno anche alle industrie impegnate nello sviluppo delle biotecnologie poiché esse vedono vanificati i propri investimenti a causa delle sfiducia del consumatore.
Oltre ad un quadro normativo inadeguato vi è anche un'informazione carente, basata più su sensazionalismi che non su notizie oggettive volte a chiarire quali siano i reali rischi e potenzialità delle biotecnologie. Questo atteggiamento dei mass media ha fatto si che il gap che separa la comunità scientifica ed il pubblico sia divenuto sempre più ampio portando in modo del tutto giustificato all'insorgere di un clima di diffidenza del consumatore verso questo tipo di prodotto. Un problema ulteriore deriva inoltre dal fatto che, non esistendo neppure un quadro normativo che preveda l'etichettatura del prodotto frutto delle biotecnologie, il consumatore non ha neppure la possibilità di scegliere se acquistare o meno cibi derivanti o contenenti prodotti transgenici. 
Per tutelare ed informare il consumatore è quindi fondamentale fornire certificazioni che attestino, non solamente la qualità dei prodotti alimentari contenenti o derivanti da organismi geneticamente modificati, ma anche la loro sicurezza. Nonostante la diffidenza del consumatore, numerosi prodotti transgenici sono già presenti sul mercato italiano. Per la tutela del consumatore è fondamentale quindi, in primo luogo, definire norme chiare per un'etichettatura corretta dei prodotti tale da permettere al consumatore di orientarsi verso un prodotto "tradizionale" o verso un cibo transgenico. Numerose aziende italiane stanno a tale scopo lanciando linee di prodotti marcati non solamente come "non contenenti organismi geneticamente modificati", ma anche come "non derivanti da manipolazioni genetiche".
Poiché alcune nazioni (tra cui gli Stati Uniti) hanno già immesso sul mercato una notevole quantità di prodotti transgenici, esiste il rischio che alcuni prodotti vengano marcati come "tradizionali" sebbene transgenici oppure che vi siano contaminazioni delle derrate alimentari date da alimenti geneticamente manipolati.
Data tale situazione, è necessario poter disporre di strumenti che consentano di monitorare eventuali "contaminazioni" delle derrate alimentari. Il termine "contaminazione" non deve essere inteso come una connotazione negativa per il prodotto transgenico in sè, ma esso indica semplicemente che i prodotti transgenici devono essere totalmente (e realmente) assenti in quei mercati in cui vengano richiesti esclusivamente cibi non contenenti e non derivanti da organismi geneticamente modificati.
 

 I metodi di riconoscimento di piante transgeniche nelle derrate alimentari sono numerosi, ma nessuna delle tecniche sinora disponibili è in grado di fornire una risposta in tutte le situazioni. Non esiste, infatti, un'unica tecnica che consenta l'analisi di tutti i prodotti transgenici. 
L'identificazione di piante transgeniche può essere condotta mediante ricerca delle proteine transgeniche all'interno dei tessuti della pianta oppure può consistere direttamente nella ricerca del gene modificato presente nella pianta. Quest'ultima ricerca viene realizzata utilizzando come campione di laboratorio il DNA estratto dalla pianta di interesse. 
Ambedue queste vie presentano notevoli handicap tecnici dato che la ricerca delle proteine dovrebbe essere notevolmente eterogenea poiché le proteine transgeniche da ricercare sono molto diverse l'una dall'altra. La ricerca del gene parte invece dal presupposto che si possa disporre di DNA, estratto dal campione da analizzare, ma questo non è sempre possibile.
Il vantaggio fondamentale della ricerca basata sul DNA consiste nel fatto che vi sono alcune sequenze di DNA comuni a tutte le piante transgeniche. Questo consente quindi di sviluppare protocolli che possano essere applicati anche all'analisi di piante molto differenti tra loro. Dati questi presupposti l'analisi basata sull'utilizzo del DNA garantisce i risultati migliori. 
La ricerca di transgeni viene realizzata applicando una tecnica detta "reazione a catena della polimerasi (PCR)" in quanto essa è estremamente specifica e data l'elevata sensibilità dello strumento consente di evidenziare anche percentuali molto basse di contaminazione delle derrate alimentari da parte di piante transgeniche. 
 

 Questa tecnica, sebbene utilizzata di routine in laboratori di ricerca, è sinora scarsamente applicata in ambito industriale. Data la sua importanza è però fondamentale che le industrie alimentari italiane si organizzino in tal senso ed investano nella formazione di personale competente o, perlomeno, stimolino strutture quali le Università a sviluppare personale qualificato.
La tecnica della PCR, data l'elevata sensibilità e specificità, si è rivelata inoltre estremamente utile anche nella realizzazione di analisi microbiologiche. Il numero di microrganismi che possono essere ricercati ed identificati in modo altamente specifico mediante PCR è estremamente elevato ed aumenta ogni giorno. Questa tecnica ha, rispetto alle analisi microbiologiche classiche, la possibilità di fornire una risposta veloce e quindi più compatibile con i tempi brevi richiesti dalla distribuzione.
 

E' quindi evidente che lo sviluppo della genetica molecolare, sebbene abbia portato all'insorgere di nuovi problemi relativi alla qualità ed alla sicurezza degli alimenti, ha fornito anche strumenti caratterizzati da elevata sensibilità e duttilità. La certificazione della qualità e della sicurezza degli alimenti è quindi, oggi più che mai, uno strumento fondamentale per tutelare non solamente il consumatore ma anche le industrie alimentari stesse. 
Contrariamente a quando accaduto in passato, sono oggi disponibili numerosi strumenti che, se integrati con le pratiche di certificazione già utilizzate, consentiranno di certificare in modo sicuro la qualità del prodotto dal punto di vista chimico, microbiologico e genetico. 


 



Pagina a cura del Coordinamento Mobilitebio
per saperne di più

Cosa sono gli organismi geneticamente modificati (OGM)?
Sono piante e animali ai quali è stato modificato il DNA. Il DNA contiene i geni, che determinano le caratteristiche dell'essere vivente (colore, forma, sesso...). Un esempio di OGM sono le fragole in cui è stato immesso un gene di pesce artico per renderle resistenti al freddo 

Quali sono i principali campi di applicazione e gli OGM più diffusi?
Gli OGM trovano applicazione soprattutto in campo alimentare, agricolo, zootecnico e medico. In Italia sono già in commercio notevoli quantità di mais, soia, colza, radicchio e tabacco geneticamente modificati, provenienti soprattutto dagli USA. I derivati della soia (olio, farina e lecitina) sono presenti nel 60% dei prodotti confezionati dall'industria alimentare (biscotti, merendine, cioccolato ecc.)

Quali sono i rischi per la salute umana?
Allergia e abbassamento delle difese immunitarie sono fenomeni già accertati in numerosi casi. Ma, poiché molti geni introdotti negli OGM a uso alimentare non sono mai stati consumati dagli animali o dall'uomo (es. gene di scorpione nelle patate, batterio nel mais), non è prevedibile la reazione dell'organismo che li consuma.

Quali sono i rischi per l'ambiente e per il nostro futuro?
Poiché gli OGM sono organismi del tutto nuovi, inesistenti in natura, la loro immissione nell'ambiente provoca reazioni impossibili da prevedere. Le piante geneticamente modificate resistenti a insetti ed erbicidi, ad esempio, rischiano di diffondersi incontrollatamente, sostituendosi alla vegetazione naturale, con effetti su tutta la catena alimentare che è invece il risultato di un lento processo avvenuto in milioni di anni.

Gli OGM possono essere una soluzione per la fame nel mondo?
No, soprattutto se si considera che a produrli sono quelle stesse multinazionali che, con lo sfruttamento delle risorse naturali, della manodopera e del lavoro minorile, schiacciano per il loro interesse economico le nazioni più deboli, soprattutto del terzo mondo. La fame nel mondo nasce dall'attuale impostazione economica e finanziaria. E' necessario quindi affrontare il problema della distribuzione delle risorse e dei consumi: il 20% della popolazione mondiale (gli abitanti dei "paesi ricchi") consuma l'80% delle risorse disponibili.

Sono una reale alternativa all'uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura?
Difficile crederlo, visto che la buona parte degli OGM è progettata per essere più resistente ai pesticidi e ai diserbanti, in modo da indurre a utilizzarne maggiori quantità. Quanto agli OGM progettati per crescere più in fretta (es. alberi da taglio), tanto maggiore è la velocità di crescita, tanto più velocemente il terreno si esaurisce, richiedendo a parità di tempo maggior quantità di fertilizzante. 
 

Possono gli xenotrapianti risolvere il problema della carenza di organi?
Gli xenotrapianti sono trapianti sulla specie umana di organi di animali "modificati" con inserimento di geni umani. Questa aberrante operazione può diffondere in maniera incontrollata nell'uomo virus presenti nell'animale, oltre che parte delle sue cellule: rischi enormi che vengono taciuti dalle multinazionali farmaceutiche, che in questo settore hanno investito ingenti capitali. 

In definitiva, a chi conviene la produzione di OGM?
Alle multinazionali (Monsanto, Novartis, Dupont...), che producono e vendono OGM anche per far aumentare il consumo di altri loro prodotti, come fertilizzanti, pesticidi e integratori alimentari. Inoltre le sementi OGM progettate per produrre piante sterili (come il Terminator della Monsanto) costringono ogni anno i contadini a ricomprare i semi dalla multinazionale, che ne controlla e impone il prezzo.

L'azione delle multinazionali è compatibile con la democrazia dell'informazione e il diritto dei popoli?
E' risaputo che le multinazionali esercitano pressioni sugli scienziati, sui mezzi di informazione e addirittura sui governi, perché i loro prodotti con OGM vengano immessi sul mercato anche quando la loro dannosità per la salute umana è praticamente accertata (come per l'ormone della crescita bovina, rBGH, sviluppato da Monsanto per aumentare la produzione di latte, che provoca tumori, cisti alla tiroide e alla prostata). 

E' giusto manipolare e brevettare la materia vivente?
La manipolazione genetica di esseri viventi (piante e animali) è eticamente inaccettabile oltre che rischiosa per le conseguenze che può provocare. La manipolazione genetica è solo un aspetto di un più generale tentativo delle multinazionali di brevettare ogni materiale vivente (anche quelli già esistenti in natura) e impadronirsi della ricerca medica e del mercato mondiale dell'alimentazione. Ciò è inaccettabile, perché l'eredità biologica è patrimonio comune dell'umanità e nessuno ha il diritto di appropriarsene in esclusiva. Inoltre, una volta ammessa la sua legittimità, la porta è spalancata per brevettare un intero essere umano al quale sia stato cambiato anche un solo gene.

Come possiamo difenderci? 
Ognuno di noi ha pieno diritto di pretendere chiarezza, dunque di sapere se sta assumendo o venendo a contatto con OGM. Per questa ragione chiediamo l'approvazione di leggi che impongano: 

-la chiara etichettatura di cibi e farmaci, che consenta di sapere se contengono OGM 

-la moratoria sulla commercializzazione di OGM in Europa 

-limiti legali alla brevettazione della materia vivente 


Manipolazioni Genetiche in Agricoltura: Problemi Aperti e Possibili Vie d'Uscita 
a cura di Alessandro Gimona 
Approfondimenti contenuti in questo dossier

Introduzione. Le tecnologie basate sulle manipolazioni genetiche sono in forte ascesa. Queste rendono possibile inserire nuovi geni, spesso provenienti da specie diverse, in molti organismi, dotandoli così di varie caratteristiche desiderate. Benchè tali tecnologie abbiano applicazioni in altri settori, e specialmente in quello biomedico, tratteremo qui solo gli aspetti che riguardano le applicazioni alle colture e di conseguenza ai cibi. Le obbiezioni che riguardano questo settore non si applicano automaticamente ad altri. 

In agricoltura, ove la ricerca di nuove varieta' e' costante, tecnologie genetiche offrono la possibilita' di inserire velocemente alcuni geni, senza passare per il processo di allevamento o crescita selettivi. Esse hanno dunque suscitato enorme interesse commerciale, promettendo di abbassare i costi di produzione, e, secondo le compagnie produttrici, di diminuire la quantità di sostanze chimiche usate in agricoltura. In pochi anni, circa trenta milioni di ettari sono stati messi a coltura (in gran parte, ma non solo, negli Stati Uniti) con piante modificate. 

Questo dossier ha lo scopo di fornire spunti di informazione critica riguardo all'introduzione di colture transgeniche nell'ambiente ed anche alla conseguente introduzione di cibi transgenci nei nostri piatti. Il dossier contiene links che rimandano ad approfondimenti su temi che vengono solo accennati nel testo principale. Questi consistono in saggi e articoli liberamente disponibili in rete. Quando necessario sono stati tradotti, grazie alla preziosa collaborazione di collaboratori (link.0). 

Esso non ha la pretesa di essere esaustivo. La sua struttura, comunque, consentirà una futura crescita con l'aggiunta di saggi rilevanti. 

La prima parte si concentra maggiormente su ambiente e salute, mentre la seconda accenna alle conseguenze sociali delle tecnologie transgeniche. 

Nella parte finale si propone un metodo per contribuire alla soluzione di questioni controverse che si rivela promettente ed ha gia' dato buoni risultati in vari paesi. Questo metodo consiste nell' organizzazione di "conferenze di consenso", cioe' incontri faccia a faccia tra esperti e cittadini di provenienza svariata, con lo scopo di mettere a fuoco quali siano le principali domande e problemi che la societa' civile ritiene debbano essere affrontati. 

Rischi e timori. Le modificazioni genetiche in agricoltura permettono di risparmiare tempo e denaro, e sono senza dubbio una fonte di elevati profitti per il settore biotecnologico, ma non sono prive di rischi e di conseguenze che vanno attentamente valutate e viste nel contesto del modello di agricoltura in cui la tecnologia e' nata. I potenziali rischi piu' diretti per ambiente e salute, derivano dal fatto che la genetica molecolare e' una scienza relativamente nuova [link 1] In cosa differisce l'ingegneria genetica dalle forme tradizionali di coltura selettiva, ibridazione, incrocio fra specie non affini e trasferimento orizzontale di geni [link 1 bis]

Ambiente. I possibili rischi ambientali riguardano principalmente l'inquinamento genetico, la possibile comparsa di organismi invasivi, il rischio di alterazione dei rapporti pianta-parassita l'alterazione delle comunità del suolo e, non ultimo, il rischio di una ulteriore semplificazione di agroecosistemi, con diminuzione della biodiversità, a causa dell'uso massiccio di erbicidi. Secondo gli ecologi non vi sono sufficienti conoscenze al momento per dire se questi timori potranno tradursi in realtà. E' necessaria però un attenta valutazione caso per caso 

Alimenti. Le preoccupazioni sono incentrate sulla possibilita' che i nuovi cibi causino allergie e/o intossicazioni e che il loro consumo aumenti il numero di batteri patogeni resistenti agli antibiotici. Secondo i critici i test non sono adeguati a stabilire la sicurezza di questi cibi. In tema di alimenti il principio di equivalenza sostanziale e' spesso usato dalla US FDA nel processo di autorizzazione del commercio dei cibi transgenici. Questo usa un limitato numero di variabili per paragonare i cibi transgenici a quelli 'tradizionali' e dichiara i primi equivalenti ai secondi se soddisfano questi limitati criteri. Seri dubbi sono stati espressi riguardo alla sua validita' [link 2 ] perche' usa criteri discutibili. Quel che e' piu' significativo, inoltre, e' che i dubbi non sono stati espressi solo da scienziati indipendenti, ma anche da quelli della stessa FDA. Cio' e' stato reso pubblico dalla Alliance for Biointegrity che e' venuta in possesso di memoriali interni che lo provano in modo inequivocabile [link 3] E' possibile leggere gli originali sul sito dell'associazione [http://www.bio-integrity.org]. Il fatto che il dibattito interno all' FDA sia stato fermamente soppresso e sia venuto a conoscenza del pubblico per vie traverse, non e' rassicurante. Nè lo è il fatto che molti citino le autorizzazioni FDA come fonte di garanzia della sicurezza dei cibi transgenici. Sono necessari quindi molta piu' chiarezza e rigore in materia di tests, ed e' perfino discutibile che esista, al momento, un metodo sicuro per prevedere quali sostanze siano capaci di provocare allergie. 

Biodiversita' e Protocollo di Cartagena. La regolamentazione internazionale di tali tecnologie al momento e' blanda, in parte perche' molti governi sembrano piu' preoccupati della crescita economica che le biotecnologie possono offrire, che della sicurezza di ambiente e consumatori. Per quanto rigurda la tutela della biodiversita' da eventuali rischi, l'introduzione del Protocollo di Cartagena rappresenta un importante passo avanti, che riconosce la legittimita' del Principio di Precauzione, ma lascia aperta la porta alla possibilita' che il WTO sanzioni governi che vogliano imporre restrizioni sulle importazioni di materiale transgenico Esso tuttavia riguarda solo l' importazione/esportazione di un ristretto numero di organismi modificati destinati all'introduzione nell'ambiente [link4] 

Alcune voci indipendenti La British Medical Association, ha formalmente invitato ad adottare il Principio di Precauzione,e ad operare una separazione di filiera, fino a che i timori di potenziali effetti nocivi non vengano fugati. [fonte:http://www.bma.org.uk/news/990517.html] 

English Nature (l'ente di protezione della natura inglese, che rappresenta anche gli altri enti del Regno Unito su queste questioni) ha chiesto il bando per almeno tre anni delle colture resistenti agli erbicidi. Dr Brian Johnson, suo consulente scientifico ha dichiarato nel gennaio del 1999: " Crediamo che l'uso comercilale di GMHT (piante modificate resistenti agli erbicidi) che si basa sull'applicazione di potenti erbicidi rendera' l'agricoltura ancora piu' intensiva, causando ancora piu' danni alle specie selvatiche agricole. Il Regno Unito ha sottoscritto impegni internazionali per il mantenimento delle specie selvatiche a livelli sostenibili, dunque urge risolvere problemi legati all' agricoltura intensiva, anziche' aggravare questi problemi con l'uso di colture GMHT." 

La Union of Concerned Scientist, un associazione basata negli Stati Uniti, formata da scienziati che lavorano, in prevalenza, sia nella ricerca che in enti governativi, e' da anni molto critica sull' uso che si intende fare delle tecnologie genetiche in agricoltura [http://www.ucsusa.org] 

Dubbi e incertezze sollevati da alcuni scienziati e gruppi di pressione, sono stati in parte riconosciuti anche da un recente rapporto della National Academy of Sciences negli Stati Uniti nelle sue raccomandazioni http://www.nap.edu/html/gmpp/ che ha riconosciuto la necessita' di ulteriori ricerche per valutare impatti in campo ambientale e alimentare, anche a lungo termine (link 4bis)

Di recente anche la FAO e' intervenuta nel dibattito su costi e benefici delle biotecnologie in agricoltura, con una dichiarazone ufficiale che evidenzia la presenza di possibili benefici, ma invita anche a valutare attenatamente i rischi (link 5). 

La pressione sul settore biotecnologico sta dunque crescendo, anche grazie all' un' opinione pubblica e ad una parte del mondo scientifico. (link 5.0)

Effetti nel Terzo Mondo. Le preoccupazioni fin qui esposte sono solo da "ecologisti con la pancia piena", come ha sostenuto di recente Norman Borlaug, uno dei padri della 'rivoluzione verde' in agricoltura? Innanzitutto, come si e' visto i rischi e I timori esposti sopra sono stati espressi anche da scienziati che lavorano in universita' enti governativi e istituzioni internazionali. Cio' basterebbe a refutare l'accusa di 'ecologismo'. Che dire poi della 'pancia piena?' Un argomento spesso portato a sostegno delle modificazioni genetiche in agricoltura e' che queste sono indispensabili a sfamare il mondo e specialmente il terzo mondo. Nel presente contesto, questa e' un' esagerazione. L' attuale ricerca, improntata a fini commerciali e piu' concentrata su prodotti che soddifano i mercati del primo mondo, piuttosto che le esigenze dei paesi del terzo mondo. Anche in questo caso, un esame dei documenti FAO puo' essere profiquo. Secondo gli esperti FAO sulla sicurezza alimentare, e secondo il suo direttore generale, il mondo produce gia' abbastanza cibo per sfamare i suoi abitanti. Questo non significa che un aumento delle rese in terreni marginali non possa in alcuni casi servire. Tuttavia, il recente rapporto FAO sulla sicurezza alimentare dice chiaramente che le cause prime della fame, in molti paesi, sono socio-economiche. Ecco l' introduzione del Direttore Generale della FAO al recente rapporto sulla sicurezza alimentare [link5bis] Questo e l'intero documento possono essere esaminati all' indirizzo http://www.fao.org/FOCUS/E/SOFI/for-e.htm 

Tutto cio' ha grande rilevanza e spiega l'opposizione di alcuni settori della societa' civile all' introduzione di queste tecnologie per ragioni sociali. Poiche' le tecnologie proposte, in combinazione con i mecanismi di brevetto delle sementi, possono avere serie conseguenze socio economiche nei paesi in via di sviluppo, e' probabile che in molti casi esse contribuiscano ad aggravare, anziche' a risolvere il problema della sicurezza alimentare [link 6].. In generale, e' dunque molto improbabile che la promessa tecnologica di sfamare il mondo, nell'attuale contesto, venga mantenuta. 

L'introduzione di biotecnologie di proprieta' di grandi compagnie, avra' come conseguenza l' accentramento della produzione nella mani di agricoltori piu' ricchi e la dipendenza della sicurezza alimentare di molti paesi dalle esporatzioni di pacchetti tecnologici semente-sostanza chimica. [link 7] 

Grazie alla normativa internazionale sulla proprieta' intellettuale (TRIPS), esiste la concreta possibilita' che un crescente numero di agricoltori diventi dipendente dalla tecnologia offerta e posseduta in esclusiva da poche compagnie. Industrie biotecnologiche possono anche appropriarsi di varieta' tradizionali adattate ad un certo ambiente inserendovi qualche nuovo gene e brevettandole come nuovi organismi. Anche ammettendo una qualche limitata forma di brevettabilita',come nel caso della produzione di nuove varieta' non transgeniche, appare ingiusto che le industrie si approprino di un processo di miglioramento e adattamento che e' solo culminato con l'aggiunta di qualche gene, ma che e' basato su processi di evoluzione naturale e miglioramento pre-esistenti. La brevettabilita' in questi casi appare molto discutibile. Piu' in generale meccansismi per compensare gli agricoltori e i paesi che hanno sviluppto una certa varieta' debbono essere messi a punto e il concetto di brevettabilita' ridiscusso, se si vuole trovare un compromesso accettabile tra esigenze di recuperare investimenti, e giustizia. Molte associazioni non governative chiedono il bando totale della brevettabilita' di materia vivente, per lo meno per i paesi in via di sviluppo visto il suo contrasto con la Convenzione sulla Biodiversita'. 

Terzo Mondo: possibili benefici? Ferma restando la assoluta necessita' di valutare i rischi con attenzione, lo scenario dei benefici sarebbe probabilmente diverso se la ricerca fosse orientata a rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo e se tali paesi potessero beneficiare liberamente dei suoi risultati. Questi obbiettivi possono essere perseguiti in modo efficace solo dalla ricerca pubblica. Questa e' ora quasi trascurabile se paragonata a quella privata. Per esempio la quantita' di denaro investita in ricerca tecnologica "not for profit" dalla Rockfeller Foundation attraverso istituti pubblici e' poco piu' di un millesimo del budget di ricerca (1.3 miliardi di dollari) della Monsanto. 

Idealmente, la messa a punto di piante modificate adatte a rispondere alle esigenze degli agricoltori del terzo mondo, potrebbe portare benefici se questa fosse esattamente mirata e se tale sviluppo coinvolgesse gli agricoltori stessi. Come nel caso analogo dei farmaci, pero', lo sviluppo di prodotti che allevierebbero problemi di sopravvivenza o sussistenza, ma che portano profitti scarsi, puo' essere condotto molto meglio dalla ricerca pubblica. Questo si applica anche a problemi ambientali. Per esempio e' stato fatto notare da Pimentel (Cornell University) che se si riuscisse ad allungare la vita delle piante di cereali da un anno a quattro-cinque anni, cio' ridurrebbe l'erosione dei suoli e migliorerebbe la conservazione di nutrienti e renderebbe l'agricoltura piu' sostenibile. Cio' tuttavia ridurrebbe i margini di profitto dell'industria biotecnologica. Pertanto e' importante non confondere generiche, e alquanto teoriche, affermazioni che le biotecnologie possano essere di gran benficio all'umanita' con lo specifico modello industriale che si va delineando, e che tende ad integrare tutti i paesi nel sistema agro-alimentare globale, modello da cui che le compagnie trarrebbero vantaggio, ma che ha conseguenze negative per la sostenibilita' ambientale e sociale dell'agricoltura stessa. In conclusione, coloro che parlano di ingegneria genetica per migliorare le condizioni del terzo mondo, ne parlano in astratto come se la ricerca pubblica fosse fiorente e non vi fossero possibili rischi, ma trascurando quello che sta per avvenire in realta'in quei paesi. 

Le principali ragioni per cui le colture transgeniche non sfameranno il mondo sono state riassunte da Miguel Altieri (University of California) [link8]. 

Possibili alternative. Un punto importante e' che la tecnologia transgenica viene quasi sempre valutata nel contesto del modello agro-chimico-industriale di agricoltura che vige in molto paesi. Per esempio, rispetto ad un sistema che richiede uso intenso di pesticidi, e' possibile che l'introduzione di piante resistenti ai loro parassiti e/o ad erbicidi, produca riduzioni, almeno temporanee, dell'uso di queste sostanze (i dati sono comunque controversi), anche se si puo prevedere, in pochi anni, l'evoluzione di organismi resistenti che rendono le modificazioni genetiche inutili. Sarebbe invece importante valutare anche le alternative, e cioe' lo sviluppo di un modello di agricoltura sostenibile, che richiede un riorientamento del sostegno pubblico e della ricerca. Il modello di agricoltura industrializzata, infatti, non e' sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Il suo avvento si e' realizzato nel dopo guerra anche grazie al contributo e alle pressioni dell'industria chimica che si sta ora riconvertendo in industria biotecnologica. Negli Usa questo modello ha prodotto un paesaggio agrario che somiglia molto ad una steppa ed un notevole aumento delle dimensioni delle aziende. Anche in Europa l'agricoltura del dopo guerra e' stata ed e' responsabile di notevole degrado paesaggistico ed ambientale. Tuttavia, la Politica Agricola Comunitaria ha agito in parte da scudo per i piccoli agricoltori, da un mercato sempre piu' globale, che altrimenti tenderebbe alla loro marginalizzazione, come sta accadendo in paesi in via di sviluppo. Una decisa riconversione Politica Agricola Comunitaria potrebbe contribuire al miglioramento della situazione, con abbandono del sostegno alla pura produzione, l'introduzione di sostegni all'agricoltura biologica e schemi di gestione ambientale, che vedano gli agricoltori come partners a gli aiutino a ritrasformare gli agro-ecosistemi in sistemi sostenibili. Un impulso alla ricerca su metodi ecologici per un agricoltura sostenibile e' un corollario essenziale. 

Ruolo della Societa' Civile e dell'Informazione 

A livello mondiale WTO, UE, e alcuni governi hanno messo in atto politiche volte ad imporre un quadro di legislazione e regolamentazione molto favorevole all'industria. In Europa e in Australia, cio' ha suscitato una notevole opposizione da parte della societa' civile. L'opposizione si e' poi diffusa anche negli Stati Uniti. Essenzialmente, potenziali rischi e conseguenze sociali da una parte, e la mancanza di una seria disponibilita' al dibattito dall'altra, hanno evidenziato la presenza di un deficit democratico nel valutare l'accettabilita dei rischi e nel prendere decisioni su importanti questioni strategiche. Questi fattori hanno determinato una flessione che l' industria biotecnologica non puo' trascurare [link 9]. E' probabile che la risposta sia un misto di operazioni di pubbliche relazioni, volte a tranquillizzare, e di pressioni in sede politica per una normativa favorevole. Queste possono essere contrastate se vi sara' un aperto confronto tra industria, scienziati, governi e societa civile. 

Tale confronto deve riguardare anche temi quali l'affidalità della ricerca sui possibili effetti degli OGM e i possibili conflitti di interesse tra gli obbiettivi degli scienziati GM e salute pubblica e ambiente (link 9bis)

Accettabilita' del rischio. L' evidenza scientifica , malgrado sia estremamente importante, e' solo una delle componenti la valutazione dell' accettabilita' del rischio. Gli scienziati possono comunicare fatti ed incertezza, ma non imporre valori etici. Questi debbono venire dalla societa'. Cercare di risolvere il dibattito con la pura scienza si ritorce contro i decisori perche' trascura il ruolo dei valori [link 10]. Si potra' dunque pervenire ad un consenso sociale riguardo alle tecnologie genetiche, solo quando tutta la societa' si sentira' consultata debitamente. Gli scienziati considerano, a ragione, la sperimentazione in campo il modo migliore per consentire conclusioni sensate su alcuni fatti specifici. Tuttavia, non e' affatto chiaro se la sperimentazione sia davvero in grado di testare alcune ipotesi che riguardano interi ecosistemi e scale temporali piuttosto lunghe. La sua accettabilita' poi, si basa su assunzioni di valori e cioe' che i rischi posti dalla sperimentazione stessa siano molto bassi e trascurabili se paragonati ai benefici che se ne potra' trarre. Non e' detto pero' che queste assunzioni siano considerate valide a priori da molti settori della societa' e che le modalita' di alcuni esperimenti garantiscano effettivamente un basso rischio di inquinamento genetico. Un dibattito aperto si impone. 

Partecipazione ai processi decisionali. Decisioni su questioni controverse, ove l'incertezza domini, dovrebbero essere prese coinvolgendo la societa' civile nel processo decisionale, con ampie consultazioni. Questo principio e' riconosciuto anche da Agenda 21 e si sta affermando in sede internazionale. L' UNEP, ad esempio, si appresta ad implementare un programma di promozione dell' accesso all' informazione e alla giustizia in materia ambientale, nonche' di partecipazione pubblica ai processi di decisione. Campagne di 'informazione' che abbiano lo scopo di persuadere i cittadini della correttezza di decisioni che, nei fatti, siano gia state prese, vanno nella direzione opposta a questa tendenza. 

Conferenze del Consenso. Un' altrenativa che si e' rivelata praticabile e' il confronto ponderato tra un gruppo di cittadini ed un gruppo di esperti durante incontri di qualche giorno organizzati allo scopo di arrivare a raccomandazioni che influenzino la linea di condotta dei decisori. Questi incontri non hanno la forma di lezione in cui il pubblico e' piu' o meno passivo ma di confronto aperto. Conferenze del consenso sugli OGM sono state organizzate in diversi paesi e hanno prodotto risultati e raccomandazioni pratiche. Per approfondire questo argomento fai click qui [link11] 


DOCUMENTO DELLA SEGRETERIA FLAI-CGIL EMILIA ROMAGNA 
SULLE BIOTECNOLOGIE
Per saperne di più

Le modalità con le quali alcune multinazionali, supportate da propri centri di ricerca o da istituzioni pubbliche compiacenti, hanno introdotto le biotecnologie nel settore agro-alimentare impongono una seria riflessione sui termini effettivi del dibattito in corso sugli organismi geneticamente modificati.

E' in atto una strategia di innovazione tecnologica in campo agro-alimentare che, al di là di ogni possibile controllo dei governi democraticamente eletti, punta a colonizzare, con lo strumento delle biotecnologie, interi comparti di produzione agricola dei paesi in via di sviluppo. 

La diffusione di queste tecnologie, invece di favorire lo sviluppo di questi paesi con il pieno utilizzo delle risorse locali, tramite la fornitura di sementi OGM, ha creato o sta creando nuove dipendenze e gravi rischi di impatti ambientali sulla "biodiversità" che è una delle ricchezze fondamentali dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo. 
Le biotecnologie non servono a combattere la fame nel mondo, anzi rischiano di mettere in ginocchio le produzioni e le colture tradizionali dei paesi più poveri aumentando la sperequazione delle risorse che per l’80% sono possedute dal 20% della popolazione.

Si profila la possibilità di una marcata supremazia di alcuni grandi gruppi a scapito di un settore economico primario come l'agricoltura e il sistema alimentare nel suo complesso, con il fine di produrre profitti senza alcuna responsabilità in ordine agli impatti su sistemi ecologici, economici, etico-morali, antropologici, sanitari, determinando inoltre un salto di qualità in negativo per quanto attiene alla  standardizzazione ed omologazione dei processi produttivi, con ricadute deleterie sulla qualità del lavoro. 
L'introduzione delle biotecnologie in agricoltura, per le specifiche caratteristiche del settore, avrà inoltre un effetto di pervasività sull'intero assetto sociale, incidendo sulle caratteristiche strutturali del modello di sviluppo nel suo complesso. 
Crediamo che in un settore come quello delle biotecnologie la ricerca debba procedere secondo il "principio di precauzione", poiché è attualmente molto difficile, se non impossibile, prevedere le innumerevoli variabili degli effetti delle modificazioni e delle ricadute sull'ambiente e sulla salute umana, medio-lungo termine. I dati ad oggi disponibili sui  rischi sanitari per la specie umana  evidenziano il pericolo dell'abbassamento delle difese immunitarie, allergie e intossicazioni non previste, e questo solo per il breve periodo. 

E' per questo che abbiamo giudicato estremamente grave la posizione assunta dalla Commissione Europea, di cui è Presidente Romano Prodi, in merito alla moratoria sull’utilizzo degli OGM (organismi geneticamente modificati) nel settore agroalimentare. Come d'altra parte riteniamo ormai insostenibili il ritardo e l’improvvisazione con cui il Governo italiano ha affrontato il tema della sicurezza alimentare e il silenzio del Presidente del Consiglio su un settore così centrale per lo sviluppo economico e sociale del Paese quale quello agroalimentare.

I vincoli della moratoria, basati proprio sul principio di precauzione, e le regole che riguardano l'informazione ai consumatori e ai cittadini non sono un elemento di freno alla ricerca, ma possono diventare uno stimolo alla sua qualificazione.
Abbiamo appreso, a spese di tutti, che l'applicazione acritica delle conoscenze derivanti dalle ricerche scientifiche, può produrre disastri irreversibili. Non è quindi possibile prescindere dalla valutazione del rapporto che esiste, anche in questo campo, tra la ricerca di base e il suo trasferimento nei processi produttivi. 
E' necessario invece che prima di utilizzare su scala di massa i risultati delle ricerche scientifiche, si tenga conto del rapporto tra democrazia e valutazione trasparente degli impatti sociali, economici e ambientali derivanti dalla diffusione degli OGM in campo agroalimentare.

Solo in questo quadro può essere definito lo sviluppo di una società che valorizza anche il senso etico della ricerca scientifica, controllata e sperimentata sulla base del  “principio di precauzione”. Non si può invece dare spazio a qualsiasi deregolamentazione in un settore strategico per la vita delle popolazioni.

Il vero problema che abbiamo di fronte è l’alta qualità e non la quantità dei prodotti agro-alimentari, e si tratta quindi di impostare una politica della sicurezza e della rintracciabilità degli alimenti, dei mangimi e dei loro ingredienti. 
Ciò è tanto più vero in una regione come l'Emilia Romagna, il cui mercato di riferimento è quello europeo, con standard di consumo attinenti alla qualità piuttosto che alla quantità. Non è un caso che i contrasti siano relativi al mercato europeo, il più importante del mondo. In un processo di globalizzazione deregolamentato, le società multinazionali proprietarie del 91% del mercato delle sementi e dei mangimi (con un profitto di 60.000 miliardi annui) vogliono entrare in Europa prescindendo da qualsiasi regola di controllo sulla sicurezza alimentare.

Questo disegno deve essere contrastato rendendo l'azione dei governi omogenea all’obiettivo dell’alta qualità già affermato dal Libro Bianco sulla sicurezza alimentare illustrato dalla Commissione Europea il 12 gennaio 2000, per pervenire ad un settore agroalimentare moderno, tecnologicamente avanzato, nel quale sia centrale la qualità delle produzioni, la difesa dell’ambiente, il ruolo degli agricoltori, delle aziende alimentari e dei lavoratori.

La sicurezza alimentare deve essere la priorità assoluta: la sicurezza riguarda, infatti, in primo luogo la salute dei consumatori, ma può anche, per il nostro paese soprattutto,  rappresentare un importante elemento di convenienza economica. 
Garantire effettivi standard di sicurezza significa sciogliere i troppi interrogativi ancora senza risposta nel campo della sperimentazione biotecnologica, soprattutto in quello della diffusione delle biotecnologie nella produzione alimentare. A nostro parere non può che esserci una fermezza assoluta nell'interdire la sperimentazione di colture transgeniche in pieno campo, che permette la diffusione non controllata di ogm, tramite impollinazione e rappresenta un ulteriore e difficilmente controllabile rischio di contaminazione dei terreni.
 

Siamo invece convinti che vada rafforzato un modello di produzione basato sui prodotti tipici italiani, che colleghi alla sicurezza, la qualità e la specificità della produzione alimentare, qualità che può essere perseguita solo in un rapporto stretto tra ambiente, territorio e tradizione, intesa in termini di trasferimento di conoscenze, competenze e procedure. A questo proposito è da condividere la posizione espressa dal ministro delle Politiche agricole, che individua nella sicurezza, nella qualità e nella specificità che caratterizzano le nostre produzioni, anche un modo per rafforzare il 'made in Italy' e per renderlo competitivo nel mercato agroalimentare globale: il problema della sicurezza è dunque strettamente collegato anche ad un problema di convenienza.

Si pone un problema di certificazione dell'innovazione biotecnologica e dei suoi effetti, che riguarda esclusivamente la ricerca e che non deve implicare in alcun modo la diffusione delle biotecnologie nelle produzioni alimentari, almeno fino a quando non saranno stati fatti tutti gli accertamenti necessari a garantire la sicurezza alimentare. In ogni caso, una volta fatta questa scelta di campo e avendo chiarito che questo è il problema prioritario, esiste anche un problema di informazione: è indispensabile e urgente risolvere in modo corretto il nodo rappresentato dall'etichettatura, che deve essere chiara e completa, mentre attualmente sono omesse le informazioni sui contenuti di OGM. 

Da questo punto di vista bisogna dire che la direttiva europea approvata dalla Comunità non offre ancora standard di chiarezza e di sicurezza sufficienti e individua norme che danno adito a versioni molto blande e, quindi, inadeguate: è, ad esempio, a dir poco singolare che nella direttiva si preveda di attribuire una percentuale (una sorta di soglia) alle produzioni realizzate attraverso le biotecnologie. I casi sono due: se le biotecnologie fossero sicure, il problema di una soglia non avrebbe alcun senso; ma poiché questa sicurezza non c'è, certamente la "soglia" non può essere considerata una garanzia di sicurezza: sotto questo aspetto la debolezza della direttiva europea è evidente e lascia aperto il problema fondamentale dell'informazione ai consumatori, che va affrontato scegliendo l'obbligo ad una etichettatura corretta e completa. 

In sintesi chiediamo che il Governo renda effettiva, anche rivedendo le autorizzazioni già concesse, la moratoria della sperimentazione in pieno campo e dell’immissione in commercio di sementi geneticamente modificate e di animali transgenici.
Chiediamo inoltre al Governo e alle istituzioni competenti di promuovere, relativamente al settore delle biotecnologie, indagini conoscitive sulla qualità della formazione scolastica e accademica, sulla percezione collettiva del rischio e sull’idoneità delle strutture preposte al controllo delle nuove tecnologie.

Ci riconosciamo quindi nella piattaforma presentata dalle associazioni non governative al convegno di Genova: 
1) il pieno rispetto dei diritti fondamentali alla salute, all’ambiente integro e all’informazione per il bene comune;
2) la piena applicazione del principio di precauzione con bando del libero uso e rilascio nell’ambiente di OGM sino a quando siano state studiate in modo approfondito le interazioni ecologiche e adeguate misure di salvaguardia;
3) una valutazione dell’impatto ambientale che contempli la valutazione delle ricadute sull’agricoltura e sugli habitat naturali e seminaturali dell’introduzione di organismi geneticamente modificati;
4) l’aumento degli stanziamenti pubblici nel settore della ricerca pubblica di base e applicata per una scienza meno al servizio dei privati e più rispondente all’interesse collettivo;
5) una chiara etichettatura dei prodotti e la costituzione di un Osservatorio indipendente sulla commercializzazione dei prodotti;
6) le definizioni di norme di legge chiare, frutto di un dibattito pubblico e di una procedura partecipativa che coinvolga anche le organizzazioni non governative;
7) l’individuazione da parte dell’Unione Europea e dei singoli paesi di misure concrete di sostegno economico e di promozione dell’agricoltura biologica  e dei prodotti tipici, facenti parte della cultura materiale dei popoli;
8) il riconoscimento in ambito internazionale del divieto di qualsiasi forma di brevetto delle forme di vita esistenti e di loro parti quali patrimonio comune dell’umanità.
   

Bologna, 14 settembre 2000



 

link su O.G.M. e Biotecnologie

GOVERNI E ISTITUZIONI

OCSE (Org. Sviluppo e Cooperazione Economica) 
Il sito fornisce informazioni sulle regolamentazioni in campo biotecnologico negli Stati membri dell'OCSE 
Biosafety Information Network & Advisory Services 
Il sito fornisce informazioni ricavate attraverso una rete informatica di punti di contatto designati dalle Autorità nazionali 
Biotechnology Information Center (BIC)
Il sito fornisce informazioni derivanti dalla National Agricultural Library del Dipartimento dell'Agricoltura degli USA. 
Information Systems for Biotechnology (ISB) 
Il sito fornisce informazioni riguardanti le ricerche biotecnologiche in campo agricolo e ambientale, lo sviluppo di prodotti, le normative e la biosicurezza. 
Istituto superiore di sanità 
Il sito fornisce, tra l'altro, informazioni su attività e ricerche connesse con le biotecnologie. 
Canadian Food Inspection Agency 
Il sito fornisce informazioni sulla normativa ed i sistemi adottati in Canada per la salvaguardia della salute dei cittadini e la protezione dell'ambiente naturale. 
Int. Center for Genetic Engineering and Biotech. 
Il sito fornisce informazione sulle ricerche nei campi delle biotecnologie e dell'ingegneria genetica 
Joint Research Centre (Europea Commission) - Ispra 
Il sito fornisce informazioni sulle notifiche di piante transgeniche nell'Unione Europea. 
Euregenethy 
Il sito fornisce informazioni sugli aspetti regolatori e di sicurezza nel campo della terapia genica. 
Commissione U.E. D.G.XXIV (Politica Consumatori)
Il sito fornisce informazioni sui pareri emessi da diversi comitati scientifici a tutela della salute dei consumatori 
Ministero dell'università e della ric. scientifica 
Il sito fornisce informazioni sulle attività del Ministero in diversi campi, tra i quali quelli connessi con le biotecnologie 
Ministero delle politiche agricole
Il sito fornisce informazioni sulle attività del ministero delle politiche agricole. 
Nature Biotechnology 
Il sito fornisce informazioni su analisi e rapporti sulle ricerche svolte dalle aziende, utilizzando nuove tecnologie, in ambito farmaceutico, chimico,agricolo, veterinario, ambientale, o per i prodotti naturali. 
European Food Information Council 
Il sito fornisce informazioni sui temi legati all'alimentazione, in particolare su nutrizione, sicurezza e biotecnologie applicate agli alimenti. 
Canadian Institute of Biotechnology 
Il sito fornisce informazioni in materia di biotecnologie e di trasferimento di nuove tecnologie avvalendosi di un network comprendente associazioni professionali, industriali, università, centri di ricerca e gruppi regionali. 
Dept. of the Env., Transp. and Regions - UK 
Vengono riportate informazioni relative all'attività dell'"Advisory Committee on Releases to the Environment" 
Food and Drug Administration - USA 
Vengono riportate le attività della FDA in vari campi, tra i qualli quello relativo alle biotecnologie. 
AgBioForum Magazine 
Il sito fornisce informazioni su articoli relativi a nuovi approcci decisionali ritenuti socialmente ed economicamente validi in materia scientifica, di politica pubblica e di strategie private riguardanti le biotecnologie agro-alimentari 
AgBios - Agriculture & Biotechnology Strategies 
Il sito fornisce informazioni su expertise scientifici e regolatori nella valutazione del rischio ambientale, nella gestione integrata dei pesticidi e nelle applicazioni biotecnologiche in campo agro-alimentare. 
AgBiotechNet 
Il sito fornisce informazioni per i ricercatori e per coloro che sono coinvolti nelle gestione regolatoria in materia di biotecnologia e biosicurezza 
AGCare 
Il sito fornisce informazioni ai consumatori, agli agricoltori ed ai ricercatori in merito all'impatto delle biotecnologie in campo agro-alimentare in Canada. 
Agri-Food Risk Management & Communication 
Il sito fornisce informazioni utili a coloro che sono coinvolti in attività di analisi del rischio, nella attuazione di misure per la gestione del rischio e nell'attuazione di misure per la corretta informazione sul rischio. 
Biosafety Information Network and Advisory Service 
Il sito fornisce informazioni sull'evoluzione delle attività regolatorie in materia di biotecnologie; rappresenta un servizio fornito dall'UNIDO (United Nations Industrial Development Organization). 
Biosafety information System 
Il sito fornisce informazioni su vari aspetti della problematica relativa alla biosicurezza in campo biotecnologico 
Bio-Tec Infonet 
Il sito fornisce informazioni sulle novità pubblicate in rapporti tecnici, riviste, giornali e su Internet in materia di biotecnologie. 
Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotec 
Il sito fornisce informazioni sulle attività del Comitato e del Gruppo di valutazione dei rischio biologici. 

MOVIMENTI E

ASSOCIAZIONI

www.rfb.it
dove si trovano leggi in materia e  anche la proposta per far deliberare al proprio comune di diventare antitransgenico 

www.greenpeace.it
con una serie di documenti 

www.tebio.org
è il sito al quale far pervenire le adesioni e dove si trova il documento che fa da base ideale per tutte le associazioni che combattono contro il transgenico 

www.amab.it 
è il sito dell’Associazione Mediterranea per l’agricoltura biologica che è partner del WWF per questa materia. 

www.biodiv.org 
per la Convenzione Sulla biodiversità 

www.unep.org
Sito delle convenzioni internazionali sull’ambiente 

www.panda.org  e www.wwf.it
Siti del WWF Internazionale e del WWF Italia 

http://www.antivivisezione.it/index.html  E' il sito del Comitato Scientifico Antivivisezionista manipolazioni genetiche.

Panna 
 Pesticide Action Network North America 

Genetics Action
L'elenco più completo di organizzazioni nel mondo contro gli OGM
 
 
 
 
 

 

L'INFORMAZIONE

CARTAGENA PROTOCOL
ON BIOSAFETY TO THE CONVENTION ON BIOLOGICAL DIVERSITY 

CONFERENCE OF THE PARTIES TO 
THE CONVENTION ON BIOLOGICAL DIVERSITY
First extraordinary meeting
Cartagena, 22-24 February 1999, and Montreal, 24-29 January 2000 

Dossier de IL SOLE 24 ORE
sulle biotecnologie. 

Yahoo.com 
sulle proteste contro i cibi transgenici 

BBC
le news sugli Ogm 

CNN
le news sugli Ogm 

Tutto sugli ogm
dal sito della Campagna per la Sicurezza Alimentare 
 
 

 

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http://www.ambientediritto.it
http://www.tebio.org
http://www.sanita.it/