Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
 
Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 
 
Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

IN CRISTO ABITA CORPORALMENTE
TUTTA LA PIENEZZA DELLA DIVINITA'












COLOSSESI 2,9





 

IN CRISTO ABITA CORPORALMENTE TUTTA LA PIENEZZA DELLA DIVINITÀ (COLOSSESI 2,9)
 
Community
 
Aggiungi lista preferiti Aggiungi lista nera Invia ad un amico
------------------
Crea
Profilo
Blog
Video
Sito
Foto
Amici
   
 
 

 

 

oti en autw katoikei pan to plhrwma ths qeothtoς swmatikwς

perché  in Lui      abita     tutta la    pienezza   della divinità    corporalmente

 

 

 

In Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Colossesi 2,9), perché in lui tutta la pienezza si compiacque di abitare (Colossesi 1,19). Egli è infatti l'immagine nella carne dell'invisibile Iddio (Colossesi 1,15), l'irradiazione della gloria del Padre e l'impronta nella carne della sostanza divina (Ebrei 1,3). Dio Padre ha poi predestinato il figlio ad essere primogenito di molti fratelli ed i cristiani ad essere conformi all'immagine del Figlio suo (Romani 8,29).

 

Grazie a Cristo a tutti i credenti viene prospettata la possibilità di essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio (Efesini 3,20), di essere partecipi della natura divina (2 Pietro 1,4) e di essere simili a Dio (1 Giovanni 3,2).

 

La traduzione letterale di qeothtoς  (theotetos) è Divinità. Theotetos è infatti la forma genitiva di qeothς (Theotes) che vuol dire Divinità e deriva dal sostantivo qeoς (Theos) cioè Dio. Per qualità divina il greco usa qeιothς (theiotes) il cui genitivo è qeιothtoς  (theiotetos) che deriva dall'aggettivo qeιoς (theios) cioè divino[1].

 

Tra natura divina e qualità divina esiste evidentemente qualche differenza, differenza che non dovrebbe essere trascurata soprattutto da coloro che criticano duramente la traduzione di Filippesi 2,6 (che, in molte bibbie moderne, ha sostituito la "forma di Dio" con la "natura divina")[2]. La natura è l'essenza e la sostanza, mentre per qualità si intendono gli attributi, le forme esteriori e le apparenze.

      

    



[1] Si noti che il greco ha il sostantivo θεος (Theos) per Dio e l' aggettivo θειος (theios) per divino. Per la grammatica greca l'articolo non è necessario per definire l'unico Dio (θεος= ο θεος) come mostrano chiaramente alcuni versetti (Giovanni 1,12; Giovanni 1,18; Romani 8,33 e 2 Corinzi 1,3). L'articolo è invece indispensabile  davanti a θειος  per trasformare l'aggettivo "divino" nella forma sostantivata "la divinità". A tal proposito vedasi ad esempio 2 Pietro 1,3 e 1,4 dove θειος corrisponde all'aggettivo "divino" e Atti 17,29 dove το θειον corrisponde alla forma sostantivata "la divinità". Evidentemente il fatto che sia possibile sostantivare l'aggettivo θειος (divino) aggiungendo l'articolo non dimostra l'inverso, cioè che sia possibile aggettivare il sostantivo θεος (Dio) togliendo l'articolo.

 

[2]  Per la verità, nel Nuovo Testamento, il termine μορφή (morfé), cioè forma, è usato solo due volte (Filippesi 2,6 e Marco 16,12), mentre nell'Antico Testamento compare varie volte nella Settanta (ad esempio: Giudici 8,18; Giobbe 4,16; Isaia 44,13; Daniele 3,19). Il senso è "aspetto, portamento, aspetto esteriore, espressione, apparenza, forma, forma visibile". Si noti che secondo moltissimi esegeti Filippesi 2,6 usa μορφή (morfé) in senso di natura, anche se per natura o essenza ci si sarebbero aspettati i termini greci ουσια (ousia) o φυσισ (fusis). Il fatto che μορφή non indichi solo la forma esteriore ma anche la sostanza è comunque confermato proprio da Colossesi 2,9 (in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità). In alcuni classici greci poi il termine μορφή è poi talvolta usato anche nel senso di "natura o essenza" e può talora significare anche "bellezza, splendore e leggiadria". Hanno interpretato il termine "morfé" come "sostanza o natura" anche alcuni Padri greci come Basilio, Gregorio di Nissa, Cirillo Alessandrino, Giovanni Crisostomo e Giovanni Damasceno.