Dopo la raccolta, gli esemplari devono essere puliti, a meno che non li si voglia conservare (come può essere utile in alcuni casi) immergendoli in alcool 70°. Per i bivalvi l’operazione è relativamente semplice: si aprono delicatamente le valve infilando un coltello o uno spillo robusto tra esse e si rompono i muscoli adduttori disposti uno anteriormente e l’altro posteriormente, vicino alla cerniera. L’operazione va fatta con attenzione e in modo tale da non rompere i margini delle valve, né il legamento che le unisce. Fatto questo si eliminino attentamente le parti molli, si lavi con acqua la conchiglia e la si lasci asciugare a valve chiuse. Per i gasteropodi è necessaria un po’ di esperienza in più. Quando l’opercolo occlude completamente l’apertura si può aspettare, se il mollusco è ancora vivo, che esca, per infilare, subito dietro l’opercolo, un oggetto appuntito su cui far leva quando l’animale sarà morto. Alternativamente si può immergere la conchiglia in alcool, lasciarla per qualche giorno e provare a sollevare l’opercolo, oppure si può cercare di far morire il mollusco in estensione, aggiungendo gradualmente acqua dolce o alcool nell’acqua di mare in cui l’animale è immerso, o dopo la morte si può provare a congelare e scongelare ripetutamente il mollusco, per far rilasciare i tessuti. Nessuno di questi metodi però, funziona sempre. Successivamente si tenta di far uscire il mollusco prendendolo per un lembo del piede con un paio di pinze o una molla o un oggetto ricurvo e tirandolo delicatamente, facendo attenzione a non lacerarlo. È un operazione difficile e poco piacevole; nel caso non riesca, perché il mollusco è ritirato troppo in profondità o perché parte del corpo è rimasta all’interno, si cercherà di far affiorare qualcosa spruzzando un forte getto d’acqua nell’apertura. Se rimangono comunque dei resti, può essere utile versare nell’apertura un po’ di acqua ossigenata e lasciarla agire. Dopo la pulizia interna è bene lavare l’esterno con acqua fredda e sapone neutro. Nelle conchiglie in cui è presente il periostraco (un sottile strato chitinoso che le riveste e protegge), è consigliabile non rimuoverlo, specie per il primo esemplare presente in collezione. Ma poiché spesso esso ricopre totalmente i colori si può preferire decorticare le conchiglie, per motivi estetici. Conviene quindi tenere in collezione un esemplare col periostraco e uno decorticato (per eliminare il periostraco si può immergere la conchiglia in un po’ di candeggina). È buona norma passare un sottile velo di olio di mandorle o ai siliconi sulla superficie di ogni esemplare prima di metterlo in collezione, per ridare brillantezza ai colori e per proteggerlo dalla disidratazione. L’opercolo infine va attentamente pulito e incollato (con una colla idrosolubile) su un pezzetto di cotone e inserito nella conchiglia in posizione anatomica. Le conchiglie, una volta pescate e pulite (a meno che non le si abbia comprate), devono essere catalogate e classificate con ordine. Ogni conchiglia deve avere un cartellino che deve riportare, oltre al nome scientifico della specie (completo di famiglia, genere, specie, eventuali sottospecie e varietà, nome dell’autore e anno di pubblicazione) i dati riguardanti il ritrovamento (paese, località, substrato, profondità, marea, metodo di raccolta e data). Per quel che riguarda la suddivisione in famiglie e soprattutto l’identificazione della specie, è necessario sapere che non si tratta di un’operazione semplice, ma che anzi richiede esperienza, testi specializzati o l’aiuto di esperti. Questo sito si propone anche di essere d’aiuto in tal senso. E’ invece indispensabile scrivere subito i dati riguardanti il ritrovamento, senza affidarsi alla memoria, perché la loro mancanza può pregiudicare il valore della collezione. Si può sostituire il cartellino con un numero che rimandi ad un registro, cartaceo o elettronico, sul quale si potranno inserire anche più dati. Il metodo utilizzato più frequentemente, e che è probabilmente il migliore consiste nel sistemare le conchiglie in scatolette di plastica o cartone chiuse, meglio col coperchio trasparente (ne esistono di tutti i tipi, divise in compartimenti o addirittura provviste di lente di ingrandimento), magari col fondo foderato da cotone o spugna, e disposte in cassettiere di legno o metallo. E’ sconsigliabile sistemare le conchiglie in vetrine, perché esse sono sensibili alla luce e col tempo tendono a scolorirsi. Per tutelare sia l’aspetto estetico che quello scientifico è quindi una buona idea tenere la gran parte della collezione in cassetti, esponendo in vetrine gli esemplari migliori a rotazione, ciascuno per poco tempo. Le conchiglie devono essere riposte in luoghi freschi e asciutti e devono essere protette dalla polvere, le vetrine non devono ricevere la luce solare, e per meno tempo possibile quella artificiale. Attenzione inoltre alle muffe che possono danneggiare alcune parti più delicate, ai cassetti di legno che possono essere fatti con colle o legni che emanano vapori o sostanze pericolose per le conchiglie.

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