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 Le vampire nude
 I fumetti porno-horror italiani anni ’70-80

jacula
La ragazza si era inginocchiata, si era protesa su di me, e mi divorava soltanto a guardarmi. C’era una manifesta voluttà che era insieme elettrizzante e ripulsiva, e mentre piegava il collo si leccava le labbra proprio come un animale, e al chiarore della luna ho potuto veder scintillare le labbra umide e scarlatte, e la lingua rossa lambire i denti bianchi e appuntiti... Poi si è fermata e ho potuto udire il risucchio della lingua che leccava i denti e le labbra, e ho potuto sentire il fiato caldo sul collo... poi ho percepito il tocco morbido e fremente delle labbra sulla pelle sensibilissima della gola, e la pressione dura di due denti aguzzi che sfiorano appena e si arrestano. Ho chiuso gli occhi in un’estasi di languore, e ho atteso, atteso col cuore che mi batteva forte.
Bram Stoker, Dracula

Nei classici della letteratura l’immagine del vampiro di sesso femminile è caratterizzata da una particolare audacia per quanto riguarda la sfera erotica e andando indietro nei secoli le testimonianze della sete, non solo di sangue, di queste creature sono innumerevoli: fin dall’antichità uomini “puri” sono stati insidiati da avvenenti fanciulle che li lasciavano privi d’ogni vitalità dopo un mostruoso amplesso. Per fare solo un esempio nelle Metamorfosi d’Apuleio leggiamo:

...presi alloggi presso un’ostessa, una certa Meroe. Era costei una donna anziana ma assai piacente, sicché le raccontai i casi delle mie lunghe peregrinazioni, gli affannosi pericoli del ritorno, la miseria in cui mi trovavo per la rapina subìta, ed ella da principio mi trattò con molta gentilezza, mi offerse gratis una cena generosa, poi, solleticata da un molesto prurito, mi tirò nel suo letto. Fu questa la mia rovina!

Altro esempio compare nella Vita di Apollonio di Tiana:

Allora lo spirito immondo finse di piangere, supplicando di far cessare i tormenti che l’avrebbero costretto a rivelare la sua vera natura. Ma Apollonio insisté finché quello non confessò di essere un Vampiro che aveva invischiato Menippo coi piaceri del sesso per poterne poi divorare il corpo. Infatti, per nutrirsi, lei sceglieva sempre i giovani belli e forti, perché hanno il sangue assai fresco.

Di queste Narrazioni hanno fatto tesoro i più famosi poeti romantici come Keats, Coleridge, Shelley e Blake e i decadenti come Charles Baudelaire che hanno dedicato versi a queste implacabili dame.
Senza scomodare troppo Lilith e l’evoluzione del suo mito nel corso della storia, basta considerare che le donne che nei confronti della sessualità non avevano un atteggiamento propriamente casto hanno sempre inquietato gli uomini. Relegate nella sfera delle creature notturne e in qualche modo legate al Maligno, imprigionate nelle parole di testi più o meno pregevoli, continuano comunque a sedurre ma, allo stesso tempo, sono tenute sotto controllo, e relegate alla sfera dell’immaginario fungono da monito e da spauracchio.
Il motto delle femministe “TREMATE TREMATE, LE STREGHE SON TORNATE” non era certo scelto a caso: le streghe del Medioevo erano famose anche per la loro licenziosità, e queste ragazze della fine degli anni Sessanta rivendicavano, insieme alla parità di diritti, le leggi sull’aborto e sul divorzio, dimostrando d’aver preso coscienza della separatezza tra piacere sessuale e riproduzione.
L’uomo non può che sentirsi minacciato da questa presa di coscienza da parte dell’altro sesso, da parte di una donna non più languida e docile, ma aggressiva e pericolosa; quindi è inevitabile che risorgano le immagini archetipiche della Strega e della Vampira, richiamando il loro tributo di sangue, e non solo.
In questo clima di mutazione sociale, l’editoria fumettistica s’impadronì presto di questo felice connubio fra horror ed erotismo e cominciò a stampare numerose testate nelle quali prosperose vampire, assetate di sangue e di sesso, erano protagoniste d’inquietanti avventure; anche la filmografia di quei tempi non ci andava leggera, erano gli anni di Jean Rollin, nei cui film le vampire erano impegnate in scene pornografiche e sadomasochiste, in ambientazioni caratteristiche della letteratura gotica.


JACULAjacula porno
Il primo fumetto di questa categoria è Jacula, pubblicato dalla casa editrice Ediperiodici, poi Edifumetto, dal 1969 fino al 1982 per un totale di 327 albi.
La protagonista è una vampira bionda e dalle forme generose che fu vampirizzata in Transilvania nel 1835. Attraverso un rituale magico può vivere anche di giorno ed è accompagnata in giro per il mondo da un amante, Carlo Verdier, che la salva anche da situazioni pericolose. Nelle sue storie troviamo topos e motivi ricorrenti dei classici della letteratura dell’orrore, ci si imbatterà in tutto il repertorio della teratologia (Frankestein, l’uomo invisibile ecc.), si incontreranno i discendenti di personaggi famosi quali il pronipote del Marchese De Sade e quello di Jilles De Rais; anche il Diavolo farà la sua comparsa. I disegni non appaiono di qualità eccelsa, anche perché la casa editrice aveva bisogno di moltissime pagine; sebbene Jacula appartenga alla categoria pornografica, i lettori contemporanei possono rimanere delusi dalla scarsa dovizia di particolari masturbatòri, le scene piccanti ci sono, ma hanno poco a che vedere con ciò che propone l’editoria d’oggi: quando l’atto sessuale non è nascosto da qualcosa, si vede ben poco e si limita a poche tavole per albo.
I riferimenti alla letteratura sono discretamente curati, vista la categoria cui i fumetti appartengono, in particolare quando Jacula è testimone dei miti di Cthulhu attinti da Lovecraft. Sebbene le atmosfere siano cupe, le storie contengono anche momenti umoristici non solo legati al sesso.
Da Jacula è stato tratto anche un film porno, d’altra parte gli spunti non mancavano...


zoraZORA LA VAMPIRA
Emula di Jacula, nel 1972 nasce Zora la vampira che, anche se il nome in sé non ha nulla di provocante, è altrettanto disinibita. Creata da Giuseppe Pederiali e disegnata da Balzano Biraghi, è stata pubblicata presso Edifumetto fino al 1985 in 235 albi, 100 ristampe e 12 speciali realizzati da autori diversi. La vicenda ha inizio a Londra nel 1859 quando il professor Pabst, di ritorno da un viaggio in Transilvania, porta con sé la salma di Dracula perfettamente conservata. La figlia del professore, come tutte le fanciulle dell’età vittoriana, mal sopporta il dovere della castità prematrimoniale e suo padre è divorato dal desiderio di possederla. Nella casa del professor Pabst, Dracula si risveglia e morde la fanciulla rendendola sua schiava. Zora si ribellerà a Dracula e si legherà ad un’altra vampira di nome Frau Murder, che è lesbica, condividendo con lei alcune avventure. Il diavolo sarà invocato spesso e dispenserà consigli e doni alle fanciulle, ovviamente in cambio di certi favori. Anche in Zora la mitologia vampirica è fedelmente rispettata (la vampira può vivere di giorno solo grazie ad una pozione magica donatale da uno scienziato), e non mancano citazioni e riferimenti alla letteratura gotica, oltre ad alcune testimonianze storiche su vicende diaboliche realmente accadute in alcuni paesi. Almeno nei primi albi si può dire che le scene erotiche sono discrete, col corso degli anni diventeranno più esplicite graficamente, degno di menzione il fatto che quando si eccita sessualmente le crescono i canini.
Anche da Zora è stato tratto un film, per la regia dei Manetti Bros., che però stavolta non ha niente di erotico, anzi, poco ha a che fare con il fumetto, se si esclude il nome.


sukiaSUKIA
Se Jacula aveva il volto di Patty Pravo, Zora Pabst quello di Catherine Deneuve (che negli anni ottanta sarà vampira nel film Miriam Si Sveglia a Mezzanotte), questa vampira assomiglia incredibilmente ad Ornella Muti (la quale, pare, non fu molto d’accordo), proviene da New York e si chiama Sukia... già il nome è tutto un programma. Alle sue storie si aggiunge la componente splatter oltre ai soliti topos gotici e anche l’umorismo prende ampio spazio. Questo è davvero un fumetto pornografico, non ci sono cosce che coprono gli attributi (fra l’altro di dimensioni esagerate, almeno quelli maschili sono da porto d’armi): d’altra parte siamo già nel 1977 quando Nicola del Principe la crea per la Edifumetto, e durerà fino al 1986 in circa 150 albi.


yra
YRA
Yra è la più giovane di queste pornovampire ed anche quella che ha avuto la vita più breve: nasce nel 1980, disegnata da Leone Frollo con le sceneggiature di Rubino Ventura, sempre per la Edifumetto. Più che un universo horror in questo caso si può parlare di Fantasy, in un medioevo popolato da streghe, orchi e nani, ovviamente pervertiti: infatti Yra diventerà vampira ad opera di una strega lesbica. Nel 1981 la serie fu sospesa, e ne uscirono solo 12 albi.


ALTRE COLLANE
Merita d’essere citata anche la serie Wallenstein, dove la protagonista era una creatura fatta di un impasto di carne viva, che si riproduceva trasudando pezzi di sangue e pelle: ciò porta immancabilmente alla Lilith della Genesi, che disgustò Adamo perché gli apparve piena di sangue e saliva.
Accanto a queste pubblicazioni uscivano altre collane sempre del genere, sempre ad opera dell’Edifumetto: Il Vampiro, I Notturni, I Sanguinari, ecc. Anche questi contenevano avventure porno-horror, che però non continuavano nell’albo successivo: oltre ai vampiri troviamo anche altri protagonisti, sempre reperiti nell’ambito della teratologia. I disegni erano di qualità più pregevole, in quanto erano opera anche di professionisti nascosti da uno pseudonimo.
jugula Alla fine degli anni Ottanta la specie delle vampire a fumetti made in Italy può dirsi completamente estinta, soprattutto a causa dei mutati gusti del pubblico, orientati verso un horror più truculento e contemporaneamente umoristico, con ambientazioni metropolitane e mostri umani (basti pensare ai vampiri di Dylan Dog che sono parte attiva della società, ben integrati e travestiti: a far paura è il serial killer, il fanatico, ecc., non più gli emissari del maligno). Negli Stati Uniti in questo periodo è ricominciata una vasta produzione di serie a fumetti che hanno come protagoniste le Vampire (Vamps, Purgatory, Vampire Bites...): è probabile che anche l’editoria italiana faccia risorgere le sue eroine nere, d’altra parte Jacula fu pubblicata tre anni dopo che negli USA si leggeva Vampirella, nelle fumetterie specializzate inizia a trovarsi qualche ristampa di Zora e la Lennoxx nel 1999 ne pubblicò un nuovo episodio intitolato Il Ritorno... se è vero che i conti tornano, figuriamoci le contesse!!





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