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Cenni sulle origini. Dal 1000 al 1800
I Raineri a Bleda - Papa Pasquale II - I Raineri a Salto e a Montozoppo - I Conti Raineri Biscia.

Raineri: alcune informazioni genealogiche riguardanti il mio cognome.

L'albero genealogico in mio possesso, fatto redigere dal mio prozio Don Sebastiano Raineri nel 1921 dal Collegio Araldico di Roma e di Francia, fa risalire le origini della mia famiglia a oltre 1000 anni fa. I Raineri, intorno all'anno 1000 , erano i Signori del Castello di Bleda, nell'alta valle del Bidente, vicino a Corniolo, dove da Crescenzio sarebbe nato Rainerio, il futuro Papa Pasquale II (eletto il 13 agosto 1099).

Bleda
Località Bleda. Del Castello non vi è più traccia.

Alla pag.2 di "Cenni Storici della famiglia Raineri Biscia di Salto" scritto da Camillo Raineri Biscia nel 1872, si legge: "I Raineri, dapprima, Signori del Castello di Bleda, posto in valle Acereta, vennero in guerra coi potenti loro vicini, in quell'epoca che Italia tutta laceravasi per continue intestine discordie, e perdettero il castello di Bleda, da loro stessi arso e distrutto prima di abbandonarlo alle armi nemiche, ma furono però per lungo tempo distinti con titolo di Conti di Bleda, abbenchè ne avessero perduta la Signoria e cangiata dimora rifuggiandosi in fra balzi e dirupi, là dove vedesi oggi il palazzo del Salto innalzato sui ruderi del Castello dei Conti di Galboli e da quell'epoca (circa fine 1300), in oggi ai Raineri appartenne poi sempre questa antichissima Signoria."

Villa Salto 1900
Villa Salto ai primi del 1900.

Secondo la precisa ricostruzione storica fatta dal cugino Riccardo, "I Conti di Calboli, furono un'antica famiglia feudale di fazione guelfa, che dominò le alture di Predappio alta fino al luglio del 1382, anno in cui morì Francesco de' Calboli (figlio di Paoluzzo), per lungo tempo pretore della Repubblica di Firenze, a cui lasciò tutti i suoi possessi in Romagna..
Prosegue il Riccardo: "Protagonisti della sventurata fuga (da Bleda), immaginiamo, più in chiave leggendaria che storica: il conte Crescenzio e sua moglie Stefania; suo fratello Guglielmo e sua moglie; il giovane Jacopo (Giacomo) IV°, figlio di Crescenzio ed il piccolo Giovanni II°, figlio di Guglielmo; con al seguito molti fedeli tra parenti e contadini delle terre circostanti Bleda, che senza più protezione, avrebbero avuto un triste destino. Con queste omeriche immagini ebbe termine la storia di quel glorioso Castello di Bleda, ma non la storia dei Conti Raineri. Essi, dopo esser discesi lungo la vallata del Bidente, si rifugiarono sulle rupi di Salto, dove sorgeva un vecchio maniero dei conti di Calboli, offerto loro, come ci riferisce l'antica tradizione, dai fiorentini, in cambio del sacrificio che fece Gualfrido Raineri il Gonfaloniere, due secoli e mezzo prima, combattendo per la loro causa". Alcuni rami dei Raineri, appartenenti alla stessa famiglia dei Conti di Bleda, alla fine del XIV° secolo, si stabilirono in località Montezoppo, nei pressi di Salto.
Prosegue così, dalla fine del XIV° secolo (ca. 1390), la storia della famiglia Raineri a Palazzo Salto e a Montezoppo, località Predappio alta.
All'alba del XV° secolo, esattamente nel 1402 (da quanto ci riferisce il Camillo), nasceva a Salto il primo Raineri, cui venne dato nome Nicolò, figlio di Giovanni II°. Nicolò, continua Camillo, trascorse l'infanzia tra la pace di quelle selvose balze, e imparò subito ad apprezzare ed amare quella terra tanto che maturò in lui il desiderio di porvi stabile residenza. Iniziò a riparare i danni del castello dove la sua famiglia si era rifugiata: fece rialzare le mura e lo spogliò della tetra apparenza, ne tolse le saracinesche, i ponti levatoi e le catene; mutò le prigioni in vaste sale ripiene di codici e di libri preziosi; e dei pregevolissimi oggetti d'antichità, in bell'ordine dispose su quelle vaste pareti che qualche tempo prima, squallide e nude, avevano solo fatto eco alle grida strazianti degli infelici ivi torturati. Così le porte di quel castello, che non si erano aperte che pei prigionieri di guerra, o per lasciarvi compiere le più atroci vendette, ora, mercè la generosità di Nicolò Raineri, si aprivano per accogliervi ed ospitare qualsiasi disgraziato vi bussasse.
Il conte Nicolò segnò una svolta in Casa Raineri. Dopo la tremenda disfatta subita da suo nonno, riuscì a risollevare le sorti della famiglia, non per riconquistare i possessi perduti, ma per raggiungere una miglior qualità di vita, tant'é vero che campò novant'anni, cosa che non gli era riuscita ad alcuno dei suoi antenati finora conosciuti. Cessarono così le continue lotte di potere che bisognava all'epoca continuamente intraprendere per mantenere il governo di un feudo, specie se in una posizione strategica, come quella del Castello di Bleda.
Nicolò, capostipite dei Raineri di Salto, è un personaggio rimasto poi sempre impresso nella memoria dei suoi discendenti. Per merito suo, la Casa Raineri godette di una rinascita culturale, che come vedremo, distinguerà per oltre quattro secoli, la nostra famiglia fra le più illustri della Romagna. Un restauratore sia materiale che culturale, a cui i Raineri porgeranno per lungo tempo un doveroso ringraziamento. Egli si dimostrò anche molto sensibile dal lato spirituale e religioso, facendo costruire la Cappella dedicata a S. Maria-Maddalena e perpetuando quell’antica tradizione che costituì l’orgoglio dei Conti di Bleda.
Nell'anno 1492, sul finire di qull'era che rimarrà nella storia col nome di Medio-Evo, e che segnò la scoperta di un mondo fino allora sconosciuto, si spense il grande Nicolò di Salto; iniziò così, un lungo periodo di pace e di nobile esistenza, che distinguerà la Casa Raineri, una nobile esistenza, come ci ricorda Antonio Gheno, consacrata spesso agli studi, sempre alla pietà.

Altri discendenti illustri della famiglia Raineri di Salto sono:
- Franceso III (n. 25/12/1645; m.15/3/1718), celebre archeologo, amante dei viaggi e delle arti, erudito scrittore illustre archeologo;
- suo fratello Matteo III (n. 15/8/1647; m.15/10/1730), sacerdote e Pronotaio Apostolico della S. Inquisizione, rimase a lungo alla Corte di Cristina di Svezia;
- Alessandro II (n.15/5/1716, m. 1772) che ereditò lo spirito d'avventura, l'amore alle armi e il desiderio di gloria che aveva alimentato gli animi di molti suoi antenati, così ché, all'età di 17 anni si arruolò sotto le bandiere Bavaresi, ove combatté con onore fino al 1737. Nel 1738, addolorato per l'improvvisa morte di un fratello, fece ritorno a Salto. Convinto dal fratello maggiore Sante a smettere di combattere, decise di stabilirsi a Salto e di prendere moglie. Fu in quello stesso anno che sposò Francesca della nobile famiglia Orselli di Brisighella. Riconosciuto abile uomo d'armi ed eccellente condottiero, Alessandro venne creato Capitano delle Centurie Pontificie in Predappio dal cardinale Giovanni-Angelo Braschi di Cesena (poi Pio VI°). Per i suoi alti valori, sotto la Repubblica Cisalpina venne eletto, in sostituzione della disciolta magistratura, Consigliere Municipale di Meldola con altri quattro cittadini di quella città. Per ricoprire quella carica, nel 1743 dovette prendere la residenza a Meldola. Egli si trasferì definitivamente con la famiglia qualche anno dopo; infatti il 22 dicembre del 1747, Alessandro comperò un palazzo, tenendo però aperta l'abitazione di Salto, dove era rimasto suo fratello Sante.
Il palazzotto di Salto e gran parte dei beni restarono nelle mani dei fratelli di Alessandro, don Sebastiano e Sante, il primo prete, il secondo divenuto Ispettore dei beni di S.Colombano, ambedue abili contabili di indole aristocratico. Questi due fratelli, prima Sante, e dopo la sua morte Sebastiano, si occuperanno del patrimonio. La casa venne probabilmente già all'epoca (1760 c.), affidata da Sante ai coloni Guidi, che furono gastaldi dei Raineri e resteranno in Salto per generazioni, fino al 1901. Il capofamiglia doveva essere il nonno di Francesco Guidi. L’amministrazione e il governo di tutte le terre che la famiglia Raineri all’epoca possedeva, doveva essere certo un gravoso impegno. Dopo la morte dell’Orselli, suocero di Alessandro, alla ricca dote di Francesca, si aggiunse la sua eredità; per cui a metà del XVIII° secolo, i possessi di famiglia si estesero ulteriormente. Il patrimonio dei Raineri di Salto, con Alessandro, raggiunse il massimo dello splendore. I terreni erano tutti coltivati e ben accuditi; vigneti, pascoli e boschi, procuravano un alto reddito, e fin quando vissero Sante ed Alessandro, la famiglia godette di un prestigio che fece eco per tutta la regione. Alessandro finì i suoi giorni a Meldola nel 1772.

Nel 1777 il figlio di Alessandro II, Luigi (n. 22/12/1744; m. 26/1/1820), gonfaloniere di Forlì e podestà di Meldola durante il periodo napoleonico, si unì in matrimonio con la nobildonna Maria Luisa Biscia, figlia di Jacopo Biscia di Dovadola e si accasò a Salto. I fratelli di Luigi, Giovanni e Stefano, si stabilirono rispettivamente a Meldola e Forlì, mentre Lodovico (n. 6/1/1755; m. 13/1/1842) nel 1788 si ritirò nel podere di Montezoppo di Predappio Alta, localià Baccanelli. Le famiglie di Giovanni e di Stefano si estinsero in poco tempo, mentre i discendenti di Lodovico non ebbero grandi fortune tanto da ricevere continui aiuti dai discendenti di Luigi.
Per quanto riguarda la discendenza di Luigi, l'unico maschio che potesse continuare la genealogia del ramo era Antonio (n. 26/1/1779; m. 8/8/1839). Filosofo ed orientalista insigne, celebre glottologo, scriveva e parlava correntemente diciotto lingue fra le principali europee ed asiatiche. S.A. il Granduca Leopoldo II° di Toscana, lo ebbe in gran stima, lo volle consigliere per gli affari di Stato e lo nominò professore di lingue orientali nell'Università di Pisa. Divenne membro delle più illustri accademie scientifiche e letterate d'Italia; Cavaliere di S. Stefano della Toscana; onorato con vari titoli da più Corti europee e iscritto come socio alle Accademie di Londra e Parigi. E’ uno dei personaggi che costituiscono l’orgoglio di Dovadola nel cui sito Internet, viene nominato quale: "uno dei più grandi poliglotti del mondo, aveva approfondito lo studio di ben 18 lingue e fu ambasciatore di Firenze presso il Kedivè d'Egitto". Con Breve del 18 luglio 1826, il pontefice Leone XII° gli confermò ufficialmente il titolo nobiliare di Conte, che i Raineri in verità avevano già dai tempi dei Conti di Bleda.
Antonio non si sposò e per non vedere estinta la stirpe nobile dei Raineri dispose che il suo nome e le sue proprietà andassero al nipote Domenico, figlio della sorella Cecilia sposata Morini in Imola. Nel 1839 cessò di vivere Antonio Raineri Biscia, Domenico Morini rinunciò al proprio cognome e scelse quello di Raineri Biscia poichè era accompagnato da un grande patrimonio.

E qui nascono le disgrazie dell'intera stirpe nobile e non della famiglia Raineri perchè sembra, da notizie formitemi sempre dallo storico di famiglia, il cugino Riccardo (in data 12 gennaio 2003), che il figlio di Domenico, Camillo Raineri Biscia (n. 21 ottobre 1846; m. ...1921), "non seppe far altro che sperperare soldi", "mangiandosi" tutto il patrimomio dei Raineri e dei Biscia (n.d.r. "Scellerato!!! E tanto altro avrei da aggiungere"). Fu lui che nel 1890 affittò Villa Salto agli Zoli, per poi venderla alla stessa famiglia nel 1899.
Così scrive di lui il cugino Riccardo:"Camillo, personaggio nobile ed aristocratico, mantenne sempre le distanze con i “poveri” suoi cugini Raineri, che viste le sue ferrate conoscenze sulla genealogia della famiglia, conosceva benissimo, e sapeva dove erano accasati e come erano ridotti, specie nei primi del 1900, mentre lui si crogiolava nella sua lussuosa villa di Santa Viola, a Bologna; ma nulla fece, e mai li avvicinò. Dobbiamo comunque elogiarlo (n.d.r. " 'sto par de bal.."), poiché rimase legato e riverente, nei confronti dei comuni avi Raineri, e poiché nel suo libro "Cenni storici della famiglia Raineri-Biscia di Salto", ci ha lasciato preziose informazioni."

In verità la vera stirpe dei Raineri non si era affatto estinta. Era proseguita con i discendenti di Lodovico, di scarse risorse finanziarie e di averi e che oggi sono i figli di Giovanni (mio padre) e dei suoi fratelli Nino e Nello che nel 1927 si trasferirono da Forlì a Colleferro (Roma).

Molte notizie riportate in queste pagine mi sono state date dal cugino Riccardo (richirai@libero.it), figlio di Nello, da anni impegnato in una approfondita ricerca sulle origini della nostra famiglia. Di prossima pubblicazione il suo libro su "L'antica stirpe dei conti Raineri di Salto".

Altre notizie da:
"Cenni storici della famiglia Raineri Biscia di Salto" di Camillo Raineri Biscia (1872). Biblioteca Comunale di Forlì. - Camillo (n. 21/10/1846; m. 28/9/1920), figlio di Domenico.
"La Patria di Pasquale II e i Conti Raineri di Salto in Romagna" di Antonio Gheno (1904). Biblioteca Comunale di Forlì.
"Antiche Ville della Provincia di Forlì" di Umberto Foschi (1970).

"Villa Salto" venne abbandonata dai Morini e nel 1890 venne prima affittata e poi (1899) venduta alla famiglia Zoli di Predappio. Oggi la villa, che ha assunto il nome di "Villa Salta", è un Centro di Salute ed è di proprietà del Dott. Fabbri Enrico di Forlì.

CURIOSITA': Nel 1890 la casa del custode di Salto era abitata dai coloni Guidi ed in essa è nata l'11 aprile 1890 Rachele (soprannominata Chiletta) che nel 1909 si unì con Benito Mussolini. La nonna di Rachele era una certa Livia Maria, figlia di Giuseppe Pellegrino Raineri, figlio di quel Lodovico che nel 1788 si stabilì in Montezoppo di Predappio Alta e dal quale io discendo. [Rachele a Villa Salto - Foto Fabbri]

Alcune mie semplici riflessioni: scoprire che discendo da un certo Crescenzio, vissuto attorno al 1000 e Conte del Castello di Bleda, una località distante circa 50 Km da Forlì dove io vivo, mi sconcerta un pochino: in 1000 anni mi sono spostato di soli 50 Km dal luogo delle mie origini. Scoprire, poi, che discendo dal ramo non nobile e ancora di più squattrinato, questo mi fa proprio "incaz....", ha voglia di scivere il cugino Riccardo "...Lodovico, un uomo semplice e di sani principi, povero si di risorse finanziarie e di averi, ma ricco nello spirito".

Aneddoto: ai primi di agosto del 1999 leggo nella cronaca di un giornale locale che il comitato per Pasquale II, trasformatosi in Accademia Pasquale II (credo con sede a Santa Sofia), sta celebrando il IX centenario in onore del papa e che le celebrazioni termineranno proprio il 13, data della elezione di Rainerio Raineri a papa, con una messa nella chiesa di Isola, una pieve poco distante da Bleda. Per semplice curiosità, decido di partecipare a questo appuntamento e così il 13 agosto, in compagnia di mia moglie Marina, mi reco a Isola dove arriviamo a cerimonia già terminata. Avevo sbagliato l'orario. Chiesa addobbata a grande festa, mi presento all'unica persona presente nella chiesa, scambio alcune parole e racconto il mio legame al nome del papa. Il mio interlocutore manifesta immediatamente grande interesse e ci invita a raggiugere ed unirci al gruppo dei festanti a Biserno, una località lì vicina, nel ristorante del paese. Arriviamo nella piazzetta del paese, piena di grandi e lussuose automobili blu. Parcheggio la mia "Alfa 33", vecchia di quindici anni, in un luogo nascosto. Il nostro accompagnatore ci presenta al presidente dell'Accademia. Grande emozione. Sono un "parente stretto" del papa. Appena accenno alla mia discendenza, il presidente mi interrompe maleducatamente chiedendomi se appartengo al ramo dei Biscia (il ramo nobile). Ad un mio tentativo di chiarire che i Biscia non sono in verità dei Raineri e che comunque si sono estinti, mi interrompe nuovamente manifestando evidente disinteresse alla mia storia. Capisco immediatamente che il ramo povero e non nobile dei Raineri è quello veramente estinto per gli "storici". Saluto sgarbatamente il presidente, masticando in romagnolo un: "va in te c....!". Prima di allontanarmi lancio uno sguardo dentro al ristorante da dove giugeva un vociferare rumoroso. Vedo autorità religiose, preti, frati, alte cariche civili e distinte signore, tutti intenti a ridere, scherzare e a masticare grissini in attesa dei primi piatti. Capisco che quello era veramente il momento più alto ed atteso delle manifestazioni in onore di Papa Pasquale II.

Documento ineccepibile: conclusosi malamente l'incontro con il presidente dell'Accademia, mia moglie ed io decidiamo di fare visita alla chiesa romanica di Corniolo, distante pochi minuti macchina dal ritrovo dei commensali pro Pasquale II. Appesa ad una parete della chiesa c'è una maiolica raffigurante Pasquale II. Immediatamente mia moglie commenta: "ma è uguale a te, avete lo stesso mento!". Osservo con più attenzione e, sinceramente, anch'io vedo una forte somiglianza (cliccare per credere Pasquale II e Bruno). Sono veramente un "parente stretto" del papa. Discendo da una famiglia nobile e questo è lo STEMMA di famiglia. Come sono contento!

Papa Pasquale II   Palazzo Raineri Biscia a Dovadola   Effige di Antonio Raineri Biscia   Chiesa della S.S.Annunziata di Dovadola   All'interno della Chiesa della S.S. Annunziata-Dovadola   Il campanile della Chiesa della S.S. Annunziata

Villa SaltaOratorio S.Maria MaddalenaOratorio-Interno
"Palazzo Salto"
Oggi "Villa Salta"
Come appare oggi
Foto agosto 1999
Oratorio di S. Maria Maddalena, posto all'ingresso del parco della villa.
Foto agosto 1999
Villa vista dall'interno dell'oratorio.
Stucchi barocchi inizio 1900
Foto agosto 1999

Link - Altra Romagna: PREDAPPIO ALTA * DOVADOLA
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