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Pacelli, il Papa perfetto per il nazismo.
Diritto canonico e Misure naziste.
Leggi razziali.

Intervista esclusiva allo storico John Cornwell.

"Pacelli, il Papa perfetto per il nazismo"

 di Marco Spagnoli.

 Giornalista, collaboratore di numerose testate come The Indipendent e The Observer, John Cornwell è responsabile del Dipartimento di ricerca del prestigioso Jesus College di Cambridge.

Storico rigoroso, a metà degli anni Novanta Cornwell si era impegnato a studiare la vita di Pio XII convinto che se fosse stata redatta un'ampia biografia del Papa, tutti i velenosi dubbi riguardo la sua statura morale e politica sollevati nel 1963 con l'opera teatrale di Rolf Hochhuth Il vicario si sarebbero dileguati. L'intento di Cornwell era nobile, e così ha avuto accesso a materiale che lui stesso definisce come "cruciale" e che due generosi archivisti in buona fede ebbero modo di mostrargli, principalmente deposizioni giurate raccolte trenta anni fa per la causa di beatificazione del Papa, e documenti provenienti dalla Segreteria di Stato vaticana. Nel 1997 il risultato del suo lavoro lo condusse ad uno stato di shock morale: Pio XII, il Papa che avrebbe voluto difendere, si era rivelato un antisemita che tradì (non del tutto involontariamente) le associazioni cattoliche per favorire l'ascesa di Adolf Hitler al potere impedendo così di dare corso ad una contestazione nei confronti del Fuhrer che avrebbe potuto cambiare la storia del Ventesimo secolo e forse rendere impossibile l'applicazione della 'Soluzione finale' per il Genocidio degli Ebrei.

Accusa che il Vaticano ha sempre respinto (Cornwell doveva originariamente aiutare con il suo volume a smentire queste illazioni), ma sta di fatto che in meno di un mese è stata prima rinviata la beatificazione di Pio XII a data da destinarsi, poi è stata istituita una Commissione mista di cattolici ed ebrei per esaminare i materiali dell'Archivio vaticano sul periodo della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene il nome di Pio XII non venga mai menzionato, è ovvio che la Commissione dovrà analizzare l'operato del Pontefice.

 In anteprima per l'Italia su Shalom, John Cornwell ripercorre la vita di Pio XII e le motivazioni per le quali ha voluto scrivere una biografia su di lui.

SHALOM: Il titolo del suo libro Hitler's Pope (Il Papa di Hitler) è molto forte e ha suscitato forti reazioni da parte degli ambienti vicini al Vaticano. Perché lo ha scelto?

CORNWELL: Insieme all'editore Penguin di New York e Londra abbiamo sviluppato una lista di quaranta titoli diversi. Nessuno era completamente soddisfacente. A Londra mi fecero notare che usavo la definizione "il Papa di Hitler" anche nel testo, quindi scegliemmo questo perché ben rappresentava il senso dell'opera. Personalmente ero preoccupato riguardo questo titolo, perché consapevole che fosse molto forte, ed ho passato molte notti insonni a rifletterci su. Alla fine mi sono convinto anche io che era il titolo più adatto, perché Pio XII era davvero "il migliore Papa possibile" per Adolf Hitler. La riprova stava in come Papa Pacelli cercò a tutti i costi di sottoscrivere un concordato con la Germania nazista, in come si comportò durante la guerra e ancora per quello che affermò nel famoso messaggio radiofonico del Natale del 1942, quando avrebbe fatto meglio a tacere piuttosto che a dire qualcosa che fosse la negazione di quanto stavano soffrendo gli ebrei. In tal senso Pio XII era il Papa perfetto per Hitler, perché parlava direttamente alla coscienza di trentaquattro milioni di cattolici tedeschi. Mi sembrava che si potesse stabilire un parallelo tra l'idea di Pio XII del Papato nel Ventesimo secolo e il culto della personalità che esisteva nel fascismo e nel nazionalsocialismo. L'ideologia del potere papale da questo punto di vista era ottimale per quanto riguardava gli ideali del fascismo. Tutto il suo papato è stato perfetto per gli scopi dei regimi di Hitler e Mussolini.

SHALOM: Qualcuno l'ha accusata di avere usato un linguaggio piuttosto crudo nel suo libro...

CORNWELL: Fa parte della campagna volta a screditarmi, organizzata dall'ala più radicale della Chiesa cattolica. Ho semplicemente riportato le cose come sono andate e le parole come sono state dette secondo le carte e secondo le deposizioni dirette. Del resto molti di questi critici mi hanno chiamato con epiteti come "Anticristo", "Giuda" e "Bugiardo". Termini che sorprendono ancora di più se messe in bocca a chi mi accusa di avere usato parole forti...

SHALOM: L'elemento più rilevante del suo libro è l'analisi dell'azione della Santa Sede durante gli anni Trenta in Germania. Se Pio XII non fosse stato tanto desideroso di portare avanti la sua politica di concordati, i cattolici tedeschi avrebbero potuto condurre anche un'opposizione politica nei confronti del regime nazista. Sostanzialmente lei dice che se il Papa avesse avuto un'altra strategia diplomatica, forse non ci sarebbe stata la Seconda Guerra Mondiale... CORNWELL: Pio XII ha voluto a tutti i costi raggiungere un concordato con Hitler che riconoscesse il diritto della Santa Sede di applicare il Diritto canonico del 1917 anche in Germania. L'idea centralista del papato di Pio XII ha così involontariamente indebolito la chiesa locale tedesca. Nel 1897 Pio IX aveva scritto un'enciclica contro la cosiddetta Kulturkampf prussiana, esimendo i cattolici tedeschi dall'obbedire alle leggi dello Stato. Quello che io ho voluto dire è che se Papa Pacelli avesse dispensato i cattolici dall'obbedire ai nazisti, l'intera Storia del ventesimo secolo sarebbe potuta essere molto diversa. So che questa costituisce una grossa pretesa da parte mia, ma è quanto viene chiaramente fuori dalla lettura dei documenti cui ho avuto accesso. Ne è una riprova ulteriore l'opera dello storico Saul Friedlander che cita chiaramente la frase che Hitler pronunciò dinanzi ai suoi ministri durante la prima riunione di gabinetto dopo la stipula del Concordato con il Vaticano: "Adesso grazie al Concordato abbiamo le mani libere per la persecuzione degli ebrei." Questo da solo è un terribile atto di accusa nei confronti del Concordato stesso e di tutta la politica della Santa Sede.

 SHALOM: Cosa pensava Papa Pacelli, mentre iniziavano le persecuzioni nei confronti degli ebrei e anche degli stessi cattolici, visto che lei cita numerosi episodi in cui questi ultimi furono picchiati selvaggiamente dalle camicie brune hitleriane durante la prima applicazione del Concordato come anche in occasione dell'adunata di 25.000 cattolici tedeschi l'8 giugno del 1933 a Monaco?

CORNWELL: Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricordare che Pio XII cercava di raggiungere il concordato con i tedeschi fino dal 1919. È abbastanza chiaro che questa sua ossessione gli fece dimenticare o ignorare le conseguenze del suo atto.

SHALOM: Perché questo concordato era tanto importante per lui?

CORNWELL: In Germania ogni singolo lander aveva degli accordi privati con il Vaticano per stabilire delle regole particolari nella scelta dei vescovi locali. Questo è il motivo per cui egli andò personalmente in Germania: l'affermazione dell'autorità papale in materia politica stava alla base della sua stessa idea di papato. Pio XII scrisse sull'Osservatore Romano che l'applicazione del Concordato corrispondeva esattamente ed unicamente all'affermazione in Germania del Diritto Canonico. Nei mesi successivi, però, ritengo che egli stesso abbia iniziato a preoccuparsi riguardo a quanto aveva fatto. Alcuni storici affermano che egli fu forzato ad agire così dalle circostanze. Personalmente non lo credo. Penso che fu un errore compiuto per favorire la politica papale del ventesimo secolo e un suo ipotetico ruolo che avrebbe dovuto avere al centro delle potenze totalitarie.

SHALOM: Gli storici affermano che Pio XII fu informato in ritardo delle persecuzioni razziali degli ebrei, dei cattolici polacchi, degli zingari. Lei crede che Pio XII potesse davvero non sapere quello che accadeva in tutta Europa?

CORNWELL: Francamente mi domando come potesse non sapere. La documentazione che ho consultato parla chiaro: dal 1933 in poi il Papa era al corrente della persecuzione degli ebrei. Anche durante la cosiddetta 'Notte dei lunghi coltelli', quando furono uccisi cinque eminenti cattolici, come poteva il Papa non capire quello che stava succedendo? Come poteva non sapere quello che era accaduto durante la "Notte dei cristalli"? Nell'aprile del 1933, mentre stava negoziando i benefici per le scuole cattoliche, lui sapeva che gli ebrei venivano cacciati dalle scuole e dalle università. C'erano rapporti dettagliati da parte dei vescovi riguardo agli ebrei come Edith Stein, convertitisi al cattolicesimo, che soffrivano quanto gli altri ebrei. Non posso non interrogarmi su come Papa Pacelli abbia potuto accettare dei benefici per la scuola cattolica dallo stesso governo nazista che nel frattempo riduceva i diritti degli ebrei. C'è una sorta di complicità tra il Papa e Hitler che sembra sfuggire a molti. Inoltre, dopo le leggi di Norimberga del 1934, perché fu permesso ai preti di dare informazioni sulla popolazione sfruttando gli archivi delle diocesi dove erano conservati i registri?

SHALOM: Vorrebbe dire che Pio XII si è macchiato di qualche crimine ben più grave del silenzio e dell'omissione di aiuti nei confronti degli ebrei? CORNWELL: Non si tratta di semplice conoscenza dei fatti, e non si tratta di mero silenzio. Tra Pio XII e i nazisti c'era una sorta di profonda complicità che nessuno ha mai voluto tirare fuori.

SHALOM: Cosa motivò questa 'complicità' con Hitler?

 CORNWELL: Due elementi, soprattutto; volgendo uno sguardo d'insieme su tutta la sua vita e la sua carriera, posso affermare che egli non considerò mai davvero un oltraggio morale quello che veniva fatto agli ebrei. Inoltre, pensò che i cattolici avrebbero potuto andare incontro a dei guai se avessero difeso gli ebrei. Pio XII considerava questi ultimi i veri responsabili dei loro problemi. Secondo lui, questi avevano tentato di abbattere la civiltà cristiana e la Chiesa cattolica tramite una cospirazione internazionale. Credeva dunque che i cattolici non dovessero rischiare nulla per difendere gli ebrei dai nazisti. C'è anche un altro elemento: Pio XII era convinto di dovere favorire in tutti i modi la centralizzazione della Chiesa cattolica che era nell'occhio del ciclone - almeno lui riteneva così - di forze centrifughe destinate altrimenti a distruggerla. Andare di pari passo con la diffusione del nazismo in Germania - secondo lui - avrebbe evitato una possibile divisione all'interno dei cattolici tedeschi e quindi avrebbe reso più forte la sua Chiesa.

SHALOM: Eppure molti sacerdoti e molte suore si prodigarono in favore dei perseguitati dai nazisti, spesso pagando con la vita il prezzo delle loro scelte ... CORNWELL: Sono contento che lei abbia citato queste persone, perché l'importanza della loro azione sta nel fatto che in maniera nobile e coraggiosa rifiutarono l'idea di avere un legame con il nazionalsocialismo al punto di andare contro la politica di Pio XII. Non erano molti, costituivano piuttosto delle eccezioni all'interno di una minoranza. Questo perché i tedeschi in genere hanno un profondo senso dell'obbedienza e perché i cattolici intuivano che il concordato aveva in qualche maniera soddisfatto il loro desiderio di potersi sentire finalmente completamente tedeschi, dimenticando così il retaggio dell'enciclica contro la Kulturkampf.

SHALOM: Il professor Riccardi, presidente della Comunità di Sant'Egidio, dichiara che lei non ha visionato alcun documento nuovo e che il suo libro sfrutta elementi già noti agli studiosi. Quali sono i documenti consultati per arrivare ad una conclusione che rischia di riscrivere la storia del ventesimo secolo, e come mai nessuno se ne era accorto prima?

CORNWELL: Molte persone all'interno del Vaticano hanno potuto leggere quello che ho visto io: più corretto sarebbe domandarsi perché nessuno di questi ha ritenuto opportuno che il mondo venisse a conoscenza dell'operato del Papa prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ancora nella primavera di quest'anno mi è stato fatto sapere che veniva considerato illegale che io pubblicassi questo libro fondato sul materiale cui avevo avuto accesso. Gli archivi vaticani della Segreteria di Stato sono stati aperti per la prima volta nel 1997 ed io avevo il numero 1 sul cartellino che mi autorizzava ad entrare in quel palazzo dove - mi si diceva - nessuno era mai stato prima. Ad ogni modo posso affermare che il materiale non è tutto consultabile, e ci sono ancora numerose sorprese nascoste negli archivi. Del resto nessuno ha mai messo in dubbio l'autenticità del materiale che ho pubblicato. La cosa più incredibile è che io stesso ho trovato sessanta lettere - che nessuno aveva letto prima di me - di Francis D'Arcy Osborne, l'ambasciatore inglese presso la Santa Sede, e della persona che le aveva ricevute. Personalmente ho trovato patetico che una lettera fortemente antisemita di Pio XII fosse stata scritta da qualcun altro, mentre lui aveva semplicemente apposto la sua firma. Questo libro è il primo che consente una lettura completa di tutti i documenti riguardo Pio XII. La Storia non è una gara podistica; non mi interessa se sono stato il primo a leggere queste carte e se ci sono stati altri prima di me e chi sono stati. La domanda che rimane è: perché prima di me nessuno ha pensato di pubblicare questi documenti? È tutto autentico, vero e riscontrabile; perché allora, proprio nell'anno in cui si doveva beatificare Pio XII, nessuno ha mai avuto l'idea di portare dinanzi all'opinione pubblica mondiale la vita di un uomo che doveva diventare Santo?

SHALOM: Cosa pensa del libro di Padre Pierre Blet su Pio XII e la Seconda Guerra Mondiale, volume citato anche da Giovanni Paolo II per rispondere

alle domande sui rapporti tra Pio XII e il nazismo?

CORNWELL: Quello di Padre Blet non si può davvero chiamare un saggio. Ciò che ha fatto è stato aggiungere una semplice introduzione ai documenti che aveva estrapolato dalle carte conservate presso l'Archivio vaticano. Davvero niente di più.

SHALOM: Il libro di Padre Blet si chiude con il riferimento allo storico israelita Pinchas Lapide che sosteneva fossero circa 850.000 gli ebrei salvati dall'opera di Pio XII. Cosa pensa di tale affermazione?

CORNWELL: Bisogna ricordare che Lapide scrisse il libro mentre era alla disperata ricerca di stabilire un rapporto diplomatico con il Vaticano: temo che fossero ben altre questioni a motivare le sue belle parole nei confronti della Chiesa cattolica. Ad ogni modo bisogna dare merito a tutti coloro che dall'interno della Chiesa aiutarono come fu loro possibile gli ebrei. È innegabile che Pio XII aiutò alcuni ebrei (anche se non arriverei ai numeri citati da Lapide) ed è anche altrettanto dimostrabile che fece molte cose che favorirono l'ascesa di Hitler al potere dimenticando di citare e condannare l'Olocausto durante il famoso messaggio radiofonico del Natale del 1942 in cui, invece, sembrò negare l'evidenza delle cose. Entrambe le proposizioni sono vere e la vita è piena di simili contraddizioni. Dire che non possiamo criticare la sua politica solo perché ha salvato alcune vite umane attraverso aiuti umanitari è davvero assurdo. Questo non lo può certo mettere al riparo dalle critiche riguardo la sua responsabilità politica a proposito dell'avvento del nazismo in Europa.

 SHALOM: La natura di questi aiuti umanitari dipendeva da lui?

CORNWELL: Quello che è sicuro è che diede personalmente l'autorizzazione affinché alcuni ebrei e perseguitati politici potessero nascondersi in alcuni conventi e in case di congregazioni ecclesiastiche che godevano dell'extraterritorialità rispetto allo Stato italiano.

SHALOM: Non le sembra una contraddizione?

CORNWELL: Assolutamente no. Pio XII faceva per gli ebrei quello che avrebbe fatto per qualsiasi altro essere umano, ma il suo aiuto non è mai andato oltre l'intervento umanitario. Non avrebbe fatto né rischiato mai nulla in loro favore che andasse oltre l'aspetto dell'emergenza. E di sicuro non si sentiva partecipe di quello che succedeva agli ebrei in Germania e nei campi di concentramento.

SHALOM: Cosa pensa del fatto che molti gerarchi nazisti fuggirono in America del sud grazie ai passaporti rilasciati dal Vaticano?

CORNWELL: Non credo che ci fosse un'organizzazione preposta alla fuga di costoro. Altri giornalisti famosi, incluse molte persone che conosco, hanno fallito nel dimostrare che il Vaticano avesse predisposto una via di fuga per i nazisti. Anche la CIA si è occupata di questa materia in relazione all'oro di Hitler e non ha trovato prove di tutto questo. Però nell'edificio romano di S. Gerolamo degli Illiri furono salvati degli Ustascia croati, ed è quasi certo che il Vaticano abbia trattenuto per sé una notevole quantità dell'oro e del denaro che proveniva dallo Stato croato. L'origine di quelle ricchezze, almeno in parte, era dovuta all'omicidio sistematico di 340.000 cristiani ortodossi serbi e di almeno 30.000 ebrei.

SHALOM: Il Vaticano ha rinviato la beatificazione di Pio XII che, quindi, non sarà Santo nel Duemila. Crede che l'uomo che lei ha conosciuto attraverso tali documenti riservati, meriti questo onore?

CORNWELL: No. Ovviamente ritengo che Pio XII non meriti di assurgere agli altari della beatificazione. Sarebbe una tragedia se venisse fatto Santo, perché significherebbe iniziare il Terzo millennio della cristianità con un'atroce bugia. Santità significa indicare come esempio dinanzi a tutti un individuo che dovremmo emulare. I santi, in genere, sono esempi su come ci si dovrebbe comportare. Io penso invece che persone come Pacelli non siano esempi da seguire. Dobbiamo imparare da lui per capire quali tremendi errori egli abbia compiuto - e insieme a lui anche tutta la Chiesa cattolica - durante il ventesimo secolo. Ma beatificarlo equivarrebbe a confermare pervicacemente quei tremendi errori ed approvare la sua dissennata politica quale Pontefice e come Nunzio apostolico in Germania.

SHALOM: Come avrebbe potuto 'redimersi' Pio XII dai suoi errori?

CORNWELL: Se dopo la guerra avesse spiegato e chiesto scusa per le sue azioni dinanzi alla mia generazione di cattolici, forse si sarebbe potuto redimere. Se quanto afferma Padre Blet fosse vero, il Papa avrebbe potuto dire di fronte al mondo che taceva per timore che accadesse qualcosa di peggiore qualora egli avesse agito. Quando era ormai fuori pericolo dopo la fine di Hitler, egli aveva il dovere morale di spiegare quanto aveva fatto, e diventare una sorta di testimone morale del suo tempo. Ma non l'ha mai fatto. Quello che ha fatto, invece, è stato propagandare presunti discorsi in favore degli ebrei ed una lotta per la loro difesa. Ha avuto il cattivo gusto di dire queste bugie di fronte ad una delegazione di ebrei che lo incontrarono negli anni Cinquanta. Questo fu assolutamente ipocrita, perché disse di avere fatto qualcosa che in realtà non fece mai. Inoltre, così facendo, ha privato per sempre le giovani generazioni cattoliche della sua testimonianza apostolica e di una credibile presenza della Chiesa negli avvenimenti tragici legati alla Seconda Guerra Mondiale.

 

Marco Spagnoli su Shalom.

"L 'umanità è in debito di questa promessa con le centinaia di migliaia di persone, le quali senza colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento". Queste ambigue parole trasmesse durante il messaggio radiofonico della vigilia del Natale del 1942 sono le uniche che ufficialmente Pio XII pronunciò in difesa del popolo ebraico e contro il suo triste destino nei campi di sterminio. Frasi che lasciano stupefatti e che secondo alcuni storici vicini al Vaticano costituiscono un "veemente" monito contro la 'Soluzione finale'. Non la pensa così John Cornwell, autorevole storico britannico che nel suo libro Hitler's Pope (Il Papa di Hitler) ripercorre l'intera vita di Eugenio Pacelli, divenuto Papa con il nome di Pio XII il 12 marzo 1939. E la monumentale biografia scritta da Cornwell è in realtà molto più dura e carica di accuse, rispetto a quanto si capiva dalle anticipazioni dei mesi scorsi di alcuni quotidiani. Un atto di accusa psicologicamente motivato e storicamente supportato contro Pio XII e il suo pontificato. Secondo lo storico inglese, Papa Pacelli fu un antisemita, un complice di Hitler, un politico spregiudicato che per favorire la sua idea di restaurare il potere perduto di un Papato centralista, commise - come Segretario di Stato e come Pontefice - un errore dopo l'altro, favorendo drammaticamente l'ascesa del nazismo, aprendo virtualmente le porte allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e non muovendo un solo dito in difesa degli ebrei, uccisi e deportati nei campi di sterminio di cui fu sempre al corrente. Non solo: dopo la guerra si arrogò crediti che non aveva, mentendo riguardo all'opera svolta durante le deportazioni. Un libro che obbliga moralmente a riconsiderare la Storia del ventesimo secolo, ponendo interrogativi inquietanti su Pio XII, che devono trovare una risposta nel nome della Verità.

Nato a Roma il 2 marzo del 1876 in Via Monte Giordano 3, quella strada che oggi si chiama Via degli Orsini e in cui per secoli ogni nuovo Papa aveva celebrato un rito antiebraico nel percorso che lo conduceva a San Giovanni in Laterano, Eugenio Pacelli crebbe in una famiglia di avvocati della Santa Sede, provando un forte sentimento antisemita come è testimoniato da alcune lettere che scrisse come Nunzio apostolico in Germania negli anni della Prima Guerra mondiale. Protagonista di una sorprendente carriera all'interno del Vaticano, che trovò il suo culmine prima come Segretario di Stato e poi come Vicario di Cristo, Pacelli - secondo quanto scrive Cornwell - ignorò ripetutamente i segnali che lo avrebbero dovuto indurre a dubitare di Hitler e dei nazisti, con cui volle a tutti i costi arrivare a firmare un Concordato.

Il risultato principale di tale accordo con il Fuhrer fu quello di indebolire l'opposizione dei cattolici contro il nazismo. Ma - sempre secondo i documenti recuperati dallo storico - gli errori di Pacelli non furono dovuti affatto a ingenuità politica. La sua natura di figlio di una borghesia papalina strettasi intorno a Pio IX dopo la presa di Roma da parte dei bersaglieri, lo portava a desiderare ardentemente di restaurare l'antico fulgore dello Stato pontificio. In tal senso la sua azione politica e spirituale era ispirata a quella di rappresentante di una teocrazia assolutista di cui andava tutelata l'autonomia politica. Era un uomo che voleva a tutti i costi diventare Santo, era il Papa fautore di trattative impossibili, era il Pontefice che per la sua posa estatica a braccia larghe (come lo si vede nelle foto che lo ritraggono di fronte San Lorenzo bombardata dagli americani) si era ispirato durante un suo viaggio alla statua del Cristo che domina Rio De Janeiro. Il suo non prendere mai una posizione decisa, il cercare di mediare sempre, distillando una ambiguità politica che non scontentasse nessuno riuscì, invece, ad inimicargli tutte le potenze del mondo e i loro governanti. Un uomo che avrebbe potuto dire e fare molto e che, invece, con la sua politica tentennante non riuscì neanche a salvare gli ebrei di Roma. Questi, disperati con i bambini terrorizzati sotto le percosse dei nazisti, il 16 ottobre del 1943 urlarono invano il suo nome dalle camionette che li portavano al Collegio Romano in Via della Lungara da dove, in carro bestiame, sarebbero stati trasferiti ad Auschwitz e Bergen Belsen, mentre i soldati delle SS guardavano ammirati la cupola di Michelangelo. E dire che, invece, la sua ossessione per il 'Bolscevismo giudeo' aveva fatto sì che Pio XII prendesse più volte posizione contro i comunisti. Considerando la Rivoluzione russa il prodromo di un complotto giudaico volto alla distruzione del Cristianesimo, al punto di rimanere in dubbio se era peggio il nazismo o il comunismo, e arrivando a domandarsi se - in fin dei conti - i soldati della Wermacht, inviati da Hitler nella fallimentare Operazione Barbarossa per l'annientamento dell'U.R.S.S., avrebbero potuto 'evangelizzare' i comunisti sovietici. Un'idea che fece sobbalzare il Fuhrer il quale - in realtà - dopo la vittoria della guerra si sarebbe preparato a liquidare Pacelli e la Chiesa di Roma. Questo sì che sarebbe stato un bel ringraziamento - fa notare Cornwell - per colui che aveva distrutto l'enciclica del suo predecessore Pio XI il quale - il 6 settembre del 1938 (l'anno della promulgazione delle leggi razziali in Italia, in cui il Papa era andato a Castel Gandolfo prima del solito per evitare di incontrare personalmente Hitler) - aveva pubblicamente affermato di fronte ad alcuni pellegrini belgi quanto errato fosse l'antisemitismo. Dichiarazione che Pacelli come Segretario di Stato censurò vigorosamente sia su L'Osservatore Romano che sulla rivista dei gesuiti Civiltà cattolica ed è arrivata fino a noi grazie a Don Luigi Sturzo che la pubblicò dal suo esilio in Belgio. Una reazione vigorosa e tardiva quella di Pio XI, culminata nell'Enciclica dedicata all'unicità del genere umano Humani generis unitas che poté vedere stampata solo qualche giorno prima della sua morte nel febbraio del 1939. Qualcuno ipotizzò che la fine del pontefice fosse stata "accelerata" per motivi politici. Fatto sta che il successore Pio XII non pubblicò mai l'enciclica, immediatamente seppellita e dimenticata negli Archivi vaticani. Un'omissione dopo l'altra, un errore politico dopo l'altro, un'incertezza dopo l'altra, il pontificato di Pio XII finì per essere - secondo la ricostruzione offerta da Cornwell - una rovina per il mondo, per i cattolici (cui limitò e umiliò l'impegno politico) e per gli ebrei, che non difese per timore di rappresaglie. L'unico a trarne qualche beneficio fu, invece, Adolf Hitler, che intuì subito quanto Pacelli fosse adatto e utile per perpetrare i suoi mostruosi scopi. Da qui il titolo di una sconvolgente biografia costellata di episodi vergognosi di cui il Papa fu protagonista, e che si chiude idealmente con le parole del testamento di Pio XII: "Chiedo umilmente perdono a tutti coloro che ho offeso, danneggiato e scandalizzato...".

John Cornwell Hitler's Pope Viking Press - Londra pagg.430 - 20 sterline

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Leggi razziali, il «Riformista» plaude al «Secolo»

Il giornale di An:

Cercare giustificazioni è operazione risibile e inaccettabile

Lo «sdoganamento» di An adesso può dirsi completo. Ne sono convinti al Riformista , il quotidiano diretto da Antonio Polito e considerato vicino al presidente dei ds Massimo D'Alema, che ieri ha pubblicato in prima pagina un commento di forte plauso al Secolo d'Italia , l'organo ufficiale del partito di Gianfranco Fini, che mercoledì aveva espresso un giudizio netto contro le leggi razziali varate dal regime fascita nel 1938. Lo spunto erano state le parole del regista Pasquale Squitieri, deputato di An nella passata legislatura, che alla presentazione del libro di Gianni Scipione Rossi, La destra e gli ebrei, una storia italiana , aveva minimizzato la portata delle leggi sostenendo che quelle norme non dicevano di uccidere ma che anzi «tutelavano gli ebrei di nazionalità italiana e per questo molti ebrei venivano in Italia». Un'uscita che non era piaciuta in primo luogo a Gianfranco Fini, che aveva sentito il dovere di telefonare al rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, per esprimergli solidarietà e confermare agli ebrei italiani che le parole di Squitieri non rispecchiano la posizione del partito. Posizione ribadita, appunto, sul Secolo d'Italia , secondo cui «cercare giustificazioni di sorta per le famigerate leggi razziali del settembre 1938, varate dal governo fascista, è un'operazione tanto risibile quanto inaccettabile» perché su certi "misfatti" «nessuna revisione è possibile poiché ripugnano ad ogni coscienza autenticamente umana». Una presa di distanze che entusiasma il Riformista : «Che lezione ragazzi! E che piacere leggerla sul Secolo d'Italia . E che soddisfazione vederla impartita a Pasquale Squitieri, l'anello di congiunzione tra l'uomo e il fascista». Insomma, se anche «fosse servita solo a questo la destra al governo - è la conclusione per il quotidiano dalemiano - ne sarebbe valsa la pena».

Per avere un quadro più completo dell'involuzione razzista della legislazione italiana, un sito che documenta l'inizio della campagna razzista in Italia, attraverso le pubblicazioni del quotidiano varesino «Cronaca Prealpina» e di altri giornali dell'epoca.

http://www2.varesenews.it/articoli/2003/giornomemoria2003/memoria/memoria/home.htm

Il materiale veramente interessante è contenuto alla voce "I Provvedimenti". Qui infatti è raccolta tutta la normativa di integrazione e attuazione delle leggi razziali, le circolari ministeriali, i provvedimenti della Repubblica Sociale Italiana, (l'ultimo in materia è del 28 febbraio 1945!) e, infine, le ordinanze di polizia che ordinano l'internamento di tutti gli ebrei italiani e lo scioglimento delle comunità israelitiche.

C'è anche il documento programmatico della R.S.I., il tristemente famoso "Manifesto di Verona" del novembre 1943, dove al punto 7 si afferma che: "Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica."

http://www.ucei.it/giornodellamemoria/leggir/persecuzione.htm

Dalla Voce:


Ebrei, persecuzione degli in Il fascismo.

 Dizionario di storia, personaggi, cultura, economia, fonti e dibattito storiografico Bruno Mondadori, Milano, 1998.

Per sette anni, dal 1938 al 1945, l'Italia fascista fu un paese ufficialmente e concretamente antisemita; più precisamente, dapprima (fino al 25 luglio 1943) si ebbe la persecuzione dei diritti degli ebrei, e poi

(dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945) la persecuzione delle vite degli ebrei. Il periodo della persecuzione dei diritti può essere convenzionalmente fatto iniziare il 14-15 febbraio 1938, quando il ministero dell'Interno dispose il censimento della religione professata dai suoi dipendenti. Il 22 agosto 1938 venne effettuato un censimento generale degli ebrei ad impostazione razzista. Nel frattempo in luglio era stato diffuso il documento teorico Il fascismo e i problemi della razza e in ottobre il Gran consiglio del razzismo approvò una Dichiarazione sulla razza. La persecuzione dei diritti

(introdotta dalle leggi "per la difesa della razza" e da numerosi provvedimenti amministrativi) colpì in particolare i settori del lavoro e della cultura: gli ebrei vennero completamente espulsi dalla scuola (2 settembre 1938) e da tutti gli impieghi pubblici (10 novembre 1938), compreso l'esercito, e vennero sostanzialmente emarginati dalle libere professioni ed eliminati dalle attività culturali; inoltre vennero loro progressivamente limitati gli impieghi presso ditte private, la gestione di attività commerciali, le iscrizioni nelle liste di collocamento al lavoro. Vennero posti limiti al possesso di case, terreni ed aziende. La persecuzione fu di tipo razzista e non religioso (il nato da due genitori "ariani" era classificato "ariano", anche se professante la religione ebraica, e viceversa). Vennero assoggettate alla persecuzione circa 51.000 persone, cioè poco più dell'1 per mille della popolazione della penisola; i perseguitati erano in parte (circa 46.500) ebrei effettivi e in parte (circa

4500) non-ebrei classificati "di razza ebraica". Vennero vietati nuovi matrimoni "razzialmente misti" di "ariani" con "semiti" (10 novembre 1938; il divieto riguardava anche i matrimoni con "camiti", oggetto peraltro questi ultimi di una normativa persecutoria autonoma, varata a partire dal

1936). L'antisemitismo permeò la vita del paese in tutti i suoi comparti, a iniziare da quello scolastico. Gli episodi di violenza fisica furono contenuti (probabilmente perché scoraggiati dall'alto). Circa l'1 per mille dei perseguitati si suicidò. La persecuzione doveva concludersi con l'allontanamento di tutti gli ebrei dalla penisola. Mussolini decise nel settembre 1938 l'espulsione della maggioranza degli ebrei stranieri e nel febbraio 1940 l'espulsione entro dieci anni degli ebrei italiani. L'ingresso dell'Italia in guerra il 10 giugno 1940 bloccò l'attuazione di queste decisioni, e gli ebrei rimasero bloccati in un paese che non li voleva. Il fascismo aggravò la persecuzione dei diritti, istituendo nel giugno 1940 l'internamento degli ebrei italiani giudicati maggiormente pericolosi (per il regime) e degli ebrei stranieri i cui paesi avevano una politica antiebraica, nel maggio 1942 il lavoro obbligatorio per alcune categorie di ebrei italiani e nel maggio-giugno 1943 dei veri e propri campi di internamento e lavoro forzato per gli ebrei italiani. Durante il periodo dei quarantacinque giorni, il nuovo governo Badoglio annullò quest'ultima decisione, revocò alcune norme persecutorie minori, lasciò in vigore tutte le leggi antiebraiche. Il periodo della persecuzione delle vite degli ebrei ebbe inizio l'8 settembre e non riguardò gli ebrei dell'Italia meridionale e insulare, liberata dalle truppe anglo-americane entro la fine di quel mese. Tuttavia la grande maggioranza dei perseguitati (circa 43.000 persone) abitava nell' Italia centrosettentrionale, assoggettata all'occupazione tedesca e al nuovo Stato fascista poi denominato Repubblica sociale italiana. In queste regioni, la persecuzione fu gestita da tedeschi e da italiani, tranne che nelle "zone di operazione" Alpenvorland e Adriatisches Kuestenland, ove fu gestita solo da tedeschi. I nazisti intrapresero subito la loro politica di arresto-concentramento-deportazione-eliminazione e di rapina dei beni. Già il 15-16 settembre 1943 arrestarono e deportarono 22 ebrei di Merano, e negli stessi giorni rapinarono e uccisero quasi 50 ebrei sulla sponda piemontese del lago Maggiore. La prima retata attuata da un reparto specializzato di polizia fu quella del 16 ottobre 1943 a Roma: quel sabato vennero rastrellati 1259 ebrei; due giorni dopo 1023 di essi vennero deportati ad Auschwitz (tra di essi vi era anche un bambino nato dopo l' arresto della madre); di questi deportati, solo 17 erano ancora vivi alla fine della guerra. I fascisti impiegarono varie settimane per elaborare la loro nuova politica antiebraica. Il "manifesto programmatico" approvato a Verona il 14 novembre

1943 stabilì "Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica". Il 30 novembre 1943 un ordine di polizia decretò l'arresto degli ebrei, il loro internamento dapprima in campi provinciali e poi in campi nazionali, il sequestro dei loro beni. Una legge del 4 gennaio 1944 trasformò i sequestri in confische. Già il 1° dicembre le autorità italiane cominciarono ad arrestare gli ebrei e a internarli in campi provinciali; alla fine di quel mese iniziarono a trasferirli nel campo nazionale di Fossoli, nel comune di Carpi, in provincia di Modena. Nella prima metà del dicembre 1943 le autorità di Berlino esaminarono la politica intrapresa dalla Repubblica sociale italiana e decisero di lasciarle il ruolo principale nell'organizzazione degli arresti e nella gestione dei campi provinciali. Nelle settimane seguenti i due governi conclusero un accordo terribile e segreto (oggi non attestato da alcuna documentazione, ma comprovato logicamente da fatti noti) per l'assegnazione ai tedeschi degli ebrei che venivano trasferiti dagli italiani nel campo di Fossoli (nel marzo 1944 anche la gestione del campo di Fossoli fu consegnata ai tedeschi, i quali, a fine luglio-inizio agosto 1944 lo spostarono a Gries, nel comune di Bolzano). Così, i convogli di deportazione allestiti dai tedeschi dopo il gennaio 1944 trasportarono anche le vittime arrestate da italiani e consegnate consapevolmente ai tedeschi. Nell'Adriatisches Kuenstenland gli ebrei arrestati furono raccolti dapprima nel carcere di Trieste e poi nel campo allestito nella Risiera di San Sabba, e vennero deportati con convogli autonomi. Senza contare i circa 200 ebrei arrestati nell'isola jugoslava di Arbe e poi trasferiti a Trieste, dalla penisola vennero deportate circa 6700 persone identificate (di esse circa 5900 furono uccise e circa 800 sopravvissero) e

700-900 persone non identificate. La grande maggioranza dei deportati fu inviata ad Auschwitz; di questi, pochissimi fecero ritorno. Inoltre circa

300 ebrei furono uccisi nella penisola (i dati aggiornati definitivi sono in: Liliana Picciotto Fargion, Il Libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall'Italia (1943-1945). Ricerca del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano, Mursia, nuova edizione). In complesso, venne deportato o ucciso circa il 18 per cento dei perseguitati; questo dato però costituisce una media aritmetica tra situazioni molto diverse: gli stranieri furono colpiti proporzionalmente più degli italiani, gli ebrei effettivi più delle persone classificate "di razza ebraica" ma battezzate e coniugate con un cattolico, ecc. La categoria maggiormente colpita fu quella dei 21 rabbini-capo delle comunità ebraiche: tra essi i deportati furono 9 (tutti ad Auschwitz, e nessuno sopravvisse). I perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono quindi circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell'Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera (ma per lo meno altri 250-300 furono arrestati prima di raggiungerla o dopo esserne stati respinti); gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città. Circa 1000 ebrei, tra i quali Emilio Sereni, Umberto Terracini e Leo Valiani, parteciparono attivamente alla Resistenza; circa 100 di essi caddero in combattimento o, arrestati, furono uccisi nella penisola o in deportazione.

Da Raul Hilberg,

"La distruzione degli Ebrei d'Europa"

Einaudi, Torino, 1995, pp.7-9:

"La burocrazia tedesca poteva basarsi su precedenti, riferirsi a procedure precise; i suoi funzionari attingevano a volontà in una vasta riserva di esperienza amministrativa, costituita dalla Chiesa e dallo Stato in millecinquecento anni di attivita' distruttrice. Per tutto il periodo del tentativo di conversione degli Ebrei, la Chiesa cattolica aveva adottato molte misure contro la popolazione ebraica. Lo scopo era di "proteggere" la comunità cristiana da influenze perniciose e, allo stesso tempo, minare l'inammissibile "ostinazione" ebrea. E' molto significativo il fatto che dal IV secolo, da quando il Cristianesimo divenne la religione ufficiale dell'Impero romano, gli Ebrei cessarono di colpo di essere cittadini uguali agli altri. Da quel momento, la Chiesa e lo Stato cristiani, le deliberazioni dei Concilii e le leggi imperiali, concorsero alla persecuzione. La tabella I/1 stabilisce un parallelo tra le principali misure adottate dalla Chiesa cattolica nei confronti degli Ebrei e i provvedimenti corrispondenti emanati dal regime nazista. Nessuna sintesi di legislazione canonica, tuttavia,  potrebbe essere rivelatrice come la descrizione del Ghetto di Roma, che lo Stato Pontificio perpetuò fino all'occupazione della città da parte dell'esercito regio italiano nel 1870. Un giornalista tedesco, che visitò il ghetto romano poco prima di quella data, pubblicò il suo reportage sulla "Neue Freie Presse". Aveva visto qualche strada umida, sporca e buia, dove erano ammassate 4700 creature umane. Per prendere in affitto una casa o un locale a uso commerciale fuori dai confini del ghetto, gli Ebrei dovevano ottenere un'autorizzazione del cardinale vicario. Ogni acquisto di immobili fuori dai predetti limiti del ghetto era vietato. Il commercio di prodotti industriali e quello dei libri erano proibiti, gli studi superiori erano vietati. Le professioni dell'avvocato, del farmacista, del notaio, del pittore, dell'architetto erano vietate. Un Ebreo poteva essere medico, ma a condizione di curare solo altri Ebrei. Nessun Ebreo poteva ricoprire una funzione pubblica. Gli Ebrei dovevano pagare stesse imposte di tutti gli altri, più le seguenti: innanzitutto, una tassa annuale per il mantenimento dei funzionari cattolici che controllavano l'amministrazione finanziaria del ghetto e l'organizzazione comunitaria ebraica; in secondo luogo, una somma di 5250 lire annue, a favore della "Casa Pia", incaricate di lavorare per la conversione degli Ebrei; infine e con lo stesso scopo, 5250 lire a favore del Chiostro dei convertiti. Da parte sua, lo stato Pontificio, ogni anno, destinava 1500 lire a opere di carità, ma non donava un solo quattrino in favore dell'educazione e per recare cura agli infermi

Tabella I/I misure antiebraiche ecclesiastiche e naziste:

Diritto canonico: Divieto dei matrimoni misti e di rapporti sessuali tra Cristiani ed Ebrei (sinodo di Elvira del 306). Divieto per i Cristiani di prendere cibo alla stessa tavola degli Ebrei (Sinodo di Elvira del 306)

Misure naziste: Legge per la difesa del sangue e dell'onorabilità tedesca (15 settembre 1935). Divieto per gli Ebrei di fare uso del vagone ristorante (ministero dell'interno al ministero dei trasporti, 30 dicembre 1939)

Diritto canonico: Agli Ebrei è proibito ricoprire cariche pubbliche (Sinodo di Clermont del 535)

Misure naziste: Legge sulla riorganizzazione delle professioni burocratiche pubbliche

(7 aprile 1933

Diritto canonico: Agli Ebrei è fatto divieto di tenere presso di se' servi, serve o schiavi Cristiani (terzo sinodo di orleans del 538) Agli Ebrei non è consentito farsi vedere per strada durante la settimana santa (terzo sinodo di orleans del 538)

Misure naziste: Legge per la protezione del sangue e della onorabilità tedesca (15 settembre 1935. Ordinanza di polizia che autorizza le autorità locali ad allontanare dalle strade in determinati giorni, gli Ebrei (vale a dire durante le festività naziste) (3 dicembre 1938)

Diritto canonico: Rogo del Talmud e di altri libri ebraici(dodicesimo sinodo di Toledo del 681). Ai cristiani e' fatto divieto di consultare medici ebrei

(sinodo trullano del 682)

 Misure naziste: Rogo dei libri nella Germania nazista. Quarta ordinanza circa la legge sulla cittadinanza nel reich del 25 luglio 1938

Diritto canonico: Ai Cristiani non è consentito abitare presso gli Ebrei (sinodo di narbonne del 1050). E' fatto obbligo agli Ebrei di versare alla Chiesa le stesse decime che devono versare i Cristiani (sinodo di gerona del

1078). Divieto del lavoro la domenica (sinodo di Szabolcs 1092)

Misure naziste: Direttiva di Goering del 29 dicembre 1938, secondo la quale gli Ebrei devono essere concentrati in abitazioni separate(bormann a rosemberg,

17 gennaio 1936) "Socialausgleichsabgabe", la "tassa di perequazione sociale" del 24 dicembre 1940, secondo la quale gli Ebrei devono pagare una tassa speciale come contributo al partito nazista, al posto di quella imposta dal partito ai suoi membri.

Diritto canonico: Gli Ebrei non possono portare accuse o testimoniare contro i Cristiani (concilio lateranense III, 1179, can.26). Agli Ebrei è fatto divieto di diseredare i loro fratelli di fede passati al cristianesimo (concilio lateranense III, 1179, can.26).

Misure naziste: Proposta della cancelleria del partito nazista di vietare agli Ebrei di promuovere cause civili, 9 settembre 1942. Decreto del Ministero della Giustizia che autorizza a dichiarare nulli i testamenti che offendono il "sano giudizio del popolo" (31 luglio 1938)

Diritto canonico: Gli Ebrei hanno l'obbligo di portare un distintivo sopra i vestiti (concilio lateranense IV, 1215, can.68 - a imitazione di un decreto del Califfo Omar II, 634-44, che imponeva ai Cristiani una cintura blu, e agli Ebrei una cintura gialla. Divieto di costruire sinagoghe (concilio di oxford,1222). Ai cristiani non è consentito assistere alle cerimonie ebraiche (sinodo di vienna del 1267). Gli ebrei non possono discutere con i cristiani semplici di fede cattolica (sinodo di Vienna del 1267). I ghetti sono obbligatori (sinodo di Breslavia del 1267). E' fatto divieto ai cristiani di vendere o affittare beni immobili agli Ebrei (sinodo di Ofen del 1279)

Misure naziste: ordinanza del 1 settembre 1941. Distruzione delle sinagoghe in tutto il territorio del Reich, 10 novembre 1938. Divieto di relazioni amichevoli con gli Ebrei, 24 ottobre 1941. ordine di Heydrich del 21 settembre 1939. Gle Ebrei possono abitare solo nei "quartieri ebraici". Ordinanza che consente la vendita forzata dei beni immobili e dei terreni ebraici, 3 dicembre 1938.

Diritto canonico: va considerata come un'eresia la conversione di un cristiano al giudaismo o il ritorno di un ebreo battezzato alla sua precedente religione (sinodo di magonza del 1310). Divieto di vendere o impegnare oggetti appartenenti alla Chiesa agli ebrei (sinodo di lavour 1368). Gli ebrei non possono fare da mediatori nella conclusione dei contratti trai i cristiani e particolarmente nei contratti di matrimonio (concilio di basilea, 1434 sessione XIX). E' fatto divieto di concedere agli Ebrei titoli accademici (concilio di basilea, 1434)

Misure naziste: Un cristiano convertito al giudaismo si espone al pericolo di essere trattato come ebreo (sentenza della corte regionale suprema di Konisberg, VI senato civile, 26 giugno 1942). Decreto del 6 luglio 1936, sullo scioglimento delle agenzie immobiliari e fondiarie ebraiche che offrono i loro servigi ai non- Ebrei. Legge contro il sovraffollamento nelle scuole e nelle università tedesche, 25 aprile 1933.

Il testo delle leggi razziali e i documenti giustificativi delle scelte del governo italiano dell'epoca, come il "Manifesto della razza" e la "Dichiarazione sulla razza".

http://www.romacivica.net/novitch/LeggiRaz/index.htm

http://baruffi.ceva.infosys.it/5b/bassani/leggiraz.htm

 Sommariamente, questi sono i cinque provvedimenti della legislazione razzista del 1938-39 i cui testi si trovano nei due siti indicati:

- REGIO DECRETO LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n.1728

Provvedimenti per la difesa della razza italiana.

- REGIO DECRETO LEGGE 5 settembre 1938 - XVI, n. 1390

Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.

- REGIO DECRETO LEGGE 7 settembre 1938-XVI, n. 1381

Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri.

- REGIO DECRETO LEGGE 15 novembre 1938 - XVII, n. 1779

Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana.

- LEGGE 29 Giugno 1939, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 Agosto 1939-XVIII, N. 179

Disciplina dell'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica.