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Attenzione. Col nuovo anno questo sito sarà rimosso dal web. Sito ufficiale di Nereo: http://www.nereovilla.it/ Benvenuti |
in Abbaco Filosofico della moneta
Sintesi di tutto il lavoro fatto in questo sito dal 1999 ad oggi:
Lettera aperta di Nereo Villa a Ratzinger Joseph
Lettera di cittadini italiani alla Guardia di Finanza
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Abbaco filosofico della moneta |
Dal 1999 ad oggi il gestore di questo sito, il musicista
Nereo Villa, ha pazientemente e sufficientemente spiegato che è anacronistico
pretendere la risoluzione del problema sociale attraverso la creazione di nuovi
partiti, in quanto la partitocrazia stessa è effetto e non causa dell'organismo
sociale malato, e che in quanto tale non può avere alcuna capacità di curarlo,
se non secondo il noto adagio gattopardiano "tutto cambi affinché nulla cambi"
(ciò vale anche e soprattutto per ogni sedicente partito antisignoraggio). Il
risanamento sociale non può provenire dai sintomi del proprio male. Può darsi
esclusivamente dalla corretta informazione dell'individuo in merito al morbo di
cui tutto il sistema è affetto.
Nel 2007, raggiungendo il 60° anno di età, Nereo Villa, in quanto studioso di Rudolf Steiner e in particolare della sua idea di libertà, lascia il web per dedicarsi di nuovo alla musica, in questi ultimi tempi trascurata. E ciò al fine di comunicare attraverso la musica tale idea,
anelante ad una società articolata in tre sottosistemi, uno
dei quali è lo Stato di diritto, pensato come cuore pulsante, mentre gli altri
due - quello economico e quello culturale - sono rispettivamente ed analogamente
concepiti nel corpo umano come attività nervosa e muscolare.
Nel “sabato per l’uomo” così auspicato, l’organismo sociale si articola in se
stesso in modo conforme alle dinamiche fisiologiche dell’organismo umano, in cui
il cuore è garanzia di ossigenazione del nervo e del muscolo, secondo vivente
ritmicità (egalité) e non secondo aritmia. L’attuale aritmia cardiaca
dell’organismo sociale è infatti inidonea a garantire diritto, in quanto
anacronisticamente condizionata da nichilismo giuridico da un lato, e da
economicismo dall’altro.
La fattispecie economica, rispondente a logica di mercato e di solidarietà (fraternité),
è invece essenzialmente diversa da quella giuridica (egalité) e da quella della
libera ricerca culturale (liberté), così come nell’uomo sono essenzialmente
differenti fra loro le relative fisiologie dei sistemi nervoso,
cardio-respiratorio e metabolico: nell’uomo la funzione cardiaca garantisce
infatti la circolazione di linfa vitale sia negli scambi sinaptici, che nel
consumo di ATP nei muscoli.
Oggi i problemi economici e culturali dell’Italia sono assoluta istanza di una
risoluzione che non può non tenere conto del principale problema giuridico
dell’anacronistico signoraggio monetario delle banche emittenti, ed altresì
nell’individuare nelle stesse (autocostituitesi fra l’altro come istituti di
diritto pubblico) i primi evasori fiscali impuniti di tutto il sistema.
Queste problematiche, che hanno interessano il gestore di questo sito da oltre 40 anni, grazie anche al molto tempo libero che gli concedeva la sua professione di musicista, lo hanno portato ad allestire la Lettera aperta di cittadini italiani alla Guardia di Finanza in modo da rendere conosciuta l’essenza reale odierna del problema sociale.
È
arrivato l'"autunno" ed è arrivato anche il momento di
congedarmi dai miei
lettori. Tutto ciò che ho scritto fin qui è ciò che ho capito studiando la
moneta. Ho voluto mettere in "rete" i miei studi e i miei raggiungimenti,
considerando che la "rete" del terzo millennio potesse essere comparata a quelle
reti di cui si parla tante volte nel Vangelo. Le reti di allora - secondo il
Cristo - dovevano pescare il pesce che avesse in bocca la moneta da dare a
Cesare: oggi, dato che questa frase non si è ancora capita - e dunque tanto meno
messa in pratica - occorreva che qualcuno la spiegasse e ne mettesse appunto in
"rete" la spiegazione. Spiegazione che è molto semplice come è semplice ed
essenziale tutto ciò che viene dall'Io. In pratica, interrogato sull'argomento
"tasse", Cristo risponde di andare al mare, pescare un pesce e dalla sua bocca
prendere la moneta per pagare i tributi. Questa frase è un'allegoria, un
simbolo, un'immagine, una metafora. Questo è il modo di parlare cristiano per
farsi capire soprattutto dai semplici. Chi è semplice, puro, SANO, non può che
ricavare da questa frase la PROVA che l'Io indica di prendere i soldi delle
tasse dal mare e cioè dalla liquidità, perciò da tutto ciò che sulla terra
funziona come denaro del popolo, NON da ciò che gli esseri umani ricavano e
risparmiano individualmente mediante il sudore della loro fronte. "Misericordia
voglio, non sacrifici..." E la misericordia è l'accorgersi, attraverso il cuore,
di chi sta nella miseria ... L'indicazione
cristiana a prelevare le tasse dal "capitale monetario" è perciò evidente,
elementare, chiara. Se ciò non vuol essere ancora capito e recepito è perché i
potenti occultano la Verità ed oltretutto, purtroppo, con il cosiddetto "consenso
popolare". Internet, per ora, è l'unico spazio libero che rimane per esprimere
la Verità. Il fatto che sia stato chiamato "rete" dunque forse non è un caso. Se
dunque chi si imbatte nella mia "rete" vuole essere pescato da queste mie
"esegesi" del terzo millennio, è il benvenuto e lo è ancor di più se mi vuole
scrivere o telefonare per farsi pescatore anch'egli.
Questo sito nasce dalla ricerca di una concezione nuova del valore del denaro, basata sui principi dell'antroposofia e sulla mia esperienza personale di musicista. Come la musica consiste non nelle onde meccaniche sonore ma nel rapporto fra i loro intervalli, così il denaro consiste non negli strumenti monetari di "fattispecie giuridica" ma nel rapporto fra i cittadini che ne fanno uso. Fare uso è diverso dall'essere usi, perché abitudini e convenzioni immutabili portano gli uomini ad essere usati... (continua)
"Io mi rifiuto
di pagare
le tasse
il cui impiego ritengo
destinato
a scopi ingiusti e immorali"

Ripropongo questa consapevole frase di Thoreau affinché il popolo bue, studiando meglio se stesso, abbia maggior rispetto per il toro che ha in sé. Thoreau probabilmente non conosceva il diritto di epikeia. Però lo praticava ugualmente. Ratzinger, che lo conosce, non ne parla... non ha piedi per quel cammino... in compenso con le spalle procede cablato nel suo scafandro, come una vecchia mucca pazza mascherata da Bue Api... Quando anni fa pubblicavo i brani di Thoreau in risposta alla "giustizia 2000" di Fassino(2) ascoltavo ancora i consigli di chi giocando all'"antropocrazia" mi pregava di rimuovere Thoreau dal web per rispettare l'intelligenza delle mandrie. Tale consiglio si è rivelato improntato alla peggiore adulazione. "Sacrificare a uno spirito altrui è adulazione (sicofanzia)" scriveva Pound (Cantos, LXXVII). Il "politicamente corretto" è "pejorocrazia, orpello dorato [...] di vecchi stalloni sbuffanti e grassi" (E. Pound, Cantos, LXXIX), non antropocrazia. È dominio del peggio. Non si può predicare l'antropocrazia e contemporaneamente censurare Thoreau, pagare le tasse, sostenere la giustezza del debito pubblico, e continuare a portare soldi in banca...
La lotta di classe non esiste. Due sono le classi: la prima si guadagna da vivere col lavoro, la seconda campa col furto ai danni della prima... attraverso la tassazione, l'apparato burocratico dello Stato e tutto quello che ci gira intorno, dalla confindustria ai sindacati. Costoro si guadagnano da vivere con la coercizione, con il furto e con la rapina "politicamente corretti", "legali", tutto deve infatti risultare "legale"... Ma lo stesso diritto, quando ha come unico fondamento la forza e la coercizione romana è anticristiano. E lo è già nel suo DNA. Basta riflettere all'inizio della storia del jure romano, così come esso è tramandato dalla storia: Romolo che uccise il fratello, per poi raccogliere tutti i prepotenti dei dintorni e fare di loro i primi cittadini di Roma. Basta ricordare che la storia riconduce al ratto delle Sabine la loro possibilità di esistere in quanto popolo del "civis romanus", nonché l'origine stessa del Quirinale. Fratricidio, rapina, dunque... tasse... risse...e percosse... La tassazione è un furto. Lo Stato è un criminale... e non c'è giustificazione morale a questo sistema bestiale: "
Il diritto alla rivoluzione, alla ribellione, alla disobbedienza al potere costituito, è inalienabile. Nego a una qualsiasi maggioranza il diritto di esercitare il potere su una minoranza dissenziente". Questo è Thoreau(3). Polibio diceva che le fasi politiche sono tre, monarchia, aristocrazia e democrazia, che tutte e tre sono cicliche, e che il loro ciclo si compie attraverso le loro relative degenerazioni: la monarchia degenera in tirannide e quando un governo è troppo centralizzato è tirannico; l'aristocrazia degenera in oligarchia, cioè in poche persone che comandano insieme; la degenerazione della democrazia è invece l'anarchia, che consiste nell'abolizione di tutte le regole...Anche se io non credo nell'anarchia - così come non credo nell'ateismo - le cose oggi stanno così: fra un affare economico ed un altro, fra una transazione economica ed un'altra, vi è sempre un buco temporale (anche da un giorno all'altro) fatto di cose artificiali, inflazione programmata o deflazione programmata di tutti gli strumenti monetari possibili (dalla moneta metallica alla cartamoneta, bot statali, titoli vari, ecc.), per cui ciò che prima è minimo valore diventa successivamente superiore al massimo valore precedente, o, viceversa,
un massimo è inferiore al minimo del giorno precedente. La parola inglese "gap", provieniente dal norvegese antico, significa "abisso". Il "gap economico", di cui oggi nessuno ha veramente più il coraggio di parlare è appunto l'espressione giusta di questo "abisso" reale fra ogni tipo di fede politica e/o religiosa e sua putrefazione.Poiché non si vuole saperne di comprendere l'obiezione fiscale di Gesù di Nazaret, il problema del male rappresentato dal signoraggio rimane. Il male che non si respinge da sé è l'abominio (abominazione significa originariamente "respingere da sé"). Ed oggi l'abominio è infatti l'avvicinarsi a ciò che si dovrebbe allontanare: le signorie, i nuovi dei, i padri padroni del patriottismo del dio quattrino sostituito al Dio Trino, ecc. Mentre Gesù perfino nel linguaggio aborriva tale comportamento: "Non chiamate nessuno Padre" (Matteo 23, 9). Perché tale abominio genera stagnazione, la cui liquidità è la stessa putrefazione a cui Gesù si oppone da sempre, sia rovesciando i banchi dei cambiavalute (le "banche" di allora), sia indicando il nuovo tipo di moneta tributaria (Matteo 17, 27), e sia attraverso la Sua morte in croce (per obiezione fiscale, primario motivo della sua crocifissione). La moneta tributaria promossa da Gesù è equa perché prelevata dalla liquidità del mare monetario. Moneta iniqua è invece quella che gode privilegi non goduti dalle merci, le quali se non consumate in tempo, stagnando, marciscono. La moneta iniqua invece non marcisce e crea il "gap". La stagnazione monetaria, il "gap", e il problema del pane, e dei poveri, sono pertanto diretta conseguenza della sostituzione dell'IO SONO cristiano col giogo romano.
Fare nuovi partiti secondo tale giogo in vista del giogo leggero di Gesù è assennato quanto votare per la pace per ottenere il potere da imporre con le armi. Non credo possa avere futuro.
Dopo avere negato per anni la problematica del signoraggio bancario, ci sono persone che oggi si convertono ad essa e - considerando come unica via possibile per trasformare il signoraggio in reddito di cittadinanza quella di avere consensi - hanno incominciano a chiamare "oscurati" chi non aderisce ai loro dettami ideologico-dogmatici, e invece "risvegliati" chi vi aderisce: gli "oscurati" sarebbero solo capaci di "aria fritta", mentre i "risvegliati", cioè loro, di pensieri eccelsi. Però non si accorgono che si sono di fatto risvegliati solo ora dopo anni di avversione ai contenuti di questo sito, e che si sono risvegliati solo per dividere ancora per l'ennesima volta la gente in "risvegliati" ed "oscurati".Così, anziché guardare ognuno la trave propria e non la pagliuzza altrui, pretendono solo di procedere nella vecchia maniera partitocratica, via in cui non credo. Perciò ho rimosso tutti i contenuti di questo sito.
"Abbaco filosofico della moneta" ha sempre informato circa la patologia sociale del signoraggio bancario, e personalmente ho sempre analizzato da più parti tale brutta malattia.
Molti miei scritti sono stati pubblicati da altri siti che trattano la moneta e l'economia. Credo che essi siano già di per sé sufficienti per la spiegazione essenziale di questo argomento da me trattato dal 1999, non certo per fondare nuovi partiti.
Fondare nuovi partiti e cercare consensi o aderenti genera solo lacci su lacci, in cui, già dai primi inizi, l'ego partitocratico "risvegliato" svende il proprio pensare esprimendo la propria ipertrofia con frasi come "io ho più adesioni di te". Tale comportamente equivale nell'analisi transazionale ad "io sono OK, tu non sei OK". Nel cristianesimo reale esprime l'atteggiamento: "Io sono meglio dell'Io sono", tipico di chi pretende di salvare il Salvatore.
L'ipertrofica grettezza del mio io partitocratico infatti non mi permette di accorgermi che non "io" raccolgo consensi, ma "io con gli altri", cioè tutti coloro che pensano la verità delle cose, e la divulgano, nella misura in cui hanno potuto percepirla, ed a seconda della loro individuale immaginativa morale.
Quando si parla di antroposofia, di antropocrazia(4), o di autoconoscenza, nella misura in cui si fa apparire diffusori di depressione tutti coloro che non eseguono alla lettera i nostri dettami, si rischia di essere proprio noi i massimi oscurati.
E qui sta il bello dell'antroposofia intesa da Steiner. Essa non è mai grettezza d'animo: "quando l'autoconoscenza comincia a manifestarsi all'esterno nell'essere, e nel tessere dell'universo, è importante che facciamo cessare ogni unilateralità, e che impariamo a sentire come altrimenti si possa sperimentare in modo gretto ciò che esiste in ogni punto dell'esistenza. Ci rende esseri rigidi il confinarci in un punto dello spazio e credere di poter esprimere verità con delle parole. Le parole sono le meno adatte ad esprimere verità, perché sono legate al suono fisico. [ ] La realtà non opera in modo da uniformarsi con la teoria [ ] Si avrà una giusta aspirazione antroposofica soltanto se ogni volta che qualcosa viene detto sia capito in tanti modi quanti sono gli ascoltatori. Mai chi vuol parlare della scienza dello spirito potrà aspirare ad essere capito solo in un modo. Vorrebbe essere compreso in tanti modi quante anime sono presenti. L'antroposofia lo sopporta"(5)
Un'antropocrazia che non sopporti ciò non è altro che ideologia acritica, e di nuovo succubanza e schiavitù.
Ad ogni modo, "ciò che conta è che ogni singolo modo di comprendere sia giusto e vero. Anche se a volte la comprensione individuale consiste nel capire proprio il contrario di quanto viene detto" (ibid.), proprio come fanno attualmente certi "risvegliati" scrivendo che dalle mie pagine non risulta l'invito ad inviare adesioni.
Dunque, soprattutto se parliamo di antroposofia, di antropocrazia, o di autonoscenza, dobbiamo anche "tener presente che è più utile parlare in modo da cercare gli errori in noi stessi e la verità fuori di noi. Non viene cioè detto: cerca la verità in te stesso! In effetti la verità si trova fuori di noi. Si trova che essa è riversata nel mondo. Grazie all'autoconoscenza dobbiamo liberarci di noi, dobbiamo attraversare determinati stadi animici. La solitudine può essere una pessima compagna. Possiamo però sentire anche tutta la nostra debolezza avvertendo nella nostra anima la grandezza del cosmo dal quale siamo nati. Allora abbiamo coraggio. Osiamo sperimentare ciò che conosciamo. Troveremo allora in effetti che dalla perdita dell'ultima fiducia della nostra vita, sgorgherà la prima e l'ultima fiducia della vita stessa, quella fiducia che ci permette di superarci e di ritrovarci a nuovo nel cosmo: "O uomo, vivi il mondo in te! Superando te stesso, solo allora ti sarai ritrovato nel tuo vero essere". Facciamo in modo di sentire queste parole come un'esperienza, ed esse diverranno per noi tappe dell'evoluzione interiore" (ibid.).
Un caro saluto a tutti.
Nereo Villa
29 maggio 2005
(1) H. D.
Thoreau, "La disobbedienza civile", Ed. Acquarelli; per
la lettura integrale del testo:
http://uac.bondeno.com/afenice/thoreau/
(2) Taranto, 25
novembre 2000: "Nonostante la libertà di espressione
sancita dalla nostra costituzione, anche un gruppo di missionari
che produce informazione in rete in maniera continuativa dovrà
registrare il proprio sito come qualunque altra testata
giornalistica. È questa la tesi sostenuta da Franco Abruzzo,
presidente dell'ordine dei giornalisti della Lombardia, che nei
giorni scorsi ha incontrato il ministro della Giustizia Piero
Fassino, assieme ai rappresentanti dell'Ordine dei
Giornalisti, della Fnsi, della Fieg, della presidenza del
Consiglio e dell'Ufficio del Garante della privacy per discutere
le modifiche alla legge sulla stampa che potrebbero essere
approvate già nei prossimi giorni. Questo incontro è stato
commentato dallo stesso Abruzzo nel corso di un convegno
organizzato venerdì 17 novembre dal giornale di strada
"Terre di Mezzo" e dalla rivista "Mondo e
Missione". Al termine del convegno, Abruzzo ha confermato
personalmente ad un rappresentante dell'associazione PeaceLink
che in base alle recenti proposte di modifica della legge sulla
stampa (la 47/1948) anche le associazioni, i gruppi di
volontariato, le associazioni no profit e i singoli cittadini che
vorranno produrre in maniera continuativa documenti e
informazioni da diffondere in rete, dovranno registrare la
propria "testata giornalistica" telematica e
individuare un direttore responsabile iscritto all'albo dei
giornalisti che sia il garante delle informazioni pubblicate sul
sito. Il tutto è stato confermato in un articolo pubblicato da
Abruzzo sul "Sole 24 Ore" di domenica 19 novembre
(presente anche sul sito web dell'ordine dei giornalisti della
Lombardia all'indirizzo
http://www.odg.mi.it/diffamz4.htm in cui si specifica che l'estensione degli
obblighi finora riservati esclusivamente alle testate
giornalistiche "su carta" non è progetto di legge vero
e proprio, ma farà parte di una serie di emendamenti da
"agganciare" alla proposta di legge n.7292/2000, che ha
come primo firmatario il deputato Gianfranco Anedda e che
riguarda il reato di diffamazione a mezzo stampa. Attualmente
nelle pagine dedicate ai lavori parlamentari presenti sui siti
web delle istituzioni non c'è traccia di questi emendamenti, e
c'è la possibilità che una questione così delicata come il
futuro dell'informazione in rete possa essere risolta nei
corridoi del palazzo, senza che la società civile, le
associazioni e i singoli cittadini abbiano la possibilità di
esprimersi in merito a quella che potrebbe diventare una
operazione di censura in grande stile dell'informazione non
commerciale e non omologata...
(3) H. D.
Thoreau, "La disobbedienza civile", op. cit.
(4) Ciò che è super
tragicomico di
questi "risvegliati" è che credono se stessi
"antropocratici", o "antroposofi" come se
l'antropocrazia e l'antroposofia fossero due burocrazie di
appartenenza. La parola "antropocrazia" è antica come
il mondo, e venne usata sempre, ogni volta che nelle società
umane i vecchi ordinamenti crollarono in quanto antistorici o
anacronistici. Però sempre si ricreò il male sociale.
Certamente quando c'è bisogno di una nuova e più umana funzione
orientatrice e regolatrice si parla di
antropocrazia (Cfr. A. Marcolli "Teoria del campo: corso di
educazione alla visione", Ed. Sansoni, Firenze, 1971). Ciò
però non significa che la cosiddetta antropocrazia sia la
panacea burocratica che risolva i mali della burocrazia. Se così
fosse, non esisterebbero mali sociali. "Antropos"
significa "uomo". "kràtos" significa
"forza", "governo". Antropocrazia -
diversamente da democrazia, che significa "governo di
popolo" (demo = popolo) - significa "governo
dell'uomo". L'antropocrazia è dunque differente dalla
democrazia. Le democrazie infatti necessitano del consenso dei
popoli. L'antropocrazia no. L'antropocrazia necessita solo di
universalità di pensiero umano. Là, dove un'antropocrazia
necessita del consenso di intere comunità, non vi è
antropocrazia ma ancora democrazia. Coloro che - in tale
necessità di democratici consensi - dicono di volere attuare
l'antropocrazia, sono solamente dei sognatori. Se poi costoro
arrivano ad affermare addirittura che tali consensi (democratici)
necessiterebbero alla "loro" antropocrazia - per
costringere i vertici politici ad attuarla, non sono neanche
onesti con se stessi, in quanto mostrano di reputare giusto che
un essere umano - politico o non politico che sia - possa essere
costretto da un altro essere umano o da un gruppo, ad agire.
Un'antropocrazia personale, dunque, può avere tanto senso quanto
l'esistenza di un teorema di Pitagora personale o un angolo
piatto personale. Chi dunque sa approntare formule matematiche
esatte per un "governo antropocratico" lo faccia e
dimostri la loro giustezza attraverso esempi pratici di
applicazione. Chi non sa approntare formule non finga di saperlo
fare, per ottenere stupidi consensi. Personalmente, non ho
bisogno di consensi, ma di esperimenti scientifico-spirituali di
applicazione del "capito" al capitale. Lo stesso dicasi
per il termine "antroposofia". Anch'esso non è un
neologismo creato da qualcuno, dato che esiste un'opera di Thomas
Vaughan, alias Eugenio Philalete, intitolata "Anthroposophia
magica", datata 1650. Antropocrazia ed antroposofia sono
termini del linguaggio umano, esattamente come lo sono
"antropologia", "filosofia", ecc. Ci si può
gonfiare la bocca con queste parole, reputando se stessi
"risvegliati", ed "ottenebrati" gli altri, ma
non si approda a nulla.
(5) Rudolf
Steiner, "Sui misteri drammatici", Basilea 17/09/10, Ed
Antroposofica.