Le due "velocità" della luce

(elettromagnetica e cinematica)

 

Presentazione

Quando ho incominciato questo scritto, che doveva essere la traduzione di "Electromagnetic lightspeed and kinematic lightspeed: Analysis of the real Einstein" dello scienziato croato Roger Anderton (storico della scienza), mi sono accorto durante la traduzione che l'autore, pur basandosi su "The real Einstein" di Roberto Monti, lo accetta in se stesso - perché come storico non può non accettare le sue ricerche in quanto massimamente scrupolose - ma solo fino a un certo punto, dopo di che dissente da Monti in merito alla questione "Etere", cioè tiene a precisare che lui non crede nell'Etere "di Monti". Perciò, proprio perché la scienza non è per me una questione di fede, ma di logica di realtà (comprendente percezione sensibile e sua concettualizzazione soprasensibile) da quel momento in poi, ho lasciato perdere Anderton ed ho proceduto da solo. Presento dunque questo lavoro sulle due "velocità" della luce come curatore di una sintesi dell'opera di R. Monti. Buona lettura.           

Nereo Villa, Castell'Arquato, 20 luglio 2018     

 

La teoria elettromagnetica di Maxwell non conferisce alcuna costanza alla velocità della luce. Quello che è successo è che due diverse velocità sono state falsamente rese uguali.

Delle due l'una: la Relatività Speciale (che successivamente chiamerò RS) assume arbitrariamente la costanza della velocità della luce, oppure la pone come condizione (velocità della luce pensata come luce in un vuoto privo di ogni influenza di campi; ma dove sarebbe un simile vuoto nel mondo reale? Nel cervello).

 

Anche facendo l'avvocato del diavolo e considerando provvisoriamente l'ipotesi della costante della velocità della luce, volendo procedere alla sua analisi rivelata dall'esperimento di Michelson-Morley), il quale non conferisce il risultato della costanza della velocità della luce:

1. La Teoria della Relatività Speciale è sbagliata

La fisica odierna è costruita in gran parte sui pregiudizi di Einstein, e quindi molti errori sono stati introdotti da Einstein. Einstein è stato in grado di fare questi errori perché:"A. Einstein era uno studente mediocre, con la sola possibilità , una volta laureato, di diventare un impiegato presso l’Ufficio Brevetti di Berna (R. Monti, "Il vero Einstein", Introduzione, p. 2).


Questo per dire che Einstein non stava procedendo con informazioni corrette.

Il mito che l'establishment ama presentare è che Einstein, un estraneo alla fisica, è stato in grado di farsi avanti e causare una rivoluzione nella fisica rovesciando vecchie idee. Invece il fatto è che Einstein lavorò in base ad informazioni sbagliate proprio perché era un estraneo.

Le informazioni erronee su cui Einstein lavorò furono quelle che egli conosceva dell'esperimento di Michelson-Morley. Ma come le conobbe?

"Einstein venne a conoscenza dell'esperimento di Michelson quando era studente, leggendo il libro di Lorentz del 1895" (ibid).

Nel 1922 (queste le sue parole) "subito arrivai alla conclusione che la nostra idea circa il moto della Terra rispetto all'Etere non è corretta, se accettiamo il risultato nullo dell'esperimento di Michelson come un dato di fatto" (ibid).

Einstein riteneva che il risultato di questo esperimento fosse nullo, ma non era nullo, e la ragione per cui non lo sapeva era perché: "come studente tedesco egli non ebbe la possibilità di leggere il lavoro originale (in inglese) di Michelson e Morley: altrimenti avrebbe constatato che il risultato sperimentale era al disotto delle aspettative, ma non nullo" (ibid).


Il risultato fu: "
La velocità relativa della Terra e dell’Etere è probabilmente inferiore a un sesto della velocità orbitale (5 km/s) e certamente inferiore a un quarto (7.5 km/s)… l'esperimento va ripetuto" (ibid.)


Quindi Einstein formò la sua teoria su un risultato che era falso: "Einstein arriva troppo presto a un’idea sbagliata come conseguenza di una informazione iniziale errata" (ibid.).

Non aveva informazioni corrette perché all'epoca non era un vero scienziato con accesso alle informazioni corrette, ma un umile impiegato in brevetti, che in quanto tale "non ebbe la possibilità di avere una conoscenza diretta della Fisica sperimentale, in particolare della Metrologia Elettromagnetica, non conoscendo nemmeno cose come riferimenti e bibliografia" (ibid. p. 3).


Questo ci fornisce anche una ragione per cui non fornì riferimenti nel suo famoso documento del 1905 sulla RS: "
Per questo motivo, nel suo lavoro sulla Relatività Speciale, egli non cita il nome di Michelson: egli aveva semplicemente ammesso il risultato nullo dell’esperimento di Michelson come un dato di fatto. Per la stessa ragione, non conosceva il lavoro di Michelson del 1904: "Relative motion of Earth and Ether", che spiega il principio dell'Effetto Michelson-Sagnac: il principio del Giroscopio Ottico" (ibid.).

Quindi nel suo famoso articolo Einstein non ammise di procedere dall'esperimento di Michelson-Morley (MMX), ma risulta che così stanno le cose, e che la sua comprensione di quell'esperimento era sbagliata, quindi la teoria che congetturò da quell'esperimento fu pure sbagliata. Ciò che la comunità scientifica cerca di fare è schivare ogni cosa intorno agli errori di Einstein e creare più disordine. Questo pasticcio si estende ai testi di Relatività che affermano falsamente che l'esperimento di Michelson-Morley aveva dato un risultato nullo; questi testi riportano le credenze sbagliate di Einstein! Non riportano ciò che l'esperimento di Michelson-Morley effettivamente ha mostrato.

2.
Cosa ha dimostrato l'esperimento MMX

"Nel 1856 Weber e Kohlrausch ottennero la prima misura del rapporto tra le unità di carica  elettromagneticaq ed elettrostatica, detto "velocità v" (R. Monti, "Il business della relatività e le chiavi per smascherarlo")

 

"Nel 1857 Weber e Kirchoff ottennero l'"equazione dei telegrafisti", descrivendo la propagazione dei segnali elettromagnetici lungo i fili, con "velocità v" (cfr. ibid.).

"Nel 1864 Maxwell fu in grado di dedurre dalle sue equazioni l'esistenza di onde elettromagnetiche nell'etere con velocità di propagazione:
v = 1/√(ε0μ0)".

 

[NB: "v" è poi etichettato come c0 in cui "c" è l'iniziale del termine latino "celeritas", per "celerità", "velocità"].

Di conseguenza esistono chiaramente da allora due distinte grandezze fisiche:
c0=1/√(ε0μ0) e cM=2L/∆T, dette rispettivamente VELOCITÀ ELETTROMAGNETICA (c0) e VELOCITÀ CINEMATICA (cM) della luce ("Il business...", op. cit.).

"All'inizio del secolo (1900) sembrava improbabile
che esse (c0 e cM) potessero risultare identiche [...] Michelson aveva chiaramente affermato: [...] una differenza può quasi certamente essere prevista" (cfr. ibid.).

"Sfortunatamente Michelson aveva già fatto due errori" (ibid.).


"Nel 1887, cercando di testare la velocità orbitale della Terra rispetto all'etere:

1) Non fu in grado di annotare la relazione corretta tra le due quantità c0 e cM, che è:

cM = c0 (1-β²)/(1-β² Sen² θ); β=v/c0 il che significa che: cM = f (c0, v, θ).


2) Non fu in grado di capire che i metodi di Roemer e Bradley e la misura di c0 (cioè la misura elettromagnetica della velocità della luce) avrebbero potuto consentire di testare
la velocità orbitale della Terra: v = c0 ∆T / 2T0; v = α c0 (α = angolo di aberrazione).

 

["v" ora usato come velocità orbitale della terra].

 

Oggi la misurazione dell'anisotropia della radiazione di fondo ha risolto completamente il problema della velocità della Terra, del sistema solare e anche della galassia attraverso l'etere, questi rispettivamente di 390 e 600 km/s" (ibid. e R. Monti, "Three major misinformations in Einstein's theory of Relativity").

Michelson e Morley fecero una sola serie di osservazioni nel 1887, e successivamente non ripeterono mai più l'esperimento del "vento d'Etere" (o di deriva dell'etere), nonostante molte affermazioni stampate affermino il contrario (cfr. R. Monti, "Il vero Einstein", p. 11).



"Morley e Miller hanno sottolineato che il risultato dell'esperimento di Michelson-Morley non aveva la grandezza prevista, ma l'effetto indicato non era zero" (cfr. "Il business...", op. cit.).

Sfortunatamente un impiegato dell'ufficio brevetti di Berna venne a sapere dell'esito dell'esperimento di Michelson solo attraverso il libro di Lorentz del 1895 e sostenne che il risultato sperimentale dell'esperimento di Michelson-Morley era esattamente zero. Con ciò l'impiegato escogitò, con sua moglie, una teoria per spiegare questo inesistente "risultato nullo": la teoria della relatività (ibid.).

"[...] Stabiliamo [...] che la grandezza: c = 2L / ∆T sia una costante universale: la velocità della luce nel vuoto"... Cioè questi due sposini non erano neanche in grado di distinguere la velocità elettromagnetica c0 dalla velocità cinematica cM della luce, e ciò nonostante si sentivano talmente padroni della materia da procedere pontificando quale dovesse essere la velocità della luce, dichiarandola per di più COSTANTE! (cfr. ibid.).

 

Di conseguenza la relazione tra queste due grandezze fisiche:

 

cM = c0(1-β²)/√(1- β²Sen²θ)

                     divenne il "paradosso": c = c0(1-β²)/√(1- β²Sen² θ)

 

che avrebbe potuto essere "vero" solo astrattamente, giocando al gioco dell'infinito. Di fatto, con la seguente affermazione Einstein stabilisce in fisica che una velocità finita è infinita:

 

 

"[...] la velocità della luce ha, nella nostra [di Einstein - ndc] teoria, fisicamente il ruolo di una velocità infinita" (cfr. ibid.).

 

A questo punto occorrerebbe chiedersi cosa comporti il fatto che un elemento di una teoria abbia fisicamente un ruolo infinito. giocando con l'infinito avviene che si può ipotizzare tutto e il contrario di tutto. Però non si può dire tutto e il contrario di tutto in basea logica di realtà, cioè in base a conferma sperimentale. Ad esempio, se si ipotizza che il fuoco (causa) accenda la brace (effetto), l’esperimento in grado di confermare quell'ipotesi consisterà nell’avvicinare ripetutamente il legno al fuoco, in modo da constatare empiricamente la verità dell’ipotesi con l’accensione ripetuta della brace. Insomma, le teorie sono utili perché servono per impostare una ricerca. Ma senza verifiche sperimentali restano solo astrazioni o paradossi. La legge della gravitazione di Einstein consiste, per esempio, nell'affermazione che la linea è una curva. E questo è solo uno dei paradossi del modo antilogico di procedere entro la relatività di Einstein. La relatività di Giordano Bruno è di tutt'altra natura (cfr. "Il principio di relatività" in M. M. Capria, "Giordano Bruno e la nascita della scienza moderna"). Chi ama la scienza dovrebbe riflettervi.

 

Bruno ragiona così: se un segmento e la sua metà sono entrambi divisibili all'infinito, come possono avere un diverso numero di parti? Eppure è evidente che il segmento doppio deve avere un numero doppio di parti. Si dovrà dire che il segmento minore è egualmente divisibile ma ha meno parti del maggiore? La soluzione bruniana è che "esiste un qualche termine indivisibile alla divisione fisica [naturae dividenti], il quale non si divide in altre parti quando la divisione sarà arrivata ad esso; e se la ragione e la matematica, senza alcuna conseguenza pratica o uso, ma solo al fine di una vana contemplazione, volesse assumerlo infinitamente divisibile, faccia come crede. [...] Ed è necessario che un individuo aggiunto a un individuo faccia una somma maggiore, poiché gli individui sono corpi fisici, non vane specie dei matematici (Camoeracensis Acrotismus [1588] in F. Fiorentino, F. Tocco, G. Vitelli, V. Imbriani, C. M. Tallarigo (a cura di) 1879-91: "Iordani Bruni Opera Latine Conscripta, publicis sumptibus edita", Napoli, Morano, poi Firenze, Le Monnier., I.1, p. 154).
 

Questo punto di vista poggia su logica di realtà. Occorre prenderne atto se non si vuole continuare a bloccare la fisica nel pantano in cui è stata fatta cadere per ragioni più economiche che di ricerca scientifica. Oggi è molto comodo far dire alla fisica tutto e il contrario di tutto secondo formalismi matematici. Quando però al finito mondo fisico-minerale delle unità di misura si applica il concetto di infinito si può sempre ricavare la misura di qualcosa e contemporaneamente leggerla come metà o doppio, triplo, ecc., all'infinito. Ciò è verificabile come segue. Si immagini una lista o tabellina di numeri: 1, 2, 3, 4, ecc., all’infinito, e un’altra di numeri pari: 2, 4, 6, 8, ecc., anch'essa crescente o decrescente all'infinito. Si può già dire che la prima e la seconda tabellina, giocando fisicamente il proprio ruolo all'infinito, hanno il medesimo quantitativo di numeri perché l'infinito è infinito per entrambe le liste. Eppure nella lista o tabella dei soli numeri pari, mancano i numeri dispari, quindi si può affermare paradossalmente che, pur avendo il medesimo quantitativo di numeri dell’altra, questa ne ha la metà! Lo stesso ragionamento si può fare non solo con le liste 1 e 2 ma con tutte le altre: 3, 6, 9, 12, ecc., 4, 8, 12, 16, ecc., 5, 10, 15, 20, ecc., e così via all’infinito. In tal modo si può dire che le varie quantità sono uguali ma diverse. Questo ragionamento, degno dei giochetti della "Settimana enigmistica", non poggia sulla realtà ma solo su astrazioni. Qui la logica astratta si scontra con la logica di realtà. Lo stesso avveniva più di due millenni e mezzo fa col ragionamento eleatico, a cui si ispirò Einstein, e secondo il quale Achille non raggiungerebbe mai la tartaruga... In altre parole si rientra così nella (o si ritorna alla) FEDE, dato che con simili giochetti si arriva poi a CREDERE in una materia oscura, oppure in un'energia oscura. Togliendo realtà all'Etere è ovvio che poi il mondo risulti oscuro, dato che la misurazione dell'etere, creduta misurazione della luce nel vuoto, genererà sempre miriadi e miriadi di "nuove particelle" atomiche: particelle costosissime (in termini economici) che sono solo idee astratte o virtuali, cioè prive di connessioni con la vita reale.

 

La misura di "c0", che è la velocità della luce nel "vuoto" è arbitraria: non solo perché non supportata da prove sperimentali reali, dato che la velocità "c" è una mera astrazione priva di connessioni con la vita reale, ma anche in quanto basa su una convenzionale unità di misura, assolutizzata come immutabile, incontrovertibile.

 

Di fatto, la velocità della luce nel "vuoto" poggia sui fantasmatici "fatti" consistenti in coacervi algebrici, che da un lato affermano il "qui lo dico" o "principio einsteniano della relatività" e, dall'altro, il "qui lo nego" o "principio einsteniano della costanza della velocità della luce nel vuoto" e dunque della non relatività. "Un po' di qui e un po' di là", diceva il comico Panariello...

 

Quando dico queste cose, gli zeloti della fisica teorica mi dicono di studiare la loro fisica, che è una fisica settaria, oppure, non avendo argomenti, mi insultano. Ma mi mandano a nozze. Nereo studiati il fotone che è meglio...

 

In verità il fotone (come qualsiasi altra particella) NON esiste: è un concetto senza contenuto, un'invenzione dell'uomo, che dimostra solo la sua incapacità di pensare. Lo si può intuire: si immagini per esempio di dare una forte martellata a un pezzo di vetro. Si producono delle schegge. Credere - come credono i fisici delle particelle - che il vetro prima di essere colpito sia costituito da quelle schegge è un'ingenuità. Perché, se anche in quel vetro si scorgessero tramite raggi X configurazioni di sue venature che sembrano schegge, non si potrebbe mai dire che quelle sono le schegge di quel vetro, dato che bisognerebbe ancora generarle colpendolo col martello. E comunque bisognerebbe dimostrare (ma finora non è mai stato fatto) che quelle venature siano veramente la forma delle future schegge. Oltretutto se col martello si distrugge un vetro, ciò che resta poi lì per terra sono schegge, che però, se sono schegge, non sono più quel vetro. Invece per il fisico delle particelle, quelle schegge sono i "vetroni" del vetro. E dirà che il vetro è formato da "vetroni". Ecco perché da questo suo punto di vista si possono chiamare "deficientoni" i suoi pensieri deficienti di contenuti percepibili.

 
La fisica delle particelle è dunque solo un linguaggio di una setta che io rifiuto, proprio perché rifiuto le stregonerie infinitesimali matematiche della relatività e della scienza dei ragazzini o quantistica (faccio notare che la meccanica quantistica degli inizi fu scherzosamente soprannominata Knabenphysik, che significa, appunto "fisica da ragazzini").

 

I concetti e le idee di questo linguaggio non hanno alcuna connessione con la realtà, dato che i suoi contenuti sarebbero da credere come enti impercepibili con carattere di percepibilità, dunque congetturati, supposti, o postulati, o favoleggiati, sognati, ma mai verificati, mai sperimentati empiricamente. Perfino l'idea di fisica teorica è spuria. Perché ciò che è fisico è fisico e ciò che è teorico è teorico, e ciò che è teorico è immateriale mentre ciò che è fisico è materiale. Ecco perché la fisica teorica è totalmente improduttiva. Ed ecco perché Einstein rifiutò poi la "Knabenphysik", cioè la Quantistica dei ragazzini, generata dal suo stesso psichismo unilaterale e dagli spettri da lui evocati con le sue (di Mileva) stregonerie matematiche. E allora cosa avvenne? Avvenne che tutti questi spettri (spettrogrammi, grafici, spinori, spin, spettri di emissione, e così via) gli sfuggirono di mano, passando prepotentemente in altre mani, nella mani di ragazzini, appunto, ancora più superficiali, che sono oggi le generazioni dei professori universitari, che si susseguono nelle fila dei nuovi supporters einsteiniani di Stato, che lo Stato usa per lavare il cervello degli studenti al fine di giustificare gli ingenti finanziamenti europei, fra Ginevra e Gran Sasso. Tutto ciò per non aprirsi alle idee di Goethe per esempio, o di Tesla, o di Steiner, ecc., a idee di energie alternative, motori ad acqua, a idrogeno, a energia eterica, ecc.

Di fatto se si osservano le forme del moto che si attribuisce alla luce non percepiamo che cosa sia trasmesso da quel moto, bensì solo attraverso quale veicolo qualcosa come luce è trasmesso; ma questo qualcosa è del tutto immateriale, anche se si manifesta mediante materia. Il veicolo o il mezzo mediante cui si manifesta l'immateriale ente della luce è la materia eterica, che è la materia più sottile dell'atmosfera.

 

Di per sé il mezzo (lo si chiami come si vuole: etere, materia, materia eterea, spazio di fondo, atmosfera, radiazione di fondo, ecc.; cfr. "Spazio-tempo curvo e radiazione cosmica di fondo"), se è privo di luce e portatore di oscurità. Invece, reagendo alla luce - che è onnipresente, in quanto immateriale -, si modifica, è mosso e si determina. Come tale, è colto sotto forma di movimento dal soggetto che l'accoglie da una determinata fonte. Ma è un'illusione credere che il mezzo sia la luce: sembra che luce si muova e si propaghi ma così non è. La luce è un ente extrasensibile (o sovrasensibile) ed onnipresente, che solo l'elemento interiore del percepire può cogliere: elemento che però normalmente non è consapevole a colui che percepisce.


L'oscurità è il simbolo della materia. Nella misura in cui l'oscurità o la materia è percepita, incomincia a spiritualizzarsi diventando luce interiore, perché chi percepisce alberga in sé la relazione con la fonte della luce. Infatti di un'astronave risplendente e viaggiante nell'oscurità dello spazio non si può dire che la luce che ci permette di vederla si muova con l'astronave, ma che la luce è presente in ogni punto dello spazio e che perciò è riflessa dall'astronave in movimento.

In verità, la luce non ha bisogno di muoversi, perché è.

La sua essenza è la forma della sua presenza nel mondo. E poiché non esiste forma che non sia idea, la luce è tanto esterna quanto interna all'uomo, essendo pensare vivente, vita dell'animarsi interiore dell'intuire umano.

 

"Oggi sappiamo che un giroscopio ottico è sensibile fino a 0,001 deg/h, ma è necessario evitare l'agganciamento (o il blocco) delle onde stazionarie" (cfr. "Il business...", op. cit.).

Oggi, a causa degli errori di Einstein e dell'
inconsistenza sperimentale della sua teoria risulta poi un fatto alquanto strano: l'esistenza dei giroscopi presenti nella maggior parte dei nostri smartphones, confuta quotidianamente la giustezza della relatività speciale. Il giroscopio ottico funziona infatti in contraddizione con la relatività speciale, dato che Einstein - sempre per giustificare i suoi errori - dovette considerare il giroscopio ottico "teoricamente impossibile"!!! (ibid.). Dunque delle due l'una: o l'intera teoria della relatività (sia speciale che generale) e le sue implicazioni cosmologiche (Big Bang ed Espansione dell'Universo) sono pura fantasia, oppure si tratta della più colossale truffa scientifica della scienza moderna.

Il caso di Louis Essen, che ebbe il coraggio di dire queste cose (cfr. L. Essen "Relatività: scherzo o truffa?", Ed. Andromeda), è emblematico. Divenuto famoso come "Padre dell'orologio atomico", per averlo costruito al cesio perfettamente funzionante, Essen da grande fisico sperimentale quale era, quando cercò di far notare gli errori di Einstein fu letteralmente stroncato dalla "Comunità scientifica" e da tutti i suoi colleghi che rifiutarono perfino di ascoltarlo. Queste le sue famose parole del 1978: "Nessuno ha tentato di confutare le mie argomentazioni, ma fui  avvertito che se avessi continuato mi avrebbero rovinato la carriera". E così fu.

È dunque ora di smascherare con chiarezza - scrive Roberto Monti - "i tre principali elementi di disinformazione comunemente insegnati nelle scuole e nelle università di tutto il mondo:

1) L'esperimento di Michelson-Morley-Miller non ha mai dato un "risultato nullo", contrariamente a quanto comunemente affermato nella maggior parte della fisica libri di testo.

2) I risultati sperimentali dell'eclissi solare del 1919 non hanno mai "provato" la teoria di Einstein della Relatività Generale. La "differenza" tra la deviazione newtoniana e quella di Einstein di un raggio di luce non fu mai "confermata" dopo il 1919. Al contrario, nel 1960 i risultati sperimentali di Pound e Rebka mostrarono che l'energia (o massa) di luce è soggetta alla gravitazione newtoniana allo stesso modo della materia ordinaria.

3) Il "Big Bang" non si è mai verificato. Le prove sperimentali mostrate da Hubble e Nernst hanno dimostrato chiaramente che l'Universo non si sta espandendo. Questo risultato è sempre stato confermato dai dati astrofisici e dalla fisica elementare" (Absctract in Roberto A. Monti
"Three major pieces of misinformation in Einstein's Theory of Relativity"
, Acta Scientiarum, 21(4): 789-794, 1999, ISSN 1415-6814).

 

Dopo 10 anni dalla pubblicazione di questo scritto del 1999 di Roberto Monti, fu stampato in Italia "Seeing Red. L'Universo non si espande - Redshift, Cosmologia e Scienza accademica" del noto astronomo americano Halton Arp, 1927-2013, (Ed. Jaka Book, Milano 2009), il quale conferma nel suo libro, con dati sperimentali inequivocabili, tutto quanto R. Monti ha detto sulla disinformazione circa l'universo in espansione.

 

L'evoluzione storica degli esseri umani è fatta di energia che prima o poi rivela, illuminando senza abbagli, vale a dire in modo conforme alla ragione, il progresso stesso di ogni disciplina scientifica. Scrive Arp: «Penso che la scienza NON sia mai passata attraverso una propria età dell'illuminismo. Nel momento in cui la società capiva che certe decisioni erano troppo importanti per essere lasciate nelle mani di re e generali si sviluppò un procedimento più democratico. Invece la scienza non si è mai mossa dall'assunto che solo coloro che possedevano la conoscenza arcana erano in grado di decidere su quello che era vero e non era vero nel mondo dei fenomeni naturali. Oggi siamo nella situazione in cui i nuovi fatti sono giudicati col criterio se si adattano o meno alle vecchie teorie. Se non si adattano, allora sono condannati col seguente verdetto: "Non c'è modo di spiegare queste osservazioni, quindi non possono essere vere". Tutto questo incoraggia gli oppositori nel cercare di trovare spiegazioni alternative che siano in grado di spiegare le osservazioni, ed ecco allora che scatta inevitabilmente la trappola: "è chiaro che chi propone ciò è uno sprovveduto, e che quindi l'evidenza è falsa". Qui sopraggiunge la crisi per i ragionevoli membri della professione. Con così tante alternative e contraddittorie teorie, molte delle quali non corrispondono per niente all'evidenza osservativa, l'abbandono della teoria accettata diviene uno spaventoso balzo nel caos. Giunti a questo punto, credo che dobbiamo cercare la salvezza nell'ambito dei non specialisti, dagli astrofili e dai pensatori interdisciplinari - da coloro che si formano dei giudizi sul generale fondamento dell'evidenza, che sono scettici riguardo a qualsiasi spiegazione, in particolare quelle ufficiali, che soprattutto sono tolleranti verso le teorie degli altri. Quando una risposta completa non c'è ancora, in un certo senso tutti sono, ahimè, degli sprovveduti» ("Seeing Red. L'Universo non si espande", op. cit. pag. 11).

 

La mia conclusione

 

Sprovveduto è colui che crede reale un concetto disunito dall'oggetto percepibile (osservabile) o, al contrario, un oggetto percepito senza il relativo feedback concettuale. Illuminato è chi comprende a fondo la connessione fra l'oggetto osservato e l'intuizione mai esaustiva di quello. Perché in tale connessione consiste il mondo reale.