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Il museo borgiano di Velletri

Tutta l'azione di Stefano Borgia, imperniata sull'interesse per culture e popoli di ogni dove, si concretizzò nella realizzazione di un ricco museo che il cardinale allestì a partire dal 1769 nel proprio palazzo di Velletri e che fu noto con il nome di Museo Borgiano. Un museo che ebbe una certa notorietà in quegl'anni, tanto da meritare le visite di personaggi celebri come lo stesso W. Goethe che il 22 febbraio 1787 nel corso del suo famoso viaggio in Italia, ebbe modo di visitarlo. 'Ho visitato' scrive Goethe, 'il museo del cavalier Borgia, il quale, grazie alla sua parentela col cardinale e alla sua aderenza colla Propaganda, è riuscito a mettere insieme oggetti antichi e preziosi ed altre cose interessanti'. Anche A. Nibby, nella sua opera 'I dintorni di Roma', ha modo di citare Velletri proprio per la presenza del Museo Borgiano. In definitiva, una lunga schiera di intellettuali, artisti e viaggiatori italiani ed europei, sentirono il bisogno di spingersi nella città di Velletri per visitare questa vasta collezione. Va pure ricordato che la biblioteca privata del cardinale comprendeva più di 11 mila tra volumi preziosi, libri antichi e manoscritti rari ed era aperta agli studi dei maggiori eruditi d'Europa.
Stefano Borgia in forza della carica, prima di Segretario, e poi di Prefetto della Propaganda Fide strinse relazioni con i missionari sparsi in ogni continente e li esortò ad inviargli ogni oggetto e testo che avesse interesse per la sua collezione. Alcuni anni dopo la morte del cardinale, nel luglio del 1817 questa vasta collezione fu venduta dal nipote Camillo Borgia al re Ferdinando IV di Borbone. A tutt'oggi i pezzi della raccolta risultano essere dispersi tra il Museo Archeologico Nazionale e il Museo di Capodimonte di Napoli.
In base alla divisione che troviamo in uno scritto del 1796, opera di E. Barson, il Museo Borgiano di Velletri era suddiviso in dieci classi secondo un criterio innovativo di classificazione, ancora oggi valido.
La prima classe era molto consistente e comprendeva le antichità egizie con sculture in marmo, bronzo, avorio e legno, oltre a pietre preziose raffiguranti divinità e scene rituali. Della prima classe faceva parte anche una raccolta di monete, frammenti di manoscritti coopti e soprattutto il celebre papiro, conosciuto con il nome di Charta Borgiana che fece nascere a Velletri la papirologia. Questo documento rivelò alla cultura europea il primo papiro greco risalente al II secolo dopo Cristo che la civiltà moderna recuperava dall'Egitto. Con la pubblicazione dell'edizione, apparsa a Roma nel 1788, col titolo 'Charta Papyracea Graece scripta Musei Borgiani Velitris' si segnò incontestabilmente la nascita della scienza papirologica.
La seconda classe comprendeva bassorilievi e terrecotte volsche, rinvenute per lo più nel territorio di Velletri.
La terza classe comprendeva invece reperti di origine etrusca, con vasi e interessanti iscrizioni su terracotta.
La quarta classe era dedicata alle antichità greche, oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio a fini di studio da parte di filologi di tutto il mondo. Raccoglieva idoli di bronzo e marmi scolpiti, lampade, iscrizioni e dipinti.
La quinta classe comprendeva reperti archeologici di età romana alcuni provenienti dall'agro di Velletri, collezionati già dagli antenati del Borgia e costituivano il nucleo originario della collezione. Particolarmente interessanti erano gli oggetti di uso quotidiano, frammenti di piombo inciso, terrecotte decorate, bassorilievi marmorei, oltre a oggetti preziosi in oro ed argento.
La sesta classe raccoglieva oggetti provenienti dall'estremo oriente tra cui una serie di pitture indiane, sculture di idoli indù, libri e manoscritti che costituirono il nucleo originario dell'orientalistica in occidente, e che furono stampati e pubblicati, a cura del Borgia proprio a Velletri. E' da segnalare che questa sezione fu il frutto della intensa collaborazione con il missionario carmelitano Paolino di San Bartolomeo che aveva soggiornato in India dal 1786 e il 1789. Di questi fatti abbiamo testimonianza da parte dello stesso padre Paolino che nelle prefazioni ai testi stampati per la prima volta in occidente ricorda l'aiuto morale e materiale del cardinale nella pubblicazione dei numerosi studi sulle religioni, i costumi e la lingua dei popoli indiani.
La settima classe comprendeva le antichità arabe con oggetti di grande interesse, come uno splendido globo celeste arabo-cufico del XVII secolo di fattura eccezionale e ancora altri astrolabi, bronzi e manoscritti in carta pecora e papiro.
L'ottava classe raccoglieva testimonianze etno-antropologiche dell'Europa settentrionale con calendari runici, oggetti di culto e armi.
La nona classe comprendeva materiali provenienti dall'America Centrale e Meridionale con piccoli idoli in terracotta e legno e alcuni manoscritti messicani.
La decima classe, molto interessante ed ampia, comprendeva oggetti d'arte legati all'iconografia cristiana e alla liturgia. Tra cui diversi dipinti di varie epoche e di ottima fattura, come una splendida Madonna con Bambino di Bartolomeo Caporali.

 

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