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IL GIORNALE - 26 - ALBUM, SPETTACOLI - MARTEDI 5 FEBBRAIO 2002

Alanis: <<A Sanremo vorrei cantare quanto sono cambiata>>
"La rockstar sarà quasi certamente tra gli ospiti del Festival: <<Spero di comunicare i miei sentimenti>>"
"Nell'album <<Under rug swept>>, in uscita il 22 febbraio, elenca le <<21 cose che cerca in un amante>>"

Dell'uomo dei suoi sogni, mai incontrato, traccia un identikit scoraggiante. Degli uomini in genere dice: <<Se sono severa, nel giudicarli, è perchè ho sempre cercato rapporti complessi, e per questo interessanti. E se canto spesso d'amori finiti, è perchè non puoi costruire il futuro se non parti dal passato>>. Riecco dunque Alanis Morissette, mangiatrice - delusa, par di capire - di uomini, inquieta e dolce, incontentabile e cortese. Che dei suoi amori e dell'amore, di realtà e d'utopia canta in Under rug swept, splendido album in uscita il 22, a ridosso d'una probabile partecipazione a Sanremo 2002.
Ai giornalisti la cantautrice canadese si presenta radiosa, luminoso il sorriso sul bellissimo volto, lunghi e riccioluti i capelli che, in un celebre video, fecero da vestito alla snellezza del suo corpo nudo. E l'ironia sempre a portata di mano. Si parla del brano che apre l'album, 21 things I want in a lover, lei chiosa: <<In realtà le cose che voglio da un amante sono seicentosettantatré, ma allora la canzone sarebbe durata quaranta minuti. Così ne ho scelte ventuno, mi pareva il minimo vitale>>. Si apprende che, per ambire al suo amore, bisogna essere curiosi, comunicativi, leali nelle competizioni, consci che intelligenza non significa saggezza. E, ancora, avere una componente maschile e una femminea, detestare la pena di morte, essere divertenti, politicamente informati, amanti dell'avventura e della libertà, disinibiti nel talamo e inclini a far l'amore <<più di tre volte alla settimana>>. Troppe virtù, si direbbe, per trovarle tutte in un solo uomo: ne ha trovati molti, Alanis, di fidanzati così? <<Bè, queste sono le cose che chiedo anche a me stessa. E mi basterebbe trovarne l'ottanta per cento>>.
A parte questo, Under rug swept è un gran disco, fine e sincero (<<Per anni avevo nascosto cose che ora ho deciso di tirare fuori>>), con ospiti come Meshell Ndgeocello, dotata enfant terrible dell'hip hop newyorkese, e altri provenienti dai Red Hot Chili Peppers, Jane's Addiction e Stone Temple Pilots. Su un tappeto di suoni netti e discreti, Alanis racconta i mille volti dell'amore, mescola sarcasmo, spleen, speranza in canzoni che sono <<polaroid della mia vita>>, dice. E la bellissima voce evita l'enfasi per la verità che viene dal di dentro: dal cuore, dal corpo, dalla mente. Può anche apparirti monocorde, all'inizio, poi ci scopri un microcosmo di colori, inflessioni, umori. Cavalca le chitarre sferzanti di 21 things I want in a lover come le dissonanze sfuggenti di Narcissus, fa sua la grazia straniata di Hands Clean e quella assorta di Flinch, stende rarefatte intensità sul delirio lunare di That particular time.
Ma ancora sentitela, Alanis, come fa suo il respiro serrato di So unsexy, col cupo pedale del basso e l'austerità dell'organo, fino a dipanare l'amorosa salmodia di You owe mw nothing, a sfidare il chiacchiericcio elettronico di Surrending e a colorare con tinte di sogno la melodia tenerissima di Utopia: sogno appunto d'un mondo <<senza colpe, senza giudizi, senza paure, affascinato e divertito dalle diversità>>. Insomma, che bell'impasto di realismo e idealismo, questa Morissette che nell'amore di coppia vede <<una versione in scala delle grandi comunità, e in questo senso il personale è politico, è il globale, è il sociale>>. Questa Morissette che ringrazia le <<preziose illusioni che, quand'ero senza difese, non mi lasciarono affondare>>, ma poi le illusioni le teme: <<Ti serviva volare solo e in alto, e questo mi ha spinto a lasciarti: stare con te significava il deserto>>, canta giudiziosa e pragmatica in That particular time.
Si accenna all'11 settembre, <<l'eccidio delle Twin Towers è stato uno choc devastante, e tuttavia ha provocato un risveglio delle nostre coscienze, del quale anche le arti serberanno tracce per anni. Molti, dopo, hanno cominciato a interrogarsi sul senso della politica, delle religioni, del rapporto con gli altri - nascono dal non parlarsi le guerre, le discriminazioni, la violenza -, dunque a chiarirsi con se stessi. Perchè io amo cantare per la pace e per i diritti umani, ma se voglio farlo nelmodo giusto devo, prima, capirmi>>. Tutto qui il segreto dell'evoluzione di questa grande artista, che ora ci terrebbe ad andare a Sanremo - <<entro un paio di giorni la decisione>>, annuncia - per <<esprimere a un pubblico più vasto le mie motivazioni e i miei sentimenti. Prima, sapete, c'era in me una forte componente di egocentrismo, ora se canto in tivù è perchè spero che da qualche parte, solitario in una stanza, ci sia qualcuno che ascoltandomi scopra di non essere pazzo, si senta condiviso>>.

Cesare G.Romana

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