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racconto breve





VIERVILLE-SUR-MER








04:37:00

(lato A)

Il filo conduttore di quella giornata era stato il puzzo acre, penetrante, dei motori delle chiatte da sbarco che affiancavano il cargo convertito in trasporto truppe al servizio del Primo Corpo d'Armata del Generale Bradley, il Paul Maurice, in rotta verso le coste della Normandia.
Anche adesso, nelle ultime ore della notte, nemmeno l'aroma del tabacco da pipa che stava annusando, riusciva a coprire quel lezzo aspro.
Durante l'ultima licenza a Cardiff era stato fortunato a procurarsi un paio di buste di Balkan Sobraine alla borsa nera.
Il sergente Ross era stato particolarmente abile a scovare quella merce così rara, anche se sicuramente una buona parte dei dollari, da cui si era dovuto separare, era finita nelle sue tasche, ma quel tabacco valeva ogni cent di quella piccola fortuna che gli era costato.
Mise via la busta col tabacco, riponendola con cura in un pezzo di tela cerata, presto avrebbe corso il rischio di finire in acqua e non voleva certo che il tabacco si rovinasse.
Dal taschino della giacca tirò fuori anche la piccola busta di carta sottilissima, quasi trasparente, da posta aerea che aveva ricevuto da casa.
Sulla busta si leggeva: 1st. Lieutenant Charles A. F. Steadley, 1o Plotone, 5o Battaglione Ranger, Compagnia E, Caldicot ...

Caldicot, un piccolo villaggio sulla sponda gallese del canale di Bristol dov'era acquartierato il 3o Reggimento Ranger aggregato alla 1a Divisione di fanteria del 5o Corpo d'Armata dell'U.S. Army.
A Caldicot aveva passato 3 mesi, 3 lunghi mesi in attesa di partire per il continente, per l'offensiva con la quale, come diceva sempre il suo sergente, avremmo rispedito i nazi al di la del Reno a calci nel culo.
Nella piccola busta da posta aerea non c'era la lettera, quella l'aveva lasciata alla base coi suoi effetti personali non indispensabili, aveva tenuto la foto, coi suoi genitori ed il piccolo Antony, il fratellino minore, che sventolava la sua bandierina a stelle e strisce.
Meno male che c'era Antony, almeno se a lui fosse accaduto qualcosa di brutto, il piccolo avrebbe potuto riempire quel vuoto e non lasciare da soli i suoi vecchi.

Ripose con cura la foto e la busta nella tela cerata assieme al tabacco richiudendola ermeticamente.
Gli venne da sorridere al pensiero che se avesse tentato di accendersi la pipa si sarebbe ritrovato davanti ad una corte marziale. Sul ponte del cargo vigeva il più severo oscuramento, perfino gli ottoni, pochi per altro su quella bagnarola, erano stati passati col nerofumo per evitare luccichii indesiderati. Era noto che i crucchi avessero ottimi binocoli notturni e l'attenzione era massima, guai se all'operazione fosse venuta a mancare la sorpresa.


(lato B)

Il filo conduttore di quella giornata era stato il puzzo acre, penetrante, dei motori dei panzer.
Due dei cinque carri della 7.ma Kompanie, la Gottingen, distaccata a Formigny, avevano bisogno di riparazioni e manutenzione e cosi per ore i meccanici avevano lavorato fino a notte fonda.
Her Hauptman Georg Grollinger, comandante della Kompanie, aveva organizzato un'esercitazione di difesa costiera e il giorno prima si erano portati nella zona litoranea, verso le batterie costiere di Pointe du Hoc, ma al ritorno, presso Vierville-sur-mer, forse per la sabbia della spiaggia, un paio di panzer si erano trovati col motore che faceva le bizze. Così si erano accampati e i meccanici avevano cominciato a smontare gli iniettori sporchi.
Anche adesso, nelle ultime ore della notte, nemmeno l'aroma delle sigarette americane che stava annusando, riusciva a coprire quel lezzo aspro.
Durante l'ultima licenza a Caen era stato fortunato a procurarsi un paio di pacchetti di Lucky Strike alla borsa nera.
Il sergente Rosten era stato particolarmente abile a scovare quella merce così rara, anche se sicuramente una buona parte dei marchi, da cui si era dovuto separare, era finita nelle sue tasche, ma quel tabacco, preso a qualche pilota americano abbattuto, valeva ogni moneta di quella piccola fortuna che gli era costato.
Mise via il pacchetto di sigarette, ne aveva ancora otto, riponendolo nella tasca interna del giubbotto di pelle, erano giorni che pioveva ed anche se aveva smesso e stava schiarendo, non voleva certo che il tabacco si rovinasse.
Dalla tasca tirò fuori anche la piccola busta di spessa carta color crema che aveva ricevuto da casa.
Sulla busta si leggeva: Oberleutnant Karl A. F. Stedler, 7.ma Kompanie, 4o Battaglione Wolf, 21.ma Panzer Divisione, Falaise ...

Falaise, una bella cittadina immersa nella campagna dov'era acquartierato il comando della Ventunesima.
A Falaise era arrivato nel '43, reduce dalla campagna d'Africa, ma dopo pochi mesi era stato distaccato a Formigny, più a nord, vicino alla costa, col Battaglione Wolf e posto al comando del carro 47, il Tiger 47.
Nella piccola busta color crema non c'era la lettera, quella l'aveva lasciata nella sua stanza, a Formigny, ma aveva tenuto la foto, coi suoi genitori ed il piccolo Hanz, il fratellino minore, che sventolava come una bandiera un mazzolino di primule.
Meno male c'era Hanz, almeno se a lui fosse accaduto qualcosa di brutto, il piccolo avrebbe potuto riempire quel vuoto e non lasciare da soli i suoi vecchi.

Ripose con cura la foto assieme alle sigarette richiudendo il bottone della tasca.
Gli venne da sorridere al pensiero che se avesse tentato di accendersi una di quelle sigarette si sarebbe ritrovato davanti alla corte marziale. In quell'area soggetta al controllo dei riservisti della difesa costiera vigeva l'ordine di oscuramento per non rivelare agli eventuali ricognitori alleati i punti esatti dove indirizzare i bombardieri della RAF, era noto che, soprattutto gli americani, avessero ottimi binocoli notturni.


05:25:00

(lato A)

Ad est si cominciava ad intravedere una vaga striscia d'indaco.
- Ci siamo quasi Tenente.
- Buongiorno Capitano, non l'avevo sentita.
- Voi giovani sempre a sognare ad occhi aperti! Si prepari tenente porti i suoi uomini al punto d'imbarco sulle chiatte, il 1o plotone sarà nella prima ondata.
- Vado subito Signore ... Posso farle una domanda?
- Dica Tenente.
- Lei crede alle coincidenze?
- Perchè?
- Il nome in codice della nostra destinazione è Omaha beach vero?
- Si.
- Omaha è la mia città Signore, è come andare a casa. Strana coincidenza vero?
- Non ci pensi Tenente, sono solo nomi, tra una decina d'anni nessuno se li ricorderà più ... vada ora i suoi uomini l'aspettano.

Charly, come lo chiamavano tutti, s'issò lo zainetto leggero sulla spalla, controllò che il Thomson avesse la sicura ben inserita a si accinse a scendere di due ponti, fino al boccaporto d'imbarco dove l'attendevano i 30 uomini del 1o Plotone.
La striscia di cielo indaco ora era nettamente visibile ad est ...
- Sergente, dia l'ordine d'imbarco.
- Subito Tenente.
Gli uomini cominciarono a salire sulla chiatta, non c'era troppo rollio, per fortuna.
- Bud stammi attaccato come una sanguisuga capito?
- Sissignore!
Bud un ragazzone che arrivava da una fattoria del Kansas, alto, biondo ma soprattutto forte come un toro, era l'addetto alla radio, solo lui poteva portare con tanta naturalezza quel pesante trabiccolo sulle spalle.
Dalla nave ammiraglia della flotta d'invasione partirono tre bengala colorati, era giunta l'ora di dare la sveglia ai tedeschi, le pesanti batterie navali cominciarono a scaricare tonnellate di proiettili sulle difese costiere.
Nessuno più provava a parlare, mentre la chiatta si staccava dalla fiancata del Paul Maurice, nel rombo assordante dei pezzi da 250.
Se fosse stato lì il vecchio sig. Steadley, suo nonno, nato all'epoca delle guerre indiane, gli avrebbe sicuramente battuto una mano sulla spalla e col suo vocione gli avrebbe detto qualcosa come "Fatti onore ragazzo!".
Cosa avrebbe detto se gli avesse confessato di avere paura.
Non una paura cieca, era un qualcosa che riusciva a controllare, soprattutto davanti agli uomini che gli avevano affidato, ma che attanagliava lo stomaco in una morsa gelida ...


(lato B)

Ad est s'incominciava ad intravedere una vaga striscia d'indaco.
- Buongiorno Tenente.
- Guten morgen Her Hauptmann, non l'avevo sentita avvicinarsi.
- Voi giovani sempre a sognare ad occhi aperti! A cosa pensava Oberleutnant, a qualche bella cameriera francese?
- No Signore ... pensavo a casa, a Brema.
- La campagna è molto bella dalle sue parti vero?
- Si Capitano e in questa stagione è uno splendore ... Senta, posso farle una domanda?
- Dica Tenente.
- Si dice che gli alleati tenteranno di sbarcare dalle parti di Calais, lei pensa che potrebbero farcela? ... a sbarcare intendo.
- Non lo so Tenente, sono voci che circolano da tempo. Se solo le nostre linee di rifornimento potessero farci avere più carburante e munizioni ... e meno chiacchiere e paroloni.
- Non dica così Signore, se la sentisse qualcuno di quei fanatici della Dodicesima ... (*)
- Lo so devo stare attento quando ci sono in giro quei bastardi delle SS. Quelli non sono soldati Tenente, non sono come noi, non hanno onore, sono solo feccia, se lo ricordi.

Il tic del capitano che gli faceva fremere l'angolo della bocca si era accentuato a quelle parole. Il Capitano proveniva da una vecchia famiglia di soldati, di tradizione prussiana che non sopportava i modi e le strategie dell'imbianchino, come chiamavano il Furer.
- Bene Tenente, andiamo a riposarci un paio d'ore, appena fa giorno rientriamo a Formigny.
Karl, si strinse il nodo alla sciarpa di seta bianca, dono di sua madre per il suo ventiquattresimo compleanno, tre settimane fa, l'aria era ancora molto fresca la notte, nonostante la stagione ormai avanzata.
Ad oriente l'indaco stava bordandosi d'arancione.
Karl si avviò verso il panzer 47.
L'equipaggio aveva tirato un telo tra la torretta e la sabbia delle dune che facevano da cornice alla spiaggia. Un riparo esile dal vento di mare, ancora freddo nonostante la stagione avanzata.

- È sveglio Caporale?
- Si Signor Tenente, mi sono svegliato e con questa umidità non sono riuscito a riprendere sonno.
- È a posto il motore?
- Si, tutto a posto, c'erano solo i filtri degli iniettori intasati dalla sabbia.
Gli uomini dormivano nei loro sacchi a pelo, ai piedi del cingolato, qualcuno russava.
Chilometri al largo vide un bagliore vivido seguito subito da decine di altri lampi che squarciavano il buio.
- Cristo Santo! Caporale svegli gli uomini, pronti a partire subito! Snell!

In quel momento arrivò anche il rombo delle cannonate.
Kurt, il Caporale, era un maturo ragazzo della Baviera, vicino alla trentina, era con lui dall'Africa, quando servivano con la brigata d'intervento rapido montata sui panzer Panter, al diretto comando di Rommel.
Kurt comprese al volo la situazione e con urla e calci riuscì a far alzare in pochi attimi l'equipaggio, il telo che faceva da tenda fu divelto, i portelli del panzer aperti, il motore avviato, ci sarebbero voluti almeno 10 minuti prima di poter spostare quel mostro da quasi sessanta tonnellate.
Karl si arrampicò sulla torretta mentre una mano gelida gli attanagliava lo stomaco, stava accadendo qualcosa di grande, di enormemente grande.

(*) 12ma SS Panzer Divisione Hitlerjugend di stanza a Caen - nda.


06:32:00

(lato A)

La costa era ben visibile adesso, sempre più vicina ed ancora squassata dall'artiglieria della flotta. Sperava che il bombardamento avesse rimosso almeno in parte le difese, non tanto i reticolati, per quelli ci sarebbero voluti i ragazzi del 2o Plotone addetti proprio alla loro rimozione per aprire un varco alle successive ondate di sbarchi. L'importante era che fossero state neutralizzate le vaste aree minate che bordavano la spiaggia segnalate dal Colonnello Hampton al breefing della sera prima.
- Voi del 1o Plotone - aveva detto guardandolo dritto negli occhi - dovrete dare la massima copertura al 2o durante la rimozione dei reticolati. Ai campi minati penseranno gli sminatori, ma l'artiglieria dovrebbe essere in grado di neutralizzarli prima.
Improvvisa una colonna d'acqua si sollevò di fianco al mezzo da sbarco facendolo sbandare ...
- Ei, quei deficienti della marina ci sparano addosso!
- Taci Hogan, pensa a togliere la sicura ed a pregare, quello era un 88 mm tedesco.
- Cos'è un 88 mm Sergente?
La voce stridula di Bernard Hugs superò il rombo di fondo degli scoppi.
- Una brutta bestia montata su cingoli, i crucchi li chiamano Panzer Tiger se ne vedi uno giragli alla larga Berny.
Berny, come lo chiamava il Sergente, aveva 19 anni, tre meno di lui, veniva da Chicago e suonava l'armonica in modo splendido.
- Dai Bernard suona qualcosa, vediamo se riesci a superare il baccano di quegl'incapaci della marina.

Le note dell'armonica riportarono i pensieri a casa.
Chi pregava, chi lanciava ancora occhiate a qualche foto sbiadita, chi rileggeva per l'ennesima volta l'ultima lettera della fidanzata, ma tutti in quelle note, trovavano il ricordo struggente di casa.
Quasi quasi si era pentito di aver chiesto a Berny di suonare.
Il vento tirava verso terra ed il solito puzzo degli scarichi, cui non si era ancora abituato investiva gli uomini seduti sul fondo dell'anfibio. Sembravano tutti sul fondo di una piscina vuota.
Cercò di non pensare a ciò che li attendeva, il comando aveva previsto un venti per cento di perdite per la prima ondata, ma lui non ci credeva, gli sembrava troppo bassa come percentuale, i tedeschi non erano diventati famosi per "mollare" con facilità.
Distolse il pensiero dalle mitragliatrici annidate nei bunker costieri ... Margaret, chissà se l'avrebbe incontrata nuovamente. Margaret, la rossa Margaret, la morbida Margaret.
Aveva conosciuto l'ausiliaria irlandese in un pub la prima sera della licenza a Cardiff. Si erano separati solo dopo tre giorni, quando era dovuto rientrare alla base di Caldicot.
Non male per uno che prima d'allora non aveva mai conosciuto una donna.
Avrebbe voluto avere con se i suoi pennelli ed i colori per immortalare quella pelle candida su una tela ... avrebbe fatto la felicità del suo vecchio professor Morrison dell'Accademia di Belle Arti di Omaha: "ricordati figliolo che tutti possono fare un ritratto, ma l'artista deve saper creare un feeling con la modella, solo così nel ritratto ci sarà anche l'anima ...".
Margaret, solo dopo una settimana si era accorto di non conoscerne il cognome ... nonostante tutto. Le aveva telefonato, ma non si erano più potuti incontrare.

Qualcosa era cambiato, ridestando la sua attenzione.
Si guardò attorno, il pilota dell'anfibio gli fece segno che mancavano cinque minuti all'apertura del portello di sbarco.
Il rombo delle artiglierie era cessato, il silenzio era irreale.
- Ci siamo Tenente
Il Sergente si era avvicinato.
- Via la sicura ragazzi e allacciate ben stretti gli elmetti, tutti pronti che tra poco si parte.
- Ci vediamo sulla spiaggia Sergente, buona fortuna.
- Grazie Signore, anche a Lei.
Lo scossone sul fondo sabbioso disse che erano arrivati, il portello comincio a scendere investito dal picchiettare furioso dei proiettili della mitragliatrice tedesca che battevano come grandine di primavera.


(lato B)

La flotta alleata era ormai ben visibile.
Immensa, si perdeva da un orizzonte all'altro ed il tambureggiare delle artiglierie era incessante.
Il martellamento degli obici da 250 era indirizzato verso le batterie di Pointe du Hoc.
Karl sfilò il binocolo della Zeiss dal cassettino posto sotto al portello della torretta.
Le navi alleate erano ancora abbastanza al largo, ma avanzavano senza cessare un momento di sparare con le loro artiglierie.
Il rombo lontano e caratteristico degli Spitfire si fece strada lentamente nella sua coscienza, alzò lo sguardo al cielo in tempo per vedere le sagome allungate dei caccia sfilare verso sud.
- Kurt!
- Si Signore?
- Pronti a muovere, se quei piloti ci hanno visto avranno già passato le nostre coordinate alle centrali di tiro della flotta, meglio spostarci in fretta.
- Ricevuto Signore, siamo pronti.
Uno sguardo ad una sessantina di metri a sinistra gli disse che anche Marck Hainz ed il suo equipaggio sul Tiger 46 erano pronti.
Un ragazzo in gamba quell'Hainz che gli faceva cenno dalla sua torretta di essere pronto.
Il Tiger 46 scomparve in un unico gigantesco lampo, centrato in pieno da un proiettile.
Lo shok fu tremendo, tanto che la detonazione lo investì senza che lui battesse ciglio.
Le cuffie che stringeva in mano gracchiavano, le infilò in tempo per sentire la voce del Capitano Grollinger che strillava ordini.
- Fuoco per Dio, centra quell'anfibio Heinz, o giuro che ti prendo a calci fino a Berlino! A tutti i panzer, ripiegare su coordinate 23-41, ripeto ripiegare su coordinate 23-41.
- Capitano, sono Stedler, se passo le dune a nord posso avere una buona visuale di tiro sui mezzi da sbarco.
- Negativo tenente, sono troppi, ripieghiamo verso Pointe du Hoc, li saremo più protetti. Chi è stato colpito Tenente? ... ho visto la vampata venire dalle sue parti.
- Hanno preso Marck Capitano.
- Va bene Tenente, esegua gli ordini, si muova.
Aveva fatto appena in tempo a chiudere il portello che erano stati investiti da una gragnola di schegge e da una fontana di terra sollevata da un colpo esploso a non più di una dozzina di metri da loro.
- Kurt, raggiungi la litoranea e procedi verso nord.
- Bert cannone pronto a sparare al mio ordine.
- Franz lascia la mitragliatrice e controlla col periscopio dietro di noi, guarda se riesci a vedere gli altri carri.

Avrebbe dato qualunque cosa per essere altrove, a Caen magari, con quella cameriera della locanda, Genevieve.
Genevieve dai capelli color del grano, Genevieve dagli occhi azzurri come il cielo e la pelle candida, morbida.
Stava diventando sordo, tra il rombo del motore quasi in fuori giri ed il frastuono del bombardamento quasi non sentiva più.
Aveva conosciuto Genevieve alla locanda dove faceva la cameriera e dove lui alloggiava durante la licenza a Caen.

In quei tre giorni si separarono solo quando lei doveva andare a lavorare e solo dopo che quella specie di orso peloso del padrone l'aveva chiamata almeno mille volte.
Avrebbe voluto avere con se i suoi pennelli ed i colori per immortalare quella pelle candida e quegli occhi profondi su una tela ... avrebbe fatto la felicità del suo vecchio professor Morkensten dell'Accademia di Belle Arti di Brema: "ricordati figliolo che tutti possono fare un ritratto, ma l'artista deve saper creare un rapporto emozionale con la modella, solo così nel ritratto ci sarà anche l'anima ...".
Genevieve! Solo dopo una settimana si era accorto di non conoscerne il cognome ... nonostante tutto. Le aveva telefonato alla locanda, ma non si erano più potuti incontrare.

Qualcosa di cambiato lo riportò alla realtà.
Il rombo delle artiglierie era cessato, il silenzio era irreale.
- Ci siamo Caporale, cannoniere pronto al pezzo, ormai devono essere vicini.
Si arrampicò sulla scaletta e riaprì il portello.
- Kurt porta il carro sulla cresta di quelle dune sulla destra.
Superata la cresta lo spettacolo che apparve loro aveva dell'incredibile, centinaia di mezzi da sbarco stavano ormai per raggiungere la spiaggia, i primi erano già quasi del tutto fermi.
- Bert punta all'anfibio ad ore 13, appena apre il portello di sbarco spara.


Epilogo

L'Hawker Typhoon del tenente Harrison della 3o squadriglia di base a New Romnei, nel Kent, stava già cominciando a picchiare verso la spiaggia.
Nel mirino di Harrison un tank dei crucchi che stava puntando la sua torretta verso i mezzi da sbarco. Gli erano rimasti solo due degli otto razzi anticarro in dotazione, con un po' di fortuna ...





Chissà quante storie parallele sincrociarono in quei giorni! Su quella costa battuta dai venti è impossibile non provare un reale senso di vicinanza, di pietà, di compassione per quei giovani che qui persero la loro gioventù ... sia sul lato A che sul lato B.


I personaggi e gli accadimenti specifici del racconto non sono realmente esistiti o avvenuti, oppure, se così non fosse, non ne ero a conoscenza. Mezzi bellici, armi, gradi, nomi delle unità, se pur con qualche libertà d'interpretazione, sono quelli storicamente presenti quel 6 giugno del '44 ad Omaha Beach nei dintorni di Vierville-sur-mer.







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