by YAMA



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(copertina: Renzo Vespignani, periferia al Tuscolano, 1960)



racconto breve





DACCI OGGI LA NOSTRA
DOSE QUOTIDIANA








Io capitolo

ATW945BX773F o Peter Pan, come preferiva pensare a se stesso, era da sempre un assuefatto e adesso era anche in fuga, cosciente di non poter più tornare indietro.
Era un assuefatto da anni, da quando, con amore e pazienza, suo zio Virgilio e la moglie Penelope l'avevano accolto a casa loro come un figlio dopo l'incidente dei suoi genitori e l'avevano iniziato all'evasione.
Non ne era mai uscito, nè aveva fatto alcun tentativo per farlo.

La sirena s'allontanò verso sud lamentosa ed ossessiva.
Peter uscì da dietro i differenziatori della spazzatura tirando un profondo sospiro di sollievo, per un attimo aveva temuto che lo avessero già individuato. Si osservò cautamente in giro nel timore di essere stato visto, ma nei paraggi non c'era traccia di bulbi di controllo, gli "occhi", i droni della polizia.
Se un occhio lo avesse avvistato gli si sarebbe piazzato a un paio di metri con tutti gli allarmi in funzione collegandosi con la più vicina pattuglia operativa della PP.
Cercando di darsi un contegno e di mascherare il tremore alle mani s'incamminò verso il marciapiede della linea gialla, quella che da Piazza della Rivoluzione portava verso nord, verso il confine con la Zona Contaminata.
Se avesse dato ascolto all'istinto si sarebbe messo a correre, ma la ragione gl'imponeva il passo costante e stanco dei cittadini e poi, a quell'ora, la ressa era tale che non gli sarebbe stato fisicamente possibile correre.

Raggiunse il marciapiede mobile e con una serie di spinte e strattoni riuscì a superare le varie bande a velocità progressiva ed a raggiungere quella interna dell'alta velocità.
La sua mente registrò che stava uscendo dal settore circoscrizionale 6.
Ringraziò mentalmente zia Penelope per una delle prime dosi che gli aveva dato.
Era stata una dose veramente pesante, ma aveva imparato una cosa che ben pochi cittadini sapevano fare senza uno scanner: interpretare il codice a barre che dalle cose alle persone identificava ogni elemento presente sul territorio della Repubblica Popolare Rivoluzionaria che fosse assoggettato al controllo della polizia degli Interni, la PP, polizia del pensiero come la chiamavano i cittadini, o meglio la Pippa come la chiamavano gli spacciatori.

Via via che si allontanava dal settore 6 la gente diminuiva ed in meno di un'ora si ritrovò da solo su cento metri di guida.
Continuare sarebbe stato troppo pericoloso, si notava troppo la sua presenza così cominciò a passare sulle corsie di decelerazione per scendere. Lanciò un'occhiata al codice a barre sulla parete di un edificio fatiscente, per potersi orientare; la scritta diceva "settore 41 nord", doveva aver percorso almeno centocinquanta chilometri sul marciapiede.
S'appoggiò ad una pila di scatoloni abbandonati all'angolo della strada, aveva bisogno di riflettere, era successo tutto troppo in fretta.
Per un attimo si lasciò prendere dall'autocommiserazione, ma riuscì a scuotersi, per ciò che era accaduto non c'era rimedio, ormai la polizia l'aveva identificato come assuefatto, la pena lo sapeva benissimo, era la reclusione a vita in un centro di produzione governativo, sempre che fosse riuscito ad arrivarci vivo, la polizia non era famosa per essere tenera con spacciatori e assuefatti, quindi tanto valeva evitare recriminazioni ed affrontare il non semplice problema della fuga.
Non era certo ora la prima volta che pensava a cosa avrebbe fatto se fosse stato scoperto, anche se la sorpresa era stata totale. Sapeva bene che l'unico posto dove poteva andare era la Zona Contaminata su al nord, là nessuno osava avventurarsi, più di centocinquantamila chilometri quadrati di solitudine e di orrori, si diceva, regno incontrastato di bande di selvaggi e di mutanti, si diceva.
Non era una prospettiva allettante, ma rappresentava anche l'unico rifugio, l'unico posto dove la Pippa non lo avrebbe inseguito, lasciandolo al suo destino. Ora doveva solo affrettarsi a raggiungerlo se voleva salvare la pelle.

In quel preciso istante l'ordine di cattura a suo carico veniva inoltrato dall'Unità Centrale a tutte le sedi della Polizia. Nel giro di pochi attimi tutti i ripetitori dei punti di controllo avrebbero aggiornato coi suoi dati segnaletici i data base delle unità mobili in servizio.
La caccia era aperta.

IIo capitolo

ATW945BX773F, anzi, ormai era definitivamente Peter, s'incamminò nuovamente verso il marciapiede mobile, aveva perso del tempo inutilmente, ma sul momento il sentirsi isolato sul marciapiede l'aveva messo in allarme, l'aveva fatto sentire come in una vetrina esposto allo sguardo di chiunque. Però se vi fosse rimasto a quest'ora sarebbe stato molto più a nord e più vicino alla salvezza.
Il suo stomaco cominciava a reclamare la sua quota di proteine, ma per quella sera ne avrebbe fatto a meno, era riuscito a bere ad una fontanella prima di risalire sul marciapiede e questo per ora doveva bastargli.
Nel giro degli spacciatori si mormorava da tempo che nella Zona Contaminata vi fossero delle comunità di fuggiaschi, criminali ed assuefatti che vivevano come primitivi coltivando la terra. Peter sperava ardentemente che fosse vero, sicuramente l'avrebbero aiutato, ormai era anche lui un fuggiasco come loro, ma intanto, anche se in maniera sopportabile, la fame continuava a farsi sentire.

Mentre posava i piedi sulla banda ad alta velocità vide il lampo azzurro di un occhio attraversare un incrocio a un isolato di distanza.
Inevitabilmente gli venne da chiedersi se fosse sulle sue tracce.
Agli occhi non sfuggiva molto ed erano dotati di ogni apparecchiatura di analisi e rilevamento oltre ad essere in comunicazione costante con la Centrale Operativa di Circoscrizione.
L'unico vantaggio che aveva su di loro era dovuto al fatto che costavano un'enormità ed il governo non ne aveva potuto acquistare che pochi esemplari lasciando le maglie di controllo abbastanza larghe e superabili, con un po' di fortuna. Il passeggeri sul marciapiede era ancora pochi, ma lo sarebbero stati ancora per poco, all'inizio del turno di notte migliaia di pendolari si sarebbero riversati fuori dalle case e dalle fabbriche ed il marciapiede sarebbe diventato anche troppo affollato.
Poco dopo un uomo ed una donna salirono a pochi passi da lui e con lo sguardo spento ed assente tipico di tutti i buoni cittadini si lasciarono trascinare dalla guida. La gente cominciava ad uscire sempre più numerosa dai portoni dei caseggiati anonimi che si susseguivano tutti uguali lungo la via e nelle strade adiacenti.
Come aveva previsto in pochi minuti il nastro si riempì ai limiti della capienza. Peter cominciava a sentirsi più sicuro in mezzo a quella folla anonima, in quelle condizioni sarebbe potuto sfuggire anche a un occhio.

Vincendo l'impellente desiderio di guardarsi intorno, cercò di uniformare il suo atteggiamento a quello degli altri passeggeri: lo sguardo fisso e immobile davanti a sè attaccato al corrimano.
Col buio la temperatura era scesa, non dovevano esserci più di quindici gradi. Peter mise le mani nelle tasche della giacca per scaldarsi le dita e ritrovò il pacchetto con l'ultima dose che gli aveva consegnato Mr Robinson quel pomeriggio.

Conosceva Mr Robinson da quando era poco più che adolescente, era il suo spacciatore di fiducia, non aveva mai mancato un appuntamento e spesso, in cambio di qualche piccolo servizio che aveva fatto per lui, gli aveva dato qualche dose gratis. Roba buona. Mr Robinson non gli aveva mai rifilato porcherie e Peter glien'era riconoscente.
Solo una volta aveva corso il rischio di cadere nelle mani della polizia quando aveva portato per lui un paio di dosi a due vecchi assuefatti che abitavano in un distretto ad est.
La polizia li aveva scoperti e quando lui bussò alla porta fu un sergente in divisa blu ad aprirgli.
Ancora oggi riusciva a percepire la paura di quel momento come una mano gelida che gli attanagliava lo stomaco.
- Tu chi sei ragazzino?
- Un vicino di casa - riuscì a balbettare.
- E cosa ci fai qui?
- Passavo a vedere se avevano bisogno di qualcosa, a volte gli vado a ritirare i pasti. Quando fa freddo non escono di casa.
- Oggi non ne hanno bisogno e neanche domani ne avranno, si sono fatti una dose di troppo ... e ora sparisci.
Non se l'era fatto dire due volte, aveva fatto le scale di volata andando a sbattere contro gli uomini del Coroner che stavano salendo con due grossi sacchi di plastica.
Conosceva quei sacchi li aveva visti usare per portare via quello che restava della sua vicina di casa dopo che la poveretta si era lanciata dalla finestra.
Pensò che se lo avessero preso forse lui se la sarebbe cavata, in fondo era giovane e come manodopera coatta nei centri di produzione avrebbe potuto lavorare per anni, ma quei vecchi, ormai inutili, non se l'erano cavata. Forse, per loro, era stato meglio così.

IIIo capitolo

Un rapido lampeggiare azzurro richiamò la sua attenzione.
Una pattuglia della PP stava scaricando uno scanner di fianco al marciapiede.
Lo avrebbero attivato di li a poco, ma non prima che lui fosse transitato, per fortuna, la macchina lo avrebbe individuato immediatamente al suo passaggio.
Ringraziò la fortuna di essere in mezzo alla folla e mantenne lo sguardo avanti, inespressivo e immobile come gli altri passeggeri, in modo da non nascondere il suo codice a barre tatuato sulla tempia sinistra, lasciandosi presto la polizia alle spalle.

Dopo un'ora era ancora al centro di quella folla mutevole di pendolari ed un cauto ottimismo s'impossessò di lui. L'ultimo cartello che aveva scorto indicava il settore 67 nord, ancora un paio d'ore e sarebbe giunto ai margini della zona contaminata.
L'ottimismo resistette ancora un po' e lo salvò dalla disperazione quando rimase nuovamente l'unico passeggero del marciapiede. Settore 75 nord, lesse sul codice a barre di una casa, mancavano ancora un centinaio di chilometri, un paio d'ore al massimo e ce l'avrebbe fatta.
Le insegne arancioni dei dispenser pubblici sfilarono di fianco a lui ricordandogli la fame, ma avrebbe resistito non poteva rischiare che lo scanner del dispenser lo riconoscesse.

Il marciapiede continuava a macinare chilometri, la corsia veloce dove si trovava lui viaggiava ad almeno cinquanta chilometri l'ora, fece un rapido calcolo mentale e cominciò ad essere più ottimista, non mancava molto.
La guida mobile compì un'ampia curva per immettersi in un lunghissimo rettilineo.
Peter s'accorse subito dei lampeggianti azzurri a cinque o sei isolati di distanza. Sicuramente un altro posto di blocco della polizia, doveva scendere.
Cercando di apparire il più normale possibile, di non mostrare nulla delle emozioni e dei pensieri di cui era preda, passò sulle guide di decelerazione e scese un paio d'isolati prima del blocco.
Ringraziò il cielo di essere ormai giunto nell'estrema periferia nord, squallida, sporca e, soprattutto, male illuminata.
Ne avrebbe approfittato, avrebbe tentato di aggirare il blocco, gli restavano almeno tre ore prima che facesse giorno.
Si era spostato su una strada parallela al marciapiede e nella prima ora era riuscito a superare la via in corrispondenza del blocco. Aveva deciso di camminare ancora un'ora mantenendosi su quella strada per poi raggiungere nuovamente le guide mobili che in meno di mezzora avrebbero raggiunto il terminal a meno di un chilometro dalla Zona.
La strada era deserta, aveva solo incrociato un furgone arancione che iniziava i suoi giri mattutini per rifornire i dispenser, se solo avesse potuto mettere qualcosa sotto i denti! Si sarebbe accontentato anche di un pezzo di similsoia insipido da masticare e anche la sete si stava facendo sentire.
I muri delle case erano di un opprimente grigio uniforme dovuto più al sudicio che vi si era depositato che alla tinta di base.
Più si avvicinava alla Zona Contaminata più le case mostravano i segni della miseria, dell'incuria e dell'abbandono.

Era cresciuto in un posto molto simile, ed era stata quella monotonia ossessiva, opprimente e spersonalizzante la causa principale che l'aveva confortato nella sua scelta d'essere un assuefatto anche dopo che aveva superato gli entusiasmi più giovanili.
A ventidue anni, quando lo stato gli aveva assegnato un lavoro ed un monolocale aveva dovuto rinunciare alle riserve degli zii e si era trasferito continuando ad acquistare le sue dosi sempre da Mr Robinson.
Gli zii, soprattutto zia Penelope, gli avevano insegnato ad essere prudente, a non dare nell'occhio, a mascherare le proprie emozioni ed i propri pensieri ed anche mille trucchi per nascondere le dosi addosso o in casa.
Lui aveva imparato bene, era molto attento e mai nessuno aveva sospettato di lui, nemmeno gli osservatori condominiali che periodicamente riferivano alla polizia, mai aveva avuto noie, tutto era sempre filato liscio fino a quel pomeriggio. Alle 15:00 un controllo a campione della Polizia aveva interessato il negozio dove lavorava. Quando la Pippa era arrivata, lui era assente. Era andato fino al dispenser all'angolo dell'isolato, dove l'aspettava Mr Robinson.
Quando era tornato indietro con la dose nascosta nella giacca era rimasto raggelato dai lampeggianti davanti al negozio, s'era avvicinato con cautela e dal vetro aveva visto gli agenti fare a pezzi il suo banco e tirare fuori dal doppiofondo che vi aveva ricavato due vecchie dosi.
Qualcuno lo doveva aver visto quando le aveva nascoste e lo aveva tradito. I suoi colleghi erano tutti in fila davanti ai loro banchi lo sguardo assente e il volto stolido imperturbabile, uno di loro sicuramente, ma ormai non aveva nessuna importanza. Con la maggior naturalezza possibile aveva proseguito a camminare verso nord cercando di mimetizzarsi nella folla anonima dei passanti, col pensiero che la sua vita, come l'aveva conosciuta, era finita.
Quei pensieri, la stanchezza e la familiarità con cui si muoveva in quell'ambiente lo fecero diventare imprudentemente distratto così quasi andò a sbattere contro il drone prima di accorgersi della sua presenza.

IVo capitolo

L'occhio comincio a ronzare minaccioso mentre lo scanner indirizzava il suo raggio verso il suo codice a barre. Peter rimase immobile raggelato dallo sgomento e dalla paura che cominciava ad attanagliarlo.
Gli occhi fissi sulle luci lampeggianti del drone, azzurre, quasi ipnotizzanti, ripresero improvvisamente vita. Erano passati pochi attimi, ma sicuramente il drone aveva già inviato i suoi dati alla pattuglia più vicina, probabilmente a quella che aveva aggirato. Tentò di calcolare quanta distanza li separasse, sarebbero arrivati al massimo in un paio di minuti.
Fuggire sarebbe stato inutile, l'occhio gli sarebbe rimasto addosso continuando a segnalare la sua posizione fino alla sua inevitabile cattura.

Lo sguardo gli cadde dall'altra parte della strada un tombino delle condotte infrastrutturali col coperchio chiuso male, qualche frettoloso operaio della manutenzione gli aveva forse lasciato un'inaspettata via di fuga.
Non aveva tempo da perdere, doveva agire immediatamente.
Come scattò verso il tombino l'occhio cominciò ad emettere un richiamo sonoro pulsante simile ad un tamburo muovendosi al contempo al suo inseguimento. Fortunatamente i droni non erano armati, in fondo non ne avevano bisogno.
Peter raggiunse il tombino, era molto pesante ma riuscì a farlo slittare di lato a sufficienza per potersi calare dentro.
Delle staffe d'acciaio formavano una scala che si perdeva nel buio, scese quanto bastava per tentare di rimettere a posto il coperchio.
Il suono pulsante del drone svanì quando il chiusino torno ad incastrarsi nelle sue guide.

Si concesse un attimo di respiro, il tutto era durato solo pochi attimi, ma sentiva il cuore battere all'impazzata più per lo shok dello spavento che per la fatica.
Non sentiva più nessun rumore, la polizia ormai doveva essere arrivata.
Possibile - si chiese - che l'occhio non fosse in grado d'indicare loro dove si era nascosto?
Forse si, era possibile, comunque non poteva restare li fermo, se avessero sollevato il chiusino l'avrebbero preso immediatamente.
Cominciò a scendere nel silenzio più assoluto.
Un gradino dopo l'altro, scendeva lentamente in quel buio opprimente; tra una staffa e l'altra c'erano circa trenta centimetri e quando toccò un pavimento di cemento ne aveva contati quaranta, era più di dieci metri sotto la strada. Li sarebbe sfuggito anche alle sonde termiche, pensò.
A tentoni si allontanò dal condotto da dove era sceso seguendo la parete. Aveva toccato il pavimento con le mani per sincerarsi che fosse asciutto, non si trattava di condotte fognarie quindi era sicuramente un cunicolo di servizio, forse per le comunicazioni, forse per l'energia.
Alla parete erano fissate delle tubazioni che cercò di seguire a tastoni finchè le sue dita non trovarono un giubbotto adagiato sul tubo che stava seguendo. Era un giubbotto di quelli da lavoro senza maniche, sicuramente di un operaio della manutenzione.
Lo indossò sopra la giacca e cominciò a tastarlo esplorandone le tasche con la speranza di trovare qualcosa di utile. La ricerca dette i suoi frutti, trovò un paio di guanti da lavoro ed una piccola torcia elettrica.
Di nuovo col cuore andava all'impazzata, s'affannò a trovare il pulsante per accenderla e guardarsi attorno.
Si trovava in un cunicolo angusto, non più di due metri di altezza ed altrettanti di larghezza con entrambe le pareti laterali zeppe di tubi e condotte di ogni colore e materiale. Tutti Cavidotti per le comunicazioni.
Dei codici a barre posti al piede di un'altra scala gli confermarono che stava procedendo verso nord sotto alla strada che prima stava percorrendo.
Per risparmiare le batterie della torcia procedeva lentamente al buio accendendola per guardarsi attorno ogni cento passi.
Avanzava facendo scorrere la mano lungo una tubazione e tenendo l'altra, con la torcia spenta, protesa davanti a se per evitare eventuali ostacoli, ma non se li aspettava e tanto meno se li aspettava bassi così quasi cadde quando con uno stinco colpì dolorosamente il tubolare di ferro di una brandina.
Accese la torcia, si trovava in un locale di servizio più ampio, da una griglia sul soffitto entrava aria fresca. Un condotto d'aerazione.
Pensò che avrebbe potuto risalirlo e tornare all'aperto. Li però gli sembrava di essere più al sicuro. Per lo meno la polizia non era scesa ad inseguirlo come aveva temuto.

Il codice a barre sulla targhetta di fianco alla scaletta che spariva nella griglia diceva che si trovava nel settore 95 nord.
Di fianco alla branda, in un armadietto trovò una busta di plastica con un panino stantio ed una bottiglia quasi piena d'acqua. Mandò giù con avidità il panino e bevve.
La tensione di tutta la giornata non gli aveva fatto sentire la stanchezza, ma ora, dopo almeno venti ore che non dormiva, doveva riposarsi un poco o non sarebbe andato ancora molto lontano.
Si sdraiò sulla branda e si addormentò quasi all'istante.

Vo capitolo

La mano che lo scuoteva non era particolarmente gentile, ma nemmeno troppo brusca. Peter con gli occhi sbarrati si tirò su con un balzo pensando alla polizia.
- Sta calmo ragazzo, non c'è nessun pericolo.
Osservò il nuovo arrivato, era un operaio con la tuta verde delle comunicazioni. Era alto, magro e di colore, ma soprattutto non pareva avere un aspetto aggressivo.
Peter valutò mentalmente le possibilità che aveva di sopraffarlo dato che l'altro si era messo tra lui ed il cunicolo che avrebbe dovuto imboccare se non voleva tornare indietro.
E solo allora si rese conto che era tutto illuminato sia nella stanza che nei cunicoli c'erano dei neon incassati che non aveva visto.
- Sei quello che stanno cercando?
- Suppongo di si. - Rispose Peter fissando gli occhi scuri dell'operaio di colore.
- La Pippa non scende nelle fogne. Per ora sei al sicuro, ma te ne devi andare.
Peter annui e si alzo dalla branda.
L'operaio della manutenzione lo fissava con uno sguardo intelligente e mite.
- Come ti sei fatto scoprire?
- Scoprire cosa?
- Non prendermi per uno stupido, so benissimo che sei un assuefatto, altrimenti la Pippa non sarebbe così agitata, quei maiali si sbattono così solo quando c'è uno spacciatore o un assuefatto in giro e tu sei troppo giovane per essere uno spacciatore.
Su di sopra ci sono posti di blocco ad ogni isolato e non ho mai visto tanti droni in giro come stamattina.
Peter non potè che annuire, d'altronde se quel tipo lo avesse voluto denunciare l'avrebbe già fatto.
- Sono un assuefatto, mi chiamo Peter Pan.
- Ne ero certo che lo fossi, lo sono anche io, il mio nome segreto è Ulisse.
Disse l'uomo tendendogli la mano.
- per questo che non mi hai denunciato?
- Si ma ora devi andartene perchè sto aspettando un tecnico della Circoscrizione e lui non è come noi, ti denuncerebbe subito.
- Allora è meglio che vada, non vorrei crearti delle noie.
- Stai andando a nord verso la Zona, vero?
Era più un'affermazione che una domanda.
- Si ...
- Posso darti un'altra torcia con le batterie piene, l'ho ricaricata stanotte, perchè troverai le luci accese solo per qualche centinaio di metri, è l'ufficio che me le fa trovare accese nella zona dove devo lavorare.
- Ok, me la caverò.
- Poi prenditi quel tascapane, c'è una bottiglia d'acqua e il mio pranzo, Disse accennando al tascapane che aveva appeso ad un gancio porta cavi.
- Si, ma ...
- Non preoccuparti, non morirò di fame, stasera cenerò con mia moglie e ti penserò libero. Ti mancano solo una decina di chilometri.
Disse Ulisse passandogli la tracolla del tascapane.
- Solo dieci?
La speranza si stava riaccendendo.
- Però prima di andartene devi ridarmi il giubbotto, qualcuno potrebbe insospettirsi se dicessi di averlo perso.
Mentre Peter se lo sfilava Ulisse continuò:
- Ascolta, una volta ho lavorato al terminale nord di questa linea. Quando sei alla fine del tunnel c'è una rampa in salita che arriva fino alla superficie, la porta per uscire è chiusa ma è fatta per non fare entrare nessuno e non per non far uscire qualcuno e la chiave di sblocco del sistema idraulico dei battenti è appesa all'interno in una scatola rossa. Se ti muovi veloce in tre ore sei fuori.
- Grazie.
- E di che? Tu non l'avresti fatto per me?
- Si, penso di si.
- Se ti inoltri nella Zona troverai tribù di assuefatti a cui potrai unirti, me l'ha detto il mio spacciatore, non fanno la bella vita, ma chi la fa di questi tempi? Almeno sono liberi. Qui è da ottant'anni, dalla fine della guerra, che viviamo peggio che in una prigione con la Pippa che ti viene a frugare in casa nel cassetto delle mutande. Vai ora. Buona fortuna ...

VIo capitolo

Già da un po' dalle pareti erano scomparsi i tubi e i cavidotti. Pensando di essere ormai quasi arrivato aveva smesso di risparmiare la batteria della torcia.
Aveva lasciato Ulisse con una lunga stretta di mano da almeno due ore e mezza, era ancora stanco, doveva aver dormito non più di un paio d'ore, ma era anche sicuro di avercela quasi fatta, ormai doveva mancare poco al terminale nord.
Cosi era.
Trovò subito la chiave di sblocco dei battenti automatici, ne scostò piano uno nel timore di trovarsi davanti un poliziotto e fu investito dall'abbacinante luce del sole, si ritrasse e sbattè le palpebre per alcuni minuti semiaccecato da quel riverbero.
Ci fosse stata la polizia a quest'ora l'avrebbero già preso. Varcò la soglia appena riuscì a vedere più distintamente annusando quegli odori che non aveva mai sentito in città mentre alle sue spalle la porta si richiudeva.
Era solo.
Girò attorno all'edificio da dov'era appena uscito, un piccolo blocco di un piano e senza finestre, e vide molto lontano verso sud i casermoni della periferia.
Era solo ed era fuori.
Qualcosa gli passò accanto ronzando, un piccolo insetto col dorso giallo e nero, era la prima volta che vedeva un ape, ma l'aveva riconosciuta grazie alle dosi che aveva consumato. Quasi sorrideva quando voltò le spalle alla città e ricominciò a camminare.
Davanti a se aveva una distesa d'erba che si perdeva lontano tra piccole colline appena accennate e ciuffi d'alberi.
Peter cammino per altre due ore, voleva mettere più strada possibile tra sè e la città, poi si fermò a riposare sotto ad un albero. Un grosso tiglio profumato.
Mangiò un po' del cibo che gli aveva dato Ulisse e bevve.
La stanchezza tornò ad assalirlo, i piedi gli dolevano ed i muscoli delle gambe erano tutti indolenziti. Ormai si sentiva al sicuro nonostante tutte le incertezze della sua situazione. Avrebbe riposato li per qualche ora prima di rimettersi in cammino.

Quando si svegliò il sole era basso sull'orizzonte.
Le gambe gli dolevano ancora, avrebbe passato lì la notte e all'indomani si sarebbe messo alla ricerca delle tribù.
Prima che calasse il buio avrebbe cominciato a consumare la sua dose.
Estrasse dalla tasca della giacca quel piccolo pacchetto.
Lo aprì delicatamente liberando con cura quel libricino senza copertina e dalle pagine ingiallite.
Sottovoce cominciò a leggere:
- Il richiamo della foresta di Jack London.
Capitolo uno: verso la terra del nord.
Alcuni uomini, scavando nella fredda terra del nord, avevano trovato un certo biondo metallo che loro chiamavano oro ...
Era la prima volta che Peter si faceva la sua dose di lettura alla luce del sole.

FINE



(NdA: chi a cavallo degli anni '60 e '70 seguiva la fantascienza ha sicuramente riconosciuto in Fahrenheit 451 di Ray Bradbury la matrice di questo raccontino che oggi ho solo "limato" ed un po' adeguato ai tempi sostituendo alcune parole: "robot" con "drone" e "pila" con "batteria", ma che scrissi proprio verso la fine di quegli anni, mentre mi dibattevo tra le utopie tipiche della giovane età e la necessità di razionalizzare ciò che la propaganda dell'epoca voleva che rimanesse solo a livello emozionale; da questi elementi deriva la contrapposizione tra la lugubre oppressione politica tipica delle Repubbliche Popolari di matrice comunista e la fatua, bucolica speranza di libertà dei Figli dei Fiori del mondo di Peter.)








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