Roma, 12/01/2000

  Lettera aperta alla voce del cuore

 

Ciao Valeria,

sono Remil e leggendo qualcuna delle lettere che t'inviano ho sentito la spinta per raccontarti una mia amara quanto educativa esperienza di vita vissuta pochi mesi fa.

Prima di tutto vorrei parlarti di Cristina, una ragazza sorridente come la primavera quando nell'aria il profumo dei fiori si fa piu' intenso.

Ancora studente alla facolta' di lettere e filosofia, con scarso successo in verita' e soprattutto poca voglia di studiare, tentavo di guadagnare qualche soldino facendo un po' di tutto anche la claque alla Rai.

La' conobbi questa ragazza cosi' prorompente quanto discreta nelle sue emozioni ed anche testarda e dolce allo stesso tempo come una castagna di bosco quando per gustarne il sapore occorre una buona dose di pazienza per aprirla.

E' facile innamorarsi quando si e' molto giovani e presto ci trovammo a correre insieme per le strade di una Roma meravigliosa negli anni '70 ( oggi per motivi politici molto meno) ed i momenti di tenerezza trovavano la loro vita nella stupenda cornice di Piazza Del Popolo e poi di corsa al Pincio per trovare una panchina.

Qualcuno sorridera' di questo ma era cosi' che allora si provava a vivere la nostra giovinezza con qualche improbabile

" Ti amero' per sempre" .

  Ben presto capimmo che ci volevamo molto bene ma eravamo sin troppo simili nel carattere.  Lei un anno piu' grande di me, entrambi del segno dei gemelli, piccole bugie quotidiane, tanta fantasia e voglia di fare mille cose pur sapendo che non ne avremmo portato a termine neanche una; finimmo col diventare cosi' semplici amici.

Che bello essere e rimanere amici soprattutto se per un breve lasso di tempo si e' vissuto uno scampolo di gioventu'.

Ci telefonavamo spesso e tentavamo di crescere insieme in un mondo sempre  piu' selettivo, cattivo e bugiardo. Per un certo periodo, un paio d'anni credo, non ci siamo ne' visti ne' sentiti. Era la prima volta che accadeva.

Cosi' un giorno ebbi il piacere di una telefonata improvvisa:

- Ciao come stai, sono Cristina -.

Il tempo necessario per dirci in fretta le novita' piu' importanti e scoprire tra l'altro che eravamo entrambi sposati e da qui subito un appuntamento con i nostri rispettivi coniugi...e la nostra stupenda amicizia tornò a vivere.

Col tempo lei si ammalo' di una malattia che senza entrare nel particolare la costringeva a soffrire continuamente di problemi esistenziali, a lamentarsi e sentire la vita sempre piu' farsi lontana.

Ero l'unico suo amico del cuore rimasto ed a lei ho sempre dedicato tutto il tempo che potevo avere a disposizione per tentare di aiutarla. Molto spesso riuscivo, ma con il passare del tempo la sua malattia comincio' a diventare pesante, forse troppo anche per me. La vita e' un granchio che ti trascina fuori, t'illudi di andare avanti, in realta' regredisci pian piano e tutti i buoni sentimenti e propositi fatti in gioventu' si perdono in una scia d'impalpabile fumo.

E' stato cosi' che le mie telefonate si sono fatte sempre piu' brevi e purtroppo sempre piu' rare.

Lei mi chiamava ogni tanto e a volte l'ascoltavo distrattamente perche' ritenevo inutile darle consigli quando sapevo li avrebbe rifiutati a priori.

Finimmo col sentirci solo per gli auguri di Natale, compleanni e qualche altra volta occasionale.

La prima volta che lei manco' di farmi gli auguri da quando c'eravamo conosciuti e' stato il primo giugno del 1997.

Il 7 giugno era il suo compleanno. Dimenticai anch'io di chiamarla o forse ho voluto dimenticare, non lo sapro' mai.

Il 1997 fini' nel piu' assoluto silenzio come anche l'anno seguente.

Attorno il mese di ottobre del 1999 mentre stavo scannerizzando vecchie fotografie, mi sono capitate tra le mani, per caso, con il sapore pungente e nostalgico di tempi andati ma ancora vivi e sensibili nella memoria e nel cuore, alcune piccole foto della mia piu' cara amica.

E stato cosi' che ho sentito violentemente l'impulso di chiamarla. Uno strano presentimento pero' prese a farmi tremare le mani.

Il dubbio e la paura, poi la certezza!

Era morta nel mese di Marzo del 1997  per abuso di farmaci e fu questo il motivo dei suoi mancati auguri. Il resto della telefonata non ha importanza.

Valeria cara,

come spiegare qui, alla voce del cuore quello che un uomo puo' sentire quando il senso di colpa lo avvolge fino ad attanagliarlo. Come spiegarti qui che anche in questo momento mentre ti sto scrivendo tracce di lacrime forse appena accennate ma ancora vibranti stanno scendendo sul mio viso.

La mia dolce e sincera compagna dei miei anni piu' belli non c'era piu' e non avrei potuto farle piu' vedere nemmeno quello due piccole fotografie da me scannerizzate.

 

Lo so che ora potrei rischiare di trasformare una semplice lettera ad una rubrica che parla " di cuore " in un breve e commovente quanto inutile racconto d'appendice e quindi mi fermo qui non prima di averti detto che se come Renato, il suo amico piu' caro, stavo piangendo, come Remil sentivo che avrei dovuto scriverle una poesia e sperare in un suo perdono.

Posso dire di lei che mi ha sempre chiamato e mai dimenticato nel rispetto della nostra sincera amicizia, di me non posso dire altrettanto e non solo: ho dubitato del suo affetto e del suo ricordo di me.

Nel caso volessi leggere la poesia che le ho scritto ti aggiungo in calce l'url.

Un'ultima cosa. Se mai qualcuno dovesse leggere questa lettera e sentisse che la vita con il suo folle correre verso niente lo avesse distolto dal desiderio di chiamare un amico con cui si e' condiviso parte della nostra esistenza, spero che questa mia aperta confessione lo spinga a guardare quella parte del nostro vissuto che tendiamo a dimenticare e questo non perche' ci si debba aspettare che un nostro amico sia scomparso improvvisamente.

E' amaro, talvolta, riflettere sul significato della vita la cui cambiale in scadenza e sempre senza data.

Se non sentiamo qualcuno da tempo, chiamiamolo.. tanto per dire

 - Ciao..come stai? -

 

Remil

http://web.tiscalinet.it/artnet/cri.htm

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