Capitolo 3
Il vento soffiava violento sulle nostre facce sudate, aumentando
il nostro sforzo; protesi più che mai verso la ripidissima salita. Di quando in
quando eravamo costretti a fermarci piegati dal peso eccessivo degli zaini
troppo pesanti. Come al solito avevamo esagerato, caricandoci come animali da
soma di cose inutili, come la mia accetta che non tagliava, le due bottiglie di
wisky che non avremmo mai finito, o le quindici magliette che nessuno avrebbe
indossato. Giuseppe nella scelta dei materiali era stato il peggiore, infatti
oltre ai classici suppellettili inutili, aveva deciso di intraprendere il
viaggio con un bel paio di scarpe NIKE AIR MAX, 250000 da super figo, che danno
la sensazione a chi cammina nel bosco di estrema libertà e naturalezza. Sui
sassi appuntiti a quanto ci diceva sembrava di essere scalzi; una goduria che
il povero Geppo ci faceva pesare ad ogni passo con lamenti interminabili.
Il paesaggio cambiava di rado, passavamo da un promontorio all’altro senza scorgere nessuna radura; immersi nel bosco,
riuscivamo ad orientarci solo quando ci si aprivano davanti sprazzi di
paesaggio. Stavamo uscendo dalla zona da noi conosciuta; le montagne che di
tanto in tanto apparivano all’orizzonte erano sempre più estranee,
sempre meno protettive.
Per lunghi tratti camminammo senza quasi parlarci, immersi in
chissà quali pensieri, tranquilli di poter sognare quello che volevamo, liberi
da pregiudizi e da false facciate. I nostri ruoli li avevamo abbandonati,
assieme alla camicia bella “spianata a Natale”, alle scarpine eleganti che tanto piacevano alle nostre mamme e
ai papponi teste di cazzo gestori di locali alla moda. Tutto ci appariva cosi
facile così poco importante da farci dondolare oziosi tra i nostri pensieri
leggeri come piume.
Giuseppe sosteneva che la donna più bella del mondo fosse Alanis
Morissette, mentre continuava a cantare ipnoticamente il ritornello di una sua
canzone. Trasportato dai miei pensieri continuavo a chiedermi quante fossero le
possibilità della vita; disperso in uno di quei ragionamenti degni di uno
studente di filosofia paranoico. Camminavo accompagnato da frasi rubate a libri
come “Due di Due” o “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, volumi che mi avevano lasciato profondi segni nel cuore e che
mi avevano insegnato a vedere il mondo in modo diverso.
“Certo che le donne sono un po’ strane; -
intervenni a sorpresa - pensa Fede quanto tempo abbiamo perso inseguendo la
stessa ragazza che non ci cagava, sempre presenti nei suoi momenti di
sconforto, innamorati come pesci lessi, disposti a sopportare qualsiasi cosa,
magari solo per ottenere un sorriso”.
Federico rimase in silenzio non troppo scosso dal mio discorso,
in fondo le cose erano andate così, cosa ci si poteva fare.
“Si vede Tonno che sei un paranoico” intervenne Giuseppe.
“Paranoico tua sorella - intervenni nuovamente - proprio tu parli
che non hai ancora capito, che limonare lo si fa con la lingua”.
“Bravo Tonno sei proprio simpatico”. Rispose Giuseppe risentito.
“Io alle donne ci tiro i sassi e se una si innamora di me la
faccio morire”.
Disse Federico sorridente abbandonando per un istante il suo
mondo blu, fatto di Jack Daniel e di belle ragazze.
“Si ha parlato James
Dean; - disse Giuseppe ridacchiando - poi non so se ve ne rendete conto, prendi
le ragazzine di 14 anni, loro pensano già alle loro storie ai loro amori, e
noi? Noi dov’eravamo a 14 anni?”.
“ A giocare a macchinine” rispose
Federico fermandosi per un istante impegnato nell’accendersi una sigaretta.
“ Ci abbiamo giocato anche ieri !” Risposi soddisfatto.
“Si lo so e hai imbrogliato come al solito”. Continuò Giuseppe.
“Se non sai giocare non è colpa mia”. Dissi un po’ risentito.
“Dai borsone, scherzavo”. Concluse
Giuseppe sorridente.
“Però un po’ imbrogli sempre”. Intervenne Federico.
“Scusa, -cercai di tornare al discorso precedente- ma hai mai
visto come amano le ragazze? Loro affrontano le loro storie con una
determinazione che noi non ci sogniamo nemmeno. Noi pensiamo di innamorarci ma
rimaniamo sempre sfuggenti, imprendibili; ci perdiamo attratti da qualsiasi
cosa che ci porti un po’ lontano”.
“Che cazzo dici, - disse
Giuseppe - le donne sono centomila volte più infedeli di noi, non ci si può mai
fidare fino in fondo”.
“Si Geppo forse è vero, ma c’è un
vecchio proverbio che più o meno dice così: “Lasciate
al mondo le sue domande e alla donna i suoi segreti”. Cosa te ne pare?”. ribattei
soddisfatto sentendomi molto Emily Dikinson .
“Proprio bella - rispose Giuseppe con stampato in faccia un
sorrisetto malefico - dove l’hai letta questa stronzata?”
“Sul diario di una mia amica”. Risposi.
“Ah ora capisco tutto - disse Giuseppe ridacchiando - scusa ma
che cazzo centra?”
“Niente, era bella l’ho detta
così per dire; secondo me non hai capito proprio niente - continuai cercando di
sostenere le mie teorie - Il fatto è che quando avevamo quattordici anni le
ragazze venivano a chiamarci con il
sorrisetto fatato e sognante tipo “Mille e
una notte”. E tu cosa facevi? Le mandavi a
cagare e fiero davanti agli amici giuravi che non ci saresti mai uscito. Poi
tornato a casa la richiamavi subito per scusarti, magari da vero bastardo
dentro piangevi, dicendole che eri diverso dagli altri, che non eri quello che
volevi far sembrare. Ma diciamocelo, questi sono problemi che hanno avuto due
canne mozze come voi...”
Ci fu un attimo di silenzio, poi molto gentilmente Federico e
Giuseppe mi saltarono addosso facendomi cadere, lanciandosi successivamente e
ripetutamente sul mio povero corpo indifeso stile Wersteling.
“Comunque - disse Giuseppe -, sono cose che io non ho mai fatto”.
Noi ancora aggrovigliati lo guardammo con aria di compatimento.
Poi con tutta l’acidità che avevo in corpo dissi:
“Geppo non vorrei ricordarti una certa Manuela, o meglio, tu che
in ginocchio la supplichi di darti un bacetto...”
“Si ma non vale, ero troppo piccolo, poi era un cesso”, cercò di giustificarsi il povero Giuseppe.
“Si ma non piaceva a me”, disse
Federico.
“A me nemmeno”, mi unii al coro.
“Ma non mi piaceva - insistette Giuseppe piagniucolando - poi non
mi dirai che è bella?!”
“No sarà brutta” ribattei cercando di rimanere il
più calmo possibile; mentre Federico gli urlò gentilmente nelle orecchie che
era frocio, con i decibell giusti per farlo rimanere sordo.
L’atmosfera era splendida, tutti e tre
coricati nel bosco con la voglia di comunicare e una trasparenza nel cuore che
c’eravamo quasi dimenticati di avere.
“Scusa Tonno - disse Giuseppe - non per farmi i cazzi tuoi, ma tu
quanti anni avevi quando per la prima volta hai baciato una ragazza?”
“Avevo 12 anni” risposi con fare sicuro e risoluto.
“Si - ribadì Giuseppe - Adesso magari a 12 anni te la sei anche
scopata”.
“Non volevo dirtelo Geppo perchè non ci restassi male, ma era tua
madre” dissi correndo per non essere picchiato.
“No dai seriamente” disse
Giuseppe con fare serio, più che serio, con fare del finto serio..
“Geppo non ti sto prendendo un giro, è successo in colonia, io le
avevo già fatto la mia tristissima e stentata dichiarazione d’amore da vero dodicenne goffo, il cuore mi batteva in gola come
la gran cassa di una batteria e avevo la salivazione praticamente azzerata. Mi
aspettavo un due di picche secolarmente storico e invece ...”
“E invece?” chiesero Federico e Giuseppe
piuttosto incuriositi.
“E invece è successo che lei mi ha detto “Anch’io ti amo e senza che me ne rendessi
conto mi ha messo la lingua in bocca, senza che potessi dire niente” continuai piuttosto imbarazzato.
“ Scusa ma cosa cavolo volevi dirle: “senza che potessi fare niente?” rispose Giuseppe ridacchiando.
“Non saprei, forse che a quei tempi mi avrebbe potuto fare un po’ schifo? Pensavo che i baci visti nei film non fossero altro che
la somma di due labbra statiche che si sfioravano”
“Solo tu potevi pensare una stronzata come questa” replicò Giuseppe.
“Tu invece sei nato conoscendo tutti i segreti del sesso - dissi
sorridendo -. sarà un anno che non ti si avvicina una ragazza a meno di un
metro, tanto che ormai hai gli spermatozoi che vagano liberi nel cervello…”.
“Ma tu cosa ne sai” cercò di
difendersi il povero Giuseppe piuttosto offeso.
“Guarda, occhio pallato, bava abbondante, espressione assente e
allupaggine cronica; Geppo omai sei disperso”, dissi
saltellando su e giù da un tronco ormai tagliato da anni.
“Tua sorella è allupata, ma vaffanculo”, rispose Giuseppe offeso come un vecchio a cui hanno appena
rubato la pensione.
“Dai Geppo scherzavo, poi guarda Fede che corna lunghe ha, non
sembra il sosia di bambi?”
Federico non si fece trascinare in quella lurida discussione;
tirando fuori la bottiglia di wisky disse: “Ho trovato un motivo per bere: devo
dimenticare”.