| |
|
|
GIARRE E LA SUA STORIA
Il riportare qui queste poche parole che riassumono brevemente i trascorsi storici della città di Giarre non vuole essere da parte dello scrivente un mero atto di presunzione nè, tantomeno, un tentativo di sminuirne l'importanza sorvolando tanti aspetti particolari. L'intenzione è più serena e vuole essere letta semplicemente come un modo per offrire un piccolo servizio a quanti magari non hanno avuto la possibilità di trovarsi per le mani una valida pubblicazione su questa splendida Città. Poichè lo scrivente non è uno storico anzi, per la verità, i suoi interessi sono rivolti al settore tecnico - scientifico ha pertanto, onestamente, sentito l'esigenza di affidarsi a chi sa bene il fatto suo in materia. E' così che si riporta quanto segue. «....Quanto all'evoluzione storica di questo centro, la prima menzione cronachistica che noi abbiamo di Giarre risale al secolo XVI. Nel 1500 Giarre era soltanto un fondaco: ne troviamo menzione nel testamento del vescovo catanese Niccolò Maria Caracciolo, il quale, morendo nel 1567, lasciava erede la mensa vescovile di Catania di un fondaco di sua proprietà, denominato delli Giarri. Da dove deriva questo toponimo? Perchè quel fondaco, prima origine del paese che poi si sarebbe prodigiosamente sviluppato nei secoli successivi, si chiamava delli Giarri, con un nome che si è mantenuto intatto ancor oggi nella sua forma dialettale 'e Giarri. e nella stessa forma ufficiale odierna (Giarre, anziché Giare, come sarebbe più corretto linguisticamente)? Le ipotesi che si sono fatte sono tre: 1) il nome deriva dal fatto che in quel luogo, dove poi sarebbe sorta giarre, esistevano delle fornaci che costruivano delle capaci giarre d'argilla, donde il toponimo. Tale ipotesi si basa sui versi del Dialogo di Masclot, Masclet e Maschelon del poeta dialettale Venerando Gangi da Acireale(1748 - 1816), il quale, intervenedo a favore dei mascalesi nella questione della fiera di San Leonardo che poi i Giarresi riuscirono a trasportare a Giarre, chiama sprezzantemente Giarre "un sobborgo nato da poco tempo, dove si costruivano giare d'argilla": un subburgu di poch'anni ca facia giarri di crita. Ma non è ipotesi che si possa accettare: e ciò sia perchè Giarre non è mai stata una Caltagirone o una S. Stefano di Camastra, celebri in Sicilia per la loro produzione artigianale di terraglie e di vasellami; sia perché lo stesso Gangi, accennando subito dopo alla vera ragione dello straordinario sviluppo di Giarre, la indica esattamente nella felice ubicazione del luogo, e non nella produzione di terrecotte locali, dicendo testualmente che il sobborgo è ppi lu situ fattu granni il che concorda perfettamente con quanto aveva detto oltre mezzo secolo prima lo storico catanese Vito Amico (1677 - 1762), al quale si deve la prima citazione storico - descrittiva del nascente e vigoroso borgo. L'Amico, infatti, dice nel 1760 che Giarre cresceva a vista d'occhio (in dies augetur) per la sua felice ubicazione sulla via consolare che da Messina portava a Catania. 2) una seconda ipotesi sull'origine del toponimo Giarre è stata affacciata dallo studioso francofontese Matteo Gaudioso, il quale ha congetturato l'esistenza di un diritto angarico delli giarri che il vescovo di Catania, conte di Mascali, avrebbe fatto pagare a coloro che depositavano olio nel suo fondaco. Ma, a parte il fatto che di questo diritto non sitrova traccia nei registri degli introiti della contea, poiché gli introiti erano costituiti dalle quattro voci di laudemii, cioè donativi straordinari dovuti ad ogni cambiamento di signore feudale per il mantenimento della concessione, di censi ordinari, di dogane di mare e di terra, e di decime (imposte di consumo) sui mosti, sugli orzi, sui frutti, sulla "fronda" (foglie e mangimi), sulla "maiorca"(farina di frumento), sul "germano" (farina di segala), sui fagioli, sulla canapa e sui lini, sugli erbaggi e cocomeri, e sugli animali da allevamento, e che quindi si tratta di un diritto inesistente nella Contea di Mascali, c'è da osservare che in nessun caso un censo del genere poteva giustificare la nascita di un toponimo singolo, perché sarebbe stato applicabile a qualsiasi altro fondaco sottoposto al pagamento di tale preteso diritto. 3) la terza ipotesi si fonda invece su elementi più probanti, perchè corroborati dalla storia e dalle tradizioni locali. Giarre, è bene sottolinearlo, è nata come fondaco nel 1500, e come tale è stata ricordata nel testamento del vescovo Caracciolo del 1567. Orbene, un fondaco è soprattutto un albergo, un ostello, un luogo di raccolta di merci, un magazzino: e proprio questa fu la funzione primitiva di Giarre, come fu notato con precisione dallo storico Vito Amico nel Settecento e dal poeta Venerando Gangi nei primi dell'Ottocento. Le "giare" erano quindi proprio i recipienti che si trovavano non solo nella stazione di posta, che secondo la tradizione era ubicata nei pressi dell'odierna piazzetta arcoleo, ma anche quelle dei magazzini, di cui ci resta un'immagine nel quadro settecentesco del pittore castiglionese Giovanni Tuccari (il quadro è del 1725, ed ancora esiste in copia nella casa Lisi di Giarre); e queste giare servivano non solo a contenere olio e vino, ma anche cereali e legumi. La funzione di deposito e di stazione di posta giustificò la nascita di Giarre come emporio commerciale e come centro agricolo delle derrate e dei vini dell'Etna: e che questa sia stata la specifica funzione di Giarre lo dimostrano le qualifiche che a Giarre vengono date di "punto di ferma per le Reali Truppe per la sua topografica posizione", di "punto di sosta di cui le Truppe Regie si servono per provvedere alle varie necessità", come si legge nei documenti raccolti e pubblicati dallo studioso giarrese Sebastiano Fresta. La nascita borghese e capitalistica di Giarre, da me già sostenuta e dimostrata nel già citato saggio sulle origini storiche di questo fervido centro intellettuale e agricolo della Sicilia orientale, trova conferma non solo nei documenti, ma anche nella descrizione geografica che Francesco Sacco fece di Giarre quasi allo spirare del Settecento: "Mascali è città demaniale nella valle di Dèmone, ed in Diocesi di Messina, situata alle falde orientali del monte Etnea... questa ricca e popolata città vien divisa in undici quartieri, i quali sono Mascali, Giarre, Riposto, Archirafi, Dàgala, Milo, S. Alfio, Nunziata, S. Giovanni, Tagliaborsa e Macchia...Il quartiere delle giarre, situato in una perfetta pianura, e nella distanza di un miglio dal mare, di due da Mascali, e di diciotto da Catania.... edificato da settant'anni in qua, ha una chiesa sagramentale, un convento di Agostiniani Scalzi, un Oratorio di San Filippo Neri, una scuola pubblica di Belle Lettere, e di Scienze, una bella strada diretta con degli edifici decentemente ornati..." Non c'è dubbio, quindi, sul significato del toponimo Giarre, che indicava le giare della stazione di posta ed allo stesso tempo denotava le caratteristiche commerciali del nascente borgo, dal rapido e prodigioso sviluppo. E questa prorompente vitalità di Giarre era così affermata agli inizi dell'Ottocento, che il massimo poeta etneo dell'epoca, quel Domenico Tempio (1750 - 1821) purtroppo noto per i suoi versi licenziosi, che spesso non sono neppure suoi, piuttosto che per le cose veramente belle che ha scritto, riscontrava a Giarre non solo una straordinaria felicità paesaggistica, ma soprattutto delle notevoli prerogative spirituali: un clima dulci, un'aria sana, un locu pianu ed apricu, e sparsu d'una vaga ridenti amenità. Fecundu in tuttu e di tuttu abbundanti, alletta e invita li còmmundi a gudiri di la vita. Ci trova ogni abitanti la sua felicità. Lu Furasteri la stissa Umanità; tratti d'amici, cultura, e gintilizza, un facultusu popupu numerusu, ricchi genti ginirusi e putenti, una citati ccu tempii, alti edifizi e belli strati, fùndachi, alberghi, e casi in quantitati... ....ma supra tuttu, e la cchiù cosa rara, genti amica, civili, e non avara.... per cui egli profetizza che sùrgiri in gran città vidu li Giarri, sta criscenti città, sedi e rizzettu di tanti omini digni! Ed anche un poeta avversario dei Giarresi, quel Venerando Gangi che abbiamo dianzi ricordato, pur scrivendo contro la richiesta dell'autonomia comunale avanzata da Giarre nei confronti di Mascali, non poteva fare a meno di riconoscere l'unità di intenti di tutti i cittadini di Giarre, che non conoscevano distinzione di classe sociale, fraternamente impegnati com'erano nella compatta volontà di costituire un comune autonomo ed indipendente da Mascali: per cui anche i rozzi contadini (viddani testi duri) avevano fatto lega unitaria (ficiru allianza)con i ceti colti dei borghesi e degli ecclesiastici Li parrini e li dutturi, li civili e la mastranza, li viddani testi duri tutti ficiru allianza. Non passarono due anni dalla stesura di questi versi, che Giarre nel 1815 otteneva - e ne era ben degna - la sua autonomia comunale. E sebbene in prosieguo di tempo, ci sono state due dolorose mutilazzioni territoriali (quella di Riposto nel 1841, e quella di S. Alfio nel 1926),che hanno isolato Giarre tanto dal mare quanto dalla montagna, pure Giarre ha mantenuto intatta la sua funzione culturale preminente nella zona, ed ha giustificato appieno i profetici versi del giovanissimo poeta giarrese Giuseppe Macherione (1840 - 1861), che nel 1854, a quattordici anni, indicò chiaramente questa peculiare qualità di Giarre, dicendo che in quel luogo sarebbero sorti non solo edifici insigni (si pensi al monumentale Duomo, iniziato nel 1794, ed ai vari palazzi civili veramente sontuosi, tanto in via Callipoli quanto nel largo stradone rettifilo che dal 1784 congiuge la piazza principale di Giarre a quella di Riposto), ma che Giarre avrebbe avuto soprattutto fama dai suoi istituti scolastici e dal vigore culturale dei suoi figli: Ivi eccelsi edifici, ivi Minerva le tenerelle menti farà chiare; sicché risplenderan nelle arti astruse, nella filosofia, nelle alme muse. Credo veramente che Macherione meriti il titolo di "poeta - vate" di Giarre. In effetti, questo giovanissimo poeta si dimostrò realmente profeta, se si pensa che oggi Giarre può vantare tra i suoi figli più colti un filosofo come Michele Federico Sciacca, uno storico come Rosario Romeo, un matematico come Alfio Di Bella, un giornalista come Alfio Russo. La definizione trova riscontro anche, per quanto riguarda lo straordinario sviluppo della cittadina, nelle parole dello storico palermirtano Gioacchino Di Marzo, il quale, continuando nel 1858 il settecentesco dizionario topografico diVito Amico, poteva ben affermare: "Il comune di Giarre si è gradevolmente accresciuto in questo secolo, poichè non essendo nello scorcio del trascorso se non un municipio di Mascali non per anco collettato, oggi avanzando in ampiezza e popolazione il paese stesso cui era aggregato, costituisce un capocircondario di 2a classe in provincia di Catania...." ............. SANTI CORRENTI libero docente di Storia della Sicilia nell'Istituto Universitario di Magistero di Catania »
VUOI ARRICCHIRE PERSONALMENTE QUESTA PAGINA CON ALTRE NOTIZIE E FOTO SU GIARRE ANTICA CHE VERRANNO RIPORTATE INSIEME AL TUO NOME? COMPILA IL QUADRO SOTTOSTANTE E CLICCA INVIA OPPURE MANDA UNA E - MAIL
N.B. I campi sono tutti obbligatori |
![]() 1911: via callipoli nella parte alta
Villa Margherita: seconda metà dell'Ottocento
Via Callipoli: inizio secolo XX
Via Callipoli: inizio secolo XX
Via Callipoli anni venti: panni al sole dell'Hotel Centrale Vittoria
Piazza Monsignor Alessi - anni '30
Piazza Duomo 1930: Congresso Eucaristico
Medaglione e lapide di Umberto I di Savoia
Santa Maria la Strada: pozzo di Re Ruggero il Normanno del 1081. |
| NOME: (*) | |
| COGNOME: (*) | |
| DATA DI NASCITA: (*) | |
| ATTIVITA' PROFESSIONALE: (*) | |
| TELEFONO: (*) | |
| E-MAIL: (*) | |
| DESCRIZIONE: (*) | |
| (*) Campo obbligatorio | |