Dai Dialoghi di Platone (427-347 a.C.):

 

Una vita senza ricerche non è degna per l'uomo di essere vissuta (Apologia di Socrate, 38a).

 

Non il vivere è da tenere in massimo conto, ma il vivere bene. E il vivere bene è lo stesso che il vivere con virtù e con giustizia (Critone, 48b).

 

La virtù non ha padroni: quanto più ciascuno la onora, tanto più ne avrà; quanto meno l'onora, tanto meno ne avrà (Repubblica, X 617e).

 

 

 

Dall'Etica Nicomachea di Aristotele (384-322 a.C.):

 

L'uomo veramente dabbene, vale a dire il saggio, sopporta con serenità tutte le vicissitudini e trae spunto dalle circostanze per compiere sempre le cose moralmente più belle (I 11, 1100b35-1101a3).

 

E' compiendo azioni giuste che diventiamo giusti, e compiendo azioni moderate che diventiamo moderati, ed azioni coraggiose, coraggiosi (II 1, 1103a34-1103b2).

 

Non si deve dare ascolto a coloro che consigliano di porre mente, essendo uomini, a cose umane e non, essendo mortali, a cose immortali, ma, per quanto è possibile, si deve diventare immortale e compiere ogni cosa per vivere in modo conforme a quella che, tra le cose che sono nell'individuo, è la più alta (X 7, 1177b31-34).

 

 

Dalla Lettera sulla felicità (a Meneceo) di Epicuro (341-271/270 a.C.):

 

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro (122).

 

Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario (127).

 

E' meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato (135).

 

 

 

Dalle Enneadi di Plotino (205-270):

 

Poiché la felicità consiste nella vita buona, è chiaro che bisogna porla nella vita dell'Essere, che è l'ottima vita. E questa non si deve misurarla mediante il tempo, ma mediante l'eternità (I 5, 7).

 

Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa' come lo scultore di una statua che deve diventar bella. Egli toglie, raschia, liscia, ripulisce finché nel marmo appaia la bella immagine: come lui, leva tu il superfluo, raddrizza ciò che è obliquo, purifica ciò che è fosco e rendilo brillante (I 6, 9).

 

L'uomo sta in mezzo tra gli dei e le bestie e inclina verso gli uni e verso le altre: alcuni assomigliano agli dei, altri alle bestie, la maggioranza sta nel mezzo (III 2, 8).

 

 

Dalle Confessioni di sant'Agostino (354-430):

 

Gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell'Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi (X,8,16).

 

L'amore della verità è tale, che quanti amano un oggetto diverso pretendono che l'oggetto del loro amore sia la verità (X,23,34).

 

Come diminuirebbe e si consumerebbe il futuro, che ancora non è, e come crescerebbe il passato, che non è più, se non per l'esistenza nello spirito, autore di questa operazione, dei tre momenti dell'attesa, dell'attenzione e della memoria? Così l'oggetto dell'attesa fatto oggetto dell'attenzione passa nella memoria (XI,28,37).

 

 

 

Dai Pensieri di Blaise Pascal (1623-1662):

 

Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose (146 Serini).

 

Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, hanno risolto, per viver felici, di non pensarci (348 Serini).

 

L'uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa (377 Serini).

 

 

 

Dall'Etica dimostrata secondo l'ordine geometrico di Baruch Spinoza (1632-1677):

 

L'odio è accresciuto dal reciproco odio, e può essere invece cancellato dall'amore (libro III, proposizione 43).

 

La beatitudine non è premio alla virtù, ma è la virtù stessa (libro V, proposizione 42).

 

Tutte le cose eccellenti sono tanto difficili quanto rare (libro V, proposizione 42, scolio).

 

 

Dal Tractatus logico-philosophicus  di Ludwig Wittgenstein (1889-1951):

 

D'una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. L'enigma non v'è. Se una domanda può porsi, può pure aver risposta (6.5).

 

Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. Certo allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta (6.52).

 

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere (7).