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Storie, disegni e poesie per raccontare l'estraneità in tante ''pagine colorate''.

FERRARA - Non sono molte le occasioni di leggere testi scritti da immigrati, donne e uomini che prendono la penna per parlare di nostalgia, difficoltà, speranza. "Pagine colorate. Storie, racconti, poesie di immigrati e immigrate", un volume curato da Francesco Argento e Alberto Melandri del Cies (Centro informazione ed educazione allo sviluppo) di Ferrara e pubblicato dall'editore Tosi, è una di queste occasioni. Presentato a Ferrara e realizzato in collaborazione con il Centro sociale di Boara (Ferrara) e l'associazione 'Cittadini del mondo' della città emiliana, il libro raccoglie racconti, poesie, disegni di ragazzi e ragazze, uomini e donne provenienti da Nigeria, Marocco, Mauritania, Palestina, Kosovo, Ungheria, Russia, Brasile e Colombia e residenti in città e nei paesi della provincia.
Il volume è nato da un concorso di scrittura organizzato dal Centro sociale e proposto a tre gruppi: studenti, anziani e immigrati. I primi testi sono arrivati così; poi si è innescato un effetto domino che ha spinto molti stranieri a presentarci materiale diverso: racconti, poesie, disegni. E così è nata l'idea di raccogliere tutto in un libro, racconta Alberto Melandri, uno dei curatori. Si tratta di persone che non avevano altre esperienze di scrittura, ma che hanno risposto con soddisfazione all'iniziativa. Credo che questa occasione sia stata importante, oltre che dal punto di vista creativo, anche per ragionare collettivamente su se stessi, prosegue Melandri. Quel che emerge con forza è un senso di doppia estraneità: rispetto al nuovo contesto in cui l'immigrato vive, e al quale chiede maggiore calore, e rispetto a quello da cui proviene, che non riesce più a considerarlo come parte integrante di sé. Ma emerge anche, spesso, l'orgoglio di ciò che si è diventati; questo è vero soprattutto nelle donne e nelle ragazze. Molte di loro riconoscono che la vita qui ha cambiato il loro modo di rapportarsi all'altro, specialmente all'uomo, e avvertono questa condizione come positiva. Dall'altra parte c'è la consapevolezza di essersi allontanate molto dal modello femminile rappresentato dalle donne di famiglia che sono rimaste in patria: mamme, sorelle, amiche.


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