RECESSO DEL LOCATORE
Nel
caso di mancata destinazione dell'immobile all'uso richiesto, il locatore. per
non incorrere nelle sanzioni (civili ed amministrative) previste dall'art. 60
della legge n. 392/78, deve fornire, così come dispone l'art. 1218 cod. civ.,
la prova dell'esimente per fatti sopravvenuti che abbiano reso impossibile il
comportamento a cui era tenuto.Trib.
civ. Trani, 5 dicembre 1986, n. 1045
Ove
il locatore, rientrato nella disponibilità dell'immobile a seguito di esercizio
del diritto di recesso, non lo adibisca all'uso per il quale aveva agito
adducendo motivi di forza maggiore (nella specie: timore degli effetti del
bradisismo), affinché il proprietario sia esonerato dagli effetti risarcitori
previsti dall'art. 60 della legge n. 392/78 occorre che essi motivi siano stati
rigorosamente dimostrati.
In
tema di ripristino del contratto di locazione per non avere il locatore dato
all'immobile - ottenuto in esito al positivo esercizio dell'azione di recesso
per necessità - la destinazione abitativa prospettata a sostegno della domanda
di rilascio. ancorché non sia necessaria, per attuare una tale destinazione, la
ininterrotta presenza del locatore (o del congiunto per la necessità del quale
quello abbia agito) nell'alloggio, non facendo il temporaneo allontanamento
venir meno l'occupazione, è tuttavia necessario che l'alloggio stesso
costituisca la casa di normale abitazione, avendo il recesso per necessità
abitativa come presupposto proprio il bisogno di un'abitazione primaria, dove
vivere abitualmente.Cass.
civ., sez. III, 17 gennaio 1987, n. 374
Ancorché
l'art. 31 della L. n. 392 del 1978 commini la sanzione del ripristino del
rapporto per l'ipotesi in cui il locatore, trascorsi sei mesi dal momento in cui
abbia conseguito la disponibilità dell'immobile, non lo abbia adibito ad
esercizio "in proprio" di una delle attività previste dall'art. 27
per cui aveva chiesto il recesso, tale sanzione tuttavia - in relazione alla
ratio dell'istituto ed al parallelismo con la corrispondente normativa dettata
dall' art. 60 per le locazioni abitative - trova applicazione anche nel caso in
cui il locatore non abbia destinato alla dedotta attività l'immobile del quale
abbia ottenuto il rilascio per necessità dei parenti indicati nella lettera b)
dell'art. 29.
Il
maggiore risarcimento rispetto alla misura minima di dodici mensilità del
canone, da corrispondersi al conduttore ex art. 60 L. n. 392/1978, presuppone
che il conduttore ingiustamente sfrattato dimostri il maggiore pregiudizio
economico effettivamente sofferto.
Il
locatore che, in seguito a recesso ex art. 59 L. n. 392/1978, sia rientrato
nella piena disponibilità dell'immobile, è tenuto a destinare il medesimo
all'uso dedotto, a nulla valendo, in caso di omessa destinazione, il riferimento
a ragioni di forza maggiore ove queste non vengano rigorosamente dimostrate.Trib.
civ. Napoli, sez. VIII, 24 febbraio 1987, n. 1755
La
domanda proposta dal conduttore ai sensi degli artt. 31 e 60 della legge
dell'equo canone non rientra necessariamente nella competenza per materia del
pretore, bensì va attribuita secondo le ordinarie regole di competenza per
valore. (Nella fattispecie. essendo la causa di valore indeterminato, non
essendo precisato l'ammontare del risarcimento richiesto, si determina la
competenza del tribunale).Trib.
civ. Genova, 4 marzo 1987
Non
sono applicabili le sanzioni previste dall'art. 60 della legge n. 392/78
(alternativamente ripristino del rapporto locatizio ovvero risarcimento del
danno) nel caso in cui il locatore, pur avendo preso tempestivamente possesso
dell'appartamento rilasciato ed essendosi attivato per sistemarlo ed arredarlo,
non sia tuttavia riuscito, per ragioni economiche e di impegno lavorativo, ad
occuparlo materialmente entro la scadenza del semestre contemplata dalla legge.Trib.
civ. Genova, 4 marzo 1987
Qualora
il locatore richieda, ai sensi dell'art. 59, n. 1 della L. n. 392 del 1978, il
rilascio dell'immobile locato ad uso abitativo per adibirlo all'esercizio della
propria attività (nella specie: professionale) non assume rilievo la
circostanza che per il mutamento di destinazione sia necessaria la preventiva
autorizzazione dell'autorità amministrativa, versandosi in rapporti soggetti al
regime privatistico, nei quali rileva la sola possibilità giuridica di disporre
del bene per l'esercizio dell'attività, prescindendo dal regime pubblicistico
sulla trasformabilità di destinazione degli immobili; ove peraltro i competenti
organi del comune rifiutino l'autorizzazione e, quindi, il locatore non adibisca
l'immobile all'uso per cui ha ottenuto il rilascio, soccorre espressamente lo
specifico rimedio del ripristino del rapporto e del risarcimento dei danni
subiti dal conduttore, ai sensi dell'art. 60 della citata legge.Cass.
civ., sez. III, 22 giugno 1987, n. 5483
Il
fatto della mancata destinazione dell'immobile ad abitazione del figlio del
locatore non può dar luogo all'inefficacia del provvedimento di rilascio ed ai
corrispondenti diritti del conduttore al ripristino del contratto risolto con
sentenza od al risarcimento dei danni allorché, essendo essa stata determinata
non da un comportamento doloso o colposo del locatore, ma dalla morte del
destinatario dell'appartamento avvenuta successivamente alla pronuncia della
sentenza, persista altresì la necessità dei componenti della famiglia del
defunto di godere dell'immobile rilasciato nella qualità di compartecipi del
diritto spettante al loro congiunto ovvero quali successori del medesimo e con
lui conviventi.Pret.
civ. Frattamaggiore, 13 novembre 1987. n. 132
Il
locatore che, ottenuto coattivamente il rilascio dell'immobile ai fini di
ristrutturazione ex art. 59, n. 4 della legge n. 392 del 1978, abbia consentito
al conduttore di lasciarvi dei mobili di sua proprietà, che lo stesso non abbia
provveduto a rimuovere nonostante specifici solleciti al riguardo, non è
soggetto alla disposizione sanzionatoria prevista dall'art. 60 della citata
legge ove non abbia iniziato i lavori nel termine di sei mesi, trattandosi di
ritardo a lui non imputabile, per non essere tenuto a sistemare altrove detti
mobili.
Il
diritto all'indennizzo e al risarcimento del danno previsti dall'art. 60 L. n.
392/1978 matura a favore del conduttore solo con il decorso del termine di sei
mesi dalla data di rilascio dell'immobile, qualora il locatore non lo abbia
adibito all'uso dedotto in giudizio per ottenere il provvedimento di rilascio
anticipato; di conseguenza, è nulla, per violazione dell'art. 79, L. n.
392/1978, la transazione avente per oggetto la rinuncia ai diritti riconosciuti
al conduttore ex art. 60, legge citata, che intervenga tra le parti quando il
conduttore non abbia ancora rilasciato l'immobile e non può quindi disporre di
un diritto di cui non è ancora titolare.Trib.
civ. Brescia, 15 ottobre 1988, n. 1783
Qualora
il locatore instauri un procedimento per il rilascio dell'immobile basando la
domanda iniziale sul recesso per necessità ma al momento della pronuncia del
giudice investito del giudizio sia trascorso l'intero ulteriore periodo di
quattro anni previsto dall'art. 58, L. 392/1978, è evidente che la scadenza
della locazione ha sostituito il recesso rendendolo impraticabile e da ciò
consegue che non essendovi stato per il conduttore un ingiusto sacrificio per il
mancato godimento dell'immobile fino alla sua naturale scadenza. viene meno per
lui anche il diritto al risarcimento previsto ex art. 60, L. 392/1978.Pret.
civ. Roma, 30 giugno 1989
Non è applicabile la norma di cui all'art. 60 L. n. 392/1978, nel caso in cui le parti abbiano di comune accordo posto fine al contratto e il rilascio dell'immobile sia solo formalmente avvenuto per effetto del procedimento di recesso.
Corte
app. civ. Roma, sez. IV, 21 febbraio 1990, n. 588
Perché
il conduttore possa esercitare le azioni per il ripristino del contratto o per
il risarcimento del danno, previste dagli artt. 31 e 60 della L. 27 luglio 1978,
n. 392, non è sufficiente che il locatore abbia avuto la disponibilità
giuridica dell'immobile ma è necessario che ne abbia avuto la disponibilità
materiale per effetto dell'avvenuta riconsegna e che da questa sia decorso il
termine di sei mesi entro il quale avrebbe dovuto adibire l'immobile all'uso per
il quale aveva agito in giudizio; pertanto, in ipotesi di locazione di immobile
urbano adibito ad uso diverso da quello di abitazione, il locatore il quale, a
seguito di azione di recesso, abbia ottenuto una sentenza dichiarativa della
cessazione del contratto di locazione, non è passibile delle sanzioni di cui
all'art. 31 sopra citato, qualora, prima di avere ottenuto la riconsegna
dell'immobile stipuli con il conduttore - il quale sia rimasto nella detenzione
dell'immobile - un nuovo contratto di locazione, che non può ritenersi affetto
da nullità rientrando la sua stipulazione nella facoltà delle parti ai sensi
dell'ultimo comma dell'art. 67 della legge cit..Cass.
civ., sez. III, 19 luglio 1990, n. 7395
L
'azione del conduttore diretta al ripristino del rapporto di locazione ed al
risarcimento del danno, sia ai sensi dell'art. 8 della L. 23 maggio 1950 n. 253,
integrato dall'art. 2 quinquies della L. 12agosto 1974 n. 351, sia ai sensi
dell'art. 60 della L. 27 luglio 1978 n. 392, va promossa nei confronti del
locatore, ancorché non proprietario dell'immobile locato, e non anche nei
confronti del proprietario che sia rimasto estraneo al rapporto locatizio,
avendo la responsabilità risarcitoria del locatore natura contrattuale per la
violazione dell'obbligazione nascente dal rapporto di mantenere il conduttore
nel godimento dell'immobile locato.
Le
sanzioni del ripristino del contratto e del risarcimento del danno in favore del
conduttore. comminate dall'art. 60 della L. 27 luglio 1978 n. 392 a carico del
locatore che, dopo aver ottenuto il provvedimento di rilascio dell'immobile per
necessità propria, non lo abbia adibito, nel termine di sei mesi, all'uso in
relazione al quale aveva agito, sono inapplicabili allorché risulti che la
mancata o tardiva destinazione sia in concreto giustificata da esigenze
meritevoli di tutela e non riconducibili al comportamento doloso o colposo del
locatore, come nel caso che quest'ultimo, ottenuto il rilascio dell'immobile per
necessità, abbia iniziato i relativi lavori di adattamento prima della scadenza
dei sei mesi, sempre che, terminati i lavori, adibisca l'immobile all'uso per il
quale aveva agito.
L'art.
60 della L. 27 luglio 1978, n. 392, in tema di ripristino del rapporto di
locazione ad uso abitativo e risarcimento del danno nel caso di recesso del
locatore, nella sua correlazione con la corrispondente norma di cui al
precedente art. 31, deve essere interpretato nel senso che la sanzione del
ripristino (o la pretesa risarcitoria) non è connessa ad un criterio di
responsabilità oggettiva o secondo una presunzione assoluta di colpa, per il
solo fatto che la cosa locata non sia stata utilizzata entro sei mesi
dall'acquisizione della sua disponibilità, ma si verifica nel caso in cui il
locatore, cui compete l'onere di superare la presunzione iuris tantum di
responsabilità, non dimostri l'esistenza del caso fortuito o della forza
maggiore o di giuste cause, cioè di ragioni meritevoli di tutela che hanno
impedito detto utilizzo.Cass.
civ., sez. III, 14 marzo 1991, n. 2684
Le
sanzioni (ripristino del contratto e obbligo di risarcimento del danno) che
l'art. 60 comma secondo della legge sull'equo canone pone a carico del locatore
che non abbia tempestivamente adibito l'immobile all'uso per il quale ne ha
ottenuto la disponibilità in forza di un provvedimento di rilascio, configurano
una forma di responsabilità per inadempimento che si inquadra nella generale
disciplina degli artt. 1176 e 1218 c.c. con la conseguenza che non sono
applicabili ove la mancata destinazione dell'immobile sia in concreto
giustificata da esigenze, ragioni e situazioni meritevoli di tutela e non
riconducibili al comportamento doloso o colposo del locatore. Pertanto, la
predetta responsabilità va esclusa nel caso in cui la mancata utilizzazione
dell'immobile per l'uso in relazione al quale ne è stato ottenuto il rilascio
sia dipesa dall'aggravamento delle condizioni di salute del locatore, purché
l'aggravamento sia successivo al provvedimento di rilascio. (Nella specie le
condizioni di salute non permettevano alla locatrice di compiere lo sforzo che
era necessario per percorrere le scale di accesso all'appartamento del quale
aveva ottenuto il rilascio per proprio uso abitativo).
In
tema di locazione di immobili urbani ad uso abitativo, il ripristino
sanzionatorio del contratto di locazione - previsto dall'art. 60 della L. n. 392
del 1978, alternativamente con il risarcimento del danno per il caso in cui il
locatore non abbia adibito l'immobile all'uso per il quale ne aveva ottenuto in
sede di recesso la disponibilità - importa che il rapporto prosegua solo fino
all'originaria scadenza, restando escluso che quest'ultima possa essere
prorogata per un periodo uguale alla durata del mancato godimento dell'immobile
da parte del conduttore.Cass.
civ., sez. III, 5 giugno 1991, n. 6346
L'art.
60 della L. n. 392 del 1978 nello stabilire che il giudice, con la sentenza che
dispone a carico del locatore, che ottenuto il rilascio dell'immobile non lo
abbia destinato all'uso per cui è stato richiesto, il ripristino del rapporto
di locazione (ovvero il risarcimento del danno), ordina al locatore stesso il
pagamento di una somma da devolvere al comune nel cui territorio è sito
l'immobile, prevede una ulteriore sanzione ma non attribuisce un autonomo
diritto al comune, il cui interesse al pagamento della somma legittima,
pertanto, solo un intervento adesivo dipendente nel giudizio promosso dal
conduttore per il ripristino del rapporto di locazione (od il risarcimento),
senza conferire, conseguentemente il potere di impugnare la sentenza alla quale
il conduttore abbia prestato acquiescenza.
Il
diritto del conduttore al risarcimento dei danni nei confronti del locatore che
non abbia tempestivamente destinato l'immobile per l'uso in relazione al quale
ne aveva ottenuto coattivamente il rilascio, ancorché richieda l'imputabilità
a titolo di dolo o colpa del comportamento del locatore, non presuppone la prova
in concreto del danno perché questo, come è evidente dalla letterale
interpretazione dell 'art. 60 della legge sull'equo canone, caratterizzato anche
da una funzione sanzionatoria, deve essere comunque liquidato in misura non
inferiore a dodici mensilità del canone.Cass.
civ., sez. III, 8 ottobre 1991, n. 10527
Nel
caso di azione promossa dal conduttore ex art. 60, L. n. 392 del 1978 per
conseguire il ripristino del rapporto locatizio ed il risarcimento dei danni nei
confronti del locatore, che, dopo aver ottenuto il rilascio dell'immobile per
necessità, non abbia adibito il bene (entro sei mesi dalla riacquistata
disponibilità) all'uso per il quale aveva agito, il comune è legittimato a
spiegare intervento adesivo dipendente, avendo interesse alla riscossione della
somma destinata al Fondo sociale, di cui al titolo terzo della legge citata, al
cui pagamento il locatore dev'essere condannato in caso di accoglimento delle
domande del conduttore. Per contro tale interesse del comune, ove è sito
l'immobile, non legittima l'ente territoriale ad impugnare autonomamente la
sentenza, alla quale la parte principale abbia fatto acquiescenza, non
assurgendo a diritto soggettivo atteso che con la norma richiamata non si è
inteso privilegiare la posizione soggettiva del comune alla riscossione della
detta somma ma accentuare il carattere sanzionatorio del provvedimento da
pronunciarsi nei confronti del locatore.Cass.
civ., sez. III, 17 dicembre 1991, n. 13569
La
disposizione del secondo comma dell'art. 60, L. 27 luglio 1978, n. 392, a nonna
del quale il conduttore di immobile urbano per uso abitativo in regime
transitorio, che abbia rilasciato l'immobile in conseguenza di recesso del
locatore, ha diritto al ripristino del contratto di locazione ed al risarcimento
del danno se il locatore non abbia adibito l'immobile all'uso per il quale ha
chiesto il rilascio entro sei mesi dalla data in cui ne ha riacquistato la
disponibilità, è applicabile, come l'analoga disposizione dell'art. 8, L. 23
maggio 1950, n. 253, precedentemente vigente per i contratti soggetti al regime
vincolistico, solo nei casi di rilascio seguito a provvedimento giudiziale,
considerati dal primo comma della medesima norma, alla quale il secondo comma si
lega strettamente, e non anche nei casi in cui il rilascio sia dovuto ad un atto
negoziale, come la transazione o la conciliazione giudiziale.
L'art.
60 della L. n. 392 del 1978 nello stabilire che il giudice, con la sentenza che
dispone a carico del locatore, che ottenuto il rilascio dell'immobile non lo
abbia destinato all'uso per cui è stato richiesto, il ripristino del rapporto
di locazione (ovvero il risarcimento del danno), ordina al locatore stesso il
pagamento di una somma da devolvere al comune nel cui territorio è sito
l'immobile, prevede una ulteriore sanzione ma non attribuisce un autonomo
diritto al comune, il cui interesse al pagamento della somma legittima,
pertanto, solo un intervento adesivo dipendente nel giudizio promosso dal
conduttore per il ripristino del rapporto di locazione (od il risarcimento),
senza conferire, conseguentemente il potere di impugnare la sentenza alla quale
il conduttore abbia prestato acquiescenza.
Le
sanzioni del ripristino del contratto e del risarcimento del danno in favore del
conduttore che l'art. 60 della L. 27 luglio 1978 n. 392 pone a carico del
locatore che non abbia tempestivamente adibito l'immobile all'uso per il quale
ne ha ottenuto la disponibilità in forza di un provvedimento di rilascio
configurano una forma di responsabilità per inadempimento che si inquadra nella
generale disciplina degli artt. 1176 e 1218 c.c., con la conseguenza che esse
non sono applicabili ove la mancata destinazione dell'immobile sia in concreto
giustificata da esigenze, ragioni e situazioni meritevoli di tutela e non
riconducibili ad un comportamento doloso o colposo del locatore, tra le quali
rientrano i motivi di salute del locatore o dei suoi familiari, se l'immobile
era a loro destinato, e le esigenze di ultimare i lavori di ristrutturazione o
manutenzione dell'immobile. L'accertamento della causa di giustificazione della
mancata destinazione dell'immobile all'uso per il quale è stato rilasciato, che
il locatore, sul quale grava il relativo onere, può anche provare con
presunzioni semplici, purché fondate su fatti gravi, precisi e concordanti
(art. 2728 c.c.), costituisce giudizio di merito insindacabile in cassazione se
privo di errori logici e giuridici.Cass.
civ., sez. III, 24 febbraio 1993, n. 2282
Passato
in giudicato, il provvedimento che ordina al conduttore il rilascio dell
immobile locato non perde efficacia esecutiva per essere successivamente venuta
meno a seguito della morte del locatore la situazione di fatto dedotta in
giudizio (nella specie, necessità abitativa del locatore), sulla quale era
fondato il recesso, subentrando nel diritto al rilascio gli eredi, legittimati
ad agire in executivis.
In tema di locazione di immobili urbani ad uso abitativo, il ripristino sanzionatorio del contratto di locazione, previsto dall'art. 60 della L. 27 luglio 1978 n. 392, alternativamente con il risarcimento del danno, per il caso in cui il locatore non abbia adibito l'immobile all'uso per il quale ne aveva ottenuto la disponibilità in sede di recesso, importa che il rapporto prosegua fino alla originaria scadenza, restando escluso che tale scadenza possa essere prorogata per un periodo uguale alla durata del mancato godimento dell'immobile da parte del conduttore, che, dopo la scadenza del termine di durata del contratto locativo, non ha più diritto al ripristino del rapporto ma solo al risarcimento del danno.Cass. civ., sez. III, 23 febbraio 1994, n. 1796
Il
locatore che non sia proprietario non è assoggettabile al risarcimento del
danno previsto dall'art. 60 della L. n. 392/78 nel caso in cui l'alienazione
dell'immobile locato, avvenuta in contrasto con le finalità per le quali era
stato disposto il rilascio, sia dovuta a fatto del terzo. (Fattispecie in cui
l'alienazione sia stata disposta dal proprietario dell'immobile locato).
L'art.
60 della L. n. 392 del 1978 (come l'art. 31 della stessa legge) nello stabilire
che il giudice, con la sentenza che dispone a carico del locatore, che ottenuto
il rilascio dell'immobile non lo abbia destinato all'uso per cui è stato
richiesto, il ripristino del rapporto di locazione (ovvero il risarcimento del
danno), ordina al locatore stesso il pagamento di una somma da devolvere al
comune nel cui territorio è sito l'immobile, prevede una ulteriore sanzione ma
non attribuisce un autonomo diritto al comune, il cui interesse al pagamento
della somma legittima, pertanto, solo un intervento adesivo dipendente nel
giudizio promosso dal conduttore per il ripristino del rapporto di locazione (o
il risarcimento), senza conferire, conseguentemente, il potere di impugnare la
sentenza alla quale il conduttore abbia prestato acquiescenza.Cass.
civ., sez. III, 14 luglio 1994, n. 6600
Presupposto
logico-giuridico per l'operatività delle disposizioni dell'art. 60 della L. 27
luglio 1978 n. 392 - il quale prevede, per il caso in cui il locatore nel
termine di sei mesi da quando ha riacquistato la disponibilità dell'immobile
non lo adibisca all'uso per il quale aveva agito, il diritto del conduttore al
ripristino del rapporto o al risarcimento del danno, oltre il rimborso e ad equo
indennizzo per le spese di trasloco - è che il conduttore di immobile adibito
ad uso di abitazione abbia subito, per effetto dell'ingiustificato esercizio
dell'azione di recesso da parte del locatore, la perdita della disponibilità
dell'immobile prima della cessazione del periodo transitorio di proroga legale
della locazione. Ne consegue che non è invocabile l'adozione dei suddetti
provvedimenti restitutori e risarcitori nel caso in cui il conduttore abbia
goduto, senza interruzione, dell'intero periodo di durata legale della
locazione.
La
sentenza di condanna al risarcimento del danno pronunciata, ai sensi dell'art.
60 legge 27 luglio 1978 n. 392, in favore del conduttore, nei confronti del
locatore che, avendo ottenuto sentenza di rilascio per uno dei motivi indicati
dai nn. 1 e 2 dell'art. 59 della legge 27 luglio 1978 n. 392, non abbia adibito
l'immobile all'uso per il quale aveva agito, non fa venir meno la precedente
sentenza di rilascio, che è, invece, caducata senza necessità di espressa
statuizione, nel caso in cui il conduttore abbia preferito agire per il
ripristino del rapporto locativo.Cass.
civ., sez. III, I febbraio 1995, n. 1132
La
disposizione del secondo comma dell'art. 60 legge n. 392/78, a norma del quale
il conduttore di immobile urbano per uso abitativo in regime transitorio che
abbia rilasciato l'immobile in conseguenza di recesso del locatore ha diritto al
ripristino del contratto di locazione ed al risarcimento del danno se il
locatore non abbia adibito l'immobile all'uso per il quale ha chiesto il
rilascio entro sei mesi dalla data in cui ne ha riacquistato la disponibilità,
è applicabile, come l'analoga disposizione dell'art. 8 legge n. 253/50,
precedentemente vigente per i contratti soggetti al regime vincolistico, solo
nei casi di rilascio seguito al provvedimento giudiziale, considerati dal primo
comma della medesima norma alla quale il secondo comma si lega strettamente e
non anche nei casi in cui il rilascio sia dovuto ad un atto negoziale, come la
transazione o la conciliazione giudiziale.Cass.
civ., sez. III, 8 giugno 1995, n. 6473
Le
sanzioni del ripristino del contratto locativo e del risarcimento del danno a
favore del conduttore che l'art. 60 legge n. 392/78 pone a carico del locatore
che non abbia tempestivamente adibito l'immobile all'uso per il quale ne aveva
ottenuto la disponibilità in forza di un provvedimento di rilascio, non sono
applicabili ove la mancata destinazione dell'immobile sia in concreto
giustificata da esigenze, ragioni e situazioni meritevoli di tutela, non
riconducibili ad un comportamento doloso o colposo del locatore. (Nella specie,
la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., ha ritenuto che il conduttore,
avendo successivamente occupato un appartamento di sua proprietà. aveva
dimostrato di non avere ulteriore interesse ad occupare l'immobile già condotto
in locazione, onde il locatore doveva ritenersi svincolato dall'osservanza della
norma richiamata).Cass.
civ., sez. III, 8 giugno 1995, n. 6473
Perché
possa operarsi il ripristino sanzionatorio del contratto di locazione, che
ovviamente può proseguire solo fino alla naturale scadenza del contratto.
occorre che il contratto non sia nel frattempo per altre ragioni venuto a
scadenza, dato che in tal caso apparirebbe del tutto problematico reimmettere il
conduttore escomiato nella titolarità di un diritto non più esistente.
Nel
caso in cui il locatore, conseguita la disponibilità dell'immobile in virtù di
sentenza di recesso, non lo adibisca all'uso dichiarato, è escluso il
ripristino del contratto di locazione, previsto dall'art. 60 della L. 27 luglio
1978 n. 392, se il rilascio sia avvenuto dopo la scadenza del periodo
transitorio di proroga legale. Tuttavia è dovuto al conduttore il risarcimento
del danno, considerato che egli è costretto, in sede di esecuzione forzata, a
rilasciare l'immobile in termini più celeri di quelli, notoriamente
lunghissimi, che caratterizzano l'esecuzione degli sfratti per generica finita
locazione.Trib.
civ. Napoli, sez. IV, 10 maggio 1996
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