Caerano di San Marco è una cittadina di oltre 7000 abitanti, situata in provincia di Treviso, presso l’incrocio di due grandi vie: la statale n. 248 che congiunge il Piave col Brenta, e la Provinciale n. 16 che collega Padova ai valichi delle Dolomiti. E’ dominato dalla vista a nord-ovest dei colli asolani e del Monte Grappa,

a nord del monte Cesen. Il suo territorio è parzialmente interessato dalla presenza di un rilievo collinare, denominato le Rive (190 m d’altezza) che costituisce l’appendice occidentale del Montello, con cui era un tempo unito; ai piedi delle Rive si estende una fascia d’alta pianura (125 metri s.l.m.) originata da depositi del Piave quando, centinaia di migliaia d’anni fa, correva in direzione di Cornuda Caerano.
I primi segni di presenza umana in questo territorio sono stati trovati in collina e sono costituiti da reperti di pietra lavorata dell’età del bronzo. In seguito i Romani legarono gran parte del nostro territorio a Montebelluna, dove si trovava un accampamento di soldati incaricati di controllare la valle del Piave. D’epoca romana é il sarcofago di pietra calcarea rinvenuto nei pressi del mulino Tiberio nel 1961, che ora si può ammirare nel chiostro del Museo Civico di Treviso: esso sembra essere appartenuto ad un liberto (schiavo liberato) vissuto verso la metà del III secolo d. C. Con l’avvento del cristianesimo, il nostro territorio entra a far parte spiritualmente della Pieve Generale di Montebelluna.
Nel Medioevo appare finalmente l’identificazione di una località chiamata Cayran(o). La citazione della “Regola di Cayran” è testimoniata in documenti notarili stilati a Treviso, riguardanti compravendite di terre, eredità, permute di campi, da affitti e obbligazioni varie. Da questi si desume che terre di Caerano nel XII e XIII secolo fossero affidate a vassalli del vescovo di Treviso.
Nel XIV secolo Caerano appare da altri documenti come sottoposto al Comune di Treviso, al quale doveva versare una “colletta” per il rifacimento delle mura; inoltre Caerano si trovava a far parte di una zona in cui era diviso per motivi fiscali il distretto di Treviso: prima apparteneva al quartiere del Duomo, e poi della regione chiamata Campagna di sopra. In questi anni è anche testimoniata la presenza del mercato di Cayrano in concomitanza della festa o fiera di San Marco. Un testamento ricorda inoltre che esisteva allora in paese una cappella intitolata a San Marco, con proprie entrate, indipendente da Montebelluna, presieduta da un curato, animata da una confraternita laicale (Schola Sancti Marci). In quel tempo esistevano più colmelli (frazioni) quali quelli di Lavajo, Piazza (o Visnadello), Campagna e Riva.
Caerano appare quindi alla sua nascita come oggetto delle mire di forestieri interessati ad impadronirsi delle sue terre o risorse, ma anche segno di un certo prestigio sia per il raggiungimento dell’autonomia religiosa da Montebelluna sia per lo svolgimento di un mercato locale.
Dal 1339 inizia il dominio
veneziano sulla “Villa de Caeran”.
Avvenimento fondamentale di quest’epoca fu la costruzione del canale Brentella con le acque derivate dal fiume Piave. Essa fu richiesta nel 1435 dai rappresentanti di Treviso a Venezia, per irrigare la campagna e favorire il popolamento e lo sfruttamento delle terre agricole. Un tratto del canale, quello chiamato “Fossa grande” arrivava al “Lavajo de Caeran”. Poi nel ‘500 fu ampliato e potenziato da frà Giocondo. Furono concesse autorizzazioni per porvi ruote di molini per macinare il grano, di mole per affilare i coltelli, di seghe e di battiferro per costruire arnesi.
Per secoli la Brentella fu una linfa vitale per il nostro villaggio. La popolazione, costituita da 400 persone nel 1467, passò a 680 nel 1590 e ad oltre 1300 nel 1712. Furono allora costruite molte delle case coloniche ancora oggi visibili e furono disboscati e dissodati terreni.
Caerano crebbe come un villaggio fatto di molti contadini spesso fittavoli, di pochi artigiani indaffarati lungo la Brentella, di pochissimi nobili d’origine veneziana o trevisana che vivevano in ville e che ricevevano riverenze e pagamenti dalla popolazione.
La famiglia possidente più importante era quella dei Girardi (poi Benzi), veneziana,
che nel 1555 acquistò in paese
293 campi: questa proprietà in seguito si ampliò fino a comprendere oltre i 2/3
dei fondi del paese. Sorse anche il grandioso palazzo che si conosce oggi come
Villa Benzi, dal nome della famiglia che ereditò quei fondi e li tenne fino al
1837. Esso è ora di proprietà comunale e sede di un’omonima Fondazione. Il
corpo centrale assomiglia un po’ ad un castello per la semplice nudità della facciata, affiancata da due torri e
interrotta da strette e alte finestre. Due alte guglie sormontate da sfere di
pietra mettono in maggiore risalto la spinta verso l’alto dell’intera
costruzione. Una chiesetta
(eretta nel 1610) e le barchesse danno all’insieme un carattere di civile abitazione. Le barchesse sono state recentemente restaurate e destinate a teatro-auditorium (Teatro Maffioli) con circa 300 posti a sedere.
Si ammirano a Caerano altre opere di particolare valore artistico monumentale: Villa Rovero (Forcellini), d’epoca cinquecentesca, mostra sulla facciata belle trifore e un frontone centrale e, all’interno, affreschi con scene di campagna e stemmi araldici, opera di pittori probabilmente di scuola del Veronese. Altri edifici di valore sono: in via San Francesco, una casa colonica di belle proporzioni, con affreschi monocromi, a tre piani, con bifore e monofore, barchessa a lato; in via Mercato Vecchio, un’altra casa colonica (il Casino) a due piani,
con finestre ad arco, davanzali in pietra, travatura a vista nell’interno e soffitti a lacunari in legno.
Dalla fine del secolo XVII iniziò l’erezione della chiesa Parrocchiale, e del relativo campanile, col ricavato di questue fatte, casa per casa, tra il popolo minuto e con la beneficenza di pochi benestanti generosi. La chiesa presenta aspetti artistici,
sia nella facciata decorata con imponenti colonne doriche e timpano, sia nell’interno che mostra sul soffitto un affresco di G. Battista Canal e sugli altari laterali tele d’Ambrogio Bon e Francesco Pittoni. Prezioso è l’organo del 1746 di Pietro Nacchini, interessanti i quadri della Via Crucis, opera del bellunese Ippolito Caffi. Nel corso del 1900 la chiesa fu ampliata e modificata più volte assumendo l’aspetto attuale, a forma di croce latina, con la cupola sostenuta da poderose colonne. All’inizio del secolo scorso il campanile fu, a sua volta, abbellito con la statua del Redentore e fu dedicato al papa Pio X di Riese.
Nei secoli del Settecento e dell’Ottocento la popolazione fu più volte colpita da disgrazie, malattie e carestie. I molti fittavoli vivevano in gran miseria e coltivano frumento e vino per pagare l’affitto, e mais per l’alimentazione. Il malcontento era appena lenito dallo sfogo di poter usare gratuitamente il bosco comunale.
In quel periodo Caerano cadde nelle mani dei francesi di Napoleone e poi finì sotto l’Impero austriaco. Conobbe periodi alterni di dipendenza amministrativa dal Comune di Montebelluna ma anche d’autonomia. Dopo essere entrato a far parte del Regno d’Italia, il nome del paese fu nel 1872 modificato in quello di Caerano di San Marco, per non essere confuso con Comune di Chiarano con cui era talvolta scambiato nella corrispondenza postale.
Alla fine del XIX secolo Caerano era un paese afflitto da miseria, fame, pellagra ed emigrazione, vessato da tributi d’ogni genere. Proprio allora ebbe inizio un timido risveglio del mondo agricolo locale per opera d’esponenti cattolici.
Ad esempio nacquero la Società di mutuo soccorso, la Cassa rurale per combattere usurai che infestavano i contadini bisognosi spesso di credito ma senza garanzie; sorse la Lega Agricola di carattere sindacale legata al movimento cristiano. Si sperimentarono sistemi di coltivazione più produttivi, fu avviata una scuola agraria serale e festiva per uomini e donne.
Proprio in questo periodo gli amministratori comunali si adoperarono per modernizzare il Comune e promuovere lo sviluppo, prendendo tra le altre le seguenti iniziative: l’installazione di una cisterna d’acqua potabile per i bisogni della popolazione (1872), l’illuminazione pubblica (1903 e 1914), l’Ufficio Postale (1904), l’acquedotto consortile La Calcola (1915), il telegrafo (1914), la compartecipazione alla costruzione della tramvia Asolo MontebellunaValdobbiadene
aperta al servizio nel 1913. Crebbe la popolazione nonostante la consistente emigrazione: da 1630 abitanti del 1861, Caerano di S. Marco passò a 3.055 abitanti nel 1911.
Per tutta la prima metà del secolo XX Caerano resta legato al mondo agricolo, ancora condizionato dalla presenza della grande proprietà della Casa di Ricovero di Venezia (che ereditò i beni dell’ultima erede dei Benzi). Il paese viene animato dalla forte
presenza del parroco don Camillo Pasin, convinto antifascista. Si conferma l’importanza per l’economia locale di laboratori tradizionali quali molini di grano, magli, segherie. Agli inizi del XX
secolo, gli insediamenti produttivi sono una ventina, e i maggiori dei essi sono il Pastificio Stocco e l’Impresa Elettrica Trevisana di Paolo Viganò, quest’ultimo un pioniere che, sfruttando l’acqua del canale Brentella, produce elettricità e fornisce
l’illuminazione a Treviso, Mestre e Venezia. Inizia anche l’attività di calzature dei fratelli Rizzotto.
Durante la seconda guerra mondiale Caerano diventa
centro nevralgico dell’attività della brigata partigiana Nuova Italia (vicina
alla Democrazia Cristiana). E’ del 30 aprile 1945 la triste pagina dell’eccidio
di sei persone, fucilate dai tedeschi presso località Stecca in rappresaglia
per la morte di un tedesco presso località Cristo. Con la Liberazione Caerano
riacquista la sua autonomia che aveva perduto nel 1928 quando il Fascismo lo
aveva aggregato al Comune di Montebelluna.
Nel secondo dopoguerra sono anni di boom economico e
demografico. Caerano perde la sua fisionomia agricola e diventa una cittadina
prevalentemente industriale. Una
sartoria privata dei fratelli Comunello si trasforma in impresa artigiana prima
e in gran complesso poi, la “Confezioni San Remo”, arrivando ad occupare più di
4000 operai. Grande vivacità culturale e sociale si vive negli anni ’60 col
proliferare di iniziative diverse riguardanti l’associazionismo (circoli culturali,
Pro Caerano), la cultura (biblioteca, scuola), i momenti di vita sociale
(carnevale con carri mascherati, ben due cinema!, mercato settimanale, ecc.).
La diffusione d’aziende soprattutto del settore
tessile e calzaturiero, pur con vari momenti di crisi e di successiva ripresa,
porta benessere economico e richiama forza lavoro prima da altre parti d’Italia
e ultimamente da paesi extracomunitari (marocchini, albanesi, cinesi,
senegalesi…). Attualmente Caerano di San Marco gode di un discreto benessere,
grazie al lavoro dei suoi abitanti soprattutto nel settori artigianali,
industriali e commerciali.