Malesia: Maggio 2004

 

 

1. Viaggio

2. Primo e secondo giorno: Kuala Lumpur

3. Terzo e quarto giorno: Kota Bharu - Kuala Besut - Perhentian

4. Quinto-dodicesimo giorno: Perhentian

5. Considerazioni su Perhentian

6. Dodicesimo giorno : Marang

7. Dal tredicesimo al quindicesimo giorno: Kapas Island

8. Sedicesimo giorno: Kuala Terengganu

9. Diciassettesimo giorno: Kuala Lumpur

 

 

 

Malesia, Maggio 2004: vorrei fare una doverosa premessa, specificando che questo viaggio è stato una sorta di improvvisazione (fino a qualche giorno prima eravamo orientati sul Messico o al più sul Mar Rosso), e che pertanto non eravamo (ahimè) muniti né di Lonely Planet, né di informazioni complete e precise… Il tutto è stato affidato ad un’idea sommaria di sole, mare, immersioni e costi abbordabili, e a decisioni prese lì per lì in base al momento.

Ma partiamo dall’inizio… Volo diretto Malaysia Airlines da Roma Fiumicino a Kuala Lumpur delle 13.45, con arrivo a destinazione circa 11 ore dopo. L’aereo è un Boeing 777, con disposizione dei sedili secondo lo schema 2-5-2. A bordo ogni passeggero dispone di un monitor personale sul poggiatesta del sedile di fronte, e di un telecomando/joypad grazie al quale scegliere tra undici canali video e 36 videogame Nintendo. Inutile dire che Ale quasi non se ne voleva più staccare…

 

 

Primo e secondo giorno: sbrigate le varie formalità in dogana e al ritiro bagagli inizia l’avventura nella capitale. Prima cosa da fare: cambiare i soldi! Assolutamente da farsi in aeroporto e poi spiegherò anche il perché. Seconda cosa: trovare il modo di arrivare in città… Parte la contrattazione con i taxisti che attendono agli arrivi internazionali per farsi sotto… alla fine la spuntiamo per farci accompagnare al costo di 60RM.

 

Dall’Italia, in fretta e furia, avevo fatto un paio di ricerche per trovare un albergo dignitoso in cui passare un paio di notti. Purtroppo il nostro arrivo coincide con tre giorni di festività Malesiane con conseguente sovraffollamento di locali in tutte le destinazioni turistiche e svariate risposte di "tutto esaurito" da parte degli hotel a cui mi ero rivolta. Di fatto, basandomi sulla disponibilità di stanze e su qualche foto in internet, ho finito col prenotare al Grand Continental Hotel che offriva pernottamento e colazione a 145RM a notte. Inutile dire che al nostro arrivo la delusione si è materializzata sulle nostre facce decisamente in fretta: albergo vecchio e trascurato, in una zona semi-periferica e soprattutto in cui eravamo gli unici occidentali in mezzo ad un’orda di gente in vacanza. Cerchiamo di non abbatterci e mentre aspettiamo che ci diano la stanza ci buttiamo nel caldo torrido di KL. In teoria dovrebbe essere la festa del lavoro, ma gran parte dei negozi è aperta. Ne approfittiamo per comprare una fotocamera digitale che ci accompagnerà per tutta la vacanza. Segue una lunga doccia in hotel, pisolino pomeridiano di circa 4 ore e una lunga camminata esplorativa seguendo le luci delle torri Petronas che si vedono in lontananza. La passeggiata ci porta in uno dei quartieri più affollati della città: China Town. Finiamo col cenare a base di roti e riso, il nostro primo vero pasto malesiano. Stremati dal caldo, dall’umidità e dalla lunga camminata, decidiamo di abbandonare l’impresa di raggiungere le Petronas: il pensiero del letto si fa largo a grandi passi. Riprendiamo quindi il monorotaia e torniamo in hotel.

Il giorno seguente il jet lag non ha ancora finito di colpire ed infierisce su di noi proprio dopo colazione, quando con la scusa di tornare "un attimo" in camera ci ributtiamo a letto fino alle 3 del pomeriggio… Ripartiamo alla volta delle Petronas, questa volta con una mappa nello zaino. Mano a mano che ci avviciniamo le dimensioni delle torri aumentano a dismisura: sono davvero imponenti! Perlustriamo i primi due piani del KLCC dal quale usciamo sul versante del parco. Ci dirigiamo quindi verso la Bukit Bintang, una delle zone più densamente popolate da centri commerciali e ristoranti, e tra una vetrina e l’altra mi accorgo di essermi fermata davanti all’insegna di un parrucchiere… Bastano pochi secondi e mi convincono ad entrare anche se in realtà non è stato necessario insistere… complice il caldo insopportabile e l’umidità, una sfoltita alla chioma è giusto quello che mi serve! E così con la modica cifra di 8 euro mi assicuro un massaggio di mezz’ora alla cute, spalle e collo, ed un’acconciatura che non sarà quella di un hair stylist di grido, ma che tutto sommato può andare. All’apice dell’entusiasmo e con l’acquolina in bocca riesco infine a trovare un Sushi King… e con la pazienza di Ale seriamente compromessa ne varchiamo le soglie. Riprendiamo il monorotaia per tornare in hotel.

 

 

 

 

 

Terzo giorno: partenza per Kota Bharu e proseguimento per Kuala Besut, da cui ci imbarcheremo per le Perhentian.

In realtà il programma ha dovuto subire qualche variazione… innanzitutto perché arrivati a Kuala Besut veniamo informati che sulle isole non ci sono banche, e che pagando in contanti il cambio Euro-Ringgit è un po’ a discrezione del resort. Altra notizia: il posto più vicino a Besut dove poter cambiare gli euro si trova a mezzora di distanza. Inoltre, essendo quel giorno una ricorrenza festiva malese, le banche sono tutte chiuse. Dopo aver inanellato la serie di belle notizie, la conclusione è alquanto ovvia: siamo stati dei pirla a non pensarci prima e a non cambiare tutti i soldi a KL in aeroporto. Tanto basta per rassegnarci all’idea di rimanere a Besut per la notte, e di farci accompagnare la mattina dopo in banca per partire per le Perhentian con il jetty delle 13.00. Tale Shariff si fa nostro paladino trovandoci un resort nei paraggi ed offrendoci un passaggio per la banca in cui, a causa della poca familiarità con tassi di cambio ed euro, l’operazione di cambio si protrarrà per quasi un’ora… Poco male, per lo meno Shariff avrà tutto il tempo di informarsi sull’Italia e su di noi mentre guida tra stradine in mezzo a palme e palafitte e ci scarica al molo.

Il tragitto per le Perhentian dura poco più di mezzora. Di fronte alla spiaggia del Coral View il jetty inizia a strombazzare chiamando la barchetta affinché venga a prenderci, e cautamente deponiamo borse e valigie e ci saltiamo dentro a nostra volta.

Mentre ci informiamo sui costi dei vari resort e dei pacchetti immersioni lasciamo i bagagli sulla spiaggia. Tirarseli dietro sarebbe infatti stata un’impresa titanica vista la totale assenza di sentieri o stradine trolley-friendly. In quel momento ho capito perché viaggiavano tutti con i mega zaini sulle spalle. Poco male. Le possibilità che ci si presentano sono le seguenti:

 

Scartiamo il Perhentian per i prezzi ahimè un po’ eccessivi, ed il Paradise perché era un po’ una bettola. Vista la sistemazione del Mama’s (fan-room, fronte mare con verandina a RM80), decidiamo che sia preferibile al Coral View (sebbene con l’aria condizionata e al costo super scontato di 120RM grazie al nostro amico Shariff) per i seguenti motivi:

 

 

Fatto ciò, ci fiondiamo in mare con maschera e pinne e devo dire che nel solo tratto di mare oltre le rocce che separano la nostra spiaggia da quella degli altri resort (Coco Hut, ABC chalet ecc.) le cose si fanno interessanti…approfondiremo poi l’indomani con la prima immersione.

La sera notiamo uno strano affollamento di gente intorno al ristorante del Mama’s. Il fratello di Aziz ci prepara un fantastico red snapper cotto alla griglia, con tanto di riso, insalata e frutta per 70RM. Inutile dire che siamo divenuti clienti affezionati…

 

 

 

Dal quinto al dodicesimo giorno rimaniamo alle Perhentian e non riusciamo più a staccarci dal Mama’s. Avendo deciso che andare a Redang sarebbe stato troppo dispendioso, giungiamo alla conclusione di non essere troppo in vena per eccessivi sbattimenti e che saremmo potuti rimanere alle Perhentian anche un altro paio di giorni dopo aver finito le immersioni, magari cambiando isola e spostandoci su quella più piccola. L’idea si rivela malsana nel momento stesso in cui veniamo scaricati sulla spiaggia e mi dirigo al Matahari (dove avevo chiamato qualche ora prima per prenotare l’ultimo bungalow disponibile), ed il tipo, una sorta di santone con capelli lunghi e tanto di smalto sulle unghie, mi mostra come unica possibilità il bungalow antistante il generatore elettrico. Mi vedo quindi costretta a rifiutare con un sorriso poco convinto, e venti minuti dopo siamo nuovamente sul taxi boat che ci riporta al Mama’s. In quel frangente il nostro bungalow fronte mare (il terzultimo verso il Turtle Bay), è già stato occupato. Aziz ci dà un Garden view per le rimanenti due notti, facendocelo pagare come uno Standard (60RM anziché 70RM).

 

 

 

 

 

 

Considerazioni sulle Perhentian:

Mare: Purtroppo mi rendo conto che il giudizio è sempre soggettivo e dipende in gran parte dai posti precedentemente visitati. Sul mare delle Perhentian posso dire che: la temperatura dell’acqua è a dir poco fantastica (29-32 gradi costanti), trasparenza e nitidezza penso siano paragonabili alle Maldive, ma in quanto a fondali, coralli e colori la Malesia è nettamente superiore ai posti che ho visto fino ad ora (Kenya, Maldive e Thailandia).

Note negative sono le spiagge: a quanto pare i monsoni hanno provocato un bel po’ di danni nella passata stagione, tanto che davanti al Mama’s si stavano adoperando con sacchi di sabbia e sassi per cercare di contenere il fenomeno dell’erosione. Personalmente la cosa mi ha infastidita in maniera abbastanza contenuta, anche perché per nostra fortuna non erano molti i momenti in cui avevamo voglia di stare in spiaggia a prendere il sole. La spiaggia più bella di quel tratto di costa era quella del Perhentian Island, liberamente accessibile a tutti. Ne ho vista una forse anche più bella sulla punta a sud dell’isola, per intenderci oltre la spiaggia su cui ci sono i vari ABC Chalet (tra parentesi: da evitare! Una specie di ostello malandato che stona completamente col paesaggio), Coco Hut, Abdul Chalet ecc. Ad ogni modo è sempre possibile farcisi portare dai taxi boat a prezzi abbordabilissimi. Riconosco anche che se fossi stata alle Maldive in cui comunque c’è un’aspettativa diversa e forse un po’ stereotipata di mare e spiaggia incontaminati, la cosa mi avrebbe dato molto più fastidio.

Pulizia: Altro punto un po’ dolente: la sporcizia. Non so se la cosa sia consuetudine o se dipendesse dal fatto che l’isola era stata invasa in quei tre giorni di festività e che magari non avevano ancora avuto il tempo di ripulire (questo è ciò che preferisco pensare…). Di fatto ci siamo imbattuti in lattine vuote o sacchetti di patatine spesso buttati tra gli alberi, per lo più sotto i pontili in legno che collegano la spiaggia del Perhentian Island a quella del Coral View.

Animali: una mattina abbiamo visto una scimmia comodamente appollaiata sul tetto del bungalow di fianco al diving intenta a mangiucchiarsi un frutto. Non ho visto varani giganti né lucertoloni anche se mi sarebbe piaciuto. Qualche volpe alata, scoiattoli, nessun serpente, molte zanzare che per giunta pungevano solo me… Tradotto: indispensabili zampironi o Autan!

Snorkeling: facilmente praticabile da riva. Un punto strategico è davanti al Coral View dove abbiamo visto qualche timido squaletto allontanarsi frettolosamente appena ci ha visti. Coralli vari e colorati e moltitudine di pesci, perlopiù pappagallo.

Immersioni: Due in relitti e sei nei dintorni delle Perhentian più tre a Redang. La visibilità purtroppo non è mai stata eccellente se non nella prima immersione a Redang (vis: 20m). Nelle altre eravamo sempre intorno ai 5m (relitti) e 10m (18m-deep e shallow water). Moltissimi pesci pappagallo e clown-fish, un branco di 11 Bumphead parrot-fish, titani balestra (che odio), pinna nera, tartarughe, murene giganti, razze, barracuda, lionfish, e addirittura lo spiny devilfish, e tre cobias (o kingfish). Ho usato una muta 5mm senza maniche, ma bastavano tranquillamente le shorty 3mm in dotazione a praticamente tutti i diving. Le correnti sono moderatamente forti in alcuni punti (es. relitto Vietnamita), per i quali è necessaria la discesa lungo la buoy line. Non abbiamo incontrato dive master italiani, la conoscenza dell’inglese è quindi necessaria ad almeno una persona per coppia o gruppo. Il rapporto n.sub/dive master è sempre stato di 2 a uno: anche con tre o quattro sub c’erano solitamente due dive master.

Kecil e Bezar: la differenza sostanziale tra le due isole è che in quella piccola c’è più "vita" per giovani (ci sono forse tre o quattro bar sulla spiaggia con musica fino a mezzanotte o oltre), mentre nella grossa c’è un unico bar (birra a 7 ringgit a lattina) – parlo esclusivamente del tratto di spiaggia in cui eravamo noi e comunque la sera non c’è musica né niente da fare che non siano quattro chiacchiere o una partita a carte. Di contro sull’isola piccola le sistemazioni sono molto più spartane (chiamiamole così..). L’unico resort per lo meno decente è il Matahari, gli altri per visto/sentito dire sono un po’ decadenti e comunque piuttosto trascurati.

 

 

Dodicesimo giorno: torniamo sulla terra ferma per dirigerci verso Sud. L’idea è quella di andare a Rantau Abang, una delle sei spiagge al mondo in cui (presumibilmente) le tartarughe dal dorso morbido vengono a deporre le uova. Un po’ scoraggiati dagli avvertimenti di alcuni inglesi conosciuti a Perhentian decidiamo di non farci tappa. Pare infatti che gli avvistamenti dell’anno precedente fossero prossimi a zero, e di questo dobbiamo ringraziare chi ha promosso l’evento al turismo come un fenomeno da baraccone. Da Kuala Besut prendiamo quindi un taxi fino a Kuala Terengganu (costo: 50 ringgit). La città appare disordinata e caotica quanto basta per decidere di passare qualche altro giorno al mare. Facendo affidamento ad una mini guida turistica ci facciamo portare a Marang, descritta come caratteristico villaggio di pescatori e bla bla bla. Di fatto, a parte qualche baracchino lungo la zona del molo non c’è poi molto. Per nostra fortuna troviamo un hotel decente dove rifocillarci in attesa di cena: il Seri Malaysia, tinteggiato di un rosa pallido per chissà quale ragione. Anche qui probabilmente siamo gli unici occidentali e forse anche gli unici ospiti, tanto per non smentire l’atmosfera da Shining che ci circonda. Dopo la doccia ripartiamo di slancio determinati a trovare i pescatori ed il pesce……neanche l’ombra di un ristorante convenzionale e tantomeno della sospirata grigliata. Demoralizzati, torniamo verso la zona del molo dove se non altro c’è un po’ di gente seduta ai vari baracchini, inutile dire che sono tutti locali. Facciamo quindi conoscenza con i famosi "roti" malesiani, una specie di tortino di pasta sfoglia che è poi l’unica cosa commestibile nell’area di 2km quadrati ma che se non altro si rivelano una gradita sorpresa.

 

Dal tredicesimo al quindicesimo giorno: scappiamo da Marang per approdare a Kapas, isola poco distante dalla costa e raggiungibile in soli dieci minuti di barca veloce. Chiediamo consiglio sul resort in cui andare al tizio che ci accompagna. Ci fa vedere alcune foto e ne scegliamo uno a nostro avviso più che passabile, che in realtà dal vivo si dimostrerà una specie di pollaio: la stanza, pur di categoria superiore e con aria condizionata, è alquanto deprimente. Dico solo che la porta si apre con un lucchetto. Uomo avvisato mezzo salvato, questo resort si chiama Makcik Gemok, dal quale ci allontaniamo altrettanto velocemente come siamo arrivati. Approdiamo al Tuty Puri, il migliore dell’isola, che sta sul lato destro della spiaggia rispetto al molo. E’ molto carino e curato, tutto costruito su pontili in legno collegati tra loro e che si uniscono nell’area centrale del bar/ristorante. Passiamo tutta la giornata a mollo con le sdraio in acqua. Anche qui siamo gli unici ospiti a far da padroni. Solo l’indomani arrivano altri quattro ragazzi dalla carnagione lattea e che si appostano sotto le palme, mentre noi indomiti leggiamo addirittura sotto il sole. Per pranzo e cena troviamo un chiosco gestito da padre e figlio (il figlio in realtà è lì a guardare la tv tutto il giorno). Specialità della casa: roti. Torniamo a Marang nel pomeriggio del quindicesimo giorno, pernottando al solito Seri Malaysia e cenando a base del solito roti….. Nonostante una camminata di due ore non siamo infatti stati in grado di trovare uno straccio di ristorante in cui mangiare pesce fresco. Mah.

 

Sedicesimo giorno: prendiamo un taxi per Kuala Terengganu, dove abbiamo prenotato una stanza al Grand Continental…stessa catena di quello a Kuala Lumpur ma per fortuna tutt’altra storia: stanza molto grande e pulita, hotel più che decoroso. Con l’intenzione di dedicarci allo shopping ci lanciamo verso il Central Market, uno dei quartieri principali della città. Per qualche strano motivo Ale fa incetta di spezie ad una bancarella, acquistando una quindicina di sacchetti contenenti 100gr di spezie ognuno e annotandone i nomi a pennarello sulle buste come se in realtà sapesse perfettamente cosa stava comprando e a cosa servisse. Il mercato è molto pittoresco e merita senz’altro una visita. Si trova in un grande spazio aperto sui lati e di colore verde pallido, in cui le bancarelle sono tutte disposte su lunghe file con uno stretto corridoio al centro. Nell’edificio accanto, di colore rosa guarda a caso pallido, si trovano per lo più stoffe e tappeti. A parte batik e magliette in realtà non c’è molto da acquistare. Da notare l’assoluta mancanza di birra e alcolici nei supermercati ed in gran parte dei ristoranti.

 

Diciassettesimo giorno: è il nostro ultimo risveglio in Malesia, ed è anche più meditabondo del solito. Abbiamo ancora parecchi soldi da spendere in regalini e souvenir vari, ma restando a Terengganu non c’è davvero modo di spenderli se non per comprare qualche centinaio di veli e copricapo. E’ allora che decidiamo di anticipare il volo di ritorno da KT a KL alle ore 13.00 anziché alle 21.00. Arriviamo a Kuala Lumpur e riusciamo a fare il check-in per i bagagli, prendiamo quindi l’autobus (questa volta ci siamo fatti furbi!) che ci porta direttamente alla stazione del monorotaia con cui in quattro comodissime fermate siamo dove volevamo andare. Il pomeriggio passa girovagando tra tre centri commerciali: il Sogo, il Pertama ed un altro di cui non ricordo il nome. All’ultimo piano del Sogo riusciamo pure a trovare una sala giochi e non resistiamo all’idea di qualche partita. Tra una cosa e l’altra si sta facendo tardi, sono già le 20.50 e quando stiamo ormai per uscire e andare a riprendere il monorotaia…tà tà!! Ecco che trovo un Sushi King nascosto al piano seminterrato!!! Vista l’ora stanno chiudendo, ma è possibile prendere del sushi da asporto al 50% e ovviamente non me lo faccio ripetere. Si sta facendo tardi e non possiamo assoultamente permetterci di perdere il pullman che ci riporterà in aeroporto, anche perchè quella delle 21.30 è l'ultima corsa della giornata. Riprendiamo quindi il monorotaia, stremati dall'intensa giornata di shopping quasi forzato, e ci accasciamo sui sedili. Stiamo facendo tardi per via di una protratta sosta alla stazione dei taxi, e quando arriviamo finalmente al KLIA sono le 23.15, e siamo dalla parte opposta del terminal degli imbarchi... Fortuna che il check-in è già stato fatto e che non dobbiamo preoccuparci di ritirare i bagagli al deposito. Ci ritagliamo giusto qualche secondo per gli ultimissimi acquisti visto che abbiamo ancora un discreto quantitativo di ringgit nelle tasche. Saliamo a bordo, e le prime voci italiane dopo due settimane si fanno sentire. Chissà dove erano finiti tutti... Decolliamo in perfetto orario e quasi non rendendoci conto che la vacanza è finita. Prossima tappa Malese: spero il Borneo ed i parchi, non si sa a quando...