LA BATTAGLIA DEI TRE MONTI (18)

28-31 gennaio 1918

http://www.magicoveneto.it/Altipian/grandeguerra.htm                                                                            Cartografia Kompass  1:50.000 Asiago n. 78

Col d’Echele (sotto la m grande)

Il colle venne attaccato ed occupato per la prima volta il 23 dicembre 1917. Il monte venne riconquistato dagli alpini italiani il 28 gennaio 1918 e nell’azione cadeva Roberto Sarfatti, diciassettenne, alpino del Monte Baldo (6°). Il 15 giugno 1918 gli Schützen della 26ª div. austriaca rioccupano l'Echele. Soltanto il 30, dopo 9 ore di continui assalti, i fanti italiani della brigata Teramo riprendono la cima, mantenendola sino al termine della guerra.

Meletta di Gallio e M. Zomo

La Meletta di Gallio venne attaccata la prima volta nei primi giorni di giugno 1916. Un attacco austriaco ebbe allora ragione di avanguardie alpine e fanteria. Durante il ripiegamento italiano del novembre 1917 un attacco notturno austriaco, sulla Meletta, impegnava la brigata Regina (9°)che contrattacca vigorosamente, senza poter impedire una lieve progressione avversaria. Il 15 novembre dopo le 16 si rinnovarono gli attacchi austriaci creando un varco tra il 9º ed il Baldo (alpini). Alpini e fanti italiani ripiegarono in Val Miela. Il giorno seguente proseguiva il bombardamento contro lo Zomo. Erano in linea la Toscana e la Liguria con vari reparti. L'attacco austriaco allo Zomo scattava alle 19 con un primo successo, dopo alterne vicende. Il col. Bussi della Liguria condusse il contrattacco con le comp. 2ª e 6ª del 157º contro i tirolesi  (200 morti lasciati sul terreno). Lo Zomo, cima più volte contesa, per quattro giorni resistette in mano agli alpini del Cervino. Il giorno 4 dicembre l'attacco austriaco contro le Melette si svolse rapido e violento. I presidi italiani della Meletta di Gallio furono i primi a cadere. In successione la Val Miela e la Meletta di Foza per ultimo lo Zomo per sgomberare la 29ª divisione.

Magnaboschi (fuori cartina)

 All’ingresso della Valle il 4 giugno, in piena battaglia tra Cengio e Cesura, si apriva un varco che poteva rendere pericolosa una penetrazione austriaca. (la strada non portava da nessuna parte ma poteva portare al controllo del balcone sulla pianura come al Cengio). L’iniziativa di un btg. dei Granatieri e uno di bersaglieri ciclisti valse ad arrestare l’infiltrazione, oggi ricordata da una lapide posta prima del cimitero italiano. A sera del 16 giugno 1916 gli austriaci si infiltrarono di nuovo nel punto di collegamento della brigata Liguria con la Forlì in Val Magnaboschi, oltre la Casera. Due comp. della Liguria erano accerchiate e catturate. I comandi superiori arretravano così la brigata sul Magnaboschi abbandonando lo Zovetto. Dall’aprile del 1918 la zona fu presidiata dalle unità inglesi alle quali si deve, in gran parte, la realizzazione delle trincee, dei ricoveri ancor oggi visibili. 

Campo Gallina

(fuori cartina)Durante la guerra un’altra località fu un importante centro logistico alimentato da Folgaria, al servizio di tutto il settore austriaco dell'Ortigara del Portule e di Cima 12. Organizzato come una  vera e propria città al termine della Strafexpedition (giugno 1916), possedeva baraccamenti ricovero e magazzini con spaccio, cinema e chiesetta. In questi erano stipati i rifornimenti necessari alle operazioni. All'interno dell'ampia conca dominata dall'imponente "monumento agli eroi" si possono notare ancor oggi, in quella che viene definita la Pompei delle Alpi, i resti dell'ospedale 1303, del cimitero militare e, seminascosto tra le mughe, il basamento della chiesetta. Salendo lungo la strada che conduce al Bivio Italia inoltre, si incontrano le cisterne dell'acquedotto che dalla val Renzola, attraverso la Bocchetta di Portule, raggiungeva i rovesci  dell'Ortigara e, nei pressi dei resti del comando Divisione, il monumento che ricorda il gen. A. E. von Mecenseffy, della 6ª Divisione morto il 6.10.1917 

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Col del Rosso (fra la O e la m)

Il 23 dicembre 1917 gli austriaci sfondando sopra Portecche hanno accesso al Col del Rosso. Di notte il 16º reparto d'assalto con il 78º Toscana tentarono invano di riprendere il monte, così il giorno successivo i bersaglieri. Il 28 gennaio 1918 alle 9.30 la brigata Sassari partiva all’assalto di Col del Rosso occupandolo, ma perdendo poi la selletta tra il Rosso e l’Echele . Soltanto il 30 gennaio due cp. del 157 Liguria lo rioccupavano. Nella battaglia di giugno la div. Edelweiss a Col del Rosso attaccò e travolse due battaglioni della brigata Lecce puntando di nuovo verso Melago. Il monte venne ripreso il 30 giugno dalla stessa brigata dalla casera Melaghetto e dalla Teramo in cresta.

Lemerle (monte-fuori cartina)

Battesimo del fuoco. Il 10 giugno 1916 alle 4.30 di notte gli austriaci ripresero il bombardamento del Lémerle facendo seguire un secondo attacco del 101º e del 20º Sch. Il monte cadde difeso strenuamente dai fanti della Forlì e della Piemonte. Alle 14 i fanti della Forlì ripresero la vetta contesa (le due brigate italiane lamentano a sera 1260 uomini fuori combattimento -med. Argento). Il 16 giugno la Forlì tentava un contrattacco al Lémerle, per attestarsi su migliori posizioni, quando alle 5.30 riprende il bombardamento austriaco che sovrastò quello avversario. Alle 8 gli austriaci attaccarono e rioccuparono la vetta del Lémerle, contemporaneamente ad un'azione dimostrativa portata dai bersaglieri dell'8º gruppo di marcia coi btg. 24 e 46 del 5º regg. contro le posizioni avversarie. I bersaglieri rinunciavano a riprendere il monte dopo aver perduto 180 uomini. Il successivo arretramento del fronte italiano lasciava il monte in terra di nessuno sino alla riconquista, dopo il ripiegamento austriaco.

MED. D'ORO DELL'ALTOPIANO

Aprosio Giovanni (Col del Rosso, 28/1/1918). Ten. Colonnello (151° reggimento brigata "Sassari" )
Berardi Gabriele (Carso, 10-14 novembre e 15 dicembre 1915.). Magg. Gen.  brigata "Sassari"
Pintus Giuseppe (M: Zebio, 10/6/1917). Caporal maggiore (151° "Sassari" 10a compagnia )
Podda Ferdinando (M: Zebio, 10/6/1917). Serg. Maggiore (Comandante plotone zappatori 151° "Sassari")
Niccolai Eugenio (Col del Rosso, 28 - 31 gennaio 1918) Capitano della 6a compagnia"Sassari"

Raimondo Scintu (Altipiano della Bainsizza, 16 settembre 1917). Aiutante di battaglione nel 151° Sassari )
Prestinari Marcello (Regione Portecche, 10/6/1016). Maggior generale Comandante di una brigata di M.T.
Samoggia Alfonso (Cesuna, 7/6/1016). Porta-Ordini  della 2a compagnia del IV plotone 2° reggimento Granatieri
Stasi Raffaele (Meletta davanti, 22/11/1917). Tenente (Com. della 6a compagnia del 130° fanteria della brigata Perugia )
Turba Euclide (Castelgomberto, 23/11/1917). Colonnello brigadiere ( Guardia di Finanza , Com. del 130° "Perugia" )
Berardi Francesco (M: Zebio, 6/6/1917 Magg. Generale comando della brigata "Toscana"
Cigersa Luigi (M: Mosciagh, 9/6/1916). Maggiore I gruppo del 45° artiglieria
Cozzi Roberto (M. Valbella, 29/6/1918). Soldato ( 9° reggimento fanteria della brigata "Regina" )
De Bernardi Lamberto (Gallio, 10/11/1917). Sottotenente ( Bersaglieri , Assegnato al XVI battaglione d'assalto 3° cp )


Monte Zebio (fuori cartina)

Lo Zebio, grazie alla sua posizione centrale, divenne un caposaldo importantissimo della linea di resistenza austriaca che (tra l’estate del '16 e l’autunno del '18) si snodava dalla Val d’Assa all’Ortigara. Per tale motivo dopo il ripiegamento delle truppe italiane durante la Strafexpedition venne attrezzato alla difesa con un complesso sistema di trincee, gallerie e postazioni in caverna. Nel corso dell’estate i reparti italiani (ed in particolare le brigate Sassari e Piacenza) attaccarono ripetutamente le postazioni difensive austriache ancora in fase di
realizzazione (Morì in questa circostanza alla casera Zebio il comandante della Sassari il Col. Brigadiere Eugenio Di Maria di Alleri il 27 giugno 1916 medaglia oro). Tutti gli attacchi ebbero tuttavia esiti infelici se si eccettua l’occupazione del pianoro semicircolare, posto sotto Q. 1706 (nei pressi del rifugio dell’Angelo), avvenuta il 6 luglio 1916. Nel mese di ottobre gli italiani riuscirono ad occupare Q. 1603 detta “la Lunetta”: posizione che verrà poi abbandonata, in seguito a contrattacchi austriaci, rimanendo “terra di nessuno”. Sullo sperone roccioso della Lunetta, tuttavia, gli italiani realizzarono un piccolo osservatorio al quale era possibile accedere mediante alcune scale a pioli. Durante l’autunno e l’inverno 1916/17 entrambi gli eserciti intensificarono i lavori di difesa delle posizioni procedendo anche alla costruzione, al di sotto della Lunetta, di alcune gallerie di mina e contromina. L'8 giugno 1917, due giorni prima dell'attacco italiano, scoppiò sulle posizioni della "Lunetta" dello Zebio la mina italiana, forse accesa accidentalmente da un fulmine, uccidendo 120 soldati della Br. Catania. Il 10 giugno nell'ambito dell' "operazione K " il XXII Corpo d'Armata comandato dal Gen. Negri di Lamporo ebbe il compito di superare i monti Zebio e Mosciagh per raggiungere la strategica Val Galmarara. Dopo un duro bombardamento sulle linee difensive imperiali, ebbero luogo reiterati attacchi italiani che non portarono però ad alcun esito favorevole. La rafforzata linea di Q. 1706 m., denominata "quota insanguinata", presidiata dal 26° Schutzen rimase invalicabile soprattutto per lo sbarramento di fuoco delle mitragliatrici appostate sulla vetta e nel cratere.

Ortigara (fuori cartina)

Nell'estate del ‘17 la battaglia dell'Ortigara ci era costata 28.000 vittime poi una relativa calma. C’era stata una piccola offensiva in Valsugana a metà settembre, mal gestita, che non aveva portato a nulla, nonostante non avessimo contro nessuno poiché le forze migliori erano già in viaggio per il Carso, per Caporetto. Con la ritirata di Caporetto la nostra linea di trincea, che scendeva quasi verticale da Borgo Valsugana a Castelgomberto, Monte Fior poi piegava per Asiago e Arsiero, dovette arretrare trovandosi il fianco destro sempre più scoperto. Il comando italiano ordinava l’abbandono delle linee a nord dell’altopiano ed il ripiegamento su una a linea di resistenza che correva molto più a sud di Asiago. Il 10 novembre gli italiani, perduto il monte Longara, dovettero ritirarsi improvvisando una nuova linea sulle alture a sud di Asiago mentre il fianco continuava a piegare verso Nord, in direzione del massiccio delle Melette, importante gruppo montuoso che permetteva il controllo sulla Val Brenta.
In quei monti, divenuti allora tristemente famosi, Zomo, Fior, Castelgomberto, Spil, Tonderecar e Badenecche, si combatté furiosamente per due settimane perdendoli una alla volta. Il 4 di dicembre, tuttavia, una nuova flessione ci costringeva a sud della Val Frenzela, sui monti Echar, Valbella e Col del Rosso, dove si doveva resistere ad ogni costo. Ne andava della resistenza sul Grappa che avrebbe aperto, se perso, la pianura fino a Padova, al Brenta. Si materializzava l’incubo di resistenza all’Adige o addirittura al Mincio-Po. L’ennesimo assalto austriaco, portato all’antivigilia di Natale, portava ad una ulteriore flessione ma non al tracollo. Gli austriaci non erano mai stati cosi in avanti. I paese che aveva saputo della Stafexpedition l’anno prima ora ignorava questa nuova emergenza. Furono perdute Cima Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele (I Tre Monti) e gli italiani furono costretti a ripiegare sull’ultima catena collinare interposta tra l’altopiano e la pianura. Si dovette aspettare la fine di Gennaio per ristabilire un equilibrio accettabile e per scongiurare ulteriori disastri.