Quando ho deciso di scrivere queste riflessioni erano già passati 13 lunghissimi anni dalla scomparsa del giudice Giovanni Falcone e poche persone ricordano chi era, cosa ha fatto per Palermo e per il mondo cercando con tutta l’anima di combattere quell’organismo così grande e così complesso quale è ancora oggi COSA NOSTRA.
La verità fa male ed è per questo che chi scrive e lotta contro la mafia viene spesso dimenticato…
Molti dicono si tratti di un fenomeno meridionale, che appartiene solo alla Sicilia, ma è un’affermazione in parte falsa, perché la mafia nasce dove non c’è lo Stato può considerarsi dunque internazionale, esterna ed interna alle istituzioni, talvolta la mafia è lo stato..questa affermazione può essere facilmente provata:si pensi un componente del comando dei carabinieri la TALPA del mega boss Bernardo Provenzano, mi chiedo dunque perché chi decide di servire la giustizia la tradisce sempre con la massima vigliaccheria? Ma è anche vero che se la mafia non avesse il volto delle istituzioni, le difficoltà per distruggerla sarebbero molteplici.
È vergognoso pensare a quanti delitti l’Italia e il mondo abbiano dimenticato per fottuta paura:
il delitto MORO probabilmente legato all’omicidio MATTARELLA, la strage della stazione di Bologna,i traffici illeciti di armi e droga.
Si può così affermare che la criminalità ha incrociato la politica che nel nostro paese è organizzata per partiti, per forze, per collegamenti nazionali, gli stessi organismi che per quote di denaro più alte della media, hanno preferito schierarsi dalla parte degli assassini di MATTARELLA,PIO LA TORRE,ALDO MORO e tanti altri.Tanti dirigenti di partito furono a quell’epoca complici delle istituzioni mafiose,basti ricordare l’on.GIULIO ANDREOTTI.
Il 12 dicembre del 1962 nasce in Sicilia una commissione antimafia..
14 anni dopo l’istituzione di un pool antimafia il Parlamento ricevette le analisi di quest’ultimo,
ma nonostante ciò passarono altri 6 anni prima che qualcosa cambiasse:dopo la morte del generale CARLO ALBERTO DALLA CHIESA,il governo finalmente decise di approvare la legge Rognoni-La Torre, che prevedeva un alto commissario per la lotta alla mafia,al quale però il Parlamento diede i poteri adeguati solo dopo 6 anni.
Passato tutto questo tempo,un quarto di secolo quasi,la società italiana è cambiata e così anche la mafia..si è ramificata.
L’Italia stava cambiando, ora era necessario che cambiassero gli italiani.
Bisognava solo riconoscere determinati poteri allo Stato e rispettarne l’autorità.
Con il passare degli anni tutto stava crescendo e non era un bene,il 13 ottobre del 1943 il legame anglo-americano venne bruscamente interrotto quando l’Italia dichiarò guerra alla Germania.
Stati Uniti e Inghilterra non rischiarono di essere arbitri di una guerra civile e così decisero di schierare un loro esercito, furono appellati come separatisti ed appunto in questo separatismo si unirono persone provenienti da ceti diversi.
Tra queste persone il professore universitario Antonio Canepa,spirito guerrigliero,organizzò l’esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia, così facendo coniugò i suoi ideali puramente marxisti con l’interesse relativo agli agrari.Dopo la sua morte i separatisti riorganizzarono l’esercito in modo da costringere lo Stato a trattare.
Ma il problema fondamentale era trovare giovani disposti ad arruolarsi, Gallo propose di servirsi dei banditi come soldati,poco dopo si sospettò che Gallo fosse un uomo di mafia.
Così facendo l’esercito fu composto da banditi.
Nella Sicilia occidentale era già padrone il bandito SALVATORE GIULIANO,quest’ultimo decise di aderire al separatismo a condizione che fosse stato protetto.
Così la protezione della mafia gli permise di agire indisturbato con la percentuale di 430 vittime,indimenticabile l’eccidio di PORTELLA DELLA GINESTRA,dove Alcuni lavoratori,comunisti e socialisti,si erano radunati per festeggiare il 1 maggio, era il 1947 quando dalla montagna circostante partirono dei colpi d’arma da fuoco provocando numerosi morti e feriti, i colpevoli furono identificati in Giuliano e nei suoi uomini.
Erano comunisti e socialisti e per questo dovevano morire..questa era l’idea che attraversava le menti mafiose in quel periodo,infatti la strage di PORTELLA DELLA GINESTRA, non fu l’unica..successivamente numerosi agguati mafiosi furono indirizzati a comunisti e socialisti.
Un altro omicidio rimasto impunito fu quello di PLACIDO RIZZOTTO,segretario della camera di lavoro, che scomparve la notte del 10 marzo del 1948,a distanza di 20 mesi furono rinvenuti dei resti umani in una foiba,si credeva gli appartenessero..casualmente un ragazzo di circa 12 anni aveva assistito all’omicidio e quindi conosceva gli assassini,fu portato in ospedale dove a causa dello shock gli fu fatta un’iniezione a seguito della quale, casualmente, morì.
Gli assassini di Rizzotto furono assolti per mancanza di prove.
L’ultimo omicidio mafioso degli anni 50, e forse il più esemplare, fu quello di SALVATORE CARNEVALE,sindacalista socialista,avvenuto a Sciara il 6 marzo 1955, tutt’oggi impunito.
Con il passare del tempo chi,indipendentemente dagli organi giuridici,lottava contro la mafia si rese conto che i primi complici erano gli organi di polizia, che pur sapendo scelsero uno stupefacente silenzio.
A causa dei tradimenti delle forze dell’ordine,traffici illeciti di stupefacenti, di armi e quant’altro imperversarono ingrandendo a dismisura gli organi mafiosi, provocando lotte, per il potere tra le cosche più in vista di quel periodo quali:i GRECO, i fratelli LA BARBERA e PIETRO TORRETTA.
La mafia stava cambiando modo di agire..svanì il codice d’onore e il rispetto dovuto allo Stato diventando di gran lunga più violenta.
Era il 25 settembre del 1979 quando 2 uomini uccisero CESARE TERRANOVA,magistrato, impegnato in prima persona nella lotta contro la mafia,ma non fu l’unico delitto “eccellente” di quel tempo, sarebbero morti in quest’ordine: GAETANO COSTA,procuratore della Repubblica, ROCCO CHINNICI,PIERSANTI MATTARELLA, PIO LA TORRE e infine CARLO ALBERTO DALLA CHIESA.
Così procedendo nella storia il 6 agosto 1980 Gaetano Costa percorre via Cavour e si dirige verso via Ruggero Settimo, incontro al suo ultimo giorno di vita.
Il procuratore rosso, così veniva chiamato a causa della lotta partigiana che aveva svolta in Val Sesia.
Quel giorno il procuratore era solo,così come il suo assassino, un motociclista che gli va incontro con una strana velocità, pochi minuti…così muore il procuratore rosso, solo, senza alcun soccorso, un altro uomo morto, prima di cominciare a vivere.
Erano tanti, in quel periodo, gli uomini definiti “con la morte addosso”..29 luglio 1983 al terzo piano di un appartamento sito alla via Pipitone Federico abita con la moglie e i figli Rocco Chinnici,a capo dell’ufficio istruzione palermitana.
Era una domenica mattina, ma non come tutte le altre…
La scorta di Chinnici era lì, pronta come sempre,ma i pensieri di quei ragazzi erano ben diversi e forse insoliti,l’appuntato Salvatore Borlotta riporta la mente a qualche giorno prima..il giudice,in una gita domenicale, che si concedeva raramente, disse:”godiamoci il panorama.Io me lo godo, perché non so,giorno dopo giorno come andrà a finire.”
Tra quei pensieri che rispecchiavano ciò che stava per accadere il giudice Rocco Chinnici salta in aria a causa di 20 chili di tritolo posteggiati in una 126 parcheggiata sotto casa,corpi a brandelli, urla e pianti,un tuono..è un altro grande uomo che se ne va, sacrificando la vita per la Sicilia e per noi tutti.
Chinnici,però, non era certo amato nel suo stesso ambiente lavorativo,un episodio lo conferma:nel dicembre del 1982, era in atto il primo maxi-processo contro il gruppo mafioso Spatola-Gambino,istruito dal giudice Falcone e in carcere un imputato morì per malattia,di ciò fu ritenuto responsabile il giudice Chinnici perché pochi mesi prima lui stesso aveva negato all’imputato la libertà provvisoria per malattia. L’ufficio istruzione da lui capitanato ha creato un pool, uno dei migliori, se non il migliore,che lavora in un bunker, super protetto, da questo lavoro, il primo vero risultato è la prima istruttoria-gioiello di Falcone.
Ma nonostante il suo grande lavoro non era ben visto in quello che lui stesso soprannominerà,Il palazzo dei veleni, nei suoi diari pervenuti alla polizia circa due mesi dopo il suo eccidio.
I suoi diari vennero resi pubblici, con l’intento di screditare lui, i suoi ideali, e il suo lavoro.
Gli anni 80..Mafia:una parola che contiene la storia di mille stragi, di corruzione, di paura, di urla scomposte di politicanti professionisti,di concussione di traffici illeciti e di denaro non sporco,lurido.
Ma anche Palermo con il tempo imparò a parlare..nel febbraio 1986 il sindaco di Palermo Leoluca Orlando chiede la partecipazione del paese, società si mobilitano, raccolgono fondi, è tutto un fiorire di interessi intorno alla mafia e Ai maxi-processi.
È questo il periodo del tanto atteso maxi-processo, ed alla vigilia di questo evento tanto importante per il pool antimafia che il cardinale Pappalardo si ricrede e rifiuta l’immagine di “cardinale antimafia” affermando che Dio punisce il male e non chi lo fa.
Il tanto atteso maxi-processo alzò il sipario…così recitava la sentenza di rinvio a giudizio:”questo processo è soprattutto il risultato di un duro lavoro e di una grande professionalità di un gruppo di magistrati,costretti all’isolamento per la propria sicurezza:antonino caponnetto,giovanni falcone, paolo borsellino, leonardo guarnotta,Giuseppe di lello..
In quello strano periodo Palermo vive una pace quasi irreale,la guerra tra le cosche aveva trovato una tregua..
Improvvisamente la parola MAFIA non veniva continuamente ripetuta dalle autorità politiche e istruttorie, come succedeva spesso nel periodo precedente, e lo stesso Antonino Capoonnetto lo notò,portando anche alla luce la strafottenza di numerosi cittadini a questo problema,una donna affermò disturbata di non poter riposare dopo una giornata di lavoro,né di poter seguire in pace un programma televisivo, perché le auto dei ,magistrati scortati avevano le sirene troppo forti,suggerendo anche una folle soluzione a questo “problema”,cioè collocare tutti i magistrati impegnati in prima persona contro la mafia, in delle villette nella periferia di Palermo,lontani dal mondo e dalla vita della città..assurdo!
Era il 19 gennaio del1988e non era un giorno come gli altri per GIOVANNI FALCONE..avvolto in un cappotto grigio e sempre puntuale in ufficio il giudice si dirige alla sede del consiglio superiore della magistratura che nel pomeriggio avrebbe scelto il nuovo consigliere istruttore di Palermo.al posto che era stato prima di Chinnici,e dopo di Caponnetto, aspirava non solo Falcone ma anche il giudice Meli,68 anni a un passo dalla pensione,un giudice senza infamia e senza lode..cosa che non era Falcone,un giudice con tanta lode,la sua notorietà era legata alle più grandi operazioni di mafia avvenute in quel periodo, quali l’arresto di Nino i Ignazio Spatola, l’invenzione dei maxi-processi,in più di Falcone Meli aveva solo gli anni di servizio a suo favore e perciò i giudici dovettero scegliere tra due criteri di lavoro letteralmente diversi..
Per non creare ulteriori problemi la magistratura scelse Meli,IL GIUDICE FALCONE chiuso nella sua aula bunker aspetta i risultati dei voti,una telefonata da Roma lo avverte che i giochi sono fatti..
Il giorno successivo i titoli di giornale recitavano la stranamente la verità…”è stata premiata l’anzianità di Meli e non la professionalità di Falcone.
Così numerose furono le critiche per scelta effettuata:il comunista Massimo Brutti fece delle considerazioni abbastanza brusche sulla personalità di Meli; personalità abbastanza instabile all’interno del suo ambiente di lavoro,compromettendo tante volte la professionalità anche dei suoi colleghi con i quali era periodicamente in conflitto.
Così il nostro giudice dalle mille imprese capisce che non c’è più bisogno di aspettare i risultati e con la professionalità di sempre si reca, amareggiato nel cuore, verso la sua auto blindata…affermando di aver perso una grande battaglia, ma non da solo, insieme a tutti quegli amici che hanno perso la vita per la giusta causa che è la distruzione della Mafia,insieme a tutti quei colleghi che hanno rinunciato alla vita quotidiana per chiudersi in un bunker senza luce, ma illuminato dalla luce della speranza,luce,dopo questo episodio,affievolitasi!
L’ episodio Falcone-Meli,scosse gli animi di parecchi professionisti,tra cui ANTONINO CAPONNETTO,che interrogato dai giornalisti,pallido in viso,voce rauca ma soprattutto commossa dal rancore, dal dispiacere, chiarì bene il concetto con parole chiare e scandite….dichiarò semplicemente la verità,che era in gioco una scelta istituzionale,e facendola in questo modo si è perso di vista il bene del paese.
Così dicendo Caponnetto espresse il suo più totale dissenso per l’ingaggio di Meli….
A parlare a favore del nostro giudice,un altro Giudice con la G maiuscola,quale è PAOLO BORSELLINO:dichiarò anch’esso il vero,Meli,si dice,fu eletto per anzianità,voi ci credete?
Io no,e neanche Borsellino ci ha creduto, ha affermato che con l’anzianità,tutti possono programmare la propria carriera….!
L’ignoranza fu tanta,tanto da dichiarare che scegliendo Meli il Consiglio non aveva ceduto A MOTI DI PIAZZA,come se la professionalità di un uomo come Falcone possa essere messa in discussione dal popolo,o da un Consiglio ben plagiato!
La vittoria di Meli era prevista da quel disegno che si prefissava come ultimo obiettivo la poltrona di presidente del tribunale…prevedeva l’esclusione di ALFONSO GIORDANO,il presidente che aveva lavorato al fianco di Falcone, per i maxi processi.
Tutti sanno che Falcone ha goduto della confessione di un super pentito come TOMMASO BUSCETTA,che dopo qualche decisione di troppo, decise di non voler più parlare….
Tutti pensarono che dopo la bocciatura di Falcone non sarebbe cambiato nulla nell’ ufficio istruzione,ma così non fu……
Tanti furono i tentativi per smantellare il pool antimafia di Falcone,dei quali tanti furono portati al termine….Giovanni Falcone chiede il trasferimento.
Perché chiede il trasferimento…. Semplicemente perché gli ordini provenivano dall’alto, l’alto che lo voleva fuori dal pool antimafia, l’alto che aveva prestato, o meglio venduto il suo nome, l’alto ormai corrotto da un vita,quella vita che il mio, il vostro e il nostro giudice aveva trascorso in un bunker, a leggere, a trascrivere, a spulciare carte per trovare una risposta a tutto ciò che di marcio c’era nella società.
E forse fu proprio per questo motivo che la mafia non è stata mai sconfitta, perché ancora oggi vive e forse non smetterà mai di farlo, nelle istituzioni,le istituzioni che non sono e non possono essere tali se si vendono per un pezzo di pane in più,quel pezzo di pane che certamente sarà sempre la rovina di una società fallita, senza morale né etica,né giustizia che non equivale a legge, una legge può essere giusta o sbagliata ma viene applicata da un’istituzione che a prescindere dal caso la reputa giusta, lo Stato nasce con Platone e con esso le leggi: l’oppresso e l’oppressore, quest’ultimo è certamente chi le detta e le fa applicare con determinazione e forse violenza, l’oppresso è certamente chi schiavizzato è costretto a lavorare e a sottostare non per i propri progetti e interessi, ma solo per far si che il capitalista si possa arricchire, teoria totalmente marxista.
In questo caso, mettendo in scena questo piccolo teatro chi sarebbe l’oppressore, e chi l’oppresso?
Niente di più semplice da dire….l’oppressore può essere solo colui che credendo di farsi beffa del prossimo si fa corrompere per denaro,l’istituzione,statale o non, l’oppresso è il cittadino che a causa della corruzione non può auspicare in una vita migliore, lontana dalle angherie quotidiane di chi si sente forte solo perché detentore di violenza, l’oppresso è anche colui che cerca disperatamente di fare giustizia, che combatte per un mondo migliore libero da ogni forma di violenza, il nostro giudice per esempio, che dopo aver dato la vita per la sua cittadina fu accusato di essere in sinergia con la mafia,ma da un certo punto di vista è oppressa anche la legge che mal utilizzata da chi detiene il potere “illegittimo” punisce chi invece va lodato,(si ricordi l’affidamento dell’incarico di consigliere istruttore al giudice Meli solo per anzianità, perchè così recitava una legge),tutti siamo oppressi, ma potremmo essere anche oppressori, se solo avessimo i mezzi giusti per farlo.
Chi può dire che Marx.avesse torto? O che Hegel si fosse sbagliato a proposito dell’opposizione delle determinazioni?
Devo certamente ricordare che non tutti come me sono liceali classici, quindi sarebbe opportuno spiegare…Hegel sosteneva che la storia,come processo dinamico della società si mantenesse fondamentalmente su una teoria che è quella del servo=padrone,chi ordina e chi per economia obbedisce,il padrone della società è la legge, ma per Marx fu l’economia,il servo è lo Stato sottomesso alle leggi, ma è anche la storia sottomessa all’economia vista come legge eterna,il servo è il cittadino che obbedisce allo Stato regolato dalle leggi,il servo è l’uomo alienato…
Ogni storia è alimentata dall’antagonismo di classi opposte, ma anche di idee opposte,così si sviluppa l’umanità che è bella perché varia.
È importante sapere che ogni teoria filosofica può essere applicata alla vita reale,come ho appena dimostrato.
Adesso la domanda sorge spontanea,perché un delinquente è considerato tale, se è lo Stato in primis a dare adito ai delinquenti di formarsi?
La Mafia degli anni 30, prendeva il posto di quell’istituzione che mancava, quando in Sicilia, nei quartieri malfamati,non c’era l’acqua per bere,per lavarsi, la mafia garantiva a tutti la possibilità di poter vivere almeno decentemente,con in cambio quello che loro un tempo usavano chiamare rispetto…il saluto, l’inchino, la riverenza, ma soprattutto l’educazione, quella che non faceva sentire il boss come un uomo da temere o da snobbare ma da ammirare..condizione che io,non condivido…la mafia è diventata poi quella che era ai tempi di Falcone e Borsellino, violenta, si è evoluta ma soprattutto ramificata, con le conseguenze che oggi ben conosciamo.
Mi chiedo continuamente perché oggi condividiamo ciò che i mass media ci inculcano?
Solo perché non facciamo altro che guardare televisione o ascoltare la radio…e vi siete mai chiesti la motivazione di un omicidio,un giorno si e un giorno no?
Perché i vostri figli sono educati ad usare le mani per qualsiasi discussione, e non una civile frase o addirittura parola???
Voi genitori fatevi un accurato esame di coscienza e capirete se vi sentite orgogliosi dell’educazione che avete dato ai vostri figli..
Certo non può considerarsi un genitore, unico colpevole del comportamento del figlio, ma certamente ha contribuito a far si che crescesse in una determinata maniera,altrimenti come spiegare un ragazzino di 12 anni che va in giro con un coltellino in tasca?
Si vive in zone defraudate senza stato né disciplina,perciò un bambino cammina con un coltello in tasca,come dargli torto? Non mi sento capace di giudicare un padre che cerca di proteggere un figlio insegnandogli a difendersi, no, non lo giudico ma non lo condivido.
È da questi gesti futili che con il passare del tempo il bambino con il coltellino, diventa un uomo con la pistola,che uccide e non pensa più ad autodifendersi, ,come tanto tempo prima il padre gli aveva insegnato,ma solo al guadagno facile,senza lavoro,né meriti.
Quando la vita ti pone dinanzi ad un bivio tra bene e male..è semplice scegliere IL BENE…
M a quando la vita è più crudele e ti vulo far scegliere tra soldi e bene..la sceltaè sempre più difficile..Dopo la morte del giudice Falcone, Palermo si è aperta in grandi gesti di solidarietà nei confronti della giustizia, i cittadini hanno cominciato a capire,forse un po’ tardi,quanto fosse importante lottare per il bene dello Stato e del paese….quanto quel giudice morto per l’ingiustizia del mondo avesse lottato per difendere tutti .
Certo è vero che sono molte le cose delle quali chi ha indagato e chi ha combattuto per trovare gli assassini del giudice falcone,non si trova traccia oppure ancora meglio non si riesce a capire quali siano stati i complici dello stato afarli sparire…
REPERTO 1:appena un anno prima il giudice Falcone aveva accettato l’incarico a Roma come DIRETTORE DEGLI AFFARI PENALI,affidatogli da Carlo Martelli,ma durante tutto l’anno non aveva smesso di pensare a Cosa Nostra e a tutti i suoi colleghi uccisi,e tutto ciò che scopriva o capiva solo con la forza del suo genio lo annotava su agendine elettroniche o su un computer…
Reperti mai trovati…
Durante il processo per la strage di Capaci,giuseppe ayala,raccontava che una sera si trovò nell’ufficio del giudice che nel frattempo stava annotando delle cose,suppongo molto importanti,sul suo portatile,e gli disse che qualsiasi cosa gli fosse accaduta lui sapeva che c’era scritto tutto in quel computer..
Quel materiale non fu mai trovato,nulla degli appunti del giudice…
REPERTO2:Nonostante la procura di Caltanissetta avesse messo subito sotto i sigilli le abitazioni e gli uffici del giudice,delle cose strane accaddero ugualmente..il databank nella casa a roma non fu trovato durante la perquisizione,ma comparva solo dopo numarosi giorni,ma i dati erano stati cancellati e contraffatti e mancava la memoria estendibile che conteneva altri dati importanti..
REPERTO 3:anche nell’abitazione di Roma comparve un portatile toshiba solo dopo la perquisizione,i dati erano presenti ma molti di quelli interamente modificati..
Ora il dubbio rimane e anche il giallo,certo è stato aftto un lavoro pulito degno di un uomo che sapeva come muoversi in quegli ambienti,non si poteva trattare di un uomo di mafia,ma di una talpa dello Stato…
Non fu diverso il discorso per il giudice Borsellino….
IL giudice Borsellino non si divideva mai da quell’aganda rossa eppure non fu trovata alcuna traccia di essa,perché ci fu chI riuscì amantenere i nervi saldi in quell’inferno che ra diventata via d’amelio,tra i corpi maciullati,ci fu chi con freddezza frugò nelle borsa del giudice ormai morto e portò via solo ciò che cercava senza null’altro.
La vedova del giudice affermò piùvolte che Borsellino portava con se l’agenda rossa prima di andare dalla madre dove poi è stato ucciso,ma non fu mai trovata.
Dopo la scomparsa del giudice Falcone al giudice Borsellino rimasero 57 giorni di vita, e anche lui pensò a quanto fosse stata epocale la svolta della vita di Cosa Nostra dopo la morte di Salvo lima,esponente della democrazia cristiana accusato di essere colluso con la mafia,e in effetti lo era,era il loro referente politico se così si può definire,fu assassinato nelle strade di Palermo,probabilmente per non essere riuscito a far assolvere i boss di cosa nostra, dalla corte di cassazione.La storia dei collusi illustri con la mafia è molto lunga e intricata basti pensare al senatore a vita GIULIO ANDREOTTI,che comunque è stato scagionato dalla furbizia che lo caratterizza.Fu mafioso sin dal 1980,rapporti con MICHELE SINDONA,SALVO LIMA,STEFANO BONTATE E VITO CIANCIMINO,sindaco di palermo anch’esso colluso con la mafia,fecero si che si entasse in tribunale contro di lui.
Tanto per cominciare i rapporti amichevoli con il bancarottiere delle mafia Michele sindona,secondo la corte d’appello il senatore andreotti cercò di far si che gli interessi del sindona potessero essere portati al termine,aiutandolo a far diventare effettive le idee del mafioso assieme ad altri collusi della loggia massonica del p2,fece si anche quando era PRESIDENTE DEL CONSIGLIO,che il sindona non fosse catturato per bancarotta fraudolenta.anche i continui rapporti con i cugini salvo,durante una manifestazione pubblica e il regalo fatto alla figlia di uno dei salvo per il suo matrimonio.
I rapporti provati con SALVO LIMA e vito ciancimino,poi il 19agosto1985 l’onorevole andreotti incontra il boss manciaracina,uomo di fiducia di totò riiena.
Sono trascorsi 10 annni dopo le due stragi ma ancora nessuno sa dire chi azionò il telecomando a via d’amelio,quel triste giorno,ma probabilmente non sapremo neanche mai chi ha azionato il telecomando sull’autostrada di capaci,nonostante siano stati presi numerosi bracci materiali della mafia.Nonostante ciò tanti sono i politici collusi con associazioni mafiose,ancora oggi,nel2008!
C’è chi impara a sognare da bambino,ma si dice che i sogni siano il nutrimento dell’anima,ma di certo non riuscire a realizzare il sogno per il quale hai lavorato un’intera vita,è deprimente!!!
Così nacque il POOL ANTIMAFIA……
Fu il dottor antonino caponnetto a fondare quello che fu poi il pool antimafia!
Affermò che l’esperienza vissuta dal novembre 1983 al marzo1988,fu quella che gli segnò positivamente la sua lunga carriera!
Antonino caponnetto prese il posto del compianto ROCCO CHINNICI BARBARAMENTE UCCISO DALLA MAFIA NEL LUGIO DEL 1983,E DECISE IMMEDIATAMENTE DI fondare un gruppo di lavoro che si occupasse esclusivamente di processi mafiosi,quello che poi passò alla storia come: poolantimafia.
Il dottor caponnetto pensò bene di scegliere i migliori e il primo nome fu quello di giovanni falcone,seguito poi dal nome di Giuseppe di lello che era il pupillo di rocco chinnici, e infine sotto consiglio di falcone, paolo borsellino.
Ultimo elemento il giudice leonardo guarnotta,fu inserito per l’anzianità e per la professionalità da lui sempre dimostrata.
Fu nel 1983 che il pool prese vita con un provvedimento avallato con l’aiuto di giancarlo caselli e Ferdinando imposimato,che non erano altro che giudici mossi dalle stesse idee,il problema fondamentale era riuscire a sorpassare l’ostacolo più grande che ra quello della procedura penale che non prevedeva la formazione di gruppi di lavoro,perché la figura del giudice istruttore era monocratica.
Il dott caponnetto riuscì a creare un documento con il quale da un lato affidava a se stesso ogni procedimento e dall’altro lato per la complessità dell’argomento delegava quattro magistrati di sua fiducia a dargli una mano,cosicché burocraticamente il pool sarebbe stato riconosciuto. il provvedimento fu impugnato da coloro i quali era a difesa degli interessi dei mafiosi all’interno dello stato,ma nonostante ciò riuscì a resistere.
Le prime riunioni del pool si tenevano all’interno dell’ufficio del dott caponnetto,poi con il tempo per questioni di sicurezzA il pool prese sede nel bunker di falcone.
Fu utile ed efficace la nascita di questo tipo di lavoro,anche perché così si ci poteva meglio servire dei così detti pentiti di mafia.
Il pool si sciolse quando il codice di procedura penale subì delle fondamentali variazioni,quali l’eliminazione della figura del giudice istruttore,quando meli prese il posto del dott caponnetto,preferito inspiegabilmente a giovanni falcone,con una maggioranza improvvisata tenendo conto dell’anzianità del suddetto e non tenendo conto della forte professionalità e competenza dei casi di falcone,fu da quel momento in poi iche falcone cominciò a “morire”,perché cominciò a rimanere solo.
LA STRAGE DI CAPACI
sono le 17.48 quando all’aeroporto di punta raisi atterra un jet privato con a bordo,giovanni falcone e Francesca morbillo,la moglie.
È il 23maggio1992. sulla pista d’atterraggio ci sono tre auto che li attendono,è la sua fidatissima scorta che gli è stata assegnata dopo il mancato,fallito attentato alla villa sul mare,le macchine sono:una croma azzurra,una marrone e una bianca.alle 17.50 la scorta e il giudice sono sulla autostrada diretti verso palermo,sembra tutto tranquillo. ma così non sarà.avanti c’è la croma marrone,dietro quella bianca guidata dal giudice con accanto la moglie,anch’ essa magistrato,e infine la croma azzurra. Ore 17.59,non c’è più nulla. Solo fuoco e fiamme,lamenti,pianti,dolore e il nulla. Il 25maggio 1992 una folla imapazzita dal dolore accoglierà la bara del giudice tra gli applausi e tra le lacrime trattenute a stento.
la vedova schifani,uno degli uomini della scorta.
Chi contrastò giovanni falcone tra le istituzioni??? Fu il giudice borsellino a pronunciare una pesante denuncia agli uomini di stato che si erano opposti al suo collega,senonchè amico giovanni falcone.