Sintesi di un manifesto

di Carlo Trevisan

(1998)

- Un tempo il mio primo mezzo espressivo fu la fotografia, ma ben presto mi trovai prigioniero di una realtà che non sempre rispecchiava la dimensione del mio presente. C'era qualcosa che l'obbiettivo non riusciva a catturare e che invece il mio io percepiva e viveva. Il primo passo verso una espressione pittorica surreale della realtà fu immediato e quasi automatico. Oggetti, cose, situazioni singolarmente semplici e naturali trovano nei loro abbinamenti un nuovo ruolo, una nuova dimensione. Angeli nel quotidiano, donne sospese nell'aria, maschere nello spazio, volti femminili imprigionati in cornici volanti, statue che si ribellano alla staticità del reale, sono alcuni dei temi affrontati nei primi anni della mia pittura. Pittura che, ancora oggi, si fa onirica, fantastica traendo spunto dall'immaginario poetico che talvolta si vive ad animo e cuore aperto.

- Il tema dell'albero ricorre spesso nei miei quadri, come quello dei libri o quello del mare. È il mondo a cui appartengo, la dimensione in cui le mie emozioni e sensazioni trovano la loro dimensione appropriata. Ed è una dimensione che spesso si vuole sconfinare per arrivare al surreale del presente, a qualcosa che va oltre il visibile, il percepibile, il reale.

- Spesso l'accostamento di oggetti o la rappresentazione di questi in un contesto diverso dall'usuale crea l'immagine di un pensiero, di un tema che va oltre il reale. Non c'è nessuna spiegazione nella rappresentazione pittorica. C'è invece il mistero di un mondo che non si vuole ancorare a nessun motivo della realtà.

- Talvolta tra la tela e il colore c'è un vuoto, un vuoto che i miei pensieri e le mie emozioni vanno a colmare. Ma il vuoto è infinito...

- Esistono due modi di porsi davanti alla tela. Il primo è quello di avere già un'idea su cui lavorare, un soggetto preciso, un tema determinato da affrontare; la pittura è pertanto una lenta elaborazione di idee, sensazioni, pennellate, cromatismi, passaggi di colore, ripensamenti, e richiede tempi lunghi, fasi di elaborazione che si devono succedere l'una all'altra rispettando certi schemi di impostazione; e la pittura ad olio ben si confà a questo tipo di pittura. Il secondo modo si avvale invece di una elaborazione rapida: immediatezza delle sensazioni che si fanno pennellate, colori, forme... il pensiero resta quello del momento presente, che si libera in un'espressione pittorica e delle proprie emozioni e dei propri sentimenti. Le opere sono spesso realizzate con colori acrilici e altre materie povere come gesso, iuta, legni straccali, filo di ferro, tessuti. La rappresentazione è più immediata, veloce, attuale, tant'è che viene esplicata in un presente reale, che ora è passato, ora è di ... poco fa...

- Non ho mai realizzato una natura morta. Qualsiasi oggetto ha di per se una vita. Che questa sia animata o meno dipende dal nostro io. Ogni oggetto è di per sé un ente vivo. Il vostro animo, la nostra vita, le nostre esperienze, le nostre abitudini associano ad un semplice oggetto una sua vita.

- Appartenere al proprio tempo, la testimonianza del presente nell'opera pittorica mi lascia artefice del proprio tempo. Io sono ora. L'opera è ora. - la pittura è una poesia a colori nella cui tavolozza ci si appropria delle proprie emozioni.

- Quando si inizia una nuova tela davanti si apre una nuova finestra della vita: e prender il volo oltre questa è quasi sempre inevitabile.

- Dipingere in piedi. Non c'è riposo in me durante le pittura, c'è invece le frenesia di esplicare nell'immediato il volere interiore di un colore, di una forma, di un soggetto, di uno sfondo. La fisicità del lavoro pittorico s'appropria in quel determinato momento di tutto il mio essere, con uno sforzo mentale e fisico. Man mano che l'opera prende forma parte delle proprie energie si dissolvono tant'è che alla conclusione di ogni seduta rimango spesso in uno stato di stanchezza mentale e fisica. L'energia che si brucia in ogni opera fa parte dell'opera stessa, del suo fine.

- I soggetti, gli oggetti rappresentati in una tela vengono ad avere un legame, un collegamento, manifestano un'associazione di idee, di sensazioni, di legami, di simbiosi. Può talvolta crearsi un contrasto, ma anche questo fa parte di un reciproco legame-antilegame fra oggetti reali e irreali, tra spirito e materia.

- L'emozione comunicativa che lo spettatore ha dinanzi ad un'opera è tale da renderlo partecipe di una dimensione nuova del suo animo. Lo stimolo nasce dall'occhio, poi il pensiero, la memoria, il collegamento a personali emozioni positive o negative finché ritrova nel proprio personale-cosmo una sua dimensione soggettiva. Non esiste pertanto bello o brutto. Esiste altresì positivo o negativo del proprio animo, del proprio presente-passato. Lo stimolo di un'opera è ora per il passato: il passato individuale di ciascun uomo è alla base di un presente fatto di emozioni e stimoli.

- Ho quasi sempre dipinto la sera e la notte, sotto una luce artificiale. Una luce che spesso nascondeva una verità, un cromatismo, un'associazione di colori, di sfumature, di pennellate. Solo al mattino riscoprivo la mia opera. Talvolta mi ritrovavo di fronte a qualcosa di nuovo. L'io della notte precedente era già mutato. L'opera conservava qualcosa di per sé unico e irripetibile, ma quella era la strada. Forse alla luce del sole mi sarei spaventato delle mie capacità espressive ed emozionali, dei propri limiti. C'è infatti uno stadio emotivo in noi che spesso si ha paura di oltrepassare. L'oscurità della notte intorno dava ad ogni pennellata la sicurezza dell'inconscio, la protezione delle proprie idee, pensieri, sensazioni, stimoli.

- Tendo sempre ad una perfezione formale nelle mia pittura, non sempre raggiungendola. Libero così prigioniere sensazioni di perfezione. Lo stimolo è quello giusto, come il suo fine. Il risultato spesso si lascia trasportare da quel benessere mentale ed emotivo che si viene a liberare nell'esplicazione dell'opera. Il fine talvolta non è il quadro di per sé nel suo risultato, ma la sua realizzazione.

- E' estremamente difficile rappresentare il realismo delle cose. Ancora più difficile è rappresentare il non-realismo della vita. - nelle mie opere non esiste perfezione. La perfezione è il fine a cui tende l'animo. E senza questa mancanza l'animo sarebbe già morto. - il tema conduttore dell'intera mia opera può essere riassunto in un ulissismo dell'animo, il desiderio di viaggiare, di arrivare su oniriche terre, il peregrinare verso mete lontane del nostro inconscio, su cui approdare per vivere l'esperienza della vita dell'animo. Affido spesso alle mie opere il testimone di un nuovo viaggio per sconfinare ogni volta oltre i limiti della vita quotidiana, viaggiando tra alberi, libri, nuvole, marine deserte e silenziose. (1998)