L' echidna

echidnaQuest’ordine comprende animali particolari che racchiudono alcune caratteristiche proprie dei Mammiferi altre dei Rettili. Si parla pertanto di una forma antica di Mammifero (forse l’anello di congiunzione tra i Mammiferi ed i Rettili). Alcune caratteristiche come una parte dello sviluppo dell’embrione all’interno dell’uovo e la presenza di una cloaca (la porzione terminale dell’intestino), nella quale confluiscono sia l’apparato riproduttore che quello escretore. La cloaca la incontriamo anche negli Anfibi, nei Rettili e negli Uccelli. In realtà molte altre
caratteristiche come la pelliccia, le ghiandole mammarie, un singolo osso della mascella inferiore e tre piccoli ossicini dell’orecchio ci fanno capire che si tratta di veri e propri Mammiferi. Altra caratteristica fondamentale riguarda la temperatura: tutti i Mammiferi infatti hanno una propria temperatura interna non dipendente dalla temperatura dell’ambiente circostante. La temperatura corporea dei Monotremi, anche se variabile nell’echidna, è comunque sempre superiore a quella esterna.
L’echidna può essere facilmente riconosciuta per la presenza di aculei posti tra la pelliccia, che varia dal nero al marrone. Gli evidenti aculei nello zaglosso di Brujin sono più corti e meno numerosi che nell’echidna dal becco corto.
In entrambe le specie spicca il muso particolarmente allungato, cilindrico e privo di peli e di aculei, con all’estremità le narici. Nello zaglosso di Brujin, il muso oltre ad essere molto allungato è anche rivolto verso il basso. L’apertura boccale permette appena la fuoriuscita della lingua cilindrica. Gli aculei nascondono la coda e le orecchie piuttosto larghe e poste verticalmente dietro gli occhi.
Il maschio, più grande della femmina, può essere anche riconosciuto anche per la presenza di uno sperone sulla zampa posteriore.
L’echidna istrice è più piccola della cugina di Brujin: infatti, la prima ha una lunghezza di 30-45 cm ed un peso di 2,5-8 kg, mentre la seconda è lunga 45-90 cm e pesa 5-10 kg.

L’echidna è un animale piuttosto solitario, la cui attività è molto condizionata dalla temperatura.
Generalmente è attivo all’alba e al tramonto, ma, nei periodi più caldi, preferisce cacciare di notte; se la pioggia persiste per lunghi periodi, l’echidna cerca rifugio in attesa di un miglioramento. Al sopraggiungere della stagione più fredda, l’echidna entra in uno stato prolungato di inattività.
E’ un carnivoro terrestre e si nutre di formiche e di termiti e, lo zaglosso di Brujin, anche di altri insetti non coloniali e di vermi. A questi animali non servono, quindi, dei denti per strappare e per tagliare il cibo, bensì delle strutture che consentano di macinare gli insetti. Per catturare i vermi, l’echidna presenta una lingua armata di piccole spine che intrappolano gli invertebrati. L’olfatto per cercare le prede è molto utilizzato e, quando queste sono individuate, l’echidna estroflette la lunga e flessibile lingua. Questa è lubrificata da sostanze vischiose alle quali formiche e termiti aderiscono. L’echidna possiede dei piccoli occhi sporgenti, probabilmente per la vita che conduce una buona vista non è necessaria. Diversamente l’udito sembra essere buono e, se disturbati anche a distanza, cercano la fuga o un nascondiglio o si appallottolano.
L’echidna possiede, inoltre, delle ghiandole velenifere non funzionanti.
Quando questo Monotremo è disturbato o spaventato innalza i propri aculei per difendersi, assumendo una forma tondeggiante. Gli aculei possono essere drizzati grazie ad un leggero strato di muscoli posto nella pelle. Per assicurarsi maggior protezione, se il suolo lo consente, può scavare velocemente una buca e nascondersi completamente.
Non sono molte le conoscenza sull’echidna sia per quanto riguarda la gestazione (14 giorni per l’echidna istrice e sconosciuta per lo zaglosso di Brujin) e la longevità in natura (in cattività l’echidna istrice supera i 50 anni, mentre quella lo zaglosso raggiunge i 30 anni).
L’echidna non costruisce una tana stabile, realizzata di solito nelle cavità degli alberi, tra i cespugli o sotto i rami. Il nido fisso è costruito dalla femmina solo quando sta incubando l’uovo o quando sta alimentando la prole.
Durante il periodo riproduttivo, tra luglio ed agosto, le femmine emettono degli odori particolari per attirare l’attenzione dei maschi. In questo periodo l’echidna abbandona il proprio stato di animale solitario e più maschi si lanciano all’inseguimento di una singola femmina.
Poiché la femmina non possiede mammelle, si forma nel periodo della riproduzione una sorta di sacca addominale, detto marsupio, che ospiterà il piccolo nei primi mesi di crescita.
Sicuramente la particolarità principale è che gli Tachiglossidi non fanno nascere dei piccoli vivi, bensì depongono delle uova. Di solito si tratta di due uova grandi come un uovo di gallina, di color giallo, e con il guscio tenero, simile a quello delle tartarughe. Queste uova si sviluppano e crescono nell’utero materno e, quando iniziano a muoversi, sono espulse e terminano nel marsupio. La femmina si piega in modo molto accorto in modo tale da far scivolare le uova direttamente nel marsupio. I piccoli si liberano del guscio grazie ad un unico dente aguzzo cresciuto proprio a tale scopo (come accade per tra i Rettili) e che successivamente scompare.
Alla nascita il piccolo echidna misura appena 15 mm, è completamente nudo e presenta il muso allungato rivolto all’insù. Per alcuni mesi il piccolo rimane nella sacca materna leccando il latte che viene disperso tra i peli…quindi questi Mammiferi non succhiano il latte, e nemmeno viene loro iniettato in bocca, semplicemente lo leccano sui peli su cui scorre. Con la crescita anche gli aculei iniziano a formarsi e così la madre infastidita, lascia il piccolo in una buca nel terreno e per alcune settimane lo continua ad allattare e ad accudire. Divenuti indipendenti i giovani seguono la madre per qualche settimana.

CURIOSITA’:
L’echidna istrice modifica la sua strategia alimentare tra agosto e settembre. Infatti, in questi mesi fa razzia nei nidi di una particolare specie di formica (Iridomyrmex detectus), cibandosi delle femmine particolarmente grosse. Il Monotremo rischia molto perché questi insetti possiedono un pungiglione molto doloroso. Nei rimanenti mesi dell’anno, quando probabilmente le femmine di queste formiche non sono particolarmente appetitose, i nidi sono attentamente evitati.

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