Il lavoro del rasegot spiegato da
Giovanna Donati
Quello del "rasegot" č un lavoro
duro, svolto all'aperto, d'estate e d'inverno, sotto un tetto che se ripara
dalle intemperie, accentua le correnti d'aria che portano raffreddori e
bronchiti. Sguardo attento e gambe svelte se vuoi salvaguardare le dita e i
piedi dagli schiacciamenti, facendo rotolare con pazienza i tronchi della
catasta, su un provvisorio piano inclinato, usando "il sapė".
Lavora ogni tronco, lo scorza con l'accetta, toglie le incrostature di
ghiaia e terriccio, lo spinge su un carrello che scorre su rotaia fino a
pochi centimetri dal carro. Toglie con lo scalpello la resina degli abeti e
la trementina dei larici che s'appiccicano alle lame del segone e lo
incrostano frenando cosė il movimento.
Lima ciascun dente perché sia giustamente calibrato, scrosta il ghiaccio
dalla ruota, ripulisce la canalizzazione dell' acqua, lubrifica gli organi
trasmissione del movimento, ammucchia la segatura che penetra dal soffitto
nel locale interrato.
Il legname, che giunge alla segheria, viene abbattuto dal "boreler"
a forza di braccia mediante la "sigur" scure a taglio dritto,
lunga e stretta. I tronchi tagliati sono poi caricati dai "careter"
su grosse slitte o inchiodati alla "palacarola", tipico oggetto
per il traino delle "bore". I tronchi dei privati sono segnati
con la "noda", il marchio di casa ereditario, caratteristica
inseparabile di un gruppo famigliare, analoga al cognome.
Dall'intervista al "rasegot"
Donati Vittorio di Giovanna Donati 1999.
Come era una tua giornata?
Mi alzavo verso le sette, a volte anche prima, in base al
lavoro che dovevo sbrigare. Mangiavo a mezzogiorno e all'una tornavo alla
segheria. .
Le vacanze erano poche: quattro o cinque giorni a Ferragosto e alcuni
periodi d'inverno quando l'acqua gelava e il freddo era cosė pungente che
ti penetrava nelle ossa e non c'erano guanti o maglioni che ti potessero
riparare.
Chi erano i tuoi clienti?
I miei primi clienti erano tutti contadini. Da Pezzo fino a Vione mi
portavano i tronchi poiché ero l'unico segantino della zona, quindi il
lavoro era molto. Un giorno veniva uno, il giorno seguente l'altro e dopo
avere contrattato un po' sul prezzo che di solito era 5 "ghei"
(lire) al taglio, estraevano i soldi dal loro borsellino e mi pagavano
sempre prima di andare via. Alcuni avevano solo un carrettino e stavano qui
ad aspettare; andavano all'osteria a bere "un calice" e dopo due
o tre ore tornavano a casa con le loro assi; non c'era bisogno di fare
"bollette" ( bolle di accompagnamento).
Verso gli anni '60 hanno cominciato a venire
gli impresari e si lavorava di pių e pių a lungo, fino a fine stagione.
Con l'impresario i ritmi del lavoro e il tipo di rapporto cambiarono
completamente: il contadino era pių calmo, arrivava con il suo carrettino,
stava qui, andava all'osteria e allora non ti preoccupavi invece
l'impresario era pių esigente, controllava spesso il lavoro e imponeva
scadenze.
I tuoi figli svolgono il tuo stesso lavoro?
No: la segheria č stata chiusa nel 1995. Attualmente č stata trasformata
in un bar.